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martedì 13 marzo 2018

L'EREDITA' DI SUMER AKKAD

La sorprendente catena di eventi successivi alla caduta dell’Assiria ebbe inizio con la fuga ad Haran di membri della famiglia reale assira. Cercandovi la protezione del dio Sin,  i rifugiati radunarono ciò che restava dell’esercito assiro e proclamarono un membro della famiglia reale – anch’egli rifugiato – “re di Assiria”; ma il dio che, da tempi immemorabili, proteggeva la città di Haran, non rispose. Nel 610 a.C. le truppe babilonesi catturarono Haran e posero fine, una volta e per tutte, alle velleità degli Assiri.

Era giunta al termine la disputa per il mantello della successione all’eredità di Sumer e Akkad; quel mantello ora lo indossava solo il re di Babilonia, con la benedizione divina. Ancora una volta Babilonia governava sulle terre che un tempo erano state Sumer e Akkad – al punto che in molti testi di quel periodo Nabupolassar si fregiò del titolo di “Re di Akkad”. Usò quell’autorità per estendere le osservazioni celesti alle città un tempo sumere di Nippur e Uruk; proprio da lì provengono alcuni dei testi chiave relativi all’osservazione attribuiti a un periodo immediatamente successivo.

Nabucodonosor
Fu proprio in quello stesso anno pregno di eventi – il 610 a.C.– un anno memorabile – che l’Egitto, rinvigorito, fece salire al trono un uomo forte e assertivo, chiamato Neco. Appena un anno dopo si verificò una delle mosse geopolitiche più misteriose a giudizio degli storici. Gli Egizi, che in genere si schieravano al fianco di Babilonia contro il dominio assiro, uscirono dal loro paese e, diretti verso nord, attaccarono territori e siti sacri che i Babilonesi consideravano di proprio appannaggio.

L’avanzata egizia, a nord, fino a Carchemish, li portò a pochissima distanza da Haran; consegnò anche nelle loro mani i due siti legati allo spazio, in Libano e in Giudea. I Babilonesi, colti di sorpresa, re agirono. Nabupolassar,  pur se invecchiato, affidò a suo figlio Nabucodonosor – che si era già distinto sui campi di battaglia – il compito di riprendere possesso di quei luoghi vitali. Nel giugno 605 a.C.a Carchemish, i Babilonesi schiacciarono l’esercito egizio, liberarono la «sacra foresta in Libano che desideravano Nabu e Marduk» e inseguirono gli Egizi in fuga fino alla penisola del Sinai.

Nabucodonosor fermò l’inseguimento solo dopo aver ricevuto da Babilonia notizia della morte del padre. Quello stesso anno si affrettò a rientrare in patria e venne proclamato re di Babilonia. Gli storici non riescono a trovare una spiegazione per l’improvviso attacco degli Egizi e per la ferocia della reazione dei Babilonesi. Per noi è evidente che il motivo scatenante di quegli avvenimenti era l’attesa del Ritorno. A dire il vero sembra che nell’anno 605 a.C. il Ritorno dovesse essere imminente, forse anche in leggero ritardo.

Infatti, fu in quello stesso anno che a Gerusalemme Abacuc iniziò a fare profezie in nome di Yahweh. Predicendo misteriosamente il futuro di Babilonia e di altre nazioni, il profeta chiese a Yahweh quando sarebbe giunto il Giorno del Signore: un giorno di giudizio per le nazioni, Babilonia inclusa, e Yahweh rispose dicendo:

Scrivi la visione e incidila 
bene
sulle tavolette
perché la si legga
speditamente.
È una visione che attesta un
termine,
parla di una scadenza e non
mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non
tarderà.

(Abacuc 2, 2-3)

(La “scadenza” come vedremo in seguito, sarebbe giunta esattamente cinquanta anni dopo.)

I quarantatré anni del regno di Nabucodonosor (605-562 a.C.) sono considerati il periodo di un impero “neo babilonese” dominante, un periodo segnato da azioni decisive e da mosse fulminee, perché non c’era tempo da perdere: il Ritorno era imminente!

Per preparare Babiloniaa questo atteso evento, fu dato il via senza indugio a opere di restauro e di costruzione, in particolare nel recinto sacro, dove era stato rinnovato e ricostruito l’Esagil di Marduk (ora chiamato semplicemente Bel/Ba’al, “il Signore”); il suo ziggurat a sette gradoni era stato preparato affinché fosse possibile scorgerlo dal cielo stellato (foto a lato) – proprio come a Uruk, allorché, nel 4000 a.C. circa, Anu era giunto in visita. 

La porta "Isthar" al Vorderasiatisches Museum di Berlino
Venne eretta una nuova via processionale che conduceva al recinto sacro attraverso una massiccia porta nuova; le mura erano decorate e coperte da cima in fondo di mattoncini vetrificati e colorati, la cui bellezza ci stupisce e affascina ancora oggi. 

Gli archeologi, infatti, hanno asportato dal sito la via processionale e la porta, ricostruendo entrambe al Vorderasiatisches Museum di Berlino. 

Babilonia, Città eterna di Marduk, era pronta ad accogliere il Ritorno. «Ho reso la città di Babilonia la più importante fra tutte le nazioni e ogni abitazione; il suo nome ho elevato affinché fosse il più acclamato fra tutte le città sacre» scrisse Nabucodonosor nelle sue iscrizioni. 


Mappa del Mondo 

A quanto pare ci si aspettava che il dio del disco alato arrivasse al Luogo dell’Atterraggio in Libano e che poi avrebbe celebrato il Ritorno facendo il proprio ingresso a Babilonia attraverso la nuova meravigliosa via processionale e la sua porta imponente (foto sopra) – una porta chiamata “Ishtar” (ossia IN.ANNA), che era stata la “amata da Anu” a Uruk – un altro indizio che riguardava l’identità di colui del quale si attendeva il Ritorno.

Ad accompagnare queste aspettative c’era il ruolo di Babilonia come nuovo Ombelico della Terra – che ereditava lo stato antidiluviano di Nippur come il DUR.AN.KI, il “Legame Cielo-Terra”. 

Che quella ora fosse la funzione di Babilonia lo comprendiamo dalla scelta del nome sumero dato alla piattaforma ove poggiavano le fondamenta dello ziggurat, E.TEMEN.AN.KI (“Tempio della Fondazione Cielo-Terra”), affermando il ruolo di Babilonia come nuovo “Ombelico del Mondo” – un ruolo chiaramente raffigurato sulla “Mappa del Mondo” babilonese (vedi foto). 

Questa era una terminologia che ricordava la descrizione di Gerusalemme, con la sua Pietra della Fondazione, che fungeva da legame fra Terra e Cielo! Ma se ciò era quanto aveva in mente Nabucodonosor, allora Babilonia doveva sostituire il sito legato allo spazio post diluviano: Gerusalemme. 

Dopo aver assunto il ruolo di Nippur come Centro di controllo della missione post diluviano, Gerusalemme si trovava al centro di altri siti legati allo spazio e disposti concentricamente (vedi figura a lato). 

Definendola “Ombelico della Terra” (38, 12) il profeta Ezechiele annunciava che il Signore le aveva attribuito proprio questo ruolo:


Così dice il Signore Dio:
Questa è Gerusalemme!
Ombelico della Terra
circondata di paesi
stranieri.

(Ezechiele 5, 5)

Determinato a usurpare quel ruolo per Babilonia, Nabucodonosor guidò le sue truppe fino alla città e nel 598 a.C. catturò Gerusalemme. Questa volta, come aveva preannunciato il profeta Geremia, Nabucodonosor fu il veicolo della collera di Dio: gli abitanti di Gerusalemme dovevano essere puniti perché avevano iniziato a offrire incenso agli dèi del cielo: «a Baal, al Sole, alla Luna, alle stelle e a tutta la milizia del cielo» (2 Re 23, 5) – un elenco che includeva esplicitamente Marduk come entità celeste.

Ezechiele
Riducendo alla fame gli abitanti di Gerusalemme con un assedio che durò ben tre anni, Nabucodonosor riuscì a sottomettere la città e a condurre il re giudeo Gioacchino prigioniero a Babilonia! Vennero deportati anche i nobili di Giudea e gli eruditi – fra di loro il profeta Ezechiele –
nonché migliaia dei suoi soldati e artigiani: avrebbero risieduto sulle rive del fiume Khabur, nei pressi di Haran, loro patria ancestrale.

Questa volta la città e il tempio vennero lasciati intatti, ma undici anni dopo, nel 587 a.C., i Babilonesi ritornarono armati di tutto punto. Agendo questa volta – secondo la Bibbia – per loro stessa volontà, i Babilonesi incendiarono il tempio costruito da Salomone. Nelle sue iscrizioni Nabucodonosr non offrì alcuna spiegazione se non quella solita – eseguire i desideri e compiacere «i miei dèi Nabu e Marduk»; ma, come vedremo ben presto, la ragione era molto più semplice: credeva infatti che Yahweh fosse andato via definitivamente.

La distruzione del tempio fu un’azione scioccante e malvagia, per la quale Babilonia e il suo re – che in precedenza i profeti avevano considerato “la verga della collera” di Yahweh – sarebbero stati severamente puniti: «La vendetta di Yahweh, nostro Dio, vendetta per il Suo Tempio» colpirà Babilonia che sarà distrutta da invasori provenienti da nord – eventi che si sarebbero verificati alcuni decenni dopo (Geremia 50,28). Geremia proclamò anche il fato degli dèi invocati da Nabucodonosor:

Proclamatelo fra i popoli e
fatelo sapere.
Non nascondetelo, dite:
Babilonia è presa,
Bel è coperto di confusione,
è infranto Marduch; sono
confusi i suoi idoli,
sono sgomenti i suoi feticci.

(Geremia 50,2)

La punizione divina nei confronti dello stesso Nabucodonosor fu commensurata al sacrilegio. Secondo la tradizione, il re impazzì per un insetto che, attraverso il naso, gli era entrato nel cervello e morì tra atroci sofferenze nel 562 a.C.





Z.SITCHIN

giovedì 1 marzo 2018

"IN GIOVE SI VEDRA' IL SUO VOLTO, IL SIGNORE VERRA' DA SUD"

Fra i testi puramente astronomici tradotti e senza dubbio studiati, c’erano linee guida per osservare l’arrivo di Nibiru e per riconoscerlo non appena compariva. Un testo babilonese che conteneva ancora l’antica terminologia sumera affermava:

Pianeta del dio Marduk:

Al suo apparire
SHUL.PA.E;
Al sorgere di trenta gradi 
dell’arco celeste,
SAG.ME.NIG;
Quando si trova al centro
del cielo: NIBIRU.

Mentre il primo pianeta citato (SHUL.PA.E) si ritiene essere Giove (ma potrebbe anche essere Saturno), il nome del successivo (SAG.ME.NIG) poteva essere una variante di Giove, ma molti ritengono sia Mercurio.Un testo analogo di Nippur, che traduceva i nomi sumeri come UMUN.PA.UD.DU e SAG.ME.GAR, ha suggerito che l’arrivo di Nibiru sarebbe stato “annunciato” dal pianeta Saturno e che, dopo essersi alzato di 30° gradi, sarebbe arrivato vicino a Giove.

Altri testi (ad esempio una tavoletta conosciuta come la K.3124) affermano che dopo essere passato accanto a SHUL.PA.E e SAG.ME.GAR – che ritengo essere Saturno e Giove – «il pianeta Marduk» entrerà «nel Sole» (ossia entrerà nel perigeo, punto più vicino al Sole), «diventando Nibiru».

Altri testi forniscono indizi più chiari in relazione alla traiettoria di Nibiru, e al lasso di tempo compreso fra le sue apparizioni:

Quando dalla postazione di
Giove,
il Pianeta passa verso ovest.
Quando dalla postazione di
Giove
il Pianeta diverrà più
luminoso
e nella casa zodiacale del
Cancro diventerà Nibiru.
Il grande pianeta:
d’aspetto rosso scuro.
Il cielo divide a metà
e si presenta come Nibiru.


Messi insieme, i testi astronomici del periodo di Ashurbanipal descrivevano un pianeta che appariva dal margine del sistema solare, che si levava e diventava visibile quando raggiungeva Giove (o anche Saturno prima) e che poi curvava in basso verso l’eclittica. Al suo perigeo, quando era più vicino al Sole (e quindi alla Terra) il pianeta – all’Attraversamento – diventava Nibiru “nello zodiaco del Cancro”. 

Come mostra l’accluso diagramma schematico (non in scala), ciò può verificarsi solo quando il sole sorge nell’equinozio di primavera nell’Era dell’Ariete – nell’era zodiacale dell'Ariete.

Questi indizi che riguardavano la traiettoria orbitale del Signore del Cielo e la sua ricomparsa – a volte usando le costellazioni come mappa celeste – si trovano anche nella Bibbia, rivelando una conoscenza diffusa a livello internazionale: «In Giove si vedrà il tuo volto», recita il Salmo 17. «Il Signore verrà da sud […] il suo splendore brillante illuminerà come un faro», prediceva Abacuc (cap. 2). 


«Egli da solo stende i cieli e cammina sulle onde del mare. Crea l’Orsa e l’Orione, le Pleiadi e i penetrali del cielo australe», afferma il Libro di Giobbe (capitolo 9). E il profeta Amos (5, 9) prevedeva il Signore del Cielo «che mostrava il volto sorridente su Toro e Ariete, andrà dal Toro al Sagittario». 

Questi versi descrivevano un pianeta che viaggia nei cieli più alti e che, orbitando in senso orario – con orbita “retrograda”, dicevano gli astronomi – arrivava attraversando le costellazioni australi.

È una traiettoria che replica, su scala più grande, quella della cometa di Halley. Un indizio rivelatore in merito alle attese di Ashurbanipal era la meticolosa traduzione in accadico delle descrizioni sumere delle cerimonie svolte per la visita di stato che Anu e Antu compirono sulla Terra nel 4000 a.C. circa. Le sezioni che parlano della loro permanenza a Uruk descrivevano come, la sera della vigilia, un osservatore venne posto di guardia «sul gradino più alto della torre» per annunciare la comparsa dei pianeti, uno dopo l’altro, fino a quando non fosse comparso il «Pianeta del Grande Anu dei Cieli», al che tutti gli dèi, riuniti per dare il loro benvenuto alla coppia divina, avrebbero recitato il salmo «a Colui che diventa brillante, il pianeta celeste del dio Anu» e avrebbero cantato l’inno «È sorta l’immagine del Creatore». 

I lunghi testi descrivevano anche i pasti cerimoniali, gli dèi che si ritirano nelle camere per la notte, le processioni del giorno seguente, ecc. Si può concludere, con un certo margine di ragionevolezza, che Ashurbanipal fosse impegnato nel raccogliere, mettere insieme, tradurre e studiare tutti i testi precedenti che potevano:

a) fornire una guida ai sacerdoti-astronomi per scoprire, non appena possibile, il ritorno di Nibiru; 


b) informare il re sulle procedure da seguire. Chiamare il pianeta “Pianeta del Trono Celeste” è un indizio importante relativo alle aspettative reali, così come lo erano le raffigurazioni sulle mura dei palazzi, in magnifici bassorilievi, di re assiri che davano il benvenuto al dio nel disco alato mentre si trovava involo sopra l’Albero della Vita (come nella figura).




Era importante essere informati al più presto sulla comparsa del pianeta, così da poter essere in grado di preparare il giusto ricevimento per l’arrivo del grande dio raffigurato al suo interno – lo stesso Anu?– ed essere benedetti con il dono di una vita lunga, forse eterna. Ma ciò non era destinato ad accadere.

Subito dopo la morte di Ashurbanipal, scoppiarono ribellioni in tutto l’impero assiro. Si disintegrò la morsa dei suoi figli su Egitto, Babilonia ed Elam. Ai confini dell’impero assiro comparvero da nord orde di stranieri, da est i Medi. In ogni angolo del paese i re locali assunsero il controllo e dichiararono l’indipendenza. 


 Nabupolassar
Di particolare importanza – immediata e per gli avvenimenti futuri – era la necessità di Babilonia di “sganciare” il potere sovrano dall’Assiria. Nel 626 a.C., durante le festività per il Nuovo Anno, venne incoronato re di Babilonia indipendente un generale il cui nome, Nabupolassar (“Nabu protegge suo figlio”), implicava che fosse figlio del dio Nabu. 

Una tavoletta descriveva con queste parole l’inizio della sua cerimonia di investitura: «Vennero riuniti i principi del paese; benedissero Nabupolassar; aprendo i pugni, lo dichiararono sovrano; Marduk, nell’assemblea degli dèi consegnò l’insegna del potere a Nabupolassar».

Il risentimento nei confronti del governo brutale dell’Assiria era talmente profondo che Nabupolassar di Babilonia trovò ben presto alleati per intraprendere un’azione militare contro l’Assiria. Alleati vigorosi furono i Medi (precursori dei Persiani), vittime a loro volta delle incursioni e della brutalità degli Assiri.

Mentre le truppe babilonesi avanzavano in Assiria da sud, i Medi attaccavano da est e, nel 614 a.C. – come era stato profetizzato dai profeti ebraici – catturarono e bruciarono Ashur, capitale religiosa dell’Assiria. Venne poi il turno di Ninive, la capitale reale. Nel 612 a.C. la grande Assiria era sconfitta. L’Assiria – la terra del “primo archeologo” – si trasformò a sua volta nella terra dei siti archeologici.


Come era potuto finire così il paese il cui nome significava proprio “Terra del dio Ashur”? L’unica spiegazione a quei tempi fu che gli dèi avevano smesso di proteggere la nazione; in realtà dimostreremo che c’era molto di più: gli stessi dèi lasciarono quel paese e la Terra. E iniziò poi il capitolo finale e più sconvolgente della Saga del Ritorno, in cui Haran avrebbe svolto un ruolo fondamentale.



Z.SITCHIN




I numerosi dati astronomici che sono stati trovati hanno attratto, già nel XIX e all’inizio del XX secolo, il tempo, l’attenzione e la pazienza di grandi studiosi che hanno fuso in maniera brillante “l’assirologia” con la conoscenza dell’astronomia. Il primo libro delle Cronache Terrestri, Il pianeta degli dèi, attingeva all’opera e ai risultati di personaggi del calibro di Franz Kugler, Ernst Weidner, Erich Ebeling, Herman Hilprecht, Alfred Jeremias, Morris Jastrow, Albert Schott, Th. G. Pinches e altri. Il loro compito era reso più difficile dal fatto che la stesso kakkabu (qualsiasi corpo celeste, inclusi i pianeti, le stelle fisse e le costellazioni) poteva avere più di un nome.

In quella sede ho evidenziato anche il punto debole dei loro studi: tutti loro, infatti, partivano dal presupposto che i Sumeri e gli altri popoli antichi non potessero essere a conoscenza di quei pianeti che non si potevano osservare (“a occhio nudo”) oltre Saturno.
Il risultato era che, ogni volta che un pianeta veniva chiamato in modo diverso da quello dei “sette kakkabani noti” – Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno – loro pensavano inevitabilmente che si trattasse di un altro attributo per indicare uno di questi “sette conosciuti”. Eccellente vittima di questo errore è stato proprio Nibiru; ogni qualvolta veniva elencato Nibiru o il suo equivalente babilonese, “il pianeta Marduk”, gli studiosi erano convinti di trovarsi di fronte a un altro nome per indicare Marte o Giove o – in alcuni casi estremi – persino Mercurio. Incredibilmente, ancora oggi, astronomi dell’establishment continuano a fondare il proprio lavoro sull’ipotesi di “soli sette pianeti” – a dispetto della vasta prova contraria che dimostra che i Sumeri conoscevano la vera forma e la vera composizione del nostro sistema solare, a cominciare dai nomi dei pianeti esterni citati nell’Enuma Elish o dalla raffigurazione di 4500 anni fa del sistema solare al completo, composto da dodici pianeti, con il Sole al centro, ritrovata su un sigillo cilindrico catalogato con il numero VA/243 e conservato nel Museo di Berlino (vedi foto), o la raffigurazione di dodici simboli planetari sui monumenti assiri e babilonesi.

Cilindro catalogato VA/243 e conservato al Museo di Berlino