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venerdì 20 gennaio 2017

LE GUERRE DEGLI DEI


Sotto il completo comando di Enlil, gli Anunnaki lavoravano nell'Abzu e in Mesopotamia: estraevano e trasportavano i minerali, li lavoravano e li raffinavano. Dal porto spaziale di Sippar le navette a razzo trasportavano i preziosi minerali alle stazioni orbitanti intorno alla Terra, da dove gli Igigi lo inviavano su Nibiru attraverso viaggi periodici di apposite navi cargo spaziali. Tutto questo complesso sistema era gestito dal centro di controllo della missione Terra, sito a Nippur e governato da Enlil, che deteneva il controllo del dur.an.ki (il legame cielo-terra) e l'inviolabile dir.ga, la sua sala comando, contenente le famose "tavole dei destini". La situazione su Nibiru si era dunque calmata grazie al periodico afflusso del tanto agognato oro: messa a tacere ogni rivalità, Anu poté regnare indisturbato per molti shar, mentre la Terra si trasformava ogni giorno di più in un oscuro palcoscenico dove prendevano forma violente passioni e rivalità che animavano terribili conflitti. Contemporaneamente, sulle stazioni orbitanti intorno alla Terra e sulla Stazione di Passaggio su Marte cresceva il malcontento degli i.gi.gi (coloro che girano e vedono) che lamentavano il fatto che non fosse stato ancora costruito sulla Terra un luogo dove potessero prendersi delle licenze, riposarsi e riprendersi dai rigori della vita in assenza di gravità. La prima visita di Anu sulla Terra e le decisioni che furono prese in quell'occasione determinarono il corso degli eventi sul nostro pianeta per i millenni che seguirono: col tempo si arrivò alla creazione di Adapa (l'Homo Sapiens, quello che noi conosciamo); vennero piantate anche le basi del futuro conflitto sulla Terra tra Enlil ed Enki e i loro discendenti. Prima ancora di tutto ciò, si verificarono le aspre lotte tra il Casato di Anu e quello di Alalu, che sfociarono nella Guerra dei Titani, in cui si contrapposero "gli dei che sono nel Cielo" e "gli dei che sono sopra la scura Terra", nella cui fase più acuta si verificò la rivolta degli Igigi. Conosciamo questi avvenimenti grazie al testo "La sovranità nel cielo" e ad altri scritti conosciuti come "Ciclo di Kumarbi", in cui si narra degli eventi relativi all'usurpazione del trono di Nibiru, della fuga di Alalu sulla Terra, la visita di Anu e il successivo conflitto con Kumarbi. Dopo un precedente scontro con Anu (sovrano di Nibiru), Kumarbi (discendente di Alalu e coppiere di Anu) scese sulla Terra e andò in visita da Ea (Enki) nell'Abzu. Contemporaneamente compare sulla scena anche il dio delle tempeste, Ishkur, figlio minore di Enlil. Ishkur provocò Kumarbi elencandogli "i magnifici attributi e oggetti" che ogni dio anziano gli concederà, tra cui la "saggezza", che sarà tolta proprio a Kumarbi e concessa a lui. Kumarbi folle di rabbia torna a consultarsi con Ea, che gli suggerisce di "salire al cielo" e chiedere aiuto a Lama, matriarca di entrambe le Case, quella di Anu e quella di Alalu, offrendosi di accompagnarlo col suo mar.gid.da (carro celeste). Lama non consente loro di atterrare senza il permesso degli Dei, sospettando anche interessi personali di Ea, e li respinge sulla Terra. Invece che atterrare, Kumarbi resta su una delle stazioni orbitanti intorno alla Terra insieme agli Igigi e medita su come vendicarsi e farsi proclamare "padre degli dei" a discapito di Anu. Successivamente torna sulla Terra, chiedendo agli altri dei di riconoscere la sua supremazia. Anu decide che adesso è troppo e prende in mano la situazione: ordina a suo nipote Ishkur di sconfiggere una volta per tutte Kumarbi e ucciderlo. Ne segue una guerra che vede opposte due fazioni: gli dei del cielo, capeggiati da Kumarbi, e gli dei sulla Terra, capeggiati da Ishkur. A questa battaglia presero parte circa 70 dei, tutti a bordo di carri celesti, e vide avere la meglio Ishkur.  Kumarbi, seppur sconfitto, non si arrese e continuò a covare vendetta. Ingravidò successivamente una dea, da cui ebbe un figlio che crescendo sarebbe diventato il suo vendicatore, Ullikummi (dio della pietra). Cresciuto di nascosto fra gli Igigi, da adulto apparve sulla scena per mettere in pratica il nuovo piano del padre: attaccare la città di Ishkur, Kummiya, fare a pezzi il dio delle tempeste e gli altri dei per poi salire alla dimora celeste (Nibiru) e prendersi con la forza il trono. Durante il suo peregrinare nei cieli terrestri, Utu, capo delle Aquile, localizzò Ullikummi e corse ad avvertire Ishkur, che divenne rabbioso. Non vedendo altra alternativa se non quella di un nuovo conflitto, Ishkur preparò il suo carro celeste, l' id.dug.ga (fluente veicolo di piombo), ripristinandone la funzionalità nelle sue varie parti: riavviare il grande "spaccatore" (probabilmente una mitragliatrice), attaccare all'anteriore il "toro che si accende" (motore), assemblare alla parte posteriore il "toro che alza il missile" (lanciamissili); installare "ciò che indica la strada" (attrezzature e sistemi di guida) e riattivare il tutto alimentandolo con le "potenti pietre" (minerali, fonti di energia), armare il veicolo infine con il "lanciatore di fulmini e tempeste" (non necessita di spiegazione), equipaggiando lo con almeno 800 "pietre di fuoco" (missili).  Dopo i primi infruttuosi raid, si unì allo scontro suo fratello maggiore Ninurta, primogenito di Enlil e noto "mastino della guerra". Tuttavia l'andamento degli scontri premiò il mostruoso Ullikummi, che arrivò alle porte della città. Quest'ultimo bombardò con i suoi missili perfino la residenza di Ishkur e costrinse all'evacuazione sua moglie Hebat. Costei accompagnata da una sua messaggera corse a riferire della battaglia a Ea nell'Abzu, temendo che Ishkur finisse ucciso nella battaglia. Ea si rese conto finalmente che gli eventi prendevano una piega fuori controllo e voló da suo fratello Enlil per metterlo in guardia: se Ullikummi avesse trionfato, avrebbe distrutto ogni città degli dei sulla Terra fino a portare la battaglia su Nibiru.  Fu convocata un'assemblea del Grande Circolo degli Anunnaki e Ea offrì la soluzione: utilizzare un non meglio specificato e da tempo custodito macchinario, "l'antico tagliatore di metallo". Questo espediente rovesciò le sorti della battaglia e Ishkur passò al contrattacco: costrinse Ullikummi a retrocedere fino al mare e lo affrontò nella battaglia decisiva, che vide trionfare Ishkur.  La minaccia a tutto l'impero era quindi scongiurata, con grande sollievo dei Grandi Dei, che in questa occasione avevano fatto fronte comune, ma che torneranno ben presto alle rivalità fra clan. Furono queste le "Guerre tra gli Dei e i Titani" narrate successivamente dai racconti dei Greci e ciò spiega anche l'origine del nome della fazione degli dei del cielo (i Titani), in quanto in lingua sumerica ti.ta.an significa "coloro che vivono nel cielo", cioè gli Igigi, mentre gli dei della terra erano appunto gli Anunnaki... A questa guerra ne seguiranno molte altre nei millenni seguenti, sempre dovute a mai sopite rivalità fra clan e irrisolti giochi di potere...

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