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lunedì 21 agosto 2017

LE 12 CASE DELLO ZODIACO DEI 12 DEI DELL'OLIMPO

A volte, nel corso di queste schermaglie, i conflitti si trasformarono in vere e proprie guerre fra i due clan divini; nel mio libro Guerre atomiche al tempo degli dèi ho chiamato alcune di queste “Guerre della Piramide”. Nel corso di una, in particolare, Marduk venne seppellito vivo all’interno della Grande Piramide; in un’altra, fu catturato da Ninurta. 


In un caso Marduk venne esiliato per punizione, in un altro si allontanò per scelta. Tra i suoi continui sforzi per ottenere lo status che riteneva gli spettasse di diritto, ricordiamo anche l’episodio della Torre di Babele narrato nella Bibbia; ma alla fine, dopo numerosi fallimenti, il successo gli arrise allorché Terra e Cielo si allinearono con l’Orologio Messianico. A dire il vero, la prima serie di eventi catastrofici del XXI secolo a.C. e l’attesa messianica che li accompagnò sono, in sostanza, la storia stessa di Marduk, ponendo anche alcentro della scena suo figlio Nabu – semi divino, perché figlio di un dio e di una terrestre. Lungo tutta la storia di Sumer, durata circa duemila anni, la capitale reale si è spostata da Kish (prima città di Ninurta), a Uruk (la città che Anu aveva garantito a Inanna/Ishtar) e a Ur (sede di Sin e centro sacro); poi ad altre e poi nuovamente a queste; alla fine la capitale tornò a Ur. 

Ma in tutto questo lasso di tempo Nippur, la città di Enlil, “il suo centro di culto” – come la definiscono gli studiosi – rimase il centro religioso di Sumer e dei Sumeri; era lì che veniva determinato il ciclo annuale di venerazione degli dèi. I dodici “dèi dell’Olimpo” del pantheon sumero, ciascuno con il proprio omologo celeste fra i dodici membri del sistema solare (Sole, Luna e dieci pianeti, incluso Nibiru), vennero onorati con un mese ciascuno nel ciclo di un anno, composto da dodici mesi. 

Il vocabolo sumero per indicare “mese”, EZEN, significava in realtà “vacanza, celebrazione”; ciascuno di questi mesi celebrava l’adorazione di una delle dodici divinità supreme. Fu il bisogno di determinare il momento esatto in cui ciascuno di questi mesi iniziava e terminava (e non per consentire ai contadini di sapere quando seminare o fare il raccolto, come ci raccontano i testi scolastici) che, nel 3760a.C., portò all’introduzione del primo calendario dell’umanità, meglio noto come Calendario di Nippur. Era infatti compito dei suoi sacerdoti determinare le complesse scadenze del calendario e annunciare, a tutto il paese, le date delle festività religiose. Quel calendario religioso è usato ancora oggi dagli Ebrei, per i quali, infatti, il 2006 corrisponde al 5766.




Prima del Diluvio, Nippur era il Centro di controllo della missione, il posto di comando di Enlil dove pose il DUR.AN.KI, il “Legame Cielo-Terra” per le comunicazioni con il pianeta natale Nibiru e con le navicelle spaziali che fungevano da collegamento. (Dopo il Diluvio, queste stesse funzioni vennero spostate in una località che sarebbe stata chiamata Gerusalemme).  La sua posizione centrale, equidistante dagli altri centri funzionali nell’E.DIN (vedi fig. 2) era anche equidistante dai “quattro angoli del mondo”, conferendole così l’attributo di “Ombelico del Mondo”.  





Un inno dedicato a Enlil parlava di Nippur e delle sue funzioni in questi termini:

Enlil,
quando segnasti i confini
degli insediamenti divini sulla Terra,
erigesti Nippur come tua città …
Tu fondasti il DUR.AN.KI
al centro dei quattro angoli
del mondo.

Anche nella Bibbia troviamo l’espressione “Quattro angoli del mondo”; e quando, dopo il Diluvio, Gerusalemme sostituì Nippur quale Centro di controllo della missione, anch’essa venne ribattezzata Ombelico del Mondo. In sumero, l’espressione per indicare le quattro regioni della Terra era UB, ma a volte la troviamo anche come AN.UB – i quattro “angoli”celesti – in questo caso specifico un termine astronomico legato al calendario. 

Fa riferimento ai quattro punti del ciclo annuale Terra-Sole che oggi chiamiamo solstizio d’estate, solstizio d’inverno, equinozio di primavera ed equinozio d’autunno. Nel calendario di Nippur, l’anno aveva inizio nel giorno dell’equinozio di primavera ed è rimasto invariato nei calendari successivi del Vicino Oriente. Stabiliva il momento della festività più importante dell’anno: la festa del Nuovo Anno, un evento che durava ben dieci giorni, durante i quali dovevano essere seguiti rituali molto precisi. Per determinare il momento calendarico in base alla Levata Eliaca era necessario osservare i cieli all’alba, quando il Sole inizia a sorgere a est, tuttavia la volta celeste è ancora sufficientemente scura da mostrare le stelle. 

La pietra del Tallone
Una volta stabilito il giorno dell’equinozio – in cui notte e giorno hanno pari durata – veniva marcata la posizione del Sole alla levata eliaca, ergendo una colonna di pietra per guidare le future osservazioni – una procedura che venne seguita in epoca successiva, a Stonehenge, in Gran Bretagna; e, come nel caso di Stonehenge, le osservazioni a lungo termine rivelarono che il gruppo di stelle (“costellazione”) sullo sfondo era cambiato, non era più lo stesso. 

Lì, infatti, la pietra di allineamento chiamata “Pietra del Tallone”– che, ancora oggi, indica il sorgere del Sole al solstizio – nel 2000 a.C. circa puntava proprio al levar del Sole. Il fenomeno, chiamato precessione degli equinozi, o semplicemente precessione, deriva dal fatto che quando la Terra completa un’orbita annuale attorno al Sole, non ritorna nello stesso identico punto celeste. 

Vi è un lieve ritardo orbitale di un grado ogni 72 anni (1 su 360°). Fu Enki che, per primo, raggruppò in “costellazioni” le stelle osservabili dalla Terra e divise in dodici parti i cieli in cui la Terra orbitava attorno al Sole (da allora è stato chiamato circolo zodiacale delle costellazioni). Poiché ciascuna dodicesima parte del circolo occupava 30 gradi dell’arco celeste, il passaggio da una casa zodiacale all’altra durava (matematicamente) 2.160 anni (72 × 30), e un ciclo completo dello zodiaco durava 25.920 anni (2.160× 12). Qui, per aiutare il lettore, ho inserito le date approssimative delle Ere Zodiacali – che seguivano la divisione in dodici parti uguali e non le osservazioni astronomiche vere e proprie, che hanno un leggero scarto. 

Che queste nozioni risalgono a un periodo antecedente la civiltà stessa dell’umanità è attestato dal fatto che il calendario zodiacale venne applicato al primo soggiorno di Enki sulla Terra (quando le prime due case zodiacali vennero chiamate in suo onore); e che non si tratti affatto della scoperta di un astronomo greco (Ipparco) vissuto nel III secolo a.C. (come suggeriscono ancora oggi la maggior parte dei testi scolastici) è attestato dal fatto che, millenni prima, i Sumeri conoscevano già le dodici case zodiacali, con i loro nomi e con le loro raffigurazioni, raffigurazioni che noi usiamo ancora oggi.

1. GU.AN. NA (“Toro celeste”), Toro
2. MASH.TAB.BA(“Gemelli”), Gemelli
3. DUB (“Tenaglie”,“Molle”), Cancro
4. UR.GULA (“Leone”), Leone
5. AB.SIN (“Il cui padre era Sin”),  (“la Fanciulla”), Vergine
6. ZI.BA.AN.NA (“Fato Celeste”), “la Scala”, Bilancia
7. GIR.TAB (“Ciò cheAfferra e Taglia”), Scorpione
8. PA.BIL (“il Difensore”), l’Arciere,  Sagittario
9. SUHUR.MASH (“Pesce-capra”), Capricorno
10. GU (“Signore delle Acque”), il Portatore d’Acqua,  Acquario
11. SIM.MAH (“Pesci”),  Pesci
12. KU.MAL (“Abitatore delCampo”), Ariete

In Gli architetti del tempo ho discusso a lungo dei calendari degli dèi e degli uomini. Poiché gli dèi provenivano da Nibiru, il cui periodo orbitale, SAR, era di 3600 anni terrestri, quell’unità fu naturalmente la prima unità di misura degli Anunnaki anche sulla Terra, pur se il nostro pianeta orbitava più velocemente. I testi che narrano dei loro primi giorni sul nostro pianeta, come la Lista sumera dei Re, definivano i periodi di regno di questo o quel re in sars. Io l’ho chiamato Tempo Divino. Si chiama invece Tempo Terrestre il calendario dato al genere umano, che si basava sugli aspetti orbitali della Terra (e della sua Luna). Tra il Tempo Divino e quello Terrestre vi è il Tempo Celeste, o tempo zodiacale: infatti, la precessione zodiacale di 2.160 anni (meno di un anno per gli Anunnaki) offriva una migliore proporzione fra questi due estremi: la “proporzione aurea” (10 :6).

Come aveva scoperto Marduk, quel Tempo Celeste era “l’orologio” con il quale sarebbe stato determinato il suo destino. Ma quale era l’Orologio Messianico dell’umanità, che ne determinava fato  e destino – il Tempo Terrestre, come il conto di un giubileo ogni cinquanta anni, un conto in secoli o il millennio? Era il Tempo Divino, legato all’orbita di Nibiru? Oppure era – ed è – il Tempo Celeste che segue la lenta rotazione dell’orologio zodiacale? Il dilemma, come vedremo, ha tormentato gli uomini sin dall’antichità; ed è ancora il fulcro attorno al quale ruota l’argomento del “Ritorno”. Questa domanda è stata già posta nel passato: dai sacerdoti-astronomi babilonesi o assiri, dai profeti biblici; è stata affrontata nel Libro di Daniele, nell’Apocalisse di Giovanni; è stata affrontata da personaggi del calibro di Sir Isaac Newton, nonché da tutti noi, oggi.

La risposta ci sorprenderà. Partiamo ora alla volta di questa approfondita ricerca.

Z.SITCHIN




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