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lunedì 28 dicembre 2015

La Conoscenza e la cacciata dall'eden : ADAMO - EVA E NAHASH (Serpente/colui che sa decifrare,colui che scopre le cose)

La fede in una mitica età dell'oro che l'uomo avrebbe vissuto agli albori della sua storia non può certamente fondarsi su alcuna forma di conoscenza diretta, perché a quell'epoca, qualunque essa fosse, l'uomo doveva essere troppo primitivo per registrare informazioni concrete da tramandare ai posteri. Se dunque l'umanità si porta dentro ancora oggi la sensazione inconscia che vi sia stata, in un passato imprecisato, un'epoca di grande tranquillità e felicità, ciò si deve, con tutta probabilità, a leggende e racconti narrati non dai primi uomini, ma dagli stessi Nefilim. L'unico resoconto completo degli avvenimenti che capitarono all'uomo una volta che questi giunse nella dimora degli dèi in Mesopotamia è il racconto biblico di Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden:

E il Dio Yahweh piantò un frutteto
nell'Eden, a oriente;
e vi pose Adamo
che Egli aveva creato.
E il Dio Yahweh
fece crescere dalla terra
ogni albero piacevole a vedersi
e buono da mangiare;
e nel frutteto vi era l'Albero della Vita
e l'Albero della Conoscenza del Bene e del Male...
E il Dio Yahweh prese Adamo
e lo mise nel Giardino dell'Eden
perché lo lavorasse e ne avesse cura.
E il dio Yahweh disse ad Adamo:

 «Di ogni albero del giardino potrai mangiare; ma dell'Albero della Conoscenza del Bene e del Male non mangerai;perché il giorno che tu ne mangiassi sicuramente moriresti».

Vi erano dunque due frutti vitali disponibili, ma ai terrestri era vietato solo il frutto dell'Albero della Conoscenza. A quel punto, ormai, alla Divinità non importava più che l'uomo potesse tentare di arrivare all'Albero della Vita. L'uomo, però, non fu capace di sottostare nemmeno a quell'unico divieto, e fu la tragedia. Il quadro idilliaco si tramutò rapidamente in una scena drammatica, quella che teologi e commentatori biblici chiamano la Caduta dell'Uomo. È una storia, che ben conosciamo, di comandamenti divini inascoltati, divine bugie, un Serpente tentatore (che tuttavia dice la verità), la punizione, l'esilio. Comparso dal nulla, il Serpente osò sfidare i solenni avvertimenti divini:

E il Serpente... disse alla donna:
«Davvero Dio ha detto
"Voi non mangerete alcun frutto degli alberi del giardino?"
E la donna disse al Serpente:
«Dei frutti degli alberi del giardino
possiamo mangiare;
è del frutto dell'albero che sta in mezzo al frutteto
che Dio ha detto:
"Non mangerete di esso, né lo toccherete,
altrimenti morirete"».
Il Serpente disse allora alla donna:
«No, che non morirete;
è che Dio sa bene
che il giorno in cui ne mangerete
i vostri occhi si apriranno
e voi sarete come Dio -
conoscerete il bene e il male».
E la donna vide che l'albero era buono da mangiare
e piacevole da vedere;
e inoltre aveva il potere di rendere saggi;
ed ella prese il suo frutto e lo mangiò
e ne diede anche al suo compagno, ed egli mangiò.
E gli occhi di entrambi si aprirono,
ed essi videro che erano nudi;
e allora legarono insieme foglie di fico
per farne dei perizomi.

Leggendo e rileggendo questo brano conciso e tuttavia molto preciso, non possiamo fare a meno di domandarci qual è la vera posta in gioco di questo scontro. Diffidati, pena la morte, dal toccare il Frutto della Conoscenza, i due terrestri vennero poi convinti ad andare avanti e a mangiare pure di quel frutto, che avrebbe dato loro una "conoscenza" simile a quella della Divinità. E invece, tutto ciò che avvenne fu che i due si ritrovarono improvvisamente consapevoli della loro nudità. Il fatto di accorgersi di essere nudi, in realtà, non era che uno degli aspetti macroscopici di una situazione molto più complessa. Il racconto biblico di Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden si apre con l'affermazione: «Ed entrambi erano nudi, Adamo e la sua compagna, e non se ne vergognavano». Essi erano cioè, per quanto ci è dato capire, a un livello inferiore di sviluppo umano rispetto agli individui pienamente evoluti: non solo erano nudi, ma erano anche ignari di ciò che questo comportava. Se lo esaminiamo più approfonditamente, il testo biblico sembra accennare al fatto che, a un certo punto, l'uomo abbia acquisito una certa capacità sessuale: era questa la "conoscenza" che avrebbe dovuto essergli preclusa, e non, come si è pensato finora, una serie di informazioni scientifiche. E a conferma di ciò vi è il fatto che, non appena ottenuta questa "conoscenza", "essi seppero che erano nudi" e si affrettarono a coprirsi gli organi genitali. La Divinità si accorse subito che essi avevano trasgredito agli ordini:

Ed essi udirono il suono del Dio Yahweh
che passeggiava nel giardino nella brezza del giorno,
e Adamo e la sua compagna si nascosero
dalla Divinità Yahweh tra gli alberi del giardino.
E il Dio Yahweh chiamò Adamo
e gli disse: «Dove sei?».
Egli rispose:
«Ti ho sentito arrivare nel giardino
e ho avuto paura, perché sono nudo;
così mi sono nascosto».
E Dio disse:
«Chi ti ha detto che sei nudo?
Hai forse mangiato dell'albero
di cui ti avevo ordinato di non mangiare?».

Adamo dovette ammettere la verità, ma accusò la sua compagna, e questa accusò a sua volta il Serpente. In preda a una grande collera, la Divinità maledisse il Serpente e i due terrestri. Poi - a sorpresa - «Il Dio Yahweh fece per Adamo e sua moglie delle vesti di pelli, e li coprì». Naturalmente non possiamo pensare che tutta questa storia - che portò all'espulsione dei terrestri dal Giardino dell'Eden - serva solo a spiegare come l'uomo abbia cominciato a vestirsi.Il fatto di indossare delle vesti, in realtà, non era che una manifestazione esteriore della sua nuova "conoscenza". L'acquisizione di questa "conoscenza" e i tentativi divini per sottrarla all'uomo rappresentano il punto centrale della vicenda. Anche se non è stato ancora trovato un testo mesopotamico che possa essere considerato il corrispettivo della Bibbia, non vi sono dubbi che il racconto - come tutto il materiale biblico concernente la Creazione e la preistoria dell'uomo, era di origine sumerica. I dati ci sono tutti: il luogo è la Dimora degli Dèi in Mesopotamia; vi sono due alberi vitali, quello della Conoscenza e quello della Vita, come nella Dimora di Anu; e infine c'è il gioco di parole sul nome di Eva ("quella della vita", "quella della costola"). Persino le parole della Divinità riflettono l'origine sumerica, perché anche qui l'unico Dio degli ebrei compie un nuovo "scivolone" nel plurale, rivolgendosi a "colleghi" divini che non hanno certamente riscontro nella Bibbia, bensì nei testi sumerici.

Allora il Dio Yahweh disse:
«Ecco, Adamo è diventato uno di noi,
e conosce il bene e il male.
E ora non potrebbe stendere la mano
e attingere anche all' Albero della Vita,
e mangiarne, e vivere per sempre?».
E il Dio Yahweh cacciò Adamo dal Giardino dell'Eden.

Come si vede da molti reperti iconografici, c'è stato un tempo in cui l'uomo, il "lavoratore primitivo", non indossava vestiti quando serviva i suoi dèi: era nudo mentre porgeva loro cibo e bevande, nudo mentre lavorava i campi o costruiva oggetti.
La sua condizione, dunque, non era molto diversa da quella degli animali domestici; gli dèi avevano semplicemente "promosso" uno degli animali già esistenti perché questi servisse alle loro esigenze. È possibile, allora, che la mancanza di "conoscenza" volesse dire che, nudo come un animale, questo nuovo essere aveva anche rapporti sessuali come, o con, gli animali? Alcune tra le più antiche raffigurazioni sembrano proprio confermare tale ipotesi 
Testi sumerici come l'Epica di Gilgamesh lasciano intendere che il tipo di rapporto sessuale era uno degli elementi di distinzione tra l'uomo "selvaggio" e l'uomo "umano". Quando la gente di Uruk volle civilizzare il selvaggio Enkidu - "il barbaro individuo che veniva dal profondo delle steppe" - si assicurarono i servigi di una "ragazza di piacere" e la mandarono a incontrare Enkidu presso la polla d'acqua dove egli era solito intrattenersi con vari animali; là ella avrebbe dovuto offrirgli la sua "pienezza". Dal testo si capisce che il vero punto di svolta nel processo di "civilizzazione" di Enkidu sarebbe avvenuto solo quando gli animali con i quali egli si era fino ad allora intrattenuto lo avessero rifiutato. Era importante, disse alla ragazza la gente di Uruk, che essa continuasse a offrirgli il suo "compito di donna" finché «le bestie selvatiche che vivono nella steppa non lo rifiuteranno». Essere "strappato" alla sodomia era dunque un requisito fondamentale perché Enkidu diventasse compiutamente umano. La donna liberò i suoi seni, scoprì il petto, ed egli possedette la sua pienezza... Essa offrì a lui, il selvaggio, il suo compito di donna. La cosa, a quanto pare, funzionò. Dopo sei giorni e sette notti, "saziatosi delle grazie di lei", egli si ricordò dei suoi antichi amici. Rivolse il volto verso le bestie selvatiche; ma al vederlo le gazzelle corsero via. Gli animali selvatici della steppa fuggivano dal suo corpo. È chiaro, dunque. Il fatto di aver avuto rapporti sessuali con un altro essere umano aveva prodotto un tale cambiamento in Enkidu che gli animali che fino a quel momento gli erano stati compagni "fuggivano dal suo corpo"; non solo correvano via, ma rifiutavano ogni contatto con lui.  Per un attimo Enkidu rimase sbalordito "perché i suoi animali selvatici se ne erano andati".  Ma certo non rimpianse il cambiamento, come spiegano i testi antichi:  Ora egli vedeva, capiva di più... E la donna disse a Enkidu: ora conosci, Enkidu; ora sei come un dio!». Le parole di questo testo mesopotamico sono praticamente identiche a quelle del racconto biblico di Adamo ed Eva. Come aveva predetto il Serpente, mangiando dell'Albero della conoscenza essi erano diventati - dal punto di vista sessuale, in questo caso - «come la Divinità, che conosce il bene e il male». L'uomo, dunque, aveva capito che avere rapporti sessuali con animali era incivile, era il "male". Ma allora, perché Adamo ed Eva furono puniti per il fatto di aver abbandonato la pratica della sodomia? L'Antico Testamento è pieno di avvertimenti contro la sodomia, ed è quindi inconcepibile che il fatto di aver abbandonato una pratica maligna e di averne imparata una virtuosa abbia provocato la collera divina. La "conoscenza" che l'uomo raggiunse contro il volere della Divinità - o di una delle divinità - deve essere stata di natura più profonda. Era qualcosa di oggettivamente buono per l'uomo, ma che, per il suo creatore, egli non doveva avere. Per riuscire a cogliere il vero significato di ciò che accadde occorre leggere attentamente tra le righe della maledizione contro Eva:

E alla donna Egli disse:
«Io accrescerò enormemente la tua sofferenza
nella gravidanza.
Con dolore partorirai i figli,
eppure verso il tuo compagno sarà il tuo desiderio»...
E Adamo chiamò sua moglie "Eva",
perché essa era la madre di tutti i viventi.

Ed è proprio questo l'evento decisivo, "epocale", che ci viene trasmesso dal brano biblico: finché Adamo ed Eva non avevano la "conoscenza", vivevano nel Giardino dell'Eden senza figli. Dopo aver ricevuto la "conoscenza", Eva ottenne la capacità (e il dolore) di portare dentro di sé un figlio e di partorirlo. Fu solo allora che Adamo conobbe sua moglie Eva, ed essa «concepì e diede alla luce Caino». In tutto l'Antico Testamento, il verbo "conoscere" è utilizzato per indicare rapporti sessuali, specie tra marito e moglie allo scopo di avere dei figli. La vicenda di Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden è dunque la storia di un passo fondamentale nello sviluppo dell'uomo: l'acquisizione della capacità di procreare. Che i primi rappresentanti dell'Homo sapiens fossero incapaci di riprodursi è del tutto naturale. Qualunque metodo i Nefilim abbiano utilizzato per infondere parte del loro corredo genetico nella struttura biologica degli ominidi che avevano scelto per i loro scopi, il nuovo essere era comunque un ibrido, un incrocio tra due specie differenti, seppure correlate. Come i muli, per esempio, nati dall'incrocio tra una cavalla e un asino, tutti questi ibridi sono sterili. Attraverso l'inseminazione artificiale e metodi ancora più sofisticati di ingegneria genetica siamo in grado di produrre quanti muli vogliamo, anche senza alcun contatto tra una cavalla e un asino; ma nessun mulo può concepire e mettere al mondo un altro mulo. È possibile che, almeno inizialmente, i Nefilim si siano limitati a produrre una sorta di "muli umani" per venire incontro alle loro necessità? Un'incisione rupestre trovata sulle montagne del sud dell'Elam non fa che accrescere la nostra curiosità. In essa si vede una divinità seduta che tiene in mano una "provetta" da laboratorio dalla quale esce un liquido: si tratta di una rappresentazione abbastanza comune di Enki. Seduta accanto a lui vi è una dea, che sembra più una sua collaboratrice che una sposa: non può essere che Ninti, la dea Madre o Dea della Nascita. Accanto a loro stanno poi altre dee minori, che ricordano le dee della nascita dei vari racconti sulla creazione. Tutti costoro formano dunque il gruppo dei "creatori"; di fronte a loro stanno frotte di esseri umani, che appaiono tutti assolutamente uguali, come prodotti di uno stesso stampo.
Ripensiamo per un attimo al racconto sumerico che ci dice come gli esseri, maschi e femmine, generati da Enki e dalla Dea Madre fossero inizialmente imperfetti, asessuati oppure sessualmente incompleti: si allude forse a una prima fase dell'esistenza umana, una fase "ibrida", in cui l'uomo, fatto a immagine e somiglianza degli dèi, era però sessualmente incompleto, ovvero mancava di "conoscenza"? Quando poi Enki riuscì a produrre un "modello perfetto" di uomo - Adapa/Adamo - si diede il via, come raccontano i testi sumerici, a una sorta di "produzione di massa" di questi individui, impiantando gli ovuli geneticamente trattati nel ventre delle dee della nascita: una sorta di "catena di montaggio" che produceva un numero prefissato di maschi e di femmine. Ma tutto ciò non significa forse che l'uomo non era in grado di procreare da sé? Recentemente si è scoperto che l'incapacità di procreare, tipica degli ibridi, deriva da un'anomalia delle loro cellule riproduttive. Mentre tutte le cellule contengono una sola serie di cromosomi ereditari, l'uomo e altri mammiferi sono in grado di riprodursi perché le loro cellule sessuali (lo sperma nei maschi, l'ovulo nelle femmine) ne contengono due serie. Tale caratteristica manca però negli ibridi. Oggi l'ingegneria genetica sta tentando di ovviare al problema immettendo artificialmente nelle cellule riproduttive degli ibridi una doppia serie di cromosomi: solo così essi possono diventare sessualmente "normali". Fu forse questo che il dio chiamato "Serpente" fece per il genere umano? Il Serpente biblico non era certamente un umile rettile strisciante, nel senso letterale del termine, dal momento che poteva conversare con Eva, era al corrente di tutta la verità sulla famosa questione della "conoscenza" e anzi, aveva una posizione tale da potersi permettere di smentire senza problemi la divinità, facendola passare per bugiarda. Ricordiamo che in tutte le tradizioni antiche la divinità principale aveva dovuto combattere contro un avversario Serpente - una leggenda le cui radici risalgono senza dubbio agli dèi sumerici. Anche il racconto biblico rivela non poche tracce della sua origine sumerica, per esempio nel suo accenno ad altre divinità: «Adamo è diventato uno di noi». La possibilità che gli antagonisti biblici - la Divinità e il Serpente - rappresentino Enlil ed Enki appare dunque più che plausibile. La loro rivalità, come abbiamo visto, ebbe origine quando fu trasferito a Enlil il comando della Terra, anche se era stato Enki il vero pioniere. E così, mentre Enlil se ne stava comodamente a Nippur, presso il Centro di Controllo della missione, Enki fu mandato a organizzare le operazioni minerarie nel cosiddetto Mondo Inferiore. L'ammutinamento degli Anunnaki era rivolto contro Enlil e suo figlio Ninurta; il dio che invece parlò a difesa degli ammutinati era Enki. E fu Enki a suggerire, e poi ad attuare, la creazione di "lavoratori primitivi", mentre Enlil dovette usare la forza per ottenere qualcuna di queste nuove, meravigliose creature. Secondo quando ci presentano i testi sumerici, Enki ha sempre avuto il ruolo di difensore del genere umano, Enlil quello di rigido disciplinatore, se non addirittura antagonista. I due ruoli opposti, dunque, quello di una divinità che vuole mantenere sessualmente repressi i nuovi esseri umani e di un'altra disposta invece a donare all'umanità il frutto della "conoscenza", corrispondono perfettamente a Enlil ed Enki. Ancora una volta, i giochi di parole che si trovano nei testi sumerici come nella Bibbia ci vengono in aiuto. Il termine biblico che indica il "Serpente" è nahash, che vuol dire sì "serpente", ma che deriva dalla radice NHSH, che significa "decifrare, scoprire"; perciò nahash potrebbe anche voler dire "colui che sa decifrare, colui che scopre le cose", un epiteto che ben si addice a Enki, lo scienziato, il dio della conoscenza dei Nefilim. Tracciando un parallelo tra il racconto mesopotamico di Adapa (che ricevette la "conoscenza" ma non riuscì a raggiungere la vita eterna) e il destino di Adamo, S. Langdon (Semitic Mythology, "Mitologia semitica») riprodusse una raffigurazione scoperta in Mesopotamia che ricorda molto da vicino il brano biblico: un serpente intrecciato a un albero, che cerca di arrivare al frutto di questo. Particolarmente significativi sono i simboli celesti: in alto sta il Pianeta dell'Attraversamento, che rappresenta Anu; vicino al serpente vi è invece la falce di Luna, che sta a indicare Enki. Ancora più interessante per noi è scoprire che nei testi mesopotamici il dio che alla fine concesse ad Adapa la "conoscenza" altri non era che Enki: Un'ampia comprensione egli gli concesse... La saggezza [gli aveva dato]... Gli aveva dato la Conoscenza; ma la Vita Eterna non gliela diede.Un sigillo cilindrico trovato a Mari sembra ben illustrare la versione mesopotamica del racconto contenuto nella Genesi. L'incisione presenta un dio seduto su un terreno sopraelevato che emerge dalle onde - un'evidente rappresentazione di Enki. Da entrambi i lati di questo trono spuntano serpenti che lanciano getti d'acqua. Accanto a questa figura centrale stanno due dèi a forma di alberi. Quello sulla destra, i cui rami hanno estremità a forma di pene, tiene in mano un'ampolla che contiene presumibilmente il Frutto della Vita. Quello a sinistra, invece, con i rami terminanti a forma di vagina, ha rami carichi di frutti e rappresenta l'Albero della "Conoscenza" - il dono divino della procreazione.Ancora più a lato sta un altro dei Grandi Dèi, palesemente in collera con Enki: si tratta, a nostro avviso, di Enlil.
Non sapremo mai che cosa provocò il conflitto nel Giardino dell'Eden. Alla fine, comunque, Enki riuscì a portare a termine il famoso "lavoratore primitivo" e a creare così l'Homo sapiens, un individuo completo e capace di creare una propria discendenza. A questo punto, nella Bibbia, Adamo diventa non più un termine generico per indicare "l'uomo", ma una persona specifica, il primo patriarca, anche se ciò segnò una sorta di scisma tra Dio e l'Uomo. Le due strade si separarono e l'uomo non fu più solo un umile servo degli dèi, ma un individuo autonomo: questa svolta, però, nel Libro della Genesi non è vista come un atto volontario dell'uomo, ma come una punizione inflittagli dalla Divinità: affinché egli non divenga capace anche di sfuggire alla mortalità, sarà scacciato dal giardino dell'Eden. Secondo tali fonti, l'esistenza indipendente dell'uomo cominciò non nel sud della Mesopotamia, dove i Nefilim avevano fondato le loro città e i loro campi, ma a est, nei Monti Zagros: «Ed egli scacciò Adamo e lo mandò a vivere a oriente del Giardino dell'Eden». Ancora una volta, dunque, il racconto biblico corrisponde perfettamente ai ritrovamenti scientifici: la cultura, la civiltà umana cominciò tra i monti che circondavano la pianura mesopotamica. È un peccato che la Bibbia non dica di più al riguardo, perché avrebbe potuto gettare una luce maggiore su queste prime forme di civiltà sulla Terra.

1 commento:

  1. Tengo entendido que la adan y eva fueron traidos de otro lugar o fueron creados en otro sitio ,no en la tierra ,cuando llegaron fueron puestos en uno de los edin laboratorio y en el otro edin laboratorio fueron puestos los primates que ya estaban en la tierra que despues de muchos intentos fracasados ,se dio con el lulu ( pero de adan y eva fueron tomados sus secretos y quienes los crearon es lo que querían saber los entes) la mujer eva tiene relaciones con enki ese fue el primer híbrido cain era mitad anunnaki ,no como abel

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