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lunedì 28 gennaio 2019

ENKI: SCESO SULLA TERRA PER PROCURARSI L'ORO

Le moderne scoperte scientifiche presentate dettagliatamente in L'altra Genesi e La bibbia degli dei mi hanno portato alla conclusione che grande Diluvio sia stato un enorme ondata di marea causata dallo slittamento della coltre di ghiaccio al largo dell'Antartide. Ho ipotizzato che l' eliminazione di quella “ ghiacciaia” abbia provocato la fine improvvisa dell'ultima era glaciale circa 13.000 anni fa.
(Il continente dell'Antartide fu scoperto solo nel 1820 d.C., pur essendo già indicato Sulla mappa del 1513 d.C. dell'ammiraglio turco Piri Re’is. Come descritto in La bibbia degli dei, lo slittamento spiega come l'enigma di altre mapas mundi anteriori alla scoperta del continente, come la mappa di Orontius Finaeus [figura 43] che mostra l’Antartide [riquadro a destra] come se fosse vista dall'alto e privo di ghiacciai [riquadro a sinistra]. I contorni del continente antartico sotto la coltre di ghiaccio furono determinati per mezzo di radar e di altri strumenti moderni solo nel 1958).

La fine improvvisa dell'ultima era glaciale è stata oggetto di numerosi studiosi, fra cui un'indagine approfondita nel corso dell'Anno Geofisico Internazionale nel 1958. Gli studi confermarono sia la repentinità che la collocazione nel tempo (circa 13.000 anni fa) della fine della fine dell'era glaciale in Antartide, ma il motivo del fenomeno rimase un enigma. Ulteriori studi recenti hanno avvalorato quelle conclusioni: uno studio delle temperature antiche (Nature del 26 febbraio 2009) ho stabilito che, mentre il riscaldamento al termine dell'ultima era glaciale era stato relativamente graduale in Groenlandia (nord Atlantico), era stato “rapido e improvviso" in Antartide (sud Atlantico) cerca 13.000 anni fa. 

Un altro studio sugli antichi livelli del mare (pubblicato su Science del 6 febbraio 2009) confermava che la coltre di ghiaccio dell'Antartide era sprofondata improvvisamente, e giungeva alla conclusione che, a causa della topografia del continente e dei fondi marini circostanti, l'onda di marea era stata almeno tre volte più alta di quanto calcolato fino ad allora e aveva raggiunto il suo massimo impatto a una distanza di circa 2000 miglia. L'articolo era accompagnato da un grafico che mostrava come l'aria di massimo impatto dell'onda di marea si estendesse dal Golfo Persico al Mar Mediterraneo e in direzione nord-est: le terre della Bibbia, fino al Monte Ararat.
Una datazione del Diluvio a circa 13.000 anni fa, intorno alle 10.950 a.C., coincide anche con le dichiarazioni presenti nei testi cuneiformi in base alle quali il Diluvio si verificò nell'età del Leone: quella la zodiacale e benfatto inizio intorno al 11.000 a.C.
Fu allora che gli astronauti provenienti da un altro pianeta, a cui i Sumeri davano il nome di Anunnaki, arrivarono sulla Terra. Erano gli Anakim biblici, i Nefilim del capitolo 6 della Genesi.

I vari elenchi di sovrani antidiluviani sono tutti concordi nell'affermare che Eridu fu la prima città sulla Terra. Il significato letterale del nome E.ri.du è “casa costruita lontano”, si tratta di una parola che ha messo radici in molte lingue in tutte le epoche andando indicare la terra stessa: Earth in inglese, Erde in tedesco (da Erd in antico alto tedesco), Jordh in islandese, Jord in danese, Airtha in gotico, Erthe in medio inglese. La Terra veniva chiamata Ereds in aramaico, Ertz in curdo e viene tuttora chiamata Eretz in ebraico.

È molto importante ricordare che le varie liste di regni nelle prime città degli dei sono elenchi dei “governatori” che si sono succeduti alla loro guida, e non i nomi degli dei ai quali quelle città erano state assegnate come “centri di culto”. Tutte le liste sono concordi nel dire che Alulim e Alalgar furono i primi sovrani nella prima città, Eridu. Ma, come chiaramente affermato nella tavoletta CBS 10673, Eridu era stata segnata per sempre a Nudimmud, un epiteto di Ea/Enki che significa Colui che forma/crea”, e rimase in eterno il suo “Centro di culto”, indipendentemente da chi fosse amministratore della città (il “re”). Analogamente, anche Sippur rimase per sempre “il centro di culto” del dio Utu, meglio conosciuto col suo nome accadico Shamash; Shuruppak rimase sempre legata a Ninharsag, definita Sud (“ufficiale medico”); e così via.

Vari testi collegano la fondazione di Eridu all'arrivo degli Anunnaki Sulla Terra, quando “la sovranità” venne condotta giù dal Cielo.


Il primo gruppo di Anunnaki che discese sulla Terra fece proprio come i primi astronauti della NASA che, prima che venissero sviluppate le attrezzature per l'atterraggio, ammaravano nell'oceano nei loro moduli di comando. Gli Anunnaki ammararono nel  “Mare Inferiore” (il Golfo Persico) e, con indosso tute da subacqueo che li facevano assomigliare a “uomini pesce”, (vedi figura 23), raggiunsero la terraferma per fondare una “casa lontano da casa”, Eridu, ai margini delle terre paludose, un delta formato dei fiumi gemelli Tigri ed Eufrate mentre sfociavano nel Golfo.

Quel primo gruppo era costituito da 50 individui. Il loro capo, tutti testi concordano, era E.A. “colui che proviene dalle acque”, il prototipo dell’Acquario. “Oannes” era arrivato sulla Terra.

Parecchi testi Sumeri trattano e descrivono quel primo arrivo. Uno, intitolato dagli studiosi Il mito di Enki e della Terra, Enki e l'ordine mondiale o Enki e l'ordine della Terra, contiene un bere proprio resoconto autobiografico di Ea/enki. Il lungo testo (ripristinato basandosi su tavolette e frammenti sparsi fra due musei) include le seguenti affermazioni in prima persona:



Io sono il capo degli Anunnaki.
Generato da seme fecondo, 
figlio primogenito del divino Anu, 
il “Grande Fratello” di tutti gli dei.
Quando mi avvicinai dal cielo, 
piogge abbondanti si riversarono dall’alto.
Quando mi avvicinai alla Terra, c'era alta marea.
Quando mi accostai sui suoi prati, 
monticelli e collinette furono accumulati dietro mio ordine.

Uno dei primi compiti fu quello di costruire un posto di comando, un quartiere generale. Lo si costruì ai margini di canneti:

Costruii la mia dimora in un luogo puro, 
le diedi un buon nome 
per preannunciarne la buona fortuna.
La sua ombra si allunga sulla Palude dei Serpenti, 
il suo/la sua […] ha una “barba” (?) che raggiunge il/ la […]

  Alcuni dei più antichi sigilli cilindrici che illustravano gli inizi della Sumeria raffiguravano capanne di canne del tipo che gli Anunnaki avrebbero potuto erigere servendosi delle canne che potevano trovare facilmente ai margini delle paludi. Tutti i sigilli rappresentano congegni inesplicabili simili ad antenne che sporgono dai tetti di quelle capanne di canne (figura 44).

Il suo avamposto doveva essere costruito su una collinetta artificiale, a un livello superiore rispetto a quello del fiume e delle acque paludose, ed Enki affidò il compito ad uno dei suoi l'uomo tenenti di nome Enkimdu:

Dopo aver messo gli occhi su quel posto, 
Enki lo sollevò sopra all’Eufrate…
Enkimdu, quello delle dighe e dei fossati, 
fu incaricato da Enki devo occuparsi di dighe e fossati.

Poi Enki, continua il testo, radunò i suoi luogotenenti nel suo posto di comando. Fra questi c’erano “I portatori di armi […]”, i “capo Piloti”, i “capi dei rifornimenti”, la “signora della macinatura e della molitura” e “il/la […] che purifica l’acqua". Oltre a un riparo, occorreva trovare del cibo, e le paludi offrivano un'ampia varietà di prodotti freschi: «Le carpe fanno ondeggiare le loro code fra le canne, gli uccelli cinguettano per me dai loro…», scriveva Enki. Parti successive del testo, scritto in terza persona, riferiscono gli ordini di Enki ai suoi luogotenenti:

Nella palude 
delimitò un posto di carpe e pesci.
A Enbilulu, ispettore dei canali, 
affidò le paludi.
Delimitò un canneto, 
e in esso mise canne […] e canne verdi, 
e stabilì il canneto.
Diede un ordine a […], 
colui che mette le reti affinché nessun pesce scappi, 
alla cui trappola nessun […] sfugge, 
al cui laccio nessun uccello sfugge, 
a […], figlio di un Dio che ama i pesci, 
Enki affidò i pesci e uccelli.

L'ubicazione di quelle attività indicata da numerosi riferimenti ai due fiumi Tigri e Eufrate, nel punto in cui i loro corsi si avvicinavano abbastanza perché Enki li facesse incontrare, di modo che le loro «acque pure si unissero». 

Molte altre parti del testo descrivono attività legate all'acqua svolte successivamente all'arrivo. Allo stesso Enki si attribuiscono impianti idrici relativi ai due fiumi, mentre altri luogotenenti vengono citati per incarichi legati all’acqua: «Egli riempi il Tigri con acqua spumeggiante … Per far si che il Tigri Eufrate si unissero. Enki, signore delle acque profonde, incaricò Enbilulu, l'ispettore dei canali, di occuparsene». Ma, a causa delle interruzioni delle tavolette o dell’uso di una terminologia non decrifrata, la natura di alcune operazioni collegate all’acqua resta incerta. Fra queste operazioni vi è un incarico relativo alle acque marine affidato a un luogotenente femmina il cui epiteto Non.Sirara (= “Signora del metallo lucente”) fa ipotizzare compiti in relazione a metalli preziosi.


 Altri inaspettati riferimenti ai metalli, e specificamente all’oro, vengono fatti anche in una parte che descrive l'ispezione di quel meraviglioso territorio acquitrinoso effettuata da Enki dopo il suo arrivo. Enki fece un giro dei dintorni su una barca a remi il cui comandante teneva in mano una «bacchetta per (rilevare? misurare? l’oro»; il suo epiteto, Nim.gir.sig, significava “Determinatore capo di luminosità”. Illustrazioni su antichi sigilli cilindrici (figura 45) mostrano Enki su una barca di canne mentre naviga fra i canneti, con un dio luogotenente che tiene in mano uno strumento simile a una bacchetta. La barca è dotata alle due estremità di pali ai quali sono attaccati dei congegni circolari, simili a quelli situati in cima alle capanne di canne. 

Qual è il significato di tutte queste ghiotte informazioni?

A questo punto è opportuno porre una domanda fondamentale riguardo alla venuta degli Anunnaki sulla Terra: è stata accidentale? Stavano viaggiando su un'astronave e, a causa di un contrattempo, hanno cercato un terreno solido su cui effettuare un atterraggio di emergenza, trovando così quel puntino chiamato “Terra”? Erano forse esploratori che vagano nello spazio per diletto o per ricerca quelli che videro (come descrivere Enki) uno auguri così a qua e verdeggiante e si fermarono per dargli un’occhiata?

Insieme circostanze la visita al nostro pianeta sarebbe stata un evento una tantum, ma all'antica prova schiacciante indica che la “visita” ebbe una durata incredibilmente lunga, che lasciò insediamenti permanenti, che gli Anunnaki continuarono ad andare e a venire, e che perfino quando una calamità (il Diluvio) distrusse tutto, essi rimasero e ricominciarono da capo. Questo è un modello di colonizzazione programmata, Con uno scopo ben preciso.

Ho avanzato l' ipotesi che Enki e il suo equipaggio di 50 unità siano venuti sulla Terra allo scopo di procurarsi l’oro.


Quello scopo emerge, e le ghiotte informazioni cominciano ad avere senso se vengono viste come puntini da unire per vedere che cosa viene dopo. Il progetto prevedeva l'estrazione di oro dalle acque del Golfo Persico, Ma poiché non funzionò fu necessario passare agli scavi in profondità. In quella seconda fase delle attività degli Anunnaki sulla Terra arrivarono altri dei, guidati da En.lil (= “signore del comando”), per il quale fu fondata nuova città divina, Nippur, il cui nucleo era costituito da un centro di comando e comunicazioni, dove le “Tavole dei destini” preposti al controllo orbitale ruotavano e ronzano nelle Dur.an.ki, il “legame Cielo-Terra”, il sancta sanctorum. Mentre Enlil si prese carico dell’E.din con i suoi insediamenti, ciascuno con funzioni distinte, i compiti di Enki si trasferirono in un nuovo sito chiamato Ab.zu, termine comunemente tradotto con “profondità delle acque”, ma il cui significato letterale è “luogo del metallo splendente”.

Nel mio libro Il pianeta degli dei avevo ipotizzato che il significato di questa combinazione di due sillabe, Che in sumerico può essere letta al contrario, Zu.ab, senza modificare la sua connotazione, sia stato conservato in ebraico come Za.ab = oro. Ab.zu/Zu.ab si riferiva quindi al luogo dalle cui profondità si ricavava il metallo splendente, l’oro. La connotazione di “profondità” indicava che l’oro veniva estratto mediante lavori di scavo. Secondo tutti i testi Sumeri relativi all’argomento, l’Abu era situato in una regione lontana chiamata A.ra.Li (= “Luogo dei filoni splendenti”), nel “Mondo Inferiore”, un termine geografico per l'Africa meridionale usato in vari testi, compresi alcuni che trattavano del Diluvio. Ho scritto che Arali era nell'Africa sud-orientale, ancora oggi una zona di miniere d’oro.

I cambiamenti che hanno accompagnato le attività della seconda fase degli Anunnaki hanno comportato ben più che il passaggio dal tentativo di estrarre facilmente loro dalle acque del mare alla necessità di ottenerlo scavando faticosamente miniera: c'è stato anche un cambiamento nella strategia globale, un cambio dei comandanti e l'involontario trasferimento della rivalità personale e degli scontri fra i clan del pianeta di origine Nibiru alla Terra. Vari testi, fra i quali l’Epopea di Atrahasis, narrano dettagliatamente gli eventi che ne sono derivati e che, come vedremo, sono stati i presupposti per la creazione dell'uomo, la spiegazione delle circostanze del diluvio è la chiave per svelare di enigmi dei semidei.

L'arrivo, come descritto nel testo autobiografico di Enki, non è stato l'inizio di una catena di avvenimenti di grande importanza. Per individuare il vero inizio dobbiamo partire da racconto della Creazione stessa, come hanno fatto i popoli della Mesopotamia a ogni anno nuovo. Abbiamo letto, riletto e capito l’Enuma elish mesopotamico e il racconto biblico della Genesi: le informazioni precise che forniscono non solo spiegano molti fenomeni presenti nel nostro sistema solare e anche oltre, ma fanno luce sulle origini della vita, su chi siamo e su come siamo arrivati qui, sul pianeta Terra.


Dimora d’oro e di acque fluenti

Secondo un testo sumero, l’Abzu era nell’Ut.tu, “nell’ovest”, a ovest della Sumeria (come lo è l’Africa sudorientale), raggiungibile mediante imbarcazioni che attraversano “il mare lontano”. Dell’Arali, la sua zona mineraria, un testo diceva che era «a 120 beru d’acqua dal molo dell’Eufrate», una distanza che richiedeva un viaggio di 120 “ore doppie”, 10 giorni di viaggio per mare. L'oro estratto veniva trasportato all’Edin sono navi cargo chiamate Magur Urnu Abzu (= “nave per i metalli del Mondo Inferiore”) per essere fuso, raffinate trasformati lingotti trasportabili di nome Zag (= “prezioso purificato”).

Un inno sumero in lode dell’Abzu descrive il luogo in cui Enki aveva stabilito il suo nuovo quartier generale come una zona con rapide o grandi cascate:

A te, Abzu, Terra pura 
dove grandi acque fruiscono rapidamente, 
alla “Dimora delle acque fluenti” 
il dio Enki si recò.
La “Dimora delle acque fluenti” 
fu fondata da Enki fra le acque pure.
In mezzo all’Abzu 
egli fondò un grande santuario.


Secondo i sillabari sumero-accadici “Abzu = Nikbu”, una miniera profonde piena di gallerie. Il pittogramma originario per Abzu (da cui si è evoluto il suo segno cuneiforme) rappresentava un pozzo minerario, le cui varianti servivano per l’oro e altri minerali, pietre preziose incluse:


Quando l'estrazione dell’oro dall’Abu ebbe raggiunto in pieno ritmo, il testo autobiografico di Enki celebrò la regione come Meluhha, «Terra nera dai grandi alberi… le cui imbarcazioni cariche trasportano oro e argento». In seguito le iscrizioni assieme a identificarono Meluhha in Kush, « Terra della gente con la pelle scura» (= Etiopia/Nubia). Le componenti sillabica del termine sumero trasmettere il significato “acque piene di pesci”, il che spiega forse le raffigurazioni sui sigilli cilindrici di acque piene di pesci che fruiscono da Enki, affiancato da operai che reggono i tipici lingotti d’oro.


Z.SITCHIN

mercoledì 23 gennaio 2019

QUANDO LA SOVRANITA' VENNE CONDOTTA GIU' DAL CIELO: 5 CITTA', 10 RE.

Le città, centri urbani popolati, sono una caratteristica delle civiltà avanzate. La tavoletta sumerica che riporta il racconto delle prime cinque città sulla Terra è pertanto il documento dell'inizio di una civiltà progredita sul nostro pianeta.
Le città implicano una specializzazione tra agricoltura e industria, sono dotate di edifici, strade e piazze del mercato, sviluppano il commercio e gli scambi, comporta nel trasporto e le comunicazioni, richiedono la conservazione dei documenti, e quindi l'uso della lettura, scrittura e aritmetica. Hanno anche bisogno di una società organizzata e di leggi, possiedono una gerarchia amministrativa, nominano o consacrano un governatore (in Sumeria e poi praticamente dappertutto era un Lu.gal, letteralmente “Grande uomo”, reso con “re” nella traduzione). I Sumeri indicavano questi elementi di conoscenza avanzata e il grado complessivo di civilizzazione con il termine Nam.luagl,la, che di solito viene tradotta con “sovranità”. I Sumeri affermavano che la sovranità era stata portata sulla Terra dai Cieli.

Essendo considerata un'istituzione divina, la monarchia richiedeva che per essere legittimato il re dovesse essere scelto (o in effetti consacrato) dagli dei. Di conseguenza, in tutto il mondo antico la successione dei veniva meticolosamente registrata negli elenchi regali. In Egitto, come abbiamo visto, erano organizzati in dinastie; a Babilonia e in Assiria, a Elam, a Hatti, in Persia e oltre (e nei due Libri dei Re della Bibbia) gli elenchi regali davano i nomi dei sovrani che si erano succeduti, indicando la durata del loro regno e fornendo occasionalmente una breve nota biografica. In Sumeria, Dove c'erano numerose città-stato governate da re, l'elenco principale era gestito dalla città reale che fungeva da capitale centrale o “Nazionale” in un certo periodo, una funzione che veniva svolta a rotazione da unicità importante. E l'elenco regale sumero più famoso e meglio conservato comincia con la dichiarazione «Quando la sovranità venne condotta giù dal Cielo», una frase che coincide con i versetti iniziali del racconto delle città antidiluviane degli dei, che abbiamo citato poc’anzi: «Dopo che [lo scettro] della sovranità fu condotto giù dal Cielo, dopo che la nobile corona e il trono regale furono portati giù dal Cielo». 

Dovrebbe essere chiaro che quelle affermazioni non intendevano semplicemente attribuire alla monarchia uno status divino: un dogma fondamentale della storia e degli insegnamenti sumeri sosteneva che la sovranità fosse stata letteralmente, e non in senso figurato, portata sulla Terra dai cieli, che sulla Terra la presenza civilizzata degli Anunnaki (=“Coloro che dal Cielo scesero sulla Terra”) avessi avuto inizio in cinque insediamenti, come diceva la tavoletta CBS 10673. Nonostante la tavoletta non riporti il nome del dio che assegnò le città, si può affermare con certezza che si sia trattato di Enlil, che seguì Enki nella venuto sulla Terra, dettaglio confermato dalla frase: «La prima di quelle città, Eridu, fu data al comandante Nudimmud (= Ea/Enki)». Inoltre, gli altri dei e quali fu data una città, Nugig (= il dio Luna Nannar/Sin), Pabilsag (= Ninurta), Utu (= Shamash) e Sud (= “l'ufficiale medico” Ninmah), non erano semplicemente membri di grado elevato del Pantheon sumerico, ma avevano un legame di parentela con Enlil. Fu dopo l'arrivo di quest'ultimo che l'avamposto originario di Enki (Eridu) venne espanso fino a formare cinque (e poi otto) degli propri insediamenti.

La relazione fra quelle prime cinque città degli dei e l'atto di aver portato la vita sulla Terra È riaffermata in parecchi altri documenti su medici che trattano di eventi antidiluviani. Due documenti fondamentali possono essere visti da chiunque visiti l’Asmolean Museum of Art and Archaeolgy the Oxford, Inghilterra, un museo che risale al 1683, anno in cui Elias Asamole donò 12 carri the pezzi Di antiquariato da collezione che la storia ufficiale del museo descrivi come «un'arca di Noè di rarità». La collezione originaria si diversificò e vi si accrebbe nel corso dei secoli fino a diventare un'istituzione ufficiale della Università di Oxford. La gente non fa la coda per entrare in questo museo che non ha una Gioconda con cui attrarre le folle o i registri cinematografici, ma fra gli oggetti che ospita ci sono due reperti archeologici di valore inestimabile e di estrema importanza per la storia del genere umano e del nostro pianeta, ed entrambi documentano il Diluvio, noto anche come “il Diluvio di Noe’”. Con ogni probabilità quei due oggetti, o le loro copie, sono serviti da fonte per gli scritti di Beroso.

 Catalogati come WB-62 e WB-444 da Stephen Langdon in Oxford Editions of Cuneiform Texts (1923), I due manufatti Sumeri di argilla appartengono alla collezione privata donata al museo nel 1932 da Herbert Weld-Blundell, giornalista, esploratore e archeologo inglese. WB-444 è il più noto dei due perché, mentre WB-62 ha l'aspetto della “solita” tavoletta di argilla, l'altro è un raro prisma di argilla quattro facce, di straordinaria bellezza (figura 42). Noto come Lista dei re Sumeri, racconta per file per segno come la capitale sumera fosse dapprima nella città di Kish, per poi passare a Uruk e a Ur, essere portata ad Awan, ritornare a Kish, essere trasferita a Hamazi, per poi fare ritorno a Uruk e a Ur, e cosi via, ed essere infine trasferita nella città di nome Isin. (L’ultima registrazione fa risalire il documento a un richiamato Utu-Hegal che regnò a Uruk nel 2120 a.C. circa, più di 4100 anni fa).

Ma quei re, dichiarava il testo sul prisma,  cominciarono a regnare solo dopo il Diluvio, «quando la sovranità venne [nuovamente] condotta giù dal Cielo». La parte iniziale del prisma elenca i re in cinque città divine antidiluviane, attribuendo a ogni sovrano un regno la cui durata è sconcertante per gli studiosi. Ecco che cosa dice:

Nam.lugal an.ta e.de.a.ba
[quando] la sovranità venne portata giù dal Cielo,
Erida.ki nam.lugal,la
Essa fu a Eridu.
Erida.ki A.lu.lim Lugal
[A] Eridu era Alulim,
Mu 28,000 i.a
[egli] regno 28.000 anni.
A.lal.gar mu 36,000 i.a
Alalgar regno 36.000 anni;
2 Lagal
2 re
Mu.bi 64,800 ib.a
Vi regnarono per 64.000 anni.

E proseguendo con la sola traduzione:

Abbandonata Eridu, 
la sovranità fu portata a Bad-Tibira.
A Bad-Tibira Enme.enlu.anna regnò 43.200 anni;
Enme.engal.anna regnò 28.800 anni;
Dumuzi, un pastore, regnò 36.000 anni;
3 re regnarono per 108.000 anni.
Abbandonata Bad-Tibira, 
la sovranità supportata a Larak.
A Larak En.sipazi.anna regnò 28.000 anni;
1 re vi regnò per 28.800 anni.
Abbandonata Larak, 
la sovranità fu portata a Sippar.
A Sippar Enme.endur.anna divenne re 
e regnò per 21.000 anni.
1 re vi regnò per 21.000 anni.
Abbandonata Sippar, 
la sovranità fu portata a Shuruppak.
A Shuruppak Ubar-Tutu divenne re, 
e regnò 18.600 anni.
Vi furono cinque città 
e 8 re regnarono per 241.000 anni.
Il Diluvio spazzò via tutto.
Dopo che il Diluvio ebbe spazzato via tutto, 
quando la sovranità venne [nuovamente] condotta giù dal Cielo, 
essa fu a Kish.
ecc. ecc.

Questa versione consueta delle prime righe di WB-444 È fuorviante in un aspetto fondamentale nel documento di argilla originale I numeri relativi alla lunghezza dei regni sono espressi in unità chiamata sar (che usano la cifra per “3600”): il regno di Alulim a Eridu non è fissato in “28.000 anni”, ma in “8 sar”, il regno di Alalgar non fu di “36.000 anni”, bensì di “10 sar”, e così via per tutta la lista dei sovrani antidiluviani. I sar in questo prisma corrispondono esattamente ai saros di Beroso. È significativo che le unità di regno chiamate sar siano state applicate solo ai sovrani antidiluviani che hanno regnato nelle città degli dei; l'unità di calcolo passa ai numeri normali nella parte postdiluviana del documento.

Non meno significativo è il fatto che quest'elenco di sovrani nomini le stesse prime cinque città nel medesimo ordine della tavoletta CBS 10673, ma invece di nominare gli dei, a ognuno dei quali corrisponde una città come “Centro di culto”, WB-444 elenchi i “re”, gli amministratori di ognuna di quelle città. Come stabilito da un importante studio di William W. Hallo (The Antedeluvial Cities), entrambi documenti registrano una tradizione canonica relativa all'inizio della civilizzazione (“sovranità”) sulla Terra, che parte da Eridu e si conclude a Shurappak all'epoca del Diluvio.

Non si può fare a meno di notare che, fra gli otto re nominati, WB-444 non fa cenno alle nove del Diluvio, Ziusudra. Includendo le città e i regni dall’inizio a Eridu fino al finale di diluviando a Shiruppak, il suo elenco termina con Ubar-Tutu e non con Ziusudra, ma come affermava chiaramente la tavoletta XI dell'Epopea di Gilgamesh, l'eroe del Diluvio, Utnapishtim/Ziusudra, fu l'ultimo sovrano di Shurappak, nonché figlio e successore di Ubar-Tutu.

Varie scoperte di altri tavolette simili, complete o frammentarie (come UCBC 9-1819, Ni-8195, Bagndad 63.095) non lasciano dubbi sull'esistenza di un testo canonico, di cui sono state realizzate copie su copie, relativo alle città degli degli antidiluviani e ai loro sovrani. Nel corso dei tali lavori di copiatura sono stati sicuramente fatti errori e omissioni. Una di queste tavolette poco note si trova all'interno di una collezione privata (al Karpeles Manuscript Library Museum di Santa Barbara, California). Anche questa tavoletta cita otto re in cinque città, ma le lunghezze dei regni sono diverse in quanto ammontano a “10 grandi sar + 1 sar + 600 x 5” che pari a 222.600 anni. Le clamorose omissioni di Ziusudra sono state corrette in un'altra tavoletta (British Museum K-11.624). Chiamata La cronaca dinastica dagli studiosi, elenca nove re nelle prime cinque città, di nuovo con dei numeri un po' diversi espressi in sar: Alulim 10 (= 36.000), Alalgar 3 (= 10.800) invece di 28.000, e così via,  ma termina correttamente con due re a Shuruppak: Ubar-Tutu con 8 sar ( = 28.800 anni) e Ziusudra con 18 sar (= 64.800 anni). Al totale di «5 città, 9 re, 98 sar», questa tavoletta aggiungi una breve spiegazione sul Diluvio: «Enlil prese in antipatia il genere umano, i cui schiamazzi lo rendevano insonne»…

La tavoletta che fornisce l'elenco più accurato dei 10 sovrani e coincide con la lista di Beroso è la WB-62 dell’Ashmolean Museum: le sue unità in sar per l'elenco antidiluviano concordano con le unità in saros di Beroso, seppure con differenti periodi di regno individuale.

Si differenzia da WB-444 per il fatto di elencare sei città e non cinque, aggiungendo la città di Larsa (e con essa due sovrani) all'elenco antidiluviano, il che dà come risultato il 10 sovrani e termina correttamente con Ziusudra in carica al tempo del Diluvio. Un paragone fra la WB-62 e i frammenti greci di Beroso (convertendo shar/saros in numeri di anni) indica fortemente questa versione come sua fonte principale:



(Il continente dell'Antartide fu scoperto solo nel 1820 d.C., pur essendo già indicato sulla mappa del 1513 d.C. dell'ammiraglio turco Piri Re’is. Come descritto in La Bibbia degli dei,  lo slittamento spiega anche l'enigma di altre mapas mundi anteriori alla scoperta del continente, come la mappa di Orontius Finaeus (figura 43) che mostra l’antartide [riquadro a destra] come se fosse vista dall'alto e privo di ghiacci [riquadro a sinistra]. I contorni del continente antartico sotto la coltre di ghiaccio furono determinati per mezzo di rader e di altri strumenti moderni solo nel 1958).

La fine improvvisa dell'ultima era glaciale È stata oggetto di numerosi studi, fra cui un'indagine approfondita nel corso dell'Anno Geofisico Internazionale nel 1958. Gli studi confermarono sia la repentinità che la collocazione nel tempo (circa 13.000 anni fa) della fine dell'era glaciale in Antartide, ma il motivo del fenomeno rimase un enigma. Ulteriori studi recenti hanno colorato quelle conclusioni: uno studio delle temperature antiche (Nature del 26 febbraio 2009) ha stabilito che, mentre riscaldamento al termine dell'ultima era glaciale era stato relativamente graduale in Groenlandia (nord Atlantico), era stato “rapido e improvviso” in Antartide (sud Atlantico) circa 13.000 anni fa. Un altro studio sugli antichi livelli del mare (pubblicato su Science del febbraio 2009) confermava che la coltre di ghiaccio dell'Antartide era sprofondata improvvisamente,  e giungeva alla conclusione che, l'onda di marea era stata almeno tre volte più alta di quanto calcolato fino ad allora aveva raggiunto su massimo impatto a una distanza di circa 2000 miglia. L'articolo era accompagnato da un grafico che mostrava come l'aria di massimo impatto dell'onda di marea si estendesse del Golfo Persico al Mar Mediterraneo e in direzione nordest: le terre della Bibbia, fino al monte Ararat.


Una datazione del Diluvio a circa 13.000 anni fa, intorno al 10.950 a.C., coincide con le dichiarazioni presenti nei testi cuneiformi in base alle quali il Diluvio si verificò nell'età del Leone: quello era zodiacale ebbe infatti inizio intorno all'11.000 a.C.

Quale delle varie tavolette che abbiamo passato in rassegna e la più accurata? È plausibile che quella che termina con Shuruppak e include Ziusudra e suo padre/il suo predecessore sia la più attendibile: con questi due governanti, l’elenco ha 10 sovrani antidiluviani in sei città degli dei. Anche la Bibbia elenca 10 patriarchi antidiluviani: nonostante fossero tutti discendenti di Adamo tramite suo nipote Enos (termine ebraico per “umano”) e non fossero considerati dei, il fatto che ammontassero 10 e che l’eroe il Diluvio fosse, come Ziusudra, il decimo avvalora l'ipotesi che il conteggio di 10 sovrani sia giusto.

Malgrado la diversa durata dei regni individuali, le varie tavolette sono tutte d'accordo nell'affermare che quello successione di sovrani regnò da quando «il Diluvio spazzò via tutto». Presumendo che Beroso abbia riportato la versione più attendibile, anche noi concludiamo che il suo totale di 120 sar (= 432.000 anni) sia la somma corretta dei regni antidiluviani, il periodo di tempo intercorso da quando «la sovranità venne condotta giù dal Cielo» al Diluvio. Quindi, se potessimo stabilire il momento in cui si è verificato il Diluvio, otterremmo la data di arrivo sulla Terra degli Anunnaki.

Il fatto che nel preambolo biblico a racconto del Diluvio (Genesi 6,3) compaia numero 120 potrebbe allora essere più che una semplice coincidenza. La spiegazione consueta, secondo la quale questo rappresenta un limite alla longevità umana posto da Dio all'epoca del Diluvio, risulta ambigua in considerazione del fatto che la Bibbia stessa riferisce subito dopo che Sem, il primogenito di Noè, visse dopo il Diluvio finalità di 600 anni, suo figlio Arpacsad fino a 483, poi Selach fino a 433, e così di seguito con un calo di longevità fino a 205 anni per Terach, il padre di Abramo, e con Abramo stesso che visse fino a 175 anni. Inoltre, una lettura attenta dell'ebraico mostra che Genesi 6,3 dichiara: «e i suoi anni furono 120». “Furono” (non “saranno”), mentre “I suoi” può essere inteso come riferito al calcolo della divinità (in anni sar) della sua presenza sulla Terra dell'arrivo fino al Diluvio. In anni terrestri il totale sarebbe pari a 432.000 anni (120 x 3600), un'affermazione che coincide con i 10 re e i 120 sar di Beroso e della Lista dei re Sumeri.

Una simile rievocazione di un'era degli dei antidiluviana può spiegare il fatto che il numero 432.000 sia stato associato alla durata divina in varie culture, ben oltre i confini della Mesopotamia. Esso costituisce, per esempio, il nucleo delle tradizioni induiste sulle età (“yuga”) della Terra, dell'umanità e degli dei: un caturyuga (“grande yuga”) the 432.000 anni veniva diviso in quattro yuga la cui durata decrescente era espressione di 432.000 anni: la quadruplice età dell’oro (432.000 x 4), la triplice età della conoscenza (432.000 x 3 ), la duplice età del sacrificio (432.000 x 2) e infine la nostra era presente, l'età della discordia (432.000 x 1). Secondo il sacerdote egizio Manetho, la “durata del mondo” era pari a 2.160.000 anni, che equivalgono a cinque ere da 432.000 anni o 500 anni sar (3600 x 500 = 2.160.000).

Il “giorno del Signore Brahama” the 4.320.000.000 anni corrispondeva a 1000 grandi yuga,  e ci ricorda un'affermazione biblica (Salmi 90,4) secondo la quale agli occhi di Dio 1000 anni sono come un giorno. Nel libro Il mulino di Amleto (1977) il professor Giorgio de Santilliana e Hertha von Deschend citano ulteriori esempi del 432.000 che rappresentano «il punto in cui mito e scienza si uniscono».


Z.SITCHIN


lunedì 14 gennaio 2019

L'EDEN BIBLICA

Negli anni ’80 del XIX secolo un sito chiamato Abu Habbah attirò l'attenzione di L.W.King del British Museum quando “tavoletta interessanti”, portare alla luce da tombaroli locali, venire offerte in vendita. Il suo collega Theophlus Piches identificò correttamente la città come l’antica Sippar, la città del Dio Shamash citata da Beroso la storia del Diluvio!




 Il sito condusse per breve tempo degli scavi l'assistente di Layard, Hormuzd Rassam; uno dei reperti più noti proveniente dalì era una grande tavola di pietra su cui era la figura del dio Shamash, seduto sul suo trono a baldacchino (Figura 36). Le iscrizioni che accompagnavano la figura identificabile sovrano che veniva presentata al dio come il re Nabu-apla-iddin, che nel IX secolo a.C. aveva restaurato il tempio di Shamash a Sippar.

Le collinette gemelle della città furono scavate ancor più a fondo negli anni 90 del XIX secolo da una spedizione congiunta della Società Orientale Tedesca del Servizio di Antichità Ottomane, che non solo scopri mucchi intonsi di tavolette testuali, che vennero ripartite fra berline Costantinopoli, ma anche alcune fra le più antiche strane biblioteche. Invece che su scaffali (come in periodi successivi), le tavolette erano conservati in scomparti a colombaia ricavati nei muri di mattoni di argilla. I testi della biblioteca comprendevano tavolette i cui colophon dichiararono esplicitamente disidratati testi di tavolette più antiche provenienti da Nippur, da una città di nome Agade E da Babilonia, ho trovato nella stessa Sippar. Fra quelle tavolette ve n’erano alcune appartenenti al testo sumero di Atrahasis!

Questo indicava forse che Sippar era stato un antico deposito di “scritti”, come suggerito dalla formazione di Beroso? Non è possibile dare risposte certe, si può soltanto citare di nuovo Beroso: prima “Crono” ordinò a Xisitro «di scavare una buca e seppellire gli scritti dell'inizio, del progresso e della fine a Sippar, la città del dio Sole [Shamash]». Per i sopravvissuti al Diluvio «ritornarono a Babilonia, dissotterrare gli scritti da Sippar, fondarono molte città, edificarono templi e ricostruirono Babilonia». Quel particolare immagazzinamento in scomparti scavati era un modo di ricordare lo “scavo di buche” per preservare le tavolette più antiche? Possiamo solo domandarcelo.

A Sippar il racconto del Diluvio cominciò ad assumere realtà fisica; Ma era soltanto l’inizio.

  Nel decennio che precedette la Prima Guerra Mondiale, gli archeologi tedeschi cominciarono, sotto il patrocinio della Società Orientale Tedesca, gli scavi in un sito chiamato Fara dalla gente del posto. Si trattava di un'importante città sumera di nome Shuruppak, colonizzata ben prima dei 3000 a.C. Tra le sue caratteristiche interessanti vi erano diversi edifici che ospitano senza dubbio strutture pubbliche, alcuni fungevano da scuole in cui erano incorporati banchi in mattoni di argilla. C'era una gran quantità di tavolette con iscrizioni, in cui contenuti facevano luce sulla vita quotidiana, sulla amministrazione delle leggi sulla proprietà privata di case e campi, tavolette che rispecchiavano la vita urbana di 5000 anni fa. Le iscrizioni sulle tavolette dichiaravano che quella città sumerica aveva avuto un predecessore antidiluviano: un luogo che aveva ricoperto un ruolo fondamentale negli eventi del Diluvio.

Le scoperte in quel luogo risaltavano per l'insolita quantità di sigilli cilindrici o delle loro raffigurazioni, una straordinaria invenzione sumera che, come la scrittura cuneiforme, col tempo venne adottata da tutto il mondo antico. Si trattava di cilindri (per lo più lunghi 2,5 o 5 cm) ricavati da una pietra (spesso semipreziosa) in cui artigiano incideva un disegno, con o senza uno scritto di accompagnamento (Figura 37). Il trucco consisteva nel praticare incisioni a rovescio, come un negativo, così che quando cilindro veniva fatto passare sull'argilla umida, immagine veniva impressa nel verso giusto: una precoce invenzione della “rotativa”. Queste opere d'arte cilindri che vengono chiamate “sigilli” perché questo era il loro scopo: il proprietario del sigillo lo imprimeva su un blocco di argilla umida che sigillava un contenitore di olio di lino, o su un involucro di argilla per sigillare al suo interno una lettera di argilla. Alcune impressioni su sigilli che portava il nome loro proprietario erano già state trovate a Lagash, ma quelle di Fara/Shuruppak erano più di mila 300 in certi casi risalirono a tempi antichissimi.

Ma un aspetto meno sorprendente nella scoperta di Shuruppak fu ritrovamento del sito stesso poiché, secondo la tavoletta XI della persona accadica dell'Epopea di Gilgamesh, Shuruppak era la città natale di Utnapishtim, il “Noè” del Diluvio! Fu lì che il Dio Enli rivelò a Utnapishtim il segreto del Diluvio imminente e gli diede le istruzioni per costruire imbarcazioni con cui salvarsi.

Uomo di Shuruppak, figlio di Ubar-Tutu, 
distruggi la tua casa costruisce una nave!
Rinuncia a ciò che possiedi, pensa solo alla tua vita!
Lascia tutti i tuoi averi e mette in salvo l’anima!
A bordo della nave porta insieme di tutti gli esseri viventi.
Della nave che costruirai 
siano ben calcolate le misure.

(Ricordiamo che anche nel testo sumero precedentemente citato si diceva che fosse stato Enki a rivelare il segreto degli dei).
Le scoperte relative a Shuruppak, insieme a quelle effettuate a Sippar, trasformare il racconto del diluvio da leggenda e “mito” a realtà concreta. Nel mio libro “La bibbia degli Dei” sono giunte a conclusione, basata su dati antiche scoperte scientifiche moderne, che il Diluvio sia stato una colossale ondata di marea causata dallo slittamento della coltre di ghiaccio dell'Antartide orientale all'arco di quel continente.

La Prima Guerra Mondiale (1914-1918) interrompe quelle e altre esplorazioni archeologiche nel Vicino Oriente, che fece parte dell'impero Ottomano fino al suo smembramento dopo il conflitto. La Mesopotamia fu lasciata in mano agli escavatori locali, predatori di siti sia ufficiali che (nella maggior parte dei casi) privati. Alcuni ritrovamenti arrivarono al Museo dell'Antico Oriente di Costantinopoli/Istanbul, Rivelando che durante gli anni di guerra in Iraq gli scavi erano stati condotti ad Abu Habbah, l’antica Sippar, ma c'è depositato da scoprire che vari scavi sono proseguiti fino agli anni 70, quasi un secolo dopo il loro inizio. 

Una serie continua più determinata di scavi, durata dalla fine della Prima Guerra Mondiale fino allo scoppio della Seconda nel 1939 (e ripresa nel 1954), ebbe luogo un sito sumero meridionale chiamato Warka dalla gente del posto, la Uruk dell'Epopea di Gilgamesh e la Eric della Bibbia!

Adottando una tecnica di scavo che faceva un taglio verticale attraverso tutti gli strati, gli archeologi della Società Orientale Tedesca erano in grado di individuare al primo sguardo l'insediamento e la storia culturale del sito, dall'ultima colonizzazione che si trovava in cima, agli inizi risalenti al quarto millennio a.C. in fondo. Almeno da 3800 a.C. sembrava che tutte le volte ogni potenza, a partire dai Sumeri, dagli Accadi, dai Babilonesi e dagli Assiri, fino ai Persiani, ai Greci e ai Seleucidi, avessero voluto lasciare un’impronta a Uruk, che a quanto pareva doveva essere un luogo speciale.

A Uruk gli archeologi tedeschi trovarono diversi “primi esemplari”: i primi articoli di ceramica colorata cotta in forno, il primo uso di un tornio da vasaio, i primi oggetti di leghe metalliche, I primi sigilli cilindrici e le prime iscrizioni dell'antenato pittorico del cuneiforme. Un altro primo esempio consisteva in un lastricato costituito da blocchi di calcare: l'uso delle pietre al posto di mattoni da costruzione in argilla era insolito perché le pietre dovevano essere portate lì da montagne situate a più di 80 km a est. Per descrivere alcuni edifici in pietra delle città gli archeologi usano espressioni “di proporzioni monumentali”.

La città era circondata da un muro massiccio, di cui gli archeologi trovarono i resti sulla lunghezza superiore 10 km. Il muro racchiudeva in due settori della città: quello residenziale e recinto sacro in cui scoprirono lo “ziggurat” più antico, una piattaforma che si innalzava gradoni e serviva da base per un tempio. All'epoca degli scavi era più simile a una collinetta artificiale con non meno di sette strati di ricostruzioni. In cima, su una piattaforma realizzata artificialmente, sorgeva un tempio chiamato E-Anna (=“casa/tempio di Anu”) e noto agli archeologi anche come il Tempio bianco perché era appunto dipinto in questo colore, un'altra caratteristica insolita che appariva per la prima volta (figura 38, una ricostruzione). Accanto all’E-Anna c'erano le rovine di altri due templi. Uno, dipinto di rosso, era dedicato alla dea In.anna, “l'amata di Anu” (meglio conosciuta come Ishtar, il nome accadico che le venne dato in seguito) gli altri ruderi appartenevano a un tempio dedicato alla dea Ninharsag.
È fuor di dubbio che le vanghe degli archeologi abbiano portato alla luce la città di Gilgamesh, che aveva regnato lì intorno 2750 a.C. (o anche prima, secondo un'altra cronologia). I ritrovamenti degli archeologi riecheggiarono letteralmente diversi dell'Epopea di Gilgamesh:

Egli [Gilgamesh] fece incidere tutte le sue fatiche 
su una stele di pietra.
Fu lui a costruire le mura di Uruk, l’ovile, 
del santo E-Anna, il luogo splendente.
Guarda le sue mura: I suoi merli sono come il rame, 
osserva la sua alzata, nessuna opera la eguaglia!
Sali sulle mura di Uruk e percorrile,
avvicinati all’E-Anna, l'abitazione della dea Ishtar!

 Tra i  “piccoli reperti” Nello strato delle 3200-2900 a.C. c'erano alcuni oggetti scolpiti definiti “I più pregiati” il museo dell'Iraq a Baghdad: una scultura in marmo di una testa di donna a grandezza naturale (figura 39), soprannominata “la dama di Uruk", che una volta la storia dotata di un copricapo d'oro e di occhi fatti di pietre preziose, e un grande vaso di alabastro scolpito (Alto più di 91 cm) che raffigurava una processione di adoratori che portavano doni alla dea. Tutto a un tratto l'arte sumera risalente a 5000 anni prima era pari in bellezza l'arte greca di 2500 anni dopo!

Nella parte più meridionale della Sumeria, Dove il Tigri e l'Eufrate si uniscono in terreni paludosi confinanti con il Golfo Persico, un sito localmente chiamato Abu Shahrain aveva attirato l'attenzione del British Museum fino dal 1854. Dopo gli scavi preliminari J.E.Taylor, uno degli esperti del museo, riferito che il tentativo «non aveva prodotto risultati molto importanti» e E fece ritorno con alcuni reperti “privi di importanza”, qualche mattone di argilla con delle scritte sopra. Cinquant'anni dopo, basandosi su quei mattoni, due assiriologi francesi stabilirono che il sito era antica Eridu.

Ci vollero due guerre mondiali e il tempo intercorso fra la prima è la seconda perché si potessero condurre i primi scavi archeologici metodici e continui sul sito, sotto il patrocinio della Direzione Generale delle Antichità Irachene. Mentre rimuovevano mostrato di occupazione dopo l'altro, dal più recente al più antico, gli archeologi scoprirono non meno di 17 livelli sopra il primo, il che permise di calcolare il tempo a ritroso mentre proseguivano i lavori di scavo: 2500 a.C., 2800 a.C., 3000 a.C., 3500 a.C. Quando le vanghe raggiunsero le fondamenta del primo Tempio di Eridu, la datazione corrispondeva all'incirca 4000 a.C.  Al di sotto di quelle fondamenta le vanghe degli archeologi urtarono contro il terreno fangoso vergine.

 Il tempio originario della città, che la stato ricostruito più volte, era costruito da mattoni di argilla cotti e si emergeva su una piattaforma artificiale raggiungibile tramite una scalinata. La sua sala centrale era rettangolare, fiancheggiata sui due lati più lunghi da una serie di stanze più piccole: un prototipo degli altri templi che sarebbero apparsi nei successivi millenni. All'estremità opposta un podio creato un'area sopraelevata. Al VI e al VII livello gli scavatori scoprirono con stupore grandi quantità di lische di pesce mescolate a cenere, vosa che faceva presupporre che nei tempi si offrissero pesci al dio.

Ma chi effettuava gli scavi non avrebbe dovuto rimanere perplesso: il tempio era infatti dedicato al dio sumero E.A., il cui nome significava “colui che proviene dalle acque”. Era lui, come risulta dalla sua autobiografia e da molti altri testi, che era approdato a riva dal Golfo Persico a capo di 50 cosmonauti Anunnaki giunti sulla Terra dal loro pianeta. Generalmente raffigurato mentre riversava flussi di acqua (Figura 40), era il leggendario Oannes. Col tempo, come spiegato nel preambolo dell'epopea di Atrahasis, a EA fu attribuito l'epiteto di En.ki (“Signore [della] Terra”) e fu lui ad avvertire dell'imminente Diluvio Utnapishtim/Ziusudra, dandogli istruzioni per costruire l'imbarcazione approdi a salvarsi.

Anche se del tutto involontaria, la scoperta di Eridu aprì la strada alla conferma archeologica di uno dei “miti” più fondamentale dei Sumeri, la venuta degli Anunnaki sulla Terra e la fondazione opera loro delle città degli dei in epoca antidiluviana.

 Fu nel 1914 che uno dei primi “sumerologi”, Arno Poebel, resi noti i sorprendenti contenuti di una tavoletta conservata in una scatola di frammenti catalogata come “CBS 10673” nella collezione del museo dell'Università di Philadelphia. Preservato per meno della metà (figura 41), questo promemoria del documento originale del Diluvio sumerico fornisce sul retro la parte inferiore delle prime tre colonne del testo e, una volta girata, mostra un lato sul quale è riprodotta la parte superiore delle colonne IV-VI.

Le righe ancora esistenti nella seconda parte riferiscono come Ziusudra era stato avvisato (dal dio Enki) dell'arrivo del Diluvio e descrivono la barca che gli era stato detto di costruire, raccontano di come il Diluvio abbia imperversato per sette giorni sette notti e di come gli dei guidati da Enlil abbia garantito a Ziusudra «una vita da dio”, da cui il suo nome “Colui dalla vita prolungata”.

Ma le colonne I-III sul lato opposto ampliano notevolmente il racconto. Il resto descrive le circostanze del Diluvio e gli eventi che l'avevano preceduto. Di fatto, il testo ritorna all'epoca in cui gli Anunnaki sono giunti sulla Terra e siano stabiliti nell’Edin, un racconto che ha indotto alcuni studiosi a chiamarlo la Genesi di Eridu. Il testo asserisce (nella colonna II) che la fondazione di cinque città degli dei risale a quei tempi antichi, quando gli Anunnaki portarono la “sovranità” giù dal Cielo:

Dopo che [lo scettro] della sovranità 
fu condotto giù dal Cielo, 
dopo che la nobile corona e il trono 
regale furono portati giù dal Cielo, 
[…] perfezionò […], 
[…] fondò […] città in […]. 
Diede loro dei nomi, 
assegnò loro dei luoghi puri.

La prima di quelle città, Eric, 
fu data al comandante Nudimmud.
La seconda, Bad-Tibira, la assegnò a Nugig.
La terza, Larak, fu data a Pabilsag.
La quarta, Sippar, la diede all’eroe Utu.
La quinta, Shuruppak, fu assegnata a Sud.


La rivelazione che qualche tempo dopo essere arrivati sulla Terra, ma molto prima del Diluvio, gli Anunnaki avevano fondato sette insediamenti è di grande importanza; il fatto che vengono elencati i nomi delle città e i nomi dei loro governanti divini è alquanto stupefacente, ma la cosa ancor più sorprendente per quanto riguarda questo elenco di città degli dei è che quattro dei loro siti siano stati trovati e portati alla luce dagli archeologi moderni! A eccezione di Larak, le cui rovine non sono state identificate nonostante sia stata accertata la sua ubicazione approssimativa, Eridu, Bad-Tibira, Sippar e Shuruppak sono state trovate. Così, essendo state riportate alla luce le città e la civiltà dei Sumeri, È emersa la realtà storica non solo del Diluvio, ma anche degli eventi e dei luoghi che l'hanno preceduto.

Dato che i testi mesopotamici affermavano che il Diluvio aveva devastato la Terra e tutto ciò che si trovava su di essa, ci si potrebbe chiedere come mai quelle città fossero sopravvissute a quell'enorme inondazione. Per ottenere la risposta, fornita dai medesimi testi mesopotamici, dobbiamo scostare le cortine del tempo dell’oscurità, e rivelare tutta la storia degli Anunnaki, “Coloro che dal cielo scesero sulla Terra”.

Come prima, saranno i testi antichi stessi a raccontare la storia.


La terra dell’ “EDEN”

Il nome Shumer, con cui era anticamente nota la Mesopotamia meridionale, deriva da iscrizioni accadiche sul regno di “shumer e Akkad”, un'entità geopolitica formatasi dopo l'insediamento di Sargon I (Sharru-kin = “il re giusto”), di lingua semitica, come sovrano della Grande Sumeria nel 2370 a.C. circa. (Quando il regno di Davide si visse nel regno di Giudea ed Israele dopo la sua morte, la regione settentrionale venne affettuosamente chiamata Shomron,  “Piccola Sumeria”).

Dal verbo accadico (ed ebraico) che significa “sorvegliare/far la guardia”, il nome Shumer identificava il regno come la “Terra dei sorveglianti”, “Terra dei guardiani”, gli dei che vegliano sull'umanità e la proteggono. Il vocabolo coincideva con l'antico termine egiziano per designare gli “dei”, Neteru, che derivava dal verbo NTR, il cui significato era “fare la guardia, sorvegliare”. In base alle tradizioni egizie, i Neteru giunsero in Egitto da Ur.Ta,  “l'antico luogo”, il geroglifico che li simboleggiava era un piccone da minatore:

 

Prima della Sumeria e dell’Arcadia, quando c'erano soltanto le città degli dei, quella terra era chiamata E.din, “la casa dei giusti”, l'Eden della Bibbia. il termine deriva dall' epiteto Din.gir che precedeva i nomi degli dei in sumerico. Il suo significato era “I giusti/i retti” e il suo segno pittografico raffigurava le loro astronavi a razzo:

  




Z. SITCHIN