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giovedì 23 giugno 2016

VIA COL VENTO..."LE 7 ARMI DEL TERRORE DEGLI ANUNNAKI"


Liberare le “armi di distruzione in massa” in Medio Oriente si identifica con il timore dell’avverarsi delle profezie di  Armageddon. Rattrista il fatto che quattromila anni fa l’escalation del conflitto fra divinità – non fra uomini – portò all’uso di armi nucleari proprio in quella regione. E se c’è mai stato un atto più deplorevole con conseguenze del tutto imprevedibili, fu proprio quello. Ormai è assodato che la prima volta che vennero usate le armi nucleari sulla Terra non fu nel 1945 d.C. a Hiroshima e a Nagasaki, bensì nel 2024 a.C. L’evento è stato descritto in una serie di testi antichi dai quali è possibile ricostruirne dettagli e retroscena, inquadrando il tutto nel giusto contesto. Quelle fonti antiche includono la Bibbia ebraica: infatti Abram, primo patriarca ebreo, fu testimone oculare di quella terribile calamità. La Guerra dei Re, fallendo di sottomettere le “terre ribelli”, demoralizzò gli Enliliti e imbaldanzì i Mardukiti, ma poi, seguendo le istruzioni degli Enliliti, Ninurta iniziò a cercare un’infrastruttura spaziale alternativa all’altro lato del mondo: nell’odierno Perù, in Sud America. I testi indicano che lo stesso Enlil era solito allontanarsi da Sumer per lunghi periodi di tempo. I movimenti di questi dèi fecero sì che gli ultimi due re di Sumer, Shu-Sin e Ibbi-Sin, mutassero le proprie alleanze e iniziassero a rendere omaggio a Enki a Eridu, sua roccaforte sumera. Le assenze degli dèi allentarono anche il controllo sulla “Legione Straniera” di Elamiti e i documenti parlano di "sacrilegi” da parte di questi mercenari. Uomini e dèi erano sempre più disgustati da ciò che vedevano. Marduk, in particolare, era furioso. Gli erano giunte voci di saccheggi, di distruzioni e di profanazioni della sua amata Babilonia. Ricorderemo che l’ultima volta che vi era stato, era stato convinto dal fratellastro Nergal ad andare via in pace fino al  momento in cui il Tempo Celeste non avesse raggiunto l’Era dell’Ariete. Acconsentì ad andarsene solo dopo aver ricevuto la solenne parola di Nergal che nulla sarebbe stato distrutto o dissacrato a Babilonia, eppure accadde esattamente il contrario. Marduk si infuriò per la profanazione del proprio tempio per mano degli “indegni” Elamiti: «Del tempio [fecero] una tana per orde di cani, un nido per stridule cornacchie, che volando, lasciavano cadere il loro fetido sterco». Da Haran Marduk levò un grido ai grandi dèi: «Fino a quando?». Non è ancora giunto il Tempo, si domandava nella sua autobiografia profetica: O grandi dèi, ascoltate i miei segreti Mentre mi allaccio la cintura, ricordo le mie memorie. Sono il divino Marduk, un grande dio. Fui mandato via per i miei peccati, tra le montagne andai. Per molte terre ho vagabondato, da dove sorge il sole fino a dove tramonta. Fino alle cime della terra di Hatti sono andato. Nella terra di Hatti ho domandato a un oracolo, volevo sapere del mio trono e della mia signoria; Lì [ho domandato]: «Fino a quando?». «Ventiquattro anni là ho dimorato», proseguiva Marduk; «i miei giorni di esilio sono finiti!» Il tempo è giunto, disse, per fare rotta verso la sua città (Babilonia), «ricostruire il mio tempio, la mia dimora eterna». Iniziando a vaneggiare, parlò di vedere il suo tempio, l’E.SAG.IL (“Casa la cui cima è alta”) levarsi come una montagna su di una piattaforma a Babilonia, chiamandolo “La casa della mia alleanza”. Lui già vedeva Babilonia nel suo pieno splendore, con un re scelto da lui, una città piena di gioia, una città benedetta da Anu. I tempi messianici, profetizzava Marduk, «scacceranno il male e la sorte malvagia, portando l’amore di una madre a tutta l’umanità». L’anno in cui si completò il soggiorno di ventiquattro anni ad Haran fu il 2024 a.C.; coincideva con i settantadue anni trascorsi dal momento in cui Marduk aveva accettato di lasciare Babilonia e di aspettare il tempo celeste dell’oracolo. L’invocazione “Fino a quando?” di Marduk, rivolta ai Grandi Dèi, non era fine a se stessa, perché la leadership degli Anunnaki era costantemente impegnata in consultazioni, di natura sia formale che informale. Allarmato dal deteriorarsi della situazione, Enlil fece ritorno in fretta e furia a Sumer e fu scioccato nell’apprendere che le cose non andavano bene nemmeno a Nippur. Ninurta venne convocato per rendere conto della mala condotta degli Elamiti, ma questi addossò ogni colpa a Marduk e a Nabu. Nabu venne convocato e «il figlio del padre si presentò al cospetto degli dèi». Il suo principale accusatore era Utu/Shamash che, descrivendo la fosca situazione disse, «di tutto ciò Nabu è stata la causa». Parlando in nome di suo padre, Nabu attribuì la colpa a Ninurta, e ritirò fuori le vecchie accuse contro Nergal che riguardavano la scomparsa degli strumenti di monitoraggio in uso prima del Diluvio, oltre all’incapacità di impedire i sacrilegi a Babilonia. Nel suo alterco con Nergal  iniziò a levare la voce «mostrando mancanza di rispetto», si rivolse in malo modo a Enlil: «Non vi fu giustizia, si concepì la distruzione, Enlil ordinò che si progettasse la rovina di Babilonia». Si trattava di un’accusa inconcepibile nei confronti del Signore del Comando. Enki parlò, ma in difesa di suo figlio, certo non di Enlil. «Di cosa sono accusati esattamente Marduk e Nabu?», chiese. La sua ira era rivolta in particolare contro suo figlio Nergal. «Perché continui l’opposizione?» gli chiese. I due litigarono al punto che Enki finì per urlare a Nergal di scomparire dalla sua vista. Il consiglio degli dèi si sciolse nello scompiglio generale. Tutti questi dibattiti, accuse e contraccuse si verificarono sia pure a dispetto del fatto che stava giungendo al termine l’Era del Toro, l’era zodiacale di Enlil, e si stava annunciando l’Era dell’Ariete, ossia di Marduk. Ninurta la osservava avvicinarsi dal suo Eninnu a Lasgash (quello che aveva costruito Gudea); Ningishzidda/Thoth lo poteva confermare da tutti i circoli di pietra che aveva eretto sulla Terra; anche il popolo lo sapeva. Fu allora che Nergal, umiliato da Marduk e Nabu, rimproverato da suo padre Enki, «consultandosi con se stesso» concepì l’idea di fare ricorso alle “Armi del Terrore”. Non sapeva dove fossero nascoste, ma sapeva che esistevano da qualche parte sulla Terra, rinchiuse in un luogo sotterraneo e segreto (secondo un testo catalogato come CT-xvi, righe 44-46) in Africa, nel dominio di suo fratello Gibil: Quelle sette, in una montagna dimorano; sono celate in una caverna all’interno del suolo. In base al nostro attuale livello di tecnologia, le possiamo descrvere come sette armi nucleari: «Rivestite di terrore, avanzano con grande bagliore». Erano state portate erroneamente sulla Terra da Nibiru, nascoste in un luogo segreto e sicuro molto tempo prima; Enki conosceva quel luogo; anche Enlil lo conosceva. Un Consiglio di Guerra degli dèi votò contro il parere di Enki a favore del suggerimento di Nergal di dare a Marduk una punizione esemplare. Erano in costante comunicazione con Anu: «Anu parlava alla Terra; la Terra per Anu pronunciava parole». Lui fece capire in maniera ben chiara che questo passo – che non aveva precedenti – mirava solo a privare Marduk del porto spaziale del Sinai e che né dèi, né persone avrebbero dovuto essere danneggiate da queste armi. «Anu, Signore degli dèi ebbe pietà della Terra», affermano gli antichi documenti. Scegliendo Nergal e Ninurta per portare a termine la missione, gli dèi misero bene in chiaro che lo scopo era limitato e vincolato alle condizioni. Ma le cose non andarono così. La legge delle “Conseguenze Involontarie” si dimostrò vera e di una portata  catastrofica.

LE 7 ARMI DEL TERRORE (tratto dal mito sumero "L'EPICA DI ERRA ED ISHM")
(segui il link)

1- Chiamò il primo a inviare le sue istruzioni,
"Ovunque tu vada e diffondere il terrore, non hanno eguali."
 
2- Ha detto che al secondo, "Brucia come il fuoco, bruciatura come una fiamma".
 
3- Ha comandato il terzo, "Guarda come un leone,
Chi di voi vede essere paralizzato dalla paura ".
 
4- Ha detto che per il quarto, "Lascia un crollo di montagna
quando si presenti la feroce braccia ".
 
5- Ha detto che al quinto, "Blast come il vento,
scandire la circonferenza della terra ".
 
6- Ha detto che per il sesto. "Andate in tutto il mondo
(Come il diluvio) e risparmierà nessuno ".
 
7- Il settimo è affidato il veleno viperous,
"Slay qualunque vive".

Analizziamo cosa viene detto delle sette armi:
· della prima: Ovunque vai, che tu non abbia pari nello spargere terrore;
· della seconda: Brucia come il fuoco, ustiona come le fiamme;
· della terza: Chiunque ti veda resti paralizzato dal terrore;
· della quarta: Le montagne collassino sotto la tua ferocia;
· della quinta: Spazza come il vento in ogni direzione
· della sesta: Arriva dappertutto come il diluvio e che nessuno si salvi;
· della settima: Distruggi (o lacera) tutto ciò che vive

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