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lunedì 8 maggio 2017

Shishumara, la Via Lattea nell’antica India

 

shishumar-galaxy
 
 
di Enrico Baccarini© – Studiando l’antica letteratura puranica è sconcertante come risulti letteralmente traboccante di dati astronomici e nozioni in taluni casi equiparabili alle moderne teorizzazioni scientifiche. Tra queste non sembra essere stata trascurata  neanche la descrizione della nostra Galassia. Tra i testi sacri che approfondiscono e illustrano questo tema possiamo trovare ad esempio la Bhagvata Purana (Capitolo 23, Canto 5), detta anche Srimad Bhagavatam.
 
Il fattore sconcertante è che questo testo fornisce una lista dettagliata dei diversi Loka, o pianeti, della nostra galassia con le precise localizzazioni dei suoi ‘abitanti divini’ il tutto trasposto, ovviamente, sotto un’ottica religiosa e fideistica ma dimostrando la co- noscenza e perizia con cui gli antichi conobbero lo spazio esterno al nostro pianeta.
È anzitutto interessante notare un termine costantemente rintracciabile in vari testi e, in particolar modo, nella Srimad Bhagavatam.
 
bhautika — adhibhautika, creato o offerto da altri esseri viventi;
 
Il Centro Galattico, è idealizzato come la coda di un serpente arrotolato e, secondo la spiritualità induista, si ritiene fosse un luogo in cui erano concentrati immenso potere ed energia. Nel Bhagavatam viene detto che il Centro Galattico è formato dalla Dhruva Loka, identificabile con la moderna Stella Polare. Le scritture affermano, inoltre, che Dhruva-Loka fosse la sede suprema di Vishnu nel regno materiale, luogo in cui il dio è adagiato sul divino serpente Sheshnaag ed è accompagnato dalla dea Lakshmi nel latte oceanico chiamato Ksheer-Sagar.
Vicino alla dimora di Dhruva risiede Prajapati, adorato dagli esseri celesti Agni, Indra e Dharma, posti vicino alla coda e ai Saptarshi vicino alla sua cintura. Sulla destra del Carro celeste si trovano quattordici stelle da Uttarayan Nakshatras (emisfero nord) a Abhijit fino a Punarvasu, e sul suo lato sinistro altre quattordici stelle Dakshinayan Nakshatras (emisfero sud) da Pushya fino a Uttar-Aashadh. La coda di Shishumar शशमुर, la creatura celeste che è la nostra Galassia è invece composta da un gruppo di stelle de- nominato Ajavithi.
 
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La Bhagavatam prosegue citando le stelle denominate Punarvasu e Pushya sul lato sinistro di Shishumar; Ardra e Ashlesha su quello destro e alla loro base Abhijit e Uttar-Aashadh.

L’asterismo di 8 stelle denominato Mrigashirsha, si trova invece sul limitare esterno della Galassia. Questo stesso gruppo di stelle secondo gli studi di David William Davenport era il luogo di origine delle più importanti divinità dediche che, nel passato, avrebbero visitato il nostro pianeta interagendo con gli esseri umani.
La classificazione effettuata dagli antichi indiani, senza l’impiego delle tecnologie moderne, ha qualcosa di stupefacente se rapportata ai modelli cataloghi astronomici. Fu solo nel 1610 che Galileo utilizzò il primo telescopio, in Occidente, e determinò che la Via Lattea era formata da miliardi di stelle. I sapienti indiani lo sapevano già da qualche migliaio di anni !

martedì 25 aprile 2017

Ratha, i Vimana degli Dei indiani nel sud dell’India



di Enrico Baccarini© – Il termine Ratha è il vocabolo indoiranico utilizzato per indicare il cocchio o carro da guerra, con  ruote a raggi, utilizzato dagli dei indiani nell’antichità per spostarsi nel cielo, sulla terra e negli spazi siderali. Con il passare delle ere la sua funzione mutuò andando ad indicare il più comune carro da guerra, ma nella sua accezione religiosa originale la forma con cui è sempre stato rappresentato (soprattutto nel sud dell’India) ci riporta inesorabilmente ai ben più noti Vimana e alle loro curiose forme piramidali.
Il vocabolo Ratha deriva dalla radice collettiva ret-h di una parola protoindoeuropea rot-o per “ruota” che produsse anche il latino rota ed è presente anche nelle lingue germaniche, celtiche e baltiche. I termini sanscriti per il timone, i finimenti, il giogo e la ruota del carro hanno affini in altri rami dell’indoeuropeo.
 
Un ‘Ratha’ moderno, carro religioso raffigurante gli antichi mezzi volanti degli dei indiani
 
Abbiamo approfondito il tema nel nostro testo I Vimana e le Guerre degli Dei, in cui, dopo un’analisi minuziosa delle antiche fonti sanscrite, abbiamo appurato come con questo termine venissero identificati i ‘Vimana’ guidati unicamente dagli Dei indiani circostanziando quindi il loro utilizzo e funzione agli esseri che la religiosità e la letteratura indiane indicavano provenire dalla regione del cielo esterna al nostro pianeta.
 
 
Nel RigVeda si narra di come i Rbhus avessero costruito un carro celeste per i gemelli Asvini, medici tra gli dei (Rv 1.111.1). Un altro passo (Rv 1.166.4-5) ci parla invece del velivolo che apparteneva ai Marut, una macchina volante in grado di far tremare le case, di sradicare piccole piante e di provocare un forte vento al suo passaggio (Rv 1.116.3 7.4.68).
Sono numerosi i testi in cui vengono nominate queste macchine volanti, in tutti i casi il riferimento è a velivoli in grado di volare nel cielo, di portare passeggeri, di condurre battaglie, di compiere lunghi viaggi, in tutti i casi caratterizzati da differenti ma specifiche particolarità e forme.
La differenza fondamentale che sembra sottostare tra l’utilizzo del termine Ratha e quello di Vimana risiede nella loro conformazione. Con Ratha vengono solitamente indicati ‘carri volanti’ utilizzati solo dagli dei e generalmente privi di ali mentre il termine Vimana si riferisce a velivoli quasi sempre muniti di ali ed utilizzati sia dalle divinità ma soprattutto dagli esseri mortali (Dileep Kumar Kanjilal, Vimana in Ancient India, Sanskrit Pustak Bhandar, 1985, p.13 ).
Questi ‘carri’ costituirono un’importante elemento nel mondo induista, lo strumento che gli dei utilizzavano per spostarsi sul nostro pianeta e nello spazio esterno. L’immagine sotto riportata è tratta dal Vymanika Shastra, testo che vide la luce tra il 1918 e il 1923 quando il Pandit Subbaraya Shastry lo dettò ad uno dei suoi discepoli. Osteggiato e ridicolizzato in realtà il Vymanika Shastra ha dimostrato ampiamente la sua genuinità mostrando come le cognizioni contenute al suo interno possiedano tutti i crismi per poterlo considerare come un retaggio della lunga tradizione iniziatica orale conservata da millenni nell’antica India, la Shruti. Al suo interno, i compilatori, descrissero nel dettaglio il funzionamento dei Ratha/Vimana arrivando a circostanziare le singole macchine che lo componevano, Yantra (macchina in sancrito) che in alcuni casi sono stati riprodotti negli ultimi anni da alcune università indiane.
 
Raffigurazione tratta dal Vymanika Shastra del Rukma Vimana estremamente simile agli antichi Ratha indiani.
 
 
I normali carri da traino, soma o guerra, figurano in modo rilevante nei Rigveda, evidenziando la loro presenza in India almeno dal II millennio a.C. e differenziandosi però notevolmente, nelle loro descrizioni e funzioni, dai Ratha utilizzati dalle divinità. Non a caso i carri umani erano gli strumenti che tutti conosciamo mentre quelli ‘divini’ possedevano ben altre particolarità come quella di poter volare nel cielo! Tra le divinità veliche Agni, dio del fuoco, utilizzava un Ratha nella sua funzione di messaggero tra gli dei e gli uomini. I Ratha vedici sono inoltre descritti come fatti di Salmali (RV 10.85.20), Khadira e Simsapa (RV 3.53.19).
 
Le ruote di un immenso Ratha cerimoniale a Gokarna (Karnataka, India)
 
Il riferimento a velivoli in grado di volare può essere ritrovato numerose volta nella letteratura vedica, tra questi testi anche lo Yajur-Veda descrive il funzionamento di queste macchine:
O ingegnere specializzato, tu che progetti navi oceaniche, spinte da motori ad acqua come quelli usati nei nostri aeroplani, che danno la capacità di alzarsi in verticale oltre le nubi e viaggiare in tutta la regione. Sii tu, prosperoso in questo mondo e vola attraverso l’aria e attraverso la luce” (Yajur Veda, 10.19)
Interessante notare come la descrizione dei Vimana presente negli antichi testi indiani, così come la conformazione dei carri Ratha, si amplifichi ulteriormente nella stupefacente architettura indiana. Nel sud dell’India, soprattutto nel Tamil Nadu, la parte apicale dei templi ricorda molto i Ratha finora descritti ma ancor più viene denominata Vimana, in ragione del fatto di essere il luogo più vicino tra  il luogo sacro e le stesse divinità, il luogo in cui dei e uomini si possono avvicinare per entrare in Contatto.
Non a caso nel Samarangana Sutradhara, testo di architettura dell’XI secolo, viene espressamente detto nel capitolo XXXI che i templi indiani furono realizzati ad imitazione degli antichi Vimana, per ricordarne la forma e la potenza! Il testo dopo aver dedicato ben 230 versi ad alcune modalità per costruire questi velivoli, impartisce perentorio l’ammonimento a non divulgare tali insegnamenti sottolineando come nello stesso testo fosse stata esposta solo una parte dei metodi costruttivi per evitare che potessero cadere nelle mani sbagliate. In tutti questi casi avviene qualcosa di eccezionale, il velivolo descritto non possiede più le valenze di un oggetto mitico ma la sua descrizione, e le stesse attribuzioni che ne vengono fatte, sembrano corrispondere a qualcosa di concreto ma soprattutto che l’antico redattore sembra avere visto con i propri occhi cercando di comprenderne e trascriverne le particolarità e la meraviglia ai posteri.
 
Tempio Anantha Vasudeva a Bhubaneshwar. La parte apicale dei templi indiani nel sud dell’India viene denominata ‘Vimana’ in quanto costituisce la parte più vicina al cielo e agli dei.
Foto del 1869 (©British Library)
 
Il Rig Veda, uno dei testi sacri più antichi dell’umanità, cita alcuni dei Ratha/Vimana utilizzati dagli dei indicandone il sistema di funzionamento:
  • Jalayan – è un veicolo progettato per muoversi sia in aria che in acqua… (Rig Veda 6.58.3)
  •  Kaara – è un veicolo progettato per muoversi sia sulla terra che in acqua… (Rig Veda 9.14.1)
  •  Tritala – è un veicolo progettato per muoversi nei tre elementi… (Rig Veda 3.14.1)
  •  Trichakra Ratha – è un veicolo a tre motori progettato per muoversi nell’aria…(Rig Veda 4.36.1)
  •  Vaayu Ratha – è una veicolo sospinto da un motore ad aria… (Rig Veda 5.41.6)
  •  Vidyut Ratha – un veicolo sospinto da un motore potentissimo…è (Rig Veda 3.14.1).
Il termine Kathasaritsagara indica invece operai specializzati nella loro manutenzione, questi potevano essere dei Rajyadhara, esperti in meccanica e in grado di costruire navi oceaniche o dei Pranadhara, esperti nel fabbricare macchine volanti capaci di trasportare oltre 1000 passeggeri. I testi affermano che queste macchine erano capaci di coprire in pochi istanti lunghissime distanze. (Fonte: India Through The Ages: History, Art Culture and Religion, By G. Kuppuram p. 532-533).
 
Tempelvogn, Sri Lanka
Un altro riferimento interessante è quello al Purunishshìdhvana Dadhika, letteralmente ‘veicolo che trasporta i suoi occupanti attraverso i cieli e fra i pianeti’, un Ratha la cui traduzione letterale ci rendere chiaramente manifesto lo scopo e la funzionalità di tale macchina.
Il nostro percorso di studio e ricerca ha avuto origine da una civiltà dimenticata e quasi sconosciuta, estremamente evoluta ma caduta completamente nell’oblio della storia, una cultura che lasciò ai posteri una imponente quantità di testi trasmessi prevalentemente in forma orale che queste stesse tradizioni affermavano provenissero da tempi e civiltà ancora più remote distrutte da immani cataclismi.
Il mondo vedico è una realtà ancora fonte di accesi dibattiti, di analisi che potrebbero condurre a riscrivere la storia stessa della nostra civiltà e a vedere con occhi diversi le origini della nostra specie. I Ratha sono una parte di questo patrimonio culturale e continueremo a studiarne e riscoprirne la storia nella speranza di poter portare un contributo alla comprensione del nostro passato.
 
Enrico Baccarini©
 

martedì 21 marzo 2017

EZECHIELE: LA MISSIONE


La domanda sorge spontanea: qual era lo scopo di quei misteriosi visitatori? Tenteremo di dare una risposta servendoci dei dati disponibili e di quanto abbiamo esaminato finora. Cerchiamo di fare un po' di luce sul background degli incontri di Ezechiele con le navi spaziali, argomento che quindi indichiamo con l'espressione globale "missione".Eì nella natura di questo capitolo, l'abbandonare il 'campo di quanto è suffragato dalle prove per inoltrarci in quello delle possibilità potenziali derivanti dallo sviluppo di quanto è stato appurato finora.Occorre allargare gli orizzonti della ricerca e stabilire quel fronte più ampio lungo il quale apportare le necessarie correÌzioni ed individuare conferme e negazioni. Oggi l'umanità si trova in una situazione analoga a quella che consenti la progettazione e la costruzione delle astronavi di Ezechiele. Questa relativa somiglianza da una parte implica il rischio che le opinioni personali influenzino troppo il responso.Dall'altra, l'avere dimestichezza con problemi tecnologici analoghi, facilita una migliore comprensione del problema. Per evitare ogni condizionamento, stabiliamo innanzi. tutto quali sono le correlazioni che emergono dal nostro studio.Successivamente ci occuperemo degli spunti delle nostre attuali conoscenze tecniche. Avremo quindi un gruppo di spunti che scaturiscono dall'indagine condotta finora, ed un altro che nasce dalla loro messa a confronto con le cognizioni tecniche odierne. La considerazione globale dei due gruppi di spunti che chiamiamo indiretti, determina un tutto dal quale trarremo le debite conclusioni. Una delle caratteristiche più evidenti degli incontri, è il modo pacifico con cui si instaurano i contatti umani fra i protagonisti della vicenda. Non si riscontra il minimo segno di odio o di inimicizia. Anzi, nei primi due incontri, quindi ai primi approcci, notiamo quanto il comandante si prenda cura di Ezechiele. Nel corso del quarto incontro, si sottolinea addirittura il carattere didattico ed informativo dell'impresa. Lo si constata nelle parole dell'accompagnatore di Ezechiele: "Figlio d'uomo, mira coi tuoi occhi, ascolta bene colle tue orecchie e fai attenzione a tutto ciò che farò vedere. Tu sei stato condotto qui, perché io faccia vedere a te e poi tu comunichi quanto avrai visto alla casa d'Israele" ( 40.4 ). Manca qualsiasi virulenza, cosl com'è assente ogni tentativo di costrizione. Esiste tuttavia un forte incitamento ad assolvere il compito assegnato ad Ezechiele. Abbiamo ampiamente discusso dell'ordine relativo alla distruzione della città durante il terzo incontro. È certo che, sotto questo aspetto, l'episodio citato sta al di fuori dello svolgersi effettivo degli eventi. Possiamo caratterizzare il più immediato degli spunti diretti con la parola "prudenza". Abbiamo ripetutamente constatato un atteggiamento precedente esaminando i princìpi che informavano la struttura della nave spaziale, nella posizione e nell'uso delle eliche. Non solo le eliche consentivano un volo terrestre di durata illimitata, ma servivano per l'atterraggio,permettendo al comandante di scegliere il terreno più opportuno per concludere la manovra. Veniva inoltre eliminato ogni pericolo di incendio che; durante l'atterraggio, avrebbero potuto provocare arbusti e cespugli. Ancora una volta, le intenzioni di quei visitatori si rivelano pacifiche. Un atterraggio effettuato con i motori del razzo, poteva danneggiare la vegetazione, spaventare greggi, ferire e forse uccidere gli uomini vicini al luogo dell'atterraggio. Bastava poco, per mutare in inimicizia un comprensibile timore iniziale. Una reazione del genere doveva essere. evitata, poiché lo scopo della missione era di instaurare dei rapporti pacifici ed umani. L'uso delle eliche senz'altro contribul alla soluzione del problema. Questo generale atteggiamento di prudenza, lo ribadiscono due caratteristiche tecniche del veicolo spaziale. Le ruote, utili per la trasmissione di notizie come si è detto a suo tempo, e la  sganciabilità delle eliche che, in caso di emergenza, potevano essere abbandonate sul terreno, alleggerendo notevolmente l'astronave. Un indizio indiretto scaturisce dalla presenza a terra di alcuni membri dell'equipaggio (terzo incontro), da cui si deduce trattarsi di un'azione che va oltre il semplice incontro con Ezechiele. Nell'ambito della missione, egli perde il ruolo di protagonista principale in virtù del più ampio respiro. che pervade l'azione.Le prove convincenti di un'organizzazione accurata, le forniscono i rapporti tra il comandante ed i suoi uomini e la presenza di una guida proposta ad accompagnare Ezechiele nella visita al Tempio. Esiste in quanto sopra un'esplicita gerarchia tra comandante ed equipaggio, nonché tra comandante e guida, la cui differenza di rango è chiaramente visibile. Il manifestarsi di un rapporto gerarchico, è il connotato sicuro di un'organizzazione. Uno degli indizi più importanti, è la già citata economicità della missione. La nostra attuale esperienza, all'inizio dell'era spaziale, ci rammenta quanto ingenti e gravosi siano i finanziamenti richiesti in questo settore. Se non vogliamo scomodare la fantascienza, dobbiamo supporre che anche in altri tipi di civiltà, per quanto più avanzati del nostro, sia necessatio pianificare i finanziamenti delle imprese spaziali. La missione di cui ci occupiamo in questo studio, può quindi sintetizzarsi in una domanda: "Perché vogliamo andare laggiù, e una volta atterrati, che cosa faremo?" Cerchiamo di rispondere non dico in senso politico, ma in senso tecnico ed economico. Dalla risposta dipesero l'impegno finanziario, la progettazione, la ricerca e, infine, la missione. Prima di ritornare sull'argomento principale, ricordiamo un aspetto valido in ogni viaggio, non importa se la sua durata è di una settimana o se .è invece un volo spaziale. In rapporto ai costi globali, le spese di viaggio e di soggiorno sono quasi irrilevanti. Facciamo un esempio. Che un astronauta percorra sulla Luna una distanza di cinque oppure di cinquanta chilometri, praticamente non altera che di un ammontare insignificante il costo del viaggio Terra-Luna e viceversa. Quello che può quindi contribuire ad ampliare le nostre conoscenze scientifiche, comporta un aumento irrisorio o contenuto dei costi dell'impresa spaziale. Si parla di conoscenza, poiché sarebbe assurdo calcolare il prezzo delle pietre che gli astronauti hanno portato dalla Luna: esse hanno solamente un valore scientifico. È il sapere che conta e non, poniamo, il peso delle pietre. Quindi, per quanto possibile, in una missione conviene ampliare il numero delle attività potenziali. Dal punto di vista economico, la loro realizzazione diventa una necessità, senza parlare degli obblighi di carattere intellettuale ed ideale. Applichiamo ora questo modo di pensare agli incontri con Ezecbiele. Se ne trae una conclusione immediata: Ezechiele ·Don poteva costituire l'unico scopo di quella missione spaziale. Quando, alla fine del terzo incontro, il profeta descrive il decollo dell'astronave con cui era giunto fin là, si collocò nel nostro stesso ordine di idee. Là nave spaziale decollò senza di lui, in quanto aveva altri compiti da svolgere. Ezechiele venne infatti riportato a casa da un'altra nave spaziale, già apparsa in occasione di un'operazione critica e pericolosa, come abbiamo scritto in precedenza. Il comandante di quest'ultima astronave aveva quindi svolto il suo. lavoro altrove, indipendentemente da Ezechiele. OÌtre a quanto detto finora, leggiamo che il comandante parla ad Ezechiele, lo porta con sé in volo e gli mostra alcune costruzioni. Come sono combinabili questi particolari in un'immagine globale? Colleghiamo allora l'intento pacifico di quei visitatori con la conoscenza cli un'azione, motivata indipendentemente dagli incontri con Ezechiele. L'azione non è legata a lui in modo specifico, quindi quella missione occupa un contesto spaziotemporale ancora sconosciuto. Visto che, anche se riprenderemo l'argomento pm avanti, nulla sappiamo delle eventuali influenze di quella missione sulla storia dell'umanità, supponiamo di conseguenza che il suo scopo fosse informativo.Dagli scritti cli Ezechiele, deduciamo che quegli astronauti avevano una buona conoscenza della Terra e dei suoi abitanti.Sarebbe semplicistico, sulla scorta dei dati in nostro possesso, tentare di stabilire la durata del loro soggiorno sul nostro pianeta. È molto probabile che gli incontri con Ezechiele non avvennero né all'inizio, né alla fine della missione, bensì in qualche fase intermedia, durante l'avvicendarsi degli eventi.L'abolire i ristretti limiti spaziali e temporali delle visite, lascia indovinare l'esistenza di una missione più vasta, durante la quale i contatti con la Terra probabilmente si  ripeterono più volte. Quelli con Ezechiele diventano, quindi, degli episodi isolati. Non riusciamo a ricostruire lo scopo della missione basandoci sui dati disponibili, tuttavia l'odierna conoscenza scientifica ci aiuta a capirne qualcosa di più. È, ad esempio, accettabile che quei visitatori avessero un interesse di carattere generale verso il nostro pianeta, specie se teniamo conto che la Terra è abitabile ed abitata. Perciò, dopo un'iniziale ed indispensabile curiosità geografica, furono le forme di vita esistenti sulla Terra ad attirare la loro attenzione. Constatato durante la prima visita che il pianeta era abitato, l'indagine si rivolse agli abitanti: in altre parole, l'uomo entrò a far partedella missione spaziale. Se fra l'incontro iniziale e quelli con Ezechiele trascorsero pochi anni oppure mille anni, non lo possiamo stabilire. Dal punto di vista geografico, la zona scelta per incontrare Ezechiele salta, in un certo senso, subito agli occhi. La regione non è facilmente identificabile, quasi un collegamento tra le due masse continentali dell'Eurasia e dell'Africa, delimitata dal Mediterraneo, dal Mar Rosso e dal Golfo Persico.È un luogo ideale per l'atterraggio di un veicolo proveniente dallo spazio, così come si presta a trasmettere dalla Terra messaggi nel cosmo. Un'altra caratteristica positiva della regione abitata da Ezechiele, è la sua posizione pressoché centrale rispetto ad Europa, Asia ed Africa, tutte raggiungibili senza voli terrestri particolarmente lunghi. La distanza dal luogo degli incontri con Ezechiele e, poniamo, il Sud Africa o la costa cinese, è quasi uguale. Le stesse coste europee sono relativamente vicine. Sono quindi molti gli elementi a favore della scelta di quella lingua di terra che separa il Mediterraneo dal Golfo Persico. Sull'intera superficie del nostro pianeta, non c'è che un altro territorio che presenta caratteristiche simili, ed è quello che collega le due Americhe. Per dimostrare che quanto sopra è rilevante per la missione, esaminiamo in breve le possibilità tecniche del volo. L'orbita più semplice intorno alla Terra è quella polare. Consideriamo quest'ultima come un anello che passa a poca distanza dalla i superficie terrestre e che incrocia l'asse terrestre sopra i poli. Visto che la Terra continua a compiere i suoi movimenti, i passeggeri di una nave spaziale in orbita, vedono tutte le regioni del globo e, in conformità dei mezzi a disposizione, si documentano in proposito. Questo abilita l'astronave ad atterrare in qualsiasi punto della superficie terrestre. Quando un veicolo spaziale è in orbita polare, per metà di essa procede in direzione· Sud-Nord e per l'altra metà in direzione Nord-Sud. Anche la scia della nave spaziale che si avvicina alla Terra è orientata come sopra e, al riguardo, ricordiamo le parole di Ezechiele:
 
1.4. lo guardavo ed ecco un vento tempestoso avanzarsi dal settentrione, una grande nube che splendeva tutt'intorno, un fuoco da cui guizzavano bagliori, e nel centro come lo splendore dell'eletto in mezzo al fuoco.
 
Se l'orbita polare consente l'atterraggio in qualsiasi luogo della Terra, è però svantaggioso nel ritorno del veicolo spaziale alla nave-madre. L'esempio di un decollo ipotetico da una zona prossima all'equatore, chiarifica l'affermazione. Sappiamo che qualsìasi punto posto sull'equatore (naturalmente sulla superificìe terrestre), gira intorno all'asse terrestre alla velocità di 1670 km/h circa.  La velocità diminuisce all'aumentare della latitudine e cosntuisce comunque una parte considerevole della velocità necessaria alla nave spaziale per entrare in orbita. Se l'orbita corre sui poli, questa velocità iniziale non è sufficiente e si richiede una durata prolungata dell'accensione dei motori, il che comporta un maggior consumo di propellente. In quelle missioni il cui scopo · principale è l'atterraggio della nave spaziale, bisogna che la nave-madre giri in un'orbita la cui inclinazione rispetto all'equatore sia adeguata alla latitudine ·geografica del luogo di decollo della nave "spaziale. Rendere compatibili le condizioni citate con i compiti della missione è fuori discussione. Quale strada sia stata seguita, non ci è dato saperlo, così come ignoriamo la misura dei rilevamenti compiuti sugli abitanti del pianeta, sulle loro condizioni di vita e sulla loro dislocazione geografica, né esistono nel testo di Ezechiele accenni che ci mettano sulla buona strada. Abbiamo invece qualche indicazione sul minimo periodo di tempo necessario per compiere una missione. Fra il primo ed il terzo incontro intercorsero circa vent'anni. Supposto che Ezechiele, in tutti e quattro gli incontri, vedesse sempre la medesima nave spaziale ( tranne la nave in più comparsa al terzo incontro), il materiale occorrente alla missione doveva essere al minimo. Se così non fosse, allora Ezechiele avrebbe visto cinque navi spaziali. Passiamo ora agli utensili e all'equipaggiamento. Fra i primi, ricordiamo quelli dei sei uomini, la corda di lino, la canna di misura e la borsa di scriba portata alla cintola dall'uomo vestito di lino. Nell'equipaggiamento comprendiamo le tute del comandante e della guida di Ezechiele, nonché la tuta protettiva dell'uomo del terzo incontro. Fra i protagonisti degli incontri, oltre beninteso ad Ezechiele, troviamo il personale addetto alla missione: il comandante (ignoriamo se sia il medesimo nei quattro incontri), l'equipaggio dislocato a terra, l'uomo in tuta protettiva, lo sconosciuto che, al termine del terzo incontro, accompagnò Ezechiele · dopo il decollo della prima nave spaziale (forse il comandante della seconda nave spaziale), infine, la guida che durante il quarto incontro condusse Ezechiele nel tempio. Supposto che il comandante fosse sempre il medesimo in tutti e quattro gli incontri, allora abbiamo a che fare con dieci "uomini". Il fabbisogno è, in ogni incontro, spiegato con chiarezza e non è in alcun modo sproporzionato. L'elemento più avvincente dell'elenco, sono il comandante ed i suoi "uomini" su cui vale la pena di soffermarsi. I sette membri dell'equipaggio terrestre si trovavano in una determinata località, per assolvere ad un compito specifico. L'essenza della loro missione particolare, si delinea non appena li inseriamo nell'organizzazione globale. Abbiamo supposto che il fine principale della missione fosse informativo, quindi quei sette "uomini" costituivano un gruppo di osservatori, incaricato di raccogliere e poi di trasmettere i dati rilevati. I dati rilevati spaziavano dal campo meteorologico a quello religioso, tuttavia sarebbe semplicistico ipotizzare quanto essi effettivamente cercassero. Più oltre, esamineremo una diversa impostazione di questo problema. Un simile gruppo di osservatori, ce lo possiamo immaginare nei posti più diversi, salvo si supponga che Ezechiele li incontrasse per caso, durante la loro unica missione. Il comandante assolve a funzioni diverse da quelle dei membri dell'equipaggio. Mentre quest'ultimo adempiva ad un compito specifico, a terra, il comandante poteva spostarsi a piacimento  senza essere vincolato ad una determinata località. Il suo rango, come è evidente nello scritto di Ezechiele, è gerarchicamente superiore a quello dei componenti l'equipaggio terrestre, Quando si trova con Ezechiele, non raccoglie informazioni, bensì ha qualcosa da comunicare al profeta. Sta qui la differenza essenziale tra il comandante e l'equipaggio: una differenza di funzioni. Da questa differenza deriva persino un diverso abbigliamento: il comandante indossava una tuta adatta a proteggerlo dalle temperature elevate, mentre l'equipaggio terrestre era vestito come i comuni esseri umani. Forse, per il comandante, il clima della regione dove avvennero gli incontri con Ezechiele, era troppo caldo, mentre era sopportabile per gli altri protagonisti della missione. Dal momento che tutti provenivano dallo stesso clima, questa affermazione sembra contraddittoria. Riconsideriamo la figura del comandante. Egli si ripara dal calore, il che prova la sua provenienza da un clima con temperature minori di quella della regione di Ezechiele. Ma questo vale anche per l'equipaggio! Supponiamo che essi fossero abituati ad un clima simile a quello della Scandinavia settentrionale, della Siberia o dell'Alaska. Rapportiamo ora questo esempio alle nostre caratteristiche fisiche. Un abitante di quelle regioni fredde, può benissimo vivere nel deserto, tuttavia il suo organismo necessita di un certo periodo di adattamento, coadiuvato da un diverso modo di vivere, di nutrirsi e,eventualmente, da qualche farmaco. Una permanenza fugace in un clima molto differente, non dà all'organismo il tempo di adattarsi, il che, specie se si devono svolgere compiti gravosi, può essere molto dannoso. Una tuta comoda, che favorisca una leggera protezione termica, nei casi del genere è di grande aiuto. Seguendo il ragionamento, vediamo che il comandante sulla superficie terrestre ci rimane ben poco. Da questa constatazione, ricaviamo qualche indizio relativo alla struttura organizzativa dell'intera missione. Alcuni equipaggi terrestri, operano in qualità di osservatori (sulla Terra), raccogliendo informazioni che trasmettono alla  nave-madre in orbita attorno al pianeta. Dalla nave-madre, mediante le navi spaziali descritte da Ezechiele, degli "individui". ;: che occupano una posizione gerarchicamente più elevata ( da noi chiamati comandanti), mantengono i collegamenti ed assolvono a compiti di "breve durata. Come abbiamo appreso dalle vicissitudini di Ezechiele, uno dei compiti consisteva nel prendere contatto con degli uomini. Per quanto ne sappiamo finora, l'uomo non era tanto fonte .dì informazione, quanto beneficiario di notizie, come si nota all'inizio del quarto incontro. Già solo quel passo, induce a pensare che Ezechiele apprendesse molto più di quanto non sembri a prima vista. Abbiamo anche avanzato l'ipotesi, nel capitolo 7 del nostro libro, che le parti non tecniche del testo di Ezechiele vengano considerate come informazioni fornite dal comandante. Se l'ipotesi fosse davvero reale, allora avremmo a disposizione un copioso materiale relativo alle notizie trasmesse ad Ezechiele dal comandante dell'astronave. Alcuni indizi confermano questo modo di procedere. Riassumiamo i fini principali della missione. Oltre a rac- ,. ,,cogliere informazioni sul nostro pianeta, osservare l'uomo e contattarlo, esiste un compito precipuo dell'equipaggio terrestre, formulabile come segue coloro che si trovarono in quelle determinare località terrestri e che avrebbero potuto istruire o influenzare l'uomo, non lo fecero mentre senz'altro ne avrebro avuto l'occasione. Per quanto possibile, abbiamo indagato sui fini e sull'ergazione della missione, ma una domanda rimane priva di posta  perché Ezechiele fu contattato ripetutamente? Le risposte alternative sono due: la programmazione degli icontri oppure il caso. L'esistenza di un equipaggio che svolge  la sua missione sulla Terra, rende plausibile l'ipotesi degli incontri programmati. Sono parecchi i motivi che rendevano interessante la cornunirà dei deportati ebrei di Tel-Abib agli occhi degli osservatori. Già un sacerdote come Ezechiele costituiva una presenza significativa. La sua notevole intelligenza contribuiva a fare di lui una personalità spiccata e stimolante, il che spiegherebbe l'attenzione prestatagli dagli astronauti. Se si vuole sostenere la tesi dell'incontro casuale, nulla induce a pensare che, in quei pochi atterraggi, il comandante incontrasse proprio Ezechiele. Probabilmente gli atterraggi· furono molti, ma il problema degli astronauti era la fuga precipitosa cui si abbandonavano gli uomini comuni, quando vedevano la nave spaziale. L'uomo normale (in questo caso l'espressione è consentita) scappava via (cfr. Daniele, 10.7). In uno di quegli incontri il comandante si imbatté in una delle poche eccezioni: il "figlio d'uomo" non se la diede a gambe! Egli si gettò a terra in segno di sottomissione, visibilmente emozionato, però rimase. Il suo aspetto era quello di un uomo· intelligente, le sue risposte erano coerenti ed il comandante capi subito l'importanza di quell'incontro. Entrambe le soluzioni, incontri. programmati o incontri casuali, ci conducono in definitiva al medesimo risultato: il comandante trovò Ezechiele un "figlio d'uomo." che ben si addìceva ai fini della missione. Il comandante decide di portarselo dietro, in volo, e sa  che gli eventi straordinari a cui assisterà quell'uomo, potrebbero provocare in lui delle reazioni violente.L'unica è mettere immediatamente alla prova quel "figlio d'uomo" e, se reagisce positivamente, portarlo in volo sulla nave spaziale. La domanda può essere modificata. Invece di chiedersi "perché Ezechiele, l'uomo?", porsela in questa maniera "perché Ezechiele, l'ebreo?". La risposta la deriviamo dai fini stessi della rmssione: i visitatori avevano sicuramente una buona conoscenza delle culture e delle religioni terrestri. Essi erano consci dell'alto potenziale di fede insito nel credo giudaico. Avevano riconosciuto la superiorità di quest'ultima rispetto alle altre religioni contemporanee. Erano certamente informati dei problemi religiosi e politici che affiiggevano la comunità ebraica. Si potrebbe arguire che gli astronauti' volessero infondere negli ebrei in esilio sicurezza e conforto. In questo punto, la nostra spiegazione coincide con quella adizionale. Dall'ottica cli una società molto progredita, non è impensabile l'aver voluto sventare una minaccia che pendeva sugli ebrei del tempo. Teniamo sempre conto che la missione era pacifica ed informativa nessuno la continuò fino a trasformarla in un'invasione, come dimostra ampiamente la storia dell'umanità. Gli astronauti sapevano che il loro soggiorno aveva una durata limitata e da quest'ultima circostanza si capisce quanto il loro livello etico e politico fosse diverso dal nostro attuale. Per illustrare questo concetto, supponiamo che il comandante avesse la tipica mentalità del nostro XX secolo. Avremmo noi tanta fiducia nell'intelligenza degli altri, nella loro fertilità di idee, da rafforzare in essi solamente la fede nella loro religione e l'amore verso il popolo cui appartengono? Siamo molto più distanti da quei visitatori per questi motivi, che non per i pochi decenni di sviluppo tecnologico che ci separano dalle loro navi spaziali. Molte domande rimangono senza risposta: potremo un giorno approfondire la nostra conoscenza di queste visite sulla Terra o potremo almeno rintracciare le prove di visite precedenti o successive?

lunedì 13 marzo 2017

EZECHIELE : TESTO, AUTORE, SCRITTURE

 
Abbiamo parlato finora dei rapporti che intercorrono tra il libro di Ezechiele ed i presupposti tecnici che ne stanno alla base. D'ora in avanti, con le conoscenze che abbiamo acquisito, esamineremo il testo in senso globale, cioè come documento. Nel corso della ricerca, si sono manifestate nella struttura del testo alcune particolarità divisibili in tre gruppi: disordine nella posizione dei versi, imperfezioni, un immotivato cambiamento del tema trattato. Quest'ultimo è probabilmente conseguenza diretta dei primi due, ma ai fini della nostra indagine, non riveste soverchia importanza. A noi interessa sottolineare l'esistenza delle particolarità citate e delle problematiche che ne derivano. Inoltre, alcune incoerenze si spiegano alla luce dei risultati della nostra ricerca e della relativa chiarificazione dello svolgersi degli eventi. Neanche ad un lettore affrettato, sfugge il disordine di alcuni passi del libro di Ezechiele. Frasi, ripetizioni, versi, si succedono senza alcun rapporto organico con quanto li segue o li precede. Questo accade fin dal primo capitolo:
 
1.8. Di sotto le ali, ai quattro lati, si levavano mani d'uomo tutti e quattro avevano il medesimo aspetto e le ali di identiche dimensioni.
 
1.9. Le ali si univano l'una con l'altra, e in qualunque direzione si volgessero, non si voltavano indietro, ma ciascun, procedeva di fronte a sé.
 
1.10. Quanto alle loro sembianze, presentavano l'aspetto di uomo, ma tutti e quattro avevano pure una faccia di leone a destra, una faccia di bue a sinistra e una faccia d'aquila.
 
La seconda parte del verso 8 e l'intero verso 9, non , trovano qui al loro posto ed interrompono la continuità del discorso. D'altronde, anche il verso 9 è spezzettato:
 
1.9. ... e in qualunque direzione si volgessero, non si voltavano Indietro, ma ciascuno procedeva di fronte a sé.
 
La testimonianza viene ripetuta nei versi 1.12 e 1.17:
 
1.12. Ognuno si muoveva di fronte a sé: andavano dove Io spirito li dirigeva, e muovendosi non si voltavano lndletri
 
1.17. Cosl muovendosi potevano andare verso quattro direzionl, senza voltarsi nei loro movimenti.
 
Il testo è analogo nei versi 1.19 e seguenti, fino al veso 1.21.
Tuttavia la maggior confusione si manifesta al decimo capitolo. Non solo vi si confonde l'azione vera e propria con l'organizzazione strutturale del libro, ma le descrizioni tecniche risultana slegate, discontinue e ripetitive. Quanto il testo sia incoerente, lo visualizziamo nel grafico che segue, dove si fa un con franto fra il numero del verso ed il contenuto di quest'ultimo.Il grafico dimostra che la continuità dell'azione narrata nel decimo capitolo, è interrotta fin dal primo verso il quale, come abbiamo scritto in precedenza ( capitolo 1 ), apparterrebbe· al nono capitolo del testo biblico.
 
 
L'azione del decimo capitolo inizia perciò col verso 2, risulta dinuovo interrotta al verso 5, infine, dopo un breve accenno nei versi 6 e 7, · cede il posto ai particolari tecnici (versi da 8 a 17). Poco prima del termine del capitolo, l'azione viene ripresa nei versi 18 e 19. Il verso 20 contiene una· conferma e può eventualmente considerarsi come ancora appartenente all'azione, Il versi 21 e 22, decisamente posteriori, presentano anch'essi delle conferme che però non sono collocate in una posizione adeguata. Le descrizioni tecniche che spezzettano l'azione, concordano, talvolta parola per parola, con quelle del primo capitolo. Uniche eccezioni, sono i versi 12 e 14. Il primo tratta degli "occhi",  a proposito dei quali abbiamo già discusso parecchio e su cui quindi non ritorniamo. Il secondo si occupa delle "facce" che Ezechiele vede diverse da quelle indicate nel primo capitolo del libro. La cosa non sorprende: basta che Ezechiele fosse in una posizione differente rispetto alla nave spaziale! Altro esempio di imperfezione del testo, è quello della descnzrone della capsula del comandante nei versi 1.26, 1.27 e 1.28. Pur tenendo conto delle oggettive difficoltà di esprimersi appropriatamente, il quesito rimane· irrisolto. Del secondo incontro non ci resta che un frammento che inizia con il verso 3.22, ma che non viene portato a termine. Inoltre, lo stesso inizio è imperfetto in quanto, contrariamente agli altri incontri, manca la data. Un altro esempio è fornito dal terzo incontro. Nei versi 8.2 e 8.3, troviamo una sovrapposizione di frammenti il cui significato lo si comprende solo in base alla descrizione del primo incontro. L'ipotesi che, in questa occasione, Ezechiele osservò qualcosa di diverso rispetto agli incontri precedenti e seguenti, cade grazie al verso 43.3 dove egli confermò l'identità della nave spaziale del quarto incontro con quelle del primo e del terzo.
 
43.3. Questa visione era come l'altra che avevo veduta quando venni per la futura distruzione della città, e ciò che si vedeva era come la visione che ebbi sul fiume Kebar. lo caddi bocconi, con la faccia a terra.
 
In quest'ultimo verso, la città da distruggere riguarda il terzo incontro, mentre la visione al fiume Kebar il secondo. Un riferimento simile è contenuto all'inizio del verso 3.23 (secondo incontro). Quanto sopra conferma l'identità della nave spaziale, perciò, di sicuro i versi 8.2 e 8.3 sono dei frammenti di un testo più ampio. Del quarto incontro abbiamo indicato le due principali imperfezioni. Da un lato, l'incontro si interrompe bruscamente e, a differenza del primo e del terzo, non si parla del ritorno di Ezechiele alla sua comunità. Dall'altro, manca qualsiasi descrizione della città che Ezechiele vede dall'alto, mentre la nave spaziale si avvicina al tempio.Un altro esempio di cambiamento repentino del tema è ravvisabile durante il secondo incontro, ricordandoci che manca qualsiasi datazione. Anche se per altre ragioni, il drastico mutamento dei versi relativi al secondo incontro l'abbiamo discusso nel capitolo precedente. La grande differenza che esiste tra i versi 47.12 e 47.13, un vero e proprio "salto del pensiero", è forse la conseguenza dell'assenza del testo originale. Nell'ambito di questa breve indagine, vogliamo infine introdurre un argomento che non è stato ancora analizzato: si tratta della località menzionata all'inizio ed alla fine del primo incontro.
 
1 . 1 . ... lo ml trovavo fra I deportati presso Il fiume Kebar ...
Stranamente, alla fine del primo incontro, Ezechiele vola verso la comunità citata
 
3.15. Giunsi cosl a Tel-Ablb, presso i deportati che abitano lungo Il fiume Kebar
 
Prese alla lettera, queste affermazioni indicherebbero che il luogo iniziale e quello finale del primo incontro, sono nelle immediate vicinanze della stessa località. In altre parole, il comandante fece compiere ad Ezechiele un giro completo. Come vedremo nel capitolo 8 del nostro libro, questa ipotesi non · è così azzardata come sembra. L'altra spiegazione consiste nell'imputare all'autore del te. sto un'omissione grossolana, il che ci pare improbabile. Fra ( l'altro, anche nei riferimenti 4 e 6, esiste un commento apposito. Per fortuna, nel libro di Ezechiele problemi di questo genere si presentano raramente. Essi complicano l'interpretazione  del testo, ma non sono tali da ostacolare una migliore comprensione delle Scritture.Il vero significato del testo, è quindi solo collegabile alla figura dell'autore. Le incoerenze citate, di per sé notevoli, ci danno ancora più da pensare, tenuto conto che provengono da un individuo dotato di una forza morale e di uno spirito di osservazione straordinari. Esiste una contraddizione tra l'essere in grado di descrivete con precisione degli eventi fuori del comune, e. il non riuscire a disporre il racconto in maniera coerente. Fra le due situazioni c'è troppo contrasto, per non spingerci a ipotizzare una diversa identità tra osservatore ed autore. Nasce quindi il desiderio di un'analisi ulteriore. Prima di prendere in considerazione una simile eventualità e caso mai di accettarla, ci chiediamo se Ezechiele non fosse anche l'autore della versione pervenutaci dal suo libro. Abbiamo già rilevato che, all'epoca del quarto ed ultimo incontro, Ezechiele era sulla cinquantina. Egli avrebbe ancora avuto dieci anni a disposizione per narrare le sue vicissitudini. Le. incoerenze del libro, volendo, diventano la conseguenza di un calo del rendimento spirituale dovuto all'avanzare dell'età. Questa tesi è inaccettabile: basta ricordare l'assenza di contraddizioni ed il rigore della ricostruzione tecnica della nave spaziale. Non esiste, in tutto ciò, il minimo indizio di confusione mentale. Se interpretiamo alla lettera le parole di Ezechiele, la risposta non sembra difficile. Egli dice, infatti: "io parlai alla comu- nità dei deportati", perciò comunicò a voce le sue visioni e le relative vicende. · Uno o più interlocutori poterono benissimo trascrivere il suo racconto: egli stesso magari prese degli appunti. Alla morte di Ezechiele, forse al termine della deportazione, qualcuno unì il tutto in un libro. A questo autore sconosciuto della versione pervenutaci del libro di Ezechiele, siamo molto grati perché, senza il suo gravoso lavoro, non avremmo mai saputo nulla degli stupefacenti incontri del profeta con le navi spaziali. E'  comprensibile l'interesse dell'autore per la parte visionaria delle vicende di Ezechiele. I dettagli tecnici degli incontri con quelle strane ed immense cose volanti, non avevano per lui alcun significato reale e rientravano nell'insieme della visione. È notevole come la· fusione tra le varie componenti del racconto di Ezechiele sia contenuta al minimo. Per. questo, non solo le descrizioni tecniche ci sono pervenute in maniera grandiosa, ma abbiamo anche la testimonianza delle reazioni di Ezechiele durante lo svolgersi degli eventi. Pensiamo a come sarebbe stato facile, per quell'autore, cambiare i passi a lui incomprensibili, come ad esempio dove il comandante viene chiamato !'"uomo" (Adamo) ed "egli". Fu cosl ammirevolmente sincero ed obiettivo, da evitare qualsiasi impronta personale. Assolse il suo compito nel miglior modo possibile e ci tramandò un'opera veramente straordinaria. Questo zelo ci rende indulgenti dinanzi all'errata collocazione di molti frammenti, trovati magari sparsi o sovrabbondanti dall'autore. La sua naturale non-conoscenza delle caratteristiche dell'astronave, gli impedi di vedere i rapporti fra i vari passi e quindi non riuscl a sistemarli nell'ordine che oggi sappiamo essere quello logico. Questo spiega anche i repentini cambiamenti di argomento: è possibile che le informazioni, scritte ed orali, a disposizione dell'autore fossero incomplete e derivassero da fonti diverse. La morte ed altre calamità, produssero probabilmente delle lacune nel materiale disponibile.  L'autore seppe comunque mantenere l'impronta originaria, non inserl nulla di personale, lasciando parlare lo scritto cosi come gli era pervenuto. Dei pochi passi in cui si discostò da questo atteggiamento,abbiamo già accennato in precedenza. Nella maggioranza di questi casi, non mancano dei motivi ben precisi, come ad esempio nel verso 1.14, dove si descrive il rapido movimento della nave spaziale. L'autore, dopo aver menzionato i tuoni ed i lampi, venne indotto ad affermare che il movimento del veicolo era rapido come il lampo. Quando ci occupammo del verso 9.3, constatammo essere quella l'unica volta in cui il comandante fu denominato "il Signore" e non l'"uomo" come nelle altre occasioni. Vista l'eccezionalità della cosa, siamo propensi a ritenerla un'improprietà terminologica. Nel quadro dei rapporti tra descrizioni di carattere tecnico e visioni nel corso .del terzo incontro (capitoli biblici ottavo, nono ed undicesimo), occorre approfondire il discorso iniziato nel nostro capitolo 5. Appare una circostanza notevole nel verso 9.11: l'uomo "vestito di lino" fa il suo rapporto dopo aver eseguito l'ordine del comandante. L'ordine era di uccidere senza pietà, come si legge nei versi 9.4 e 9.5. Con nostra grande meraviglia, nei versi 1 1 . 1 e 11.2 sta scritto:
 
1 1 . 1 . ... ed ecco all"ingresso della porta venticinque uomini, tra I quali vidi Geremia, figlio di Azur e Felzla, figlio di Banaia, capi del popolo.
 
11.2.. Allora il Signore mi disse: figlio d'uomo, questi sono i capi, che meditano l'iniquità e danno perversi consigli in Gerusalemme.
 
A parte le considerazioni precedenti, incontriamo qui un gruppo di uomini inseribili fra i "cattivi". Non solo sono vivi, ma della loro presenza non si farà più parola. L'evidente contraddizione fra questa scena e quella precedente, supponiamo sia dovuta alla mancata comprensione, da parte dell'autore di altre affermazioni del comandante. È la stessa tensione che anima il terzo incontro, a suggerire un simile andamento delle cose. Non stiamo a ritornare sull'uso dell'espressione "in visioni divine" e sulla posizione del tempio. Le nostre considerazioni sull'autore del libro di Ezechiele poggiano, fino a questo momento, su elementi ricavati dall'indagine tecnica del testo. Fanno seguito alcuni commenti che trattano l'argomento dal punto di vista religioso o linguistico. Nel riferimento 4 leggiamo le seguenti osservazioni:
 
Pag. 604, lettera c - "Uno studio più accurato rivela ... la mano del redattore. Il testo è spesso In considerevole disordine ... SI notano, Inoltre, parecchie ripetizioni".
 
Pag. 604, lettera d - " ... (Bertholet) ... è del parere che il profeta ha solo lasciato passi e frammenti di profezie, estesi nel testo attuale dai suol discepoli spirituali".
Dopo un confronto con il testo antico, ecco le conclusioni:

 
Pag. 604, lettera e - "Possiamo ora attribuire, con maggiori probabilità, l'Intero libro ad un singolo traduttore".
 
Quindi, si esclude che Ezechiele sia l'autore del testo pervenutoci. Quanto si sostiene, nel riferimento 6, dapprima sembra un po' sorprendente:
Pag. 14 - "Non esistono dubbi sull'unitarietà del testo ... alcuni studiosi... avanzarono l'lpotesl che 'aggiunte considerevoli siano state apportate all'opera' ... Le giustificazioni di questa teoria sono artificiose ed awentate. La composizione metodica del testo, dall'inizio alla fine, evidenzia che quello è il lavoro di un solo individuo. Lo studioso conservatore Klrkpatrick, sostiene la tesi tradizionale: 'Il libro di Ezechiele porta l'impronta di un piano e di una elaborazione molto curati e, con ogni probabilità, cl perviene dal profeta stesso. Egli parla In prima persona'."Abbiamo sostenuto che Ezechiele si incontrò davvero con delle navi spaziali di cui descrisse le caratteristiche tecniche con precisione sorprendente, fornendoci inoltre molte notizie sugli incontri stessi. Finora, abbiamo tacitamente accettato che le parti non tecniche del libro si riferiscano a delle visioni. Nel testo biblico, l'astronave compare nell'introduzione e due volte al termine di un episodio. Nel corso della vicenda qualcuno designato da Ezechiele come "egli" o !'"uomo", gli spiega gli eventi e gli assegna dei compiti. Talvolta, Ezechiele. risponde e nascono quindi dei dialoghi, sempre comunque assa brevi. Subito dopo il commento continua:
"Mentre Ezechiele è l'autore dell'intero libro, la versioni finale da Includere nella Bibbia non fu scritta da lui. .. essa fu revisionata da autorità e pubblicata dagli uomini della Grande Sinagoga." Ancora una volta, si afferma che non siamo in possesso del testo originale di Ezechiele, ma di una sua rielaborazione. È chiaro che dal punto di vista religioso, le parti parlate sono quelle più importanti, l'essenza spirituale. Nel commentc religioso, il trono regale diventa qualcosa di accessorio, il mezze per trasmettere un messaggio, ma non l'aspetto sostanziale d quest'ultimo. Ne viene che il significato della nave è meno im portante del messaggio. In questo libro, il nostro interesse tecnico ci induce ac occuparci espressamente del veicolo, che dimostriamo essere realmente una nave spaziale. Sorge a questo punto un conflitto determinato dalla incom patibilità fra la visione e la presenza fisica dell'astronave. II conflitto è risolvibile in due modi. La prima soluzione consiste nel considerare sia I'astronave che la visione come eventi reali. Ezechiele vide l'astronave ebbe anche delle visioni. Le visioni sono però avvenute in tempi diversi dagli incontri con le navi spaziali. Non è importante che l'intervallo di tempo fra incontri e visioni sia di settimane o di anni. Persino il testo biblico asserisce che, fra il primo ed il terzo incontro, trascorsero circa 19 anni, durante i quali Ezechiele ebbe la maggior parte delle visioni. La non conoscenza dell'effettivo svolgersi degli avvenimenti, probabilmente provocò un miscuglio tra visioni e incontri reali. E' questo l'unico rapporto tra nave spaziale e visioni e non le · abbiamo difficoltà ad accettare l'esistenza di un intervallo di tempo che le divida. . La seconda soluzione è alquanto differente. Prendiamo di nuovo Ezechiele alla lettera. Cosl facendo, dobbiamo accettare la contemporaneità degli incontri con le relative azioni, il tutto come appartenente ai medesimi eventi. Visto che consideriamo navi spaziali e comandante come realtà tangibili, allora, nei dialoghi, una parte del parlato è scritta per conto del comandante, quindi non lo si può più  ritenere una visione. Questa nostra ipotesi, non intacca quanto abbiamo affermato a proposito dell'autore. Quest'ultima possibilità, trova nella letteratura più fondamenti di quanto si immagini. Innanzi tutto, il libro di Ezechiele è' stato oggetto di controversie per secoli. Il riferimento 6 (pag. XIII) inquadra nel migliore dei modi l'essenza del problema del libro:
"Se non tosse stato per lui, il libro di Ezechiele  sarebbe stato ritirato dalla circolazione, perché le sue parole sembrano contraddire gli insegnamenti del Torah." L'uomo che salvò il libro si dice fosse il rabbino Chananiah che visse nel primo secolo dopo Cristo e che studiò lungamente gli scritti di Ezechiele. Il libro doveva essere molto consistente perché egli consumò 300 barili di petrolio per l'illuminazione e la cucina. Il commento del rabbino, in cui "si risolvono tutte le contraddizioni", non ci è pervenuto, ma il libro fu salvo (rif. 6, pag. XIV). Nel medesimo riferimento si constata: 
 
"Tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti dal rabbino per armonizzare il testo, le divergenze fra li libro di Ezechiele ed li codice mosaico resero Inutili tutti I tentativi di conciliazione." Ad esempio, alcune descrizioni delle visioni divergono completamente dalla legge mosaica. Più specificatamente, nel riferimento 6 sono contenute le seguenti notevoli osservazioni:
 
Pag. IX - "Ezechiele è unico fra i profeti ebrei, sia per la natura della sua visione, che per il suo modo di esprimersi. Egli è l'unico· ad essere chiamato 'figlio d'uomo', espressione che nel libro ricorre un centinalo di volte." Pag. X - "Lo stile e la dizione di Ezechiele, sono Inoltre diversi da quelli degli altri profeti."
Leggiamo ancora nella stessa pagina:
 
"L'illazione di alcuni critici, è che Ezechiele fosse incapace di distinguere tra elementi morali ed elementi rituali della religione, in quanto collegò un'alta moralità sociale con domande rituali ... Ezechiele è stato persino accusato di non interessarsi che agli aspetti esteriori della religione."
Ed ancora:
 
Pag. Xl - "il testo dei capitoli conclusivi, dove si tratta del Tempio del futuro, presenta difficoltà pressoché insormontabili. I tipi ed il numero di sacrifici là prescritti, differiscono da quelli menzionati nel Pentateuco. Ci sono inoltre molte innovazioni che, secondo la legge istituita, esulano dalla normale autorità del profeta."
Si legge similmente nel riferimento 4:
 
Pag. 603, paragrafo 478 d - "Egli ignora importanti istituzioni legali costituite in precedenza. per adottare quelle che più sono conformi al suol propositi. Egli Insiste sulla sincera conversazione con Yahweh, fatta con cuore e spirito rinnvati."
 
Pag. 603, paragrafo 479 a - "Questo spiega perché Il suo messianismo sia cosi distintamente nazionale e materiale e Il perché non cl si possa attendere un avverarsi compiuto delle sue profezie ... "
 
Pag. 604, paragrafo 479 a - "Torreu, 1930, considera l'Intero libro come uno pseudoeplgrafo, scritto 230 anni prima di Cristo, fantasticamente Impostato dall'autore al tempo di Manasses e trasformato In un lavoro post-esilio da un redattore.
 
Rifacciamoci al testo. Una caratteristica peculiare del terzo  incontro è la presenza dei sette uomini che il comandante chiama dopo l'atterraggio. Sei sono vestiti secondo l'uso del tempo e si ha la sensazione che siano in quel luogo già da un certo periodo. Quest'ultima circostanza lascia supporre che essi conoscano usi e costumi del posto, sia religiosi che rituali. Nel prossimo capitolo del  nostro libro, parlando della loro missione, supporremo senz'altro che essi abbiano preso confidenza con la situazione culturale e politica di quel contesto geografico . Questo non significa che capissero tutto quanto li circondava le disposizioni teoriche ricevute lasciavano un margine all'errore. Quanto sopra non sorprende, sorprende invece che i commentatori non si siano mai occupati dei passi citati, nei quali sono letteralmente contenuti tutti gli errori che un visitatore può commettere in una situazione simile: esagerare gli aspetti formali nazionali, non osservare le leggi vigenti, fornire dati errati sul rituale e sui sacrifici.Abbiamo infine un cambiamento nel modo di esprimersi di Ezechiele allorché questi riceve ordini dal comandante:
 
3.5. Perché tu sei inviato non ad un popolo di oscuro linguaggio e di barbara lingua, ma alla casa d'Israele.
 
3.6. Non a popoli diversi, di parlare difficile e di lingua straniera, di cui tu non potresti comprendere le parole: se ti avessi Inviato a loro, ti darebbero ascolto.
 
Questo passo è interessante per il tono personale che ne scaturisce. Il comandante tenta di rassicurare Ezechiele parlandogli, per così dire, "da uomo a uomo". Gli dice esplicitamente che non ha bisogno di rivolgersi a uno o più popoli di "oscuro linguaggio e di barbara lingua", di cui "tu non potresti comprendere le parole". Si ha la netta sensazione che colui che parla conosca personalmente questa difficoltà, sia cioè qualcuno che sa che cosa significhi studiare vocaboli, grammatica e modi di esprimersi di una lingua straniera. Il comandante dovette imparare l'ebraico? Nel prossimo capitolo esamineremo le ragioni che l'hanno spinto a conversare con Ezechiele; per ora, accontentiamoci di constatare che la seconda soluzione è ricca di spunti notevoli. Il suo effettivo valore esula dalla mia competenza, nonché dall'ambito di questa ricerca.

domenica 5 marzo 2017

EZECHIELE: COMPLEMENTI E NOZIONI


Nei precedenti post riguardanti Ezechiele, abbiamo confrontato dettagliatamente il testo biblico con alcuni principi tecnici riscontrando la loro conformità. In questo capitolo e nel successivo, dedicheremo la nostra attenzione a particolari e a caratteristiche, per noi rilevanti, che occupano una parte importante delle Scritture. Questo metodo di ricerca ci condurrà a risultati nuovi e sorprendenti che, pur non essendo strettamente tecnici.. una volta messi in rapporto col lavoro scientifico fatto, diventeranno una componente notevole di questa ricerca.
 
IL MOTIVO DOMINANTE
Sono tre le espressioni che ricorrono nel libro di Ezechiele, per indicare determinati eventi e situazioni. Il loro uso, tipico e legato ad avvenimenti simili, non lo si può ritenere casuale. La prima espressione compare all'inizio di ciascun incontro del profeta con la nave spaziale. In termini musicali, sarebbe un preludio.
 
Primo Incontro: "1.3. la parola del Signore fu diretta ad Ezechiele"
Secondo Incontro: "3.22. . .. fui rapito in estasi dal Signore"
Terzo Incontro: "8.1. ... fui rapito in estasi dal Signore Dio
Quarto incontro: "40.1 . . . . quel giorno Il Signore mi rapi in estasi".

 
L'unica eccezione si verifica allorché Ezechiele, terminato il primo incontro, ritorna a casa in stato di choc, e dice:
 
3.14. . .. lo me ne andavo amareggiato, con l'anima In grande eccitazione, mentre la mano del Signore pesava fortemente su di me.
 
Il contenuto di quest'ultimo verso, aiuta a chiarificare il significato della "mano del Signore". Come abbiamo detto in precedenza, la si potrebbe considerare come un indice di in. fluenza ipnotica. Non rientra nelle nostre intenzioni indagare sull'effettivo significato di questa espressione, è comunque opportuno ribadire che le frasi ricorrenti compaiono ad ogni incontro con la nave spaziale. Ogni visione inizia invece con le parole "e mi disse", "figlio d'uomo", ed altre similari.  Riprenderemo l'argomento nel capitolo successivo. La seconda espressione ricorrente è "allora uno spirito mi sollevò", detta talvolta in maniera leggermente diversa. In ogni caso, essa indica un effettivo sollevarsi dal suolo, cioè Ezechiele vola o compie un breve "salto". Non esistono dubbi sull'evento in sé, rimane l'incertezza sul significato di "spirito", 'anche perché fra il verso 4 3 .5 da una parte e i versi 44.1 e 44.4 dall'altra, si manifesta una discordanza notevole.
 
Versione standard: "43.5 . . . . allora lo spirito mi sollevò e mi condusse ... "
Versioni diverse: "44.1. mi condusse poi verso .. ." "44.4 poi mi condusse .. ."

 
(Nel testo in tedesco il soggetto "egli" è espresso, in italiano è sottinteso, N.d.T.). Gli ultimi due versi sono riferiti all'accompagnatore di Ezechiele, quindi è logico identificare l'accompagnatore con Io spirito. Questa soluzione non è irrealistica e soddisfa alle nostre aspettative. Nel riferimento 6 , l'autore è dell'opinione che il soggetto sia l'angelo accompagnatore, il soggetto del verbo diventa l'angelo che funge da guida. Nasce una difficoltà su questa interpretazione, non appena si confrontano i riferimenti 1 e 2 dove, invece della parola spirito", si usa sempre "vento". Ammesso che il testo originale contenga un'espressione comprensiva di più significati, quel "vento" può essere sia lo spostamento d'aria causato dal piccolo propulsore individuale, sia rappresentare un qualcosa del tutto nuovo. Riprendiamo il verso di Ezechiele:
 
8.3. Egli stese una forma di mano, m'afferrò per capelli, e lo spirito mi sollevò fra terra e cielo ...
 
Analizziamo la situazione. Un braccio meccanico si stende fino ad afferrare Ezechiele il quale ha l'impressione che una mano lo prenda per i capelli. Poi uno "spirito" ( un "vento") lo solleva da terra. Ezechiele distingue esplicitamente due fatti: 
primo, viene afferrato per i capelli
secondo viene sollevato da terra. 
La possibilità di sostituire "spirito" con "vento" apre prospettive notevoli.Il caricamento mediante elettricità statica, provoca il raddrizzamento dei capelli. Sappiamo inoltre che un forte campo di elettricità statica crea una corrente d'aria, quindi un vento! Il vento potrebbe essere l'effetto di un campo di forze e quindi un mezzo di spinta e di sollevamento, di cui oggi non sappiamo ancora· molto . Diventa di importanza secondaria che i capelli di Ezechiele fossero stati veramente afferrati da una "forma di mano", oppure che il loro movimento fosse la conseguenza di una carica elettrica del tipo di quella descritta sopra. Questo è comunque un altro fenomeno degno dell'attenzione degli esperti di varie discipline scientifiche. La nostra conclusione è che, in ogni caso, con la seconda espressione ricorrente si accenna ad un sollevamento dal suolo mediante un apparecchio propulsivo diverso da quelli per ora conosciuti. Il terzo motivo dominante che ricorre nel testo biblico, riguarda il volo dell'astronave.
 
8.3. . .. e mi portò, in visioni divine.
11.24. . .. In visione, nello spirito di Dio .
40.2. ... In visioni divine mi condusse .

 
Per spiegare l'identità fra il volare e le "visioni divine" basta considerare l'avventura del volo per la maggioranza degli uomini del nostro tempo, il primo volo costituisce un'esperienza magnifica, nonostante tutti conoscano la possibilità di volare. Non c'è dubbio che Ezechiele, superato lo choc del primo incontro, rimanesse entusiasta nel vedere la Terra dall'alto, sotto di sé. Ricordiamo che allora, ed accade spesso ancora oggi, si supponeva che Dio fosse "sopra", in cielo. Ezechiele vedeva la Terra come la vedeva Dio! Non è molto importante che l'espressione sia di Ezechiele o di qualche traduttore che voleva rendere più comprensibile il concetto originario. Contrasta con la tesi precedente il verso che conclude il primo incontro.
 
3.14. lo me ne andavo amareggiato, con l'anima in grande eccitazione.
 
Se ricordiamo lo stato di choc in cui cadde il profeta, allora fu proprio quell'eccitazione" che gli impedì di godersi il suo primo volo. Non guardava sotto di sé, non vide la Terra e non ebbe, in quell'occasione, "visioni divine".
 
IL TEMPIO
Il terzo incontro (il tempio è quello di cui si parla nel terzo incontro) è successivo al primo di un anno circa, quindi avvenne, più o meno, nel 591 avanti Cristo. Dal verso 8.3 apprendiamo che Ezechiele volò dal tempio a Gerusalemme. I cortili e le porte del tempio sono citati quattro volte:
 
8.3. . .. all'Ingresso della porta Interna ...
10.5. . .. fino al cortile esterno ...
10.19. . .. all'Ingresso della porta orientale del Templo -del Signore .
1 1 . 1 . la porta orientale del Templo.

 
La maggioranza delle traduzioni e dei commenti concordano sii quanto abbiamo riportato sopra. Non possediamo descrizioni più precise di quelle dei versi 10.19 e 11.1. Solo il commentatore del riferimento 6 , sostiene che nel primo verso si tratta del cortile interno, nel secondo di quello esterno. Sappiamo dalla storia che il tempio fu distrutto nel 586 avanti Cristo, quindi all'incirca cinque anni più tardi degli eventi che stiamo analizzando. Secondo il testo, Ezechiele sarebbe atterrato nel tempio di Salomone. Tuttavia,  il tempio di Salomone aveva solo un muro e nessun cortile esterno! Il tempio di Salomone   non aveva un cortile esterno ed era separato dal palazzo solo dal muro del cortile interno. Questo sviluppo stupefacente della situazione, è ribadito da una divergenza sul terreno. Nel verso 9 .2 leggiamo che gli uomini venivano "per la via della porta alta". Tuttavia, secondo la piantina, il tempio sorgeva sopra una collinetta, perciò la porta settentrionale doveva essere leggermente al di sotto. La porta più alta poteva essere quella fatta costruire dal re Jotham, situata a nord-est che, era posta più in alto rispetto al cortile del tempio. La questione del livello della porta viene, per così dire, rettificata da una controdichiarazione . . Ma introduciamo adesso un nuovo quesito e cioè la direzione della porta. Nel verso 11.23 si legge che l'atterraggio avvenne "sul monte che sta ad oriente di Gerusalemme". Ora, qualcuno che conosceva bene Gerusalemme come Ezechiele, sapeva anche il nome del monte - Monte degli Ulivi - e lo avrebbe senz' altro menzionato per illustrare i luoghi della vicenda a persone che conoscevano quelle zone bene quanto lui. Egli non tralascia mai di citare la sua comunità di deportati "presso il fiume Kebar". Per riassumere, pensiamo che il tempio fosse quello di Salomone e che il monte vada identificato per la sua posizione e non per il suo nome. La situazione è sbalorditiva e, per tentarne la chiarificazione, incominciamo col fidarci dello spirito di osservazione di Ezechiele di cui abbiamo avuto numerose dimostrazioni. In altri termini, prendiamo per buona la sua descrizione del tempio, ritenendola quindi esatta ed adeguata. Egli fu condotto in un tempio da dove vide una montagna, tuttavia il tempio non era a Gerusalemme e la montagna non era il Monte degli Ulivi. · Teniamo anche conto, e di questo parleremo meglio nel prossimo capitolo, che il testo di Ezechiele, nella forma pervenutaci, non fu scritto da lui. Nel momento che interessa per · la sua stesura, il tempio di Salomone era già stato distrutto da decenni. Infatti, gli ebrei ritornarono da Babilonia a partire dall'inizio del 538 avanti Cristo, ovvero 59 anni dopo là de. portazione. Le probabilità che vivesse ancora qualcuno che vide realmente il tempio di Salomone sono piuttosto scarse. Nel contesto religioso del tempo, un elaboratore del testo di Ezechiele avrebbe potuto, sia pure in buona fede, collocare quel tempio a Gerusalemme. Questi non sono che i primi passi di tanti che dovremo  fare su questo cammino. Non abbiamo però ancora risposto alla domanda: chi fu veramente Ezechiele? Nel quarto incontro, se escludiamo (almeno per il momento non ne motiviamo le ragioni) i riferimenti a Gerusalemme e ad Israele contenuti nei versi introduttivi, l'unica informazione che rimane sulla posizione del tempio è che sorgeva "sopra un monte altissimo" (verso 40.2). Il tempio viene descritto con una dovizia di particolari quasi incredibile e si presenta come una grande costruzione. Dalla lettura del testo biblico, con tutti i dati a disposizione, si ha l'impressione che la piantina del tempio sia semplice da disegnare. Non appena ci si accinge a farlo, l'operazione si rivela estremamente difficile. Esistono addirittura dei passi in cui le opinioni dei commentatori biblici si contraddicono. Il tempio stesso, come visione, è di per sé una contraddizione in quanto non è mai stato costruito. Fra l'altro, quando si ricostruì il tempio di Gerusalemme non si tentò nemmeno di basarsi sul testo di Ezechiele . Il tempio occupa un'area quadrata che misura 260 metri di lato. Una costruzione cosi ampia, rende meno credibile la sua collocazione sulla cima di un monte altissimo. Un'altra riserva concerne il fiume ricordato nel 47° capitolo del testo. Questo fiume inizia da un ruscello che sbuca in fondo alla parete orientale e che scorre poi verso oriente, diventando quindi un corso d'acqua dalle rive fertili. Il racconto si interrompe bruscamente al verso 12. Dal verso 13 fino al termine del capitolo successivo ( che è quello con cui finisce il testo), si parla di una visione. Tra i primi 12 versi e quelli che vengono dopo, la frattura è netta ed è ravvisabile non solo nel repentino cambiamento del soggetto, ma anche nel mutamento dello stile che diventa discorsivo con l'uso prevalente dell'imperativo. Inoltre il verso 13 inizia con un "così parla il Signore Dio". La descrizione del fiume si intreccia con quella del tempio, rendendo verosimile la posizione di quest'ultimo come la si contempla nel testo. Come terza argomentazione contraria al "monte", riportiamo la prima impressione che ebbe Ezechiele dopo l'atterraggio:
 
40.2. . .. mi posò sopra un monte altissimo, In vetta al quale sembrava costruita una città ...
 
E poco probabile che un osservatore attento come Ezechiele, confonda un tempio con una città o viceversa. Tenuto conto della grandezza del tempio, la confusione appare ancora più incredibile. Ezechiele descrive il tempio, ma non descrive la città. Il suo resoconto si arresta di colpo, senza un motivo plausibile. Questa fine è anche la fine del suo libro. In conclusione, il testo pervenutoci non è che un frammento: mancano le notizie relative al volo di ritorno e, se non si accenna alla città, la causa deve essere la stessa. Ipotizziamo tuttavia che la città esista, per quanto non venga affatto menzionata. Infatti, solo la vicinanza di una grande città giustifica la costruzione di un tempio così imponente. Quindi, seguendo questo ragionamento, immaginiamo
che, fuoti delle mura del tempio, ci fossero degli altri edifici. Scattiamo così la tesi del tempio sul monte. L'immagine è allora quella del tempio, in mezzo alla città a cui appartiene, e di un corso d'acqua che, scorrendo verso oriente, diventa sempre più ampio. Il "monte" perde la sua fisionomia e si trasforma in un immenso terreno.Nell'avvicinarsi al tempio, Ezechiele avrebbe potuto vedere un "monte altissimo". Ma poiché ne abbiamo escluso l'esistenza, Ezechiele non ha potuto percepirlo, salvo che un rallentamento del suo sistema respiratorio, in conseguenza dell'aria più rarefatta non gli abbia alterato i riflessi. Ma chi fu in realtà Ezechiele?

domenica 26 febbraio 2017

EZECHIELE: TESTO BIBLICO E TECNICA SPAZIALE (Seconda e ultima parte..2/2)




CAPITOLO 2°
 
2.9. lo guardai, ed ecco, stava tesa verso di me una mano, che teneva un llbro In rotolo.
 
2.10. Essa lo spiegò dinanzi a me ...
Nel secondo capitolo del testo biblico sono importanti ai fini della ricerca solo il verso 9 e l'inizio del verso 10. Ezechiele vede la mano del braccio meccanico stringere "un libro in rotolo". Poiché quest'ultimo non può essere aperto da una mano, all'inizio del verso 10 troviamo l'indizio del braccio meccanico. Tutto ciò corrisponde al verso 8 del primo capitolo del testo biblico: "di sotto le ali, ai quattro lati, si levavano mani d'uomo".
 
CAPITOLO 3°
 
3.12. Allora lo spirito mi portò via di li, ed udii dietro di me come il boato d'un gran terremoto, mentre la gloria del Signore si alzava dal suo luogo.
 
3.13. Era il rumore delle ali di quei viventi che le battevano l'una contro l'altra e il fragore delle ruote, quasi boato di gran terremoto.
 
Verso 12: Ezechiele per la prima volta vola nell'astronave. Viene sollevato da terra, in modo non meglio identificato, e posto nella capsula di comando; si trova quindi nel punto più elevato della nave spaziale. Poiché essa non decolla verticalmente Ezechiele ascolta dietro di sé il fragore del propulsore centrale. Mediante la poltrona sulla quale è seduto, entra in contatto fisico con il veicolo del quale avverte scossoni e vibrazioni che, in mancanza di termini adeguati, definisce "terremoto". Mentre osserva con cura ogni particolare, "la gloria del Signore" decolla.
Verso 13: dalla capsula non riesce a vedere le eliche, però ne riconosce li rumore, "li rumore delle ali di quei viventi". Nel frastuono generale, quasi non percepisce il "fragore delle ruote", anche perché le eliche funzionano senza alcuna necessità di ricorrere alle ruote. Comunque, poiché al decollo si producono parecchi rumori secondari, Ezechiele può essere stato indotto a parlare delle ruote da qualche rumore a lui sconosciuto.
 
3.14. Allora lo spirito ml sollevò e ml portò via. lo me ne andavo amareggiato, con l'anima In grande eccitazione, mentre la mano del Signore pesava fortemente su di me.
 
3.15. Giunsi così a Tel Ablb, presso i deportati che abitano lungo li fiume Kebar. nella regione dove essi dimorano. e rimasi stordito per sette giorni in mezzo a loro.
 
Durante il volo, Ezechiele vive interamente lo choc che quegli eventi inconsueti gli stanno procurando. La "mano del Signore" che pesa fortemente su di lui, potrebbe essere semplicemente la pressione esercitata dalla cintura di sicurezza, con cui è assicurato alla poltrona. Ogni volta che Ezechiele incontra il comandante dell'astronave, riproviamo l'impressione accennata nel commento al verso 3 del secondo capitolo del testo biblico. Ci chiediamo se Ezechiele non risenta di un'influenza ipnotica o comunque sul pensiero da parte del comandante. Tuttavia, questo problema esula dal campo della nostra ricerca.
 
IL SECONDO INCONTRO
Capitolo 3°

 
3.22. Ancora nel medesimo luogo fui rapito In estasi dal Signore che ml disse: sorgi, va' nella valle e là parlerò con te.
 
3.23. M'alzai dunque ed andai nella valle. Or, ecco, stava là la gloria del Signore, come l'avevo contemplata sul fiume Kebar e caddi con la faccia a terra.
 
3.24. Ma subito entrò In me lo spirito e ml sollevò ritto sul miei piedi, allora Il Signore ml disse: val e rinchiuditi In casa tua.
 
Verso 22: si ignora il momento di questo incontro. Dalla data del terzo, deduciamo che fra il primo ed il terzo intercorse un periodo· cli tempo lievemente superiore ad un anno. Quindi, riusciamo a datare il secondo incontro in maniera approssimativa. Le vicissitudini di Ezechiele iniziano nel modo solito, con il "fui rapito in estasi" (nel testo originale tedesco, "la mano del Signore", N.d.T.).
Verso 23: Ezechiele riceve l'ordine cli recarsi nella valle dove "or, ecco, stava là la gloria del Signore, come l'avevo contemplata sul fiume Kebar ". Come al primo incontro, Ezechiele cade bocconi, la faccia a terra. Vede la nave spaziale e la riconosce, tuttavia non si dilunga nella descrizione.
Verso 24: Ezechiele, analogamente a quanto avvenne dopo il primo incontro, si sente consolato e fortificato. Il contenuto non tecnico di questo secondo incontro, cessa· all'improvviso al capitolo settimo del testo biblico, senza alcun chiarimento sul come l'incontro stesso sia terminato. Anche in questa occasione, Ezechiele accenna al comandante con profondo rispetto: "Allora il Signore mi. disse".
 
IL TERZO INCONTRO
Capitolo 8°

 
8.1. L'anno sesto, il giorno cinque del mese, mentre ero in casa mia e dinanzi a me stavano gli Anziani di Giuda, fui rapito in estasi dal Signore Dio.
 
8.2. Guardai, ed ecco una figura dall'aspetto d'uomo, da quei che sembravano i suoi fianchi In giù era di fuoco, e dai lombi in su appariva come uno splendore, simile al brillare dell'eletto.
 
8.3. Egli stese una forma di mano, m'afferrò per i capelli e lo spirito mi sollevò fra terra e cielo, e ml portò in visioni divine, a Gerusalemme, all'ingresso della porta Interna che guarda verso settentrione, là dov'era collocato l'idolo della gelosia.
 
8.4: Ed ecco, apparve la gloria del Dio d'Israele, simile alla visione che avevo veduto nella valle.
 
Verso 1 : un anno è trascorso dal primo incontro di Ezechiele con il comandante della nave spaziale. Dopo un periodo di tempo non precisato con esattezza, si tratta comunque di alcuni mesi, avviene il secondo incontro, che inizia con la tipica frase "fui rapito in estasi dal Signore Dio" (nel testo tedesco originale "la mano del Signore si posò su di me", N.d.T.).
Versi 2 e 3: pare che questi versi siano quanto rimane di una descrizione meno concisa. Il comandante viene caratterizzato in modo analogo al verso 27 del primo capitolo del testo biblico e, come nel verso 3, è menzionato il braccio meccanico "stese una forma di mano". La narrazione è frammentaria: occorre metterla in rapporto alle descrizioni precedenti, altrimenti il testo così spezzettato, risulta incomprensibile e confonde le idee. Ezechiele vola "fra terra e cielo" verso Gerusalemme, senza rimanere choccato da questo secondo incontro e dal volo in sé.Da uomo straordinariamente intelligente, ha ormai completamente acquisito quanto gli permette di vivere eventi così portentosi senza più emozionarsi. Egli atterra vicino alla porta settentrionale del tempio.
Verso 4: dai versi precedenti, alquanto frammentari, deduciamo che Ezechiele volò con la sola capsula e non con l'intera astronave. Quando si ritrova a terra, conferma infatti la presenza dell'intera nave spaziale "simile alla visione, che aveva veduto nella valle". È curioso come egli confermi la rassomi- . glianza solo della nave spaziale e non del comandante.
 
CAPITOLO 9°
 
9.1. Poi gridò alle mie orecchie, con voce potente, e comandò: avvicinatevi, voi che dovete castigare la città, ognuno abbia Il proprio strumento di sterminio in mano.
 
Verso 1: subito dopo l'introduzione discorsiva, l'azione assume contorni drammatici. Il comandante, che si trova ancora nella capsula insieme ad Ezechiele, si serve evidentemente di un altoparlante che; alle orecchie del profeta, suona come "una voce potente". L'espressione "avvicinatevi, voi che dovete castigare la città", cambia nei vari testi biblici da noi usati (nel testo tedesco originale: "i tormenti si avvicinano alla città", N.d.T.).
 
Rif. 1 e 2: "Le calamità si addensano sulla città".
Rif. 3: "Che si awicinino gli esecutori...".
Rif. 4: Tace a questo proposito.
Rif. 5: "I tormenti si avvicinano alla città".
Rif. 6: "Che si occupino della città".
Rif. 7: "Venite, fustigatori della città".

 

Nei testi citati ( traduzioni dal tedesco e dall'inglese a cura del traduttore), si evidenziano due possibili interpretazioni. La prima riguarda la constatazione "si avvicinano", la seconda riguarda l'ordine "che si avvicinino". In quest'ultima accezione, non è molto chiaro a chi sono rivolti questi ordini, cioè se sono diretti ad "esecutori", forse "giustizieri" o a "funzionari" che occupano determinate cariche all'interno della città, come suggerisce il testo in inglese se interpretato letteralmente. La soluzione del problema è ravvisabile nel riferimento 6 (pag. 41). Infatti il testo ebraico ammette tutti e quattro i significati sopra citati. Vedremo più oltre come la frase in questione si risolva effettivamente in un ordine. Sempre dal riferimento 6, ricaviamo che i depositari dell'ordine erano quei funzionari che espletavano la loro autorità sulla città, autorità la cui portata ed il cui significato rimangono per noi misteriosi. Inammissibile l'ipotesi che, con quell'ordine fossero chiamati a svolgere un compito sconosciuto. Questo compito è, ai fini della ricerca tecnica, del tutto irrilevante. Ritorneremo sull'argomento in altro contesto, nel capitolò .ottavo del nostro libro. L'ordine prescrive che ognuno porti con sé il proprio "stru- mento di sterminio". Nei riferimenti da noi usati, essi sono indicati diversamente, come si vede nella tabella.
 
 
Ne risulta una'confusione evidente delle espressioni usate nel testo originale, accresciuta dal fatto che lo stesso strumento abbia in due versi successivi un significato diverso. Ezechiele conosceva certamente le armi del suo tempo. Se avesse compreso la denominazione data dal comandante, se avesse cioè riconosciuto quelle armi, non sarebbe rimasto così nel vago. Si tratta quindi di armi a lui sconosciute, affermazione questa che viene avvalorata dal verso 2 e dal relativo commento.
 
9.2. Ed ecco, per la via della porta alta, che guarda a settentrione. giunsero sei uomini, ciascuno con proprio stru­ mento micidiale In mano: In mezzo ad essi stava un personaggio, vestito di lino, che portava la borsa di scriba alla cintola. Arrivati che furono, si fermarono a fianco dell'altare di bronzo.
 
Quegli uomini sono solo potuti apparire così all'improvviso, sbucando dalla porta, in virtù di una precedente intesa con il comandante dell'astronave, presumibilmente mediante un contatto radio. Per noi una simile possibilità è ormai acquisita da molti anni, perciò la situazione non presenta alcun carattere di anormalità. È invece anomalo ed eccitante che, a parte lo "strumento micidiale", Ezechiele non notasse in quegli uomini nulla al di fuori del comune che giustificasse una trattazione specifica. Persino il personaggio "in mezzo ad essi", eccezion fatta per il "vestito di lino", non presenta alcuna caratteristica particolare che attiri l'attenzione del profeta. Poiché il comandante viene chiamato semplicemente "uomo", ne deduciamo che tutti quelli che avevano a che fare con la nave spaziale sembravano effettivamente degli uomini. Nel capitolo ottavo del libro ritorneremo su questa importante considerazione.Il "personaggio vestito di lino", merita, se non altro per la. .sua posizione di preminenza, un'analisi più approfondita. Se interpretiamo il verso letteralmente, possiamo (rif. 6,) ritenere che il vestito di lino contrassegni un rango più elevato. Questa tesi sarebbe confermata dalla posizione che il "personaggio" occupa nel gruppo che avanza. Lo svolgersi dell'azione dimostrerà tuttavia che egli indossa una tuta protettiva, una tuta in amianto forse, che Ezechiele scambia per lino, stoffa a lui ben nota. Il "personaggio", contrariamente agli altri uomini, "portava la borsa di scriba alla cintola" indicata, in altre traduzioni bibliche come "corno d'inchiostro". Ignoro se gli alti funzionari si portassero sempre dietro gli strumenti per scrivere, comunque il significato basilare del racconto di Ezechiele non cambia. Diciamo che ogni uomo in tuta portava uno strumento elaborato tipico della sua era, un'era caratterizzata da un'avanzata tecnologia spaziale. È logico ipotizzare che la "borsa .di scriba alla cintola" fosse in realtà una ricetrasmittente o, meglio ancora, un misuratore di radiazioni. Affermazioni di questo genere esulano dalla mia competenza professionale: mi auguro che una più stretta collaborazione fra ingegneri e storici aiuti a risolvere questo dilemma. Il gruppo misterioso si avvicina ali' altare di bronzo e si dispone a lato.
 
9.3. E la gloria del Dio d'Israele dal cherubino, sul quale stava, si era alzata, dirigendosi verso la soglia del tempio. Il Signore chiamò l'uomo vestito di lino che portava alla cintola la borsa dello scriba,
 
9.4. e gli ordinò: passa per la città, percorri Gerusalemme e segna .una croce sulla fronte degli uomini che gemono e piangono per tutte le nefandezze che si commettono in mezzo ad essa.
 
9.5. E con le mie orecchie intesi che disse agli altri: "Passate dietro a lui, per la città, e colpite! Il vostro occhio non perdoni e non abbiate misericordia".
 
9.11. Ed ecco, l'uomo vestito di lino, che portava la borsa alla cintola, fece il suo rapporto: "Ho fatto come tu m'hai comandato."
 
Verso 3: questo verso sembra anticipare il verso 4 del decimo capitolo biblico "quindi la gloria del Signore si alzò al di sopra del cherubino, verso il limitare del Tempio ... ". Ma, ad un esame meno superficiale, l'ipotesi della ripetizione non regge. Ezechiele parla nel 9.3 della "gloria di Dio" e nel 10.4 della "gloria del Signore". Tenuto conto dello spirito di osservazione del profeta e del rigore che anima le sue descrizioni, allora la differenza non è insignificante. I due versi in questione si riferiscono a corpi volanti diversi; il 9. 3 narra del volo del comandante  nel capitolo 10 del nostro libro troveremo una prova diretta di questa asserzione  mentre il 10.4 riguarda il volo della capsula. Come abbiamo detto nel capitolo 4, la tecnologia attuale ha reso possibili entrambi i tipi di volo, quello della capsula e quello dell'uomo. Il comandante è quindi volato vicino al tempio ed ha chiamato il "personaggio vestito di lino" che porta "la borsa di scriba". 
Verso 4: di tutte le parti del testo biblico che interessano la nostra ricerca, questo è l'unico passo in cui Ezechiele identifica il comandante con Dio (il Signore). Ritorneremo su questo punto nel capitolo 7 del libro. Per ora, è importante notare che il comandante impartisce un ordine al "personaggio vestito di lino", argomento che approfondiremo ulteriormente nel contesto del commento al 
verso 10.7.Verso 5: ordini vengono impartiti ad altri uomini che accompagnano il "personaggio vestito di lino". Seguono alcuni versi che esulano dall'oggetto del nostro studio e che, di conseguenza, evitiamo di riportare. 
Verso 11 : siamo al culmine della situazione. L'uomo che indossa quella tuta protettiva che Ezechiele aveva scambiato per un vestito di lino, torna ed annunzia al comandante: "ho fatto come tu mi hai comandato!" E' il rapporto tipico dell'inferiore al superiore, il cui tono secco e conciso richiama la disciplina militare. Il confronto con una situazione simile, in circostanze da noi così lontane, rende questo momento elettrizzante e spaventoso.
 
CAPITOLO 10°
 
10.1. Guardai, ed ecco, sul firmamento, che stava sopra il capo del cherubini, vi era come una pietra di zaffiro, e qualcosa simile ad un trono appariva sopra di loro.
 
10.2. E disse all'uomo vestito di lino: entra fra le ruote, sotto Il ctterubino, prendi a piene mani carboni ardenti fra I cherubini, poi gettali sulla città. Egli vi andò, davanti ai miei occhi.
 
10.3. Ora, I cherubini si erano fermati al lato destro del Templo, quando l'uomo vi andò, e una nube riempiva il cortile Interno.
 
10.4. Quindi la gloria · del Signore si alzò al di sopra del cherubino verso il limitare del templo, Il quale fu riempito dalla nube e il cortile fu tutto Inondato dallo splendore della gloria del Signore.
 
10.5. Il rumore delle ali dei cherubini giungeva fino al cortile esterno, simile alla voce di Dio Onnipotente, quando aria.
 
10.6. Dato dunque l'ordine all'uomo vestito di lino: prendi del fuoco dal .. carro, di mezzo ai cherubini, egli vi andò e si fermò 'accanto alla ruota.
 
10.7. Allora il cherubino stese la mano sul fuoco, che era tra i cherubini, ne prese e lo mise nelle mani dell'uomo vestito di lino, Il quale appena l'ebbe ricevuto, usci.
 
10.18. Or, la gloria del Signore uscì dalla soglia del Templo e si posò sul cherubini.
 
10.19. E I cherubini stesero le all e si elevarono da terra davanti al miei occhi, e le ruote si alzarono accanto a loro. Essi andarono a posarsi all'Ingresso della porta orientale del Templo del Signore, e la gloria del Dio d'Israele era In alto, sopra di loro.
 
Verso 1: guardando in alto, in direzione della nave spaziale, Ezechiele compie un'osservazione importante. Egli descrive la posizione della capsula di comando, ma la descrizione termina con un trono! Nessuno è seduto sul trono, perché il comandante, come si ricava dal commento al verso 9, è volato al Tempio dove ha impartito gli ordini e ricevuto quel rapporto che ormai conosciamo. Si ha l'impressione che Ezechiele, dopo aver visto il comandante ritornare al tempio, abbia voluto assicurarsi che quello fosse proprio il "suo" comandante. Lo sguardo corre al "trono" e la supposizione è confermata: la poltrona è vuota! Con il consueto rigore, Ezechiele non solo illustra quanto vede, ma vuole anche controllare l'esattezza delle sue affermazioni. Nella posizione in cui si trova, questo verso è inserito senza alcun particolare nesso logico ( dal punto di vista organico della trattazione, andrebbe inserito nel verso 9.3) e Io svolgimento dell'azione risulta spezzettato. Comunque sia, il decimo capitolo comporta alcune difficoltà di ordine strutturale. A dire il vero, nel decimo capitolo prosegue l'azione iniziata nel nono capitolo. Lo si constata leggendo attentamente il testo, fra ripetizioni e descrizioni dell'astronave inserite in modo inorganico. Si ha l'impressione che sia intervenuta l'attività di revisione di un outsider. Ritorneremo ancora su questo punto. È vantaggioso isolare il contenuto essenziale del capitolo, e cioè l'azione, per occuparci successivamente dei passi omessi. Il contenuto essenziale Io troviamo nei versi 2, 3, 4, 6, 7, 18 e 19.
Verso 2: il comandante ordina all'uomo in tuta protettiva di recarsi alla nave spaziale e di estrarne del materiale "ardente" ("fra i cherubini") e di gettarlo sulla città. Ecco spiegato l'enigma della tuta protettiva: il "personaggio vestito di lino", se non avesse un'adeguata protezione termica, non potrebbe avvicinarsi al meccanismo di raffreddamento, ancora rovente, senza rimanere ustionato. Egli non deve tuttavia avvicinarsi troppo al corpo principale del veicolo: l'ordine è di restare in piedi "sotto il cherubino". Poiché le eliche sono ferme, il "sotto" significa arrestarsi sull'ampia superficie compresa fra i rotori. Dare al "sotto" un'interpretazione più letterale, ipotizzare cioè che le eliche siano più alte dal suolo di quanto sia alto il personaggio in tuta, non è illogico. Dato il diametro considerevole delle ruote, un'altezza simile delle eliche dal suolo, non è scartabile a priori. In ogni caso, l'uomo si trova vicinissimo alle eliche e, come si legge nel verso 6, · egli "si fermò accanto alla ruota", il che conforta le nostre supposizioni. L'uomo deve prendere qualcosa di "ardente" e gettarlo sulla città. Questi passi oscuri sono inseriti con eccessivo anticipo 'rispetto allo svolgersi degli eventi: come contenuto appartengono al .verso 6 di questo capitolo biblico. 
Verso 3: vi è descritta la posizione dell'astronave nel momento in cui l'uomo si avvicina ad essa. Per determinare la posizione della nave spaziale in rapporto al tempio, occorre prima precisare dove si trovava Ezechiele. Dal vestibolo del tempio, prossimo alla porta settentrionale di cui al verso 8.3, è presumibile che si sia spostato quando vide arrivare degli uomini "per la via della porta alta che guarda a settentrione" (verso 9.2). Allora, poiché il 10.3 indica la nave spaziale a destra del tempio, ne deduciamo che la posizione di Ezechiele doveva quasi certamente essere un po' a nord del tempio stesso. La "nube" di cui parla con tanta naturalezza come se si trattasse di un fenomeno acquisito, lascia supporre un inserimento anticipato di questo verso di quanto viene poi ripreso nel verso successivo. 
Verso 4: la capsula volta, teleguidata dal comandante, dalla nave spaziale alle soglie del tempio (ne abbiamo parlato commentando il verso 9 .3 ). A questo punto, la "nube" non sorprende più: può essere una nube di polvere causata dall'alta velocità dei gas di scarico emanati dalla capsula. La sua superficie, trasparente come il vetro, riflette i raggi e crea quell'effetto ottico per cui "il cortile fu tutto inondato dallo splendore della gloria del Signore". L'impiego dei motori che emettono gas a temperature elevate e da cui si potrebbe dedurre un effetto luminoso - è da escludersi, in quanto la capsula atterra accanto al comandante. Se ci fossero stati i gas di cui sopra, l'incolumità del comandante ne sarebbe andata di mezzo. 
Verso 6: il verso 2 andrebbe bene inserito nel verso 6. Comunque, quando il personaggio in tuta è vicino alle eliche, termina la parte introduttiva della scena dell'azione: ormai tutti gli uomini sono ai loro posti. Il comandante e la capsula sono davanti al tempio (lato est). La nave spaziale è al lato settentrionale, Ezechiele con ogni pro­ babilità è vicino alla porta settentrionale del tempio. Il "perso­ naggio vestito di bianco" è fermo "accanto · alla ruota". 
Verso 7: il braccio meccanico - potrebbe trattarsi di più di un braccio solo  afferra qualcosa nel corpo centrale dell'astronave e lo dà all'uomo che è vicino alla ruota. Questi prende quanto il braccio gli porge e "appena l'ebbe ricevuto, usci". Al grosso interrogativo su quanto avvenne in realtà, non possiamo rispondere che con delle supposizioni. Dal punto di vista tecnico, un fatto è certo: l'uomo si allontanò con qualcosa di "ardente" fra le mani. Se questo "ardente" sia unicamente riferito alla temperatura, oppure se implichi anche la presenza di sostanze radioattive, non è chiaro. Esaminiamo gli ordini impartiti dal comandante. Nel loro contenuto essenziale, gli ordini dati all'uomo in tuta sono dapprima di fare qualcosa, poi di allontanare dalla nave qualche elemento indesiderato. Questa duplicità è utile sia per un'indagine in senso religioso, sia per una in senso tecnico. In quest'ultima accezione, e in contrasto con la Bibbia, la constatazione che si fa è la seguente: qualcosa di "ardente" deve essere allontanato dalla nave spaziale. Diventa perciò della massima importanza determinare il luogo ed il momento più opportuni per procedere all'operazione con sicurezza e celerità. Il cercare questo luogo, prepararlo, ad esempio liberandolo da ostacoli naturali quali pietre e cespugli, sta alla base dell'ordine che riguarda quel fare qualcosa accennato poc'anzi. L'assenza dei sei uomini è spiegabile con la necessità di rendere sicura l'operazione, procedendo a determinate attività preparatorie. Nel contesto, è giustificata la mancanza di qualsiasi tipo di saluto fra il comandante e gli uomini a terra, nonché la rapidità che contrassegna l'intera vicenda e la velocità con cui si susseguono gli ordini. Tutte le circostanze sembrano indicare una certa fretta. 
Versi 18 e 19: non appena l'uomo in tuta si allontana, la capsula torna volando alla nave spaziale, senza perdere un istante. Dal testo che segue, deduciamo che il comandante è nella capsula. Subito dopo il ricongiungimento della capsula all'astronave, il comandante mette in moto le eliche e, come osserva Ezechiele, "i cherubini stesero le loro ali". Il veicolo però non si sposta di molto e va a posarsi in prossimità della porta orientale del tempio. Segue un alternarsi serrato di vicende: dapprima il comandante allontana Ezechiele dall'astronave, quindi si reca di persona all'entrata del tempio, valutando la distanza fra sé e la nave spaziale. Mentre il "personaggio" in tuta protettiva si avvicina all'astronave, persino la capsula viene allontanata dal veicolo da parte del comandante che è già a terra e che la teleguida vicino a sé. Appena l'uomo "vestito di lioo" afferra quanto gli porge il· braccio meccanico e si allontana con quella cosa "ardente" fra le mani, il comandante entra rapido nella capsula e volta verso la nave spaziale. Inutile sottolineare come in quel momento necessariamente critico, nessuno era nei paraggi della nave spaziale, salvo l'uomo in tuta incaricato dell'operazione. Sappiamo inoltre che il comandante era piazzato davanti al lato est del tempio, mentre l'astronave era a nord di esso. Non si può fare a meno di osservare che, data la criticità della situazione, il comandante interpose una porzione di tempio fra sé e la nave spaziale. In caso di emergenza egli avrebbe potuto allontanarsi rapidamente, servendosi della capsula. Termina così quanto, nei versi del decimo capitolo del testo biblico, è riferito all'incalzare degli eventi. In altri versi ritroviamo notizie relative alle eliche ed alle ruote che riconfermano le caratteristiche delle navi spaziali viste da Ezechiele. Con una sola eccezione, tutto coincide con quanto è narrato da Ezechiele in occasione del primo incontro, quindi è superfluo ripetere i medesimi concetti. E invece più precisa la descrizione del decollo, come si constata nel verso che segue.
10.16. . . . e quando I cherubini alzavano le ali, per sollevarsi da terra, le ruote non si staccavano dal loro fianchi.
Con la motivazione esplicita "per sollevarsi da terra", quindi per il decollo, le eliche vengono portate in posizione orizzontale. Ezechiele illustra la manovra ricorrendo ad una proposizione dipendente, in un verso che in verità è dedicato alle ruote. L'unica eccezione all'analogia quasi completa fra i due incontri, riguarda il verso 12 che nei vari testi biblici da noi esaminati per questo studio è riportato come segue.
 
Rif. 1 : "E tutto il loro corpo, schiena, mani ed ali, era pieno di occhi tutt'intorno, e tutti e quattro avevano delle ruote".
 
Rif. 2: (cosl termina li verso 1 1 : "E andarono avanti ... senza girarsi...") "con li loro Intero corpo, schiena, mani ed ali. E le ruote avevano occhi tutt'intorno, tutte e quattro".
 
Rif. 3: "Ed i loro cerchi ed I loro raggi e le loro ruote avevano occhi tutt'intorno, e tutti e quattro avevano ruote".
 
Rif. 4: nessuna osservazione In proposito.
 
Rif. 5 :"li loro corpo, la loro schiena, le loro mani, le loro ali e le ruote avevano occhi dappertutto".
 
Rif. 6: "Ed il loro Intero corpo, la loro schiena, e le loro mani, e le loro ali, e le ruote avevano occhi tutt'intorno".
 
Rif. 7: "I cerchi delle quattro ruote avevano occhi tutt'intorno".
 
Abbiamo stabilito a suo tempo che gli "occhi" non sono che il profilo delle ruote, con il quale si aumenta l'attrito sul terreno per evitare gli scivolamenti. Il testo di cui al riferimento 7, è conforme a questa spiegazione, mentre gli altri divergono. Nel riferimento 6, si legge : "non si riferiscono al cherubino, bensì alle varie parti che compongono la ruota, cioè l'intera ruota è piena di occhi". Questo commento è in armonia con quelli dei riferìmenti 2 e 3, quindi le difficoltà non stanno tanto nelle traduzioni, quanto nelle fonti originarie. Con la sola eccezione del riferimento 7, il verso 10.12 non concorda con il verso 1.18. È a mio avviso affascinante imbattersi qui nell'unico caso in cui due descrizioni non coincidono. Sempre, a parte questa eccezione, ogni volta che si parla dello stesso evento o dello stesso argomento tecnico, nei vari riferimenti i versi concordano appieno. Non c'è però una vera e propria contraddizione, quanto piuttosto una mancanza di conformità. Il dilemma lo si puòchiarire sia partendo da un criterio tecnico, che da uno letterario. In base a quest'ultimo, diciamo pure che c'è contrasto fra l'organicità del primo capitolo del testo biblico e la poco chiara strutturazione del decimo. Tutto ciò ha per conseguenza di rendere il decimo capitolo meno credibile, in caso di dubbio, del primo. Fra l'altro, anche nel decimo capitolo almeno una delle traduzioni è identica a quella del primo. Secondo il criterio tecnico, il verso 1.18 " ... ed i cerchi di tutt'e quattro stellati di occhi tutto all'intorno" è senz'altro quello giusto. Gli altri significati non sono rilevanti in quanto, anche se qua· e là si trovano tracce di "ocèhi ", il corpo centrale del veicolo lo si descrive come se fosse di cristallo e la capsula lucida e rifrangente la luce del sole. Quando sopra conferma che la superficie dell'astronave era liscia, il che ribadisce l'inesattezza del verso 12, quando accenna agli occhi del dorso, delle mani, delle ali e del corpo.
 
10.13. E sentii che alle ruote fu dato il nome di turbine.
Visto come sono costruite le ruote (fig. 10), l'espressione "turbine" rivela tutta la sua efficacia, data la rotazione specifica dei segmenti. È notevole l'annotazione " ... e sentii..." (forse questo verso dovrebbe seguire il 10.6 che contiene il secondo ordine del comandante "prendi dal fuoco del carro ... "), probabilmente frammentaria, il che suggerisce l'ipotesi che il resoconto di Ezechiele sulla conversazione udita fosse più ampio e che ne sia andata smarrita una parte.
 
10.14. Ciascuno aveva quattro facce: la prima faccia era quella di un cherubino. la seconda quella di un uomo, la terza quella di un leone e la quarta quella di un'aquila.
La descrizione delle facce è leggermente diversa da quella del verso 10 del primo capitolo, dove si legge: "1.10 ... presentavano l'aspetto di un uomo, ma tutti e quattro avevano pure una faccia di leone a destra, una faccia di bue a sinistra e una faccia d'aquila". Dal confronto fra le varie traduzioni risulta quanto è riprodotto nella tabella seguente. 
 
 
In entrambi i capitoli biblici la sequenza delle facce è uguale ma, come si vede nella tabella, esistono delle divergenze sulla prima faccia che è di volta in volta un cherubino, un bue o un toro. Dal punto di vista tecnico della nostra indagine, questa divergenza è solo rilevante in quanto introduce un elemento- di incertezza nella determinazione della forma di quel meccanismo che, come ricorderà il lettore, Ezechiele scambiò per "facce".Per quanto riguarda le "facce", Ezechiele dice espressamente:
 
10.22. Le loro facce erano come quelle che avevo vedute presso il fiume Kebar. Ciascuna di loro procedeva di fronte a sé.
Egli riafferma la conformità della nave spaziale, vista nel primo incontro, con quella del terzo.
 
10.20. Quegli esseri viventi erano I medesimi che io avevo veduto sotto il Dio d'Israele presso il fiume Kebar, e compresi che erano del cherubini.
 
Notevole è il passaggio dal singolare al plurale: anche se nei riferimenti 3 e 7 ricorre sempre il plurale, la versione con il singolare è quella che predomina. Questo fatto non è inspiegabile: al primo incontro Ezechiele inizia dall'immagine globale e passa quindi alle eliche. Qui il confronto vale soprattutto per l'immagine globale, infatti il profeta sottolinea esplicitamente l'identità con quanto vide presso il fiume Kebar. In questo capitolo biblico, le eliche vengono chiamate cherubini, il che giustifica il ricorso al plurale. L'uso del concetto "esseri viventi" è comunque confusionario, poiché al primo incontro gli "esseri viventi" erano le eliche. Tuttavia questa confusione terminologica non riveste alcun interesse tecnico particolare.
 
CAPITOLO 11°
 
11.1. Or, uno spirito mi sollevò e mi trasportò presso la porta orientale del Tempio, che guarda a levante ...
 
11.2. Allora il Signore mi disse: figlio d'uomo, questi sono ...
 
11.22. I cherubini allora levarono le loro ali e le ruote e si misero in moto con quelli, mentre la gloria di Dio d'Israele stava sopra di loro in alto.
 
11.23. Quindi la gloria del Signore si alzò, usci dalla città e andò a fermarsi sul monte, che sta ad oriente di Gerusalemme.
 
11.24. Allora uno spirito ml sollevò e ml portò in Caldea, fra gli esiliati, in visione, nello spirito di Dio, e poi si tolse dal mio sguardo la visione di cui ero stato testimone.
 
Verso 1: nel commento del riferimento 6 (pag. 56), per  porta anteriore del Tempio" si intende quella del cortile anteriore.
Sappiamo dal verso 10.19 che il comandante vi si era recato prima con la nave spaziale. Il verso contiene un'espressione più volte ripetuta, "uno spirito mi sollevò e mi trasportò ... " cbe Ezechiele adopera ogni volta che entra nell'astronave e quando viene spostato da un luogo all'altro senza, beninteso, che questo avvenga camminando. Ritorneremo ancora su questa espressione.
Verso 2: Ezechiele ed il comandante sono insieme presso la porta orientale, non sorprende allora che quest'ultimo gli rivolga di nuovo la parola. Tuttavia, i versi 22 e 24 escludono la presenza di Ezechiele nella capsula. Deduciamo che il comandante se ne sia ancora una volta allontanato per rientrarvi al momento del decollo. Il testo biblico al riguardo però tace e, con disappunto, ne constatiamo l'assenza! Del testo originario non rimane che un frammento all'inizio dell'undicesimo capitolo.
Verso 22: viviamo gli attimi che precedono il decollo. Le eliche si "levano" abbandonando la posizione di quiete in cui sono piegate all'ingiù. Inizia la manovra. Prima di alzarsi, l'astronave rotola leggermente in avanti. Come una corona, la capsula trasparente del comandante domina la nave spaziale. Ezechiele fotografa l'immagine, fissandosela indelebilmente nel pensiero ..
Verso 23: l'astronave decolla ed inizia quindi il volo orizzontale in direzione del "monte che sta ad oriente di Gerusalemme". Questi ultimi due versi rivestono un'importanza enorme: essi contengono in pratica la testimonianza di uno spettatore oculare. Un uomo, Ezechiele, documenta gli straordinari eventi del decollo e del volo terrestre di una nave spaziale, senza tuttavia emozionarsi e conservando una lucida obiettività. 2500' anni fa! Notiamo come, nella descrizione, sia stata evitata con cura la menzione del nome del monte che, secondo i commentari, sarebbe il Monte degli Ulivi. 
Verso 24: ritroviamo due espressioni ormai familiari, "uno spirito" e "spirito di Dio" che sollevano Ezechiele il quale, in pratica, viene portato nella nave spaziale e, con questa , vola in Caldea. Visto che lo portano in Caldea, devono anche riportarlo indietro, fatto che in sé non racchiude nulla di eccezionale. Diventa però significativo constatare che la nave spaziale, punto focale della nostra attenzione durante il terzo incontro, è appena decollata. Inoltre, i versi finali di questo capitolo biblico, ci dicono che Ezechiele non compie il volo di ritorno con la medesima astronave con cui viaggiano all'andata. Ne traiamo la conclusione che esista una seconda nave spaziale, il che non stupisce troppo, anche se ipotizzare che ci sia un'altra nave spaziale che si occupi solo di Ezechiele, ci sembra illogico ed eccessivamente antieconomico. Se tuttavia ci soffermiamo sulle oscure vicende che accadono, la presenza di una seconda astronave si giustifica meglio. Esistono parecchi indizi che l'operazione culminata con l'allontanamento del materiale "ardente" (verso 10.7) della nave spaziale fosse alquanto critica. La presenza di una seconda astronave nei paraggi, non sarebbe stata sgradita al comandante della prima che, in caso di emergenza, avrebbe potuto raggiungerla servendosi della capsula. Quest'ipotesi spiegherebbe quell'aver teleguidato la capsula vicino a sé, sganciandola dalla nave e ponendola ad una distanza di sicurezza opportuna. Se la seconda astronave si teneva ad un'adeguata distanza dalla prima, magari per evitare potenziali danneggiamenti, Ezechiele non poteva ancora averla vista. La presenza di quest'altro veicolo, risolverebbe in maniera ineccepibile il problema del trasporto di Ezechiele nel senso del verso 1. Passato il momento criticò, il comandante conduce Ezechiele alla porta orientale del Tempio. In occasione del prossimo incontro, il quarto, parleremo di numerosi voli di questo tipo e di breve durata.
 
IL QUARTO INCONTRO
Capitalo 40°

 
40.1. L'anno venticinquesimo della nostra deportazione. all'Inizio dell'anno, Il giorno dieci del mese, nell'anno quattordicesimo che la città era stata presa, in quel giorno Il Signore mi rapi In estasi e ml condusse.
 
40.2. in visioni divine nella terra d'Israele: ml posò sopra un monte altissimo, In vetta al quale sembrava costruita una città, dalla parte del mezzogiorno.
 
40.3. Egli mi trasportò in quel luogo: or, ecco, vi era là un personaggio dall'aspetto slmlle al bronzo, che teneva in mano una corda di lino e una canna di misura, e stava ritto presso la porta.
 
40.4. Quel personaggio mi disse: "Figlio d'uomo, mira coi tuoi occhi, ascolta bene con le orecchie e fai attenzione a tutto ciò che vedrai. Tu sei stato condotto qui, perché io faccia vedere a te e poi tu comunichi quanto avrai visto alla casa d'Israele."
Verso I : passarono all'incirca 19 anni prima che Ezechiele fosse di nuovo rapito « in estasi" dal Signore.
 
Verso 2: senza soffermarsi troppo sui particolari, durante questo incontro egli gode di "visioni divine" e viene portato sulla vetta di un monte. Scorge inoltre un agglomerato· di case che definisce "città". Ezechiele nòn è per nulla impressionato dal comandante che chiama familiarmente "egli".
Verso 3: Ezechiele era evidentemente atteso. Non dice se c'è nei paraggi il comandante. D'altronde, è ormai talmente in confidenza con la nave spaziale e con il comandante, da evitare ogni ripetizione di descrizioni già fatte in precedenza, si limita quindi a citare le novità. Per questa ragione si dilunga sul "personaggio dall'aspetto simile al bronzo" che costituisce una nuova apparizione. Non c'è dubbio che Ezechiele vide un uomo e non un nuovo tipo di oggetto volante, infatti, contrariamente ad altri casi, egli scrisse "una mano" e non "una forma di mano" ( si confronti in proposito il verso 8.3 ). Il nuovo personaggio lo guida nel tempio e la sua tuta è, o almeno sembra, metallica. Nei vari riferimenti da noi usati, si parla a volte di bronzo e a volte di ottone. Di che rivestimento si tratti, lo si deduce dalle seguenti riflessioni. Al momento del quarto incontro, Ezechiele aveva probabilmente una cinquantina d'anni. Egli conosceva certamente le corazze di metallo che indossavano i guerrieri dell'epoca. Stimiamo a sufficienza le sue doti di osservatore, per non ritenerlo più che in grado di descrivere un guerriero in corazza del tempo. Questa descrizione assomiglia piuttosto a quella del comandante del primo e del terzo incontro. Manca solo l'accenno alla lucentezza della tuta. Tutto ciò perde di importanza, in quanto Ezechiele non indugia intorno a fenomeni già acquisiti tant'è che, all'inizio dell'incontro, non si sofferma più sull'astronave e, più oltre, si limita al raffronto con quelle viste durante gli altri incontri. Il tempio, invece, viene illustrato nei minimi particolari, perciò ne deduciamo che la tuta in questione era analoga a quella indossata dal comandante. L'uomo porta una "corda di lino" ed una "canna di misura" nella mano. Dal verso 5 di questo capitolo biblico, si ricava che la lunghezza della canna era di sei cubiti e, secondo il riferimento 6 (pag. 267), questo corrisponderebbe a 2,3 metri. Essa viene usata negli incontri successivi e sarebbe interessante che diventasse, unitamente alla "corda di lino" oggetto di indagine da parte di studiosi della tecnica dell'informazione.
 
Verso 4: l'uomo ordina ad Ezechiele di fissarsi bene in mente quanto sta per vedere, per raccontarlo successivamente al popolo d'Israele. L'espressione è sorprendente nella sua semplicità: "Tu sei stato condotto qui, perché io faccia vedere a te e poi tu comunichi quanto avrai visto".
 
CAPITOLO 43°
 
43.1. Ml condusse allora verso Il portico che guarda a levante.
 
43.2. ed ecco la gloria del Signore d'Israele giungeva da oriente. Il suo rumore era come Il rumore di una massa di acqua, e la terra risplendeva della sua gloria.
 
Verso 2: atterra una nave spaziale, "La gloria del Signore d'Israele giungeva ... ". In una traduzione si legge il termine "calava", Il tutto è spiegabile riel senso del primo incontro, cioè di un atterraggio effettuato mediante il motore del primo razzo.
Quanto segue lo si ricostruisce facilmente: al momento del suo arrivO sul "monte altissimo", Ezechiele viene deposto ad una certa distanza da una porta che, più tardi, si rivela essere quella orientale. Abbandonata l'astronave (che quindi è anch'essa fuori della medesima porta), Ezechiele inizia con l'uomo in tuta la visita al tempio. Intanto la nave spaziale decolla e va a posarsi nel cortile interno del tempio. Immaginando di assistere alla scena dal cortile esterno, essa dovrebbe venire da oriente. Che sia l'intera astronave a volare sul capo di Ezechiele e non solo la capsula, lo si deduce da quel "rumore di una massa di acqua" già adoperato nel verso 1.24 per indicare l'analogo rumore delle eliche. Per l'effetto luminoso ricordato al termine del verso, non abbiamo ancora trovato una spiegazione soddisfacente.
 
43.3. Questa visione era come l'altra che avevo veduta quando venni per la futura distruzione della città, e ciò che si vedeva era come la visione che lo ebbi sul fiume Kebar. lo caddi bocconi colla faccia a terra.
 
Verso 3: queste poche frasi contengono dei particolari degni di nota. Innanzi tutto, lo conferma l'esatta rassomiglianza dell'attuale astronave con quella del terzo incontro. Quel "quando venni per la futura distruzione della città" dimostra che, in un lasso di tempo di circa 20 anni, Ezechiele vide sempre lo stesso tipo di nave spaziale. L'uniformità, in un periodo cli tempo così lungo, cli un modello di veicolo spaziale, indica che la tecnologia che lo produsse doveva essere alla fine cli un determinato sviluppo. Di. mostra inoltre che tale sviluppo era uniformemente diffuso in ogni campo, altrimenti non si spiegherebbe una simile stazionarietà. Allo stato attuale della nostra tecnologia, ad esempio, una situazione del genere, stazionaria per due decenni, sarebbe impensabile. Noi siamo all'inizio di un'era tecnologica, quindi dobbiamo essere dinamici, eccezion fatta per alcune apparecchiature ed utensili semplici, dove non si avverte più il bisogno di cambiare continuamente. Nell'ambito delle "macchine", l'alterazione. incessante prodotti è determinata dallo sviluppo tecnico, salvo pochi casi di piccoli apparecchi volanti o della Volkswagen. Qui si è verificato ciò che accade con le navi spaziali di Ezechiele: per · un certo fine e nell'ambito della tecnologia disponibile, è stata ,. individuata la forma ottimale, "definitiva" Dal nostro punto di vista, le astronavi di Ezechiele appartengono a dei tipi maturi: nel lasso di tempo che divide gli incontri del profeta con le navi spaziali, non si sono avute mo difiche essenziali. Ci sarebbe un'ipotesi che demolirebbe le tesi sostenute finora, e cioè che nave spaziale ed equipaggio appartenessero ad un'altra dimensione temporale. Tuttavia, vista la presenza di esseri viventi dalle sembianze umane cui accenna,Ezechiele, neanche il nostro attuale livello tecnologico, dove  le differenze che ci separano da quella tecnologia sono piuttosto  limitate, l'ipotesi della diversa dimensione di tempo non merita alcuna seria considerazione. È curioso come Ezechiele confronti espressamente le astronavi del primo e del terzo incontro e taccia su quella del secondo. (Si vedano i versi 8.4, 3.22 e 3.23). Una spiegazione .. potrebbe essere questa: negli incontri primo e terzo, la nave spaziale era al centro dell'azione e quindi dell'attenzione di Ezechiele, cosa che evidentemente non accade durante il secondo incontro. Come nel verso 2, la traduzione del riferimento 5 è diversa dalle altre. Quale esempio tipico di queste ultime riportiamo il riferimento 3.
 
Rif. 3: E la visione che io vidi. fu come quella che avevo veduta quando egli venne per distruggere la città ed era come la visione che avevo veduta presso il fiume Kebar, ed io caddi bocconi. Entrambe le versioni confermano l'identità delle navi spaziali, inoltre, nel riferimento 5 è inserita un'espressione per noi significativa, "apparecchio conducibile" il che è probabilmente dovuto alla diversità delle fonti originarie a cui attinsero i traduttori. L'apparecchio conducibile" è tale grazie alle ruote: questa particolare accezione del riferimento 5, conferma ancora una volta l'identità delle astronavi di Ezechiele negli incontri successivi.
 
43.4 Mentre la gloria del Signore entrò nel Tempio. per la porta orientale
 
43.5. Allora lo spirito mi sollevò e mi condusse nel cortile interno: ed ecco, la gloria del Signore riempiva il Tempio.
 
43.6. Allora io udii una voce che mi parlava dal Templo, mentre quell'uomo rimaneva ritto accanto a me.
 
43.7. La voce ml diceva: "Figlio d'uomo, questa è la sedia del mio trono, e questo è Il luogo In cui si poseranno i miei piedi, dove lo abiterò in mezzo al figli d'Israele in eterno."
 
Verso 4: la nave spaziale entra nel tempio non per la porta, ma dì sopra. In Italiano il testo biblico non è, in proposito chiaro come quello tedesco dove ùber significa sia per che sopra (N.d.T.). Anche le traduzioni inglesi, qui usano by in senso analogo a ùber.
Verso 5: Ezechiele viene condotto nel cortile interno, però non dice  "mi portò" o "mi lasciò andare", bensì "mi condusse". L'uomo che è vestito come il comandante, potrebbe avere in dotazione un propulsore individuale, di cui abbiamo parlato in precedenza (figura 12), che gli permette di volare da solo. In questo caso sarebbe in grado di sollevare Ezechiele e di trasportarlo per un breve tratto. Il testo è piuttosto esplicito al riguardo: "lo spirito mi sollevò e mi condusse ... ". L'ipotesi non è improbabile e non sarebbe irrealistica nemmeno oggi. Sorprende piuttosto che, nella nostra epoca, questi apparecchi non siano più diffusi e perfezionati, dati gli evidenti vantaggi che il loro impiego presenta nel percorrere rapidamente brevi o medie distanze. 
Verso 6: ancora una volta, le definizioni di Ezechiele si rivelano molto precise. Come al solito, l'apparizione della nave spaziale viene contrassegnata con una terminologia appropriata ed impressionante: "la gloria del Signore". Tuttavia, ad Ezechiele non sfugge che la voce che parla è reale e, per cosi dite, terrestre. Non dice quindi "la voce del Signore", ma più semplicemente, del tutto disincantato, "udii una voce che mi parlava dal Tempio". Questo verso precisa felicemente la situazione. Ezechiele è nel cortile, con l'uomo che l'accompagna nella visita al Tempio. Dopo l'atterraggio della nave spaziale, il comandante rivolge la parola ad Ezechiele e la voce viene "dal Tempio", quindi da una certa distanza. Possiamo immaginare che il comandante usasse un altoparlante, magari quello stesso con cui, all'inizio del terzo incontro, chiamò a rapporto i suoi uomini a terra (verso 9.1). Si elimina cosl ogni equivoco sull'identità presunta fra l'uomo che. accompagna Ezechiele ed il comandante. Non sono la stessa persona e si ha la netta impressione che !'"uomo" abbia un aspetto umano. . 
Verso 7: si ha la quasi certezza, leggendo il testo, che chi parla ad. Ezechiele sia il comandante dell'astronave. Ezechiele dimentica ogni timore- riverenziale e lo chiama semplicemente "egli".
 
CAPITOLO 44°
 
44.1. Mi condusse poi verso il portico esterno del Templo che guarda a levante: era chiuso.
 
44.4. Poi ml condusse per li portico settentrionale, in faccia al Templo. lo guardai, ed ecco la gloria del Signore riempiva il Santuario del Signore, e mi gettai colla faccia a terra.
 
Versi 1 e 4: è la prima ed ultima volta che Ezechiele viene portato da un luogo all'altro. Egli non menziona il soggetto della frase, né dice "lo spirito", ma quel "mi condusse": ci fornisce la chiave della soluzione. Il resoconto del profeta inizia con la descrizione della via percorsa. Dapprima la porta orientale, subito abbandonata, quindi quella settentrionale, poi, con una deviazione, Ezechiele viene condotto davanti al tempio. Se quella sopra è la via percorsa da Ezechiele, una piantina del tempio ci aiuterebbe a verificarla, tuttavia è praticamente impossibile disegnarla in quanto ci mancano troppi dati. Riusciamo però a delimitare il luogo e ad indicare la disposizione dei cortili, grazie ai capitoli biblici 40, 41 e 42. La piantina così redatta, dimostra che la via descritta non è affatto possibile. Non esiste un collegamento fra il cortile orientale esterno e quello settentrionale. Per percorrere la via indicata nei versi 1 e 4, Ezechiele ed il suo accompagnatore avrebbero dovuto uscire dal tempio per la porta orientale esterna, procedere lungo il perimetro esterno dirigendosi verso nord, quindi girare in direzione ovest fino a trovare la porta settentrionale esterna, entrare, guadagnando cosl la porta settentrionale interna e infine il Tempio. Questa lunga camminata è impossibile, perché, come si legge nel verso 1, "il portico esterno del Tempio che guarda a levante era chiuso".
L'altra via, quella interna, implica il passaggio per la porta orientale interna, in contrasto quindi con quanto afferma il testo biblico che parla chiaramente di porta settentrionale. L'unica via possibile è quindi quella aerea. Davanti al Tempio, Ezechiele incontra il comandante e la nave spaziale, ·« la gloria del Signore", e si getta "colla faccia a terra". Così, almeno per quanto riguarda l'astronave, l'equipaggio e l'accompagnatore, termina il quarto incontro narratoci da Ezechiele.