Cerca nel blog

mercoledì 6 settembre 2017

LE VISIONI DI GUDEA

Nefer Rohu
Gli studiosi sono aconoscenza dell’esistenza di un altro testo profetico/messianico che ci è giunto dall’antico Egitto, ma ritengono che sia stato composto a posteriori e che finga soltanto una profezia, attribuendosi una data antecedente. Per essere più specifici, mentre il testo afferma di rivelare profezie fatte al tempo di Sneferu, un faraone della Quarta Dinastia (ca. 2600 a.C.), gli egittologi ritengono invece che venne scritto ai tempi di Amenemhet I della Dodicesima Dinastia (ca.2000 a.C.), quindi dopo gli eventi che pretende di profetizzare.

Anche così, “le presunte profezie” servono a confermare la veridicità di quei fatti avvenuti nel passato. E molti dettagli e la scelta delle parole stesse della predizione possono essere considerati agghiaccianti. Si dice che le profezie furono riferite al re Sneferu da un “sommo sacerdote - oracolo” chiamato Nefer Rohu «un uomo di rango, uno scriba bravo con le dita». Convocato dal re per predire il futuro, Nefer Rohu «stese la mano per prendere il necessario per scrivere, afferrò un rotolo di papiro» e poi iniziò a scrivere ciò che vedeva, con toni che ricordano molto da vicino le profezie di Nostradamus:

Ascolta, gli uomini parlano
di qualcosa;
È terribile […]
Ciò che sarà fatto non è mai 
stato fatto prima.
La Terra è morta.
I terreni sono rovinati,
nulla più resta.
Non vi è più il sole: la gente
non lo vede,
le nubi lo celano: 
nessuno può più vivere,
il vento del sud si scontra 
con il vento del nord.
I fiumi dell’Egitto sono vuoti […]
Ra deve ricominciare dalle
fondamenta della Terra.

Prima che Ra potesse ripristinare le «fondamenta della Terra» ci sarebbero state invasioni, guerre, spargimenti di sangue. Poi sarebbe seguita una nuova era fatta di pace, tranquillità e giustizia. Sarebbe stata portata da ciò che abbiamo chiamato un Salvatore, un Messia: 

Giungerà poi un sovrano 
– Ameni (“Lo Sconosciuto”),
lo chiameranno il Trionfante.
Figlio dell’Uomo sarà il suo
nome in eterno […]
Il male verrà scacciato;
la giustizia regnerà in sua vece;
della sua venuta esulterà il 
popolo.

È sorprendente scoprire queste profezie messianiche apocalittiche e la fine del Male, seguito dalla venuta – dal ritorno – di pace e giustizia – in papiri scritti circa 4200 anni fa; è agghiacciante scoprire in essi una terminologia familiare, come quella del Nuovo Testamento, che parla di uno “Sconosciuto”,  di un Salvatore Trionfante, del “Figlio dell’Uomo”. Si tratta, come vedremo, di un filo conduttore che lega gli avvenimenti nel corso dei millenni.

Nel 2260 a.C. alla fine dell’Era di Sargon voluta da Ishtar, Sumer visse un periodo di caos, di occupazione da parte di eserciti stranieri, di profanazione dei templi e di confusione sull’ubicazione della capitale e sulla scelta del re. Per un certo periodo, l’unico porto sicuro nel paese fu Lagash, “centro di culto” di Ninurta, dal quale vennero tenuti fuori gli eserciti dei Gutiani. Ricordando le ambizioni mai sopite di Marduk, Ninurta decise di ribadire il proprio rango di 50 dando istruzioni all’allora re di Lagash, Gudea, di erigere per lui un tempio nuovo nel Girsu, ossia nel recinto sacro della città.

CRONACHE TERRESTRI
Ninurta, qui chiamato NIN.GIRSU, “Signore del Girsu”, aveva già un proprio tempio, nonché un recinto speciale per il suo “Divino Uccello Nero” o macchina volante. Tuttavia la costruzione del nuovo tempio doveva avere delle peculiarità, dei tratti particolari che lo legavano al cielo, consentendo alcune osservazioni astronomiche. Per questo motivo Ninurta invitò a Sumer il dio Ningishzidda (“Thoth” in Egitto), Architetto Divino, nonché Custode dei Segreti delle piramidi di Giza. 
Non dimentichiamo che Ningishzidda/Thoth era anche il fratello che Marduk aveva costretto all’esilio nel 3100 a.C. ...

Queste singolari circostanze che riguardano l’annuncio, la progettazione, la costruzione e la consacrazione dell’E.NINNU (“Casa dei Cinquanta”) sono narrate con dovizia di particolari nelle iscrizioni di Gudea; questi documenti vennero alla luce nelle rovine di Lagash (un sito ora chiamato Tello) e sono citate abbondantemente nei vari libri delle Cronache Terrestri. Ciò che emerge da quei documenti così dettagliati (incisi su due cilindri di argilla in cuneiforme sumero) è il fatto che dall’annuncio alla consacrazione, ogni fase e ogni dettaglio del nuovo tempio erano condizionati da aspetti celesti legati alla scelta dei tempi per la costruzione stessa dell’edificio: doveva essere il periodo in cui “nei cieli” si sarebbero determinati “i destini della Terra”.  

Nel giorno in cui fu decretato
il destino del Cielo e dellaTerra,
quando Lagash alzò la testa
verso il Cielo
in accordo con le Grandi
Tavole dei Destini
Enlil gettò un occhio favorevole 
sopra Ninurta.

Quel periodo speciale, quando nei cieli vennero determinati i destini sullaTerra, era ciò che abbiamo chiamato Tempo Celeste, Orologio Zodiacale. E dal resto della narrazione di Gudea diventa evidente che l’elemento determinante era legato al Giorno dell’Equinozio e al nome egizio di Thoth, Tehuti, l’Equilibratore (di giorno e notte) che “Tende la Corda” per orientare un nuovo tempio. Queste considerazioni di natura celeste continuarono a dominare il progetto dell’Eninnu dall’inizio fino alla fine.

La storia di Gudea ebbe inizio con un sogno profetico che sembra un episodio tratto dalla serie Ai confini della realtà; infatti, pur se gli dèi erano svaniti, al suo risveglio Gudea vide poggiati accanto al letto i diversi oggetti che gli erano stati mostrati in sogno.

In quel sogno-visione (il primo di una serie) comparve all’alba il dio Ninurta e il Sole era allineato con il pianeta Giove. Il dio informò Gudea che era stato prescelto per erigere un nuovo tempio. Gli apparve poi la dea Nisaba che portava sulla testa, a mo’ di copricapo, una sorta di “plastico” del tempio; in mano teneva una tavoletta sulla quale erano raffigurate le stelle del cielo e con uno stilo sacro indicava il “pianeta a lei propizio”. 

Gudea
Un terzo dio, Ningishzidda (ossia Thoth), teneva una tavoletta di lapislazzuli sulla quale era inciso il progetto strutturale del tempio; teneva anche un mattone di argilla, uno stampo per fare i mattoni e un cesto da manovale. Quando Gudea si risvegliò, le tre divinità erano scomparse, ma sul suo grembo c’era ancora la tavoletta con il progetto, mentre il mattone e il suo stampo erano ai suoi piedi. Sebbene saggio, Gudea non poteva capire queste istruzioni architettoniche, ebbe perciò bisogno dell’aiuto di una dea in grado di interpretare il messaggio divino e di due altri sogni-visioni per comprendere ciò che gli veniva chiesto. 

Nel terzo sogno-visione gli venne mostrato una sorta di ologramma della costruzione del tempio, cominciando dall’iniziale allineamento con i punti celesti indicati, la posa delle fondamenta, la fattura dei mattoni, insomma, tutta la costruzione, fase dopo fase, fino al suo completamento.


Z.SITCHIN

Nessun commento:

Posta un commento