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lunedì 28 agosto 2017

GUD. ANNA, IL TORO DEL CIELO E IL SUO LUOGO D'ATTERRAGGIO

I testi egizi raccontano che l’inizio del potere sovrano in Egitto (nel 3110 a.C. circa) venne preceduto da un periodo di caos, che durò ben 350 anni. È questo lasso di tempo che ci induce a datare l’episodio della Torre di Babele al 3460 a.C. circa: infatti la fine di quel periodo caotico segnò il ritorno di Marduk/Ra in Egitto, l’espulsione di Thoth e l’inizio della venerazione di Ra.

MARDUK/RA
Sconfitto, ma non domo, Marduk non cessò mai di esercitare il proprio dominio sui siti spaziali che fungevano da “Legame Cielo-Terra” – legame fra Nibiru e la Terra – o, in alternativa, di creare una struttura aerospaziale propria. 

Poiché, alla fine, Marduk riuscì a raggiungere il proprio obiettivo a Babilonia, ecco sorgere una domanda interessante: perché fallì nel 3460 a.C.? La risposta, altrettanto interessante, è che fu un problema di tempistica. Un testo ben noto riportava una conversazione fra Marduk e suo padre, Enki, nella quale uno sconsolato Marduk chiedeva al padre in cosa aveva mancato. E la risposta fu che il suo errore era stato il non prendere in considerazione che il Tempo Celeste era l’Era del Toro, l’era di Enlil.

Molte fra le migliaia di tavolette venute alla luce nel Vicino Oriente fornivano informazioni sulle associazioni fra mesi e divinità. Nel complesso calendario di Nippur, che partiva dal 3760 a.C., il primo mese, Nissanu, era l’EZEN (periodo di festeggiamenti) per Anu ed Enlil (in un anno bisestile con un tredicesimo mese lunare, l’onore era ripartito fra i due). 
La lista degli dèi “venerati” mutava con il trascorrere del tempo, così come cambiava la composizione del pantheon supremo dei Dodici. 

ENKI
Le associazioni dei mesi cambiavano anche di luogo in luogo, non solo nelle diverse nazioni ma, a volte, anche in relazione al dio della città. Sappiamo, ad esempio, che il pianeta che chiamiamo Venere fu inizialmente associato a Ninmah e, in seguito, a Inanna/Ishtar. Pur se questi cambiamenti rendevano difficile comprendere quale divinità era legata per via celeste a una determinata città, alcune associazioni zodiacali si possono chiaramente dedurre dai testi o dalle raffigurazioni. 

Enki (chiamato all’inizio E.A., “Colui la cui casa è l’acqua”) era associato al Portatore d’Acqua, quindi all’Acquario e, inizialmente, anche se non in via definitiva, anche ai Pesci. La costellazione dei “Gemelli” deve senza dubbio il suo nome agli unici due gemelli divininati sulla Terra, ossia ai figli di Nannar/Sin: Utu/Shamash e Inanna/Ishtar.

La costellazione della Vergine (anche se è più esatto dire “la Fanciulla”) – che come il pianeta Venere, probabilmente deve il suo nome a Ninmah – venne poi ribattezzata AB.SIN “Il cui padre era Sin”,  e si poteva attribuire solo a Inanna/Ishtar. L’Arciere o il Difensore, il “Sagittario”, coincideva in numerosi testi o inni a Ninurta, Arciere Divino, guerriero e difensore del proprio padre. Sippar, la città di Utu/Shamash, non più luogo di un porto spaziale dopo il Diluvio, ai tempi sumeri era considerata il centro della Legge e della Giustizia, e la sua divinità era considerata il Capo supremo della Giustizia della nazione (in seguito persino dai Babilonesi); è certo che i piatti della Giustizia, la “Bilancia”, rappresentavano la sua costellazione.

Abbiamo poi i soprannomi che mettono in relazione il coraggio, la forza o le caratteristiche di una divinità con quelle di un animale di cui si aveva timore: Enlil, si affermava testo dopo testo, era il Toro. Veniva raffigurato su sigilli cilindrici, su tavolette astronomiche e nell’arte. Alcuni dei più pregiati oggetti d’arte venuti alla luce nelle tombe reali di Ur erano teste di toro in bronzo, in argento o in oro, con incastonate pietre preziose. 

ENLIL/GUD.ANNA=IL TORO DEL CIELO

Senza dubbio, la costellazione del Toro onorava e simboleggiava Enlil. Il suo nome, GUD.ANNA, significava “Toro del Cielo” e i testi che parlano di un “Toro del Cielo” legavano Enlil e la sua costellazione a uno dei luoghi più esclusivi della Terra. Si trattava di una zona chiamata Luogo dell’Atterraggio – ed è proprio lì che si trova ancora oggi una delle strutture più sorprendenti della Terra, che comprende anche una torre di pietra per raggiungere il cielo.

Numerosi testi antichi, inclusa la Bibbia ebraica, descrivono o fanno riferimento all’unica foresta di cedri alti e maestosi di cui siamo a conoscenza, che si trova in Libano. Nell’antichità si estendeva per chilometri e chilometri, circondando un luogo unico: una vasta piattaforma in pietra costruita dagli dèi quali primo luogo sulla Terra legato al cielo, prima di stabilire sia i loro centri, sia veri e propri porti spaziali. 

Come affermavano i testi sumeri, si trattava dell’unica struttura sopravvissuta al Diluvio, che proprio dopo quell’evento cataclismico poteva fungere da base per le operazioni degli Anunnaki; da lì riportarono in vita le terre devastate dando il via all’agricoltura e alla pastorizia. Quel luogo, chiamato “Luogo dell’Atterraggio” nell’Epica di Gilgamesh, era la destinazione finale del re in cerca dell’immortalità; apprendiamo proprio da questa storia che fu lì, nella sacra Foresta dei Cedri, che Enlil teneva il GUD.ANNA – il “Toro del Cielo”, simbolo dell’Era del Toro di Enlil.

Z.SITCHIN
 



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