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giovedì 23 novembre 2017

LA FINE DELL'IMPERO DI MARDUK E I NUOVI INVASORI

La cattura e la conseguente deportazione di Marduk ebbero ripercussioni di natura geopolitica: infatti per diversi secoli il centro di gravità dalla Mesopotamia si spostò verso occidente, alle terre lungo il Mar Mediterraneo. In termini religiosi questo episodio fu l’equivalente di un violento terremoto: in un sol colpo erano svanite tutte le grandi aspettative di Marduk, ossia l’unione di tutti gli dèi sotto la sua egida; svanite erano anche le aspettative dei suoi seguaci. Ma sia dal punto di vista geopolitico che religioso, il maggior impatto è legato alla storia di tre montagne – i tre siti legati allo spazio con alloro centro la Terra Promessa: il Monte Sinai, il Monte Moriah e il Monti del Libano.

Di tutti gli avvenimenti che seguirono i fatti di Babilonia, l’episodio centrale, con le ripercussioni più durature, fu l’Esodo degli Israeliti dall’Egitto – quando, per la prima volta, vennero affidati agli uomini siti che, fino a quel momento, erano stati appannaggio esclusivo degli dèi. Quando gli Ittiti che catturarono Marduk si ritirarono da Babilonia, lasciarono dietro di sé uno scompiglio politico e un enigma religioso: Come era potuto accadere? Perché? Quando le persone venivano colpite da lutti o sciagure, erano solite dire che era perché gli dèi erano arrabbiati.

Ma ora che la sciagura aveva colpito gli dèi – Marduk, per essere precisi – a chi si doveva attribuire la colpa? Esisteva un Dio supremo al dio supremo? Nella stessa Babilonia, il rilascio e ritorno di Marduk non fornirono una risposta; in realtà non fecero altro che infittire il mistero, perché i “Cassiti” che accolsero nuovamente a Babilonia il dio prigioniero erano stranieri, non Babilonesi. Chiamavano Babilonia “Karduniash”e avevano nomi come Barnaburiash e Karaindah, ma non si sa molto altro di loro, né della loro lingua. A tutt’oggi non è chiaro da dove provenissero e perché, nel 1660 a.C. circa, ai loro re venne consentito di sostituire la dinastia di Hammurabi e di dominare Babilonia dal 1560 a.C. fino al 1160 a.C. 

Gli studiosi moderni definiscono il periodo che seguì l’umiliazione di Marduk come “Alto Medioevo” nella storia di Babilonia, non soltanto a causa dello scompiglio che causò, ma soprattutto per la penuria di documenti scritti risalenti a quel periodo. I Cassiti si integrarono rapidamente nella cultura sumero accadica, assorbirono la lingua e la scrittura cuneiforme, ma non erano né meticolosi storiografi come i Sumeri, né abili compilatori degli annali reali di Babilonia. A dire il vero, la maggior parte dei documenti reali cassiti sono stati ritrovati non a Babilonia, bensì in Egitto: tavolette di argilla nell’archivio della corrispondenza reale di El Amarna. Da notare che, in quelle tavolette, i re cassiti chiamavano i faraoni egizi “mio fratello”.

L’espressione, pur se figurativa, era giustificata, perché l’Egitto condivideva con Babilonia la venerazione di Ra-Marduk e, come Babilonia, aveva vissuto un “Alto Medioevo” – un periodo che gli studiosi chiamano il Secondo Periodo Intermedio. Iniziò con la fine del Medio Regno nel 1780 a.C. e durò fino al 1560 a.C. circa. Come in Babilonia, fu caratterizzato dalla presenza sul trono di sovrani stranieri, conosciuti come gli “Hyksos”. Anche in questo caso non sappiamo esattamente chi fossero, da dove provenissero o perché le loro dinastie furono in grado di governare l’Egitto per più di due secoli.

Colonne ipostile egizie
Probabilmente non fu né una coincidenza né un caso il fatto che le date di questo Secondo Periodo Intermedio (con i suoi numerosi aspetti oscuri) fossero parallele a quelle del declino di Babilonia dopo le vittorie di Hammurabi (1760 a.C.) fino alla cattura e alla ripresa del culto di Marduk a Babilonia (1560 a.C. circa): questi sviluppi analoghi e contemporanei nei paesi più importanti per Marduk avvennero perché Marduk era “stato vittima di se stesso”: la giustificazione per la sua supremazia si era trasformata nella causa stessa della sua rovina.

La “trappola” era l’iniziale pretesa che fosse giunto il momento per la sua supremazia sulla Terra perché si era presentata nei cieli l’Era dell’Ariete, la sua era. Ma, man mano che l’orologio zodiacale continuava a ticchettare, tramontava anche inesorabilmente proprio questa era. La prova tangibile della perplessità di quei tempi è giunta fino a noi: si trova a Tebe, antica capitale dell’Egitto Superiore. I monumenti più maestosi e più impressionanti dell’antico Egitto – oltre naturalmente le grandi piramidi di Giza – sono i templi colossali di Karnak e Luxor. 

I Greci chiamavano quella località dell’Egitto meridionale (Superiore) Thebai, da cuideriva il nome Tebe; gli antichi Egizi la chiamavano città di Amon, perché i templi erano dedicati a questo dio invisibile. La scrittura geroglifica e le raffigurazioni pittoriche sulle loro mura, sugli obelischi, sulle colonne e sui pilastri (vedi foto sopra) glorificano il dio ed elogiano i faraoni che costruirono, ampliarono, ingrandirono – e continuarono a modificare – i templi.

Fu lì che l’arrivo dell’Era dell’Ariete venne annunciato da file di sfingi con testa di ariete (vedi foto); ed è lì che la pianta dei templi rivela la perplessità dei seguaci egizi di Ra Amon/Marduk.

Una volta, visitando il sito insieme a un gruppo di miei lettori, mi misi al centro di un tempio muovendo le braccia come un vigile urbano che dirige il traffico; alcuni astanti, sorpresi, si chiedevano chi fosse mai quel pazzo che si sbracciava; in realtà stavo solo cercando di mostrare al mio gruppo il fatto che i templi di Tebe, costruiti da un faraone dopo l’altro, continuavano a cambiare
orientamento. Alla fine del 1800 fu Sir Norman Lockyer il primo a rendersi conto dell’importanza di questo aspetto architettonico, dando vita a una disciplina chiamata archeoastronomia.

Tempio di Salomone
I templi che erano orientati agli equinozi – come il tempio di Salomone a Gerusalemme (foto a lato) (e la basilica di S.Pietro al Vaticano, a Roma) – avevano la facciata d’ingresso sempre rivolta a est, per accogliere, anno dopo anno, il sorgere del Sole nel giorno dell’equinozio, e non avevano la necessità di essere riorientati. Invece i templi orientati ai solstizi – come quelli egizi a Tebe o il Tempio del Cielo a Pechino, in Cina – nel corso dei secoli avevano bisogno di un nuovo orientamento perché, a causa della precessione, nel giorno del solstizio il Sole sorge in ritardo, sia pur leggero – come si può ben vedere a Stonehenge, dove Sir Lockyer dimostrò le sue scoperte. (foto sotto)


Stonehenge
I templi eretti dai seguaci per glorificare Ra-Marduk mostravano che i cieli non erano certi della durata del dio e della sua era. Lo stesso Marduk – che era stato così attento all’orologio zodiacale quando, nel millennio precedente, aveva affermato che era giunta la sua era – cercò di distogliere l’attenzione religiosa introducendo la Religione delle Stelle di “Marduk è Nibiru".
Ma la sua cattura e l’umiliazione subita sollevavano domande su questo dio celeste invisibile. 

La domanda “Fino a quando durerà l’era di Marduk?” si trasformò in “Se il Marduk celeste è Nibiru, invisibile, quando si rivelerà, quando riapparirà, quando ritornerà?”
A metà del II millennio a.C., con il verificarsi dei vari eventi, sia l’attenzione religiosa che quella geopolitica si spostarono in quella fascia di terra che la Bibbia chiamava Canaan. 

Quando iniziò a emergere come fulcro religioso il ritorno di Nibiru, anche i siti legati allo spazio vissero un momento di centralità e con essi Canaan, dove si trovavano sia il Luogo dell’Atterraggio sia l’ex Centro di controllo della missione. Gli storici raccontano gli eventi che seguirono in termini di ascesa e caduta di nazioni-stato e scontro fra imperi. Fu nel 1460 a.C. circa che i regni dimenticati di Elam e Anshan (in seguito conosciuta come Persia, a est e a sud-est di Babilonia) si unirono per formare uno stato nuovo e potente avente come capitale della nazione Susa (la Shushan della Bibbia) e Ninurta come divinità nazionale – come Shar Ilani, “Signore degli dèi”; quella nuova nazione-stato assertiva avrebbe svolto un ruolo decisivo nel porre fine alla supremazia di Babilonia e di Marduk.

Probabilmente non si trattò di una coincidenza il fatto che, più o meno nello stesso periodo, nella regione dell’Eufrate, dove un tempo aveva dominato Mari, nacque un nuovo stato potente. Lì gli Horriti (gli studiosi li chiamano Hurriti) – conquistando le terre che ora sono la Siria e il Libano – dettero vita a un regno potente – Mitanni (“L’arma di Anu”), ponendo una sfida geopolitica e religiosa all’Egitto. Quella sfida venne respinta, con estrema ferocia, dal faraone egizio Tuthmosis III, che gli storici descrivono come un “Napoleone egizio”.

Legato a questi eventi c’era anche l’esodo degli Israeliti dall’Egitto, fatto storico di estrema importanza se non altro per le ripercussioni che ha avuto fino a oggi sui codici morali e sociali e sulla centralità di Gerusalemme. Il momento storico in cui si verificarono questi eventi non fu casuale, perché tutti quegli sviluppi erano legati al controllo dei siti legati allo spazio al ritorno di Nibiru. Come abbiamo visto nei precedenti capitoli, Abramo non era soltanto un Patriarca ebraico, bensì un protagonista scelto, che aveva un ruolo importante negli affari internazionali; e i luoghi in cui ci ha portati la sua storia – Ur, Haran, Egitto, Canaan, Gerusalemme, il Sinai, Sodoma e Gomorra – erano anche i principali teatri della storia universale di uomini e dèi. 

L’Esodo dall’Egitto degli Israeliti, ricordato e celebrato dal popolo ebraico durante la Pasqua, era un aspetto integrante degli eventi che si stavano verificando in tutte quelle terre antiche. La stessa Bibbia, ben lontana dal considerare l’Esodo solo come una storia “israelita”, lo collocava chiaramente nel contesto della storia egizia e degli eventi internazionali di quell’epoca.





Z.STICHIN

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