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lunedì 4 settembre 2017

LE PROFEZIE EGIZIE DI IPU-WER, DESTINI DELL’UOMO

Negli annali del genere umano, il XXI secolo a.C. ha visto nel Vicino Oriente uno dei capitoli più gloriosi della civiltà, meglio noto come il periodo di Ur III. Fu allo stesso tempo un periodo devastante e di grandi difficoltà, perché vide la fine di Sumer, avvolta da una letale nube nucleare. Dopo quell’evento tutto cambiò. Questi eventi gravissimi, come vedremo, rappresentavano anche il fulcro delle manifestazioni messianiche che circa ventun secoli dopo, alla nascita di Cristo, ebbero come centro Gerusalemme. Gli eventi di quel secolo memorabile – come tutti gli avvenimenti della storia – affondavano le proprie radici in avvenimenti precedenti. 

MARDUK
La data del 2160 a.C., perciò, è una data da ricordare. Gli annali di quel periodo di Sumer e Akkad raccontano di un cambiamento politico importante fra gli dèi enliliti. In Egitto quella stessa data segnò l’inizio di cambiamenti politici ereligiosi, e ciò che accadde in entrambi i paesi coincise con una nuova fase delle campagne di Marduk, volte a ottenere la supremazia. A dire il vero, furono proprio le acute strategie di Marduk e i movimenti geografici da un luogo all’altro a esercitare un controllo su questa “partita a scacchi degli dèi”.

Le mosse di Marduk e i suoi movimenti ebbero inizio quando partì dall’Egitto per diventare (agli occhi degli Egizi) Amon (scritto anche Amun o Amen), “l’Invisibile” o “ilNascosto”. Secondo gli egittologi il 2160 a.C. rappresenta l’inizio di ciò che viene designato come Primo Periodo Intermedio – un intervallo caotico compreso fra la fine dell’Antico Regno e l’inizio dinastico del Medio Regno. Nelle migliaia di anni dell’Antico Regno, quando la capitale politico religiosa era Menfi, nel Medio Egitto, gli Egizi veneravano il pantheon di Ptah, ergendo templi monumentali in onor suo, in onore di suo figlio Ra e dei loro successori divini.

Le famose iscrizioni dei faraoni di Menfi glorificavano gli dèi e promettevano un Aldilà per i sovrani. Regnando in quanto surrogati degli dèi, questi faraoni portavano la doppia corona dell’Egitto Superiore (meridionale) e Inferiore (settentrionale), che stava a significare non solo l’unificazione amministrativa dei due paesi, ma anche quella religiosa. Un’unificazione raggiunta quando Horus sconfisse Seth nella battaglia per l’eredità di Ptah/Ra. 

Papiro de "Le lamentazioni di IPU-WER"
E poi, nel 2160 a.C., quell’unità e quella certezza religiosa si frantumarono. I disordini videro la frattura dell’unione, l’abbandono della capitale, attacchi dal sud da parte dei principi tebani per ottenere il controllo, incursioni di eserciti stranieri, dissacrazione dei templi, il collasso di legge e ordine, siccità, carestie e rivolte del popolo affamato. Questi eventi sono riportati in un papiro conosciuto come le Lamentazioni di Ipu-Wer, un lungo testo redatto in geroglifico, composto da diverse sezioni nelle quali viene fornito un resoconto delle calamità e delle tribolazioni; inoltre viene attribuita a un nemico scellerato la colpa per le offese alla religione e per i mali sociali, e viene esortato il popolo a pentirsi e a ripristinare i riti religiosi. 

Vi è poi una sezione profetica, che descrive la venuta di un Redentore, e un’altra che esalta i tempi idilliaci che sarebbero venuti. All’inizio il testo descrive le infrazioni alla legge e all’ordine e il collasso di una società ben strutturata – una situazione in cui «i guardiani vanno a saccheggiare, il lavandaio rifiuta di portare il proprio carico… i furti sono ogni dove… un uomo guarda suo figlio come se fosse un nemico».

Pur se il Nilo straripava e irrigava la terra, «nessuno ara… il grano è morto… i magazzini sono vuoti… la sabbia ricopre tutto il paese… il deserto avanza… le donne sono sterili, nessuna riesce a concepire… i morti vengono gettati nel fiume… il fiume è di sangue».  Le strade non sono sicure, il commercio è finito, le province dell’Egitto Superiore non sono più tassate; «vi è una guerra civile… sono giunti in Egitto barbari da ogni dove… tutto è in rovina». Alcuni egittologi ritengono che all’origine di questi eventi ci fosse una semplice lotta per ricchezza e potere, un tentativo (alla fine riuscito) dei principi tebani del Sud di controllare e governare l’intero paese. 

Amon (Amen) / RA
In seguito gli studi hanno associato il crollo dell’Antico Regno a un “cambiamento climatico” che aveva minato inesorabilmente una società che si fondava sull’agricoltura, aveva causato carestie e rivolte della popolazione ridotta allo stremo, stravolgimenti sociali, nonché il crollo stesso dell’autorità. Ma questi stessi egittologi hanno prestato poca attenzione a un cambiamento di grande portata che, forse, è anche il più importante: nei testi, negli inni, nei nomi onorifici dei templi: non veniva adorato più semplicemente Ra, bensì, Ra-Amon, o semplicemente Amon. Ra divenne Amon – Ra l’Invisibile, “invisibile” perché aveva lasciato l’Egitto.

Si trattò davvero di un cambiamento religioso che causò una rottura politica e sociale, scrisse Ipu-Wer, un personaggio la cui identità è rimasta oscura. Noi riteniamo che il cambiamento fu nella trasformazione di Ra in Amon. Le rivolte iniziarono con un crollo delle pratiche religiose e si manifestò nell’abbandono dei templi, dove «il Luogo dei Segreti era stato messo a nudo, gli scritti del recinto augusto erano stati disseminati e uomini comuni li stracciano nelle strade… la magia è divulgata, è alla vista di chi non la conosce». «Ci si ribella contro… il simbolo sacro del re, portato sulla corona del re, l’Ureo (il Serpente Divino)… le ricorrenze religiose vengono modificate… i sacerdoti vengono portati via con la forza

Dopo aver esortato il popolo a pentirsi, «a offrire incenso nei templi… a fare le offerte agli dèi», il papiro esorta i pentiti a lasciarsi battezzare – a «ricordarsi di immergersi». A questo punto le parole del papiro diventano profetiche. Le Lamentazioni – che gli egittologi definiscono “messianiche” – parlano di “un periodo che verrà” in concomitanza con l’arrivo di un non meglio identificato Salvatore – “un dio-re”.
Cominciando con un piccolo gruppo di seguaci, di lui gli uomini diranno:

Porta pace sulla terra,
è pastore di uomini.
Anche se le sue greggi sono piccole,
trascorrerà i giorni ad accudirle […]
Poi sconfiggerà il male,
contro di esso protenderà il braccio.

«Le persone chiederanno: “Dov’è oggi? Dorme forse? Perché il suo potere non si vede?”. Ipu Wer rispondeva: “La sua gloria non la si può vedere, [ma] Autorità, Percezione e Giustizia sono con lui”.» Quei tempi idilliaci, affermava Ipu-Wer nella sua profezia, saranno preceduti dal travaglio messianico della loro nascita: «“La confusione regnerà in tutto il paese, in tumulto e rumore uno ucciderà l’altro, i molti uccideranno i pochi”. Le persone chiederanno: “Il Pastore desidera forse la morte?”.“No,”rispondeva, “è la terra che ordina la morte, ma dopo anni di sofferenza, prevarranno giustizia e un’adorazione giusta.”» Questo – concludeva il papiro – era «quanto disse Ipu-Wer quando rispose alla maestà del Signore onnipotente».

Se vi sembrano sorprendenti non solo la descrizione degli avvenimenti e delle profezie messianiche, ma anche la scelta delle parole di quell’antico papiro egizio, tenetevi forte: il meglio deve ancora venire.



Z.SITCHIN

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