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domenica 9 ottobre 2016

LE PIRAMIDI DEGLI DÈI E DEI RE


Nei sotterranei del British Museum è conservata da qualche parte una tavoletta di argilla trovata a Sippar, il "centro di culto" di Shamash in Mesopotamia. Il dio è rappresentato seduto su un trono, sotto un baldacchino sostenuto da una colonna a forma di palma da dattero . Un'altra divinità presenta a Shamash un re e suo figlio. Sopra un piedistallo davanti a Shamash si trova un oggetto di grandi dimensioni con l'immagine di un pianeta che emette raggi luminosi. Le iscrizioni invocano gli dèi Sin (padre di Shamash), lo stesso Shamash e sua sorella Ishtar.
II tema della scena  la presentazione di sacerdoti o di re a una divinità superiore  è alquanto comune, e non pone alcun problema. Ciò che invece risulta strano e che lascia perplessi in questa rappresentazione sono le due divinità quasi sovrapposte che, oltre lo spazio della scena stessa, tengono, ciascuna con tutte e due le mani, due corde alle cui estremità è posto il simbolo del pianeta. Chi sono queste due divinità? Quale funzione svolgono? Sono collocate nella stessa posizione? Se lo sono, perché tengono o tirano due corde, e non soltanto una? Dove sono? Che legame hanno con Shamash? Come ben sanno gli studiosi, Sippar era la sede della Corte Suprema sumerica e, di conseguenza, Shamash era colui al quale spettava l'ultima parola in materia di legislazione. Hammurabi, il re babilonese celebre per il suo codice di leggi, si fece ritrarre mentre riceveva le leggi da Shamash seduto sul trono. Questa scena con le due divinità che tengono in mano delle corde è anch'essa in qualche modo ricollegabile alla promulgazione di leggi? Nonostante lunghi studi, non si è ancora trovata una risposta adeguata. Siamo certi, comunque, che la soluzione sia da sempre disponibile proprio all'interno dello stesso British Museum  anche se non fra i reperti assiri, ma nella sezione dedicata alla civiltà egizia. In una stanza separata da quella nella quale sono conservate le mummie e gli altri reperti provenienti dalle tombe, sono espo-ste pagine appartenenti a diversi papiri che contengono il Libro dei Morti. E la risposta è proprio lì, visibile a tutti .

Si tratta di una pagina del "Papiro della regina Nejmet" e il disegno mostra la parte finale del viaggio del faraone nel Duat. Le dodici divinità che hanno spinto la sua barca nei cunicoli sotteranei  lo hanno condotto fino al Luogo dell'Ascensione, dove lo aspettava l'"Occhio rosso di Horus". Qui, spogliato del corpo terreno, si riteneva che il faraone ascendesse al cielo. La sua assunzione era indicata nella scrittura geroglifica con il simbolo di uno scarabeo (che significava "rinascita"). Le divinità, divise in due gruppi, pregano perché il faraone possa raggiungere felicemente la Stella Imperitura. Anche in questa antica rappresentazione egizia sono chiaramente visibili due divinità che tengono delle corde. Diversamente dalla rappresentazione proveniente da Sippar, questa del Libro dei Morti mostra le due divinità non addossate una sull'altra, ma a due estremità della scena, e chiaramente poste fuori dai cunicoli sotterranei. Non solo il luogo occupato dalle divinità è contrassegnato da un omphalos appoggiato su una piattaforma. Ed è evidente che i due aiutanti divini non si limitano a tenere in mano le corde, ma stanno anche misurando qualcosa, Questa scoperta non ci dovrebbe stupire, da alcuni versi del Libro dei Morti sappiamo già che durante il viaggio nell'oltretomba il faraone incontrava gli dèi «che tengono le funi nel Duat» e quelli «che tengono le corde per misurare». Ci torna alla mente un'indicazione contenuta nel Libro di Enoch. Qui, lo ricordiamo, si racconta che, quando fu trasportato da un angelo a visitare il paradiso terrestre a occidente, Enoch «vide in quei giorni che venivano date delle lunghe corde agli angeli che spiccavano il volo, e quelli andavano verso il nord». A una domanda di Enoch, l'angelo che lo aveva condotto là rispose: «Sono andati a misurare ... porteranno le misure del Giusto al Giusto ... tutte queste misure riveleranno i segreti della Terra». Esseri con le ali che vanno verso il nord per prendere delle misure... Misure che riveleranno i segreti della Terra... D'un tratto ci risuonano nella mente le parole del Profeta Abacuc  le parole che descrivono l'apparizione del Signore da sud, mentre si dirige a nord: 

II Signore verrà da sud, 
II Santo dal monte Paran. 
I cieli sono pieni del suo spirito 
II suo splendore riempie,la Terra; 
II suo splendore è come la luce. 
I suoi raggi splendono dal luogo 
Nel quale è riposto il suo potere. 
La Parola è innanzi a lui, Scintille 
brillano dal basso. Si ferma per misurare 
la Terra; Lo vedono, e tremano le Nazioni. 

Dunque, la misurazione della Terra e i suoi "segreti" erano collegati al volo degli dèi nei cieli che sovrastano la Terra? I testi ugaritici aggiungono .un'indicazione quando ci dicono che, dalla vetta di Zaphon, Ba'al «allunga una corda forte ed elastica, verso il cielo (e) nel Luogo di Kadesh». Ogni volta che questi testi contengono parole rivolte da una divinità a un'altra, il verso inizia con la parola Hut. Gli studiosi ritengono che si tratti di una specie di prefisso che indica la volontà di rivolgere la parola a qualcuno, come «Sei pronto per ascoltarmi?». Il termine però potrebbe anche significare letteralmente, nelle lingue semitiche, "corda, fune". E infatti, in egiziano la parola Hut significa anche "estendere, allungare". Heinrich Brugsch, nel commento di un testo egizio sulle battaglie di Horus (Die Sage von der geflùgten Sonnenscheibe), notò come Hut fosse anche un nome di luogo  la dimora degli Estensori Alati, oltre che il nome della montagna all'interno della quale Seth imprigionò Horus. Nella rappresentazione proveniente dall'Egitto  vediamo che le "pietre dell'oracolo", diforma conica, erano collocate proprio dove erano posti i Misuratori Divini. Anche a Baalbek si trovava una pietra simile, una Pietra dello Splendore che poteva svolgere le stesse funzioni dell'Ha. C'era una pietra da oracolo anche a Eliopoli, la città gemella egiziana di Baalbek. Baalbek era la Piattaforma di attcrraggio degli dèi; le corde egiziane conducevano al Luogo dell'Ascensione del faraone nel Duat. Il Signore della Bibbia che nel libro di Abacuc è indicato con una variante di E/- misurava la Terra quando volava da sud a nord. Si tratta solo di una serie di coincidenze o di parti di uno stesso mosaico? Abbiamo poi la rappresentazione proveniente da Sippar. Non sarà inopportuno ricordare che nel periodo che precedette il Diluvio, quando Sumer era la Terra degli Dèi, Sippar era il porto spaziale degli Anunnaki, e Shamash il suo comandante. Considerato da questo punto di vista, il ruolo dei Misuratori Divini risulterà chiaro: le loro corde misuravano la traiettoria che conduceva al porto spaziale. Ci aiuterà richiamare il modo in cui Sippar venne fondata, ovvero come fu scelto il luogo per il primo porto spaziale sulla Terra, più o meno 400.000 anni fa. Quando a Enlil e ai suoi figli venne assegnato il compito di creare un porto spaziale sul pianeta Terra, nella pianura posta tra i due fiumi della Mesopotamia, fu elaborato un progetto guida iniziale; esso prevedeva la scelta di una sede per il porto spaziale la determinazione di una traiettoria di volo e la creazione di attrezzature per la guida e il controllo della missione. La base spaziale venne fondata nel punto più alto del Vicino Oriente  "sul monte Ararat"  e venne tracciato un meridiano in direzione nord-sud che la attraversava. Fu quindi fissata una traiettoria di volo sopra il Golfo Persico, molto lontano dalle catene montuose laterali, precisamente con un comodo angolo di 45°. Sippar  la "Città dell'Uccello"  doveva essere fondata nel punto di incontro delle due linee, sulle rive dell'Eufrate. Furono poi tracciati gli schemi di cinque insediamenti, tutti equidistanti l'uno dall'altro, lungo la diagonale dell'angolo di 45°, L'insediamento centrale  Nippur ("II Luogo del Crocevia")  doveva servire come centro di controllo della missione. Altri insediamenti formavano un corridoio la cui forma ricorda quella di una freccia; tutte le linee convergevano verso Sippar.
Tutto ciò, comunque, venne spazzato via dal Diluvio, circa 13.000 anni fa. Nel periodo immediatamente successivo rimase in funzione solo la Piattaforma di atterraggio a Baalbek e finché non potè essere costruito un secondo porto spaziale, tutti gli at-terraggi e tutti i decolli delle navette spaziali dovettero essere effettuati da qui. Dobbiamo credere che, per raggiungere quel luogo, chiuso tra due catene montuose, gli Anunnaki confidassero solo nella loro abilità di piloti, o siamo autorizzati a pensare che, non appena poterono, cercarono di tracciare una sorta di "corridoio di discesa" che, attraverso dei punti di riferimento, facilitasse l'atterraggio a Baalbek? Con l'aiuto di alcune fotografie della Nasa, che ritraggono la Terra vista dallo spazio, è possibile osservare il Vicino Oriente come doveva apparire agli Anunnaki dalle loro navette.
Baalbek era là, un piccolo punto a nord. Quali erano i luoghi più adatti per tracciare un corridoio di discesa di forma triangolare? Lì vicino, verso sud-est, sorgeva nel Sinai meridionale un gruppo di montagne, al cui centro si trovava la cima più alta (ora conosciuta come monte Santa Caterina): essa poteva servire come segnale naturale per tracciare la linea sud-orientale. Ma dove trovare qualcosa di simile a nord-ovest, che potesse costituire il punto di riferimento per tracciare la linea settentrionale del triangolo? Le cose dovettero andare più o meno cosi, sulla navetta spaziale, il Controllore  un "Misuratore Divino"  diede un'occhiata alla Terra sotto di lui, quindi tornò a studiare le carte. Molto lontano, oltre Baalbek, si intravedevano le due cime dell'Ararat; allora tracciò una linea retta che dall'Ararat passava per Baalbek e arrivava direttamente nel cuore dell'Egitto. Prese il compasso. Tenendo Baalbek come centro, tracciò un arco che passava per la cima più alta della penisola del Sinai dove l'arco intersecava la linea Ararat-Baalbek, disegnò una croce racchiusa in un cerchio. Poi tracciò due linee di uguale lunghezza, che collegavano Baalbek rispettivamente alla montagna nel Sinai e al luogo segnato con una croce 
«Questo», disse, «sarà il nostro corridoio di discesa, e ci porterà dritti a Baalbek.» «Ma signore», disse uno dei suoi a bordo, «dove avete segnato quella croce non c'è niente, niente che possa servirci come segnale guida!» «Allora dovremo costruire una piramide in quel punto», rispose il comandante. E proseguirono il volo, per annunciare la loro decisione. C'è stata veramente una conversazione simile a bordo di una navetta spaziale degli Anunnald? Naturalmente non lo sapremo mai (a meno che un giorno non si trovi un documento sul quale sia stata registrata); qui abbiamo solo reso con un dialogo immaginario dei fatti sbalorditivi ma incontestabili: 

- l'eccezionale piattaforma a Baalbek è lì fin dall'antichità, ed è intatta nella sua misteriosa immensità; 

- il monte Santa Caterina, la cima più alta della penisola del Sinai, è ancora lì, venerato fin dall'antichità e circondato (insieme al suo vicino a vette gemelle, il monte Mussa) da leggende di angeli e di dèi; 

- la Grande Piramide di Giza, con le sue due compagne e la straordinaria Sfinge, si trova precisamente sulla linea che unisce Ararat e Baalbek; 

- la distanza che separa Baalbek dal monte Santa Caterina e dalla Grande Piramide di Giza è esattamente identica. 

Ma questa, aggiungiamo subito, non è che una sola parte dello stupefacente reticolato che  come vedremo  tracciarono gli Anunnaki in relazione al loro porto spaziale post-diluviano. Perciò, indipendentemente dal fatto che sulla navetta spaziale si fosse svolto o meno il dialogo che abbiamo riportato, siamo certi che fu proprio così che si iniziò la costruzione delle piramidi in Egitto. In Egitto esistono piramidi e costruzioni a forma piramidale," sparse sul territorio dal delta del Nilo a nord, fino alla Nubia (e nello stesso territorio nubiano) a sud. Ma quando si parla di piramidi, in genere non si considerano le numerose imitazioni, variazioni e "mini-piramidi" di tempi più recenti: gli studiosi, come i turisti, intendono le venti e passa piramidi che si pensa siano state costruite dai faraoni del Regno Antico (circa 2700-2180 a.C). A loro volta, esse si distinguono in due gruppi diversi: le piramidi che chiaramente si identificano con i sovrani della Quinta e Sesta Dinastia (come Unash, Teti, Pepi), decorate e recanti le iscrizioni dei celebri Testi delle Piramidi; e le piramidi più antiche, attribuite ai re della Terza e Quarta Dinastia. Sono proprio queste ultime le più affascinanti. Di dimensioni maggiori, più compatte, più regolari, insomma più perfette di quelle che furono innalzate dopo di loro, esse sono anche le più misteriose  visto che non offrono neppure una minima traccia che riveli il segreto motivo della loro costruzione. Nessuno può veramente sapere chi le costruì, come, perché e addirittura quando; ci sono solo teorie e congetture. I manuali ci dicono che la prima colossale piramide dell'Egitto fu costruita da un re chiamato Zoser, il secondo faraone della Terza Dinastia (2650 a.C. circa secondo la maggior parte degli studiosi). Avendo scelto un luogo ad ovest di Menfi, sull'altopiano che era utilizzato come necropoli (la città dei morti) dell'antica capitale, egli affidò al brillante scienziato e architetto Imhotep, che lavorava per lui, l'incarico di costruire una tomba che superasse tutte quelle costruite in passato. Fino ad allora si era seguita l'usanza di scavare una tomba nel terreno roccioso seppellirvi il re e poi ricoprire il sepolcro con un'enorme pietra tombale messa in orizzontale, chiamata mastaba, che con il tempo divenne di dimensioni sempre maggiori. Secondo alcuni studiosi l'intraprendente Imhotep avrebbe ricoperto la mastaba originaria sulla tomba di Zoser con una serie di strati sovrapposti di mastabe sempre più piccole, in due fasi (fig.  a), ottenendo così una piramide a gradini. Oltre la piramide, in un vasto spazio rettangolare, fu costruita una serie di edifici funzionali o semplicemente ornamentali  cappelle, templi funerari, magazzini, quartieri per il personale e così via; quindi l'intera area fu circondata da possenti mura. È ancora possibile visitare la piramide e le rovine di alcuni degli edifici vicini e delle mura (fig.  b) a Sakkara  nome che probabilmente fu scelto in onore di Seker, il "dio nascosto".
I manuali dicono che ai sovrani che succedettero a Zoser piac quero queste costruzioni e che essi cercarono quindi di imitare il loro predecessore. Si può immaginare che fosse Sekhemkhet, il primo successore di Zoser, a iniziare la costruzione della seconda piramide a gradini, anch'essa a Sakkara. Essa tuttavia non fu mai effettivamente innalzata, per motivi a noi sconosciuti (forse mancò il misterioso genio della scienza e dell'ingegneria di allora, Imhotep). Una terza piramide a gradini o, meglio, il complesso delle rovine delle sue fondamenta  fu scoperta circa a metà strada tra Sakkara e Giza verso nord. Più piccola delle altre, essa viene logicamente attribuita da alcuni studiosi al faraone successivo, Khaba. Secondo alcuni studiosi uno o due faraoni della Terza Dinastia, a noi rimasti sconosciuti, tentarono ancora di innalzare piramidi qua e là, ma senza molto successo. Dobbiamo ora spostarci una cinquantina di chilometri a sud di Sakkara, in un luogo chiamato Maidum, per esaminare la piramide che si ritiene sia stata quella successiva in ordine cronologico. Mancando ogni prova concreta, si può tuttavia presumere che essa sia stata costruita dal faraone immediatamente successivo, di nome Huni. Anche se abbiamo semplici indizi, si può comunque ritenere che egli abbia solo iniziato la costruzione, e che si sia impegnato a terminarla il successore, Sneferu, il primo re della Quarta Dinastia. Come le altre, essa fu iniziata secondo il modello delle piramidi a gradini, ma per ragioni rimaste del tutto ignote e inspiegabili, i costruttori decisero di farne una "vera" piramide, e cioè di dotarla di pareti lisce. Questo significava che uno strato liscio di pietre doveva essere sistemato come un involucro esterno formando un angolo acuto (fig.  a). Per ragioni ancora una volta sconosciute, fu scelto un angolo di 52°. Ma quella che, secondo i manuali, doveva essere la primissima vera piramide si concluse invece in un completo fallimento: l'involucro esterno, la parte interna e parti dello stesso nucleo centrale, tutti in pietra, cedettero sotto il peso verticale delle lastre, messe l'una sopra l'altra in un equilibrio instabile. Tutto ciò che rimane di questo esperimento è parte del compatto nucleo alterno, con un gran mucchio di macerie sparse attorno (fig.  b).
 
Secondo alcuni studiosi (come Kurt Mendelssohn, The Ridale ofthe Pyramids), Sneferu stava costruendo contemporaneamente  anche un'altra piramide, un po' a nord di Maidum, quando crollò questa di Maidum. Gli architetti di Sneferu si affrettarono a modificare la pendenza della nuova piramide, che era già stata eretta per metà. L'angolo minore (43°) assicurava una maggiore stabilità e riduceva l'altezza e la massa della piramide. Fu una saggia decisione, come testimonia il fatto che la piramide  che da allora è chiamata la Piramide Curva   è ancora in piedi.
 
Incoraggiato dal successo, Sneferu ordinò di innalzare un'altra vera piramide vicino alla prima. Questa che, per il colore delle pietre utilizzate, viene chiamata la Piramide Rossa, doveva realizzare un progetto di per sé impossibile: una forma triangolare costruita su una base quadrata, le pareti di circa 200 metri ciascuna; la vertiginosa altezza di circa 100 metri. Ma questa trionfale ìmpresa venne realizzata con un piccolo inganno: invece che con la perfetta inclinazione di 52°, i lati di questa "prima piramide classica" si innalzavano con una pendenza molto più rassicurante, inferiore ai 44°... Ed eccoci a una rapida cronistoria delle piramidi egizie, quale  ce la propongono gli studiosi della materia. Sneferu era il padre di Khufu (Cheope per gli storici greci); si è quindi ipotizzato che il figlio abbia seguito l'esempio del padre facendo costruire un'altra piramide, più grande e imponente: la Grande Piramide di Giza. Essa spicca maestosa da millenni, insieme ad altre due importanti piramidi, attribuite ai suoi successori Chefra (Chefre) e Menkara (Micerino); tutte e tre sono circondate, come i pianeti dai satelliti, da una serie di piramidi più piccole, da templi, mastabe, tombe e dall'unica Sfinge. Anche se sono attribuite a sovrani diversi, le tre costruzioni  furono naturalmente progettate e realizzate come un unico gruppo, allineate esattamente non solo ai punti cardinali, ma anche secondo un altro criterio, infatti le triangolazioni che iniziano con questi tre monumenti possono essere estese fino a misurare l'intero Egitto anzi, volendo, l'intero pianeta. In tempi moderni, furono i genieri di Napoleone a realizzare per primi tali misurazioni: prendendo come punto centrale la cima della Grande Piramide, effettuarono da qui la triangolazione, tracciando così la mappa del Basso Egitto.


Ma il tutto divenne ancora più facile quando si scopri che il luogo si trova, a tutti gli effetti, esattamente sul trentesimo parallelo (nord). L'intero complesso degli enormi monumenti di Giza  era stato costruito al limite orientale dell'altopiano libico, che ha inizio in Libia a ovest e si estende fin proprio alle sponde del  Nilo. Anche se si trova solo a 45 metri di altezza rispetto alla valle del fiume, Giza si trova in una posizione dominante e da essa si ha libera visuale a 360 gradi. La Grande Piramide sorge all'estremo limite nord-orientale di una sporgenza dell'altopiano; poche centinaia di metri a nord e a est iniziano la sabbia e il limo, che rendono impossibile la costruzione di edifici così massicci. Uno degli studiosi che per primi effettuarono misurazioni precise, Charles Piazzi Smyth  stabilì che il centro della Grande Piramide si trovava a 29° 58' 55" di latitudine nord  sfasata, cioè, di solo un sesto di grado rispetto al trentesimo parallelo. Il centro della seconda piramide era solo a tredici secondi (13/3.600 di grado) a sud. La posizione perfettamente allineata ai punti cardinali; l'inclinazione delle pareti secondo l'angolo di circa 52° (inclinazione alla quale l'altezza della piramide rispetto alla sua circonferenza è uguale a quella di un raggio di un cerchio rispetto alla sua circonferenza); le basi quadrate, su piattaforme perfettamente orizzontali tutto fa pensare ad un elevato livello di conoscenze di matematica, astronomia, geometria, geografia e naturalmente architettura e tecnica delle costruzioni, come pure a una provata abilità "manageriale" nel mobilitare la manodopera necessaria, nel pianificare e poi eseguire progetti così complessi e a lungo termine. Ma la meraviglia aumenta quando ci si rende conto della complessità interna di queste costruzioni e della precisione di gallerie, corridoi, camere, condotti e aperture che furono realizzate all'interno delle piramidi, gli ingressi nascosti (sempre sul lato settentrionale), i sistemi di chiusura e di bloccaggio  nessuno visibile dall'esterno, tutti perfettamente allineati l'uno all'altro, realizzati in queste montagne artificiali come se fossero state costruite a strati successivi. Anche se la Seconda Piramide (quella di Chefre) è solo poco più piccola della prima, la "Grande Piramide" (altezza: 143 e 146 metri; lati alla base rispettivamente di 215 e 230 metri), è quest'ultima che nel complesso ha attirato l'interesse e ha stimolato l'immaginazione degli studiosi (e non solo loro) fin da quando ci si è interessati a questi monumenti. Essa è stata e rimane tuttora la più grande costruzione in pietra del mondo, essendo stata costruita, si pensa, con circa 2.300.000-2.500.000 lastre di pietra calcarea gialla (il nucleo centrale), bianca (il liscio rivestimento o involucro) e granito (per le camere e le gallerie interne, per i tetti, ecc). È stato calcolato che nel complesso la sua massa, stimata di circa 2.633.000 metri cubi per un peso di 7 milioni di tonnellate, supera quella del totale di tutte le cattedrali, chiese e cappelle costruite in Inghilterra dall'inizio dell'era cristiana. Su un terreno artificialmente livellato, la Grande Piramide sorge su una sottile piattaforma, i cui quattro angoli sono segnalati da cavità delle quali non è stata ancora chiarita la funzione. Nonostante il trascorrere dei millenni, i movimenti delle masse continentali, la rotazione della Terra sul suo asse, i terremoti e l'immenso peso della stessa piramide, la piattaforma relativamente piccola (spessa meno di 55 centimetri) è ancora intatta e perfettamente piana: l'errore o lo spostamento nel suo allineamento orizzontale risulta minore di 0,25 centimetri rispetto ai 231 metri di ciascun lato della piattaforma stessa. Da lontano, la Grande Piramide e le sue due compagne sembrano vere piramidi, ma se ci si avvicina si vede che anch'esse sono una specie di piramidi a gradini, costruite con strati di pietra sovrapposti, di dimensioni sempre minori. In effetti, studi recenti ipotizzano che la Grande Piramide sia una piramide a gradini nel suo nucleo interno, progettato per contrastare l'enorme forza eser-citata in senso verticale.
 
Le pareti esterne lisce e inclinate furono ottenute mediante le pietre di rivestimento, sottratte poi dagli Arabi che le utilizzarono nella costruzione della vicina II Cairo; tuttavia, se ne possono vedere alcune nella loro posizione originaria vicino al culmine della Seconda Piramide, e altre furono rinvenute alla base della Grande Piramide.Furono proprio queste pietre di rivestimento a determinare l'inclinazione delle pareti della piramide; fra tutte le pietre usate nella costruzione esse sono le più pesanti; le sei facce di ogni lastra sono state tagliate e lucidate con estrema precisione, in modo da combaciare perfettamente non solo con le pietre della parte interna che dovevano ricoprire, ma anche una con l'altra su tutte e quattro le pareti esterne, formando un'area precisa, di quasi 85.000 metri quadrati di blocchi di pietra calcarea.

Le piramidi di Giza sono oggi prive della loro parte superiore o della punta; questa aveva una forma piramidale e poteva essere sia tutta di metallo, sia solo coperta da un metallo splendente come le punte degli obelischi, anch'essi di forma simile a quella di una piramide. Nessuno sa da chi, quando e perché esse furono tolte da lì; si sa tuttavia che in tempi successivi i vertici delle piramidi, che assomiglia vano al Ben-Ben di Eliopoli, furono fatti con un granito particolare e che vi si incisero particolari iscrizioni.
 
Quella proveniente dalla piramide di Amen-em-khet a Dahshur, rinvenuta sotto terra a una certa distanza dalla piramide, portava il simbolo del globo alato e la seguente iscrizione: II volto del re Amen-em Keth è aperto Che possa vedere il Signore della Montagna della Luce Quando egli viaggia attraverso il cielo. Quando Erodoto visitò Giza nel quinto secolo, non menzionò le punte di pietra, ma precisò che le pareti erano ancora ricoperte dei loro levigati rivestimenti. Come altri prima di lui, e come molti altri dopo, Erodoto si chiese come avessero fatto a realizzare queste costruzioni, che figuravano fra le sette meraviglie del mondo antico. A proposito della Grande Piramide, le sue guide gli dissero che erano stati necessari 100.000 uomini, sostituiti ogni tre mesi da manodopera fresca, «dieci anni di schiavitù del popolo» solo per costruire la strada che portava alla piramide, in modo da poter trasportare sul posto la pietra dopo averla estratta. «Per la costruzione della piramide da sola ci vollero vent'anni.» Fu Erodoto a tramandare la notizia che il faraone che ordinò la piramide era Cheope (Khufu); egli però non dice perché e a che scopo. Allo stesso modo, Erodoto attribuì a Chefre (Chefra) la Seconda Piramide, «delle stesse dimensioni, tranne per il fatto che era più bassa di dodici metri», e scrisse che Micerino (Men-ka-ra) «anche lui lasciò una piramide, ma molto più piccola di quella del padre» suggerendo, senza tuttavia dirlo a chiare lettere, che si trattasse della Terza Piramide di Giza. Nel primo secolo d.C, il geografo e storico romano Strabone riferì non solo di una sua visita alle piramidi, ma anche del suo ingresso all'interno della Grande Piramide attraverso un'apertura nella parete settentrionale, nascosta da una lastra di pietra che ruotava su dei cardini. Seguendo un passaggio lungo e stretto, egli raggiunse un pozzo scavato nel pavimento di pietra come avevano fatto prima di lui altri turisti greci e romani. Il punto preciso di questa entrata fu dimenticato nei secoli seguenti, e quando il califfo musulmano Al Mamoon tentò di entrare nella piramide nell'820 d.C, dovette impiegare un esercito di muratori, fabbri ferrai e genieri per forare le pietre e praticare un tunnel verso il centro della piramide. Lo spingevano sia il desiderio di conoscenza che l'avidità di ricchezze; egli infatti sapeva da antiche leggende che la piramide conteneva una camera segreta nella quale nel corso dei secoli erano state nascoste mappe del cielo e globi terrestri, così come «armi che non arrugginiscono» e «vetro che si piega senza rompersi». Frantumando le pietre, riscaldandole e raffreddandole in successione finché non si spezzavano, battendole e scalpellandole, gli uomini di Al Mamoon penetrarono nella piramide centimetro dopo centimetro. Stavano quasi per rinunciare, quando sentirono il rumore di una pietra che cadeva non lontano da loro: ciò significava che nei paraggi c'era una cavità. Con nuova energia si aprirono faticosamente una via verso l'originario corridoio di discesa . Risalendolo, arrivarono all'entrata originaria che all'esterno non avevano visto. Scendendo, raggiunsero il pozzo che aveva descritto Strabone; era vuoto.
 
Da esso partiva un condotto, che però era cieco. Quanto ai ricercatori, non avevano avuto molta fortuna. Le altre piramidi, nelle quali si era entrati più o meno facilmente nel corso dei secoli, avevano la stessa identica struttura interna: un corridoio di discesa che portava a una o più camere. Nella Grande Piramide non c'era traccia di alcuna camera; non vi erano dunque altri segreti da scoprire... Ma il destino voleva che le cose andassero diversamente. Gli scavi degli uomini di Al Mamoon, come detto, avevano fatto traballare una pietra; il rumore provocato dalla sua caduta li aveva incoraggiati a continuare il lavoro. Proprio quando stavano per rinunciare, la pietra che era caduta venne trovata sul pavimento del corridoio di discesa: aveva una forma strana, triangolare. Considerando il soffitto, si vide che la pietra serviva a nascondere una grossa lastra rettangolare di granito, in un angolo che dava sul corridoio di discesa. Forse essa nascondeva la via che portava proprio ad una stanza segreta che naturalmente nessuno aveva mai visto. Gli uomini di Al Mamoon, poiché non erano in grado di rimuovere o rompere il blocco di granito, lo aggirarono scavando mia galleria. Si scoprì così che la lastra di granito era solo una di una serie di blocchi massicci, ai quali facevano seguito blocchi di pietra calcarea, che nascondevano un corridoio di salita con la stessa inclinazione di 26° del corridoio di discesa (la metà della pendenza delle pareti esterne della piramide). Dalla cima del corridoio di salita un passaggio orizzontale conduceva ad una stanza di forma squadrata, con un tetto a due spioventi e con una strana nicchia nella parete orientale; la camera era completamente vuota.
 
In seguito si è scoperto che questa camera si trova precisamente a metà dell'asse nord-sud della piramide fatto del quale ancora non è stato chiarito il significato. Essa viene chiamata "Camera della Regina", ma il nome è puramente fantastico, non basato su alcuna notizia sicura. Dalla fine del corridoio di salita partiva una grande galleria, lunga circa 45 metri e con la stessa pendenza di 26°, articolata e curata nei particolari.
 

Lungo tutto il pavimento, incassato, corrono ai due lati delle rampe; in ogni rampa è intagliata una serie di scanalature rettangolari disposte a distanza regolare l'una dall'altra e uguale sui due lati, in modo che ad ogni scanalatura ne corrisponda esattamente un'altra sulla parete opposta. I muri della grande galleria sono alti più di 5 metri e presentano sette mensole, ognuna delle quali sborda rispetto a quella inferiore di circa 7 centimetri, in modo che man mano che si va verso il soffitto la galleria diventa più stretta. Nel punto più alto, il soffitto della galleria ha una larghezza identica a quella del pavimento infossato che sta tra le rampe. All'imbocco della galleria, nella parte superiore, un'enorme pietra formava una specie di piattaforma, dalla quale partiva un corridoio breve e relativamente più stretto e più basso (un solo metro di altezza); esso conduceva a un'anticamera di struttura estremamente complessa, dalla quale si potevano abbassare con un manovra (forse tirando delle corde) tre massicci muri di granito cne potevano ostruire in senso verticale il passaggio e dUindi impedire l'avanzata di eventuali (e sgraditi) visitatori. Un altro breve corridoio, di larghezza e altezza simili al precedente, conduceva ad una stanza con un alto soffitto, tutta in granito rosso e levigato la cosiddetta Camera del Re.

Essa era vuota, se non fosse per un blocco di granito lavorato ili modo tale da sembrare una specie di scrigno privo di coperchio. La raffinata lavorazione prevedeva anche una chiusura o comunque una parte superiore, distinta dal resto. Le sue proporzioni, come fu poi stabilito, implicavano la conoscenza di difficili formule matematiche; lo "scrigno", tuttavia, era comple-tamente vuoto. Era possibile che tutta questa montagna di pietre fosse stata costruita solo per nascondere uno scrigno vuoto in una camera vuota? Alcuni segni neri lasciati dalle torce e la testimonianza di Strabone dimostrano che il corridoio di discesa era stato già visi-tato in precedenza; se mai c'erano state delle ricchezze in quella stanza sotterranea, devono essere state portate via in età molto antica. Il corridoio di discesa, tuttavia, era completamente nascosto quando gli uomini di Al Mamoon lo raggiunsero nel IX secolo d.C. Secondo la teoria che considera le piramidi le tombe dei re, esse furono innalzate per proteggere la mummia del faraone e i tesori sepolti con lui dai ladri e da chiunque potesse eventualmente disturbare il suo riposo eterno. Di conseguenza, si pensa che.i passaggi venissero chiusi non appena la mummia, nella sua cassa, era stata posta nella camera sepolcrale. Eppure qui c'era un passaggio nascosto anche se in tutta la piramide non c'era assolutamente niente, se non una cassa di pietra vuota. Con il tempo, altri sovrani, studiosi, avventurieri sono entrati nella piramide, hanno scavato delle gallerie e hanno scoperto altre parti della sua struttura interna comprese due serie di sfiatatoi che secondo alcuni sarebbero stati usati come condotti d'aria (ma per chi?), secondo altri invece per le osservazioni astronomiche (ma fatte da chi?). Anche se gli studiosi continuano a considerare il blocco di pietra un sarcofago (in effetti le misure consentirebbero di contenere un corpo umano), resta il fatto che non c'è assolutamente nessuna prova che la Grande Piramide fosse davvero la tomba di un re. L'ipotesi che le piramidi fossero costruite come tombe dei faraoni, in realtà, non ha mai trovato delle conferme concrete. La prima piramide, quella di Zoser, contiene quelle che gli studiosi si ostinano a considerare due camere sepolcrali, coperte dalla mastaba originaria. Quando nel 1821 H.M. von Minutali vi entrò per primo, affermò di avervi trovato resti di una mummia e alcune iscrizioni che portavano il nome di Zoser. Egli le avrebbe spedite in Europa (o almeno così si disse), ma durante il trasporto in mare sarebbero andate perdute. Nel 1837 il colonnello Howard Vyse effettuò nuovi scavi, più accurati, nelle parti centrali della piramide e riferì di aver trovato un «mucchio di mummie» (ne furono poi contate ottanta) e di aver raggiunto una camera «che portava il nome di Zoser», scritto in rosso. Un secolo dopo, gli archeologi riferirono di aver scoperto un frammento di uno scheletro e qualche traccia della probabile antica presenza di un sarcofago di legno all'interno della camera di granito rosso. Nel 1933, J.E. Quibell e J.P. Lauer scoprirono sotto la piramide ulteriori gallerie sotterranee, nelle quali erano due sarcofagi entrambi vuoti. Oggi si ritiene che tutte queste mummie e questi sarcofagi siano sepolcri abusivi, sepolture effettuate in tempi posteriori, violando le gallerie e le camere sacre, che erano state sigillate. Ma Zoser, lui, era mai stato sepolto nella piramide anzi, ci fu mai un "sepolcro originario " ? Oggi la maggior parte degli archeologi dubita che Zoser sia stato sepolto all'interno della piramide o sotto di essa. Sembra invece che egli sia stato sepolto in una splendida tomba portata alla luce nel 1928 a sud della piramide. Questa "tomba meridionale", come viene chiamata, venne raggiunta per mezzo di una galleria il cui soffitto richiamava la forma delle palme. Essa portava ad una finta porta semiaperta, attraverso la quale si entrava all'interno di una grossa recinzione. Altre gallerie portavano ad una stanza sotterranea fatta di blocchi di granito; su una delle pareti tre finte porte recavano incisi la figura, il nome e i titoli di Zoser.  



Secondo molti celebri egittologi, la piramide era semplicemente un sepolcro simbolico di Zoser, che venne invece realmente sepolto nella tomba meridionale, riccamente decorata e ricoperta da una grossa struttura rettangolare; all'interno era ricavato un vano, che conteneva anche l'immancabile cappella proprio come si vede in alcune pitture egizie . Anche la piramide a gradini che probabilmente fu iniziata dal successore di Zoser, Sekhemkhet, nascondeva una "camera sepolcrale". Conteneva un "sarcofago" di alabastro, vuoto. I manuali riportano che l'archeologo a cui si deve la scoperta della camera e della grossa pietra (Zakaria Goneim) giunse alla conclusione che la camera era stata violata da ladri di tombe, che rubarono la mummia e tutto ciò che era contenuto nella tomba; ma ciò non è del tutto vero. Di fatto Goneim rinvenne la porta scorrevole in senso verticale della cassa di alabastro chiusa e sigillata con dell'intonaco, e i resti di una corona di fiori seccata che ancora giaceva sulla parte superiore della cassa. Come ebbe modo di ricordare successivamente, «Le speranze erano al culmine: ma quando il sarcofago fu aperto, si vide che era vuoto e che anzi non era mai stato utilizzato». Vi era mai stato sepolto qualche re? Se alcuni ancora lo credono, altri sono invece convinti che la piramide di Sekhemkhet (l'identificazione è provata dai tappi di alcune giare che portano il suo nome) fosse solo un cenotafio, cioè una tomba vuota, semplicemente simbolica. Anche la terza piramide a gradini, quella attribuita a Khaba, conteneva una "camera sepolcrale", ritrovata completamente vuota: nessuna mummia, e nemmeno un sarcofago. Gli archeologi hanno individuato nelle sue immediate vicinanze i resti rimasti sotto terra di un'altra piramide mai finita, che si crede sia stata iniziata dal successore di Khaba. La struttura interna di granito conteneva uno strano "sarcofago" di forma ovale, infossato nel pavimento di pietra (come una specie di vasca da bagno ultramoderna). La copertura era ancora al suo posto, perfettamente chiusa con del cemento; ma dentro non c'era niente. Furono trovati ancora i resti di altre tre piccole piramidi, attribuite ai sovrani della Terza Dinastia. Di una di esse non è ancora stata esplorata la struttura interna; in un'altra non è stata trovata nessuna camera sepolcrale, nella terza, infine, la camera non recava alcuna traccia di eventuali sepolture. Non fu trovato niente nemmeno nella "camera sepolcrale" della piramide crollata di Maidum, neppure un sarcofago; Flinders Petrie scoprì solamente, dei frammenti di una cassa lignea, che egli rivelò essere i resti del sarcofago della mummia di Sneferu. Gli studiosi, oggi, ritengono invece che si trattasse dei resti di una sepoltura abusiva molto più tarda. La piramide di Maidum è circondata da numerose mastabe della Terza e Quarta Dinastia, nelle quali furono sepolti i membri della famiglia reale e altri personaggi importanti del tempo. Questa specie di recinzione della piramide era collegata con una struttura più bassa (un tempio funerario, come viene definito), oggi sommersa dalle acque del Nilo. Forse fu proprio in questo luogo, circondato e protetto dalle acque sacre del Nilo, che il corpo del faraone fu deposto per il riposo eterno. Le due piramidi successive creano problemi ancora maggiori alla teoria secondo la quale le piramidi furono utilizzate come tombe. Entrambe le piramidi di Dahshur (la Curva e la Rossa) furono volute da Sneferu; la prima ha due "camere sepolcrali", l'altra ne ha tre. Erano tutte per Sneferu? Se la piramide era costruita da ogni faraone come sua tomba, per quale motivo Sneferu se ne fece costruire due? Manco a dirlo, quando vennero scoperte le camere erano completamente vuote, e non avevano neppure un sarcofago. Dopo altre ricerche più approfondite effettuate dall'Istituto Egiziano per le Antichità nel 1947 e ancora nel 1953 (soprattutto nella Piramide Rossa:), nella relazione ufficiale si ammetteva che «non era stata trovata alcuna traccia di una tomba di re». La teoria "un faraone, una piramide" implica che la piramide successiva sia stata costruita dal figlio di Sneferu, Khufu; in questo caso abbiamo la testimonianza di Erodoto (e di altri storici romani che derivarono la notizia dai suoi scritti) che si trattava della Grande Piramide di Giza. Le sue camere, perfino la "Camera del Re" rimasta inviolata, erano vuote. Non dovrebbe essere una sorpresa, dato che Erodoto scrisse che «le acque del Nilo, introdotte attraverso un condotto artificiale, circondano un'isola sulla quale si dice sia sepolto il corpo di Cheope». È possibile allora che la vera tomba del faraone si trovasse da qualche parte più in basso nella valle e più vicino al Nilo? Per ora, nessuno può. dirlo. Chefre, al quale viene attribuita la Seconda Piramide di Giza, non fu l'immediato successore di Khufu; fra i due regnò infatti, per otto anni, un faraone di nome Radedef. Per dei motivi che neppure gli studiosi sanno spiegare, questi scelse un luogo piuttosto lontano da Giza per erigere la sua piramide; più piccola della metà rispetto alla Grande Piramide, essa conteneva la solita "camera sepolcrale", trovata completamente vuota quando fu raggiunta. La Seconda Piramide di Giza ha due ingressi sul lato settentrionale, invece del solito ingresso singolo . Altra cosa strana, il primo inizia fuori della piramide e porta a una camera non terminata, mentre l'altro conduce a una stanza perfettamente allineata al culmine della piramide. Quando nel 1818 vi entrò Giovanni Belzoni, vi trovò il sarcofago di granito vuoto e il coperchio, rotto, sul pavimento. Un'iscrizione araba narrava l'ingresso nella camera avvenuta secoli prima, ma che cosa gli Arabi vi avessero trovato, e se avessero realmente tro-vato qualcosa, non è scritto da nessuna parte. La Terza Piramide di Giza, anche se è molto più piccola delle altre due, ha delle caratteristiche originali o comunque insolite. Il nucleo centrale fu costruito con i blocchi di pietra più grossi di tutte e tre le piramidi; le sedici gallerie più basse furono rivestite non con pietra calcarea, ma con un bellissimo granito. Inizialmente essa venne costruita come una vera piramide anche più piccola, ma poi ne furono raddoppiate le dimensioni. Per questo essa ha due ingressi, entrambi utilizzabili; inoltre ha una terza entrata, forse una specie di "prova", non terminata però dai costruttori. Di tutte le numerose stanze, nel 1837 Howard Vyse e John Perring entrarono in quella ritenuta la "camera sepolcrale" più importante; in essa trovarono un sarcofago di basalto splendidamente decorato che, come al solito, era vuoto. Lì accanto però, Vyse e Perring trovarono un frammento di un sarcofago di legno, sul quale era scritto il nome reale di "Men-ka-ra" e i resti di una mummia, «forse di Menkaura» conferma oggettiva delle parole di Erodoto, secondo il quale la Terza Piramide «apparteneva» a «Micerino». I moderni metodi di datazione con il carbonio, però, hanno stabilito che il sarcofago di legno «data sicuramente al periodo di Sais» non prima del 660 a.C. (K. Michalowsky, Ari of Ancient Egypt), e che i resti della mummia appartengono alla prima era cristiana: non si tratta quindi, di una sepoltura originaria. Non si è sicuri che Men-ka-ra fosse il successore diretto di Chefre, mentre sembra certo che il suo successore fosse un faraone chiamato Shepsekaf. Ancora non è chiaro quale delle numerose piramidi rimaste incompiute (o costruite talmente male che non ne resta niente, almeno in superficie) gli appartenesse. Tuttavia, qualunque fosse la sua, sappiamo con certezza che egli non fu sepolto in essa, ma sotto una colossale mastaba , nella cui camera sepolcrale si trovava un sarcofago di granito nero. Essa fu visitata in età antica da ladri di tombe, che svuotarono sepolcro e sarcofago.
 
La Quinta Dinastia, venuta subito dopo, ebbe inizio con Userkaf; egli si fece costruire una piramide a Sakkara, vicino a quelle di Zoser, che fu saccheggiata e nella quale furono effettuate sepolture abusive. Il successore Sahura costruì una piramide a nord di Sakkara (presso l'odierna Abusir); anche se è una delle meglio conservate, non fu trovato niente nella sua "camera sepolcrale", di forma rettangolare . 
 
Lo splendore dei suoi templi, che da lì arrivavano fino alla valle del Nilo, e il fatto che una delle stanze del tempio inferiore fosse decorata con colonne di pietra a forma di palma da dattero potrebbero indicare che la vera tomba di Sahura si trovava in qualche luogo vicino alla piramide. Neferikara, che sedette dopo di lui sul trono dell'Egitto, costruì il proprio complesso sepolcrale non lontano da quello di Sahura. La camera all'interno della piramide, incompiuta (o andata in rovina), era vuota; i monumenti funerari dei suoi successori non vennero ritrovati. Il sovrano successivo costruì la sua piramide utilizzando mattoni di fango seccato e legno più che pietra; di conseguenza fu possibile ritrovare solo poche rovine dell'iiitera struttura. Neuserra, che venne dopo di lui, innalzò la sua piramide vicino a quelle dei suoi predecessori; al suo interno si trovavano due camere, e nessuna delle due recava alcuna traccia di sepoltura. Neuserra, tuttavia, è conosciuto più per il suo tempio funerario, a forma di obelisco corto e tozzo innalzato sopra una piramide tronca. L'obelisco era alto 36 metri e la punta era ricoperta da rame dorato.

 
La piramide del faraone che gli succedette non è stata trovata; e possibile che si sia sgretolata e sia oggi un mucchio di rovine, coperte dalla sabbia del deserto trasportata dal vento. Quella del faraone seguente fu individuata solo nel 1945; la parte più interna conteneva la solita camera, disadorna e vuota. La piramide di Unash l'ultimo faraone della Quinta Dinastia o, come alcuni preferiscono dire, il primo della Sesta segnò un cambiamento rispetto al solito. Fu proprio lì che nel 1880 Gaston Maspero scoprì per primo i Testi delle Piramidi, scritti sui muri delle camere e dei corridoi interni alla piramide. Le quattro piramidi dei sovrani successivi appartenenti alla Sesta Dinastia (Teti, Pepi I, Merenra e Pepi II) somigliavano a quella di Unash per quanto riguarda i complessi funerari e l'iscrizione dei Testi delle Piramidi sulle pareti. In tutte le loro camere "sepolcrali" vennero rinvenuti dei sarcofagi di basalto o di granito, che d'altra parte erano tutti vuoti, tranne quello nella piramide di Mernera, nel quale fu trovata una mummia. Si capì presto che non si trattava del corpo del re, ma di una sepoltura abusiva più tarda. Dove vennero realmente sepolti i re della Sesta Dinastia? Le tombe reali di quella dinastia, ma anche di quelle precedenti, si trovavano molto più a sud, ad Abydos. Questo fatto, insieme alle altre considerazioni, dovrebbe aver cancellato ormai del tutto l'opinione che le tombe fossero dei cenotafi e le piramidi le vere tombe; tuttavia, si sa, le vecchie credenze sono dure a morire. I fatti mostrano il contrario: le piramidi del Regno Antico non conservarono mai il corpo di un re, per il semplice fatto che non erano affatto concepite per questa funzione. Nell'immaginario viaggio del faraone verso l'Orizzonte, esse vennero costruite come punti di segnalazione che guidassero il suo ka verso la Scala che porta al Cielo esattamente nello stesso modo in cui le piramidi originariamente costruite dagli dèi erano servite come segnali, punti di riferimento per gli dèi stessi quando essi «volavano attraverso il cielo». Secondo noi, i faraoni, uno dopo l'altro, cercarono di imitare non la piramide di Zoser, ma le piramidi degli dèi: le piramidi di Giza.

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