Cerca nel blog

giovedì 28 dicembre 2017

LA COSTRUZIONE DEL TEMPIO DI YAHWEH: TEMPIO DI GERUSALEMME

Quando iniziò l’ultimo millennio a.C. la comparsa del segno della croce annunciava il Ritorno. Fu allora che un tempio dedicato a Yahweh a Gerusalemme legò per sempre il suo sito sacro al corso degli eventi storici e alle attese messianiche dell’umanità. Il luogo e il momento non erano una coincidenza: l’imminente Ritorno imponeva di rinchiudere in un tempio l’ex Centro di controllo della missione. Il regno ebraico era davvero minuscolo se paragonato alle potenze imperiali conquistatrici di quei tempi: Babilonia, Assiria, Egitto. Gerusalemme era una città molto piccola, con mura costruite in fretta e furia e con una fornitura di acqua precaria, se paragonata alla grandiosità delle capitali di quegli stati: Babilonia, Ninive, Tebe, con i loro recinti sacri, con gli ziggurat, i templi, i viali processionali, le porte istoriate, i palazzi maestosi, i giardini pensili, le fonti sacre e i porti fluviali.

Tuttavia, a distanza di millenni, Gerusalemme è ancora viva, mentre la grandiosità delle capitali delle altre nazioni si è tramutata in polvere e in rovine. Cosa ha fatto la differenza?
Il Tempio di Yahweh eretto a Gerusalemme e i suoi profeti, i cui oracoli si sono avverati. Ecco perché si ritiene che le loro profezie contengano ancora la chiave per comprendere il Futuro. L’associazione ebraica con Gerusalemme e, in particolare, con il Monte Moriah risale nientemeno che al tempo di Abram.

DUR.AN.KI
Fu quando lui ebbe completato il compito di proteggere il porto spaziale durante la Guerra dei Re che venne salutato da Melchisedek, il re di Ir Shalem (Gerusalemme), «che era un sacerdote del Dio Supremo». Lì Abramo venne benedetto e, a sua volta, fece un giuramento «Al Dio supremo, colui che possiede Cielo e Terra». Fu ancora lì, quando venne messa alla prova la devozione di Abramo, che gli venne garantita l’Alleanza con Dio. Tuttavia ci volle un millennio perché arrivassero il momento e le circostanze giuste per erigere il Tempio. La Bibbia affermava che il tempio di Gerusalemme era unico – ed era proprio così: era stato concepito per accogliere il “Legame Cielo-Terra”, ossia il DUR.AN.KI di Nippur di Sumer.

Alla costruzione del tempio 
del Signore 
fu dato inizio l’anno 
quattrocentottanta dopo l’uscita 
degli Israeliti 
dal paese d’Egitto, 
l’anno quarto del regno 
di Salomone su Israele,
nel mese di Ziv, cioè nel
secondo mese.

Con queste parole la Bibbia ricorda nel Primo Libro dei Re (6, 1) l’inizio memorabile della costruzione del Tempio di Yahweh a Gerusalemme da parte del re Salomone, dandoci la data esatta dell’evento. Si trattava di un passo cruciale, decisivo, le cui conseguenze sono ancora con noi; e il periodo, vale la pena di notare, fu quando Babilonia e Assiria adottarono il segno della croce quale precursore del Ritorno…

La storia tormentata del Tempio di Gerusalemme inizia non con Salomone, bensì con Davide, padre dello stesso Salomone. E il modo in cui lui divenne re di Israele è un indizio rivelatore del piano divino: preparare il Futuro facendo risorgere il Passato. Dopo quaranta anni di regno Davide lasciò in eredità un vasto regno, i cui confini settentrionali raggiungevano Damasco (e il Luogo dell’Atterraggio), magnifici salmi, nonché il lavoro preparatorio per la costruzione del Tempio di Yahweh. 

Tre emissari divini ebbero un ruolo chiave nel far passare alla storia questo re. 
La Bibbia li chiama “Samuele il Veggente, Natan il Profeta e Gad il Mistico”. 

Kiryat Arba oggi
Fu Samuele, il sacerdote custode dell’Arca dell’Alleanza, che ricevette da Dio istruzioni di «mandare a prendere il giovane Davide, figlio di Iesse, che stava pascolando le pecore, affinché diventasse il pastore di Israele» e Samuele «prese il corno dell’olio e consacrò [Davide] con l’unzione» affinché regnasse su Israele. La scelta del giovane Davide, intento a pascolare il gregge del padre, quale pastore di Israele, fu senza dubbio simbolica, perché si rifà al periodo di massima fioritura di Sumer. 

I suoi re venivano chiamati LU.GAL,“Grande Uomo”, ma si impegnavano per ottenere l’ambito titolo di EN.SI, “Giusto Pastore”. Quello, come vedremo, fu solo il primo dei legami di Davide e del Tempio con il passato sumero. 

Davide cominciò il suo regno a Ebron, a sud di Gerusalemme, e anche quella fu una scelta pregna di simbolismo storico. Il nome precedente di Ebron, indicava ripetutamente la Bibbia, era Kiryat Arba, “la città fortificata di Arba”. 

E chi era Arba? 

“L’Uomo più Grande tra gli Anakiti” – due termini biblici che traducono in ebraico il sumero LU.GAL e ANUNNAKI. A cominciare dai passaggi presenti nel libro dei Numeri e poi in Giosuè, nei Giudici e nelle Cronache, la Bibbia riporta che Ebron fu un centro dei discendenti degli «Anakim, uomini alti come i Nefilim», mettendoli in relazione con i Nefilim del capitolo 6 della Genesi, che contrassero matrimoni con le figlie degli uomini. Ai tempi dell’Esodo Ebron era ancora abitata da tre figli di Arba e fu Caleb, il figlio di Gefunne, a catturare la città e a massacrarne gli abitanti per conto di Giosuè. 

Scegliendo di essere re a Ebron, Davide stabilì il suo potere sovrano scegliendo la linea di continuità con la tradizione dei re sumeri legati agli Anunnaki. Davide regnò a Ebron per sette anni, quindi spostò la capitale a Gerusalemme. La sede del suo potere sovrano – “la Città di Davide” – venne costruita sul Monte Sion, a sud del Monte Moriah, separato da una piccola valle (dove si trovava la piattaforma eretta dagli Anunnaki, vedi foto). 

Costruì il Milloh, il “Riempimento”, per colmare lo spazio fra i due monti, così da poter costruire, sulla spianata così ricavata, il tempio di Yahweh; ma tutto ciò che gli venne concesso di fare, fu di erigere un altare sul Monte Moriah. Attraverso il profeta Natan Dio gli fece sapere che, poiché aveva sparso sangue nel corso delle sue tante guerre, non sarebbe stato lui a costruire il tempio; questo onore sarebbe toccato a suo figlio Salomone. Sconvolto dal messaggio del profeta, Davide si recò dal Signore e «sedette di fronte a Yahweh», di fronte all’Arca dell’Alleanza (che era ancora riposta in una tenda, quindi non nella sua collocazione definitiva).

Accettando la decisione di Dio, Davide chiese però una ricompensa per la sua lealtà: una rassicurazione, un segno, che sarebbe stata davvero la Casa di Davide a costruire il tempio e a essere benedetta per sempre. Quella notte stessa, sedendo di fronte all’Arca dell’Alleanza tramite la quale Mosè aveva comunicato con il Signore, ricevette un segno divino: gli venne dato un Tavnit – un modello in scala – del futuro tempio!

Si potrebbe dubitare della veridicità di questo racconto se non fosse che ciò che accadde quella notte a Davide e al progetto del suo Tempio fu l’equivalente di quanto era accaduto al re sumero Gudea che, più di mille anni prima, aveva ricevuto in sogno una tavoletta con il progetto e uno stampo da mattoni per la costruzione del tempio del dio Ninurta a Lagash. Quando giunse alla fine dei suoi giorni, Davide convocò a Gerusalemme tutti i capi di Israele, inclusi i capi tribù e gli ufficiali, i sacerdoti e i funzionari, e riferì loro della promessa di Yahweh.

Di fronte a tutti loro consegnò a suo figlio Salomone «il Tavnit del tempio, del vestibolo e degli edifici, delle stanze e di tutte le sue parti […] il Tavnit che aveva ricevuto dallo Spirito». C’era di più, perché Davide aveva consegnato a Salomone tutto ciò che Yahweh aveva scritto «per far[mi] comprendere tutti i particolari del modello» (I Cronache, capitolo 28). Il termine ebraico Tavnit è stato tradotto nella Bibbia di re Giacomo come “schema”, ma nelle traduzioni più recenti viene reso come “progetto”, suggerendo l’ipotesi che a Davide fosse stata data una sorta di planimetria. 

In questo caso, però, il termine ebraico sarebbe Tokhnit. 

Tavnit, d’altro canto, deriva dalla radice del verbo che significa “costruire, erigere”, quindi ciò che aveva ricevuto Davide e che aveva affidato a suo figlio Salomone era “un modello costruito” – ossia un modello in scala, un plastico, diremmo noi oggi. (Scavi archeologici condotti in tutto il Vicino Oriente hanno riportato alla luce modellini in scala di carri, di navi, di laboratori e persino d itempli a più livelli.)

I libri dei Re e delle Cronache forniscono misure precise e chiari dettagli strutturali del tempio e del suo progetto architettonico: aveva un’asse est-ovest, il che ne faceva un “tempio eterno”, allineato all’equinozio. Era composto da tre parti (vedi foto sopra), seguiva la progettazione dei templi sumeri con un ingresso (Ulam in ebraico), una grande sala centrale (Hekhal in ebraico, che derivava dal sumero E.GAL,“Grande Dimora”) e un Sancta Sanctorum per l’Arca dell’Alleanza.
La parte più interna era chiamata il Dvir, “Colui che parla”, perché era attraverso l’arca che Dio parlava a Mosè. 

Come gli ziggurat sumeri, che di norma erano costruiti per esprimere il concetto sessagesimale “a base sessanta”, anche il Tempio di Salomone aveva adottato il numero “sessanta” nella sua costruzione: l’edificio principale misurava 60 cubiti di lunghezza (circa 30, 5 metri), 20 cubiti (60 :3) di larghezza e 120 cubiti di altezza (60 × 2). Il Sancta Sanctorum misurava 20 cubiti per 20 –sufficiente per contenere l’Arca dell’Alleanza con i due cherubini dorati in cima (“che si toccano le ali”). La tradizione, la prova testuale e la ricerca archeologica indicano che l’Arca era posta proprio sulla straordinaria roccia sulla quale Abramo era stato pronto a immolare suo figlio Isacco; il suo nome ebraico, Even Shatiyah, significa “Pietra della Fondazione” e le leggende ebraiche sostengono che è da lì che il mondo verrà nuovamente creato. 

Santuario della Roccia
Oggi quella roccia è racchiusa nel Santuario della Roccia (vedi a lato). (I lettori potranno approfondire l’argomento della roccia sacra, della sua enigmatica grotta e dei passaggi segreti sotterranei in Spedizioni nell'altro passato.)

Pur se queste non erano misure monumentali, se confrontate con gli altissimi ziggurat, il tempio, una volta completato, era davvero magnifico; era anche diverso da qualsiasi altro tempio contemporaneo in quella parte del mondo. Per la sua costruzione sulla spianata non vennero usati né ferro, né attrezzi di ferro (tutti gli utensili erano di rame o di bronzo) e, infatti, all’interno l’edificio era interamente rivestito d’oro; erano d’oro anche i chiodi che tenevano in posa le lamine del prezioso metallo. La quantità di oro usato fu enorme (solo «per il Sancta Sanctorum, 600 talenti; per i chiodi, cinquanta shekel») – tanto che Salomone organizzò trasporti con navi speciali per far arrivare l’oro da Ophir (che si riteneva fosse nell’Africa sud-orientale).





Z.SITICHIN

Nessun commento:

Posta un commento