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lunedì 19 febbraio 2018

IL BUIO A MEZZOGIORNO.

Mentre i profeti ebraici predicevano “Buio a Mezzogiorno”*, cosa si aspettavano le “altre nazioni” in attesa del ritorno di Nibiru? A giudicare dai documenti e dai bassorilievi, si aspettavano la risoluzione del conflitto fra gli dèi, un periodo benevolo per l’umanità e una grande teofania. Erano pronti, come vedremo, per una grandissima sorpresa.

In attesa del grande evento, ai sommi sacerdoti che osservavano i cieli a Ninive e a Babilonia venne assegnato il compito di annotare i fenomeni celesti e di interpretarne i segni. 

E così fu. 

I fenomeni vennero meticolosamente annotati e riferiti ai rispettivi sovrani. Nei resti di biblioteche reali e di templi gli archeologi hanno trovato tavolette che riportano proprio quelle notizie e hanno notato che in molti casi erano raggruppate in base all’argomento o al pianeta che stavano osservando.

Una ben nota collezione in cui – nell’antichità – erano combinate circa settanta tavolette, era una serie intitolata Enuma Anu Enlil; riportava osservazioni di pianeti, stelle e costellazioni classificate in base alla Via celeste di Anu e alla Via celeste di Enlil – e comprendeva i cieli dal 30° a sud fino allo zenith a nord (foto a lato).

All’inizio le osservazioni erano interpretate sulla base dei documenti astronomici dei Sumeri. Pur se scritti in accadico (la lingua di Babilonia e Assiria), i rapporti delle osservazioni usavano terminologia e matematica sumera e, a volte, includevano annotazioni degli scribi in cui si affermava che erano state tradotte da precedenti tavolette sumere. Queste tavolette fungevano da manuali degli “astronomi”, svelando loro il significato oracolare di un fenomeno in base alla passata esperienza:

Quando la Luna non si
vede al tempo calcolato,
ci sarà un’invasione da
parte di una città potente.
Quando una cometa
raggiunge il percorso del
Sole,
il raccolto dei campi
diminuirà;
un rivolgimento si
verificherà due volte.
Quando Giove va con
Venere,
le preghiere della terra
raggiungeranno il cuore
degli dèi.

Nabucodonosor 
Con il trascorrere del tempo i rapporti avevano sempre più spesso come oggetto osservazioni accompagnate dalle interpretazioni dei sacerdoti-oracoli: «Nella notte Saturno si avvicina alla Luna. Saturno è un pianeta del Sole. Questo è il significato: è favorevole al re». Da notare che veniva prestata particolare attenzione alle eclissi; una tavoletta (ora conservata al British Museum) che elenca colonne di numeri che ricordano le sequenze digitali serviva a predire eclissi lunari con ben cinquanta anni di anticipo.

Gli studi moderni sono giunti alla conclusione che il passaggio a questa nuova forma di astronomia si verificò nell’VIII secolo a.C. quando, dopo un periodo di disordini e sovvertimenti reali in Babilonia e Assiria, i fati dei due paesi vennero messi in mani nuove e forti: quelle di Tiglat Pileser III (745-727 a.C.) in Assiria e di Nabucodonosr (747-734 a.C.) a Babilonia.

Nabucodonosor (“protetto da Nabu”) venne acclamato, già nell’antichità, quale innovatore e valente astronomo. Uno dei suoi primi atti pubblici fu di riparare e restaurare il tempio di Shamash a Sippar, “centro di culto” del dio del Sole nell’antica Sumer.

Costruì anche un nuovo osservatorio a Babilonia, aggiornò il calendario (eredità di Nippur) e istituì la consuetudine di riferire ogni giorno al re i fenomeni celesti e il loro significato. Fu proprio grazie a questa innovazione che è giunta fino a noi una gran quantità di dati astronomici che gettano luce sugli eventi che seguirono.

Tiglat-Pileser III
Anche Tiglat-Pileser III fu molto attivo, seppure inmodo diverso. I suoi annali narrano di continue campagne militari e vantano città distrutte, brutali esecuzioni di re locali e dei loro dignitari, nonché deportazioni di massa.

Ho già descritto nel capitolo precedente il suo ruolo e quello dei suoi successori – Shalmaneser V e Sargon II – nella fine di Israele e nell’esilio del suo popolo (le Dieci Tribù Perdute) e, in seguito, il tentativo da parte di Sennacherib di catturare Gerusalemme.

Nelle regioni limitrofe questi sovrani assiri erano intenti ad annettere Babilonia “prendendo le mani di Marduk”. Il successivo re assiro, Esarhaddon (680-669 a.C.) annunciò che «sia Ashur che Marduk mi hanno concesso la saggezza», fece dei giuramenti in nome di Marduk e Nabu e iniziò a ricostruire l’Esagil, il tempio a Babilonia.

Nei libri di storia, Esarhaddon è ricordato soprattutto per le sue vittoriose invasioni dell’Egitto (675-669 a.C.). Scopo delle invasioni, da quanto si poteva comprendere, era di fermare i tentativi egizi di “ingerenza” in Canaan e di dominare Gerusalemme.

Da notare, alla luce dei successivi eventi, l’itinerario scelto: anziché prendere quello più breve, a sud-ovest, Esarhaddon compì una notevole deviazione in direzione nord, verso Haran. Lì, nel vecchio tempio del dio Sin, Esarhaddon chiese la benedizione di quel dio per partire alla conquista. E Sin, appoggiandosi a un bastone e accompagnato da Nusku (Messaggero Divino degli dèi), gli concesse la sua approvazione.

Esarhaddon partì allora alla volta del sud, irrompendo nei paesi del Mediterraneo orientale fino a raggiungere l’Egitto.
Da notare che si tenne bene alla larga da Gerusalemme, la città che Sennacherib non era riuscito a catturare. Da notare anche che quell’invasione dell’Egitto e la deviazione da Gerusalemme – nonché il fato dell’Assiria stessa – era stato profetizzato da Isaia decenni prima (10, 24-32).


Pur se impegnato dal punto di vista geopolitico, Esarhaddon non trascurò i segni astronomici del tempo. Con la guida degli dèi Shamash e Adad, eresse ad Ashur (la città, il centro di culto dell’Assiria) una “Casa della Saggezza” – un osservatorio – e sui suoi monumenti raffigurò il sistema solare completo, composto da dodici membri, incluso Niburu. (voto a lato)

Una nuova porta monumentale portava a un recinto sacro più grandioso, costruito – secondo le raffigurazioni sui sigilli cilindrici – per emulare la porta di Anu su Nibiru (foto sotto).


È un indizio per comprendere le attese legate al Ritorno in Assiria.


La porta di Anu e Nibiru
Tutte quelle mosse religioso-politiche lasciano ipotizzare che gli Assiri si impegnarono a fondo per soddisfare tutti gli dèi. E così, nel VII secolo a.C., l’Assiria era pronta per il Ritorno anticipato del pianeta degli dèi. I testi scoperti – incluse le lettere ai re da parte dei loro capi astronomi – rivelano l’aspettativa di un periodo idilliaco e utopico:

Quando Nibiru culmina ...
La regione se ne starà al
sicuro,
i re nemici saranno in pace,
gli dèi ascolteranno le
preghiere
ed esaudiranno le
suppliche.
Quando il Pianeta del
Trono del Cielo
si farà più luminoso,
ci saranno alluvioni e
piogge.
Quando Nibiru giungerà al
perigeo,
gli dèi daranno finalmente
la pace.
Affanni e complicazioni si
placheranno.


Ashurbanipal
Da queste parole, è evidente che ci si aspettava di veder comparire un pianeta brillante che, al suo perigeo, all’Attraversamento, sarebbe diventato NIBIRU (il Pianeta della Croce). E, come indicavano la porta e altre costruzioni, con il ritorno del pianeta ci si aspettava anche la ripetizione della precedente visita di Anu sulla Terra.

Toccava ora ai sacerdoti astronomi osservare i cieli in attesa della comparsa del pianeta; ma dove avrebbero dovuto fissare lo sguardo nella vastità dei cieli e come avrebbero fatto a riconoscere il pianeta quando era ancora distante?


Il successivo re assiro, c (668-630a.C.) trovò una soluzione. Gli storici considerano Ashurbanipal il più erudito dei re assiri, perché aveva imparato altre lingue oltre all’accadico, incluso il sumero, e affermava di essere anche in grado di leggere gli «scritti da prima del Diluvio».


Si vantava anche di aver «imparato segni segreti del Cielo e della Terra […] e di aver studiato i cieli con i maestri della divinazione». Alcuni ricercatori moderni lo considerano persino il “primo archeologo”, perché collezionava sistematicamente tavolette estratte dai siti che erano già antichi ai suoi tempi: Nippur, Uruk e Sippar nell’antica Sumer. Inviò anche dei team specializzati per scegliere e prelevare le tavolette dalle capitali catturate dai suoi eserciti.

Le tavolette finirono in una famosa biblioteca dove team di scribi studiarono, tradussero e copiarono testi dei precedenti millenni. (Alcune di queste tavolette sono esposte nel Museo dell’Antico Vicino Oriente a Istanbul, in bell’ordine sulle scaffalature originali, e la raccolta inizia con una tavoletta “indice”, che elenca tutti i testi presenti su quel particolare scaffale.) (In fondo alcuni scatti fotografici all'interno del Museo di Istanbul)


Mentre i soggetti nelle tavolette della raccolta coprivano una vasta gamma di argomenti, quanto è stato trovato indica che era stata prestata particolare attenzione alle informazioni celesti. Fra i testi puramente astronomici c’erano tavolette che appartenevano a una serie intitolata “Il giorno di Bel” – il Giorno del Signore!


Inoltre erano considerate particolarmente importanti le epiche e le storie che narravano l’andirivieni degli dèi, in particolare quelle che gettavano luce sui passaggi di Nibiru. Venne copiata, tradotta e ricopiata l’Enuma Elish, l’Epica della Creazione che narra di come un pianeta invasore si fosse unito al sistema solare per diventare Nibiru; e la stessa sorte toccò agli altri testi che parlavano del Diluvio Universale, come l’Epica di Atra-Hasis e l’Epica di Gilgamesh.

A prima vista sembrano essere parte di una conoscenza che si andava a raccogliere in una biblioteca reale; a una lettura più attenta, scopriamo anche che tutte loro trattavano la comparsa di Nibiru nel passato – e, quindi, la sua prossima venuta.

Z.SITCHIN



* Buio a mezzogiorno fariferimento al titolo del famoso libro di Arthur Koestler [N.d.T.].













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