Cerca nel blog

lunedì 4 dicembre 2017

GERUSALEMME PROMESSA AD ISRAELE: L'OMBELICO DEL MONDO.

Dopo la morte di Mosè, mentre gli Israeliti si stavano preparando ad attraversare il fiume Giordano, Giosuè, suo successore, confermò i confini della Terra Promessa che, abbracciando entrambi i siti legati allo spazio, comprendevano anche il Libano. Parlando a Giosuè, il Dio della Bibbia disse:

Orsù attraversa questo
Giordano
tu e tutto questo popolo,
verso il paese che io do
loro, agli Israeliti.
Ogni luogo che calcherà la
pianta dei vostri piedi
ve l’ho assegnato, come ho 
promesso a Mosè.
Dal deserto e dal Libano
fino al fiume grande, il
fiume Eufrate,
tutto il paese degli Hittiti,
fino al Mar Mediterraneo,
dove tramonta il sole:
tali saranno i vostri confini.


(Giosuè 1, 2-4)


Con così tanta  confusione politica, militare e religiosa nelle Terre della Bibbia, e con la Bibbia stessa che funge da chiave per comprendere passato e futuro, bisogna indicare un ammonimento che fa il Dio della Bibbia a proposito della Terra Promessa. Egli infatti riconfermò a Giosuè i confini che andavano dal deserto a sud, fino ai Monti del Libano a nord, e dall’Eufrate a est al Mediterraneo a ovest. Questi, disse Dio, erano i confini promessi. Ma perché la terra venisse realmente affidata, era necessario prenderne possesso.

Proprio come gli esploratori che, in un passato più recente, “piantavano la bandiera”, anche gli Israeliti avrebbero potuto considerare propria la terra sulla quale mettevano piede: “ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi”; perciò Dio ordinò agli Israeliti di non indugiare, bensì di attraversare il Giordano e di insediarsi sistematicamente, senza timore, nella Terra Promessa. Ma quando le dodici tribù comandate da Giosuè ebbero conquistato Canaan e vi si insediarono, avevano tuttavia occupato solo alcune parti delle aree a est del Giordano: mancavano ancora tutte le terre a ovest del Giordano.

Per quanto riguarda i due siti legati allo spazio, le loro storie sono totalmente diverse: Gerusalemme –elencata in maniera esplicita (Giosuè 12, 10; 18,28) – era saldamente nelle mani della tribù dei Beniamini. Ma esistono seri dubbi sul fatto che il fronte nord riuscì a raggiungere il Luogo dell’Atterraggio. Nella Bibbia, successivi riferimenti al sito lo chiamavano la “Cresta di Zaphon” (il “Luogo segreto a nord”) – che è esattamente il modo in cui lo chiamavano anche gli agricoltori della zona, i Fenici-Cananei. 

(Le epiche cananee ritenevano che fosse un luogo sacro al dio Adad, figlio minore di Enlil.)

L’attraversamento del fiume Giordano – ottenuto grazie a svariati miracoli – ebbe luogo “di fronte a Gerico” e quella città fortificata (a ovest del Giordano) era il primo obiettivo degli Israeliti. La storia della caduta delle sue mura e della sua presa include anche un riferimento a Sumer (Shin’a’ar in ebraico): a differenza dell’ordine di non prendere nessun bottino, uno degli Israeliti non seppe resistere alla tentazione di «prendere un oggetto di valore di Shin’ar [Sennaar]».

La cattura di Gerico, e della città di Ai a sud, aprì la via all’obiettivo più importante e immediato degli Israeliti: Gerusalemme, dove un tempo si trovava la piattaforma del Controllo della missione. Le missioni di Abramo e dei suoi discendenti, nonché le alleanze di Dio con loro non avevano mai perso divista la centralità di quel sito. Il Signore aveva detto a Mosè che la sua dimora sarebbe stata a Gerusalemme; ora si poteva realizzare la promessa profezia. La cattura delle città lungo la strada per Gerusalemme, insieme alle città collinari che la circondavano, si rivelò una magnifica sfida, innanzitutto perché alcune di queste città, in particolare Hebron, erano abitate dai “figli degli Anakim”, discendenti degli Anunnaki.

Adoni Zedec in battaglia
Gerusalemme, ricorderemo, aveva smesso di funzionare come Centro di controllo della missione più di seicento anni prima, allorché era stato spazzato via il porto spaziale nel Sinai. Ma, stando alla Bibbia, i discendenti degli Anunnaki abitavano ancora in quella parte di Canaan. E fu “Adoni Zedek, re di Gerusalemme” che formò un’alleanza con quattro altri re delle città-stato con l’intento di bloccare l’avanzata degli Israeliti. La battaglia che seguì, a Gibeon, nella valle di Ayalon, a nord di Gerusalemme, si svolse in un solo giorno – il giorno in cui la Terra si fermò.

Per buona parte di quel giorno, infatti, «si fermò il Sole e la Luna rimase immobile» (Giosuè 10, 10-14), consentendo agli Israeliti di vincere quella battaglia cruciale. (Un episodio analogo, ma all’incontrario, quando la notte durò altre venti ore, si verificò all’altro lato del mondo, nelle Americhe; l’episodio è approfondito in Gli dèi dalle lacrime d’oro.)

Secondo la Bibbia, Dio fece sì che Gerusalemme cadesse nelle mani degli Israeliti. Non appena il potere sovrano venne consolidatosotto Davide, Dio gli dette l’ordine di liberare la piattaforma in cima al Monte Moriah e di santificarla per il Tempio di Yahweh. E da quando Salomone vi eresse il Tempio, Gerusalemme, il Monte Moriah e il Monte del Tempio sono rimasti sacri. A dire il vero, non vi è nessun’altra spiegazione del fatto che Gerusalemme – una città che non era un crocevia importante, distante da vie d’acqua, senza risorse naturali – è stata ambita e considerata sacra sin dall’antichità, ritenuta una città unica, un “Ombelico della Terra”.

Mappa di Gerusalemme



Nel capitolo 12 di Giosuè la lista completa delle città catturate cita Gerusalemme come la terza città, dopo Gerico e Ai, saldamente nelle mani degli Israeliti. La storia era ben diversa, però, se si prendono in considerazione i siti a nord, legati allo spazio. Le Montagne dei Cedri del Libano formavano due catene, i Monti del Libano a ovest e i Monti dell’Antilibano a est, separati dalla Valle della Bekaa, che significa “fenditura/valle” (da qui il nome Ba’al-Bek, il Luogo del Signore della Fenditura/Valle), da cui deriva il nome Baalbek, attuale nome del Luogo dell’Atteraggio (al margine della catena orientale, difronte alla valle).

I re del “Monte del Nord” sono elencati nel Libro di Giosuè perché sconfitti; non sappiamo però se un luogo chiamato Ba’a’al Gad “nella Valle del Libano” è solo un altro nome per designare Baalbek. Ci viene detto (Giudici 1, 33) che la Tribù di «Neftali non scacciò gli abitanti di Bet Shemesh» (“Dimora di Shamas”, il dio del sole). E quello potrebbe essere un riferimento al sito, in quanto, in epoca successiva, i Greci chiamarono quel luogo Eliopoli, “Città del Sole”. (Pur se in seguito i territori sotto il dominio di Davide e Salomone si estendevano fino a comprendere Bet Shemesh, questi confini non durarono.)
La battaglia di Kadesh (Karnak)

Il fallimento di stabilire l’egemonia israelita sul sito settentrionale legato allo spazio lo rendeva “disponibile” alla conquista da parte di altri. Un secolo e mezzo dopo l’Esodo, infatti, gli Egizi tentarono di impossessarsi di quel Luogo dell’Atterraggio, ma si ritrovarono a combattere contro l’esercito ittita. La battaglia epica è rappresentata – a parole e con illustrazioni – sulle mura dei templi di Karnak (vedi foto sopra).

La battaglia di Kadesh (questo il suo nome) terminò con la sconfitta degli Egizi, ma la guerra fu talmente devastante per entrambe le fazioni che, alla fine, il Luogo dell’Atterraggio venne lasciato nelle mani dei re fenici di Tiro, Sidone e Biblo (Gebal nella Bibbia). (I profeti Ezechiele e Amos, che lo chiamavano “il luogo degli dèi” nonchè “Dimora dell’Eden”, lo riconoscevano nelle mani dei Fenici).

I re fenici del I millennio a.C. erano ben consapevoli del significato e della funzione del sito – ne è testimone la sua raffigurazione su una moneta fenicia ritrovata a Biblo. Il profeta Ezechiele (28, 2-14) ammoniva il re di Tiro dal credere con arroganza che, per il solo fatto di essere stato in quel luogo sacro degli Elohim, era diventato egli stesso un dio:

Io ti posi sul monte santo di
Dio
E camminavi in mezzo a
pietre di fuoco [... e hai
pensato]
Io sono un dio,
sono stato al luogo degli
Elohim;
ma tu sei solo un uomo,
non un dio.

Fu a quell’epoca che il profeta Ezechiele – in esilio nei pressi di Haran sul fiume Khabur – ebbe visioni divine di un carro celeste – un UFO -, ma rimandiamo questa storia a un capitolo successivo.
In questo contesto è importante notare che dei due siti legati allo spazio solo Gerusalemme era nelle mani dei seguaci di Yahweh.



Z.SITCHIN

Nessun commento:

Posta un commento