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domenica 26 febbraio 2017

EZECHIELE: TESTO BIBLICO E TECNICA SPAZIALE (Seconda e ultima parte..2/2)




CAPITOLO 2°
 
2.9. lo guardai, ed ecco, stava tesa verso di me una mano, che teneva un llbro In rotolo.
 
2.10. Essa lo spiegò dinanzi a me ...
Nel secondo capitolo del testo biblico sono importanti ai fini della ricerca solo il verso 9 e l'inizio del verso 10. Ezechiele vede la mano del braccio meccanico stringere "un libro in rotolo". Poiché quest'ultimo non può essere aperto da una mano, all'inizio del verso 10 troviamo l'indizio del braccio meccanico. Tutto ciò corrisponde al verso 8 del primo capitolo del testo biblico: "di sotto le ali, ai quattro lati, si levavano mani d'uomo".
 
CAPITOLO 3°
 
3.12. Allora lo spirito mi portò via di li, ed udii dietro di me come il boato d'un gran terremoto, mentre la gloria del Signore si alzava dal suo luogo.
 
3.13. Era il rumore delle ali di quei viventi che le battevano l'una contro l'altra e il fragore delle ruote, quasi boato di gran terremoto.
 
Verso 12: Ezechiele per la prima volta vola nell'astronave. Viene sollevato da terra, in modo non meglio identificato, e posto nella capsula di comando; si trova quindi nel punto più elevato della nave spaziale. Poiché essa non decolla verticalmente Ezechiele ascolta dietro di sé il fragore del propulsore centrale. Mediante la poltrona sulla quale è seduto, entra in contatto fisico con il veicolo del quale avverte scossoni e vibrazioni che, in mancanza di termini adeguati, definisce "terremoto". Mentre osserva con cura ogni particolare, "la gloria del Signore" decolla.
Verso 13: dalla capsula non riesce a vedere le eliche, però ne riconosce li rumore, "li rumore delle ali di quei viventi". Nel frastuono generale, quasi non percepisce il "fragore delle ruote", anche perché le eliche funzionano senza alcuna necessità di ricorrere alle ruote. Comunque, poiché al decollo si producono parecchi rumori secondari, Ezechiele può essere stato indotto a parlare delle ruote da qualche rumore a lui sconosciuto.
 
3.14. Allora lo spirito ml sollevò e ml portò via. lo me ne andavo amareggiato, con l'anima In grande eccitazione, mentre la mano del Signore pesava fortemente su di me.
 
3.15. Giunsi così a Tel Ablb, presso i deportati che abitano lungo li fiume Kebar. nella regione dove essi dimorano. e rimasi stordito per sette giorni in mezzo a loro.
 
Durante il volo, Ezechiele vive interamente lo choc che quegli eventi inconsueti gli stanno procurando. La "mano del Signore" che pesa fortemente su di lui, potrebbe essere semplicemente la pressione esercitata dalla cintura di sicurezza, con cui è assicurato alla poltrona. Ogni volta che Ezechiele incontra il comandante dell'astronave, riproviamo l'impressione accennata nel commento al verso 3 del secondo capitolo del testo biblico. Ci chiediamo se Ezechiele non risenta di un'influenza ipnotica o comunque sul pensiero da parte del comandante. Tuttavia, questo problema esula dal campo della nostra ricerca.
 
IL SECONDO INCONTRO
Capitolo 3°

 
3.22. Ancora nel medesimo luogo fui rapito In estasi dal Signore che ml disse: sorgi, va' nella valle e là parlerò con te.
 
3.23. M'alzai dunque ed andai nella valle. Or, ecco, stava là la gloria del Signore, come l'avevo contemplata sul fiume Kebar e caddi con la faccia a terra.
 
3.24. Ma subito entrò In me lo spirito e ml sollevò ritto sul miei piedi, allora Il Signore ml disse: val e rinchiuditi In casa tua.
 
Verso 22: si ignora il momento di questo incontro. Dalla data del terzo, deduciamo che fra il primo ed il terzo intercorse un periodo· cli tempo lievemente superiore ad un anno. Quindi, riusciamo a datare il secondo incontro in maniera approssimativa. Le vicissitudini di Ezechiele iniziano nel modo solito, con il "fui rapito in estasi" (nel testo originale tedesco, "la mano del Signore", N.d.T.).
Verso 23: Ezechiele riceve l'ordine cli recarsi nella valle dove "or, ecco, stava là la gloria del Signore, come l'avevo contemplata sul fiume Kebar ". Come al primo incontro, Ezechiele cade bocconi, la faccia a terra. Vede la nave spaziale e la riconosce, tuttavia non si dilunga nella descrizione.
Verso 24: Ezechiele, analogamente a quanto avvenne dopo il primo incontro, si sente consolato e fortificato. Il contenuto non tecnico di questo secondo incontro, cessa· all'improvviso al capitolo settimo del testo biblico, senza alcun chiarimento sul come l'incontro stesso sia terminato. Anche in questa occasione, Ezechiele accenna al comandante con profondo rispetto: "Allora il Signore mi. disse".
 
IL TERZO INCONTRO
Capitolo 8°

 
8.1. L'anno sesto, il giorno cinque del mese, mentre ero in casa mia e dinanzi a me stavano gli Anziani di Giuda, fui rapito in estasi dal Signore Dio.
 
8.2. Guardai, ed ecco una figura dall'aspetto d'uomo, da quei che sembravano i suoi fianchi In giù era di fuoco, e dai lombi in su appariva come uno splendore, simile al brillare dell'eletto.
 
8.3. Egli stese una forma di mano, m'afferrò per i capelli e lo spirito mi sollevò fra terra e cielo, e ml portò in visioni divine, a Gerusalemme, all'ingresso della porta Interna che guarda verso settentrione, là dov'era collocato l'idolo della gelosia.
 
8.4: Ed ecco, apparve la gloria del Dio d'Israele, simile alla visione che avevo veduto nella valle.
 
Verso 1 : un anno è trascorso dal primo incontro di Ezechiele con il comandante della nave spaziale. Dopo un periodo di tempo non precisato con esattezza, si tratta comunque di alcuni mesi, avviene il secondo incontro, che inizia con la tipica frase "fui rapito in estasi dal Signore Dio" (nel testo tedesco originale "la mano del Signore si posò su di me", N.d.T.).
Versi 2 e 3: pare che questi versi siano quanto rimane di una descrizione meno concisa. Il comandante viene caratterizzato in modo analogo al verso 27 del primo capitolo del testo biblico e, come nel verso 3, è menzionato il braccio meccanico "stese una forma di mano". La narrazione è frammentaria: occorre metterla in rapporto alle descrizioni precedenti, altrimenti il testo così spezzettato, risulta incomprensibile e confonde le idee. Ezechiele vola "fra terra e cielo" verso Gerusalemme, senza rimanere choccato da questo secondo incontro e dal volo in sé.Da uomo straordinariamente intelligente, ha ormai completamente acquisito quanto gli permette di vivere eventi così portentosi senza più emozionarsi. Egli atterra vicino alla porta settentrionale del tempio.
Verso 4: dai versi precedenti, alquanto frammentari, deduciamo che Ezechiele volò con la sola capsula e non con l'intera astronave. Quando si ritrova a terra, conferma infatti la presenza dell'intera nave spaziale "simile alla visione, che aveva veduto nella valle". È curioso come egli confermi la rassomi- . glianza solo della nave spaziale e non del comandante.
 
CAPITOLO 9°
 
9.1. Poi gridò alle mie orecchie, con voce potente, e comandò: avvicinatevi, voi che dovete castigare la città, ognuno abbia Il proprio strumento di sterminio in mano.
 
Verso 1: subito dopo l'introduzione discorsiva, l'azione assume contorni drammatici. Il comandante, che si trova ancora nella capsula insieme ad Ezechiele, si serve evidentemente di un altoparlante che; alle orecchie del profeta, suona come "una voce potente". L'espressione "avvicinatevi, voi che dovete castigare la città", cambia nei vari testi biblici da noi usati (nel testo tedesco originale: "i tormenti si avvicinano alla città", N.d.T.).
 
Rif. 1 e 2: "Le calamità si addensano sulla città".
Rif. 3: "Che si awicinino gli esecutori...".
Rif. 4: Tace a questo proposito.
Rif. 5: "I tormenti si avvicinano alla città".
Rif. 6: "Che si occupino della città".
Rif. 7: "Venite, fustigatori della città".

 

Nei testi citati ( traduzioni dal tedesco e dall'inglese a cura del traduttore), si evidenziano due possibili interpretazioni. La prima riguarda la constatazione "si avvicinano", la seconda riguarda l'ordine "che si avvicinino". In quest'ultima accezione, non è molto chiaro a chi sono rivolti questi ordini, cioè se sono diretti ad "esecutori", forse "giustizieri" o a "funzionari" che occupano determinate cariche all'interno della città, come suggerisce il testo in inglese se interpretato letteralmente. La soluzione del problema è ravvisabile nel riferimento 6 (pag. 41). Infatti il testo ebraico ammette tutti e quattro i significati sopra citati. Vedremo più oltre come la frase in questione si risolva effettivamente in un ordine. Sempre dal riferimento 6, ricaviamo che i depositari dell'ordine erano quei funzionari che espletavano la loro autorità sulla città, autorità la cui portata ed il cui significato rimangono per noi misteriosi. Inammissibile l'ipotesi che, con quell'ordine fossero chiamati a svolgere un compito sconosciuto. Questo compito è, ai fini della ricerca tecnica, del tutto irrilevante. Ritorneremo sull'argomento in altro contesto, nel capitolò .ottavo del nostro libro. L'ordine prescrive che ognuno porti con sé il proprio "stru- mento di sterminio". Nei riferimenti da noi usati, essi sono indicati diversamente, come si vede nella tabella.
 
 
Ne risulta una'confusione evidente delle espressioni usate nel testo originale, accresciuta dal fatto che lo stesso strumento abbia in due versi successivi un significato diverso. Ezechiele conosceva certamente le armi del suo tempo. Se avesse compreso la denominazione data dal comandante, se avesse cioè riconosciuto quelle armi, non sarebbe rimasto così nel vago. Si tratta quindi di armi a lui sconosciute, affermazione questa che viene avvalorata dal verso 2 e dal relativo commento.
 
9.2. Ed ecco, per la via della porta alta, che guarda a settentrione. giunsero sei uomini, ciascuno con proprio stru­ mento micidiale In mano: In mezzo ad essi stava un personaggio, vestito di lino, che portava la borsa di scriba alla cintola. Arrivati che furono, si fermarono a fianco dell'altare di bronzo.
 
Quegli uomini sono solo potuti apparire così all'improvviso, sbucando dalla porta, in virtù di una precedente intesa con il comandante dell'astronave, presumibilmente mediante un contatto radio. Per noi una simile possibilità è ormai acquisita da molti anni, perciò la situazione non presenta alcun carattere di anormalità. È invece anomalo ed eccitante che, a parte lo "strumento micidiale", Ezechiele non notasse in quegli uomini nulla al di fuori del comune che giustificasse una trattazione specifica. Persino il personaggio "in mezzo ad essi", eccezion fatta per il "vestito di lino", non presenta alcuna caratteristica particolare che attiri l'attenzione del profeta. Poiché il comandante viene chiamato semplicemente "uomo", ne deduciamo che tutti quelli che avevano a che fare con la nave spaziale sembravano effettivamente degli uomini. Nel capitolo ottavo del libro ritorneremo su questa importante considerazione.Il "personaggio vestito di lino", merita, se non altro per la. .sua posizione di preminenza, un'analisi più approfondita. Se interpretiamo il verso letteralmente, possiamo (rif. 6,) ritenere che il vestito di lino contrassegni un rango più elevato. Questa tesi sarebbe confermata dalla posizione che il "personaggio" occupa nel gruppo che avanza. Lo svolgersi dell'azione dimostrerà tuttavia che egli indossa una tuta protettiva, una tuta in amianto forse, che Ezechiele scambia per lino, stoffa a lui ben nota. Il "personaggio", contrariamente agli altri uomini, "portava la borsa di scriba alla cintola" indicata, in altre traduzioni bibliche come "corno d'inchiostro". Ignoro se gli alti funzionari si portassero sempre dietro gli strumenti per scrivere, comunque il significato basilare del racconto di Ezechiele non cambia. Diciamo che ogni uomo in tuta portava uno strumento elaborato tipico della sua era, un'era caratterizzata da un'avanzata tecnologia spaziale. È logico ipotizzare che la "borsa .di scriba alla cintola" fosse in realtà una ricetrasmittente o, meglio ancora, un misuratore di radiazioni. Affermazioni di questo genere esulano dalla mia competenza professionale: mi auguro che una più stretta collaborazione fra ingegneri e storici aiuti a risolvere questo dilemma. Il gruppo misterioso si avvicina ali' altare di bronzo e si dispone a lato.
 
9.3. E la gloria del Dio d'Israele dal cherubino, sul quale stava, si era alzata, dirigendosi verso la soglia del tempio. Il Signore chiamò l'uomo vestito di lino che portava alla cintola la borsa dello scriba,
 
9.4. e gli ordinò: passa per la città, percorri Gerusalemme e segna .una croce sulla fronte degli uomini che gemono e piangono per tutte le nefandezze che si commettono in mezzo ad essa.
 
9.5. E con le mie orecchie intesi che disse agli altri: "Passate dietro a lui, per la città, e colpite! Il vostro occhio non perdoni e non abbiate misericordia".
 
9.11. Ed ecco, l'uomo vestito di lino, che portava la borsa alla cintola, fece il suo rapporto: "Ho fatto come tu m'hai comandato."
 
Verso 3: questo verso sembra anticipare il verso 4 del decimo capitolo biblico "quindi la gloria del Signore si alzò al di sopra del cherubino, verso il limitare del Tempio ... ". Ma, ad un esame meno superficiale, l'ipotesi della ripetizione non regge. Ezechiele parla nel 9.3 della "gloria di Dio" e nel 10.4 della "gloria del Signore". Tenuto conto dello spirito di osservazione del profeta e del rigore che anima le sue descrizioni, allora la differenza non è insignificante. I due versi in questione si riferiscono a corpi volanti diversi; il 9. 3 narra del volo del comandante  nel capitolo 10 del nostro libro troveremo una prova diretta di questa asserzione  mentre il 10.4 riguarda il volo della capsula. Come abbiamo detto nel capitolo 4, la tecnologia attuale ha reso possibili entrambi i tipi di volo, quello della capsula e quello dell'uomo. Il comandante è quindi volato vicino al tempio ed ha chiamato il "personaggio vestito di lino" che porta "la borsa di scriba". 
Verso 4: di tutte le parti del testo biblico che interessano la nostra ricerca, questo è l'unico passo in cui Ezechiele identifica il comandante con Dio (il Signore). Ritorneremo su questo punto nel capitolo 7 del libro. Per ora, è importante notare che il comandante impartisce un ordine al "personaggio vestito di lino", argomento che approfondiremo ulteriormente nel contesto del commento al 
verso 10.7.Verso 5: ordini vengono impartiti ad altri uomini che accompagnano il "personaggio vestito di lino". Seguono alcuni versi che esulano dall'oggetto del nostro studio e che, di conseguenza, evitiamo di riportare. 
Verso 11 : siamo al culmine della situazione. L'uomo che indossa quella tuta protettiva che Ezechiele aveva scambiato per un vestito di lino, torna ed annunzia al comandante: "ho fatto come tu mi hai comandato!" E' il rapporto tipico dell'inferiore al superiore, il cui tono secco e conciso richiama la disciplina militare. Il confronto con una situazione simile, in circostanze da noi così lontane, rende questo momento elettrizzante e spaventoso.
 
CAPITOLO 10°
 
10.1. Guardai, ed ecco, sul firmamento, che stava sopra il capo del cherubini, vi era come una pietra di zaffiro, e qualcosa simile ad un trono appariva sopra di loro.
 
10.2. E disse all'uomo vestito di lino: entra fra le ruote, sotto Il ctterubino, prendi a piene mani carboni ardenti fra I cherubini, poi gettali sulla città. Egli vi andò, davanti ai miei occhi.
 
10.3. Ora, I cherubini si erano fermati al lato destro del Templo, quando l'uomo vi andò, e una nube riempiva il cortile Interno.
 
10.4. Quindi la gloria · del Signore si alzò al di sopra del cherubino verso il limitare del templo, Il quale fu riempito dalla nube e il cortile fu tutto Inondato dallo splendore della gloria del Signore.
 
10.5. Il rumore delle ali dei cherubini giungeva fino al cortile esterno, simile alla voce di Dio Onnipotente, quando aria.
 
10.6. Dato dunque l'ordine all'uomo vestito di lino: prendi del fuoco dal .. carro, di mezzo ai cherubini, egli vi andò e si fermò 'accanto alla ruota.
 
10.7. Allora il cherubino stese la mano sul fuoco, che era tra i cherubini, ne prese e lo mise nelle mani dell'uomo vestito di lino, Il quale appena l'ebbe ricevuto, usci.
 
10.18. Or, la gloria del Signore uscì dalla soglia del Templo e si posò sul cherubini.
 
10.19. E I cherubini stesero le all e si elevarono da terra davanti al miei occhi, e le ruote si alzarono accanto a loro. Essi andarono a posarsi all'Ingresso della porta orientale del Templo del Signore, e la gloria del Dio d'Israele era In alto, sopra di loro.
 
Verso 1: guardando in alto, in direzione della nave spaziale, Ezechiele compie un'osservazione importante. Egli descrive la posizione della capsula di comando, ma la descrizione termina con un trono! Nessuno è seduto sul trono, perché il comandante, come si ricava dal commento al verso 9, è volato al Tempio dove ha impartito gli ordini e ricevuto quel rapporto che ormai conosciamo. Si ha l'impressione che Ezechiele, dopo aver visto il comandante ritornare al tempio, abbia voluto assicurarsi che quello fosse proprio il "suo" comandante. Lo sguardo corre al "trono" e la supposizione è confermata: la poltrona è vuota! Con il consueto rigore, Ezechiele non solo illustra quanto vede, ma vuole anche controllare l'esattezza delle sue affermazioni. Nella posizione in cui si trova, questo verso è inserito senza alcun particolare nesso logico ( dal punto di vista organico della trattazione, andrebbe inserito nel verso 9.3) e Io svolgimento dell'azione risulta spezzettato. Comunque sia, il decimo capitolo comporta alcune difficoltà di ordine strutturale. A dire il vero, nel decimo capitolo prosegue l'azione iniziata nel nono capitolo. Lo si constata leggendo attentamente il testo, fra ripetizioni e descrizioni dell'astronave inserite in modo inorganico. Si ha l'impressione che sia intervenuta l'attività di revisione di un outsider. Ritorneremo ancora su questo punto. È vantaggioso isolare il contenuto essenziale del capitolo, e cioè l'azione, per occuparci successivamente dei passi omessi. Il contenuto essenziale Io troviamo nei versi 2, 3, 4, 6, 7, 18 e 19.
Verso 2: il comandante ordina all'uomo in tuta protettiva di recarsi alla nave spaziale e di estrarne del materiale "ardente" ("fra i cherubini") e di gettarlo sulla città. Ecco spiegato l'enigma della tuta protettiva: il "personaggio vestito di lino", se non avesse un'adeguata protezione termica, non potrebbe avvicinarsi al meccanismo di raffreddamento, ancora rovente, senza rimanere ustionato. Egli non deve tuttavia avvicinarsi troppo al corpo principale del veicolo: l'ordine è di restare in piedi "sotto il cherubino". Poiché le eliche sono ferme, il "sotto" significa arrestarsi sull'ampia superficie compresa fra i rotori. Dare al "sotto" un'interpretazione più letterale, ipotizzare cioè che le eliche siano più alte dal suolo di quanto sia alto il personaggio in tuta, non è illogico. Dato il diametro considerevole delle ruote, un'altezza simile delle eliche dal suolo, non è scartabile a priori. In ogni caso, l'uomo si trova vicinissimo alle eliche e, come si legge nel verso 6, · egli "si fermò accanto alla ruota", il che conforta le nostre supposizioni. L'uomo deve prendere qualcosa di "ardente" e gettarlo sulla città. Questi passi oscuri sono inseriti con eccessivo anticipo 'rispetto allo svolgersi degli eventi: come contenuto appartengono al .verso 6 di questo capitolo biblico. 
Verso 3: vi è descritta la posizione dell'astronave nel momento in cui l'uomo si avvicina ad essa. Per determinare la posizione della nave spaziale in rapporto al tempio, occorre prima precisare dove si trovava Ezechiele. Dal vestibolo del tempio, prossimo alla porta settentrionale di cui al verso 8.3, è presumibile che si sia spostato quando vide arrivare degli uomini "per la via della porta alta che guarda a settentrione" (verso 9.2). Allora, poiché il 10.3 indica la nave spaziale a destra del tempio, ne deduciamo che la posizione di Ezechiele doveva quasi certamente essere un po' a nord del tempio stesso. La "nube" di cui parla con tanta naturalezza come se si trattasse di un fenomeno acquisito, lascia supporre un inserimento anticipato di questo verso di quanto viene poi ripreso nel verso successivo. 
Verso 4: la capsula volta, teleguidata dal comandante, dalla nave spaziale alle soglie del tempio (ne abbiamo parlato commentando il verso 9 .3 ). A questo punto, la "nube" non sorprende più: può essere una nube di polvere causata dall'alta velocità dei gas di scarico emanati dalla capsula. La sua superficie, trasparente come il vetro, riflette i raggi e crea quell'effetto ottico per cui "il cortile fu tutto inondato dallo splendore della gloria del Signore". L'impiego dei motori che emettono gas a temperature elevate e da cui si potrebbe dedurre un effetto luminoso - è da escludersi, in quanto la capsula atterra accanto al comandante. Se ci fossero stati i gas di cui sopra, l'incolumità del comandante ne sarebbe andata di mezzo. 
Verso 6: il verso 2 andrebbe bene inserito nel verso 6. Comunque, quando il personaggio in tuta è vicino alle eliche, termina la parte introduttiva della scena dell'azione: ormai tutti gli uomini sono ai loro posti. Il comandante e la capsula sono davanti al tempio (lato est). La nave spaziale è al lato settentrionale, Ezechiele con ogni pro­ babilità è vicino alla porta settentrionale del tempio. Il "perso­ naggio vestito di bianco" è fermo "accanto · alla ruota". 
Verso 7: il braccio meccanico - potrebbe trattarsi di più di un braccio solo  afferra qualcosa nel corpo centrale dell'astronave e lo dà all'uomo che è vicino alla ruota. Questi prende quanto il braccio gli porge e "appena l'ebbe ricevuto, usci". Al grosso interrogativo su quanto avvenne in realtà, non possiamo rispondere che con delle supposizioni. Dal punto di vista tecnico, un fatto è certo: l'uomo si allontanò con qualcosa di "ardente" fra le mani. Se questo "ardente" sia unicamente riferito alla temperatura, oppure se implichi anche la presenza di sostanze radioattive, non è chiaro. Esaminiamo gli ordini impartiti dal comandante. Nel loro contenuto essenziale, gli ordini dati all'uomo in tuta sono dapprima di fare qualcosa, poi di allontanare dalla nave qualche elemento indesiderato. Questa duplicità è utile sia per un'indagine in senso religioso, sia per una in senso tecnico. In quest'ultima accezione, e in contrasto con la Bibbia, la constatazione che si fa è la seguente: qualcosa di "ardente" deve essere allontanato dalla nave spaziale. Diventa perciò della massima importanza determinare il luogo ed il momento più opportuni per procedere all'operazione con sicurezza e celerità. Il cercare questo luogo, prepararlo, ad esempio liberandolo da ostacoli naturali quali pietre e cespugli, sta alla base dell'ordine che riguarda quel fare qualcosa accennato poc'anzi. L'assenza dei sei uomini è spiegabile con la necessità di rendere sicura l'operazione, procedendo a determinate attività preparatorie. Nel contesto, è giustificata la mancanza di qualsiasi tipo di saluto fra il comandante e gli uomini a terra, nonché la rapidità che contrassegna l'intera vicenda e la velocità con cui si susseguono gli ordini. Tutte le circostanze sembrano indicare una certa fretta. 
Versi 18 e 19: non appena l'uomo in tuta si allontana, la capsula torna volando alla nave spaziale, senza perdere un istante. Dal testo che segue, deduciamo che il comandante è nella capsula. Subito dopo il ricongiungimento della capsula all'astronave, il comandante mette in moto le eliche e, come osserva Ezechiele, "i cherubini stesero le loro ali". Il veicolo però non si sposta di molto e va a posarsi in prossimità della porta orientale del tempio. Segue un alternarsi serrato di vicende: dapprima il comandante allontana Ezechiele dall'astronave, quindi si reca di persona all'entrata del tempio, valutando la distanza fra sé e la nave spaziale. Mentre il "personaggio" in tuta protettiva si avvicina all'astronave, persino la capsula viene allontanata dal veicolo da parte del comandante che è già a terra e che la teleguida vicino a sé. Appena l'uomo "vestito di lioo" afferra quanto gli porge il· braccio meccanico e si allontana con quella cosa "ardente" fra le mani, il comandante entra rapido nella capsula e volta verso la nave spaziale. Inutile sottolineare come in quel momento necessariamente critico, nessuno era nei paraggi della nave spaziale, salvo l'uomo in tuta incaricato dell'operazione. Sappiamo inoltre che il comandante era piazzato davanti al lato est del tempio, mentre l'astronave era a nord di esso. Non si può fare a meno di osservare che, data la criticità della situazione, il comandante interpose una porzione di tempio fra sé e la nave spaziale. In caso di emergenza egli avrebbe potuto allontanarsi rapidamente, servendosi della capsula. Termina così quanto, nei versi del decimo capitolo del testo biblico, è riferito all'incalzare degli eventi. In altri versi ritroviamo notizie relative alle eliche ed alle ruote che riconfermano le caratteristiche delle navi spaziali viste da Ezechiele. Con una sola eccezione, tutto coincide con quanto è narrato da Ezechiele in occasione del primo incontro, quindi è superfluo ripetere i medesimi concetti. E invece più precisa la descrizione del decollo, come si constata nel verso che segue.
10.16. . . . e quando I cherubini alzavano le ali, per sollevarsi da terra, le ruote non si staccavano dal loro fianchi.
Con la motivazione esplicita "per sollevarsi da terra", quindi per il decollo, le eliche vengono portate in posizione orizzontale. Ezechiele illustra la manovra ricorrendo ad una proposizione dipendente, in un verso che in verità è dedicato alle ruote. L'unica eccezione all'analogia quasi completa fra i due incontri, riguarda il verso 12 che nei vari testi biblici da noi esaminati per questo studio è riportato come segue.
 
Rif. 1 : "E tutto il loro corpo, schiena, mani ed ali, era pieno di occhi tutt'intorno, e tutti e quattro avevano delle ruote".
 
Rif. 2: (cosl termina li verso 1 1 : "E andarono avanti ... senza girarsi...") "con li loro Intero corpo, schiena, mani ed ali. E le ruote avevano occhi tutt'intorno, tutte e quattro".
 
Rif. 3: "Ed i loro cerchi ed I loro raggi e le loro ruote avevano occhi tutt'intorno, e tutti e quattro avevano ruote".
 
Rif. 4: nessuna osservazione In proposito.
 
Rif. 5 :"li loro corpo, la loro schiena, le loro mani, le loro ali e le ruote avevano occhi dappertutto".
 
Rif. 6: "Ed il loro Intero corpo, la loro schiena, e le loro mani, e le loro ali, e le ruote avevano occhi tutt'intorno".
 
Rif. 7: "I cerchi delle quattro ruote avevano occhi tutt'intorno".
 
Abbiamo stabilito a suo tempo che gli "occhi" non sono che il profilo delle ruote, con il quale si aumenta l'attrito sul terreno per evitare gli scivolamenti. Il testo di cui al riferimento 7, è conforme a questa spiegazione, mentre gli altri divergono. Nel riferimento 6, si legge : "non si riferiscono al cherubino, bensì alle varie parti che compongono la ruota, cioè l'intera ruota è piena di occhi". Questo commento è in armonia con quelli dei riferìmenti 2 e 3, quindi le difficoltà non stanno tanto nelle traduzioni, quanto nelle fonti originarie. Con la sola eccezione del riferimento 7, il verso 10.12 non concorda con il verso 1.18. È a mio avviso affascinante imbattersi qui nell'unico caso in cui due descrizioni non coincidono. Sempre, a parte questa eccezione, ogni volta che si parla dello stesso evento o dello stesso argomento tecnico, nei vari riferimenti i versi concordano appieno. Non c'è però una vera e propria contraddizione, quanto piuttosto una mancanza di conformità. Il dilemma lo si puòchiarire sia partendo da un criterio tecnico, che da uno letterario. In base a quest'ultimo, diciamo pure che c'è contrasto fra l'organicità del primo capitolo del testo biblico e la poco chiara strutturazione del decimo. Tutto ciò ha per conseguenza di rendere il decimo capitolo meno credibile, in caso di dubbio, del primo. Fra l'altro, anche nel decimo capitolo almeno una delle traduzioni è identica a quella del primo. Secondo il criterio tecnico, il verso 1.18 " ... ed i cerchi di tutt'e quattro stellati di occhi tutto all'intorno" è senz'altro quello giusto. Gli altri significati non sono rilevanti in quanto, anche se qua· e là si trovano tracce di "ocèhi ", il corpo centrale del veicolo lo si descrive come se fosse di cristallo e la capsula lucida e rifrangente la luce del sole. Quando sopra conferma che la superficie dell'astronave era liscia, il che ribadisce l'inesattezza del verso 12, quando accenna agli occhi del dorso, delle mani, delle ali e del corpo.
 
10.13. E sentii che alle ruote fu dato il nome di turbine.
Visto come sono costruite le ruote (fig. 10), l'espressione "turbine" rivela tutta la sua efficacia, data la rotazione specifica dei segmenti. È notevole l'annotazione " ... e sentii..." (forse questo verso dovrebbe seguire il 10.6 che contiene il secondo ordine del comandante "prendi dal fuoco del carro ... "), probabilmente frammentaria, il che suggerisce l'ipotesi che il resoconto di Ezechiele sulla conversazione udita fosse più ampio e che ne sia andata smarrita una parte.
 
10.14. Ciascuno aveva quattro facce: la prima faccia era quella di un cherubino. la seconda quella di un uomo, la terza quella di un leone e la quarta quella di un'aquila.
La descrizione delle facce è leggermente diversa da quella del verso 10 del primo capitolo, dove si legge: "1.10 ... presentavano l'aspetto di un uomo, ma tutti e quattro avevano pure una faccia di leone a destra, una faccia di bue a sinistra e una faccia d'aquila". Dal confronto fra le varie traduzioni risulta quanto è riprodotto nella tabella seguente. 
 
 
In entrambi i capitoli biblici la sequenza delle facce è uguale ma, come si vede nella tabella, esistono delle divergenze sulla prima faccia che è di volta in volta un cherubino, un bue o un toro. Dal punto di vista tecnico della nostra indagine, questa divergenza è solo rilevante in quanto introduce un elemento- di incertezza nella determinazione della forma di quel meccanismo che, come ricorderà il lettore, Ezechiele scambiò per "facce".Per quanto riguarda le "facce", Ezechiele dice espressamente:
 
10.22. Le loro facce erano come quelle che avevo vedute presso il fiume Kebar. Ciascuna di loro procedeva di fronte a sé.
Egli riafferma la conformità della nave spaziale, vista nel primo incontro, con quella del terzo.
 
10.20. Quegli esseri viventi erano I medesimi che io avevo veduto sotto il Dio d'Israele presso il fiume Kebar, e compresi che erano del cherubini.
 
Notevole è il passaggio dal singolare al plurale: anche se nei riferimenti 3 e 7 ricorre sempre il plurale, la versione con il singolare è quella che predomina. Questo fatto non è inspiegabile: al primo incontro Ezechiele inizia dall'immagine globale e passa quindi alle eliche. Qui il confronto vale soprattutto per l'immagine globale, infatti il profeta sottolinea esplicitamente l'identità con quanto vide presso il fiume Kebar. In questo capitolo biblico, le eliche vengono chiamate cherubini, il che giustifica il ricorso al plurale. L'uso del concetto "esseri viventi" è comunque confusionario, poiché al primo incontro gli "esseri viventi" erano le eliche. Tuttavia questa confusione terminologica non riveste alcun interesse tecnico particolare.
 
CAPITOLO 11°
 
11.1. Or, uno spirito mi sollevò e mi trasportò presso la porta orientale del Tempio, che guarda a levante ...
 
11.2. Allora il Signore mi disse: figlio d'uomo, questi sono ...
 
11.22. I cherubini allora levarono le loro ali e le ruote e si misero in moto con quelli, mentre la gloria di Dio d'Israele stava sopra di loro in alto.
 
11.23. Quindi la gloria del Signore si alzò, usci dalla città e andò a fermarsi sul monte, che sta ad oriente di Gerusalemme.
 
11.24. Allora uno spirito ml sollevò e ml portò in Caldea, fra gli esiliati, in visione, nello spirito di Dio, e poi si tolse dal mio sguardo la visione di cui ero stato testimone.
 
Verso 1: nel commento del riferimento 6 (pag. 56), per  porta anteriore del Tempio" si intende quella del cortile anteriore.
Sappiamo dal verso 10.19 che il comandante vi si era recato prima con la nave spaziale. Il verso contiene un'espressione più volte ripetuta, "uno spirito mi sollevò e mi trasportò ... " cbe Ezechiele adopera ogni volta che entra nell'astronave e quando viene spostato da un luogo all'altro senza, beninteso, che questo avvenga camminando. Ritorneremo ancora su questa espressione.
Verso 2: Ezechiele ed il comandante sono insieme presso la porta orientale, non sorprende allora che quest'ultimo gli rivolga di nuovo la parola. Tuttavia, i versi 22 e 24 escludono la presenza di Ezechiele nella capsula. Deduciamo che il comandante se ne sia ancora una volta allontanato per rientrarvi al momento del decollo. Il testo biblico al riguardo però tace e, con disappunto, ne constatiamo l'assenza! Del testo originario non rimane che un frammento all'inizio dell'undicesimo capitolo.
Verso 22: viviamo gli attimi che precedono il decollo. Le eliche si "levano" abbandonando la posizione di quiete in cui sono piegate all'ingiù. Inizia la manovra. Prima di alzarsi, l'astronave rotola leggermente in avanti. Come una corona, la capsula trasparente del comandante domina la nave spaziale. Ezechiele fotografa l'immagine, fissandosela indelebilmente nel pensiero ..
Verso 23: l'astronave decolla ed inizia quindi il volo orizzontale in direzione del "monte che sta ad oriente di Gerusalemme". Questi ultimi due versi rivestono un'importanza enorme: essi contengono in pratica la testimonianza di uno spettatore oculare. Un uomo, Ezechiele, documenta gli straordinari eventi del decollo e del volo terrestre di una nave spaziale, senza tuttavia emozionarsi e conservando una lucida obiettività. 2500' anni fa! Notiamo come, nella descrizione, sia stata evitata con cura la menzione del nome del monte che, secondo i commentari, sarebbe il Monte degli Ulivi. 
Verso 24: ritroviamo due espressioni ormai familiari, "uno spirito" e "spirito di Dio" che sollevano Ezechiele il quale, in pratica, viene portato nella nave spaziale e, con questa , vola in Caldea. Visto che lo portano in Caldea, devono anche riportarlo indietro, fatto che in sé non racchiude nulla di eccezionale. Diventa però significativo constatare che la nave spaziale, punto focale della nostra attenzione durante il terzo incontro, è appena decollata. Inoltre, i versi finali di questo capitolo biblico, ci dicono che Ezechiele non compie il volo di ritorno con la medesima astronave con cui viaggiano all'andata. Ne traiamo la conclusione che esista una seconda nave spaziale, il che non stupisce troppo, anche se ipotizzare che ci sia un'altra nave spaziale che si occupi solo di Ezechiele, ci sembra illogico ed eccessivamente antieconomico. Se tuttavia ci soffermiamo sulle oscure vicende che accadono, la presenza di una seconda astronave si giustifica meglio. Esistono parecchi indizi che l'operazione culminata con l'allontanamento del materiale "ardente" (verso 10.7) della nave spaziale fosse alquanto critica. La presenza di una seconda astronave nei paraggi, non sarebbe stata sgradita al comandante della prima che, in caso di emergenza, avrebbe potuto raggiungerla servendosi della capsula. Quest'ipotesi spiegherebbe quell'aver teleguidato la capsula vicino a sé, sganciandola dalla nave e ponendola ad una distanza di sicurezza opportuna. Se la seconda astronave si teneva ad un'adeguata distanza dalla prima, magari per evitare potenziali danneggiamenti, Ezechiele non poteva ancora averla vista. La presenza di quest'altro veicolo, risolverebbe in maniera ineccepibile il problema del trasporto di Ezechiele nel senso del verso 1. Passato il momento criticò, il comandante conduce Ezechiele alla porta orientale del Tempio. In occasione del prossimo incontro, il quarto, parleremo di numerosi voli di questo tipo e di breve durata.
 
IL QUARTO INCONTRO
Capitalo 40°

 
40.1. L'anno venticinquesimo della nostra deportazione. all'Inizio dell'anno, Il giorno dieci del mese, nell'anno quattordicesimo che la città era stata presa, in quel giorno Il Signore mi rapi In estasi e ml condusse.
 
40.2. in visioni divine nella terra d'Israele: ml posò sopra un monte altissimo, In vetta al quale sembrava costruita una città, dalla parte del mezzogiorno.
 
40.3. Egli mi trasportò in quel luogo: or, ecco, vi era là un personaggio dall'aspetto slmlle al bronzo, che teneva in mano una corda di lino e una canna di misura, e stava ritto presso la porta.
 
40.4. Quel personaggio mi disse: "Figlio d'uomo, mira coi tuoi occhi, ascolta bene con le orecchie e fai attenzione a tutto ciò che vedrai. Tu sei stato condotto qui, perché io faccia vedere a te e poi tu comunichi quanto avrai visto alla casa d'Israele."
Verso I : passarono all'incirca 19 anni prima che Ezechiele fosse di nuovo rapito « in estasi" dal Signore.
 
Verso 2: senza soffermarsi troppo sui particolari, durante questo incontro egli gode di "visioni divine" e viene portato sulla vetta di un monte. Scorge inoltre un agglomerato· di case che definisce "città". Ezechiele nòn è per nulla impressionato dal comandante che chiama familiarmente "egli".
Verso 3: Ezechiele era evidentemente atteso. Non dice se c'è nei paraggi il comandante. D'altronde, è ormai talmente in confidenza con la nave spaziale e con il comandante, da evitare ogni ripetizione di descrizioni già fatte in precedenza, si limita quindi a citare le novità. Per questa ragione si dilunga sul "personaggio dall'aspetto simile al bronzo" che costituisce una nuova apparizione. Non c'è dubbio che Ezechiele vide un uomo e non un nuovo tipo di oggetto volante, infatti, contrariamente ad altri casi, egli scrisse "una mano" e non "una forma di mano" ( si confronti in proposito il verso 8.3 ). Il nuovo personaggio lo guida nel tempio e la sua tuta è, o almeno sembra, metallica. Nei vari riferimenti da noi usati, si parla a volte di bronzo e a volte di ottone. Di che rivestimento si tratti, lo si deduce dalle seguenti riflessioni. Al momento del quarto incontro, Ezechiele aveva probabilmente una cinquantina d'anni. Egli conosceva certamente le corazze di metallo che indossavano i guerrieri dell'epoca. Stimiamo a sufficienza le sue doti di osservatore, per non ritenerlo più che in grado di descrivere un guerriero in corazza del tempo. Questa descrizione assomiglia piuttosto a quella del comandante del primo e del terzo incontro. Manca solo l'accenno alla lucentezza della tuta. Tutto ciò perde di importanza, in quanto Ezechiele non indugia intorno a fenomeni già acquisiti tant'è che, all'inizio dell'incontro, non si sofferma più sull'astronave e, più oltre, si limita al raffronto con quelle viste durante gli altri incontri. Il tempio, invece, viene illustrato nei minimi particolari, perciò ne deduciamo che la tuta in questione era analoga a quella indossata dal comandante. L'uomo porta una "corda di lino" ed una "canna di misura" nella mano. Dal verso 5 di questo capitolo biblico, si ricava che la lunghezza della canna era di sei cubiti e, secondo il riferimento 6 (pag. 267), questo corrisponderebbe a 2,3 metri. Essa viene usata negli incontri successivi e sarebbe interessante che diventasse, unitamente alla "corda di lino" oggetto di indagine da parte di studiosi della tecnica dell'informazione.
 
Verso 4: l'uomo ordina ad Ezechiele di fissarsi bene in mente quanto sta per vedere, per raccontarlo successivamente al popolo d'Israele. L'espressione è sorprendente nella sua semplicità: "Tu sei stato condotto qui, perché io faccia vedere a te e poi tu comunichi quanto avrai visto".
 
CAPITOLO 43°
 
43.1. Ml condusse allora verso Il portico che guarda a levante.
 
43.2. ed ecco la gloria del Signore d'Israele giungeva da oriente. Il suo rumore era come Il rumore di una massa di acqua, e la terra risplendeva della sua gloria.
 
Verso 2: atterra una nave spaziale, "La gloria del Signore d'Israele giungeva ... ". In una traduzione si legge il termine "calava", Il tutto è spiegabile riel senso del primo incontro, cioè di un atterraggio effettuato mediante il motore del primo razzo.
Quanto segue lo si ricostruisce facilmente: al momento del suo arrivO sul "monte altissimo", Ezechiele viene deposto ad una certa distanza da una porta che, più tardi, si rivela essere quella orientale. Abbandonata l'astronave (che quindi è anch'essa fuori della medesima porta), Ezechiele inizia con l'uomo in tuta la visita al tempio. Intanto la nave spaziale decolla e va a posarsi nel cortile interno del tempio. Immaginando di assistere alla scena dal cortile esterno, essa dovrebbe venire da oriente. Che sia l'intera astronave a volare sul capo di Ezechiele e non solo la capsula, lo si deduce da quel "rumore di una massa di acqua" già adoperato nel verso 1.24 per indicare l'analogo rumore delle eliche. Per l'effetto luminoso ricordato al termine del verso, non abbiamo ancora trovato una spiegazione soddisfacente.
 
43.3. Questa visione era come l'altra che avevo veduta quando venni per la futura distruzione della città, e ciò che si vedeva era come la visione che lo ebbi sul fiume Kebar. lo caddi bocconi colla faccia a terra.
 
Verso 3: queste poche frasi contengono dei particolari degni di nota. Innanzi tutto, lo conferma l'esatta rassomiglianza dell'attuale astronave con quella del terzo incontro. Quel "quando venni per la futura distruzione della città" dimostra che, in un lasso di tempo di circa 20 anni, Ezechiele vide sempre lo stesso tipo di nave spaziale. L'uniformità, in un periodo cli tempo così lungo, cli un modello di veicolo spaziale, indica che la tecnologia che lo produsse doveva essere alla fine cli un determinato sviluppo. Di. mostra inoltre che tale sviluppo era uniformemente diffuso in ogni campo, altrimenti non si spiegherebbe una simile stazionarietà. Allo stato attuale della nostra tecnologia, ad esempio, una situazione del genere, stazionaria per due decenni, sarebbe impensabile. Noi siamo all'inizio di un'era tecnologica, quindi dobbiamo essere dinamici, eccezion fatta per alcune apparecchiature ed utensili semplici, dove non si avverte più il bisogno di cambiare continuamente. Nell'ambito delle "macchine", l'alterazione. incessante prodotti è determinata dallo sviluppo tecnico, salvo pochi casi di piccoli apparecchi volanti o della Volkswagen. Qui si è verificato ciò che accade con le navi spaziali di Ezechiele: per · un certo fine e nell'ambito della tecnologia disponibile, è stata ,. individuata la forma ottimale, "definitiva" Dal nostro punto di vista, le astronavi di Ezechiele appartengono a dei tipi maturi: nel lasso di tempo che divide gli incontri del profeta con le navi spaziali, non si sono avute mo difiche essenziali. Ci sarebbe un'ipotesi che demolirebbe le tesi sostenute finora, e cioè che nave spaziale ed equipaggio appartenessero ad un'altra dimensione temporale. Tuttavia, vista la presenza di esseri viventi dalle sembianze umane cui accenna,Ezechiele, neanche il nostro attuale livello tecnologico, dove  le differenze che ci separano da quella tecnologia sono piuttosto  limitate, l'ipotesi della diversa dimensione di tempo non merita alcuna seria considerazione. È curioso come Ezechiele confronti espressamente le astronavi del primo e del terzo incontro e taccia su quella del secondo. (Si vedano i versi 8.4, 3.22 e 3.23). Una spiegazione .. potrebbe essere questa: negli incontri primo e terzo, la nave spaziale era al centro dell'azione e quindi dell'attenzione di Ezechiele, cosa che evidentemente non accade durante il secondo incontro. Come nel verso 2, la traduzione del riferimento 5 è diversa dalle altre. Quale esempio tipico di queste ultime riportiamo il riferimento 3.
 
Rif. 3: E la visione che io vidi. fu come quella che avevo veduta quando egli venne per distruggere la città ed era come la visione che avevo veduta presso il fiume Kebar, ed io caddi bocconi. Entrambe le versioni confermano l'identità delle navi spaziali, inoltre, nel riferimento 5 è inserita un'espressione per noi significativa, "apparecchio conducibile" il che è probabilmente dovuto alla diversità delle fonti originarie a cui attinsero i traduttori. L'apparecchio conducibile" è tale grazie alle ruote: questa particolare accezione del riferimento 5, conferma ancora una volta l'identità delle astronavi di Ezechiele negli incontri successivi.
 
43.4 Mentre la gloria del Signore entrò nel Tempio. per la porta orientale
 
43.5. Allora lo spirito mi sollevò e mi condusse nel cortile interno: ed ecco, la gloria del Signore riempiva il Tempio.
 
43.6. Allora io udii una voce che mi parlava dal Templo, mentre quell'uomo rimaneva ritto accanto a me.
 
43.7. La voce ml diceva: "Figlio d'uomo, questa è la sedia del mio trono, e questo è Il luogo In cui si poseranno i miei piedi, dove lo abiterò in mezzo al figli d'Israele in eterno."
 
Verso 4: la nave spaziale entra nel tempio non per la porta, ma dì sopra. In Italiano il testo biblico non è, in proposito chiaro come quello tedesco dove ùber significa sia per che sopra (N.d.T.). Anche le traduzioni inglesi, qui usano by in senso analogo a ùber.
Verso 5: Ezechiele viene condotto nel cortile interno, però non dice  "mi portò" o "mi lasciò andare", bensì "mi condusse". L'uomo che è vestito come il comandante, potrebbe avere in dotazione un propulsore individuale, di cui abbiamo parlato in precedenza (figura 12), che gli permette di volare da solo. In questo caso sarebbe in grado di sollevare Ezechiele e di trasportarlo per un breve tratto. Il testo è piuttosto esplicito al riguardo: "lo spirito mi sollevò e mi condusse ... ". L'ipotesi non è improbabile e non sarebbe irrealistica nemmeno oggi. Sorprende piuttosto che, nella nostra epoca, questi apparecchi non siano più diffusi e perfezionati, dati gli evidenti vantaggi che il loro impiego presenta nel percorrere rapidamente brevi o medie distanze. 
Verso 6: ancora una volta, le definizioni di Ezechiele si rivelano molto precise. Come al solito, l'apparizione della nave spaziale viene contrassegnata con una terminologia appropriata ed impressionante: "la gloria del Signore". Tuttavia, ad Ezechiele non sfugge che la voce che parla è reale e, per cosi dite, terrestre. Non dice quindi "la voce del Signore", ma più semplicemente, del tutto disincantato, "udii una voce che mi parlava dal Tempio". Questo verso precisa felicemente la situazione. Ezechiele è nel cortile, con l'uomo che l'accompagna nella visita al Tempio. Dopo l'atterraggio della nave spaziale, il comandante rivolge la parola ad Ezechiele e la voce viene "dal Tempio", quindi da una certa distanza. Possiamo immaginare che il comandante usasse un altoparlante, magari quello stesso con cui, all'inizio del terzo incontro, chiamò a rapporto i suoi uomini a terra (verso 9.1). Si elimina cosl ogni equivoco sull'identità presunta fra l'uomo che. accompagna Ezechiele ed il comandante. Non sono la stessa persona e si ha la netta impressione che !'"uomo" abbia un aspetto umano. . 
Verso 7: si ha la quasi certezza, leggendo il testo, che chi parla ad. Ezechiele sia il comandante dell'astronave. Ezechiele dimentica ogni timore- riverenziale e lo chiama semplicemente "egli".
 
CAPITOLO 44°
 
44.1. Mi condusse poi verso il portico esterno del Templo che guarda a levante: era chiuso.
 
44.4. Poi ml condusse per li portico settentrionale, in faccia al Templo. lo guardai, ed ecco la gloria del Signore riempiva il Santuario del Signore, e mi gettai colla faccia a terra.
 
Versi 1 e 4: è la prima ed ultima volta che Ezechiele viene portato da un luogo all'altro. Egli non menziona il soggetto della frase, né dice "lo spirito", ma quel "mi condusse": ci fornisce la chiave della soluzione. Il resoconto del profeta inizia con la descrizione della via percorsa. Dapprima la porta orientale, subito abbandonata, quindi quella settentrionale, poi, con una deviazione, Ezechiele viene condotto davanti al tempio. Se quella sopra è la via percorsa da Ezechiele, una piantina del tempio ci aiuterebbe a verificarla, tuttavia è praticamente impossibile disegnarla in quanto ci mancano troppi dati. Riusciamo però a delimitare il luogo e ad indicare la disposizione dei cortili, grazie ai capitoli biblici 40, 41 e 42. La piantina così redatta, dimostra che la via descritta non è affatto possibile. Non esiste un collegamento fra il cortile orientale esterno e quello settentrionale. Per percorrere la via indicata nei versi 1 e 4, Ezechiele ed il suo accompagnatore avrebbero dovuto uscire dal tempio per la porta orientale esterna, procedere lungo il perimetro esterno dirigendosi verso nord, quindi girare in direzione ovest fino a trovare la porta settentrionale esterna, entrare, guadagnando cosl la porta settentrionale interna e infine il Tempio. Questa lunga camminata è impossibile, perché, come si legge nel verso 1, "il portico esterno del Tempio che guarda a levante era chiuso".
L'altra via, quella interna, implica il passaggio per la porta orientale interna, in contrasto quindi con quanto afferma il testo biblico che parla chiaramente di porta settentrionale. L'unica via possibile è quindi quella aerea. Davanti al Tempio, Ezechiele incontra il comandante e la nave spaziale, ·« la gloria del Signore", e si getta "colla faccia a terra". Così, almeno per quanto riguarda l'astronave, l'equipaggio e l'accompagnatore, termina il quarto incontro narratoci da Ezechiele.

domenica 19 febbraio 2017

EZECHIELE: TESTO BIBLICO E TECNICA SPAZIALE (Prima parte..1/2)


Dopo aver approfondito l'argomento relativo alla costruzione dell'astronave e quello sul funzionamento della navemadre, il testo biblico assume una nuova luce ai nostri occhi. Gli elementi ed i risultati di una tale analisi, conferiscono a questo capitolo il carattere di un commento biblico del tutto nuovo. In conformità alle ricerche eftettuate, il commento è limitato a quei passi delle scritture che si riferiscono all'astronave, al comandante, all'equipaggio ed agli avvenimenti che son rilevanti per il nostro studio.

Rlf. 1 - Die Bibel oder dle ganze Heillge Schrift des Alten und Neuen Testamentes. traduzione di D. Martin Luther, Stuttgart, Stoccarda, Prv. Wurtt. Bibelanstalt. Non datata. (data probabile: Inizio Ottocento).

Rif. 2 - Biblia. Das ist: dle ganze Heilige Schrift. Dr. Martin Luther, Lipsia. Ed Mayer und Wiegand. 1842.

-Questo è l'elenco dei testi biblici usati dall'autore (in tedesco o in inglese).

Rif. 3 - The Bible. Revised Standard Verslon. New York. Am. Bible So., Copyright Nuovo Testamento 1946, 'vecchio testamento 1952.

Rif. 4 - A Catholic Commentary on Holy Scripture, Toronto, New York, Edlnburgh, T. Nelson & Sons, 1953. Imprimatur 1951.

Rif. 5 - Die  Heilige Schrlft des Alten und Neuen Testamentes. Tradotto dal testo originale e pubblicato dal Prof!. Vlnzenz Hamp, Melnard Stenzel, Josef Kurzlnger, Aschaffenburg Imprimatur 1957, Copyright 1957. Paul Pattloch.

Rif. 6 - Ezekiel Hebrew text & English translation, prefazrone e commento del rabbino dr. Flsch, Mc A.  sesta edizione, 1970, Londra, The Soncino Press.

Rif. 7 - The New Amerlcan Blble, tradotta dal testi antichi dal membri della Cathollc Biblical Assoclatlon of America,New York, P. J. Kenedy & Sons, Imprimatur 1970.

In questo capitolo usiamo il testo di cui al riferimento 5. Le differenze importanti che si deducono dal confronto con altre traduzioni della Bibbia, saranno trattate unitamente ai rispettivi passi biblici. Ho scelto delle traduzioni che non solo coprono un periodo cli 150 anni, ma che provengono da estrazioni teologiche, oltre che geografiche, estremamente diverse. Inutile dire che i testi sono reperibili in biblioteca. Dopo aver preso inizialmente in considerazione l'idea di avvalermi della collaborazione di un esperto cli lingue antiche, ho scartato l'idea per due motivi. Il primo è che le differenze cli testo sono già, sia pure nelle traduzioni, il frutto di interpretazioni diverse fornite da esperti cli lingue antiche. Un esperto non avrebbe quindi che aggiunto un parere in più ai molti già esistenti, senza apportare cambiamenti sostanziali. Il secondo è  che non esistono delle differenze primarie e cioè cli principio. Si può affermare con ragione che tutte le versioni descrivono "naturalmente" gli stessi avvenimenti e le stesse apparizioni fisiche. Nella maggioranza dei casi, le differenze di testo sono riconducibili alla scelta dei termini operata dal traduttore. Alcuni passi sono invece molto diversi, il che è solo spiegabile ipotizzando che derivino da fonti differenti. Sottolineo che non si presentano casi di questo genere che siano rilevanti dal punto di vista tecnico e quindi per la mia ricerca. Quando, aldilà del tempo, dello spazio e delle differenze di religione, ogni traduzione descrive gli stessi eventi e una costruzione simile avente il medesimo funzionamento, non mi pare sia più necessario disturbare un esperto di lingue antiche. L'interpretazione a cui ci accingiamo, richiede un doppio ordine di riflessioni nei confronti di Ezechiele. Il primo riguarda la sua posizione di osservatore. Il secondo la sua reazione interiore di individuo coinvolto da ciò che vede. Quest'ultima cambia in maniera drastica: dallo choc della prima impressione, si passa ad un atteggiamento freddo ed oggettivo che gli permette di raccontare gli incontri successivi. Come osservatore Ezechiele è di un'obiettività impressionante e la sua precisione ci sorprende ... Queste doti sono cosi radicate in lui da non risultare del tutto sopprimibili neanche durante lo choc del primo incontro. Ezechiele si esprime in un linguaggio un po' particolare, ricordiamo però che egli fu sottoposto, specie nel primo incontro con l'astronave, ad emozioni provocate da eventi per lui inconcepibili, aldilà di ogni più fervida immaginazione. Dinanzi a simili eventi, la sua posizione era quella di un uomo intelligente che viene a trovarsi completamente isolato. Non solo Ezechiele non poteva capire quanto vedeva, ma gli mancava anche la terminologia per esprimersi correttamente. Negli incontri successivi, la situazione del profeta migliora,in quanto né l'astronave né il comandante risu!tanto "nuovi" per lui. Ezechiele (come del resto i suoi contemporanei) non possedeva esperienze paragonabili a quelle derivategli dall'incontro con la nave spaziale. Egli descrisse quanto vide nell'unico modo possibile, riferendosi cioè ad oggetti ed immagini che gli erano familiari e che appartenevano al suo mondo. Qualcosa di analogo è avvenuto non molti anni fa quando gli UFO furono semplicisticamente definiti "dischi volanti" . In conclusione, è bene illustrare la composizione di quanto segue nel testo. Ho mantenuto la divisione dei capitoli e dei versi cosi come nella Bibbia. Mi sono tuttavia proposto un raggruppamento della materia indagata che tenesse conto della sequenza degli incontri di Ezechiele con l'astronave. Quest'ultimo accorgimento rende le immagini essenzialmente più plastiche e chiarifica i collegamenti tra un evento e l'altro.

IL PRIMO INCONTRO
Capitolo primo
 
1.1. l'anno trentesimo: il mese quarto, il giorno cinque del mese, io mi 'trovavo fra I deportati presso il fiume Kebar quando si aprirono i cieli e fui testimonio di visioni divine.
 
1.2. Il cinque del mese - si era già nell'anno quinto dalla deportazione del re Joachim -
 
1.3. la parola del Signore fu diretta ad Ezechiele, figlio di Busi, sacerdote, nella terra dei Caldei, sul fiume Kebar. E là fui rapito in estasi. 

Versi 1 e 2: fin dai versi introduttivi, Ezechiele dimostra la sua predisposizione alle definizioni rigorose. Egli precisa infatti subito la data del primo incontro. È il quinto giorno del quarto mese del quinto anno della deportazione degli ebrei in Caldea. Siamo quindi nel 593 o nel 592 a. C. Il successivo trentesimo anno cui accenna il profeta, è forse riferito alla sua età. Tuttavia i pareri sono discordi a questo proposito. L'attenzione di Ezechiele è attratta dall'accensione dei mo­ tori del razzo, operazione che, come abbiamo già spiegato in precedenza, riduce la velocità fino a consentire l'impiego delle eliche per effettuare l'atterraggio. L'accensione del motore del razzo, con l'effetto luminoso che produce, dà effettivamente la sensazione che i cieli si aprano.  
Verso 3 : come vedremo più oltre, le parole "fui rapito in estasi", introducono, come motivo di fondo, l'incontro con l'astronave ed il suo comandante.
 
1.4. lo guardavo ed ecco un vento tempestoso avanzarsi dal settentrione. una grande nube che splendeva tutt'intorno, un fuoco da cui guizzavano bagliori, e nel centro come lo splendore dell'eletto In mezzo al fuoco.
 
1.5. Nel mezzo apparve la figura di quattro viventi, Il cui aspetto era Il seguente: presentavano sembianze umane.
 
1.6. Ma ciascuno aveva quattro facce e quattro ali.
 
1.7. Le loro gambe erano diritte e i piedi simili agli zoccoli d'un bue, lucenti quale bronzo terso.
 
Verso 4: prima di avviare il motore del razzo, per ottenere le condizioni necessarie al suo funzionamento, occorre raffreddare l'intero sistema di trasmissione, le pompe, ecc. fino a raggiungere la bassa temperatura dell'idrogeno liquido. Questo si ottiene mediante l'immissione dell'idrogeno liquido nel sistema di trasmissione. Infine l'idrogeno, sotto forma gassosa, entra nell'atmosfera dando vita ad un agglomerato di cristalli di ghiaccio simili a quelli provocati ad alta quota dagli aerei a reazione. Si forma quindi una specie di nuvola, le cui dimensioni dipendono dalla durata del processo di raffreddamento, cioè almeno alcuni secondi. Il corpo principale dell'astronave risulta praticamente avvolto in questa nube e, ad un certo momento, si ha realmente la sensazione che il veicolo spaziale esca da una nuvola, Come conseguenza della elevata capacità di discesa, dopo l'accensione del motore del razzo, la nube rimane visibile per un lungo tratto. Chiunque abbia visto il lancio di un razzo Saturno al cinema o alla televisione, meglio ancora se vi ha assistito di persona, realizza quanto sia precisa la descrizione di Ezechiele del fenomeno osservato, Nessuno potrebbe dimenticare "un fuoco da cui guizzavano bagliori" e "lo splendore dell'eletto in mezzo al fuoco". L'illustrazione f.t. rende abbastanza bene questo momento cosl impressionante. Del resto, Ezechiele ha descritto l'attività del motore del razzo durante l'atterraggio solo nei versi 1.4 e 1.1. "quando si aprirono i cieli" . Infatti, negli altri incontri, egli vide l'astronave volare mediante le sole eliche . 
Verso 5: sono due i motivi che spiegano perché Ezechiele parla di quattro viventi in mezzo al fuoco. Si tenga presente che l'astronave sta atterrando, quindi entra ed esce dalla nube provocata dall'accensione del motore, contrariamente al Saturno, riprodotto nella tavola I fuori testo, che decolla e quindi si allontana dalla. nube originatesi per la stessa ragione vista sopra. Sembra tuttavia che esso sia ancora circondato dalle fiamme. Per tornare alla nave spaziale, è anche importante considerare il pùnto da cui il fenomeno venne osservato dal profeta. L'astronave atterra. molto vicina a lui, quindi, durante la manovra, Ezechiele vede la scia luminosa dal di sotto, il che accentua quell'idea di tempesta che contraddistingue l'approssimarsi del veicolo.



In questo verso e nei seguenti, egli descrive quanto ha visto e non le fasi del volo. Quando il motore viene spento (.fatto non menzionato), la nave spaziale dista da Ezechiele circa 1000 metri. A questa distanza, forse anche un po' prima, egli riesce a percepire delle "figure". Il come sono costruite le eliche e il fatto che esse entrino in funzione per l'atterraggio, giustificano la definizione imprecisa ma efficace di "figure viventi". Egli le vede immerse nel fuoco, cioè quando ancora non funziona il motore del razzo. Questo conferma che le eliche vengono piegate · nella loro posizione operativa prima dello spegnimento del motore. Tanto· più l'astronave .si avvicina ad Ezechiele, quanto più · i "viventi" assumono "sembianze umane". L'impressione è però solo temporanea anche se, fino al termine dell'incontro con la nave spaziale, egli indica gli elicotteri con la vaga espressione di "viventi". 
Verso 6: l'astronave vola radente al suolo, quasi sospesa, in attesa di completare l'atterraggio. Ezechiele è abbastanza vicino per riconoscere le quattro eliche che funzionano a velocità ridotta, per osservarne i particolari che gli sembrano avere forma di facce.  
Verso 7: assai chiara la descrizione delle "gambe " terrestri, dei loro ammortizzatori e dei "piedi" rotondi, come si vede nelle figure 1, 2 e 4, e nelle tavole II - III fuori testo .
 
1.8. Di sotto le ali, ai quattro lati, si levavano mani d'uomo; "tutti è quattro avevano il medesimo aspetto e le ali di identiche dimensioni.
 
1.9. Le ali si univano l'una dopo l'altra, e in qualunque dìrezione si volgessero, non ·si voltavano · indietro, ma clascuno procedeva di fronte a sé.
 
1.10. Quanto alle loro sembianze presentavano l'aspetto di uomo, ma tutti e quattro avevano pure una faccia di leone a destra, una faccia di bue a sinistra e una faccia d'aquila.

La prima parte del verso si riferisce alle braccia meccaniche che pendono dalla nave spaziale. La seconda continua nel verso successivo, dove si parla di "qualunque direzione si volgessero". Tutto ciò appartiene all'evento sintetizzato nel verso 1.15. che tratteremo fra breve.  
Verso 10: che cosa ha indotto Ezechiele a riconoscere delle facce? Come sappiamo dalla descrizione tecnica della nave spasiale; gli ingranaggi e i meccanismi di controllo sono situati appena  sopra il piano del rotore e sono completamente rivestiti. Questo rivestimento è molto irregolare e una simile combinazione di forme può avere indotto il profeta a riconoscervi delle facce. Pensiamo alle facce che ognuno di noi ha visto in tronchi d'albero, rocce, e cosl via. Alcune montagne, in America e in Europa, si chiamano " Napoleone addormentato" o "capo indiano" per le immagini che suggeriscono allo spettatore. Qualche esempio concreto non è estraneo alla tecnologia moderna. La figura 13 dimostra come una capsula Gemini  assomigli ad un volto serio e corrucciato. La stessa capsula,  un profano digiuno di cognizioni tecniche appropriate, non potrebbe descriverla che ricorrendo alla somiglianza con una faccia sconosciuta. Infine chi, davanti a  Lunochod 1 (vedi figura ), non rimarrebbe colpito dalla sua bocca spalancata, gli occhi sbarrati, le braccia alzate e minacciose? Anche noi, pur esperti di queste cose, volendo ravvisiamo in simili strutture deÌte lontane sembianze umane. Che questo sia accaduto a Ezechiele, sprovvisto com'era di nozioni scientifiche non stupisce davvero. Anche quando intul ciò che vide, per rendere le sensazioni provate fu costretto a servirsi di confronti di immagini. Si può tentare una spiegazione diversa, anche se l'ipotesi è scarsamente probabile. Ezechiele incontra il comandante ed i membri dell'equipaggio che partecipano alla missione spaziale e che a lui sembrano uomini comuni. Se la somiglianza fisica tra gli astronauti e gli altri uomini fu tale da non impressionare Ezechiele, perché non ipotizzare che i membri dell'equipaggio si comportassero come spesso fanno i piloti odierni, che dipingono sui loro aerei uccelli, animali, facce strane?



Per puro divertimento? Dopo tutto, erano senz'altro degli esseri intelligenti e nulla induce a pensate che il loro senso dello humour fosse inferiore al nostro. Aldilà della ragione che indusse Ezechiele a parlare di  "facce", il suo resoconto è importante, poiché ci conferma l'identico orientamento delle "facce" presso le quattro eliche: quella di leone a destra, quella di bue a sinistra e così via. Ne deriva necessariamente, che il funzionamento dei quattro rotori era sincronizzato.
 
1.11. Cosi le loro ali erano spiegate verso l'alto: ciascuno aveva due ali che si toccavano e due ali che gli velavano il corpo.
 
1.12. Ognuno si muoveva di fronte a sé, andavano dove lo spirito Il dirigeva, e muovendosi non si voltavano indietro.
 
1.13. In niezzo ai quattro viventi si vedevano come dei carboni ardenti a guisa di fiaccole, che si aggiravano In mezzo a loro. Il fuoco splendeva e dalla fiamma si sprigionavano delle folgori.
 
1.14. Anche quattro viventi andavano e tornavano come il baleno.
 
Verso 11 : la prima parte del verso "le loro ali erano spiegate verso l'alto", nei riferimenti biblici 1 e 2 (vedi nota inizio capitolo 5) suona: "le loro ali erano suddivise verso l'alto" (N.d.T.). Non sono competente per spiegare l'assenza ai questo fatto nei riferimenti biblici 3, 4 e 6 (vedi nota cit.). In questi ultimi, si legge l'affermazione lapidaria "così erano le loro facce" (N.d.T.). L'affermazione è perentoria ed interessante. Prima di approfondire l'indagine, conviene leggere tutto il verso che descrive, senza possibilità di malintesi, le eliche spiegate verso l'alto e verso il basso. Se torniamo all'inizio del versetto, constatiamo che il termine "spiegate" (nel testo biblico usato da me) ed il termine "suddivise" (riferimenti 1 e 2), non si riferiscono allo stesso fenomeno. Il "suddivise" rende l'idea di una spaccatura verticale fra le due coppie di elementi delle eliche, girati in senso opposto. In questa accesione, il termine "spiegate" ci dà un'immagine affine, nel senso di "spiegate l'una dall'altra" e "tenute discoste l'una dall'altra". In ogni caso, entrambi i termini indicano l'esistenza di una spaccatura. Inoltre, esiste un'altra spaccatura nel meccanismo di guida e nel suo rivestimento, posto sopra il piano del rotore. Detto più precisamente, ci dovrebbero essere due spaccature per ogni elica, per consentire il piegamento nell'una e nell'altra posizione. Questo particolare, in apparenza secondario e a cui abbiamo accennato occupandoci delle caratteristiche tecniche della nave spaziale, conferma sia l'esattezza delle ipotesi sulla sua costruzione, sia lo spirito di osservazione fuori del comune di Ezechiele.  
Verso 12: come il verso 9, è collegato con il verso 15, lo analizzeremo quindi più avanti.  
Verso 13: Ezechiele descrive il meccanismo di raffreddamento del reattore, ancora rovente, ed il balenio dei razziguida. Data l'alta temperatura riscontrata, il paragone coi "carboni ardenti" calza alla perfezione. I razzi-guida provocano come delle leggere scosse e lavorano in una sequenza apparentemente casuale. Allo spettatore non tecnicamente preparato, questi rapidi cambiamenti danno senz'altro un'impressione analoga a quella ricevuta da Ezechiele, cioè di "balenii che si aggiravano in mezzo ai viventi". Nella posizione in cui si trova rispetto all'astronave, egli vede due eliche dietro al corpo principale del veicolo. La loro vicinanza al meccanismo di raffreddamento del raettore, ancora rovente e le raffiche 'saettanti dei razzi-guida, giustificano l'espressione "dalla fiamma si sprigionavano bagliori". I gas ad altissima temperatura sono di colore più chiaro e il loro riverbero produce quello "splendore" che Ezechiele definisce in maniera cosl appropriata.  
Verso 14: il comandante muove la nave in diverse direzioni, alla ricerca del luogo più favorevole all'atterraggio. Tuttavia, di certo, una nave spaziale cosl massiccia non può muoversi rapida come un "baleno". Si può tentare un'interpretazione in termini di illusione ottica, ma la spiegazione non è soddisfacente. Nel capitolo · 7 accenneremo ad un'altra soluzione.
 
1.15. Or, guardando quel viventi, vidi che sul terreno v'era una ruota a fianco di tutt'e quattro.
 
1.16. Le ruote e la loro struttura splendevano come crisolito: tutt'e quattro avevano Identica forma, e sembravano congegnate In modo come se fossero l'una In mezzo all'altra.
 
1.17. Cosl muovendosi potevano andare verso quattro direzioni, senza voltarsi nei loro movimenti.
 
1.18. La loro circonferenza era di grande altezza. ed i cerchi di tutt'e quattro stellati di occhi tutto all'intorno.
 
1.19. Quando quei viventi si muovevano, anche le ruote giravano accanto a loro, e quando si elevavano da terra, si alzavano pure le ruote.
 
1.20. Dovunque io spirito le spingesse, le ruote andavano, come pure insieme a lui si alzavano, perché lo spirito di quel vivente era nelle ruote.
 
1.21. Quando quelli camminavano, le ruote giravano: quando quelli si fermavano s'arrestavano pure le ruote: e quando essi s.i elevavano da terra, anche le ruote si alzavano insieme a loro, perché lo spirito dell'essere era nelle ruote.
 
Verso 15: l'astronave è atterrata. Le "gambe" hanno esaurito il loro compito ed il comandante abbassa le ruote per le operazioni successive .. Che le ruote siano abbassabili e ritirabili a seconda delle necessità, è deducibile da quanto segue. Se le ruote fossero fisse, collocate sono oppure ai lati dei rotori delle eliche, esse sarebbero, sia per la forma che per le dimensioni, ben più evidenti delle "gambe" terrestri e delle braccia meccaniche. Ezechiele le avrebbe senz'altro descritte come parti integranti della nave spaziale. Infatti, ad eccezione di alcuni versi, egli illustra le parti del veicolo nell'ordine in cui gli si presentano nello svolgersi degli eventi. Lo comprova il testo: Ezechiele inizia dal fuoco e dalla nube che contraddistinguono l'accensione del motore del razzo nel volo di frenata, quindi passa alle eliche nella fase del volo aerodinamico. Seguono le considerazioni sul meccanismo di raffreddamento e sui razziguida durante il volo sospeso, mentre il comandante si accinge a posare la nave spaziale sulla superficie terrestre. Infine Ezechiele passa alle ruote e si sofferma sui loro movimenti sul terreno. Le ruote compaiono nel testo quando si manifesta la loro necessità funzionale. Questa è un'ulteriore conferma della possibilità di abbassare e ritirare le ruote e l'ennesima prova dell'esattezza del resoconto di Ezechiele.  
Versi da 16. a 21: la prima impressione la si ricava dal paragone del colore delle ruote con quello di un minerale. Qui Ezechiele distingue nettamente tra il minerale ed il suo colore, infatti precisa che "splendevano come il crisolito". Egli capl che le ruote non erano fatte di quel minerale, però il riferimento al suo colore, a lui noto, lo aiutò ad esemplificare quanto aveva osservato. Nei diversi testi biblici consultati per questo studio il minerale è il seguente:
 
Rif. 1 e 2: Turchese
Rif. 3 e 7: Crisolito
Rif. 4: Topazio
Rif. 5: Pietre di Tarsis
Rif. 6: Berillio

 
Questi Minerali hanno una gamma cromatica che va dal verde al blu. La loro superficie, descritta come splendente, era senz'altro molto liscia, il che spiega la loro lucentezza. Essa era probabilmente verniciata o comunque rivestita da una pellicola atta a proteggere le ruote dalla corrosione. Si trattava cli quelle pellicole sintetiche che oggi usiamo per difendere i materiali dalla corrosione. Oltre ai movimenti delle ruote di cui abbiamo parlato in precedenza, esistono dei dischi di propulsione che favoriscono l'autorotazione. Gli "occhi" evidenziano ed accentuano l'indipendenza dei diversi movimenti. La simultaneità delle varie rotazioni confonde ed è cliflicilmente individuabile da chi non possieda una conoscenza tecnica adeguata. Il profano ne riceve un'impressione paradossale: sembra che in ogni ruota girino più ruote. Ancora una volta, Ezechiele si esprime con precisione, infatti parla di una ruota che si muove nel mezzo di un'altra. I cambiamenti di rotazione e di direzione, si manifestano contemporaneamente in tutte e quattro le ruote, dando la sensazione all'osservatore cli ubbidire ad un unico comando. Non stupisce perciò che Ezechiele abbia scambiato, per cosl dire, la causa con l'effetto. Egli vede nei "viventi" ciò che inizia il movimento mentre le ruote si spostano in un momento successivo. Questo avvicendarsi dell'ordine del movimento è quello conforme alla realtà quotidiana di Ezechiele, dove sono gli uomini che mettono le ruote in moto.L'inverso, e cioè che siano le ruote a determinare il movimento, più di 2000 anni fa non lo si poteva concepire. Tuttavia lo "spirito" di Ezechiele è più vicino alla verità di quanto egli supponesse. Nel testo biblico, ampio spazio è riservato alle ruote. Non mancano le ripetizioni, comunque l'attenzione dedicata da Ezechiele all'argometno, la si spiega con la dimestichezza che egli aveva con qualcosa di simile agli oggetti osservati. Infatti, di tutta l'astronave l'unica cosa di cui Ezechiele avesse un'idea precisa erano appunto le ruote. È proprio questa conoscenza della ruota e delle sue caratteristiche funzionali, che aumenta il suo stupore dinanzi alle possibilità operative di quelle della nave spaziale, rendendogli il fenomeno incomprensibile. Lo sorprende la loro facoltà di mutare direzione mentre rotolano sul terreno, senza necessità di girarle. Esse sono senz'altro indipendenti dal veicolo. Ezechiele si rende conto che esse operano autonomamente, spostandosi in più direzioni. Scrive infatti nei versi 9 e 12: "ognuna si muoveva di fronte a sé" e "muovendosi non si voltava indietro". Le ragioni specifiche di quelle manovre non risultano ancora chiare. Si può pensare che il loro scopo fosse quello di assestare l'astronave sul terreno sconnesso. Il veicolo possiede quattro paia di "gambe", due per ogni elica. La sua sensibilità è quindi maggiore che se ne avesse tre. Questa sensibilità, in rapporto al terreno, provoca di per sé il rotolamento delle ruote, evitato con un progetto che tiene conto dell'esistenza· delle quattro paia di "gambe". È più plausibile supporre che questa idoneità a muoversi sul terreno sia programmata in quanto necessaria, ad esempio, per scambiare notizie ( contatti radio ad alta frequenza, impiego dei laser). Quando è indispensabile; per un collegamento fra· due stazioni terrestri, eliminare ogni ostacolo intermedio, le ruote servono a spostarsi fino al punto in cui diventa attuabile il collegamento stesso.  
Verso 18: ha diverse traduzioni, come si constata nei riferimenti usati per questo studio.
 
Rif. 1 e 2: "L'altezza della loro circonferenza era paurosa ed era piena di occhi, come lo erano tutte e quattro le ruote".
 
Rif. 3: "Le quattro ruote avevano raggi e cerchi ed i cerchi avevano occhi tutt'intorno".
 
Rif. 4: Tace In proposito.
 
Rif. 5: "avevano anche I cerchi. lo guardai e vidi che I loro cerchi avevano occhi tutt'intorno, tutti e quattro" .
 
Rif. 6: "per quanto riguarda I loro cerchi, essi erano alti e terribili; e I quattro avevano cerchi pieni di occhi tutto Intorno". ·
 
Rif. 7: "i quattro avevano del cerchi. e vidi I loro cerchi pieni di occhi tutt'intorno".
 
L'esame dei riferimenti rivela due gruppi distinti di descrizioni: in uno si sottolineano l'altezza e l'aspetto ·terrificante delle ruote, nell'altro non si accenna neanche a questi loro attributi. . Senz'altro la mancata uniformità dipende dall'aver usato, per le traduzioni, i testi originali differenti. Facciamo· notare . che di raggi si parla solo nel riferimento J. Tuttavia, queste divergenze nei testi non sono importanti per un 'identificazione generica delle ruote.
 
1.22. Sulle _teste di quel viventi vi era una specie di firma· mento, splendente come un cristallo, disteso sopra le loro teste.
 
1.23. Sotto Il firmamento le loro -ali erano distese, l'una vicina all'altra, mentre le due ali di ciascuno del quattro viventi ne ricoprivano Il corpo.
 
Verso 22: il corpo centrale dell'astronave, la sua forma, le eliche nella parte sottostante, non potrebbero essere caratterizzate meglio che con quel "sulle teste di quei viventi vi era una specie di firmamento... disteso sopra le loro teste." La situazione, nel suo insieme, è espressa in modo eccelso. Il "disteso sopra le loro teste" rende l'idea della parte centrale dell'astronave, come si vede nelle figure 1, 2 e 4. Nelle varie traduzioni bibliche, c'è qualche differenza sul cristallo (riferimenti 1, 2, 3 e 7), cristallo di roccia (rif. 5), "ghiaccio terribile" (rif. 6). Tutte le versioni, comunque, son concordi nel descrivere una superficie liscia e splendente, tipica di molte leghe metalliche.  
Verso 23: il testo è incompleto. La prima parte del verso ribadisce la posizione delle eliche rispetto alla struttura centrale della nave spaziale. È molto efficace la descrizione dei rotori sotto ciò che Ezechiele chiama il "firmamento", vale a dire la parte centrale del veicolo. La definizione di "firmamento" la si capisce considerando che Ezechiele non vide l'astronave in proiezione tecnica ( come in figura 4) ma, visto il punto di osservazione in cui si trovava, ne ebbe un'immagine otticamente distorta, più o meno simile a quella di figura 1 . Inoltre, l'imponenza dell'astronave, il rapporto fra le dimensioni di questa e quelle d'uomo di Ezechiele, gli diedero sicuramente la sensazione di vedere un "firmamento". La seconda parte del verso, senz'altro un frammento di cui è andato smarrito l'inizio, ripete la descrizione delle eliche in posizione di quiete.
 
1.24. lo udii il rumore delle ali, mentre esse si muovevano, sembrava il rumore d'una massa di acqua, simile alla voce dell'Onnipotente,·al frastuono di un accampamento. Quando poi si fermarono, ripiegarono le loro ali.
 
1.25. Allora una voce si udi dal firmamento che era sui loro capi.
 
Verso 24: sia questo verso che il successivo non è che qui siano proprio al punto giusto. In essi, si descrivono infatti le eliche quando sono ancora in moto, quindi in una situazione antecedente a quella descritta nel verso 23 dove le eliche sono ormai in posizione di quiete, cioè ferme. Seguendo la logica del nostro discorso, i versi 24 e 25 andrebbero inseriti fra i versi 14 e 15. Il verso 24 illustra felicemente il rumore prodotto dalle eliche in movimento: "il rumore di una massa d'acqua ... la voce dell'Onnipotente, ... il frastuono di un accampamento". La forza motrice necessaria al funzionamento delle eliche doveva aggirarsi sui 70.000 hp. e forse più. Quindi, non stupisce che esse producessero un rumore considerevole. Ezechiele compie un'osservazione importante e cioè che il rumore incomincia quando le eliche iniziano a muoversi. Si passa cioè al pieno regime dei rotori, il che ricorda il "frastuono di un accampamento". Egli nota il piegamento delle "ali", ma solo di quelle che vengono girate in basso. il significativo che Ezechiele affermi espressamente: "quando poi si fermarono, ripiegarono le loro ali. L'osservazione è esatta, la manovra del piegamento avviene quando l'astronave si posa sul terreno e le eliche sono ferme.  
Verso 25: ancora una prova dell'acume di Ezechiele. Egli sente una voce dal firmamento", infatti la parte interna della nave spaziale è al di sopra di lui. Ezechiele ha avuto modo di sentire il rumore del propulsore centrale dell'astronave (in folle), delle eliche, infine, "la voce dal firmamento" che scende dall'alto. Quest'affermazione sorprendente, specifica nel riferimento 6,è espressa con particolare chiarezza nei riferimenti 1 e 2: "quando si fermarono e ripiegarono le loro ali, nel cielo sopra di loro si udi il tuono". Quest'ultima versione ipotizza che Ezechiele abbia già pro· digiosamente intuito una correlazione tra i vari fenomeni osservati. Se l'ipotesi è reale, naturalmente non lo sapremo mai.
 
1.26. E sul firmamento che era al di sopra delle loro teste, apparve come una pietra di zaffiro, in forma di trono, e su questa specie di trono, una figura in sembianze d'uomo, che vi si ergeva sopra.
 
Verso 26: guardando al di sopra del "firmamento", Ezechiele vede la capsula di comando e, per prima cosa, nota la poltrona del comandante di cui descrive subito il colore. Come ha già fatto in altre occasioni, per individuare il colore si serve del confronto con un minerale a lui familiare. Infatti, usa il "come" per indicare la rassomiglianza con il colore dello zaffiro. Il successivo paragone fra la poltrona di comando ed un trono, lascia supporre che Ezechiele abbia visto durante la sua esistenza un trono regale, il che è possibile, data l'appartenenza del profeta ad· una classe sociale piuttosto elevata della comunità ebraica. Un trono ha lo schienale alto, i braccioli, l'imbotti tura, proprio come le poltrone dei piloti degli aerei odierni. Con la parola "trono", la poltrona del comandante dell'astronave è definita in maniera inequivocabile. Non possiamo neanche ignorare che, spesso, le poltrone dei nostri aerei hanno un colore simile a quello di cui parla Ezechiele. Se la scelta del colore sia casuale, oppure sia dovuta a fattori psicologici non conviene indagarlo ora. La seconda ipotesi acccentuerebbe il significato della "sembianza d'uomo" di quei visitatori della Terra, su cui torneremo più avanti. Ezechiele vede quindi la figura del comandante, seduto sul "trono", ed afferma che "aveva sembianza d'uomo". Lo sforzo intellettuale necessario a descrivere quanto sopra, lo si può solo capire immaginando la situazione in cui venne a trovarsi Ezechiele. Senza alcun preavviso, egli subisce l'impatto cli avvenimenti e di oggetti che sono estranei sia alla sua conoscenza che alla sua sensibilità. Ezechiele non possiede schemi di riferimenio avvalendosi dei quali riesca a spiegarsi logicamente quanto vede. Egli è un credente, un sacerdote, ha quindi ottime ragioni almeno nella fase iniziale del primo incontro, di ritenere che il comandante sia Dio. Questa ridda di sensazioni lo emoziona profondamente: ha i sensi in tumulto e cade pressoché in stato cli choc . .T uttavia, il suo spirito non rimane troppo coinvolto:· Ezechiele conserva la lucidità sufficiente per registrare nel cervello quanto di straordinario vedono i suoi occhi. Tutto ciò gli permetterà, più tardi, di narrare gli eventi cli cui è stato testimone. Che solo un'intelligenza fuori del comune sia capace di tanto, è fuori cli dubbio. Un'altra circostanza degna di nota è che, come sottolinea il rabbino dr. Fisch , Ezechiele, per individuare la figura del comandante usa la parola "Adamo". In questo modo, Ezechiele elimina ogni equivoco interpretativo.
 
1.27. Da quel che parevano I suoi fianchi in su, m'appariva splendente come l'eletto, quale una visione di fuoco dentro e d'intorno, e da quel che sembravano I suoi fianchi in giù mi pareva pure una visione di fuoco, con uno splendore tutto attorno ·
 

1.28. simile allo splendore dell'arcobaleno, che appare nelle nubi in un giorno di pioggia. Questa visione era come l'immaglne della gloria del Signore. A tal vista lo caddi bocconi ed udii una voce che parlava.
 

Verso 27: in questo verso ( come nel successivo) si constata come, stante la comprensibile carenza di cognizioni tecniche adeguate, Ezechiele descriva due oggetti diversi avvalendosi dei loro effetti luminosi differenti. Da una parte qualcosa che è splendente come lo "splendore dell'eletto", oppure che è una "visione di fuoco", dall'altra qualcosa che viene caratterizzato come "lo splendore dell'arcobaleno". Due effetti luminosi differenti, quello dinamico del fuoco e quello statico dell'arcobaleno, che hanno quindi due origini diverse. Queste considerazioni ci aiuteranno ad interpretare dei passi biblici altrimenti complessi e diJlicili da collegare l'uno con l'altro. Lo splendore dei "fianchi" e il riferimento al fuoco, contrassegnano la tuta del comandante, la cui superficie sembra d'oro. Quanto il resoconto di Ezechiele sia accurato, lo dimo­strano gli effetti luminosi, quasi i riflessi di un fuoco, visibili sulla tuta dell'odierno astronauta che scende dall'Apollo 10 (tavola V fuori testo). L'aspetto dorato della tuta isolante è dovuto all'impiego, nella confezione del tessuto, di sottili lamine di materiali sintetici speciali. Questi ultimi servono a proteggere l'astronauta dalle temperature elevate. Come si vede, già oggi usiamo materiali aventi prerogative simili a quelli di cui parla Ezechiele e non c'è motivo fondato per negare l'analogia fra la tuta del comandante e quelle usate dai nostri navigatori spaziali. La capsula, trasparente come il vetro, provoca effetti ottici diversi. Non solo viene colpita dalla luce del sole, ma anche dal riverbero dei raggi sulla superficie curva dell'astronave. Attraverso una porzione della capsula, Ezechiele vede in trasparenza un tratto di cielo. Non dimentichiamo 'inoltre i riflessi dorati della tuta del comandante ed il color zaffiro della poltrona. Esistono senz'altro ulteriori interferenze cromatiche, dovute a quanto è racchiuso nella capsula. Ezechiele definisce questi effetti come uno "splendore tutt'attorno" e il raffronto con l'arcobaleno rende bene l'immagine. Non trascuriamo che "lo splendore era tutt'attorno", quindi non veniva originato dal comandante. L'osservazione di Ezechiele è esatta, infatti avvolge il comandante "tutt'attorno". Nessun altro oggetto inserito nella capsula attira ancora la sua attenzione: potrebbe essere la curvatura della parte superiore di essa a suggerirgli di servirsi dell'immagine dell'arcobaleno quale termine di paragone. Le difficoltà di descrivere una costruzione, caratterizzandola solo mediante i suoi aspetti luminosi e cromatici, sono davvero immense . Per meglio capire lo sforzo di Ezechiele, invitiamo il lettore a descrivere l'immagine riportata nella taovla IV fuori testo, senza ricorrere alla geometria (cerchio, cono, cilindro) e alla tecnologia della nostra era. A questo punto, Ezechiele termina di raccontare i particolari della visione, e ancora una volta, ritorna alla globalità del l'evento tramite l'affermazione "era come l'immagine della gloria del Signore". Esterefatto, Ezechiele cade bocconi. Ma per quanto abbia ottime ragioni per compendiare quanto ha visto, nella frase "la gloria del Signore", il suo spirito veglia ed egli pone due riserve. La prima è che non riesce a conciliare l'aspetto massiccio e reale dell'astronave con una manifestazione del Signore, dal quale non si attende nulla di così assolutamente materiale. Tuttavia, quanto si vede è grandioso e potente, sembra perciò paragonabile alla gloria del Signore. Non esistono dubbi: Ezechiele fa un paragone, non identifica nulla, dice infatti: "era come la gloria del Signore". La seconda riserva riguarda la voce. Potrebbe credere di avere udito la voce del Signore, ma si limita a dire "udii una voce che parlava". Frena quindi ogni impulso alla glorificazione, al sensazionale, registrando semplicemente nel suo cervello il fatto che quella voce parlava.

(FINE PRIMA PARTE - 1/2).....