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mercoledì 15 novembre 2017

IL RITORNO DEL RE? LE GUERRE DI RELIGIONE

I sacerdoti-astronomi scrutavano di continuo i cieli all’orizzonte, l’AN.UR sumero, la base del cielo, probabilmente perché Marduk ottenne la supremazia in accordo conil Tempo Celeste, l’orologio zodiacale. Non serviva guardare in alto, verso l’AN.PA sumero, “lacima del cielo”, perché Marduk come stella, ossia Nibiru, era già distante e invisibile. Ma, in quanto pianeta orbitante, pur se invisibile, sarebbe ritornato. Esprimendo la sua equivalenza “Marduk-è-Nibiru”, la versione egizia della Religione delle Stelle di Marduk promise ai suoi fedeli che sarebbe venuto il giorno in cui questo dio stella – o stella del dio – sarebbe ricomparsa come ATEN.

ATEN / ATON
Fu questo aspetto della Religione delle Stelle di Marduk – l’eventuale Ritorno – che sfidava direttamente gli avversari enliliti di Babilonia e spostava il fulcro del conflitto a una rinnovata attesa messianica. Degli attori post-Sumer sulla scena del Vecchio Mondo, quattro assursero a uno status imperiale, lasciando l’impronta più profonda nella storia: Egitto e Babilonia, Assiria e Hatti (terra degli Ittiti). Ciascun paese aveva il proprio “dio nazionale”. I primi due paesi appartenevano alla fazione Enki-Marduk-Nabu; gli altri due a Enlil, Ninurta e Adad. Le loro divinità nazionali si chiamavano Ra-Amon e Bel-Marduk, Ashur e Teshub, e fu nel loro nome che vennero combattute numerose guerre, prolungate e crudeli. 

Le guerre, spiegano gli storici, erano causate dalle solite ragioni: risorse, territorio, necessità o semplice bramosia. Ma gli annali reali, che narravano in dettaglio le guerre e le spedizioni militari, le presentavano come guerre di religione, in cui veniva glorificato il dio di una fazione e umiliato quello della fazione nemica. Tuttavia, l’aspettativa di un Ritorno trasformò queste guerre in campagne territoriali che avevano quale obiettivo siti specifici. Le guerre, secondo gli annali reali di quelle terre, vennero lanciate da un re “per ordine del mio dio” e così via; la campagna veniva eseguita da questo o quel dio “ in accordo con un oracolo”. 

RA
Spesso e volentieri, la vittoria veniva ottenuta con l’aiuto di armi invincibili, o con l’aiuto diretto degli dèi. Un re egizio scrisse nei suoi annali di guerra che fu «Ra che mi ama, Amon che mi tiene in suo favore» a dargli istruzione di marciare «contro questi nemici, abominio di Ra». Un re assiro, registrando la sconfitta di un re nemico, si vantava di aver sostituito nel tempio della città le immagini degli dèi con le «immagini dei miei dèi», dichiarandoli, a partire da quel momento, «dèi della nazione».

Un chiaro esempio dell’aspetto religioso di quelle guerre – e della scelta deliberata degli obiettivi – si può riscontrare nella Bibbia ebraica in 2Re 18, 9-37, dove viene descritto l’assedio di Gerusalemme da parte dell’esercito del re assiro Sennacherib. Dopo aver circondato e isolato la città, il comandante assirosi impegnò in una guerra psicologica per costringere gli assediati a capitolare. Parlando in ebraico, così che tutti coloro che erano ai bastioni della città potessero sentire, urlò loro le parole del re di Assiria: 

«Non ascoltate Ezechia che vi inganna dicendovi: il Signore ci libererà. Forse gli dèi delle nazioni hanno liberato ognuno il proprio paese dalla mano del re d’Assiria? Dove sono gli dèi di Camat e Arpad? Dove sono gli dèi di Sefaraim, di Avva? Hanno essi forse liberato Samaria dalla mia mano? Quali mai, fra tutti gli dèi di quelle nazioni, hanno liberato il loro paese dalla mia mano? Potrà forse il Signore liberare Gerusalemme dalla mia mano?».  (I documenti storici dicono di sì.)

Per cosa venivano combattute quelle guerre di religione? Le guerre e gli dèi nel nome dei quali erano combattute non sembrano avere una motivazione logica, a meno che non si consideri che, al centro delle guerre, c’era ciò che i Sumeri chiamavano il DUR.AN.KI, il “Legame Cielo-Terra”. I testi antichi parlano ripetutamente della catastrofe, di «quando la Terra fu separata dal Cielo», ossia della distruzione del porto spaziale. La domanda fondamentale che si poneva dopo l’olocausto nucleare era: Chi – quale dio e quale nazione – poteva affermare di essere l’unico sulla Terra a possedere il legame con il Cielo? 

Per gli dèi, la distruzione del porto spaziale nella penisola del Sinai rappresentava la perdita materiale di un’infrastruttura che bisognava sostituire. Ma siamo in grado di immaginare l’impatto – spirituale e religioso – sull’umanità? All’improvviso, gli dèi di Cielo e Terra erano isolati dal Cielo…

Una volta obliterato dalla faccia della Terra il porto spaziale nel Sinai, restavano solo tre siti legati allo spazio nel Vecchio Mondo: il Luogo dell’Atterraggio nelle Montagne dei Cedri; il Centro di controllo della missione post diluviano che sostituiva quello di Nippur e, infine, le Grandi Piramidi d’Egitto alle quali si ancorava il Corridoio di Atterraggio. Con la distruzione del porto spaziale, questi altri siti avevano ancora una funzione celeste – e, quindi, un significato religioso?  Conosciamo la risposta – entro certi limiti – perché i tre siti hanno superato la prova del tempo giungendo fino anoi, sfidando l’umanità con il mistero che essi rappresentano e sfidando gli dèi, perché rivolti al cielo. Il sito più familiare è senz’altro quello della piana di Giza, con la Grande Piramide e le sue compagne. 

Per molto tempo si è creduto che la Grande Piramide fosse stata costruita da Cheope –un’attribuzione, questa, dovuta solo ed esclusivamente alla scoperta di un geroglifico che rappresenta il suo nome all’interno della piramide stessa. Ma le sue dimensioni, la sua precisione geometrica, la sua complessità, i suoi allineamenti con il cielo e altri aspetti non meno sorprendenti hanno fatto dubitare di questa attribuzione. In Le astronavi del Sinai ho offerto la prova che quei segni sono una mistificazione moderna, e sia in quel libro, sia in altre prove voluminose, testuali e pittoriche, ho spiegato come e perché gli Anunnaki hanno progettato e costruito quelle piramidi. 

Moneta Fenicia
Dopo essere state private della guida radiante nel corso delle guerre degli dèi, la Grande Piramide e le altre piramidi di Giza hanno continuato a fungere quali punti di riferimento per il Corridoio di Atterraggio. Una volta scomparso il porto spaziale, sono rimaste silenti testimoni di un passato ormai concluso. Non è stata trovata alcuna indicazione del fatto che siano mai diventate oggetti sacri.

Il Luogo dell’Atterraggio nella Foresta dei Cedri, invece, può contare su di una documentazione diversa e puntuale: Gilgamesh, che vi si recò almeno mille anni prima dell’olocausto nucleare, assistette con i propri occhi al lancio di una navicella; e i Fenici, nella vicina città di Biblo, sulla costa mediterranea, raffigurarono su di una moneta – almeno mille anni dopo la catastrofe – un razzo rinchiuso in un recinto, collocato all’interno di un’installazione. 

Trilithon
Quindi, sia con, sia senza il porto spaziale, il Luogo dell’Atterraggio continuò a essere operativo. Il luogo, Baalbek, (“Valle della Bekaa”, che significa “fenditura” o “valle”) in Libano, era formato nell’antichità da una vasta piattaforma di pietre (della dimensione di circa 1,5 km 2) nel cui angolo nord-occidentale si erge verso il cielo un’enorme struttura in pietra. In particolare, il muro occidentale di contenimento è formato da massicci blocchi di pietra del peso di 600-900 tonnellate ciascuno, rafforzato dai blocchi di pietra più grandi mai visti sulla Terra, inclusi tre monoliti che pesano ben 1100 tonnellate l’uno, conosciuti con il nome di Trilithon.

Un’ulteriore sorpresa è rappresentata dal fatto che questi tre colossali blocchi di pietra sono stati estratti a circa 3 chilometri di distanza nella valle, in una cava in cui è stato ritrovato uno di questi blocchi semilavorato, ancora attaccato alla vena madre, che spunta dal terreno (vedi foto sotto).

Sin dai tempi di Alessandro i Greci veneravano il luogo come Eliopoli (città del dio sole); i Romani in seguito vi costruirono il tempio più grande dedicato a Zeus. I Bizantini lo trasformarono in una grande chiesa; i musulmani che arrivarono dopo di loro vi costruirono una moschea; e, oggi, i cristiani maroniti venerano il luogo come una reliquia che risale al Tempo dei Giganti. (In Spedizioni nell’altro passato ho descritto una visita al luogo e alla sue rovine, nonché il suo funzionamento come torre di lancio.)

Il sito che serviva da Centro di controllo della missione, il luogo più sacro e riverito a tutt’oggi, è Gerusalemme, Ur-Shalem (Città del Dio Onnipotente). Anche lì, proprio come a Baalbek – ma su scala ridotta –  una grande piattaforma di pietra poggia su fondamenta di roccia e pietre tagliate, ed è protetta da un massiccio muro occidentale, nel quale sono inclusi tre colossali blocchi di pietra che pesano circa 600 tonnellate ciascuno. 

Fu su questa piatta forma preesistente che re Salomone costruì il tempio dedicato a Yahweh, il Sancta Sanctorum al cui interno l’Arca dell’Alleanza poggiava su una roccia sacra, al di sotto della quale si trovava una camera sotterranea.
La roccia sacra



Z.SITCHIN

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