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venerdì 19 ottobre 2018

ALESSANDRO MAGNO - IL SEMIDIO IN CERCA DELL'IMMORTALITA'

   Nella primavera del 334 a.C., Alessandro di Macedonia conduceva un ingente esercito greco attraverso l'Ellesponto, uno stretto braccio di mare che separa l'Europa dall'Asia (ora noto come stretto dei Dardanelli), e avviva la prima invasione armata dell'Asia dall'Europa di cui si sia a conoscenza. Le sue forze militari, composte da 15.000 soldati scelti di fanteria e cavalleria, rappresentavano un'alleanza di città-stato greche formate in risposta alle ripetute invasioni della Grecia da parte dei Persiani dell'Asia; prima nel 490 a.C. (quando l'invasione fu respinta a Maratona) e poi 480-479 a.C., quando i Persiani umiliarono i Greci occupando e saccheggiando Atene.

   

  Da allora le due parti si erano combattute per tutta l'Asia Minore, in cui gli insediamenti greci (il più celebrato di tutti nelle leggende è stato quello di Troia) proliferavano, contendendosi le redditizie rotte marine del Mediterraneo orientale. Mentre i Persiani erano organizzati in un potente impero governato da una successione dei "Re dei Re", i Greci erano frammentati in città-stato in lite tra di loro. Le invasioni persiane, devastanti e umilianti, unite ai continui scontri sulla terraferma e sul mare, diedero finalmente l'impulso alla costruzione di una lega sotto la direzione della Macedonia, mentre il compito di guidare il contrattacco fu affidato ad Alessandro.
   
   Il re macedone scelse di entrare in Asia passando dall'Ellesponto ("A" sulla cartina, figura 1) lo stesso stretto che i persiani avevano attraversato in occasioni delle loro invasioni verso occidente. In passato lo stretto era dominato sul lato asiatico dalla città fortificata di Troia, l'epicentro della guerra che, secondo l'Iliade di Omero, vi aveva infuriato molti secoli prima. Portando con sé una copia del poema epico datagli dal suo precettore Aristotele, Alessandro volle assolutamente fermarsi presso le rovine di Troia per offrire sacrifici presso la Dea Atena e rendere omaggio alla tomba di Achille, di cui ammirava il coraggio e l'eroismo. 
   
   La traversata di quell'esercito formato da migliaia di soldati non fu tranquilla. I Persiani, invece di respingere gli invasori sul litorale, videro un'opportunità di annientare le forze greche attirandole nell'entroterra. Un esercito persiano, condotto da uno dei migliori generali, aspettava Alessandro e la sua armata lungo il fiume, formando una linea di battaglia un po' all'interno, ma nonostante i Persiani fossero avvantaggiati per posizione e numero, i Greci riuscirono ad aprirsi un varco. Costretti a ritirarsi, i Persiani radunarono un altro esercito e programmarono perfino una controinvasione della Grecia, ma nello stesso tempo la loro ritirata permise agli avversari di avanzare liberamente in Asia Minore, lungo quello che è noto come il confine turco-siriano ("B" sulla cartina della figura 1).

    Nell'autunno del 333 a.C., il "Re dei Re" (Sha-in-Sha) persino in persona, Dario III, guidò le truppe contro le truppe di Alessandro che stavano avanzando. La battaglia, nota come la "battaglia di Isso", (e ampiamente rappresentata dagli artisti greci, figura 2), si concluse con la cattura della tenda reale ma non dell'imperatore stesso. Dario, battuto ma non sconfitto, ritirò a Babilonia ("C" sulla cartina, figura 1) il quartier generale di un impero che si estendeva dall'Asia Minore (dove aveva avuto luogo l'invasione da parte di Alessandro) fino all'India.

   Incomprensibilmente, Alessandro si lasciò sfuggire l'occasione di annientare il nemico persiano una volta per tutte. Invece di inseguire i superstiti persiani e il loro re umiliato, permise a Dario di piegare verso Oriente a Babilonia e di spronare l'impero a continuare la guerra. Rinunciando all'opportunità di una vittoria decisiva, Alessandro invece diresse il suo corso verso sud. .. La Sconfitta dei Persiani per vendicare i loro attacchi precedenti alla Grecia, che era stato il motivo per cui le città-stato greche si erano alleate sotto la guida di Alessandro, fu rimandata ad un momento successivo. I generali greci scoprirono con stupore come la meta a cui Alessandro tendeva con urgenza verso l'Egitto e non verso la Persia.

   In seguito si scopri che Alessandro aveva in mente il proprio destino più di quello della Grecia, poiché era spinto da ostinate voci che circolavano alla corte macedone e secondo le quali il suo vero padre non era il re Filippo, ma un misterioso egiziano. Come riferito in diversi resoconti, una volta la corte di re Filippo aveva ricevuto la visita di un faraone egizio che i Greci chiamavano Nectaneb. Costui era un maestro di magia, un divinatore, che sedusse di nascosto Olimpiade, la sposa di Filippo. Così, nonostante alla sua nascita si presumesse che Alessandro fosse figlio del re Filippo, il vero padre era un visitatore egiziano.

   Quelle dicerie persistenti che inasprivano i rapporti tra il re e la regina acquistarono credibilità quando Filippo, secondi alcuni per spianarsi la via delle nozze con la giovane figlia di un nobile macedone, accusò pubblicamente Olimpiade di adulterio, una mossa che mise in dubbio la posizione di principe ereditario di Alessandro. Fu forse allora, ma di certo non dopo che la nuova moglie del re rimase incinta, che la storia assunse una piega diversa: il misterioso visitatore a cui si attribuiva la paternità di Alessandro non era un semplice egiziano, ma un dio sotto mentite spoglie, il dio egizio Amon (scritto Ammon, Amun, Amen). In base a questa versione Alessandro era ben più che un principe reale (il figlio della regina): era un semidio.

   Il problema della successione in Macedonia si pose quando il re Filippo fu assassinato durante i festeggiamenti per la nascita del figlio avuto dalla nuova sposa e Alessandro, ventenne, salì al trono. Ma il giovane re continuò ad occuparsi della questione di chi fosse il suo vero padre, poiché se quanto si diceva fosse stato vero, lui aveva diritto a ereditare qualcosa di più importante di un trono reale: aveva diritto all'immortalità degli dei!

   Con l'ascesa al trono di Macedonia, Alessandro prese il posto di Filippo al comando dell'alleanza delle città-stato greche nel loro progetto d'invasione, ma prima di intraprendere la marcia verso l'Asia si diresse a Delfi, un luogo sacro lontano situato nel sud della Grecia, e gli eroi vi si recavano per richiedere consulto sul loro futuro. Là, nel tempio dedicato al dio Apollo, una sacerdotessa leggendaria, la Sibilla, entrata in trance parlando a nome del dio avrebbe risposto alle domande del visitatore.
   
   Era un semidio? Avrebbe conquistato l'immortalità? Alessandro voleva saperlo. La risposta della Sibilla fu come al solito laconica: un enigma da interpretare. Tuttavia, l'unica cosa chiara era l'indicazione che Alessandro avrebbe trovato la risposta in Egitto, il paese che ospitava l'oracolo più famoso: Sia ("D" sulla cartina figura 1).
  
   Il suggerimento non era strano come potrebbe sembrare: i due centri oracolari erano legati dalla leggenda e dalla storia. Di quello di Delfi, nome che in greco significa utero, si dice fosse stato scelto da Zeus, capo del pantheon greco, dopo che lì si erano incontranti due uccelli da lui inviati da due luoghi opposti della Terra. Dichiarando il luogo "ombelico del mondo", Zeus vi collocò una pietra  ovale chiamata "Omphalus", il termine greco per "ombelico". Si trattava di una pietra sussurrante, usata dagli dei per comunicare e che, secondo antiche tradizioni, era l'oggetto più sacro all'interno del tempio di Apollo. La Sibilla si sedeva sopra mentre pronunciava i suoi responsi oracolari. (Quella pietra ombelicale originaria fu sostituita in epoca romana da una copia, figura 3a, che i visitatori di Delfi possono vedere ancora oggi.

    Anche il sito dell'oracolo di Siwa, un'oasi nel deserto occidentale situata a trecento miglia a ovest del delta del Nilo, fu scelto dopo il volo di due uccelli neri (di cui si credeva fossero sacerdosse del dio Amon sotto mentite spoglie). Il tempo principale era dedicato al dio egizio Amon, che per i Greci era l'equivalente del dio Zeus. Anche lì c'era una pietra sussurrante, un omphalus egiziano, (figura 3b), che assunse un posto sacro nella storia mitologica greca perché il dio Dionisio, perdutosi nel deserto occidentale, si era salvato venendo guidato miracolosamente fino l'oasi. Dionisio era fratellastro di Apollo ed era solito sostituirlo a Delfi durante le sue assenze. Inoltre,  soprattutto dal punto di vista di Alessandro, Dionisio aveva raggiunto lo status divino pur essendo in realtà un semidio, il figlio di Zeus che, dopo aver assunto sembianze umane, aveva sedotto una principessa di nome Selene. Sostanzialmente si trattava di un avvenimento passato analogo a quello di Alessandro: un dio sotto mentite spoglie che generava un figlio con una donna umana. E se Dionisio aveva potuto essere divinizzato diventando così un immortale, perché non avrebbe potuto esserlo anche Alessandro?

   Si sapeva che due famosi generali, Come di Atene e Lisandro di Sparta, rientravano fra coloro che avevano consultato in precedenza l'oracolo di Siwa; ma ancora più significativo per Alessandro era il semidio Perseo, un altro figlio illegittimo di Zeus che era riuscito ad uccidere la mostruosa Medusa senza essere pietrificato. Si diceva che anche il leggendario eroe Ercole, celebre per le sue impegnative dodici fatiche, avesse consultato l'oracolo di Siwa. La cosa non stupisce: pure lui era un semidio, figlio di Zeus che aveva ingravidato la saggia e bella Alcmena dopo aver assunto le sembianze di suo marito, re di un'isola. I precedenti erano in evidente sintonia con la ricerca di Alessandro.

   Fu così che, invece di inseguire il re persiano e il suo esercito gettato nel caos, Alessandro si diresse a sud. Dopo aver lasciato alcune truppe di guarnigione al territorio conquistato, marciò lungo le zone costiere del Mediterraneo. A eccezione della roccaforte fenicia di Tiro, la cui flotta aveva preso parte alla guerra come alleata dei Persiani, all'avanzata dei Greci non fu quasi opposta resistenza: Alessandro fu accolto nel complesso come un liberatore dell'odiato dominio persiano.

  In Egitto la guarnigione persiana si arrese senza combattere, e l'accoglienza riservata ad Alessandro dagli Egiziani fu superiore a quella tributata ad un liberatore. A Menfi, la capitale, i sacerdoti egizi erano pronti ad accettare la presunta discendenza di Alessandro dal dio egizio Amon, e proposero che il re macedone si recasse a Tebe (oggi Karnak e Luxor) nell'antico Egitto, sede dell'immenso tempio del dio, per rendergli omaggio ed essere incoronato faraone. Ma Alessandro insistette per seguire le istruzioni dell'oracolo di Delfi e intraprese la pericolosa traversata di tre settimane del deserto, diretto a Siwa. Doveva ascoltare il verdetto della sua immortalità.

  Nessuno sa veramente che cosa sia emerso a Siwa durante il consulto strettamente privato con l'oracolo. Secondo una versione, al termine della seduta Alessandro  disse ai suoi compagni che «aveva avuto la risposta che il suo cuore desiderava» e che «aveva appreso cose segrete che non avrebbe potuto conoscere altrimenti». Un'altra versione riferiva che la sua origine divina, quantunque non l'immortalità fisica, era stata confermata e questo aveva fatto sì che da quel momento Alessandro pagasse le sue truppe con monete d'argento sulle quali era riprodotta la sua effige dotata di corna (figura 4a), a somiglianza del dio cornuto Amon (figura 4b). Una terza versione, supportata dalle azioni compiute in seguito da Alessandro, sostiene che gli furono date istruzioni di trovare una certa montagna con passaggi sotterranei nella penisola del Sinai in cui avere incontri angelici, e poi proseguire per Babilonia, dove avrebbe dovuto recarsi al tempio del dio babilonese Marduk.

   L'ultima istruzione derivava probabilmente da una delle "cose segrete" che Alessandro aveva appreso a Siwa: che Amon era un epiteto che significava "l'invisibile" e in Egitto era stato attribuito al grande dio RA fin dal 2160 a.C. circa, quando lasci l'Egitto per cercare di ottenere  il dominio su tutta la Terra. Il suo nome completo era Ra-Amon o Amon-Ra, "l'invisibile Ra". Nei miei libri precedenti ho dimostrato che "Ra-Amon" stabilì il suo quartier generale a Babilonia, in Mesopotamia, dove erano noto come Marduk, figlio dell'antico dio chiamato Ptah dagli Egizi e Enki dai Mesopotami. Il probabile segreto rivelato ad Alessandro era che il suo vero padre, il dio invisibile (=Amon) in Egitto, era il dio Marduk a Babilonia, dato che qualche settimana dopo aver appreso tutto questo si mise in viaggio per quella lontana città.




Z. SITCHIN



domenica 7 ottobre 2018

Il 7 che ancora ci insegna – In memoria di Zecharia Sitchin

Ricorrono oggi, 9 ottobre 2017, esattamente 7 anni dalla morte di Zecharia Sitchin,autore del ciclo editoriale “Le Cronache Terrestri” accompagnato da alcuni libri ‘companion books’ (libri di approfondimento) tramite i quali ha divulgato la sua teoria su Nibiru e sugli Anunnaki.

Ho scelto di scrivere questo breve saggio per i 7 anni dalla sua morte poiché il numero 7 è stato oggetto di lunghissime analisi da parte di Sitchin, il quale mostra nei suoi libri come questo sumero sia stato di vitale importanza per le civiltà del passato; in omaggio a questa sua passione per il numero 7, dunque, che egli vedeva come rappresentante del pianeta Terra nella iconografia mesopotamica, voglio fare il punto su questo personaggio e su quanto gli dobbiamo.


Zecharia Sitchin, nato l' 11 Luglio 1920 a Baku e morto il 9 Ottobre 2010 a New York, è stato uno scrittore ebreo azero, studioso di religioni, mitologia e linguistica, che ha dedicato l'intera vita a diffondere quella che e stata la teoria 'alternativa' più importante del XX secolo. Dopo aver vissuto i primi 6 anni della sua vita con la famiglia a Baku, passa l'infanzia e l'adolescenza in Palestina, ove apprende l' ebraico antico; si laurea in economia politica in Inghilterra, ritorna in Israele dove svolge il ruolo di consulente per alcuni giornali locali e dove nel frattempo inizia gli studi di scrittura cuneiforme sumera,studi che continuerà anche negli anni 50, una volta trasferitosi negli Stati Uniti.

Non e mai stato chiaro se Sitchin abbia conseguito una educazione accademica in lingue semitiche e in assiriologia, lui ha in un paio di occasioni citato Samuel Noah Kramer come proprio 'mentore', ma il rapporto tra i due personaggi non e mai stato definito. C'è chi  sostiene che Sitchin fosse un completo autodidatta, e se questo fosse vero sarebbe uno dei pochissimi casi di autodidatti membri della American Oriental Society e della Middle East Studies Association of North America.

Sitchin e inoltre stato nominato come Scienziato dell' Anno nel 1996 dall'
International Forum on New ScienceDa sempre appassionato di storia, archeologia e profondamente religioso, Sitchin
ha dedicato gran parte della sua vita a raccogliere materiale sulle culture del passato fino alla stesura del suo primo libro:
“Il pianeta degli dei”. Successivamente gli studi di Sitchin si sono diversificati, spesso avvalendosi di consulenti scientifici e facendo riferimento ai 'padri' dell' Assiriologia, continuamente aggiornandosi e divulgando studi di accademici del passato ormai dimenticati. 

E' da questi studi, che alcuni ritengono 'superati', che Sitchin trae la maggior parte delle informazioni basilari della sua teoria, oltre che dalla traduzione personale dei testi classici dell' epoca sumero-accadica. Sitchin non si limita nella sua analisi ai testi 'famosi', ma spesso anzi fa riferimento
a testi o frammenti di testi generalmente non analizzati, rari, difficili da reperire al giorno
d' oggi, pubblicati all' inizio del XX secolo. Molti dei testi da lui analizzati, a sua opinione,
sono stati trattati ingiustamente dagli accademici, che non ne hanno saputo trarre le
informazioni adeguate. 


Zecharia Sitchin é stato un attivissimo esploratore e reporter di misteri e di nozioni archeologiche altrimenti dimenticate. A lui si deve, tramite i suoi libri “Spedizioni nell' altro passato” e “L' ultima profezia”, la divulgazione di decine e decine di nozioni storiche e archeologiche che gettano ombra sull' accademismo. La più importante tra tutte queste nozioni è, probabilmente, il fatto che i segni
noti come 'marchio di cava' presenti nella Grande Piramide siano un falso architettato dal Col. Vyse ed eseguito dai suoi soci Perring e Hill.


A lui si deve anche un' altra importantissima divulgazione: il contatto tra le culture
mesopotamiche e quelle meso-sudamericane. Questo tema, che era stato in un certo
  qual modo trattato da non meno di 14 eminenti studiosi del XIX e XX secolo ma passato
completamente in sordina, é tornato alla ribalta proprio grazie a Sitchin e al suo libro
“Gli
dei dalle lacrime d' oro” (
edito per la prima volta nel 1990), e solo dopo pochi anni é di
nuovo stato ripreso da Bernardo Biados Yacovazzo, direttore del Centro per gli Studi della
Storia e della Scrittura Precolombiana di LaPaz, e da Clyde Winters, un etnologo
afroamericano fondatore del Centro per gli Studi Afrocentrici.


Da molti ritenuto un millantatore ed uno scrittore di pseudo-archeologia, o di fanta-storia, Sitchin è 

l’indiscusso padre della ricerca alternativa, seppur prima di lui già autori come Erich von Däniken avessero presentato una loro versione della teoria chiamata degli “Antichi Astronauti”. Possiamo dire che Sitchin ne sia il reale padre e maggiore protagonista perché non si limitò, al contrario dei suoi pochi predecessori, ad avanzare dubbi o a mostrare curiosità su cui indagare, ma fu in assoluto il primo a offrire una storia alternativa, una identificazione, ed una soluzione ai misteri da altri soltanto
denunciati e descritti. E lo fece attingendo alla più vasta mole di documenti storici e linguistici mai utilizzata da un autore, senza tralasciare però l’ aspetto scientifico, che curò sempre in dettaglio e che, anni dopo e a tutt’oggi, è il campo dal quale son pervenute le maggiori e più numerose conferme alle sue ‘stramberie’.


A cominciare dall’aver descritto nel 1976, leggendolo dalle tavolette sumere, il processo di Creazione dell’ Uomo come una Fertilizzazione In-Vitro, realizzata dai nostri scienziati solo due anni dopo la pubblicazione del suo primo; proseguendo per la previsione dei dati astronomici di Urano e Nettuno, confermati solo 10 e 13 anni dopo la sua prima pubblicazione. Senza dimenticare le sue analisi linguistiche che proponevano relazioni di dipendenza e derivazione tra numerosissime lingue ritenute scollegate,analisi per le quali è stato più volte deriso per problemi di metodo, salvo poi nel corso

degli anni vedere quel metodo comparativo, da lui proposto, divenire una prassi nel mondo accademico…

Sitchin fu colui che parlò di legame tra la lingua Sumera e la lingua Cinese,paragone per cui ancora oggi viene spesso criticato e ritenuto un incapace da coloro che sono totalmente digiuni di Sinologia e non conoscono il lavoro di pilastri della materia come Charles J. Ball e Terriene de Lacouperie, i quali scrissero sul tema e avanzarono le stesse conclusioni rispettivamente 60 e 90 anni prima di Sitchin. E nel 2002, uno dei più importanti linguisti del passato, Kurt Schildmann, senza nemmeno saperlo confermava le deduzioni di Sitchin quando pubblicò il suo saggio “
Maya Language and Hieroglyphics enriched by Babylon 500 b.C.

Ma l’ argomento per il quale Sitchin è ricordato e criticato dai più è la sua ipotesi
sull’esistenza di un pianeta aggiuntivo nel nostro Sistema Solare, un pianeta che i sumeri
avrebbero identificato con i nomi di Marduk e Nibiru, e che sarebbe stato il pianeta d’
origine delle divinità – chiamate Anunna e Anunnaki – adorate in Mesopotamia. Essi
sarebbero gli Elohim biblici, i Neteru egiziani, e il loro culto, da Sumer, si sarebbe mosso
in tutto il globo venendo incorporato nelle tradizioni religiose di tutte le civiltà e culture
successive. Culture e civiltà derivate appunto dal contatto dell’ Uomo con questi
‘extraterrestri’. E proprio su questo aspetto, specialisti di ogni genere hanno fatto quasi
a gara per riuscire a ‘smontare’ le ipotesi di Sitchin, chi dal lato scientifico, chi dal lato
linguistico, senza però mai produrre una prova definitiva dei suoi eventuali errori. 


D’altro canto, invece, la ricerca di questo ipotetico pianeta aggiuntivo è stata iniziata e portata
avanti più volte da enti come la NASA, e siamo ormai abituati alla scoperta continua di
nuovi pianeti; il metodo investigativo di Sitchin, basato prevalentemente sulle proprie
interpretazioni di testi e reperti del passato, lo ha portato a rilasciare nei propri libri una
lunga serie di affermazioni che nel corso dei decenni si sono dimostrate esatte: dalla
  presenza 
d’acqua su Marte, all’esistenza di pianeti retrogradi, all’esistenza di oggetti planetari stabili con orbita molto eccentrica e longeva, all’ origine interna al Sistema Solare delle comete, e alla presenza di materiale esterno al Sistema Solare nella Fascia degli Asteroidi. 

Potremmo continuare l’elenco delle conferme arrivate dalla scienza per ore, se solo ci abbandonassimo al tema della Genetica e dell’ Antropologia. Chi mai, prima di Sitchin, era stato capace di identificare con esattezza luogo e arco temporale per l’ insorgenza dell’Homo Sapiens? 

Gli studi di genetica condotti negli anni ’90 dal team Progetto Genoma Umano ha validato quanto asserito da Sitchin nel 1976, procurando conferme indipendenti sia dal lato patrilineare (Spencer Wells) che matrilineare (Brian Sykes).

Non passa anno in cui la teoria di Sitchin, per quanto strampalata possa sembrare,
non riceva corroborazione da parte della scienza sotto questo o quell’aspetto; uno degli
ultimi casi eclatanti risale al
2016, quando un team della Università di Lund, in Svezia,
pubblicò un documento molto particolare intitolato “
Is there an exoplanet in the Solar
system?
: indagava la possibilità che un pianeta estraneo al Sistema Solare potesse
essere stato catturato dal nostro sistema in via di formazione circa 4.5 miliardi di anni fa.
Ponendo certe condizioni, il team ha calcolato che questa cattura sarebbe stata più che
possibile. Questo scenario era stato prospettato da Sitchin nel 1976 tramite la sua
‘assurda’ interpretazione in chiave astronomica di uno dei più famosi poemi
mesopotamici: l’ Enuma Elish.


Sitchin, dunque, a distanza di 7 anni dalla sua morte continua a insegnarci; le sue
‘strambe teorie’, che rimangono li immutabili nei suoi libri, trovano anno dopo anno
nuove conferme, e la ‘rivincita’ più grande di Sitchin sui suoi detrattori rimane proprio la
divulgazione scientifica successiva alla sua morte.
 

(A. Demontis)


Sulla Tecnologia degli Anunnaki

Sulla tecnologia degli Anunnaki


Poche righe per chiarire un problema che di tanto in tanto ritorna tra chi non ha letto - o non ha letto attentamente - i libri di Sitchin ma conosce la sua teoria superficialmente e solo per sentito dire... Coloro spesso vedono delle incongruenze in alcune vicende che riguardano gli Anunnaki, le tipiche osservazioni che fanno sono:

- avevano navicelle capaci di viaggi interstellari ad alta tecnologia eppure usavano ancora la combustione
- avevano navicelle spaziali ultra tecnologiche eppure lavoravano nelle miniere e hanno creato l' uomo anzi che utilizzare dei robots
- avevano tecnologie avanzatissime eppure costruivano con la pietra e scrivevano su tavole di argilla

Queste e tante altre domande, come già detto, nascono dal non aver letto i libri di Sitchin con la dovuta attenzione, e dalla mancanza di capacità di immedesimazione.

Rispondo a queste 3 domande 'tipiche' sperando che i principi esposti vadano a rispondere anche a quelle similari, e che riescano a far capire come si deve ragionare.

1) avevano navicelle capaci di viaggi interstellari ad alta tecnologia eppure usavano ancora la combustione

R: Gli Anunna non affrontavano viaggi interstellari, Nibiru é un pianeta del nostro stesso sistema solare, e come facciamo noi adesso anche loro utilizzavano il mezzo di propulsione più potente e vantaggioso: la combustione. D' altra parte noi sappiamo che avevano 'razzi fiammeggianti' ma non sapiamo che tipo di combustione utilizzassero. Come per il corso della nostra storia, anche nella loro devono essere riusciti ad evolvere la scienza dell' astronautica lungo decenni o secoli... noi per esempio mandiamo gli Shuttle in orbita utilizzando idrogeno e ossigeno liquidi come combustibile principale, e combustibili solidi a base di tetrossido di azoto e monometilidrazina; ma solo 60 anni fa usavamo invece idroperossido di cumene, una sostanza fortemente reattiva attualmente utilizzata come base per produrre plastiche fenoliche. 

Tutto ciò, inoltre, va detto tenendo ben presente un altro genere di discorso: noi sappiamo che loro utilizzavano quel genere di navicelle QUI sulla Terra. Non sappiamo niente del livello di evoluzione e dei metodi di trasporto aereo che utilizzavano nel loro Pianeta, nè sulla uniformità di diffusione di tali mezzi.

Per intenderci, qui sulla Terra noi abbiamo aerei di linea che vanno a Jet Fuel, ma abbiamo appunto razzi che vanno a idrogeno/ossigeno, come abbiamo la Vela Solare (sperimentata ed usata i almeno 3 occasioni). Ma non tutti questi metodi di propulsione sono utilizzati nelle stesse condizioni nè da tutti i paesi del globo. Ciò detto, abbiamo inoltre testimonianza di un altro genere di propulsione che loro avevano a disposizione: quella ad acqua, alla quale anche noi stiamo arrivando in tempi recentissimi.

2) avevano navicelle spaziali ultra tecnologiche eppure lavoravano nelle miniere e hanno creato l' uomo anzi che utilizzare dei robots

R: Come già detto, la loro tecnologia non era molto diversa da quella che noi abbiamo attualmente... la loro tecnologia era avanzatissima nel periodo in cui hanno interagito con l' uomo, ma non rispetto a quella che noi abbiamo a disposizione; ebbene anche noi, attualmente, utilizziamo ancora manodopera umana. Perchè non dovremmo? Se é già disponibile, perchè non utilizzarla? Mettetevi nei panni degli esploratori del XIX secolo che andavano in Canada a cercare oro ed argento, nello Yukon e nel Klondike. Non erano forse loro stessi a scavare nelle miniere? Solo in tempi più tardi si sono serviti della popolazione locale pagandola una miseria... e che dire degli schiavisti afro-americani? Compravano schiavi dai capo-villaggio in Africa per portarli nei Caraibi e nella Louisiana per scavare nelle miniere e per coltivare cotone e tabacco. Loro non avevano la possibilità di utilizzare robots, ma anche avessero avuto la tecnologia adatta, chiediamoci: perchè perdere tempo e risorse a costruire robots? Nemmeno noi, nel XXI secolo, utilizziamo robots per determinate operazioni. Utilizziamo macchine nelle catene di montaggio, per operazioni di routine e meccaniche, ma non utilizziamo robots androidi in attività che richiedono ragionamento ed intelletto. Inoltre, noi abbiamo raggiunto medi risultati con i robots dopo uno sviluppo enorme nel campo della meccanica, della siderurgia, della programmazione, dell' elettricità, della miniaturizzazione... come potevano gli Anunna ottenere tutto ciò 400.000 anni fa senza risorse energetiche locali? Avrebbero dovuto portare tutto l' occorrente da Nibiru, ma torniamo al punto principale: perchè farlo se é più facile e veloce utilizzare la manovalanza?

3) avevano tecnologie avanzatissime eppure costruivano con la pietra e scrivevano su tavole di argilla

R: Ad utilizzare argilla e pietra per scrivere erano i sumeri, i terrestri, non gli Anunnaki. Non sappiamo nè se loro avessero bisogno di scrivere qualcosa, nè come lo facessero. Possiamo per esempio dedurre dai miti che avessero una tecnologia simile ai nostri 'floppy disk' o 'data disk' dalla descrizione degli oggetti chiamati ME. Potevano anche usare carta, che sicuramente sarebbe stata gettata una volta non più utile, come facciamo noi adesso... Perchè usare la pietra per costruire? Cosa dovevano usare, quando c' era abbondanza di pietra e di legno nei luoghi dove vivevano? Non utilizziamo anche noi, forse, la pietra, naturale o sintetica? Non abbiamo sempre utilizzato la pietra, noi, nel corso della nostra storia? Non costruiamo palazzi alti anche 500 metri con il cemento? 

(A.Demontis)












venerdì 5 ottobre 2018

IL VIAGGIO COMINCIA - UNA PREFAZIONE DI Z.SITHCIN



"Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi 
sulla faccia della terra
e furono nate delle figlie,
avvenne che i figli di Dio
videro che le figlie degli uomini erano belle
e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte.
In quel tempo c'erano sulla terra i gigant, 
e ci furono anche in seguito
quando i figli di Dio
si unirono alle figlie degli uomini, 
ed ebbero da loro dei figli.
Questi sono gli uomini potenti che, 
fin dai tempi antichi, sono stati famosi."

    Il lettore che abbia familiarità con la versione inglese della Bibbia di Re Giacomo (1) riconoscerà questi versetti come preambolo della storia del Diluvio universale nel capitolo 6 della Genesi, dove Noè, stipati un'arca, viene salvato per ripopolare la Terra.
   
Il lettore che abbia dimestichezza con i miei scritti riconoscerà anche questi versetti come il motivo per cui molti decenni fa uno scolaretto sentì l'impulso di chiedere al proprio insegnante come mai il soggetto di quei versi erano i "giganti", mentre nel testo originale ebraico la parola usata era Nefilim che, dal verbo ebraico Navel, significa cadere, essere calati, scendere, ma non di certo "giganti".

   Quello scolaretto ero io. Invece di ricevere i complimenti per il mio acume linguistico, fui aspramente rimproverato. «Sitchin, SIEDITI», sibilò il maestro reprimendo la collera, «non sei autorizzato a mettere in discussione la BIBBIA!». Quel giorno mi sentii profondamente offeso, perchè non stavo affatto mettendo in questione la Bibbia, ma sottolineando la necessità di comprenderla in maniera esatta. Fu quell'episodio a imprimere una nuova direzione nella mia vita, che da allora fu dedicata alla ricerca dei Nefilim. Chi erano? E chi erano gli "uomini potenti" che da loro discendevano?

   

La ricerca di risposte ebbe inizio con interrogativi linguistici. Il testo ebraico non parla di "uomini" che cominciarono a moltiplicarsi, ma di Ha'Adam, "gli Adami", un termine generico per indicare una specie umana. Non parla di "figli di Dio", ma usa il termine Bnei Ha-Elohim: i figli (al plurale) degli Elohim, termine plurale preso come sinonimo degli "dei", che in realtà significa "i sublimi". Le "figlie di Adami" non erano belle, ma Tovoth, cioè buone, compatibili....Ed inevitabilmente ci troviamo ad affrontare la questione delle origini. Com'è capitato in questo pianeta il genere umano, e da dove ci deriva il nostro codice genetico?

   In soli tre versetti e in poche parole (49 nella versione originale ebraica della Genesi) la Bibbia descrive la creazione di Cielo e Terra, dopodiché registra un'epoca preistorica dell'umanità originaria e una serie di eventi sorprendenti, incluso un diluvio globale, la presenza sulla Terra di divinità e dei loro figli, matrimoni tra membri di specie diverse e una progenie semidivina....

   E così, a partire da una parola (Nefilim), ho raccontato la storia degli Anunnaki, "Coloro che dal Cielo scesero sulla Terra", viaggiatori spaziali e colonizzatori interplanetari che dal loro pianeta tormentato giunsero sulla Terra in cerca d'oro e finirono per plasmare gli Adami a loro immagine. In questo modo li ho riportati in vita, riconoscendoli individualmente, rivelando i loro intricati rapporti, descrivendo i loro compiti, amori, ambizioni e guerre, e identificando i discendenti nati dall'incrocio delle due specie, i "semidei". 

   A volte mi è stato chiesto dove mi avrebbero portato i miei interessi se il maestro si fosse congratulato con me invece di rimproverarmi. In verità la domanda che mi sono posto io è un'altra: e se davvero «in quel tempo sulla Terra e anche in seguito» ci fossero stati i giganti? Le implicazioni culturali, scientifiche e religiose sarebbero terrificanti e porterebbero ai seguenti inevitabili interrogativi: perché i compilatori della Bibbia ebraica, completamente dedita al monoteismo, hanno incluso questi versi esplosivi nella documentazione preistorica e quali sono state le loro fonti?

   Credo che abbiamo trovato la risposta. Dopo aver decifrato l'enigma dei semidei (fra i quali c'è anche il famoso Gilgamesh), in questo libro, che è la mia opera somma, giungo alla conclusione che la prova fisica convincente della presenza aliena sulla Terra in passato è stata seppellita in un'antica tomba. E' una storia dalle implicazioni immense per la nostra origine genetica, una chiave per svelare i segreti della salute, della longevità, della vita e della morte; un mistero la cui la rivelazione farà vivere al lettore una straordinaria avventura.




Z.SITCHIN
Gennaio 2010








(1) Versione ufficiale della chiesa Anglicana

giovedì 4 ottobre 2018

Lugal-e (Seconda guerra della piramide)


Il mito 'Le conquiste di Ninurta' o 'Uno shir-sud per Ninurta' é la base mitologica per quella che Sitchin chiama la 'Seconda guerra della Piramide', lo scontro tra Ninurta e Marduk. Nel mito Ninurta combatte contro ASAG o AZAG,nome composto da A2+SAG3 dove SAG3 corrisponde a SIG3.
Il nome é un gioco di parole, infatti SIG3 come verbo significa 'battersi con' ma anche 'far tremare - terremoto - colpire - battere', e assocciato ad A2 significherebbe 'Colui che si batte / colui che fa tremare' ma il costrutto A2.SIG3 ha il significato anche di 'mazza', precisamente le scuri fatte legando un manico di legno a una pietra ovale, del tipo simile ai Tomawks pellirossa.
La guerra nel mito viene descritta come molto cruenta, Ninurta conduce degli attachi mentre si trova in volo, liberando contro Azag delle armi chiamate:

  • gish.gid2.da (colui che oscura)
  • gish.mi.tum (faretra del decreto divino)
  • gish.tukkul (mazza)
oltre a queste armi Ninurta si avvale di uno stranissimo dispositivo, lo SHAR.UR, il cui nome viene tradotto 'abbatte una miriade'. Lo Shar.ur viene descritto come avente molteplici funzioni: é innanzitutto capace di osservare scene lontane e riportarle a Ninurta in volo, é capace di 'proteggere' Ninurta come chiudendolo in una 'busta' di energia.

Asag, dal canto suo, viene descritto come il 'figlio impudente del cielo e della terra', come un essere 'delle montagne', che si accompagna con un esercito di 'pietre'. 

  • na4.shu.u (pietra che ha la forza del 10 - riferimento al rango divino 10 di Marduk)
  • na4.ga.sur.ra (pietra che circonda/delimita e lacera/uccide)
  • na4.sag.kal (pietra principale che disperde)
  • na4.gul.gul (pietra che ostruisce/diffende e uccide)
  • na4.gish.nu.gal (pietra del grande/potente fuoco)
e varie altre.

Asag viene più volte chiamato 'il serpente', e in un passo viene implicitamente assocciato a Enki e Damkina, probabilmente identificandolo dunque, come sostiene Sitchin, con il loro figlio MardukDurante la guerra Asag sembra avere la meglio, emettendo dei raggi mortali che colpiscono NinurtaEnlil e sua moglie stanno già piangendo la perdita del loro figlio quando c' é un colpo di scena: lo 'shar.ur' ha protetto Ninurta dai raggi e questo, con rinnovata ferocia, attacca Asag (che in questo punto viene descritto come abitante in una costruzione artificiale simile a una montagna - identificata da Sitchin in una delle piramidi di Giza) che viene scofitto.
Ninurta allora trascina via Asag, disperde le 'pietre' sue aiutanti, e porta Asag per essere processato dagli altri dei.

Secondo Sitchin quella del mito é una vera e propria guerra spaziale condotta da Ninurta sulla sua navicella ai danni di Marduk nascosto dentro la Grande Piramide, dalla quale utilizzava dei 'cristalli' (le pietre di cui si parla nel mito) per combattere Ninurta. Questi cristalli evidentemente, si legge dal mito, emettevano dei raggi contro la navicella di Ninurta.


L' identificazione di Asag con Marduk, messa in dubbio da alcuni critici di Sitchin, é attestata principalmente da 3 fattori:

  1. il fatto che quando Asag viene catturato si dice che 'Enki e Damkina non ti tengono testa' nel senso di 'affrontare - andare contro'. Il fatto che i genitori di Marduk non vadano cotro Ninurta che ha appena catturato Asag sembra indicareuna relazione tra questo e i due genitori di Marduk;
  2. Asag viene più volte descritto come il 'serpente', animale simbolo della stirpe di Enki, infatti Marduk é raffiugurato sempre con il suo Mushushu, il serpente cornuto;
Nell' Enuma Elish, il mito della creazione babilonese, vengono assegnati i 50 nomi divini a Marduk, tra i quali i due nomi 'ZI.AZAG' e 'AGA.AZAG'.



Questa guerra, che chiamiamo seconda guerra della piramide, la troviamo commemorata in lungo e in largo nelle fonti sumeriche, sia nelle cronache scritte sia in numerose rappresentazioni iconografiche. Gli inni in onore di Ninurta contengono molti riferimenti alle sue imprese e alle gesta eroiche compiute in questa guerra; gran parte del salmo “Tu sei fatto come Anu” è dedicata proprio al racconto di questa lotta e della vittoria finale. Ma la cronaca più importante e più diretta della guerra è contenuta nel testo epico Lugal-e Ud Melam-bi, collazionata e pubblicata da Samuel Geller in Altorientalische Texte und Untersuchungen. Come tutti i testi mesopotamici, anche questo prende il titolo dalla sua prima riga:

O re, somma è la gloria del tuo giorno;
tu, Ninurta, l’Altissimo, che possiedi i poteri divini,
che nei meandri delle terre montuose avanzasti.
Come un diluvio che non si può arrestare,
la terra nemica aggirasti e tenesti avvinta.
O Altissimo, che con veemenza affronti la battaglia;
eroe che tieni nelle tue mani la Divina Arma Brillante;
Signore, la Montagna hai assoggettato come tua creatura.
Ninurta, figlio reale, che da tuo padre hai attinto la tua forza;
o eroe, di fronte a te, la città si è arresa ...
O potente – 
il Grande Serpente, l’eroico dio,
hai scacciato da tutte le montagne.

Ecco, dunque, che, mentre esalta Ninurta, le sue gesta, la sua Arma Brillante, il poema fornisce anche un’indicazione geografica del conflitto («le terre montuose») e il principale avversario di Ninurta: «il Grande Serpente», capo delle divinità egizie. Più volte nel poema sumerico questo nemico è chiamato Azag e una volta è chiamato Ashar: entrambi sono epiteti ben conosciuti di Marduk. Abbiamo dunque appurato che i due figli più importanti di Enlil e di Enki – Ninurta e Marduk – sono i leader dei due opposti schieramenti nella seconda guerra della piramide.
La seconda tavoletta (delle tredici di cui si compone il testo del lungo poema) contiene la descrizione della prima battaglia. Ninurta aveva a disposizione sia le armi divine sia un nuovo veicolo aereo che egli stesso si era fabbricato dopo che quello originale era andato distrutto in un incidente. Il suo nome era IM.DU.GUD, solitamente tradotto con “Divino Uccello della Tempesta”, ma in realtà, letteralmente, “Quello che corre come eroica tempesta”; da diversi testi sappiamo che aveva un’apertura alare di circa 23 metri.




Alcune raffigurazioni arcaiche ce lo presentano come un “uccello” con due superfici alari sostenute da strisce incrociate ; nel telaio si intravede una serie di aperture rotonde, che forse servivano a far passare l’aria in un sistema a motore simile a quello dei jet. Questo velivolo di tanti millenni fa non soltanto mostra sorprendenti analogie con i primi biplani dell’era moderna, ma assomiglia anche in maniera impressionante allo schizzo eseguito da Leonardo da Vinci nel 1497 per illustrare il suo concetto di macchina volante azionata dall’uomo.
L’Imdugud ispirò probabilmente il simbolo di Ninurta – un uccello con la testa di leone appoggiato su due leoni (fig. 48) o, talvolta, su due tori. A bordo di questo veicolo costruito a mano, «che in guerra distrugge le dimore dei principi», Ninurta volava nei cieli durante i combattimenti della seconda guerra della piramide; e volava talmente alto che i suoi compagni lo perdettero di vista. Poi, continua il testo, «nel suo Alato Uccello, di fronte alla dimora cinta di mura» egli si lanciò in basso, e «mentre il suo Uccello si avvicinava al suolo, schiacciava la cima [della fortezza del nemico]».



Scacciato dalla sua roccaforte, il nemico cominciò a battere in ritirata. Mentre Ninurta continuava ad attaccare frontalmente, Adad faceva terra bruciata dietro i nemici che arretravano, distruggendo qualunque fonte di approvigionamento: «Nell’Abzu, Adad fece scappare i pesci, disperse il bestiame». Quando poi i nemici, continuando ad arretrare, si rifugiarono tra le montagne, le due divinità «come un fiume in piena spazzarono i monti».

Quando la guerra cominciò a estendersi e a prolungarsi nel tempo, le due divinità principali chiamarono a raccolta anche gli altri. «Mio signore, perché non vai anche tu alla battaglia che si va estendendo?» domandarono a un dio di cui non conosciamo il nome a causa di una lacuna del testo.
La domanda venne rivolta anche a Ishtar, e questa volta il suo nome compare più che chiaramente: «Al clamore delle armi, alle gesta di eroismo, Ishtar non voltò le spalle». «Vieni veloce, senza fermarti! Poni saldamente il piede per terra! Tra le montagne, ti aspettiamo!»

«La dea brandì l’arma splendidamente brillante ... [per dirigerla] costruì per essa un corno». Quando la utilizzò contro il nemico in un’impresa «che fino ai giorni più lontani» sarà ricordata, «i cieli si colorarono come di fiocchi di lana rossi». La scia esplosiva «squarciò il nemico, gli fece toccare il cuore con la mano».

Il seguito del racconto, contenuto nelle tavole V-VIII, è illeggibile perché troppo danneggiato. I versi, per quanto lacunosi, sembrano tuttavia suggerire che l’attacco, reso più intenso dall’intervento di Ishtar, provocò grandi grida e lamenti nella terra del nemico. «La paura della Brillantezza di Ninurta avvolse tutta la regione» e la gente dovette utilizzare dei prodotti alternativi, invece di grano e orzo, «da frantumare e macinare per farne farina».

Le forze nemiche, pressate dai continui attacchi, continuavano a ritirarsi verso sud. Fu allora, quando Ninurta guidò gli dèi di Enlil in un attacco al cuore del territorio africano di Nergal e nella sua città-tempio, Meslam, che la guerra assunse il suo carattere più feroce e violento. Qui essi fecero terra bruciata e fecero scorrere nei fiumi il sangue di genti innocenti – uomini, donne e bambini che abitavano nell’Abzu. I versi che descrivono questo aspetto della guerra sono alquanto danneggiati sulle tavole del testo principale; molti particolari, però, si ritrovano anche in diverse altre tavole frammentarie che hanno a che fare con la «conquista della regione» da parte di Ninurta, un’impresa che gli fece guadagnare il titolo di «Vincitore di Meslam». In queste battaglie gli attaccanti fecero uso di armi chimiche: sappiamo infatti che Ninurta fece piovere sulla città missili contenenti veleno, che «lanciò su di essa; il veleno distrusse da solo tutta la città». Coloro che sopravvissero all’attacco alla città fuggirono sulle montagne circostanti. Ma Ninurta «con l’arma che colpisce gettò fuoco sulle montagne; l’arma divina degli dèi, quella dal dente amaro, abbatté il popolo». Anche qui, qualche indizio fa pensare a una sorta di guerra chimica:

L’arma che distrugge
fece perdere i sensi;
il dente li scuoiò.
A forza di distruzione egli prostrò quella terra;
i canali riempì di sangue,
nella terra dei nemici come latte essi divennero,
come latte che i cani potevano leccare.

Sopraffatto dalla spietatezza dell’attacco, Azag invitò i suoi seguaci a non opporre resistenza: «Il Nemico chiamò a raccolta sua moglie e i suoi figli; contro Ninurta non alzò il braccio. Le armi di Kur furono coperte di terra» (ovvero, furono nascoste); «Azag non le sollevò». Ninurta prese questa mancanza di resistenza come un segno di vittoria. Un testo citato da F. Hrozny (“Mythen von dem Gotte Ninib”) racconta che, dopo che Ninurta ebbe ucciso gli avversari che occupavano la terra di Harsag (Sinai), se ne andò «come un uccello ad attaccare gli dèi che si erano ritirati dietro le loro mura» a Kur e li sconfisse tra le montagne. Quindi proruppe in un canto di vittoria:
La mia grande Brillantezza è potente come quella di Anu;

Chi oserà opporsi a lei?
Io sono il signore delle montagne,
le alte montagne che con le cime toccano l’orizzonte.
Dei monti io sono il padrone.

La gioia della vittoria, tuttavia, era prematura. Con la sua tattica di non-resistenza, Azag aveva infatti evitato la sconfitta: la capitale era stata sì distrutta, ma non così i capi della squadra nemica. Il testo Lugal-e si limita sobriamente a osservare: «Lo scorpione di Kur Ninurta non riuscì ad annientare». Gli dèi nemici si ritirarono invece all’interno della Grande Piramide, dove «l’abile artigiano» – Enki? Thoth? – innalzò una cinta di protezione «che la Brillantezza non potrà colpire», un campo, cioè, attraverso il quale i raggi di morte non potevano penetrare. Su questa fase finale e drammatica della seconda guerra della piramide possediamo anche fonti che si collocano “dall’altra parte”. Come i seguaci di Ninurta avevano composto inni in suo onore, altrettanto avevano fatto quelli di Nergal. Alcuni di questi inni, scoperti in seguito dagli archeologi, vennero raccolti da J. Bollenrücher in Gebete und Hymnen an Nergal.

Esaltando le gesta eroiche compiute da Nergal in questa guerra, questi testi raccontano che, quando gli altri dèi si trovarono assediati all’interno del complesso di Giza, Nergal – «sommo e amato drago di Ekur» – «di notte uscì» e, portando armi spaventose con l’aiuto dei suoi luogotenenti, ruppe l’accerchiamento nemico per raggiungere la Grande Piramide (l’Ekur). Vi arrivò di notte ed entrò attraverso «le porte chiuse che si aprono da sole». Un boato di benvenuto lo accolse al suo ingresso:

O divino Nergal,
signore che di notte sei uscito di soppiatto
e sei venuto a combattere!
Fa’ schioccare la tua frusta, fa’ risuonare le armi ...
Egli è benvenuto, la sua potenza è immensa;
Come un sogno è apparso alla porta.
Divino Nergal, che tu sia benvenuto:
combatti il nemico di Ekur,cattura il selvaggio che viene da Nippur!

Ben presto le speranze degli dèi assediati svanirono. Ulteriori informazioni sulle ultime fasi di questa guerra della piramide ci vengono da un altro testo ancora, messo insieme per la prima volta da George A. Barton (Miscellaneous Babylonian Texts) da frammenti epigrafici appartenenti a un cilindro d’argilla, rinvenuto tra le rovine del tempio di Enlil a Nippur. Quando Nergal raggiunse coloro che difendevano la Grande Piramide («la sontuosa casa che è eretta come un cumulo»), la prima cosa che fece fu rafforzarne le difese mediante una serie di cristalli a emissioni radioattive («pietre» minerali) poste all’interno della piramide:

La pietra d’acqua, la pietra appuntita,
la ... pietra, la ...
il signore Nergal
accrebbe la sua forza.
La porta di protezione egli ...
al cielo levò il suo occhio,
scavò dal profondo ciò che dà la vita ...
... nella casa
diede loro del cibo.

Ninurta, allora, visto che le difese della piramide erano state tanto rafforzate, ricorse a un’altra tattica.
Chiamò in aiuto Utu/Shamash per tagliare i rifornimenti idrici manomettendo la “corrente d’acqua” che correva nei pressi delle sue fondamenta. In questo punto il testo è troppo mutilato perché se ne possano capire i dettagli; sembra tuttavia che la tattica raggiunse il suo scopo. Chiusi nella loro ultima roccaforte, senza cibo né acqua, gli dèi assediati fecero del loro meglio per tenere testa ai loro attaccanti. Fino a quel momento, malgrado la ferocia dei combattimenti, nessuna delle divinità maggiori aveva mai subito un infortunio serio; allora, invece, uno degli dèi più giovani – Horus, secondo noi – cercando di sgusciar fuori dalla piramide con le sembianze di un ariete, venne colpito dall’Arma Brillante di Ninurta e perdette l’uso degli occhi. Uno degli dèi antichi invocò allora a gran voce l’intervento di Ninharsag – nota per le sue grandi capacità mediche – perché salvasse la vita al giovane dio:

E venne dunque la Brillantezza assassina;
La piattaforma della casa resistette al signore.
A Ninharsag fu elevato un grido:
« ... l’arma ... mia progenie
dalla morte è minacciato». ...

Altri testi sumerici chiamano questo giovane dio «progenie che non conobbe suo padre», un epiteto che ben si addice a Horus, nato dopo la morte di suo padre. Nella tradizione egizia la Leggenda dell’ariete narra proprio di una ferita agli occhi di Horus, provocata da un dio che «soffiò del fuoco» su di lui. Fu allora che, in risposta al grido d’aiuto, Ninharsag decise di intervenire per fermare il combattimento. La nona tavoletta del testo Lugal-e comincia con le decisioni di Ninharsag, l’invito rivolto al comandante delle armate di Enlil, suo figlio Ninurta, «il figlio di Enlil ... il legittimo erede generato dalla sua moglie-sorella». Con versi rivelatori essa annuncia la decisione di porre fine alle ostilità:

Io là andrò,
alla Casa dove comincia la misurazione delle corde,
dove Asar alzò gli occhi su Anu.
Io reciderò la corda
per il bene degli dèi in guerra.
La sua destinazione, dunque, era la «Casa dove comincia la misurazione delle corde»: la Grande Piramide!

Ninurta rimase dapprima sbalordito di fronte alla sua decisione di «entrare da sola nella terra dei nemici»; ma poiché sua madre si rivelò assolutamente inamovibile, accettò la sua volontà e le fornì «abiti che la mettessero al sicuro» (dalle radiazioni emesse dalle scie luminose?). A mano a mano che si avvicinava alla piramide, Ninharsag si rivolgeva sempre più pressantemente a Enki: «Gli grida ... lo implora». Lo scambio di battute, purtroppo, ci risulta incomprensibile, visto lo stato delle tavolette; tuttavia Enki accettò di consegnare a lei la piramide:

Della casa che è come un tumulo,
di quella che ho costruito pezzo per pezzo – 
puoi esserne tu la signora.

Vi era, tuttavia, una condizione: il conflitto doveva considerarsi chiuso fino a che non fosse giunto «il tempo che determina il destino». Ninharsag promise di rispettare la condizione posta da Enki, quindi andò da Enlil. Gli eventi che seguirono sono ricordati in parte nell’epica Lugal-e e in altri testi frammentari. Ma l’opera che li descrive in maniera più vivida e drammatica è un testo intitolato Canto la canzone della madre degli dèi. Questo testo, giunto pressoché intatto fino a noi perché fu copiato e ricopiato in tutto l’antico Medio Oriente, venne citato per la prima volta da P. Dhorme nel suo studio La Souveraine des Dieux. Si tratta di un poema in lode di Nimah (la «Grande Signora») e del suo ruolo di Mammi (“madre degli dèi”) da entrambe le parti del campo di battaglia. L’inno si apre con un invito ai «compagni in armi e combattenti» ad ascoltare; quindi passa a descrivere in maniera chiara e concisa la guerra e i suoi partecipanti, precisando che essa interessava quasi tutto il globo terrestre. 

Da una parte stavano «il primogenito di Nimah» (Ninurta) e Adad, ai quali presto si aggiunsero Sin e, più tardi, Inanna/Ishtar. Dall’altra parte dello schieramento si facevano i nomi di Nergal, un dio citato con gli appellativi «possente, sommo» – senza dubbio Ra/Marduk – e il «dio delle due grandi case» (le due grandi piramidi di Giza), quello che aveva cercato di scappare travestito con una pelle di ariete: Horus. Affermando di agire con l’approvazione di Anu, Ninharsag espose a Enlil l’offerta che le aveva fatto Enki. All’incontro era presente anche Adad (mentre Ninurta era rimasto presso il campo di battaglia). «Vi prego, ascoltate le mie preghiere!» disse alle due divinità, e si mise a spiegare le proprie idee. All’inizio Adad fu inflessibile: Là, di fronte alla Madre, Adad disse così:

«Siamo certi della vittoria.
Le forze nemiche sono battute.
Il tremore della terra ha fiaccato la loro resistenza».
Se proprio vogliamo parlare di cessazione delle ostilità, proseguì Adad, facciamolo partendo dal presupposto che le armate di Enlil stanno per ottenere la vittoria:
«Alzati e va’ – parla al nemico.
Convincilo a ritirare l’attacco».

Con un linguaggio meno forte, Enlil espresse anche lui la stessa idea: Enlil aprì la bocca;
all’Assemblea degli Dèi disse:

«Sebbene Anu abbia riunito gli dèi presso la montagna,
per scoraggiare la guerra e riportare la pace,
e abbia mandato la Madre degli Dèi
a trattare con me – 
facciamo in modo che la Madre degli Dèi sia un’emissaria».
Rivolto poi a sua sorella, le disse con un tono conciliante:
«Va’, calma mio fratello!
Alza una mano su di lui per la Vita;
dalla sua porta chiusa, fallo uscire fuori!»

Ninharsag fece come convenuto: «Andò a prendere suo fratello, espose a lui la sua preghiera». Gli disse che la sua sicurezza, e quella dei suoi figli, era assicurata: «con le stelle gli diede un segno».
Poiché Enki esitava, ella gli disse con tenerezza: «Vieni, dammi la mano». Ed egli gliela diede...
Enki e gli altri difensori della Grande Piramide furono così condotti all’Harsag, la dimora di lei. Ninurta e i suoi guerrieri videro i seguaci di Enki partire, e così quell’edificio tanto grande e inespugnabile rimase lì, vuoto e silenzioso.

(https://www.metmuseum.org/art/collection/search/321835)

LUGAL-E

Testo e traduzione: VAN DIJK, 1983.
Traduzione: JACOBSEN, 1987, pp. 233 sgg.; BOTTÉRO-KRAMER, 1992, pp. 356 sgg.; RÖMER, 1993, pp. 435 sgg. [Tav. III 110-V 190]; PETTINATO, 1971, pp. 91 sgg. [Tav. VIII 5-38].

I. ESORDIO: LL. 1-23
a) Inno a Ninurta: ll. 1-15
I.
1 O re! Uragano, il cui splendore è del tutto autosufficiente;
Ninurta, vero capo dalla forza eccelsa, dietro a cui cammina il
[Kur;
Uragano, Boa, che non si stanca mai, posto (a guardia) della
[terra ribelle.
Eroe che si getta coraggiosamente nella mischia;
5 signore, la cui mano ferma brandisce l’arma micidiale,
che falcia come l’orzo il collo dei disobbedienti!
Ninurta, il re, il figlio che, per la sua prestanza, riempie di gioia
[suo padre;
eroe che sovrasta il Kur come il vento del Sud.
Ninurta, retto diadema di Ašnan, dagli occhi fulminanti,
10 colui che quello dalla principesca barba ha generato con seme
[di lapislazzuli, drago che si avviluppa su se stesso;
colui, la cui destra è un leone che mostra la lingua ad un
[serpente, e che ruggisce come un’onda scatenata!
Ninurta, re, figlio che Enlil per propria virtù ha reso superiore; eroe che scaglia sui nemici la rete (che li imprigiona);
Ninurta, il cui timore e protezione abbracciano (l’intero) paese,
15 la cui ombra (invece) si estende sulla terra ribelle e confonde (le
[decisioni del)la loro assemblea!

b) Ambientazione: ll. 16-23
(Ora, il giorno, in cui) Ninurta, il re, il figlio che si prostra
[davanti a suo padre, in ogni tempo e luogo,
era assiso sul suo trono eccelso, emanando il sacro fulgore,
(e) gioiva per la sua festa, stando, seduto quietamente,
a fianco di An ed Enlil, e gustava bevande inebrianti;
20 mentre Baba accompagnava il re in preghiera,
mentre Ninurta, il figlio di Enlil decretava i destini,
proprio quel giorno il signore fece rivolgere alla sua arma lo
[sguardo verso il Kur,
e Šarur dall’alto così parla al suo re:

II. PRIMO DISCORSO DI ŠARUR: NUOVA E PERICOLOSA SITUAZIONE NEL KUR (A) E COLLERA DI NINURTA (B): LL. 24-119
A) Avvento al potere di Asag e lega delle pietre: ll. 24-69

Nascita di Asag: 24-33
«Signore, (detentore del) seggio più alto nella sala
[dell’assemblea degli aventi diritto ad un trono,
25 o Ninurta, la tua parola è immutabile, i tuoi decreti sono
[eseguiti fedelmente,
o mio re, An ha inseminato la verdeggiante terra,
o Ninurta, essa un eroe senza ritegno alcuno, Asag, gli ha
[partorito,
un figlio che, pur non cibandosi al seno di una nutrice, si è lo
[stesso nutrito di latte,
o mio re, egli è (figlio) spurio, uno che non conosce padre, un
[(vero) assassino del Kur!
30 Egli è un giovane prodotto dagli escrementi, uno svergognato!
O Ninurta, (Asag) è un giovane che provoca paura, che si
[compiace delle sue fattezze.
O mio eroe, io voglio congiungere le mie alle tue forze, (che
[sono) come quelle di un toro!
O mio re, tu sei, (è vero) uno che è tornato alla sua città, l’ha
[eletta a sua madre;

b) La lega delle pietre: ll. 34-40
(ma Asag, nel frattempo) ha sconvolto il cuore del KUR,
[disseminando ovunque il suo seme;
35 all’unisono (le pietre) hanno eletto la «pietra-Erba» come loro
[re,
e in mezzo a queste essa (= la pietra-Erba), come un grande
[toro, tiene sollevate le corna;
le pietre-šu, -sagkal, la dolerie, la pietra-usium, l’ematite
e l’eroe Alabastro, il loro duce, saccheggiano le città,
nel KUR egli (= Asag) ha fatto ad essi spuntare denti di drago,
[che sarchiano (il terreno):
40 davanti a tale forza gli Dèi di questa città hanno piegato le
[ginocchia per terra!
c) Usurpazione del KUR da parte di Asag: ll. 41-59
O mio re, quello si è innalzato un trono e non pensa affatto di
[tornare (nuovamente) nell’ombra;
o Ninurta, egli in qualità di signore, proprio come te, emette
[verdetti nel paese (di Sumer);
chi infatti può contrastare il fulgore di Asag?
(Il fulgore infatti) giganteggia sulla sua fronte: chi può mai
[rimuoverlo da lì?
45 Esso incute timore in colui che lo sperimenta, riempiendogli il corpo di terrore


II.
Esso (= il KUR) ha rivolto i suoi occhi verso il suo luogo,
mio re, il KUR ha diretto le sue primizie verso di lui;
o eroe, esso (però) ha chiesto (anche) di te, a causa di tuo padre;
figlio di Enlil, signore, a causa della tua forza eccelsa, esso ti sta
[cercando qui;
50 o mio re, a causa della tua potenza, esso ti chiede consiglio.
Esso (infatti) ha dichiarato: «O Ninurta, nessun guerriero può
[misurarsi con te!».
Esso ha dato disposizioni per un incontro con te.
O eroe, ci sono state invero delle consultazioni per toglierti la
[regalità;
Ninurta, egli (= Asag) confida di poter stendere la mano sui
[privilegi che tu hai ricevuto nell’Abisso.
55 Egli ha la faccia sfigurata, una dimora sempre mutevole;
Asag, giorno dopo giorno, si annette territori confinanti
ma tu (non osare di) imporgli i ceppi degli Dèi!
O stambecco del cielo, tu che hai calpestato il KUR con i (tuoi)
[zoccoli,
Ninurta, signore, figlio di Enlil, come puoi contrastare il suo
[attacco?

d) Situazione militare disperata: ll. 60-69
60 L’assalto di Asag è inevitabile, il suo peso è eccessivo!
Rapporti delle sue scorribande ci giungono, ma nessun occhio
[ha potuto scovare uno solo dei (suoi) soldati;
la sua potenza è scoraggiante, nessuna arma può intaccare la
[sua scorza;
o Ninurta, né l’ascia, né la freccia sono capaci di penetrare nel
[suo corpo;
o eroe, (Asag) è stato creato per te, come null’altro di simile,
65 o signore, che stendi il braccio verso gli eccelsi poteri,
splendore, degno degli Dèi,
(ma tu), sei un bue dalle sembianze di un grande toro dalla
[corporatura massiccia, mentre quello è intelligentissimo;
o mio Ninurta, sulle tue fattezze si compiace Enki,
o Uta’ulu, signore, figlio di Enlil, cosa debbo fare?

B) Collera e reazione di Ninurta: ll. 70-119
a) Primo assalto: ll. 70-89
70 Il signore gridò: «U’a!»; egli fece tremare il cielo, sotto i suoi
[piedi fece tremare la terra;
egli si volse verso di lui, e allora Enlil si turbò e uscì dall’Ekur;
il KUR fu annientato, la terra quel giorno si oscurò e gli
[Anunna tremarono.
L’eroe colpì la coscia con i pugni, gli Dèi si dispersero:
gli Anunna, come un gregge, fuggirono verso l’orizzonte,
75 il signore, nel sollevarsi, toccò il cielo.
Mentre Ninurta si accinge alla battaglia, il (suo) petto si dilata
[pari ad un miglio;
come una tempesta egli imperversò, cavalcò gli otto venti (per
[andare) verso la terra ribelle;
egli raccoglie con le braccia le frecce,
l’arma-Mitum spalancò le fauci contro il KUR:
80 l’arma divora tutti insieme i nemici.
Ninurta legò al suo arco il vento cattivo e il vento del Sud,
e al loro fianco fece stare l’arma-Diluvio:
davanti all’eroe avanzava il diluvio potente e irresistibile;
la polvere (al suo incedere) si solleva, la polvere si placa;
85 (la tempesta) appiana le alture, abbatte le canne,
piove catrame, il fuoco divampa, il fuoco divora gli uomini;
(la tempesta) abbatte alberi giganteschi fino alle radici, dirada i
[boschi;
la terra premeva le mani sul petto, gridava per il dolore;
il Tigri era sconvolto, mosso, fangoso e torbido!

b) l’attacco: ll. 90-108
III.
90 (Ninurta) sulla nave-Makarnunta’ea avanzò per dare guerra,
la sua gente, non sapendo dove andare, comincia a costruire
[mura di recinzione,
gli uccelli del posto cercavano di librarsi in volo, ma le loro ali restavano attaccate al suolo
la tempesta colpì anche i pesci fin nel più profondo (dell’abisso),
[e questi cominciarono a boccheggiare,
essa folgorò il bestiame della steppa, lo arrostì fino a farlo
[diventare delle locuste,
95 era proprio il diluvio che irrompe, rovinando disastrosamente il
[KUR.
L’eroe Ninurta penetrò nella terra ribelle, e la tenne (sotto
[controllo)
colpì i loro corrieri (in viaggio) per il KUR, fece diffondere nelle
[loro città (false) informazioni;
abbattè le teste dei mandriani, come fossero farfalle svolazzanti,
questi si aggrappavano con le loro mani ai fusti delle piante,
[simili però ad erba-ki.kal,
100 tentavano di proteggere le loro teste, correndo dentro la cinta
[muraria.
Il fulgore del KUR era appannato,
il suo spirito vitale si faceva strada, salendo, nel petto,
la sua gente, per malattia, lasciava pendere mani e collo da un
[lato,
pronunziava maledizioni contro la terra;
05 essi annoveravano il natalizio di Asag tra i giorni nefasti!
Il signore fece scorrere la bile nella terra ribelle;
mentre egli avanzava, la bile si spostava fino a toccare il cuore
[furioso,
essa, operando come una grande fiumana, spianava l’argine
[nemico.

c) Ricognizione aerea di Šarur: ll. 109-119
Al cospetto della sua arma leontocefala, il cuore gli si illumina,
110 come un uccello, (Šarur) si mette in volo, e per lui atterra nel
[KUR;
per afferrare i riottosi, essa batte le ali,
essa volò attorno all’orizzonte celeste per apprendere cosa
[succedeva;
essa andò incontro a quelli (della gente del KUR) che venivano
[in pace, e riferì a lui le loro parole.
L’infaticabile, colei che non si siede mai, le cui ali portano il
[diluvio,15 Šarur, qualunque cosa essa avesse potuto apprendere lassù, al
[signore Ninurta
riporta fedelmente le deliberazioni del KUR;
essa spiega al signore Ninurta i (loro) intendimenti,
essa dipana come un filo (intricato) il discorso di Asag,
gli dice pacatamente: «O eroe, stà in guardia!»

III. SCONTRO FRONTALE DEI DUE EROI: LL. 120-195
a) Secondo discorso di Šarur: ll. 120-150
120 L’arma abbracciò colui che amava;
Šarur al signore Ninurta così parla:
«Eroe, trappola, rete (che imprigiona i nemici in) guerra,
Ninurta, re, mazza celeste, contro i nemici pietra di fronda,
potente, tempesta che produce sconvolgimenti, inondazione che
[sommerge il raccolto,
125 o mio re, poiché hai rivolto lo sguardo alla guerra e sei volato
[(addirittura) in prima fila,
Ninurta, dopo aver intrappolato come in una rete e averli [lasciati precipitare come un grande fascio di canne,o signore, boa celeste, purifica la (tua) picca e l’arma!
O Ninurta, che i nomi degli eroi uccisi da te siano pronunziati:
l’Amico di An (kuli-an-na), il drago, il gesso,
130 il rame forte, l’eroe, il cervo dalle sei teste,
Magilum, il signore Šamananna,
il bisonte, il re della palma,
l’uccello Anzu, il serpente a sette teste2,
Ninurta, tu li hai uccisi nel KUR!
135 Signore, ora però non puoi andare a questa battaglia (ancora
[più) colossale!

IV.
Per incrociare le armi – festa della gioventù.
per la danza di Inanna, non sollevare il tuo braccio!
Signore, alla [colossale] guerra non andare! Non fare minacce!
[Inchioda il tuo piede al suolo!Ninurta, Asag ti aspetta a piè fermo nel KUR!
140 Eroe, tu che sei magnificamente avvenente, (ornato) con la
[corona,
figlio primogenito, al quale Ninlil non ha lesinato il fascino
[sensuale,
signore retto che la principessa ha partorito al signore (-Enlil),
eroe, al quale sono cresciute le corna come a Sin,
tu che al re del paese assicuri la vita dai lunghi giorni,
145 che a colui che ha in sé la sublime forza celeste dischiudi il
[cielo,
che raccogli le acque e le incanali nel (loro) letto,
Ninurta, signore, circondato da terrificante aura, che ti sei
[precipitato contro il KUR,
o eroe grande, che non ha eguali,
ora, vuoi proprio eguagliare Asag?
150 O Ninurta, tu che conosci la dolerite, non la fare entrare nel
[KUR!»

b) Ninurta prepara l’attacco: ll. 151-167
L’eroe, il figlio, l’orgoglio di suo padre,
il saggio scaturito da una profonda premeditazione,
Ninurta, signore, figlio di Enlil, dotato di grande intelligenza, il
[dio che ascolta i consigli segreti,
il signore allungò le sue gambe, si accomodò sull’onagro,
155 egli si cinse di usbergo e spada,
con la sua augusta ed estesa [ombra] coprì il KUR,
come [    ] egli mosse contro il popolo del KUR,
egli raggiunse la fortezza di Asag,
egli marciò contro la terra ribelle alla testa del suo esercito:
160 egli diede ordine al suo arco, e questi da solo si attaccò alla sua
[corda;
il signore parlò alla sua arma, e questa subito accorse al suo
[fianco;
l’eroe si affrettò alla battaglia: egli riempì (l’intero spazio di)
[cielo e terra;
egli mise a posto giavellotto e scudo: il KUR fu distrutto,
[sbriciolato,davanti alle armi di combattimento che Ninurta aveva raccolto
[al suo fianco!
165 Quando l’eroe cinse la sua arma al fianco,
il sole non risplendette più, la luna (al suo posto) subentrò;
quando egli marciò contro il KUR, (il cielo) divenne nero, il
[giorno divenne come pece.

c) Attacco di Asag: ll. 168-181
Asag partì all’attacco, ponendosi alla testa del (suo) esercito,
egli tirò giù il cielo usandolo come arma, lo prese in mano,
170 come un serpente, egli nascose la testa in terra;
era un cane arrabbiato che si lancia contro il nemico,
[uccidendo i corpi,
facendo scorrere il sudore dai suoi fianchi.
Asag si abbattè come un muro su Ninurta, il figlio di Enlil,
egli gridò con voce orribile, come nel giorno della dannazione;
come un serpente dalla testa immensa, soffiò nel paese!
175 Egli prosciugò l’acqua del KUR e sradicò i tamarischi,
lacerò il corpo della terra, producendo (le) piaghe,incendiò il canneto, bagnò il cielo di sangue;
ai corpi ruppe le costole, fece la popolazione a pezzi;
a tutt’oggi, nei campi i parassiti sono neri,
180 per tutto il tempo a venire, l’orizzonte è rossastro come la
[porpora; è proprio così!

d) Disfatta di Ninurta: ll. 182-190
V.
An si accasciò nel suo scanno, contorse le mani (portandole) al
[petto;
Enlil si turbò, si nascose in un angolo;
gli Anunna si tenevano stretti alle pareti;
185 come una colomba, la loro casa urlava per la paura!
La Grande Montagna, Enlil, si rivolge a Ninlil:
«Sposa mia, mio figlio non c’è! Cosa posso io innalzare (a mia
[difesa)?
Il signore, l’autorità dell’Ekur, il ceppo eccelso di suo padre,il cedro sbocciato nell’Abisso, il diadema dalla vasta ombra,
190 mio figlio, in cui è riposta la mia serenità, non c’è! Verso chi
[tenderò la mia mano?»

e) Intervento di Šarur presso Enlil: ll. 191-195
L’arma che ama il signore, che dà ascolto al suo re,
Šarur, per il signore Ninurta.
porta a suo padre, a Nippur, la notizia del pericolo di morte:
[il figlio di En]lil, la tempesta furiosa del KUR lo coprì come
[un drappo, e lo scosse come un albero;
195 [Asag?] [    ] lo legò: a causa di ciò, il signore [    ].

IV. TERZO DISCORSO DI ŠARUR E INTERVENTO DI ENLIL: LL. 196-227
a) Discorso di Šarur ad Enlil: ll. 196-224
[L’arma    ] disse ad Enlil:
«[    ] a tuo figlio, Asag [    ]
198-212: lacuna
«[    ] dove la luce non entra, penetrava il mio sguardo[per quanto ] fosse più forte, il tuo signore il tuo petto ha fatto
[……….»; ( )
215 «[    ] Ninurta, avendo ritrovato fiducia in se stesso [    ]
avendo fatto cessare il diluvio, egli starà (di nuovo) in piedi: le
[acque infatti si prosciugheranno come al calore del sole;
[mio figlio], la mia serenità, respirerà sollevato, pieno di gioia
[egli starà in piedi;
io farò sedare i venti cattivi che si sono scagliati contro l’eroe
[Ninurta;
[    ] il KUR deciderà di portare doni solo a lui, esso
[riconoscerà la sua potenza».
220 Ora io do le mie istruzioni, tu sarai latore di questo messaggio:
«Che il mio popolo si moltiplichi, che le acque non nuocciano
[più a coloro che mi sostengono;
che [    ] le sue acque siano riportate nei campi, che egli
[non faccia diminuire la popolazione,
che egli [    ], che non faccia mancare la prosperità,
che egli non faccia per me, Enlil, scomparire il nome di tutte le
[specie che io ho fatto esistere e funzionare!»

b) Šarur riporta a Ninurta il messaggio del padre: ll. 225-227
25 L’arma: il suo cuore in questo ritrovò la pace; con i pugni si
[colpì le cosce;
Šarur si mise a correre ed entrò nel paese ribelle; al signore Ninurta essa, piena di gioia riferisce il messaggio:

V. NUOVO ATTACCO DI NINURTA E VITTORIA: LL. 228-297
a) Quarto discorso di Šarur: ll. 228-243
«[Mio r]e, ecco quanto ha detto [tuo padre per amor] tuo:
“Dopo che il diluvio, a cui è stato iniettato il veleno e che
[uccide gli uomini,
230 avrà trucidato Asag, nonostante la sua forza, e gli avrà
[spruzzato la bile,
solo allora mio figlio potrà presentarsi nell’Ekur!
O Ninurta, la mia gente ti glorificherà senza posa!
O signore, tu che sei fedele al comando di tuo padre,
eccelsa possanza di Enlil, non tardare!
235 (Tu), tempesta nella terra ribelle, per tritare il KUR come fosse
[farina,Ninurta, detentore del sigillo di Enlil, và! Non ti attardare!
VI.
O mio re, Asag che ha costruito un muro di difesa ed eretto
[dei muraglioni,
la fortezza è troppo alta, non può essere espugnata.
[    ] non abbassa il suo furore;
240 [    ] non si solleva(no);
[    ] che non sanno, egli fa marciare contro di te
[davanti,
il vento cattivo [    ] alla testa [    ]
mio re, tu dovrai servirti della battaglia e dei lacci [    ]»

b) Secondo attacco di Ninurta: ll. 244-264
Ninurta aprì la bocca all’arma e alle punta di freccia [contro il
[KUR],
245 l’arco egli puntò contro il KUR, il sangue cominciò a scorrere
[nei crepacci,
il signore stese il suo braccio verso le nuvole,
il giorno si tramutò in notte buia;come un uragano egli urlò, [    ]
[    ] l’arco [    ]
250 Ninurta [    ]
il signore [    ] un vorti[ce  ];
la sua battaglia colpì il KUR con un randello;
Šarur scaraventò in cielo la sabbia, distrusse la sua popolazione;
come un aratore, essa prende le misure (del campo);
255 il suo sputo è da solo capace di distruggere le città;
l’arma che sconvolge ogni cosa, appiccò il fuoco al KUR,
l’arma-mitum dai denti amari sfonda le teste;
l’arma-šita, la cui veemenza è senza confronto, deturpa i volti;
la lancia fu inficcata al suolo, e il sangue riempì i crepacci,
260 ed esso come latte fu versato ai cani nella terra ribelle.
Il nemico si dimenò, gridando a sua moglie e figli:
«Contro il signore Ninurta non avreste dovuto alzare il
[braccio!»
L’arma ridusse il KUR in polvere; il cuore di Asag non aveva
[di che sorridere!Šarur si portò le mani al collo per il signore:

c) Quinto discorso di Šarur; descrizione di Asag: ll. 265-280
265 «O eroe, che cosa ti attende ancora?
Non toccare il vento settentrionale del KUR!
Ninurta, signore, figlio di Enlil, egli è stato fatto come la
[tempesta:
è una pustola, il cui scoppio non è gradevole,
come il moccolo che esce dal naso, non è piacevole!
270 O signore, egli ha un parlare contorto, nulla di te egli prende a
[cuore.
Mio re, come un dio egli è stato creato per te; chi ti potrà
[soccorrere?
O eroe, egli scende sulla terra in un vortice, come la saponaria
[egli attecchisce al terreno.
Ninurta, egli caccia davanti a sé gli onagri nel KUR;
il suo terribile fulgore fa turbinare la polvere, fa piovere cocci
[come acquazzone;
275 nel paese ribelle egli fa colpire il leone dal dente amaro:[nessuno lo può catturare!
Dopo aver ridotto tutto in un nulla, in mezzo al vento
[settentrionale egli ti colpisce ai polmoni.
La stalla è stata chiusa da Lilit: egli ha fatto seccare l’acqua
[nella terra;
nella tempesta che imperversa, il popolo è finito; non trova più
[via d’uscita.
Contro un nemico che non ha spirito vitale nel cuore,
280 o eroe grande, signore, torna sui tuoi passi», gli dice a bassa
[voce.

d) Ninurta attacca e vince: ll. 281-297
VII.
Il signore gridò nel KUR, non smise di urlare;
nel paese ribelle l’eroe fece clamore, né ascoltò il clamore altrui;
ciò che i venti cattivi avevano provocato, egli rimise in ordine;
a tutti i nemici egli fracassò la testa, fece piangere il KUR.
285 Il signore, come i soldati che gridano «voglio andare al [bottino!», si affretta.Nel KUR, Asag, come uccello da preda, lo guardò con occhio
[torvo;
il rumore prima insopportabile della terra ribelle, egli ridusse al
[silenzio;
Ninurta si avvicinò al nemico, come se fosse …….. lo riempì;
ad Asag che stava (solo) con la sua terribile aura, gli passò di
[sotto;
290 egli andò di sotto, prese la mira verso l’alto:
come l’acqua lo intorpidì, lo disperse nel KUR;
come loglio lo estirpò, come giunchi lo abbatté.
Mentre il suo (= di Ninurta) terribile splendore ricopriva il KUR:
egli stritolò Asag come se fosse orzo bruciacchiato; il suo seme
[egli fece fuoriuscire;
295 come mattoni spezzati egli lo ammucchiò;
le sue «mani» esperte, come se fosse stato soltanto cenere, egli
[sparse come farina;
come creta caduta da un muro (di mattoni) crudo, egli rimise a
[posto insieme.

VI. OMAGGIO AL VINCITORE: LL. 298-333
a) Riposo dopo la vittoria: ll. 298-303
L’eroe raggiunse così il desiderio del suo cuore;
Ninurta, il signore, il figlio di Enlil, rilassato, si calmò.
300 Nel Kur, il giorno si stava compiendo,
Utu, egli si affrettò a salutare.
Il signore purificò nell’acqua la cintura e l’arma; i vestiti egli
[ripulì del sangue;
l’eroe si asciugò il sudore dalla fronte, ed emise un grido (di
[vittoria) sul cadavere.

b) Le pietre si piegano all’eroe: ll. 304-308
Allora, dopo aver fatto a pezzetti Asag, che egli aveva ucciso
[come un grosso vitello,
305 le pietre del paese vennero da lui,
come onagri stanchi essi si prostrarono davanti a lui,
e per questo signore, a causa del suo superbo atteggiamento,
(per) Ninurta, il figlio di Enlil, essi batterono le mani in segno
[di omaggio.

c) Sesto discorso di Šarur: ll. 309-323
Dall’alto dei cieli, Šarur rivolse al suo re queste parole
[ossequiose:
310 «Signore, Albero-mes maestoso (che cresce) in un campo
[irrigato; eroe, chi è come te?
Mio re, al tuo cospetto nessuno può vivere, nessuno può stare,
[nessuno può nascere!
Ninurta, d’ora in avanti nessuno oserà più insorgere contro di
[te nel KUR!
Mio re, al tuo primo grido
……..come acqua, ti loda.
315 Tempesta violenta sulla terra ribelle … [    ]
Signore Ninurta, [    ]»
317-323: lacuna

d) Conclusione della 1a. parte: Maledizione di Asag e Benedizione di Šarur: ll. 324-333
opo che nel paese ribelle egli ebbe estirpato Asag come lo[glio,
[ebbe tagliato come giunchi],
325 il signore Ninurta, la sua arma [depose in una nicchia],e troneggiando ormai, egli solo, senza rivali, pieno di
[gratitudine la apostrofò: [«pietra» sarà il suo nome«D’ora in poi il nome di Asag non sarà più pronunziato,
[«pietra» sarà il suo nome!
Della pietra il nome sarà zalag; pietra sarà il suo nome!
La superficie esterna di quello sia Urugal (= Il mondo degli
[Inferi);
330 la sua eroicità sia per il signore!
Ora ecco il destino dell’arma messa a riposo nella nicchia:
essa sarà nominata “Dall’eccelsa battaglia per il paese”:

VIII.
«Uragano scatenato contro i malvagi», con tale nome sarà
[ricordata nel KUR».
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Fonti:
- A. Demontis (Il Fenomeno Nibiru Vol.1)
- Z. Sitchin (Guerre Atomiche al tempo degli Déi)
- G. Pettinato (Mitologia Sumerica)

Testi Menzionati:
- Lugal-e Ud Melam-bi, collazionata e pubblicata da Samuel Geller in Altorientalische Texte und Untersuchungen.(https://books.google.it/books/about/Die_sumerisch_assyrische_Serie_Lugal_e_u.html?id=SAU_AQAAMAAJ&redir_esc=y)

- F. Hrozny “Mythen von dem Gotte Ninib” (https://books.google.it/books/about/Sumerisch_babylonische_Mythen_von_dem_Go.html?id=Z3m7tgAACAAJ&redir_esc=y)

- J. Bollenrücher in Gebete und Hymnen an Nergal (https://www.abebooks.com/book-search/title/gebete-hymnen-nergal/)

- George A. Barton "Miscellaneous Babylonian Texts" (https://archive.org/details/miscellaneousbab00bartuoft/page/n3)

- P. Dhorme "La Souveraine des Dieux" (https://www.jstor.org/stable/23283575?seq=1#page_scan_tab_contents)