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lunedì 20 novembre 2017

MARDUK "VITTIMA DI SE STESSO"?

Il tempo dedicato a Giove 
I Romani, che a Baalbek costruirono il tempio dedicato a Giove, ne progettarono un altro a Gerusalemme, sempre dedicato a lui – e non a Yahweh. Il Monte del Tempio ora è dominato dal Santuario della Roccia, eretta dai musulmani. In origine, la sua cupola dorata sormontava il tempio musulmano a Baalbek –prova dell’esistenza di un legame fra i due siti legati allo spazio.

Nel difficile periodo successivo all’olocausto nucleare la Bab-Ili di Marduk, la sua “Porta degli dèi”, poteva forse sostituire gli antichi siti del Legame Cielo-Terra? La nuova Religione delle Stelle di Marduk poteva offrire una risposta alle masse di fedeli perplessi?

Sargon I l'accadico
A quanto pare, l’antica ricerca per trovare una risposta è proseguita fino ai nostri giorni. Gli avversari più acerrimi di Babilonia erano gli Assiri. La loro provincia, nella regione superiore del fiume Tigri,ai tempi dei Sumeri era chiamata Subartu ed era il prolungamento più a nord di Sumer e Akkad. Per quel che riguarda lingua ed etnia, sembrano avere avuto legami con Sargon il Grande, al punto che, quando l’Assiria divenne un regno e una potenza imperiale, alcuni dei suoi re più famosi adottarono il nome regale di Sharru-kin: Sargon.

Questi particolari, emersi da scoperte archeologiche avvenute negli ultimi due secoli, corroborano le affermazioni – sia pur stringate – presenti nella Bibbia (Genesi, capitolo10), che citavano gli Assiri fra i discendenti di Sem e Ninive, la capitale dell’Assiria, e altre principali città quali “derivate”– un prolungamento,
un’estensione – da Shinear (Sumer).

Il loro pantheon era lo stesso di quello sumero: le loro divinità erano gli Anunnaki di Sumer e Akkad; e i nomi teoforici dei re assiri e degli alti funzionari indicavano grande venerazione nei confronti degli dèi Ashur, Enlil, Ninurta, Sin, Adad e Shamash. C’erano templi dedicati a loro, nonché alla dea Inanna/Ishtar, il cui culto era molto diffuso.

Inanna/Ishtar
Nel suo tempio nella città di Ashur è stata ritrovata una delle sue migliori raffigurazioni: una statua della dea vestita da pilota, con tanto di elmetto (vedi foto a lato). Documenti storici di quell’epoca indicano che furono gli Assiri dal nord a sfidare per primi Babilonia dal punto di vista militare. Nel 1900 a.C. circa, Ilushuma, il primo re assiro di cui abbiamo notizia, condusse una spedizione militare di successo lungo il fiume Tigri in direzione sud, fino al confine di Elam.

Le sue iscrizioni affermano che il suo scopo era di «liberare Ur e Nippur» e, per un certo lasso di tempo, le sottrasse effettivamente alla morsa di Marduk. Quella fu solo la prima lotta fra Assiria e Babilonia in un conflitto che sarebbe durato, per più di mille anni, fino alla caduta dei due stati. Fu un conflitto nel quale in genere i re assiri ebbero il ruolo di aggressori. Vicini, parlavano la stessa lingua accadica, entrambi ereditari della cultura sumera, Assiri e Babilonesi si distinguevano solo per una differenza: il dio nazionale.

Assiria si definiva la “Terra del dio Ashur” o semplicemente ASHUR in suo onore, perché i suoi re e il suo popolo consideravano questo aspetto religioso quale l’unico veramente importante. La sua prima capitale venne chiamata anche “Città di Ashur” o semplicemente Ashur. Il nome significava “Colui che Vede” o “Colui che è Visto”. Tuttavia, a dispetto degli innumerevoli inni, delle preghiere e degli altri riferimenti al dio Ashur non è ben chiara la sua identità all’interno del pantheon sumero accadico.

ASHUR
Nelle liste degli dèi era l’omologo di Enlil; a volte altri riferimenti lasciano intendere che si trattasse di Ninurta, figlio ed erede di Enlil; ma poiché ogni volta che se ne citava la sposa, questa era sempre chiamata Ninlil, si giunge alla conclusione che l’Ashur assiro fosse nient’altri che Enlil. La storia dell’Assiria è fatta di conquiste e aggressioni contro numerose altre nazioni e contro i loro dèi. Le loro innumerevoli campagne militari giungevano anche in terre distanti, e venivano portate avanti, naturalmente, “in nome di dio” – del loro dio, Ashur: «Per ordine del mio dio Ashur, il grande signore» era l’affermazione con cui iniziava invariabilmente la documentazione di una campagna militare dei sovrani assiri.

Ma quando si arriva alla guerra con Babilonia, l’aspetto sorprendente degli attacchi assiri era il loro obiettivo: non semplicemente un contenimento dell’influenza di Babilonia, bensì lo spodestamento vero e proprio di Marduk dal tempio di Babilonia. L’impresa di catturare la città di Babilonia e di prendere prigioniero Marduk riuscì non agli Assiri, bensì ai loro vicini del Nord: gli Ittiti. Nel 1900 a.C. circa gli Ittiti iniziarono a diffondersi dalle loro roccaforti nell’Anatolia centro-settentrionale (l’attuale Turchia), divennero una grande potenza militare, e si unirono alla catena degli stati – nazioni enlilite – che si opponevano alla Babilonia di Marduk.

In un lasso di tempo relativamente breve ottennero lo status imperiale e i loro domini si estesero a sud, includendo buona parte della Canaan citata dalla Bibbia. La scoperta archeologica degli Ittiti, delle loro città, dei loro documenti, della loro lingua e della loro storia è una narrazione sorprendente ed eccitante, che riporta in vita e corrobora l’esistenza di popoli e luoghi fino a quel momento noti solo grazie alle parole della Bibbia ebraica. Gli Ittiti vengono citati ripetutamente nella Bibbia, ma senza il disprezzo o la denigrazione riservata agli adoratori di divinità pagane.

David e Bestabea (dal film omonimo del 1951)
Riferisce della loro presenza in tutte le terre che sono state teatro delle vicende dei patriarchi ebrei. Erano vicini di Abramo ad Haran e fu da proprietari ittiti a Hebron, a sud di Gerusalemme, che questi acquistò la grotta sepolcrale di Machpelah. Betsabea, della quale re Davide si invaghì a Gerusalemme, era la moglie di un capitano ittita del suo esercito; e fu da agricoltori ittiti (che usavano il luogo come aia) che Davide acquistò l’area del monte Moriah, sulla quale erigere il tempio. Il re Salomone acquistò da principi ittiti cavalli da traino e sposò la figlia di uno di loro.

Dal punto di vista genealogico e storico la Bibbia considerava gli Ittiti uno dei popoli dell’Asia occidentale; gli studiosi moderni li ritengono, invece, emigrati nell’Asia Minore, ma originari di altre terre – probabilmente al di là del Caucaso. Poiché la loro lingua, una volta decifrata, si scoprì appartenere al gruppo indoeuropeo (come il greco da una parte e il sanscrito dall’altra), vengono considerati “indoeuropei”, non semitici. Tuttavia, una volta insediatisi, aggiunsero alla loro scrittura il cuneiforme sumero, inclusero nel loro vocabolario termini sumeri – ad esempio quelli legati al “prestito” – studiarono e copiarono i “miti” sumeri e le storie epiche e, infine, adottarono il pantheon sumero – i dodici “dèi dell’Olimpo”.

Infatti, alcune delle narrazioni più antiche di dèi su Nibiru e di dèi che provenivano da quel pianeta sono state scoperte solo nelle versioni in lingua ittita. Gli dèi ittiti erano senza dubbio gli dèi sumeri, e i monumenti e i sigilli reali li mostravano invariabilmente accompagnati dal simbolo ubiquitario del disco alato, il simbolo di Nibiru. Nei testi ittiti, avolte, questi dèi erano chiamati con i loro nomi sumeri o accadici: troviamo ripetutamente Anu, Enlil, Ea, Ninurta, Inanna/Ishtar e Utu/Shamash.

Ishkur/Adad
In altri casi gli dèi venivano chiamati con il loro nome ittita. A guidarli era Teshub – “Colui che soffia il vento” o “Dio delle Tempeste” (o anche “del Tuono”), il dio nazionale ittita. Non era altri che il figlio minore di Enlil, ISHKUR/Adad. Le sue raffigurazioni lo ritraggono con in mano il fulmine come arma, in genere in piedi su un toro, simbolo della costellazione celeste del padre (foto a lato).
I riferimenti biblici alla vastità dell’influenza ittita e al suo valore militare sono stati confermati sia da scoperte archeologiche compiute in siti ittiti, sia da documenti ritrovati in altre nazioni.

È importante notare chel’influenza ittita a sud abbracciava anche due siti legati allo spazio: il Luogo dell’Atterraggio (Baalbek) e il Centro di controllo della missione post diluviano (Gerusalemme); gli ittiti enliliti giunsero a un tiro di schioppo dall’Egitto, terra di Ra/Marduk. Le due fazioni, quindi, avevano tutti gli elementi necessari per impegnarsi in un conflitto armato. In realtà, le guerre fra i due paesi annoverarono anche alcune delle più famose battaglie dell’antichità combattute “in nome di Dio”. Ma gli Ittiti*riservarono una sorpresa:non attaccarono l’Egitto.

Con una mossa del tutto imprevedibile, nel 1595 a.C. scesero lungo il Fiume
Eufrate, conquistarono Babilonia e fecero prigioniero Marduk. Pur se vorremmo avere maggiori dettagli relativi a quel periodo e a quell’episodio, le informazioni oggi in nostro possesso indicano che gli attaccanti ittiti non intendevano affatto assorbire Babilonia e regnare su di essa: si ritirarono infatti subito dopo aver aperto una breccia nelle difese della città ed essere entrati nel recinto sacro, portando via Marduk, che tennero prigioniero, ma illeso, in una città chiamata Hana – un luogo (non ancora riportato alla luce) nella zona di Terka, lungo il fiume Eufrate.

Marduk
L’assenza umiliante di Marduk da Babilonia durò ventiquattro anni: esattamente lo stesso lasso di tempo in cui Marduk, cinque secoli prima era stato in esilio ad Haran. Dopo diversi anni di confusione e di disordine, ire che appartenevano alla dinastia cassita assunsero il controllo di Babilonia, restaurarono il tempio di Marduk «presero la mano di Marduk» e lo riportarono a Babilonia. Tuttavia gli storici, ancora oggi, considerano il sacco di Babilonia da parte degli Ittiti come l’episodio che ha messo fine alla gloriosa Prima Dinastia di Babilonia e al Periodo Antico Babilonese.

L’attacco improvviso degli Ittiti contro Babilonia e la rimozione temporanea di Marduk restano un mistero storico, politico e religioso. L’intenzione dell’incursione era solo quella di mettere in imbarazzo e sminuire l’importanza di Marduk – sgonfiarne l’ego, confonderne i seguaci – o aveva uno scopo ben più profondo, o una causa più profonda?

È possibile che Marduk sia stato “vittima di se stesso”?


NOTE: * Con tutta probabilità furono i primi a introdurre i carri trainati da cavalli nelle campagne militari [N.d.T.]



Z.SITCHIN

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