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mercoledì 12 ottobre 2016

CURIOSITA' E CONSIDERAZIONE SUL TERMINE "SHEM"


Riporto qui di seguito alcuni stralci tratti da "Il pianeta degli Dei" di Sitchin (scritto nel 1976) riguardanti il termine SHEM, per fare poi una breve ma importante considerazione.
 
Parlando dei recinti più interni dei templi o dei viaggi celesti
degli dèi, o persino dei casi in cui furono dei mortali a salire al
cielo, i testi mesopotamici usano il termine sumerico mu o i
suoi derivati semitici shu-mu ("ciò che è un mu"), sham o
shem
. Poiché queste parole indicavano anche "ciò per cui uno è
ricordato", il termine assunse gradualmente il significato
primario di "nome", e così è stato pressoché universalmente
tradotto, anche quando lo si trovava in testi antichissimi in cui
il termine veniva chiaramente usato nella sua accezione
originaria, quella di "oggetto usato per volare".
Così G.A. Barton (The Royal Inscriptions of Sumer and
Akkad, «Le iscrizioni reali di Sumer e Akkad») fissò quella che
divenne l'incontestata traduzione dell'iscrizione trovata sul
tempio di Gudea: «Il suo MU abbraccerà le terre da un
orizzonte all'altro» è diventata «Il suo nome riempirà tutte le
terre».
[...]
I riferimenti biblici indicano che esistevano due tipi di
monumenti commemorativi: yad e shem. Il profeta Isaia
comunicò alle sofferenti genti di Giudea la promessa del
Signore di un futuro migliore e più sicuro:
E io darò loro,
nella mia Casa e dentro le mie mura,
uno yad e uno shem. 
Tradotto letteralmente secondo l'interpretazione
tradizionale, questo passo alluderebbe alla promessa del
Signore di dare al suo popolo una "mano" e un "nome".
Tuttavia, esistono tuttora in Terra Santa antichi monumenti
chiamati yad, caratterizzati da sommità di forma piramidale; lo
shem, invece, era un monumento che terminava con una
sommità ovale.
[...]
Quando l'Antico Testamento ci dice che re Davide "fece uno
shem" per affermare la sua vittoria sugli Aramei, diceva
Redslob, certamente non "fece un nome", bensì un monumento
rivolto verso il cielo.

Questi stralci sono molto importanti per capire quale sia l' origine del termine SHEM secondo Sitchin. Il termine denotava contemporaneamente 'qualcosa che va in alto' e 'cioè per cui si é ricordati'. Lui riferisce questi significati alle navicelle o ai razzi degli Anunnaki: essendo infatti questi 'oggetti che vanno in alto' ed essendo la peculiarità degli 'dei', erano senz' altro qualcosa per cui gli dei 'erano ricordati'. Erano qualcosa tipico di loro, qualcosa che indicava in un certo senso la loro stessa essenza.

Questo significato di 'memoriale' e 'qualcosa per cui si é ricordati' poi passò a delle stele commemorative... in sostanza queste pietre venivano chiamate con un nome che ne identificava la funzione. Un po' come noi in Sardegna chiamiamo le 'madonnine da strada' per i viandanti con un nome che é la scritta che recano incisa: Noli me tollere.

Uno studioso, nel sentirci chiamare questi altarini in questo modo, rimarrebbe colpito... perchè non chiamarli semplicemente 'madonnine' o 'altarini'? Il motivo non importa, probabilmente nel nostro immaginario comune quella frase ha assunto tale importanza da utilizzarla per descrivere l' oggetto che la reca incisa.

A questo punto mi voglio collegare ad un documento importantissimo scritto da Izaak Rapaport nel suo saggio: "THE HEBREW WORD SHEM - A new interpretation of several Biblical passages", una sorta di riassunto di un suo lavoro del 1976 intitolato: "The Hebrew word shem and its original meaning: The bearing of Akkadian philology on Biblical interpretation".

In questo libro, discutendo del significato di SHEM, Rapaport scrive:

"There is no doubt that the Hebrew shem is related in its lexical counterpart to the Akkadian shumu. Now, in Akkadian (or Assyro-Babylonian), the term shumu means "name" but originally, almost before the Semitic stock of languages expanded intovarious linguistic branches, like Aramaic, Hebrew and Arabic, this term had the meaning of "child," "offspring," "progeny," "descendant," "posterity," and the like, the common denominator among them being that they all indicate one form or another of biological issue."

Secondo Rapaport quindi il significato originale dell' accadico SHUMU era quello di 'figlio - progenie - discendente - posterità' etc, comunque qualcosa di biologico che indica una 'successione'.

Continua l' autore:

"It is only in the course of time, embracing probably very many centuries, that shumu also assumed the value of "name," because it was recugnised that a child perpetuated the name of the family of which it was a member from the biological point of view."

Secondo Rapaport ci sarebbero voluti secoli prima che dal significato di 'figlio - progenie' si passasse al significato di 'nome', seguendo il ragionamento che "il figlio porta avanti il nome della famiglia di appartenenza".

Faccio notare che il modo in cui il termine SHUMU accadico avrebbe assunto il significato di NOME nel tempo é completamente diverso dal modo in cui il corrispondente termine sumero MU ha assunto lo stesso significato di NOME. Secondo i lessici sumeri infatti il segno MU indica esattamente "Ciò che provoca / mette in atto un ingresso", esteso a 'nome' (onestamente non saprei dire il perchè di questa estensione).

Continuiamo però con il testo di Rapaport, perchè troviamo un altro passaggio interessante. Anche Rapaport cita il passaggio di Isaia (che si trova in Isaia 56), e scrive che:

"Some scholars have long been aware that the phrase 'a hand and a name' is avery inadequate translation of the Hebrew expression yad va'shem, and so they have extended it to mean 'a place and a name.' But since this rendering is ratherc olourless, conveying very little consolation to the complainants, Biblical scholars of most recent date have translated yad va'shem 'monument and a name', giving it the sense of a memorial stele which the foreigners and eunuchs will be allowed to erect in the precincts of the Sanctuary - a sort of plaque inscribed with their names."

Rapaport qui fa riferimento, come Sitchin nello stesso anno indipendentemente da lui, all' interpretazione di "una mano e un nome". Rapaport si dice poi non convinto dell' interpretazione basata sulla possibilità di attribuzione alle pietre memoriali:

"Can an inscribed plaque take the place of living issue? How can any monument be a substitute for such emotional outlets as are normally provided by the possession of members of one's family?"

Qualunque sia la interpretazione giusta - probabilmente non lo sapremo mai - constatiamo da questi riferimenti del libro di Rapaport almeno 2 cose:

- non c'é un accordo effettivo sul significato originale di SHEM

- i riferimenti narrativi usati da Sitchin nel risalire agli utilizzi interpretativi del termine sono coerenti con interpretazioni di studiosi del passato

Segnalo solo un' ultima cosa: secondo il dizionario Strong, il termine SHEM é un 'appellativo', come segnalato da QUESTA PAGINA composta da alcuni esegeti biblici.

Strong's # 8034 Shem; a primitive word [perhaps rather from 7760 through the idea of definite and conspicuous position; compare 8064]; an appellation, AS A MARK or memorial of individuality; by implication honor, authority, character: - + base, [in-] fame[-ous], name[-d], renown, report.
(Fonte: http://ademontis.wixsite.com/ilfenomenonibiru - di Alessandro Demontis)

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