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giovedì 21 settembre 2017

NOE' FIGLIO DI ELOHIM ED IL "MESH" DIVINO

NOE' in una raffigurazione all'interno della Basilica di San Marco
I testi apocrifi ci narrano che quando nacque Noè, il protagonista del Diluvio citato nella Bibbia, l’aspetto stesso del bambino fece insorgere numerosi dubbi sulla paternità a Lamech, suo padre, che temeva che il vero padre fosse, in realtà, uno dei Nefilim. La Bibbia afferma solo che Noè era un uomo genealogicamente “perfetto” che «camminò con gli Elohim»; i testi sumeri, in cui il protagonista del Diluvio viene chiamato Ziusudra, lasciano invece intendere che era un semidio, figlio di Enki.

Marduk, dal canto suo, si lamentò con sua madre che, mentre ai suoi compagni erano state assegnate delle mogli, a lui non ne era stata assegnata alcuna: «Non ho moglie, non ho figli». E proseguì narrandole di essersi invaghito della figlia di un «sommo sacerdote, un esperto musicista» (vi è motivo di credere che l’uomo fosse Enmeduranki, il prescelto citato nei testi sumeri, l’omologo di Enoch nella Bibbia). Una volta verificato che la fanciulla terrestre – il suo nome era Tsarpanit – era favorevole, i genitori di Marduk dettero il proprio consenso. Da questo matrimonio nacque un figlio, EN.SAG, “Signore supremo”.

Nabu
Ma a differenza di Adapa, che era un semidio della Terra, il figlio di Marduk venne inserito nella Lista degli Dèi sumera, dove venne chiamato anche “il MESH divino”, un suffisso usato per indicare un semidio (come nel caso di GilgaMESH). EN.SAG, dunque, fu il primo semidio ad assurgere allo status di dio. In seguito, quando fu alla guida delle masse di umani in nome e per conto di suo padre, gli venne dato il nome di Nabu, il Portavoce, il Profeta – perché questo è esattamente ciò chesignifica la parola, proprio come la parola ebraica usata nella Bibbia – Nabih – tradotta, appunto, come “profeta”.

Nabu era perciò il figlio di dio e un figlio di Adamo delle Antiche Scritture, l’unico il cui nome significava realmente “Profeta”. Come nelle profezie egizie citate nelle pagine precedenti, il suo nome e il suo ruolo si legarono alle attese messianiche. 

E fu così, che nei giorni che precedettero il Diluvio, Marduk creò un precedente per gli altri dèi ancora celibi: scegliete e sposate una femmina terrestre… L’idea di infrangere il tabù risultò particolarmente allettante agli Igigi, che vivevano per la maggior parte del tempo su Marte, mentre la loro stazione sulla Terra era il Luogo dell’Atterraggio nelle Montagne dei Cedri.

Shamyaza
Trovando un’opportunità – forse un invito in occasione del matrimonio stesso di Marduk – rapirono delle femmine terrestri e le sposarono. Numerosi testi apocrifi, come il Libro dei Giubilei, il Libro di Enoch e il Libro di Noè, riportano con dovizia di particolari l’episodio del matrimonio misto dei Nefilim. 

Circa duecento “Osservatori” (“Coloro che osservano e vedono”) si organizzarono in venti gruppi, ciascuno dei quali aveva eletto un capo. Fra questi, Shamyaza era il comandante supremo. L’istigatore della trasgressione «colui che traviò i figli di Dio e li portò sulla Terra e li traviò con le Figlie dell’Uomo» si chiamava Yeqon… 

Ciò accadde – confermano le fonti – ai tempi di Enoch. A dispetto degli sforzi di inquadrare le fonti sumere (che narravano dei contrasti e delle rivalità fra Enki ed Enlil ) in una cornice monoteistica, i compilatori della Bibbia ebraica terminavano quella sezione del capitolo 6 della Genesi con due ammissioni. 

Parlando dei figli nati da quei matrimoni misti, la Bibbia conferma che questi matrimoni avvennero nei giorni prima del Diluvio «e anche dopo»; e che da quelle unioni nacquero «gli eroi dell’antichità, uomini famosi». I testi sumeri indicano che i re postdiluviani erano proprio questi semidèi. Ma non erano più solo i figli di Enki e del suo clan; a volte i re nella regione enlilita erano figli di dèi enliliti. 

Ad esempio, la Lista dei re sumera afferma chiaramente che, quando il potere sovrano ebbe inizio a Uruk (un dominio enlilita), il sovrano prescelto era un MESH, un semidio:

Meskiaggasher, 
un figlio diUtu,
divenne sommo sacerdote e re.

Utu
Utu era naturalmente il dio Utu/Shamash, nipote di Enlil. Più in basso nella linea dinastica c’era il famoso Gilgamesh, “per due terzi divino”, figlio della dea enlilita Ninsun e del sommo sacerdote di Uruk, un terrestre. 
(Vi erano diversi sovrani lungo la linea dinastica, sia a Uruk, sia a Ur, che si fregiavano dell’appellativo di “Mesh” “Mes”.)Anche in Egitto alcuni faraoni affermavano di avere origini divine. 

Molti di quelli delle dinastie XVIII e XIX adottarono nomi teoforici con prefisso o suffisso MS (reso Mes, Mose, Meses), che significa “figlio di” questo o quel dio – come i nomi Ah - mesio Ra-mese (RA-MeSeS –“figlio” del dio Ra).

La famosa regina Hatshepsut, che – pur se donna – assunse il titolo e i privilegi di un faraone, nelle iscrizioni e nei dipinti nel suo immenso tempio a Deir el Bahri affermava il proprio diritto in quanto semidea, sostenendo che il grande dio Amon “assunse le sembianze di sua maestà il re”, il marito della regina madre, e che questi “ebbe un rapporto sessuale con lei”, facendo sì che Hatshepsut nascesse semidivina. 

Eannatum

I testi cananei includevano anche la storia del re Keret, figlio del dioEl. Un’interessante variante di queste usanze di un “semidio che diventare” era la storia di Eannatum, un re sumero che regnò nella Lagash di Ninurta durante i primitempi degli “eroi”. 

Un’iscrizione del re su di un famoso monumento a lui dedicato (la Stele degli Avvoltoi) attribuisce il suo status di semidio all’inseminazione artificiale da parte di Ninurta (Signore del Girsu, il recinto sacro) e di un aiuto da parte di Inanna/Ishtar e
Ninmah (qui chiamata con il suo epiteto di Ninharsag):



Il Signore Ningirsu,
guerriero di Enlil,
impiantò il seme di Enlil
per Eannatum
nel ventre di […].
Inanna accompagnò la sua[nascita],
lo chiamò “degno nel
tempio di Eanna”,
lo depose sul sacro grembo
di Ninharsag.
Ninharsag gli offrì il suo
sacro seno.
Ningirsu fu felice per
Eannatum
- seme che Ningirsu aveva
impiantato nel ventre.

Ma il riferimento al «seme di Enlil» nonchiarisce se il seme di Ninurta/Ningirsu viene considerato “seme di Enlil” in quanto suo primogenito, o se venne usato realmente il seme di Enlil per l’inseminazione (pur se alquanto improbabile); tuttavia l’iscrizione afferma chiaramente che la madre di Eannatum (il cui nome è illeggibile sulla stele) venne inseminata artificialmente, così da far sì che un semidio potesse essere concepito senza un rapporto sessuale: un’immacolata concezione a Sumer nel III millennio a.C.!

ISIDE intenta ad allattare Horus mentre TOTH tieni in mano il DNA
Che gli dèi avessero una buona familiarità con l’inseminazione artificiale è un dato di fatto che viene corroborato dai testi egizi, secondo i quali, dopo che Seth ebbe ucciso e smembrato Osiride, il dio Thoth estrasse il seme dal fallo di Osiride e ingravidò con esso Iside, moglie dello stesso Osiride, che dette poi alla luce il dio Horus.
Una raffigurazione di questa impresa mostra Thoth, la dea della nascita, che tiene in mano i due filamenti del DNA, mentre Iside allatta il neonato Horus.
Dopo il Diluvio anche gli Enliliti accettarono gli accoppiamenti con le femmine terrestri e considerarono i figli nati da quelle unioni “eroi, uomini famosi”. 
Questa fu l’origine delle “stirpi” di semidei.



Z.SITCHIN

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