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giovedì 14 settembre 2017

FINE DELL'ERA DEL TORO E L'ARRIVO DELL'ERA DELL'ARIETE

Sia l’inizio della costruzione sia la cerimonia della consacrazione finale avrebbero dovuto aver luogo in giorni speciali, indicati dalle divinità; entrambi sarebbero caduti il primo giorno del Nuovo Anno, il che significava il giorno dell’equinozio di primavera. Il tempio “alzò la testa” negli abituali sette gradoni, ma – a differenza dei normali ziggurat sumeri, dalla cima piatta – la sua cima avrebbe dovuto essere appuntita, «della forma di un corno»: Gudea, insomma, doveva mettere sulla cima del tempio un piramidione, come quello delle piramidi egizie. Inoltre, anziché lasciare a vista i mattoni – come era consuetudine – dovette ricoprire la struttura con pietre rossastre, rendendola ancora più simile a una piramide egizia. «Dall’esterno il tempio sembrava proprio una montagna

Che innalzare una struttura simile a una piramide egizia fosse un intento ben preciso, emerge chiaramente dalle parole di Ninurta. Il nuovo tempio, disse a Gudea, 

si dovrà scorgere da lontano; 
il suo aspetto imponente raggiungerà i cieli;
l’adorazione del mio tempio 
si estenderà a tutti i paesi, 
il suo nome celeste 
verrà proclamato nei paesi 
ai margini della Terra.
A Magan e Meluhha il 
popolo [esclamerà]:
Ningirsu [il “Signore del
Girsu”],
il Grande Eroe delle Terre
di Enlil,
è un dio che non ha eguali;
è il Signore di tutta la Terra.

Magan e Meluhha erano i nomi che in sumero indicavano l’Egitto e la Nubia, i due paesi degli dèi d’Egitto. Lo scopo dell’Eninnu era di stabilire, anche lì, nelle terre di Marduk, la signoria incontrastata di Ninurta: «un dio che non ha eguali, il Signore di tutta la Terra». Proclamare la supremazia di Ninurta (e non quella di Marduk) richiedeva caratteristiche speciali per l’Eninnu.

L’ingresso dello ziggurat doveva essere rivolto al Sole – a est – e non, come era consuetudine, a nord est. Nel livello più alto del tempio, Gudea avrebbe dovuto erigere uno SHU.GA.LAM «dove si annuncia il fulgore, il luogo dell’apertura, il luogo della determinazione» dal quale Ninurta/Ningirsu riusciva a vedere «la Ripetizione sopra le sue terre», ossia l’annuale ciclo. Si trattava di una camera circolare con dodici posizioni, ciascuna delle quali era contrassegnata da un simbolo zodiacale, con un’apertura per osservare i cieli: un antico planetario allineato alle costellazioni zodiacali! 

Zodiaco di Dendera
Nel cortile del tempio, collegato a un viale rivolto alla Levata Eliaca, Gudea doveva erigere due circoli di pietra, uno con sei e uno con sette colonne di pietra, per osservare i cieli. 

Poiché viene citato un solo viale, si presume che i circoli fossero concentrici. Studiando ciascuna frase, ciascun termine e ciascun dettaglio, diventa chiaro che con l’aiuto di Ningishzidda/Thoth a Lagash era in costruzione un complesso osservatorio in pietra, tuttavia molto funzionale, una parte del quale – completamente dedicata allo zodiaco – ricorda uno di quelli ritrovati a Dendera in Egitto   e l’altra – attrezzata per osservare alba e tramonto, era una vera e propria Stonehenge sulle rive del fiume Eufrate!



Complesso di Stonehenge



Come Stonehenge in Gran Bretagna, anche la struttura di Lagash aveva alcune pietre-posizione per osservare solstizi ed equinozi, ma la principale caratteristica esterna era la creazione di una linea di mira che partiva da una pietra centrale, passava attraverso due colonne di pietra e poi, seguendo un viale, arrivava a un’altra pietra. Questa linea di mira, orientata con estrema precisione in fase di progettazione, consentiva di determinare, al momento della Levata Eliaca, in quale costellazione dello zodiaco avrebbe fatto la sua comparsa il Sole. E determinare l’era zodiacale attraverso una precisa osservazione era l’obiettivo principale di tutto il complesso.



Pietra del Tallone
A Stonehenge la linea di mira correva (e corre ancora) dalla colonna in pietra chiamata Pietra Altare al centro, attraverso due colonne di pietra identificate come sarsen numero 1 e 30, poi lungo il Viale fino alla cosiddetta Pietra del Tallone.. 
È opinione comune che Stonehenge con il doppio cerchio di bluestone e la Pietra del Tallone (chiamato Stonehenge II) risalga a un periodo compreso fra il 2200 e il 2100 a.C. Questo era lo stesso periodo in cui venne costruita anche la Stonehenge sull’Eufrate (per essere precisi, nel 2160 a.C.).

Non si trattò affatto di una coincidenza. Nello stesso periodo, infatti, proliferarono in altre regioni della Terra numerosi osservatori in pietra, in particolare in diverse località in Europa, in Sud America, sulle Alture del Golan a nord est di Israele e persino nella remota Cina (dove gli archeologi hanno scoperto, nella provincia di Shanzi, un cerchio di pietra con tredici colonne allineato allo zodiaco che risale al 2100 a.C. circa). Si trattava di contromosse ben meditate da parte di Ninurta e di Ningishzidda in risposta alle mosse di Marduk in questa partita a scacchi tra dèi: dimostravano così all’umanità che era ancora l’era zodiacale del Toro.

Diversi testi di quel periodo, inclusi un testo autobiografico dello stesso Marduk e un testo più lungo, l’Epopea di Erra, gettano luce sulle peregrinazioni di Marduk al di fuori dell’Egitto, quando era diventato l’Invisibile. Rivelano anche che le sue pretese e le sue azioni furono caratterizzate da fretta e da ferocia perché convinto che fosse giunta la sua era di supremazia. I Cieli annunciano la mia gloria come Signore, affermava. Perché? Perché credeva che fosse terminata l’Era del Toro, l’era di Enlil, ecco perché. 


Era arrivata l’Era dell’Ariete, l’era zodiacale di Marduk. Proprio come Ninurta aveva detto a Gudea, era il momento in cui in cielo si determinavano i destini sulla Terra. Le ere zodiacali, ricordiamo, erano causate dal fenomeno della precessione, il ritardo dell’orbita terrestre attorno al Sole. Questo ritardo è di un grado (su 360°) in 72 anni; una divisione arbitraria del grande circolo in 12 segmenti di 30 gradi ciascuno significa che, matematicamente, il calendario zodiacale passa da un’era all’altra ogni 2160 anni. 

E poiché il Diluvio si era verificato, secondo i testi sumeri, nell’Era del Leone, il nostro orologio zodiacale può iniziare nel 10860 a.C. circa. Se in questo calendario zodiacale determinato matematicamente con cambio ogni 2160 anni si pone l’inizio nel 10800 a.C. anziché nel 10860 a.C., otteniamo una tabella davvero interessante:
  1. da 10800 a 8640 – Era del Leone (Leone)
  2. da 8640 a 6480   – Era del Granchio (Cancro)
  3. da 6480 a 4320   – Era dei Gemelli (Gemelli)
  4. da 4320 a 2160   – Era del Toro (Toro)
  5. da 2160 a 0         – Era dell’Ariete (Ariete)

Accantonando il risultato finale, che è sincrono con l’inizio dell’era cristiana, ci si deve chiedere se fu una semplice coincidenza che l’era di Ishtar-Ninurta si esaurì nel 2160 a.C. circa, proprio quando, secondo il calendario zodiacale succitato, stava finendo anche l’Era del Toro, l’era di Enlil? Forse non si trattò di una coincidenza. Di sicuro Marduk non credeva alle coincidenze. Le prove che abbiamo a disposizione suggeriscono che era certo che, secondo il Tempo Celeste, fosse giunta l’ora della sua supremazia, la sua era. (Studi moderni dell’astronomia mesopotamica confermano che il cerchio zodiacale era davvero diviso in dodici case di 30 gradi ciascuna – una divisione più matematica che non legata a osservazioni.)

I diversi testi che abbiamo citato indicano che nei suoi spostamenti Marduk fece un’altra incursione nel cuore delle terre degli Enliliti, giungendo a Babilonia con una schiera di seguaci. Anziché far ricorso al conflitto armato, gli Enliliti chiamarono Nergal, fratello di Marduk (la cui sposa era la nipote di Enlil) affinché dall’Africa meridionale si recasse a Babilonia per convincerlo a lasciare quelle terre. Nelle sue memorie, conosciute con il nome di Epopea di Erra, Nergal raccontò che Marduk continuava a insistere sul fatto che era giunta la sua era, l’Era dell’Ariete. Ma Nergal gli ribatté che non era vero: la Levata Eliaca, disse a Marduk, è ancora nella costellazione del Toro!

Infuriato, Marduk mise in dubbio l’accuratezza delle osservazioni. Chiese a Nergal cosa ne era stato degli strumenti precisi e affidabili che avevano in dotazione prima del Diluvio, installati nel suo dominio del Mondo Inferiore. Nergal gli spiegò che quegli strumenti erano andati distrutti nel Diluvio e lo esortò ad andare a verificare quale costellazione si vedeva nel giorno stabilito al sorger del Sole. Non sappiamo se Marduk si recò a Lagash per compiere quell’osservazione, ma sappiamo che comprese il motivo della discrepanza: mentre matematicamente le ere cambiavano ogni 2160 anni, in realtà, in base alle osservazioni, il cambio non avveniva con tale regolarità. 

Le costellazioni zodiacali, nelle quali le stelle erano raggruppate in modo arbitrario, non erano tutte di uguale misura. Alcune, infatti, occupavano un arco più grande dei cieli, alcune uno più piccolo. E, come accadde, la costellazione dell’Ariete era una delle più piccole, stretta fra quella del Toro e dei Pesci. Nel cielo, la costellazione del Toro, che occupa più di 30 gradi dell’arco celeste, perdura ancora due secoli oltre ilsuo limite matematico.

Nel XXI secolo a.C., dunque, il Tempo Celeste e il Tempo Messianico non coincisero.«Va’ via in pace e ritorna quando i cieli dichiareranno che è giunta la tua era», disse Nergal a Marduk. Rassegnandosi al proprio fato Marduk se ne andò, ma senza allontanarsi troppo. E con lui, come emissario, portavoce e araldo c’era suo figlio, la cui madre era una donna terrestre.

Z.SITCHIN



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