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martedì 12 settembre 2017

LA "CITTA' DELL'UNIONE" E GLI ACCADICI

Il tentativo di Marduk di creare un’infrastruttura spaziale alternativa non piacque agli Enliliti; esistono prove del fatto che Enlil e Ninurta volessero creare infrastrutture proprie all’altro capo del mondo, nelle Americhe, nei pressi delle miniere di oro post diluviane.
La loro assenza, unitamente all’uccisione del Toro del Cielo, dette il via in Mesopotamia a un periodo di instabilità e di confusione, rendendo il paese vulnerabile alle incursioni delle nazioni confinanti. I Gutiani prima e gli Elamiti poi giunsero da oriente; da occidente giunsero popoli di lingua semitica.

INANNA
Ma, mentre gli orientali veneravano le divinità enlilite, esattamente come i Sumeri, gli Amurru (“occidentali”) erano diversi. Lungo le rive del “Mare Superiore” (il Mediterraneo), nelle terre dei Cananei, i popoli veneravano le divinità enkite dell’Egitto. Là si trovavano i semi delle Guerre Sante intraprese – forse ancora oggi – “in nome di Dio”, solo che i popoli adoravano ciascuno diverse divinità nazionali…

Fu Inanna ad avere un’idea brillante, che potremmo definire una tattica: “se non puoi combatterli, alleati”. Un giorno, mentre viaggiava nei cieli a bordo della sua Camera Celeste – questo episodio risale al 2360 a.C. circa – notò un uomo di bell’aspetto che giaceva addormentato in un giardino. A lei piacevano molto gli uomini,  e quell’uomo in particolare. 

Lui era un occidentale, che parlava una lingua semitica. Come scrisse in seguito nelle sue memorie, non sapeva chi fosse suo padre, ma sapeva che sua madre era un’Entu, una sacerdotessa del dio, che lo aveva deposto in un cesto di vimini, trasportato dalla corrente del fiume fino a un giardino curato da Akki, l’Irrigatore, che lo aveva allevato come fosse stato figlio suo.

L’eventualità che l’uomo, forte e di bell’aspetto, potesse essere il figlio di un dio bastò a Inanna per raccomandarlo agli altri dèi: questo Amurru avrebbe dovuto essere il successivo re del paese. Quando gli dèi concessero la propria approvazione, lei gli attribuì il nome di Sharru kin, titolo antico e prediletto dei re sumeri. Poiché, però, non discendeva dalle stirpi regali sumere precedentemente riconosciute, non poteva salire al trono in nessuna delle vecchie capitali e, appositamente per lui una nuova città, una nuova capitale. 

Venne chiamata Agade, “Città dell’Unione”. I nostri testi di storia chiamano questo re Sargon I o Sargon il Grande; e “accadico” la sua lingua semitica. Il suo regno, che aggiungeva all’antica Sumer le province settentrionali e nord-occidentali, venne chiamato Sumer e Akkad. 

Sargon non perse tempo a compiere la missione per la quale era stato scelto: riportare sotto controllo le “terre ribelli”. Inni rivolti a Inanna (a partire da quel momento conosciuta dagli Accadi con il nome di Ishtar), la descrivevano nell’atto di dire a Sargon che sarebbe stato ricordato «per la distruzione dei paesi ribelli, massacrandone i popoli, facendo scorrere sangue nei suoi fiumi». 

Le spedizioni militari di Sargon vennero annotate e glorificate nei suoi annali reali; i suoi successi riassunti nelle Cronache di Sargon con queste parole:

Sharru-kin, re di Agade,
salì al potere nell’era di Ishtar.
Non aveva rivali, né avversari
ed estese il suo carismatico 
potere su tutti i Paesi.
Attraversò il mare a est,
conquistò il Paese dell’ovest 
in tutta la sua estensione.

Questi versi glorificanti stanno a significare che il Luogo dell’Atterraggio, il luogo sacro legato allo spazio, che si trovava nel cuore del «Paese dell’ovest», venne catturato e soggiogato in nome di Inanna/Ishtar, ma non senza trovare opposizione. Persino i testi scritti che glorificano Sargon affermano che «quando lui era vecchio, tutte le province si rivoltarono contro di lui». Gli annali che riportano gli avvenimenti visti dalla prospettiva di Marduk, rivelano che lo stesso Marduk condusse una feroce controffensiva:

A causa del sacrilegio che
Sargon aveva così
commesso, 
il grande signore Marduk 
montò in collera …
Da est a ovest allontanò 
le genti da Sargon;
e per punirlo fece in modo
che egli non potesse mai avere pace.

Luogo dell'atterraggio

È necessario sottolineare che Sargon controllava solo uno dei quattro siti post diluviani legati allo spazio: il Luogo dell’Atterraggio nella Foresta dei Cedri. A Sargon succedettero, per breve tempo, sul trono di Sumer e Akkad due dei suoi figli, ma il suo vero successore in spirito e coraggio fu un suo nipote, Naram-Sin.


Il suo nome significava “favorito di Sin”, ma gli annali e le iscrizioni che riguardano il suo regno e le sue campagne militari dimostrano che, in realtà, era il favorito di Ishtar. I testi e le descrizioni riportano che Ishtar incoraggiò il re a cercare fama e grandezza attraverso incessanti conquiste e l’annientamento dei suoi nemici, e lo assisteva attivamente sul campo di battaglia.



Inanna/Ishtar guerriera
Le raffigurazioni della dèa, che fino a quel momento erano solite ritrarla come una seducente dèa dell’amore, iniziarono a mostrarla come una dèa della guerra, armata di tutto punto.
Le guerre avevano un obiettivo ben preciso: contrastare le ambizioni di Marduk catturando tutti i siti legati allo spazio per conto di Inanna/Ishtar. L’elenco delle città conquistate o soggiogate da Naram-Sin indicano che non solo raggiunse il Mediterraneo – assicurandosi il controllo del Luogo dell’Atterraggio – ma anche che si diresse verso sud per invadere l’Egitto.

Una tale incursione nei domini degli Enkiti non aveva precedenti e, da un’attenta lettura dei documenti, capiamo che poteva verificarsi solo perché Inanna/Ishtar aveva strettouna scellerata alleanza con Nergal, fratello di Marduk che, a sua volta, aveva sposato la sorella di Inanna.

L’incursione in Egitto significava anche entrare e attraversare la Regione Sacra e neutrale della penisola del Sinai, dove si trovava il porto spaziale – un’ulteriore infrazione all’antico Trattato di Pace. Con arroganza, Naram-Sin si attribuì il titolo di “Re delle quattro regioni”…
Ci sembra quasi di udire le proteste di Enki.
Leggiamo testi che riportano gli ammonimenti di Marduk. Era molto di più di quanto potesse perdonare persino la leadership degli Enliliti.

Un lungo testo, noto con il nome di Maledizione di Agade, racconta la storia della dinastia accadica, e afferma, senza mezzi termini, che la sua fine giunse «dopo che la fronte di Enlil si accigliò». E così la «parola di Ekur» – la decisione di Enlil dal suo tempio a Nippur – fu di porre fine a tutto ciò. «La parola dell’Ekur fu sopra Agade»: la città avrebbe dovuto essere distrutta e cancellata dalla faccia della Terra.

Naram-Sin

La fine di Naram-Sin giunse intorno al 2260 a.C. circa; i testi di quel periodo riportano che truppe di Gutium, una terra a oriente, fedeli a Ninurta, furono lo strumento della collera divina; Agade non venne mai ricostruita, mai più venne abitata; a dire il vero, la città reale non è mai nemmeno stata ritrovata. La saga di Gilgamesh, all’inizio del III millennio a.C., e le incursioni militari dei re accadici alla fine di quello stesso millennio, forniscono uno spaccato molto chiaro degli avvenimenti di quel periodo: gli obiettivi erano i luoghi legati allo spazio.



Gilgamesh voleva ottenere la longevità degli dèi, i re fedeli a Ishtar volevano invece la supremazia. Senza dubbio fu il tentativo di Marduk con la Torre di Babele a rendere importante il controllo dei siti legati allo spazio; come vedremo, infatti, quel controllo ha dominato buona parte (se non la maggior parte) di ciò che si verificò in seguito. La fase accadica di guerra e pace sulla Terra non fu priva di aspetti celesti o “messianici”.




Nelle sue cronache, i titoli di Sargon seguivano la consuetudine: “capo dei custodi di Ishtar, re di Kish, grande Ensi di Enlil”; ma lui si chiamava anche “sacerdote consacrato di Anu”.
Fu la prima volta che fece la sua comparsa in una descrizione antica la consacrazione a opera di un dio – che è poi esattamente ciò che significa “Messia”.

Marduk, nelle sue affermazioni, metteva in guardia dall’arrivo di stravolgimenti e di fenomeni cosmici:

Il giorno si trasformerà in notte;
la corrente dei fiumi sarà deviata,
distrutti saranno i paesi,
periranno i popoli.

Con il senno di poi, prendendo in considerazione analoghe profezie presenti nella Bibbia, appare evidente che, alla vigilia del XXI secolo a.C., uomini e dèi attendevano la venuta di un’Apocalisse.

Z.SITCHIN

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