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lunedì 18 dicembre 2017

NIBIRU: IL SEGNO DELLA CROCE

All’epoca dell’Esodo i riferimenti zodiacali erano più forti in relazione all’Era dell’Ariete (e del suo dio!), e diventarono oracolari e profetici allorché il veggente Balaam vide il Futuro, quando vennero invocati i simboli delle costellazione zodiacali del Toro edell’Ariete (giovenchi e arieti per sette sacrifici) e del Leone (quando si udiranno le Trombe Reali ad Israele). Ed è quando vedeva il Distante Futuro che il testo di Balaam utilizza l’espressione emblematica «negli ultimi giorni» quale periodo in cui si sarebbe verificata la profezia oracolare (Numeri 24, 14).

Questa espressione lega direttamente le profezie non-israelitiche al destino della stirpe di Giacobbe, perché Giacobbe la pronuncia in punto di morte, dopo aver raccolto intorno a sé i propri figli per ascoltare gli oracoli relativi al loro futuro (Genesi, capitolo 49). «Radunatevi» disse «perché io vi annunzi quello che vi accadrà negli ultimi giorni». Molti ritengono che le profezie pronunciate individualmente per ciascuna delle future Dodici Tribù di Israele siano correlate alle dodici costellazioni celesti. E cosa dire della Stella di Giacobbe: una chiara visione di Balaam? 

Gli studiosi della Bibbia, in genere, lo ritengono un contesto astrologico – più che astronomico – e, sovente, la tendenza è quella di considerare il riferimento alla “stella di Giacobbe” come puramente figurativo. Ma cosa accade se il riferimento è davvero a una “stella” che orbita nella sua rotta – un pianeta visto in profezia, pur se non ancora visibile all’occhio?
E se Balaam, come Akhenaten, stesse parlando del ritorno, della ricomparsa di Nibiru?
Dobbiamo ora capire se questo ritorno era da considerarsi un evento straordinario che si verifica una volta in diversi millenni, un evento che ha ripetutamente lasciato un marchio nella storia di uomini e dèi.

Non è solo una domanda retorica. In realtà, il corso degli eventi indicava in misura sempre crescente l’avvicinarsi di un evento importante. Ai tempi della dinastia cassita, nell’arco di circa un secolo pregno di preoccupazioni e di predizioni relative al Pianeta che Ritorna (le troviamo nelle narrazioni dell’Esodo, di Balaam e dell’Egitto di Akhenaten), la stessa Babilonia iniziò a fornire le prove di queste aspettative: l’indizio più importante fu il segno della croce

È rimasto ben poco del loro regno a Babilonia e, come detto in precedenza, quei re non furono particolarmente abili nella documentazione storica; in compenso hanno lasciato raffigurazioni molto importanti, e corrispondenza internazionale redatta su tavolette d’argilla. Fu nelle rovine di Akhet-Aten, la capitale di Akhenaten – una località in Egitto conosciuta oggi come Tell el-Amarna – che furono scoperte le famose “Tavolette di el-Amarna”.

Delle 380 tavolette di argilla, tutte – tranne tre – erano iscritte in accadico che, ai tempi, era la lingua della diplomazia internazionale. Mentre alcune delle tavolette erano copie di lettere reali inviate dalla corte egizia, la stragrande maggioranza erano lettere originali ricevute da re stranieri. Il tesoro era l’archivio diplomatico reale di Akhenaten, e le tavolette costituivano in buona parte la corrispondenza proprio con i re di Babilonia! Akhenaten usò forse questi scambi epistolari per raccontare ai sovrani in Babilonia della sua nuova religione che si fondava sul culto di Aten?


Purtroppo non lo sappiamo, perché tutto ciò che ci è rimasto sono le lettere di un re di Babilonia indirizzate ad Akhenaten, nelle quali lamentava il fatto che il denaro inviatogli pesava meno di quanto dovuto, che i suoi ambasciatori erano stati depredati durante il viaggio verso l’Egitto o che il re egizio aveva mancato, non informandosi della sua salute. Tuttavia i frequenti scambi di ambasciatori e altri emissari – persino le offerte di matrimoni misti – nonché l’appellativo che il re di Babilonia riservava al faraone egizio chiamandolo “mio fratello”, ci porta alla conclusione che la gerarchia in Babilonia era pienamente consapevole diquanto avveniva in Egitto; e se Babilonia si chiedeva “Cosa è questo trambusto su ‘Ra come Stella che Ritorna’?”, si doveva anche ben rendere conto che era un riferimento a “Marduk come il Pianeta che Ritorna”, Nibiru che torna nella sua orbita.

Con una tradizione delle osservazioni celesti più antiche e più accurate in Mesopotamia che non in Egitto, naturalmente è possibile che gli astronomi reali di Babilonia fossero giunti a conclusioni in merito al ritorno di Nibiru anche prima degli stessi Egizi e senza il loro aiuto. Ma, in ogni caso, fu solo nel XIII secolo a.C. che i re cassiti di Babilonia iniziarono a segnalare, in modi diversi, i cambiamenti radicali nella religione. 

Nel 1260 a.C. un nuovo re ascese al trono di Babilonia e adottò il nome di Kadashman-Enlil – un nome teoforico che a sorpresa venerava Enlil. Non si trattò di un caso isolato perché, nel corso del secolo successivo, seguirono sul trono re cassiti che portavano nomi teoforici che veneravano non solo Enlil, ma anche Adad – il che ci induce a pensare che fosse una manifestazione del desiderio di una riconciliazione divina. Che ci si attendesse qualcosa di insolito è testimoniato ulteriormente da monumenti commemorativi chiamati kudurru – “pietre arrotondate” – che venivano utilizzati come segni di confine. 

Su queste stele venivano specificati i termini dell’accordo (o la concessione del terreno) e i giuramenti fatti per suggellarlo; sui kudurru venivano riportati di norma anche i simboli degli dèi celesti.
Spesso erano ritratti anchei simboli zodiacali divini – tutti e dodici (foto sopra); in orbita sopra di loro c’erano gli emblemi del Sole, della Luna e di Nibiru. 

In un’altra raffigurazione (foto a lato) Nibiru era mostrato in compagnia della Terra (il settimo pianeta) e della Luna (con il simbolo dello strumento per tagliare il cordone ombelicale, simbolo di Ninmah). 


Da notare che Nibiru non era più raffigurato dal simbolo del disco alato, bensì come il pianeta della croce radiante – secondo la descrizione che ne facevano i Sumeri ai “Vecchi Tempi”: come pianeta radiante in procinto di diventare “Pianeta dell’Attraversamento”.

Iniziò a diventare sempre più frequente questo modo di mostrare Nibiru (che da tempo era “invisibile”) con il simbolo di una croce radiante e ben presto i re cassiti di Babilonia semplificarono il simbolo con una Croce, sostituendolo al disco alato sui sigilli reali (foto a lato).

Questo simbolo della croce, che somiglia molto alla “croce maltese” di epoca successiva cristiana, è conosciuto negli studi di antichi glifi come “croce cassita”. Come indica un’altra raffigurazione, il simbolo della croce era riservato a un pianeta che chiaramente non era il Sole, che è mostrato a parte, insieme alla falce di luna e alla stella a sei punte, simbolo di Marte. (vedi foto sotto) 

Quando iniziò il I millennio a.C. il segno della croce di Nibiru si diffuse da Babilonia e lo ritroviamo anche sui sigilli di altri paesi. In assenza di testi religiosi o letterari cassiti, possiamo solo fare congetture su quali fossero le aspettative messianiche che hanno accompagnato questi cambiamenti nelle raffigurazioni. Qualunque cosa fossero, ebbero l’effetto di intensificare la ferocia degli attacchi da parte degli stati enliliti – Assiria ed Elam – nei confronti di Babilonia, nonché la loro opposizione all’egemonia di Marduk.



La stella a 6 punte simbolo di Marte e la croce/Nibiru

Quegli attacchi ritardarono, ma non evitarono l’adozione del segno della croce nella stessa Assiria. Come rivelano i monumenti reali, i re la portavano sul petto, vicino al cuore (foto sotto) – analogamente ai cattolici. 

La croce sul cuore
Dal punto di vista astronomico e religioso, si trattava di un gesto digrande significato. Che si trattasse anche di una manifestazione diffusa lo suggerisce il fatto che in Egitto sono state ritrovate raffigurazioni di un dio-re che indossa il segno della croce sul petto, come i suoi omologhi assiri (foto sotto).

L’adozione del segno della croce quale emblema di Nibiru in Babilonia, Assiria e altrove, non era un’innovazione che ci deve sorprendere. Il segno era stato usato in precedenza – da Sumeri e Accadi. «Nibiru – che “Attraversamento” sia il suo nome!» recitava l’Epica della Creazione. 
E stando al simbolo, la croce era stata utilizzata nei glifi sumeri per raffigurare Nibiru, ma poi aveva sempre significato il suo Ritorno alla visibilità.

L’Enuma Elish, l’Epica della Creazione, affermava chiaramente che, dopo la Battaglia Celeste con Tiamat, l’Invasore compì una grande orbita attorno al Sole facendo ritorno al teatro della battaglia. Poiché Tiamat orbitava intorno al Sole in un’orbita eclittica (come fanno altri membri del sistema solare) è in quel luogo nei cieli che l’Invasore faceva ritorno; è in quel punto che, orbita dopo orbita, attraversava il piano dell’eclittica. 



Un dio/re che indossa la croce

Traiettoria orbitale di Hallewy
Un modo semplice per illustrarlo sarebbe mostrare la traiettoria orbitale della ben nota cometa di Halley, che emula su scala decisamente ridotta l’orbita stessa di Nibiru: quando si avvicina al Sole, da sud, passando sotto l’eclittica, la sua orbita inclinata la porta vicino a Urano. Forma poi un arco sopra l’eclittica e gira attorno al Sole, incontrando Saturno, Giove e Marte; si rituffa poi e attraversa l’eclittica nei pressi del luogo dove avvenne la Battaglia Celeste di Nibiru con Tiamat – l’Attraversamento (segnato con una “X”) – e scompare per ritornare come prescrive il suo Destino orbitale.

Quel punto, nei cieli e nel tempo è l’Attraversamento – è allora, affermava l’Enuma Elish, che il pianeta degli Anunnaki diventava il Pianeta della Croce: 

Pianeta NIBIRU:
Il crocevia del Cielo e della
Terra egli occuperà […]
Pianeta NIBIRU:
Egli tiene la posizione 
centrale […]
Pianeta NIBIRU:
È lui che senza mai
stancarsi
Continua a passare in
mezzo a Tiamat;
Pianeta “che attraversa”
sia
il suo nome!


Z.SITCHIN

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