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sabato 13 febbraio 2016

LE ORIGINI DELLA CIVILTA' SARDA


I lavori degli studiosi Sergio Frau, Leonardo Melis e di Monsignor Giovanni Dejana, sacerdote di Jerzu ed emerito docente della Pontificia Università Urbaniana di Roma, hanno contribuito nel corso degli ultimi anni a ridare splendore a un popolo, quello dei sardi, che per troppo tempo é stato ignorato nonostante ricco di peculiarità storiche provenienti da ogni ambito, con particolare rilievo in quello archeologico e linguistico. Sergio Frau per esempio, pur secondo me sbagliando nella sua identificazione della Sardegna con Atlantide, svolge un ottimo lavoro di ricerca sulle popolazioni autoctone in relazione ai famosi ‘popoli del mare’, lavoro che porta a conclusioni non del tutto esatte ma che restituisce dignità ai sardi presentandoli per quel che effettivamente erano: un popolo molto avanzato dalla grande esperienza marittima. Leonardo Melis dal canto suo é stato il primo, assieme a me, a divulgare l’ ipotesi di una origine mesopotamica (lui sostiene sumera, io accadica) del popolo sardo, o di una sua parte. Lui identifica questa origine negli Shardana, o, come traduce lui, ‘I principi di Dan’ ove Dan / Danu é una delle regioni mediorientali di maggior rilievo nella Mesopotamia del II millennio. Prima di lui, l’ unico autore che da oltre 30 anni sostiene questa origine mediorientale (portando a sostegno una mole di materiale documentale e analitico che ha dell’ impressionante, la più dettagliata e più convincente) é il mio vecchio professore di Glottologia, il linguista Massimo Pittau, secondo il quale i ‘sardi’ come popolo sono nati dall’ unione di due correnti entrambe provenienti, in tempi diversi, dalla Lidia: un primo flusso identificabile nei Thyrrenoi (Tursceni), e un secondo flusso identificabile negli Shardianoi (Shardana). Entrambi questi gruppi lidici erano ‘popoli del mare’, gli Shardana anche guerrieri al servizio di faraoni egiziani nel XIII secolo a.C. Monsignor Dejana, che per anni ha condotto studi emeriti riguardo l’ origine del popolo sardo e i suoi rapporti con l’ Egitto e il medioriente, conclude (erroneamente secondo me) che gli Shardana fossero proprio i ‘sardi nuragici’. Tutti questi studiosi hanno trascurato una considerazione importante: le testimonianze di contatto di popolazioni lidiche con la regione Sardegna non vanno oltre il XV secolo a.C. La più antica datazione accettata per Sardis, la capitale della Lidia, non va oltre la fine del XIV secolo a.C. (alcuni sostengono 1320 a.C. circa), e i Thyrrenoi possono essere fatti risalire, nella loro migrazione in Sardegna, al massimo a 200 anni prima. Ma é ovvio che la Sardegna era abitata già prima da qualcuno; la civiltà prenuragica Abealzu-Filigosa é fatta risalire al IV millennio a.C., e a una data simile se non precedente é attribuita la civiltà di Ozieri. Inoltre é bene ricordare che alcuni dei più antichi nuraghi vengono fatti risalire a un periodo vicino al 1750 a.C., non compatibile con l’ avvento dei Thyrrenoi (nome che significa in effetti: costruttori di torri, anche se alcuni studiosi 'feniciomani' sostengono che derivi dal nome della città di Tiro), che arrivarono in Sardegna nel XV secolo a.C. I Thyrrenoi devono dunque aver trovato almeno alcune di queste strutture già nell’ isola, al limite possono successivamente averne costruite di simili. Altresì bisogna supporre che né i Thyrrenoi né gli Shardana conoscessero questo tipo di costruzione, e ciò si evince dal fatto che in Lidia, come in tutto il medioriente, non ci sono costruzioni simili. Le uniche torri circolari paragonabili si trovano una a Cuzco (ove in effetti si tratta di una torre semicircolare), una nel Galles, e una in Sudafrica. In base a queste considerazioni bisogna ammettere che nessuno degli studiosi sopra citati ‘copre’ la reale storia del popolo sardo se non a partire dalla metà del II millennio. Particolarmente nel caso dell’ ipotesi avanzata da Leonardo Melis a riguardo di una discendenza sumera, c’ é un grosso gap temporale che egli non giustifica: la lingua sumera non veniva parlata dai lidi del XIII secolo a.C., che avevano un alfabeto non cuneiforme e una lingua derivata da un miscuglio di accadico tardo e protocanaanita (simile all’ ugaritico). Sostenere quindi, come fa lui, che gli Shardana abbiano portato radici linguistiche sumere in Sardegna é per lo meno azzardato, se non inverosimile. Attenzione, i popoli mediorientali quali assiri e babilonesi anche nel I millennio utilizzavano sporadicamente termini sumeri, ma NON la lingua sumera. Usavano una lingua accadica (sotto forma di dialetto babilonese o assiro a seconda della zona) CONTENENTE termini sumeri di attinenza religiosa o scientifica (nomi di metalli, di pianeti, di divinità etc). Eppure é evidente che l' influenza sumera o mesopotamica in Sardegna ci sia eccome. In che maniera? Le prime tracce di insediamenti Homo Sapiens in Sardegna risalgono a circa il 13.000 a.C., periodo al quale sono attribuiti ritrovamenti avvenuti in grotte nei pressi di Oliena. Un salto temporale ci porta a numerosissime testimonianze di insediamenti stabili nel neolitico a partire dal 6.000 a.C. circa, specialmente nelle regioni centrali pianeggianti. A questo periodo vengono fatte risalire numerose ceramiche intagliate, si suppone utilizzando conchiglie affilate. Questo tipo di lavorazione era molto diffusa nel bacino del mediterraneo, ma anche nella zona iberica e nel Libano. A partire dal 4.500 a.C. circa gli insediamenti si moltiplicano e prende inizio quella che viene chiamata civiltà Bonu-Ighinu, della quale perdiamo le tracce intorno al 3.000 a.C. circa. Nel mentre sono già attive, a partire dal 3.600 a.C. circa, le già citate civiltà di Ozieri e Filigosa, le quali hanno lasciato tutta una serie di reperti lavorati e ‘costruzioni elementari’ di notevole interesse. Erroneamente a questa civiltà viene fatto risalire l’ altare preistorico di Monte d’Accoddi nei pressi di Sassari. E’ invece verosimile che, nello stesso sito, a questa cultura appartenga la ‘prima fase’ del complesso abitativo / religioso, composta da abitazioni basse e da un monolito lavorato. Nel III millennio le civiltà sarde erano già notevolmente sviluppate: conoscevano la tessitura, avevano una forma di culto basata sulla Dea Madre e su divinità associate ai fenomeni naturali (o quantomeno così ci vogliono far credere gli archeologi e antropologi), lavoravano la selce, l’ ossidiana, ed erano esperti intagliatori ed estrattori di metalli. E’ dunque evidente che già prima della fine del III millennio a.C. in Sardegna c’ era un certo numero di abitanti organizzati in più civiltà, ma é a partire dai primi secoli del II millennio che abbiamo un ‘boom’ di cultura e di ‘abilità’ in Sardegna. E alcuni particolari, in questo periodo, riconducono al medioriente. Non però alla Lidia, ma a una regione ben più famosa: Babilonia. Nei miei studi di sumerologia e civiltà mesopotamiche mi sono imbattuto in un testo babilonese molto controverso, che inizia con le parole ‘Enuma Nabo Shamatu’ (Quando il segno di Nabu...) che narra la fuga del dio Nabu dopo una sconfitta subita in una non meglio identificata guerra in territorio a ovest di Sumer. Il testo riporta che:
"Nabo i sacri recinti abbandonò – nel deserto
con gli uomini camminava, fino al mare,
alle isole del grande mare a nord trovò rifugio e
vi costruì un tempio, una casa per Amar-Ud".
Questo testo ricalca poche linee provvenienti dal testo noto come 'Le profezie di Marduk' o 'Gli oracoli di Marduk' nel quale leggiamo che:
“Via dall' Ezida […] le sue città […]
verso il Mare Superiore, si diresse”
e successivamente:
“Lui (Nabu) entrò nel Mare Superiore,
prese un trono non suo,

perchè l' Ezida era preso”
Il termine utilizzato per 'Mare Superiore' però non é accadico ma sumero: AB.BA IGI.NIM – Mare Superiore. Amar-Ud é uno dei modi di scrivere il nome del dio babilonese Marduk, di cui Nabu era figlio. Se il territorio di guerra a ovest di Sumer viene identificato con la regione del Mar Morto, le uniche isole in un mare a nord di tale zona possono essere le isole greche, Malta, la Sicilia e la Sardegna. Ma in nessuno di questi luoghi troviamo templi dedicati a Marduk, ad eccezione forse di uno: Monte d’ Accoddi. E’ un fatto innegabile che questo sito, una volta ricostruito a modellino, abbia lasciato sgomenti gli studiosi di storia e archeologia sarda: si sono trovati davanti una versione ridotta di una ziggurat mesopotamica. Quella che viene definita dagli studiosi una ‘curiosa coincidenza’ é in realtà la chiave per capire come, a partire da circa il 1900 a.C., in Sardegna entrano prepotentemente radici e segni di cultura accadica e sumera. Ma la ricostruzione di Monte d’Accoddi non rivela somiglianze con ‘UNA’ qualsiasi ziggurat mesopotamica, bensì con una in particolare: l’ Esagila di Babilonia, la sacra casa di Marduk. La mia ipotesi é che la guerra che si menziona nel testo sopra citato sia la stessa di cui si parla nel poema Epica di Erra, una guerra che fu causa della distruzione di Sumer a cavallo del 2000 a.C., mossa da Ishum ed Erra ai danni, appunto, di Marduk e suo figlio Nabu con i loro seguaci.A seguito di ciò, come si legge nell’ 'Enuma Nabo Shamatu', Nabu si ‘esiliò’ (evidentemente con i suoi seguaci) in Sardegna e vi si stanziò portando quel grado di civilizzazione che la Mesopotamia aveva ormai da più di 1000 anni. Questi migranti arrivati in Sardegna si stanziarono in varie zone dell’ isola, e interagirono con le culture locali non sottomettendole ma mischiandovisi. E’ un dato di fatto che in Sardegna l’ età del bronzo antico si sviluppa proprio a cavallo del XIX secolo a.C., appena 100 anni dopo il periodo a cui attribuisco l’ esilio di Nabu in Sardegna, ed é in questo periodo che si hanno le prime testimonianze di uso del bronzo (civiltà di Bonnannaro), mentre in Mesopotamia l’ età del bronzo inizia all’ incirca nel 2800 a.C. e giunge in Babilonia a cavallo del 2500 a.C. Non é corretto invece asserire, come fanno molti, che in Sardegna l’ età del bronzo arrivò dalla cultura italica / appenninica, inquanto anche li il bronzo antico inizia a cavallo del 1800 a.C. ed é quindi contemporaneo, e non precedente, a quello sardo. Tra i contributi che questo ceppo mesopotamico diede alla cultura dell’ isola c’ é proprio Monte d’ Accoddi, il cui nome secondo me deriva da ‘Akkad’. Infatti la struttura a tronco di cono con rampa é sicuramente successiva al 2000 a.C. Giungiamo dunque al XVI secolo, periodo nel quale la popolazione autoctona ha integrato le colonie di origine babilonese accadica, e un secolo dopo si trova ad affrontare una invasione di navigatori provenenti dalla Lidia, quel popolo che i greci chiamavano Tyrsenói o Tyrrhenói. Erano, come detto, un popolo di navigatori, ma anche esperti lavoratori di metalli dato che tutte le popolazioni anatoliche lo erano (particolarmente quelle di discendenza ittita). Questo gruppo lidico si stabilisce in Sardegna intorno al 1500 /1450 a.C. e trova nell’ isola una popolazione mista, pacifica, dedita prevalentemente all’ agricoltura e molto ferrata nelle costruzioni, con un vivo culto dei morti e una notevole arte edilizia e funeraria. I Thyrrenoi vi si integrano dando inizio a una tradizione costiera e marittima, ma non limitandosi solo alle zone costiere, anzi spingendosi anche all’ interno. La loro influenza linguistica però non é marcata nelle zone interne, dove vive ancora una spiccata componente accadica e sumera portata dai primi ‘coloni’. Circa due secoli e mezzo dopo, un altro gruppo di navigatori, stavolta guerrieri e sempre provenienti dalla Lidia (precisamente da Sardis), si spinge fino alla Sardegna. Sono un popolo nominato anche negli annali faraonici egiziani, che ha prestato servizio per faraoni nella battaglia di Qadesh; un popolo chiamato Sardianói dai Greci, e Shrd dagli egiziani (che evidentemente li chiamavano con un nome derivante dall’ appellativo greco). Questi furono l’ ultimo gruppo di navigatori provenienti dal medioriente che si stanziò nell’ isola, e fu questo popolo a dare alla regione il nome di "Sardò". Ma abbiamo menzionato Monte d' Accoddi, e ipotizzato che esso sia una sorta di 'riproduzione' in scala dell' Esagila di Marduk. Diamogli uno sguardo da vicino.

MONTI ACCODDI E L'ESAGILA:
Il cosiddetto 'altare preistorico' di Monte d' Accoddi é un complesso archeologico in provincia di Sassari (la mia città natale), e viene generalmente datato a circa il V millennio asserendo che verso la fine del IV millennio esso venne abbandonato. Il sito mostra alcune pietre grossolane, una stranissima palla di pietra, un monolito, e quella che già dalla prima occhiata si rivela essere una ziggurat che rimanda la mente inesperta alle ziggurat mesopotamiche. Ma a ben studiarne il modello, almeno per quanto é stato ricostruito e proposto dagli archeologi Lilliu e Tiné, Monte d' Accoddi non somiglia alla tipica ziggurat, bensì all' Esagila babilonese. Per verificare procediamo a una analisi comparata di alcune ziggurat. Riporto qui di seguito la ricostruzione di Monte d’Accoddi come compare in uno sketch prodotto da archeologi sardi, per compararla con la ricostruzione dell’ Esagila.
Già a una prima vista la somiglianza spicca da due elementi:
- la presenza, in cima, di un ‘tempio’ che risalta sulla struttura;
-La rampa frontale che arriva a circa metà della struttura

Andando poi nel dettaglio, vediamo che sia l’ Esagila sia Monte d’Accoddi sono costituiti da 7 livelli; il santa sactorum in entrambi i casi si trova al centro del livello più alto (qui numerato 1), ed aveva un ingresso ai cui lati erano situate 2 colonne.









Nel caso dell’ Esagila, tale santa sanctorum era chiamato E.KUA e conteneva le statue di Marduk e sua moglie Sarpanit. Sia Monte d’Accoddi che l’ Esagila inoltre sono ‘ziggurat chiuse’, mentre generalmente le altre ziggurat mesopotamiche avevano una struttura diversa e più aperta, con un cortile e vari templi minori nei dintorni (per esempio l’ Eninnu di Lagash). Le altre ziggurat mesopotamiche avevano in genere massimo 4 livelli. L’ Esagila (che mi risulti) é l’ unica a 7 livelli. Alcune di queste ziggurat, come quella di Sialk, avevano due rampe parallele, non una. Altre, come l’ Eanna di Ur, avevano tre rampe che si incrociavano al secondo livello, e la rampa frontale era sovrastata da un arco.
 







Ritengo che la documentazione fotografica sia particolarmente esplicativa, e reputo un peccato che gli archeologi sardi, anche i maggiori esperti sull’ argomento Monte d’Accoddi, non si fermino ad esaminare quanto questo monumento ha in comune con l’ Esagila. Per dovere di cronaca, devo segnalare che non tutti gli archeologi sono d' accordo sul numero di terrazze di Monte d' Accoddi, sporadicamente ho letto articoli in cui si parla di 8 livelli, nonostante tutti gli sketch che son riuscito a trovare ed analizzare ne contino 7. Monte d' Accoddi attualmente é molto rovinata, forse non sarà mai possibile stabilire come appariva in origine, ma in attesa di altre analisi o scoperte penso di poter reputare validi i disegni visti che riproducono una ziggurat a 7 livelli.




[Fonte:Alessandro Demontis]

2 commenti:

  1. A Monte Accoddi ci sono stato qualche anno fà, non l'avevo capito, ma riguardando le foto che ho si vede chiaramente quello da lei evidenziato e si ha l'impressione di essere in presenza si uno ziggurat.

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