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martedì 5 gennaio 2016

L' ARRIVO DI SHILIG.LU.DIG (NIBIRU- IL 12° PIANETA ) ,L'INIZIO & LA FINE DEL DILUVIO CON LA FUGA DEGLI ANUNNAKI DALLA TERRA





Anche se i Nefilim erano preparati al Diluvio, il suo arrivo fu comunque un'esperienza spaventosa: «Il rumore del Diluvio... fece tremare gli dèi». Quando arrivò il momento di lasciare la Terra, gli dèi, «battendo in ritirata, salirono ai cieli di Anu». La versione assira afferma che per scappare gli dèi usarono rukub ilani ("carro degli dèi"). «Gli Anunnaki si sollevarono» e i loro razzi, come torce, «illuminarono con il loro fulgore la terra circostante». In orbita attorno alla Terra, i Nefilim videro scene di distruzione che li colpirono profondamente. I testi di Gilgamesh ci dicono che, via via che l'intensità della tempesta aumentava, non solo «nessun uomo poteva vederne un altro», ma addirittura «non si riusciva a vedere gli uomini nemmeno dal cielo». Chiusi nella loro navicella spaziale, gli dèi si sforzavano di vedere che cosa stava succedendo sul pianeta dal quale erano appena fuggiti.


Gli dèi si accucciarono come cani contro il muro.
Ishtar gridava come una donna in preda alle doglie:
«Gli antichi giorni, ahimè, sono ormai solo argilla»...
Gli dèi Anunnaki piangevano con lei.
Gli dèi se ne stavano lì, seduti a piangere;
le labbra strette... tutti quanti.

Anche i testi di Atra-Hasis riecheggiano lo stesso tema. Una volta fuggiti, gli dèi assistettero dall'alto allo scenario di distruzione. Anche a bordo dei loro veicoli, tuttavia, non si può dire che la situazione fosse idilliaca. Sembra che gli dèi fossero divisi fra più navicelle; la Tavola III dell'epica di Atra-Hasis descrive le condizioni a bordo di una di esse, dove alcuni degli Anunnaki si trovavano insieme alla Dea Madre.

Gli Anunnaki, grandi dèi,
stavano lì seduti, in preda alla sete e alla fame...
Ninti piangeva e sfogava le sue emozioni.
Tutti gli dèi piangevano insieme a lei per la sorte della terra.
Ella era sopraffatta dall'angoscia,
desiderava ardentemente una birra.
Dove ella sedeva,
anche gli altri dèi sedevano in lacrime;
accovacciati come pecore a un abbeveratoio.
Con le labbra febbricitanti di sete,
essi soffrivano i crampi della fame.

La stessa Dea Madre, Ninhursag, era scioccata dalla spaventosa devastazione:

La dea guardava e piangeva...
Le sue labbra erano arse di febbre...
«Le mie creature sono diventate come mosche -
hanno riempito i fiumi come libellule,
la loro paternità è stata portata via dal mare in tempesta».

Poteva davvero essa salvare la propria vita mentre l'umanità, che lei stessa aveva contribuito a creare, moriva? Poteva abbandonare la Terra, si domandò ad alta voce ;

«Devo davvero salire al Cielo,
per abitare nella Casa delle Offerte,
dove Anu, il Signore, ha ordinato di andare?».


Gli ordini impartiti ai Nefilim erano chiari: abbandonare la Terra, "salire al Cielo". Era uno dei momenti in cui, nella sua orbita, il Dodicesimo Pianeta era più vicino alla Terra, all'interno della fascia degli asteroidi ("Cielo"), come dimostra anche il fatto che Anu abbia potuto partecipare personalmente alle cruciali riunioni che gli dèi avevano tenuto nell'imminenza del Diluvio. Enlil e Ninurta - accompagnati forse dall'elite degli Anunnaki, quelli che avevano popolato Nippur - si trovavano nella stessa navicella, progettando senza dubbio di raggiungere l'astronave madre. Gli altri dèi, invece, non erano così determinati: costretti ad abbandonare la Terra, si accorsero improvvisamente di quanto erano legati ad essa e ai suoi abitanti. In una delle navicelle, Ninhursag e il suo gruppo di Anunnaki mettevano in discussione gli ordini impartiti da Anu. In un'altra, Ishtar gridava: «Gli antichi giorni, ahimè, sono ormai solo argilla»; gli Anunnaki che stavano con lei nella navicella «piangevano insieme a lei». Enki, ovviamente, si trovava su un'altra navetta spaziale, altrimenti tutti avrebbero scoperto che era riuscito a salvare il genere umano. Senza dubbio aveva le sue buone ragioni per sentirsi meno depresso, anche perché aveva certamente già progettato anche l'incontro sull'Ararat. Dalle versioni più antiche sembra di capire che l'arca fu semplicemente trasportata alla regione dell'Ararat dalla forza delle onde, e che una "tempesta da sud" avrebbe spinto l'imbarcazione verso nord.
Ma i testi mesopotamici ripetono che Atra-Hasis/Utnapishtim portò con sé un "barcaiolo" di nome Puzur-Amurri ("l'occidentale che conosce i segreti"). A lui il Noè mesopotamico «affidò la struttura [della nave] insieme al contenuto», non appena cominciò la tempesta. A che cosa serviva un esperto navigatore, se non a condurre l'arca a una destinazione specifica? Come abbiamo visto, i Nefilim usarono le cime dell'Ararat come punti di riferimento fin dall'inizio. Essendo le vette più alte di quella regione, era prevedibile che sarebbero state le prime a riapparire dalla coltre d'acqua. Enki, "il Saggio, l'Onnisciente", lo sapeva bene, e per questo possiamo presumere che avesse dato istruzioni al suo servitore di guidare l'arca verso l'Ararat, pianificando l'incontro fin dall'inizio. Nel suo racconto del Diluvio, Beroso, le cui parole sono riportate dal greco Abideno, afferma: «Crono rivelò a Sisitro che vi sarebbe stato un Diluvio il quindicesimo giorno di Daisio [il secondo mese] e gli ordinò di nascondere in Sippar, la città di Shamash, tutti gli scritti disponibili. Sisitro fece tutte queste cose, partì per mare immediatamente per l'Armenia, e poi accadde ciò che il dio aveva annunciato». Beroso ripete poi i dettagli riguardanti gli uccelli mandati in volo perlustrativo. Quando Sisitro (che altri non è che atra-asis rovesciato) fu portato via dagli dèi per abitare nella loro dimora, spiegò prima alle altre persone che stavano nell'arca che si trovavano "in Armenia" e disse loro di ritornare (a piedi) a Babilonia. Ritroviamo dunque in questa versione non soltanto il legame con Sippar, il porto spaziale, ma anche la conferma che a Sisitro era stato effettivamente detto di «partire per mare immediatamente per l'Armenia» - la terra di Ararat. 
Appena sceso a terra, Atra-Hasis uccise degli animali e li arrostì sul fuoco. Non vi è certo da meravigliarsi se gli dèi, esausti e affamati com'erano, «si raccolsero come mosche sull'offerta». D'improvviso capirono quanto importanti fossero l'uomo, gli alimenti che esso coltivava e gli animali che allevava. «Quando alla fine Enlil arrivò e vide l'arca, si arrabbiò», ma poi prevalse il buon senso e la capacità di persuasione di Enki. I Nefilim, infatti, avevano sì riconosciuto le avvisaglie dell'imminente Diluvio, ma si trattava di un evento talmente unico anche per loro, che per molto tempo avevano temuto che dopo di esso non sarebbe stato mai più possibile abitare sulla Terra. Quando scesero sull'Ararat, invece, videro che così non era: la Terra era ancora abitabile, ma per abitarla avevano bisogno dell'uomo. Enlil fece dunque pace con ciò che restava del genere umano e prese Atra- Hasis/Utnapishtim a bordo della sua navicella per portarlo con sé alla dimora eterna degli dèi. Ed eccoci a una domanda cruciale: in che cosa consistette questa catastrofe, prevedibile e tuttavia inevitabile? Un indizio importante sta nella constatazione che non si trattò di un evento isolato e improvviso, ma del culmine di una catena di avvenimenti. Il Diluvio fu preceduto da eccezionali epidemie che investirono uomini e animali e da una tremenda siccità: tale processo durò, secondo le fonti mesopotamiche, sette "passaggi", o "sur". Fenomeni di questo genere non possono che indicare forti variazioni climatiche e riecheggiano con tutta probabilità l'alternarsi di glaciazioni e periodi interglaciali che hanno caratterizzato la storia della Terra. Scarse precipitazioni, basso livello delle acque marine e lacustri e inaridimento delle sorgenti sotterranee sono i caratteristici segni distintivi dell'approssimarsi di un'era glaciale. Poiché il Diluvio che ha posto bruscamente fine a queste condizioni fu seguito dalla civiltà sumerica e dalla nostra attuale era post-glaciale, la glaciazione in questione non può che essere stata l'ultima. La nostra conclusione, quindi, è che gli avvenimenti del Diluvio si riferiscono all'ultima glaciazione della Terra e al suo catastrofico finale. La perforazione degli strati di ghiaccio dell'Artide e dell'Antartide ha permesso agli scienziati di misurare l'ossigeno racchiuso nei vari strati e di valutare in base a questo il clima prevalente millenni or sono. Campioni raccolti poi dai fondali marini, come quello del Golfo del Messico, hanno consentito di stimare la temperatura media delle diverse epoche sulla base della maggiore o minore concentrazione di fauna marina. Oggi, grazie a tutti i dati raccolti, gli scienziati sono in grado di affermare che l'ultima era glaciale cominciò 75.000 anni fa; circa 40.000 anni fa si verificò un mini-riscaldamento, che lasciò il posto, 38.000 anni fa, a un nuovo periodo più freddo e più asciutto. Infine, circa 13.000 anni fa, l'era glaciale si interruppe bruscamente e la Terra entrò nella fase di relativa mitezza climatica che ancora oggi la caratterizza. Confrontando i dati biblici con quelli sumerici, scopriamo che i tempi più duri, quelli della "maledizione della Terra", cominciarono al tempo del padre di Noè, Lamech. Questi aveva espresso la speranza che la nascita di Noè ("tregua") avrebbe segnato la fine delle tremende sofferenze del popolo: ebbene, il suo desiderio fu esaudito nel modo più imprevisto, attraverso il catastrofico Diluvio. Molti studiosi ritengono che i dieci patriarchi biblici antidiluviani (da Adamo a Noè) corrispondano in qualche modo ai dieci sovrani antidiluviani citati negli elenchi dei re sumerici. Tali elenchi non attribuiscono i titoli divini DIN.GIR o EN agli ultimi due dei dieci e trattano Ziusudra/Utnapishtim e suo padre Ubar-Tutu come uomini. Questi ultimi corrispondono a Noè e a suo padre Lamech, e secondo le fonti sumeriche regnarono per un totale di 64.800 anni fino all'avvento del Diluvio. L'ultima era glaciale, da 75.000 a 13.000 anni fa, durò 62.000 anni; poiché le difficoltà erano cominciate quando Ubartutu/Lamech regnava già, i conti tornano perfettamente e i dati appaiono del tutto plausibili. Inoltre, le condizioni climatiche più avverse durarono, secondo l'epica di Atra-Hasis, sette shar, cioè 25.200 anni. Gli scienziati hanno trovato prove di un periodo climatico estremamente rigido tra 38.000 e 13.000 anni fa: un lasso di tempo, quindi, di 25.000 anni. Ancora una volta, dunque, le fonti mesopotamiche e le moderne scoperte scientifiche si confermano e si rafforzano a vicenda. Per risolvere l'enigma del Diluvio, allora, dobbiamo partire proprio dalle variazioni climatiche, e in particolare dalla brusca
interruzione dell'era glaciale, avvenuta circa 13.000 anni fa. Che cosa può aver provocato un cambiamento climatico di tale portata, e così repentino? Tra le molte teorie proposte dagli scienziati, ce n'è una che ci interessa particolarmente: è quella di cui ha parlato il Dr. John Hollin dell'Università del Maine, negli Stati Uniti, secondo il quale lo strato di ghiaccio che ricopre l'Antartide periodicamente si rompe e alcuni tratti di esso si distaccano e scivolano nel mare, creando un'ondata spaventosa e improvvisa. Questa ipotesi, che fu accettata ed elaborata anche da altri studiosi, suggerisce che, via via che lo strato di ghiaccio aumentava il suo spessore, non soltanto tratteneva sotto di sé una quantità sempre maggiore del calore terrestre, ma, per la pressione e l'attrito, creava anche uno strato viscido e scivoloso alla sua base. Agendo come una sorta di lubrificante tra la spessa coltre di ghiaccio sopra e la dura terra sotto, questo strato viscido prima o poi fece scivolare il ghiaccio nell'oceano circostante. Hollin ha calcolato che se solo metà dell'attuale strato di ghiaccio che ricopre l'Antartide (e che ha, in media, uno spessore di più di un chilometro e mezzo) scivolasse nei mari dell'emisfero australe, l'onda immensa che ne deriverebbe innalzerebbe di almeno 18 metri il livello di tutti i mari del globo, inondando terre e città costiere. Nel 1964, A.T. Wilson della Victoria University, in Nuova Zelanda, avanzò la teoria che le ere glaciali terminassero improvvisamente proprio in seguito a tali slittamenti, che si verificavano non soltanto nell'Antartide, ma anche nell'Artide. A questo punto, con tutti i testi e i dati che abbiamo fin qui raccolto, ci sentiamo autorizzati a concludere che quello che conosciamo come il Diluvio universale fu il risultato di uno di questi processi di slittamento nelle acque dell'Antartide di miliardi di tonnellate di ghiaccio, che posero fine bruscamente all'ultima glaciazione. Sorto pressoché d'improvviso, questo fenomeno provocò un moto ondoso di immane portata che, partito dalle acque dell'Antartide, si diffuse poi verso nord, agli oceani Atlantico, Pacifico, Indiano. Il brusco cambiamento di temperatura deve aver provocato violente tempeste accompagnate da piogge torrenziali. Muovendosi più velocemente delle acque, le tempeste di vento e gli spaventosi addensamenti di nubi oscuravano il cielo e annunciavano l'arrivo imminente della valanga d'acqua. Sono esattamente questi i fenomeni che si trovano descritti nei testi antichi. Come gli aveva ordinato Enki, Atra-Hasis mandò tutti a bordo dell'arca mentre egli se ne stava fuori ad aspettare il segnale della partenza. Tuttavia, precisano i testi, egli non riusciva a stare tranquillo fuori dall'arca, ma, in preda all'ansia, continuava «ad andare dentro e fuori, non riusciva a stare seduto, né ad accovacciarsi... aveva il cuore spezzato; vomitava bile». Ma poi:

...la Luna scomparve...
L'aspetto del tempo cambiò;
le piogge ruggivano dentro le nuvole...
I venti si fecero selvaggi...
...arrivò il Diluvio,
la sua forza si abbatté sulle genti
come l'infuriare di una battaglia;
nessuno poteva più vedere il suo simile,
la distruzione rendeva tutto irriconoscibile.
Il Diluvio muggiva come un toro;
i venti nitrivano come un asino selvatico.
L'oscurità si faceva sempre più fitta;
non si vedeva più il Sole.

L'Epica di Gilgamesh è molto precisa quando parla della direzione da cui proveniva la tempesta: essa veniva da sud. Nubi, vento, pioggia e oscurità precedevano l'ondata mortale, che travolse anzitutto i "pilastri di Nergal" nel Mondo Inferiore:

Con il chiarore dell'alba
una nuvola nera salì dall'orizzonte;
dentro di essa tuonava il dio delle tempeste...
Tutto ciò che prima era luminoso
si mutò in tenebra...
Per tutto un giorno soffiò la tempesta del sud,
sempre più veloce, sommergendo le montagne...
Per sei giorni e sei notti soffiò il vento
mentre la tempesta del sud spazzava la terra.
Quando arrivò il settimo giorno,
il Diluvio della tempesta del sud si acquietò.

I riferimenti alla "tempesta del sud", al "vento del sud" indicano chiaramente la direzione dalla quale arrivava il Diluvio, con le sue nubi e i venti, "araldi della tempesta", che soffiavano "sopra colline e pianure" prima di raggiungere la Mesopotamia. In effetti, una tempesta e una valanga d'acqua che dovessero arrivare in Mesopotamia dall'Antartide attraverserebbero l'Oceano Indiano dopo aver sommerso le colline d'Arabia e inondato la piana del Tigri e dell'Eufrate. L' Epica di Gilgamesh ci dice anche che prima che fosse sommersa quella regione con tutti i suoi abitanti furono travolti "gli argini della terraferma": le linee costiere, cioè, furono invase e spazzate via. La versione biblica della vicenda del Diluvio parla di una "esplosione delle fontane del Grande Abisso" che precedette l'"apertura delle cateratte del cielo". Anzitutto dunque, le acque del "Grande Abisso" (un nome che ben si addice alle lontane, gelide acque dell'Antartide) proruppero dai loro confini di ghiaccio; solo allora cominciarono a scendere fiumi di pioggia dal cielo. All'inverso, poi, una volta placatosi il Diluvio, le «fontane dell'Abisso si chiusero» e «la pioggia dal cielo si arrestò». Dopo la prima, immensa ondata di piena, le acque continuarono "ad andare e venire" a ondate spaventose. Poi le acque cominciarono a ritirarsi e "diminuirono" dopo 150 giorni, quando l'arca si fermò tra le cime dell'Ararat. La valanga d'acqua, che era venuta dai mari del sud, verso sud se ne tornò. Ed eccoci a un'altra importante domanda: come poterono i Nefilim prevedere il momento in cui il Diluvio si sarebbe
scatenato dall'Antartide? Sappiamo che i testi mesopotamici mettevano in relazione il Diluvio e le variazioni climatiche che lo precedettero a sette "passaggi": senza dubbio il termine indicava il periodico passaggio del Dodicesimo Pianeta in vicinanza della Terra. Sappiamo che persino la Luna, il piccolo satellite della Terra, esercita un'influenza gravitazionale sufficientemente forte da provocare il moto delle maree. D'altra parte, sia le fonti mesopotamiche che la Bibbia affermano che la Terra tremava quando il Signore Celeste le passava vicino. Non potrebbe darsi, allora, che i Nefilim, osservando i mutamenti climatici e l'instabilità dello strato di ghiaccio dell'Antartide, abbiano capito che il successivo, settimo "passaggio" del Dodicesimo Pianeta, avrebbe scatenato la catastrofe che prima o poi essi si aspettavano? I testi antichi dimostrano che in effetti fu proprio così. Particolarmente interessante, dal nostro punto di vista, è un testo di una trentina di righe, scritto in caratteri cuneiformi in miniatura su entrambe le facce di una tavoletta d'argilla lunga sì e no un paio di centimetri. Fu scoperto ad Assur, ma la profusione di parole sumeriche nel testo accadico non lasciano dubbi sulla sua origine sumerica. Il Dr. Erich Ebeling concluse che si trattava di un inno recitato nella Casa dei Morti, e perciò lo incluse nella sua magistrale opera (Tod und Leben) su morte e risurrezione nell'antica Mesopotamia. Se la esaminiamo più da vicino, scopriamo che la composizione "invoca i nomi" del Signore Celeste, il Dodicesimo Pianeta, e spiega il significato dei suoi vari epiteti mettendoli in relazione con il passaggio del pianeta nel luogo della battaglia con Tiamat - un passaggio che provoca il Diluvio! Il testo comincia annunciando che, malgrado la sua forza e la sua grandezza, il pianeta ("l'eroe") ruota comunque attorno al Sole. Il Diluvio era l'"arma" di questo pianeta.

Sua arma è il Diluvio;
Dio la cui arma porta morte ai malvagi.
Supremo, Supremo, Unto...
Che, come il Sole, attraversa le terre;
persino il Sole, suo dio, egli spaventa.

Invocando il pianeta con il suo "primo nome" - che, purtroppo, è illeggibile - il testo descrive il passaggio vicino a Giove, verso il luogo della battaglia con Tiamat:

Primo nome:...
tu che schiacciasti la banda circolare
e dividesti in due l'Occupatrice, riversandola fuori.
Signore, che al tempo di Akiti
riposi nel luogo della battaglia di Tiamat...
Il cui seme sono i figli di Babilonia;
tu, che non puoi essere allontanato dal pianeta Giove;
e che con il tuo fulgore potrai creare.

Continuando il suo percorso, il Dodicesimo Pianeta è chiamato SHILIG.LU.DIG ("potente capo dei gioiosi pianeti"). Ora si trova nel punto più vicino a Marte: «Dallo splendore del dio [pianeta] Anu, il dio [pianeta] Lahmu [Marte] è rivestito». Quindi scatena il Diluvio sulla Terra:

Questo è il nome del Signore
che dal secondo mese al mese Addar
aveva fatto avanzare le acque.

Se analizziamo bene i nomi che il testo presenta, ne otteniamo importanti informazioni relative al calendario. Il Dodicesimo Pianeta oltrepassava Giove e si avvicinava alla Terra "al tempo di Akiti", quando cominciava il Nuovo Anno mesopotamico. Al secondo mese si trovava già molto vicino a Marte; quindi, "dal secondo mese al mese Addar" (il dodicesimo mese) scatenò il Diluvio sulla Terra. Tutto ciò trova una perfetta corrispondenza nel racconto biblico, secondo il quale «le fontane del grande abisso proruppero» il 17° giorno del secondo mese. L'arca andò a posarsi sull'Ararat nel settimo mese; nel decimo cominciarono a vedersi altre zone di terraferma, e il Diluvio terminò nel dodicesimo mese, poiché si dice che fu nel "primo giorno del primo mese" dell'anno successivo che Noè aprì la porta dell'arca. Passando alla seconda fase del Diluvio, quando le acque cominciarono a calare, il testo chiama il pianeta SHUL.PA.KUN.E.

L'eroe, il Signore che sorveglia,
che raccoglie tutte le acque,
che con le acque zampillanti
purifica il giusto e il malvagio;
che nella montagna a due cime
fermò il...
pesci, fiume, fiume; e l'alluvione si placò.
Tra le montagne, su un albero, un uccello si posò.
Il giorno che... disse.

Sebbene alcune righe siano troppo danneggiate per essere leggibili, è evidente la corrispondenza con il racconto biblico del Diluvio e con le fonti mesopotamiche: l'inondazione è cessata, l'arca si è fermata sulla montagna a vette gemelle; fiumi d'acqua scendono dalle montagne e vanno a riversarsi negli oceani; cominciano a vedersi i pesci; un uccello viene mandato in perlustrazione fuori dall'arca. La punizione di Dio era finita. Il Dodicesimo Pianeta aveva oltrepassato il suo "crocevia"; si era avvicinato alla Terra e aveva cominciato ad allontanarsi, accompagnato dai suoi satelliti.

Quando il sapiente griderà: "Alluvione!" -
È il dio Nibiru ["Pianeta dell'Attraversamento"!;
è l'Eroe, il pianeta a quattro teste.
Il dio che ha per arma la tempesta che inonda
si volterà indietro
e scenderà al suo luogo di riposo.

(Il pianeta, dice il testo, allontanandosi riattraversò poi la traiettoria di Saturno nel mese di Ululu, il sesto mese dell'anno.) L'Antico Testamento fa spesso riferimento al tempo in cui il Signore coprì tutta la Terra con l'acqua dell'abisso. 

Il Salmo 29 dice che il Signore «chiamò le grandi acque» e che queste poi "ritornarono" da dove erano venute.

Al Signore, o figli degli dèi,
date gloria, riconoscete la sua potenza...
Il suono del Signore sta sopra le acque;
il Dio della gloria, il Signore,
tuona sulle grandi acque...
Il suono del Signore è potente,
il suono del Signore è maestoso;
il suono del Signore rompe i cedri...
Egli fa ballare il [Monte] Libano come un vitello,
[il Monte] Sirion fa saltare come un giovane toro.
Il suono del Signore accende fiamme ardenti;
il suono del Signore scuote i deserti...
Il Signore [disse] al Diluvio: «Vattene!».
Il Signore, come un re, è sul trono per sempre.

Nel magnifico Salmo 11 - «A Dio levo alta la mia voce» - il salmista ricorda come, nei tempi antichi, Dio sia apparso e scomparso:

Io ho contato i Giorni Antichi,
gli anni di Ohm...
Ricorderò le opere del Signore,
le tue meraviglie nell'antichità...
Il tuo corso, o Signore, è deciso;
nessun dio è grande quanto il Signore...
Le acque ti videro, Signore, e tremarono;
tu emanasti le scintille che spezzano.
Il rumore del tuo tuono fece ondeggiare il mondo
e i lampi lo illuminarono;
la Terra, scossa, tremava.
[Poi] nelle acque fu il tuo corso,
la tua rotta nelle acque profonde;
e i tuoi passi si allontanarono, nell'ignoto.

Il Salmo 104, esaltando le opere del Signore Celeste, ricorda il tempo in cui gli oceani sommersero la terraferma e poi furono costretti a tornare indietro:

Tu hai fissato la Terra nella sua costanza,
perché per sempre restasse immobile.
Con gli oceani, come una veste, l'hai coperta;
l'acqua si fermò sopra le montagne.
Ma bastò un tuo rimprovero, e le acque fuggirono;
all'udire il tuo tuono, si affrettarono ad allontanarsi.
Andarono sopra le montagne, poi giù per le valli
fino al posto che hai stabilito per loro.
Un confine hai fissato, che si può oltrepassare;
affinché mai più tornino a coprire la Terra.
Ancora più esplicite sono le parole del profeta Amos:
Guai a voi che desiderate il Giorno del Signore.
Che ne sarà di voi?
Perché il Giorno del Signore è oscurità, senza mai luce...
Muta il mattino nell'ombra della morte,
rende il giorno buio come la notte;
chiama le acque del mare
e le riversa sopra la Terra.

Ecco, dunque, i fatti che accaddero "nei giorni antichi". Il "Giorno del Signore" fu il giorno del Diluvio.

Abbiamo già visto come, giunti sulla Terra, i Nefilim abbiano associato i primi regni nelle prime città alle ere zodiacali, assegnando alle costellazioni dello zodiaco gli epiteti dei vari dèi a esse corrispondenti. Ora ci accorgiamo che il testo scoperto da Ebeling forniva informazioni relative al calendario non soltanto per quanto riguarda gli uomini, ma anche per i Nefilim. Il Diluvio, ci dice, si verificò nell'"Era della costellazione del Leone":

Supremo, Supremo, Unto;
il Signore la cui corona brillante è carica di terrore.
Supremo pianeta: un seggio egli ha posto
di fronte all'orbita del pianeta rosso [Marte].
Ogni giorno egli arde entro il Leone;
la sua luce sancisce la sua fulgida sovranità sopra le terre.

Ora possiamo comprendere anche un enigmatico verso dei rituali per il Nuovo Anno, nel quale si afferma che era «la costellazione del Leone che misurava le acque dell'abisso». Tutti questi dati ci consentono di collocare l'epoca del Diluvio in una cornice precisa, perché, anche se non è possibile, oggi, accertare dove esattamente i Sumeri ponevano l'inizio di una casa zodiacale, possiamo comunque basarci sulla seguente tabella, considerata generalmente attendibile.

10860 a.C. - 8700 a.C. - Era del Leone
8700 a.C. - 6540 a.C. - Era del Cancro
6540 a.C. - 4380 a.C. - Era dei Gemelli
4380 a.C. - 2220 a.C. - Era del Toro
2220 a.C. - 60 a.C. - Era dell'Ariete
60 a.C. - 2100 d.C. - Era dei Pesci

Se il Diluvio avvenne nell'Era del Leone, quindi tra il 10860 e 1'8700 a.C, i conti tornano perfettamente: secondo la scienza moderna, infatti, l'ultima era glaciale terminò bruscamente nell'emisfero australe circa 12.000 o 13.000 anni fa, e in quello boreale uno o due millenni dopo. Il fenomeno zodiacale della precessione conferma ulteriormente le nostre conclusioni. Abbiamo detto prima che i Nefilim arrivarono sulla Terra 432.000 anni (120 shar) prima del Diluvio, nell'Era dei Pesci. Nell'ambito del ciclo precessionale, 432.000 anni comprendono 16 cicli completi, o Grandi Anni, e più della metà di un altro Grande Anno, giungendo quindi all'"era" della costellazione del Leone. A questo punto siamo in grado di ricostruire una tavola cronologica completa di tutti gli avvenimenti di cui le nostre ricerche ci hanno svelato l'esistenza.

Anni fa   Avvenimento
 
445.000 I Nefilim, sotto la guida di Enki, arrivano sulla Terra dal Dodicesimo Pianeta. Nel sud della Mesopotamia viene fondata Eridu, la Stazione Terra I.
 
430.000 I grandi strati di ghiaccio cominciano a ritirarsi. Il clima si fa ospitale nel Vicino Oriente.
 
415.000 Enki procede nell'entroterra e fonda Larsa.

400.000 Il periodo interglaciale si estende su tutto il globo. Enlil arriva sulla Terra e fonda Nippur come Centro di Controllo della missione. Enki fissa rotte marittime per l'Africa meridionale, organizza le attività di estrazione dell'oro.
 
360.000 I Nefilim fondano Bad-Tibira come centro metallurgico per la fusione e la raffinazione dell'oro. Viene fondato il porto spaziale di Sippar e altre città degli dèi.
 
300.000 Ammutinamento degli Anunnaki. Enki e Ninhursag creano l'Uomo - il "lavoratore primitivo".
 
250.000 Il primitivo Homo sapiens si moltiplica e si diffonde in altri continenti.
 
200.000 La vita sulla Terra regredisce durante una nuova era glaciale.
 
100.000 Il clima torna a riscaldarsi. I figli degli dèi prendono per mogli le figlie degli uomini.
 
77.000 Ubartutu/Lamech, un essere umano di discendenza divina, sale sul trono di Shuruppak sotto la protezione di Ninhursag.
 
75.000 Comincia la "maledizione della Terra" - una nuova era glaciale. Tipi umani regressivi popolano la Terra.
 
49.000 Comincia il regno di Ziusudra ("Noè"), un "fedele servitore" di Enki.
 
38.000 Il rigido periodo climatico dei "sette passaggi" comincia a decimare l'umanità. L'europeo Uomo di Neanderthal scompare, mentre sopravvive l'Uomo di Cro- Magnon (che vive nel Vicino Oriente). Enlil, deluso dal genere umano, cerca di distruggerlo.
 
13.000 I Nefilim, consapevoli che l'avvicinarsi del Dodicesimo Pianeta provocherà una spaventosa inondazione, giurano di lasciar perire l'umanità. Il Diluvio universale si abbatte sulla Terra ponendo bruscamente fine all'era glaciale.


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