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mercoledì 21 settembre 2016

POST-DILUVIO


Appare ormai evidente che i racconti sumerici sugli Dèi del Cielo e della Terra, sulla creazione dell'uomo e sul Diluvio costituirono la fonte da cui gli altri popoli dell'antico Medio Oriente trassero le loro conoscenze, credenze e "miti". Abbiamo visto come le credenze egizie avessero una precisa corrispondenza con quelle sumeriche, come il nome della loro prima città sacra derivasse da quello di An, come il Ben-Ben somigliasse al sumerico GIR, e così via. È anche universalmente accettato, ormai, che i racconti biblici sulla creazione e sugli eventi che hanno portato al Diluvio non sono che versioni ebraiche condensate di tradizioni sumeriche. L'eroe biblico del Diluvio, Noè, era l'equivalente del sumerico Ziusudra (chiamato Utnapishtim nelle versioni accadiche). Mentre, però, secondo i Sumeri l'eroe del Diluvio era divenuto immortale, non vi è traccia di questo aspetto nella Bibbia. Anche per quanto riguarda Enoch il concetto di immortalità è solo sfiorato, al contrario dei precisi e dettagliati racconti sumerici su Adapa o dei testi che trattano di altri personaggi ascesi al cielo. Ciò nonostante, non si potè evitare che si diffondessero nel corso dei millenni leggende e racconti che avevano a che fare con gli eroi biblici e con i loro soggiorni, o ritorni, al Paradiso. Secondo antichissime leggende, sopravvissute in numerose versioni tutte derivanti da una composizione di circa 2.000 anni fa, dal titolo II libro di Adamo ed Èva, all'età di 930 anni Adamo si ammalò. Vedendo suo padre «in preda alla malattia e al dolore», suo figlio Seth espresse l'intenzione di andare «al più vicino cancello del Paradiso ... e piangere e chiedere a Dio il permesso di entrare; forse Egli mi ascolterà e manderà il Suo angelo a portarmi il frutto, quello che tu hai tanto desiderato» - il frutto dell'Albero della Vita, naturalmente. Ma Adamo, accettando il suo destino mortale, desiderava solo un sollievo agli atroci dolori del corpo. Chiese dunque a Eva sua moglie di prendere Seth e insieme andare «verso il Paradiso», per chiedere non il Frutto della Vita, ma solo una goccia dell'olio della vita" che scorre dall'albero, «affinchè io possa ungermi con esso e trovare un po' di sollievo alla sofferenza». E così fecero: Eva e Seth andarono alle porte del Paradiso e attesero il Signore. Apparve loro l'angelo Michele, ma solo per annunciare che la loro richiesta non sarebbe stata esaudita. «Il tempo di Adamo è compiuto», disse l'angelo; la sua morte non sarebbe stata evitata né rimandata. Sei giorni dopo, Adamo morì. Anche i biografi di Alessandro Magno crearono un legame diretto tra le sue miracolose avventure e Adamo, il primo uomo che aveva abitato in Paradiso e che dunque costituiva una prova della sua esistenza e della sua natura dispensatrice di vita. Nel caso di Alessandro, il legame era rappresentato dalla pietra che emetteva luce: si diceva che fosse stato Adamo a portarla via dal Giardino dell'Eden e che fosse poi passata di generazione in generazione fino a giungere nelle mani di un faraone immortale, che a sua volta l'avrebbe data ad Alessandro. Il parallelismo di contenuti si infittisce quando si pensa che esiste un'antica leggenda ebraica secondo la quale il bastone con cui Mosè compì tanti miracoli, compresa la divisione delle acque del Lago delle Canne, era stato portato via dal Giardino dell'Eden proprio da Adamo. Questi l'aveva dato a Enoch, ed Enoch l'aveva dato al suo pronipote Noè, l'eroe del Diluvio. Passò poi di mano in mano attraverso la linea di Sem, figlio di Noè, da una generazione all'altra, fino a giungere ad Abramo (il primo patriarca). Il pronipote di Abramo, Giuseppe, lo portò con sé in Egitto, dove ricopriva un'alta carica alla corte del faraone. Qui il bastone rimase tra i tesori dei re egizi; e fu così che giunse nelle mani di Mosè, che era stato allevato come un principe egiziano prima di fuggire nella penisola del Sinai. Secondo una versione, il bastone era stato tagliato da una pietra; un'altra sosteneva invece che esso fosse un ramo dell'Albero della Vita, che cresceva nel Giardino dell'Eden. Di queste strette corrispondenze, che risalgono a tempi antichissimi, fanno parte anche leggende che collegano Mosè a Enoch. Una leggenda ebraica, intitolata "L'ascesa di Mosè", racconta che quando il Signore chiamò Mosè al Monte Sinai per dargli l'incarico di portare gli Israeliti fuori dall'Egitto, Mosè rifiutò inizialmente la missione per vari motivi, tra i quali la sua incapacità e lentezza di eloquio. Con l'intento di vincere queste debolezze di Mosè, il Signore decise di mostrargli il Suo trono e «gli angeli del Cielo» con tutti i loro misteri. Ed ecco che «Dio ordinò a Metatron, l'angelo dell'incoraggiamento, di condurre Mosè nelle regioni celesti». Terrorizzato, Mosè domandò a Metatron: «Chi sei tu?» e l'angelo (letteralmente "emissario") del Signore rispose: «Io sono Enoch, figlio di Jared, tuo antenato». (Accompagnato dall'angelico Enoch, Mosè sorvolò i sette cieli, vide l'Inferno e il Paradiso, poi tornò sul Monte Sinai e accettò la missione. ) Una luce ulteriore sugli avvenimenti riguardanti Enoch e la sua preoccupazione per l'imminente Diluvio e per Noè, suo pronipote, viene da un altro testo antico, il Libro dei giubilei, conosciuto anche come Apocalisse di Mosè perché si diceva che fosse stato dettato a Mosè, sul Monte Sinai, da un angelo che gli raccontava storie del passato. (Gli studiosi ritengono però che l'opera fu composta nel secondo secolo a.C.) Ed eccoci al Libro della Genesi. Esso, in verità, fornisce molti dettagli, come i nomi delle mogli e delle figlie dei patriarchi antidiluviani, e si dilunga sugli avvenimenti che accaddero al genere umano in quei giorni preistorici. La Bibbia ci informa che il padre di Enoch età Jared ("discesa"), ma non dice perché egli aveva ricevuto questo nome. È il Libro dei giubilei a fornirci tale informazione: in esso si dice infatti che i genitori di Jared gli avevano dato questo nome perché in quei giorni erano discesi sulla Terra gli angeli del Signore  coloro che sono chiamati gli Osservatori  per istruire i figli degli uomini, per giudicare e portare rettitudine morale sulla Terra. Dividendo le ere in "giubilei", il Libro dei giubilei narra poi che «nell'undicesimo giubileo Jared prese in moglie Baraka ["Luce splendente"], figlia di Rasujal, una figlia del fratello di suo padre ... ed essa gli diede un figlio al quale fu dato il nome di Enoch. Ed egli [Enoch] fu il primo tra gli uomini nati sulla Terra che imparò a scrivere ed ebbe conoscenza e sapienza, e scrisse i segni del cielo secondo l'ordine dei loro mesi in un libro, affinchè gli uomini potessero conoscere le stagioni dell'anno secondo l'ordine dei singoli mesi». Nel dodicesimo giubileo, Enoch prese in moglie Edni ("mio Eden"), la figlia di Dan-el. Essa gli diede un figlio che chiamarono Matusalemme. Dopo di ciò, Enoch «stette con gli angeli di Dio per sei giubilei di anni, ed essi gli mostrarono tutto ciò che sta sulla Terra e nei Cieli ... ed egli scrisse tutto». Già, però, si preparavano i guai. Il Libro della Genesi riferisce che fu prima del Diluvio «che i figli degli dèi videro le figlie dell'uomo e le trovarono belle e presero in moglie quelle che piacquero loro più di tutte ... e il Signore si pentì di aver creato l'uomo sulla Terra ... e il Signore disse: distruggerò l'uomo che io stesso ho creato dalla faccia della Terra». Secondo il Libro dei giubilei Enoch svolse un ruolo importante in questo mutato atteggiamento del Signore, perché «fu testimone degli Osservatori che avevano peccato con le figlie dell'uomo; testimoniò contro tutti loro». E fu proprio per proteggerlo dalla vendetta di questi "angeli" peccatori che «egli fu strappato ai figli dell'uomo e fu portato nel Giardino dell'Eden». Specificamente nominato come uno dei quattro luoghi di Dio sulla Terra, fu nel Giardino dell'Eden che Enoch si nascose, e qui scrisse il suo Testamento. Fu dopo questi avvenimenti che nacque Noè, l'uomo retto scelto tra tutti per sopravvivere al Diluvio. La sua nascita, che cadde nei travagliati momenti in cui i "figli degli dèi" intrattenevano rapporti sessuali con donne mortali, causò una crisi coniugale nella famiglia del patriarca. Come racconta il Libro di Enoch, Matusalemme «scelse una moglie per suo figlio Lamech, ed essa rimase incinta di lui e mise al mondo un figlio». Ma quando il bambino - Noè - nacque, si vide che le cose non erano andate come al solito: II suo corpo era bianco come la neve e rosso come un bocciolo di rosa, sulla testa aveva riccioli bianchi come lana, e bellissimi occhi. E quando aprì gli occhi, illuminò tutta la casa come il sole e tutta la casa risplendette. Quindi si alzò dalle braccia della levatrice, aprì la bocca e conversò con il Signore della Rettitudine. Sconvolto, Lamech corse da suo padre Matusalemme e gli  disse:  Ho generato un figlio strano, diverso e dissimile dall'uomo; egli rassomiglia piuttosto ai figli del Dio del Cielo; la sua natura è diversa, non è  simile a noi...  E mi sembra che non sia nato da me ma dagli angeli.  Sospettando, in altre parole, che la gravidanza di sua moglie fosse stata indotta non da lui, ma da uno degli angeli, Lamech  ebbe un'idea: poiché suo nonno Enoch stava tra i Figli degli dèi perché non chiedergli di venire a capo della questione?  «E adesso, padre mio», disse a Matusalemme, «ti chiedo e ti imploro di andare da Enoch tuo padre  e di chiedergli la verità, poiché egli dimora tra gli angeli». Matusalemme fece ciò che Lamech gli aveva chiesto, andò alla dimora celeste e riferì a Enoch dello strano bambino che era venuto al mondo.  Enoch, dopo aver fatto qualche indagine, rassicurò Matusalemme dicendogli che Noè era effettivamente figlio di Lamech, e  che il suo strano aspetto fisico era un segno di ciò che sarebbe avvenuto: «Vi sarà un Diluvio e grande distruzione per un anno»,  solo questo figlio, che deve essere chiamato Noah ("tregua") e la  sua famiglia si salveranno.  Questi avvenimenti futuri, disse Enoch a suo figlio, «li ho letti nelle tavole celesti». Il termine che queste antiche scritture utilizzano per indicare i  "Figli degli Dèi" coinvolti nelle sfrenate pratiche erotiche antidiluviane è "Osservatori". Si tratta dello stesso termine Neter ("Osservatori") con cui gli Egizi chiamavano gli dèi, e dello stesso significato del nome Shumer (Sumer), il luogo del loro atterraggio  sulla Terra. I vari libri antichi che ci forniscono queste ulteriori informazioni sui drammatici avvenimenti dei giorni prima del Diluvio si sono conservati in diverse versioni che non sono che traduzioni (dirette e indirette) di originali ebraici perduti. Eppure la loro autenticità è stata confermata dalla scoperta, negli ultimi decenni, dei cosiddetti "rotoli del Mar Nero", che contenevano parti degli originali ebraici di tali "memorie dei patriarchi". Di particolare interesse per noi è uno dei frammenti di rotolo, che tratta appunto della strana nascita di Noè e che ci fornisce il  «E tutta la Terra aveva una sola lingua e un solo genere di ogni cosa», dice il Libro della Genesi; la gente si era stabilita nella Terra di Shin'ar (Sumer) e costruiva case con mattoni di argilla passata a fuoco, finché però, ad un certo punto, decise di nascosto di «costruire una città e una Torre la cui cima potesse raggiungere il Cielo». I testi sumerici da cui fu tratto questo racconto biblico non sono ancora stati trovati, ma non mancano allusioni a tali avvenimenti in diverse altre fonti sumeriche. Ciò che ne emerge sembra essere uno sforzo da parte di Ea per assicurare al genere umano un certo controllo sugli armamentari spaziali dei Nefilim, e ciò dovette rappresentare un ulteriore elemento della continua faida tra Ea ed Enlil, che a quel tempo si era ormai riversata su tutta la loro progenie. Come conseguenza di questo ennesimo "incidente", ci dice la Bibbia, il Signore e i suoi non meglio precisati "colleghi" decisero di disperdere la stirpe umana e "confonderne" le lingue  ovvero, suddividerla in civiltà separate e diverse l'una dall'altra. Le decisioni degli dèi nell'epoca che seguì il Diluvio sono citate in vari testi sumerici. In quello chiamato "Epopea di Etana" si legge: I grandi Anunnaki che decretano il fato si sedettero a scambiarsi pareri sulla situazione della Terra. Essi che avevano creato le quattro regioni, fondato insediamenti, sorvegliato le terre, erano troppo in alto per il genere umano. La decisione di istituire sulla Terra quattro regioni si accompagnò dunque a quella di collocare degli intermediari (re,sacerdoti) tra gli dèi e gli uomini: in tal modo «la sovranità scese di nuovo sulla Terra dal Cielo». In uno sforzo  che si rivelò purtroppo inutile  di porre fine alla faida tra la famiglia di Enlil e quella di Ea, si tirò a sorte per assegnare a ciascuno il dominio sulle singole regioni: l'Asia e l'Europa vennero dunque assegnate a Enlil e alla sua discendenza, mentre a Ea andò l'Africa. La prima regione a essere civilizzata fu la Mesopotamia e le terre circostanti. I territori montuosi dove si diede inizio all'agricoltura e a forme di insediamento stabile,le terre che acquisirono poi il nome di Elam, Persia, Assiria  furono assegnate al figlio di Enlil, NIN.UR.TA, suo erede legittimo e "guerriero supremo". In alcuni testi sumerici vi sono echi dell'eroico sforzo che Ninurta avrebbe compiuto per creare dighe nei passi montani e assicurare così la sopravvivenza dei suoi sottoposti di stirpe umana nei durissimi tempi che seguirono il Diluvio. Quando gli strati di fango che avevano coperto la pianura tra i due fiumi furono abbastanza asciutti da permettere nuovi insediamenti, Sumer e le terre che si estendevano da qui verso ovest, verso il Mediterraneo, furono affidate a un altro figlio di Enlil, NAN.NAR (Sin in accadico). Divinità benevola, questi presiedette alla ricostruzione di Sumer, ricostruendo le città antidiluviane nei loro siti originari e fondandone altre nuove; tra queste ultime anche Ur, dove sarebbe nato Abramo. Nannar veniva spesso raffigurato con il simbolo della falce di luna, che era la sua "controparte" celeste.

Al figlio più giovane di Enlil, ISHKUR (che gli Accadi chiamavano Adad), furono assegnate le regioni nord-occidentali, l'Asia Minore e le isole del Mediterraneo da dove la civiltà  "Sovranità"  si diffuse infine in Grecia. Come più tardi Zeus in Grecia, anche Adad era rappresentato in groppa a un toro e con in mano un forcone splendente. Anche Ea divise la seconda regione, l'Africa, tra i suoi figli. Si sa che suo figlio NER.GAL ottenne la parte più meridionale, che un altro figlio, GI.BIL, imparò da suo padre l'arte di estrarre e lavorare i metalli e prese il controllo delle miniere d'oro africane. Un terzo figlio, il preferito di Ea, aveva ricevuto dal padre il nome del pianeta dal quale tutti provenivano, MAJRDUK, e da lui apprese ogni forma di conoscenza scientifica e astronomica. (Intorno al 2000 a.C. Marduk usurpò la signoria della Terra e fu dichiarato dio supremo di Babilonia e dei «quattro quarti della Terra».) Infine, come abbiamo visto, un altro figlio il cui nome egizio era Ra presiedeva a quello che era il nucleo della civiltà di quella regione, la civiltà della valle del Nilo. La terza regione, come si è venuti a scoprire solo una cinquantina d'anni fa, si trovava nel subcontinente indiano. Anche qui, mille anni circa dopo quella sumerica, sorse una grande civiltà, nota come "civiltà della valle dell'Indo", che aveva come suo centro una città reale venuta alla luce presso una località chiamata Harappa. Il suo popolo adorava non un dio ma una dea, rappresentata in figure d'argilla come una donna attraente, adorna di collane, e con cinghie che le attraversavano tutto il corpo. Poiché non si è ancora riusciti a decifrare la scrittura della civiltà dell'Indo, nessuno sa come venisse chiamata questa dea, né chi veramente fosse. Noi siamo convinti, tuttavia, che si trattasse della figlia di Sin, che i Sumeri chiamavano IR.NI.NI ("la forte, profumata signora") e gli Accadi Ishtar. I testi sumerici parlano del suo territorio in una regione lontana chiamata Aratta  una terra piena di messi di grano e cereali, proprio come era Harappa  dove essa si recava spesso in volo. La quarta regione nacque per l'esigenza dei Grandi Anunnaki di avere un porto spaziale, una regione non per il genere umano, ma a loro esclusivo uso e consumo. Tutte le attrezzature spaziali del tempo in cui erano atterrati per la prima volta sul nostro pianeta  il porto spaziale di Sippar, il centro di controllo della missione di Nippur  erano stati spazzati via dal Diluvio. La pianura mesopotamica era ancora tutta piena di fango e per millenni non sarebbe stato possibile ricostruirvi le installazioni vitali. Si doveva dunque trovare un altro posto  più elevato ma non troppo, riparato ma accessibile  dove ricostruire lo spazioporto e tutte le installazioni ausiliarie. Doveva essere una "zona sacra", un'area ad accesso limitato, accessibile solo previa autorizzazione. Questa terra fu chiamata TIL.MUN  letteralmente, "Terra, dei missili". Questo porto spaziale post-diluviano fu affidato a un figlio di Sin (e perciò nipote di Enlil), un fratello gemello di Irnini/Ishtar. Il suo nome era UTU ("colui che splende"), Shamash in accadico. Era lui che aveva abilmente portato a termine l'operarzione Diluvio", cioè l'evacuazione di Sippar prima della catastrofe, e ora era il capo delle cosiddette "Aquile", la squadra spaziale dislocata sulla Terra; nelle occasioni formali, infatti, in dossava con orgoglio la sua divisa da Aquila.
Prima del Diluvio, secondo varie tradizioni, alcuni mortali erano partiti dal porto spaziale per salire in alto: Adapa, che aveva perso la sua occasione; Enmeduranki, che gli dèi Shamash e Adad trasporta rono alla dimora celeste perché fosse iniziato ai segreti sacerdotali (e poi tornò sulla Terra). Infine ci fu Ziusudra ("i giorni della sua vita prolungati"), l'eroe del Dilu vio, che, insieme a sua moglie, fu portato a vivere a Tilmun. Nell'epoca successiva al Diluvio, secondo le fonti sumeriche, Etana  uno dei primi sovrani di Kish  fu fatto salire con uno Shem alla  dimora celeste, perché potesse attingere alla Pianta del Ringiovanimento e della Rinascita (ma per lo spavento non riuscì a completare il viaggio). E il faraone Thothmes III affermò in alcune sue iscrizioni che il dio Ra gli aveva fatto compiere un viaggio per i cieli e lo aveva poi rimandato sulla Terra:

Egli aprì per me le porte del Cielo, spalancò davanti a me i portali dell'orizzonte. Volai al Cielo come un falco divino ... affinchè potessi vedere le sue vie misteriose nel Cielo ... Fui riempito della comprensione degli dèi.

Con il passare del tempo, poi, quando questi avvenimenti si trasformarono in ricordi tramandati "a posteriori", lo Shem cominciò a essere onorato come un obelisco e la navetta spaziale che le "Aquile" salutavano finì per lasciare il posto a un sacro Albero della Vita.

Ma a Sumer, dove gli dèi erano una realtà presente  come in Egitto al tempo dei primi faraoni  Tilmun, la "terra dei missili", era un luogo reale: un luogo dove l'uomo poteva trovare l'immortalità. E qui, a Sumer, le fonti parlano di un uomo che  senza essere stato invitato dagli dèi  partì comunque per capovolgere il suo destino,GILGAMESH.

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