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lunedì 2 novembre 2015

Le fonti del sapere



Ancor prima delle civiltà ittita ed egizia, di quella assiro-babilonese, perfino prima di quella accadica, era sorta nella Mesopotamia meridionale la grande civiltà di Sumer: la madre di tutte le civiltà, la radice dalla quale tutte le altre si erano sviluppate.
È ormai certo al di là di ogni ragionevole dubbio che è proprio a Sumer che ebbero origine i racconti sugli Dei e sugli uomini; fu là che si inscrissero per la prima volta numerosi testi, molto più numerosi e dettagliati di quanto avessimo mai potuto immaginare.
Fu là che sorsero le prime testimonianze scritte degli avvenimenti storici e preistorici che interessarono il nostro pianeta: sono chiamate "Cronache della Terra".
La scoperta e la comprensione delle civiltà antiche è avvenuta attraverso un processo scandito da continue e sbalorditive sorprese.
I monumenti dell'antichità (piramidi, ziggurat, piattaforme enormi, incisioni su pietre e colonne) sarebbero rimasti nient'altro che enigmi, mute testimonianze di un passato ormai cancellato dal tempo, se non fosse stato per la presenza della parola scritta. Senza di essa, i monumenti antichi sarebbero un mistero: incerta l'età, incerto il creatore e oscura la loro funzione.
Tutto ciò che sappiamo lo dobbiamo agli antichi scribi: una schiera prolifica e meticolosa di persone che utilizzò monumenti, oggetti artigianali, pietre di fondamenta, mattoni, utensili, perfino armi dei più svariati materiali, come superfici su cui scrivere nomi e registrare avvenimenti.
Ma le più importanti erano le tavolette d'argilla: lastre di argilla bagnata, alcune tanto piccole da stare sul palmo di una mano, sulle quali lo scriba incideva con uno stilo i simboli, formando sillabe, parole e frasi.
La tavoletta veniva poi lasciata asciugare o la si cuoceva nei forni: ciò che ne risultava rappresenta oggi per noi una testimonianza storica permanente, un documento sopravvissuto per millenni all'attività del tempo e dell'uomo.
In una località dopo l'altra, in ogni parte del Medio Oriente, furono ritrovati archivi, sia statali che privati, traboccanti di tavole di questo genere. Esistevano anche vere e proprie biblioteche dove le tavole, a decine di migliaia per volta, venivano ordinate con cura per materia, e per ognuna veniva citato il contenuto, il nome dello scriba e il numero progressivo.
Inoltre, ogni volta che l'argomento trattato riguardava la storia, le scienze o gli dei, si precisava che le tavole in questione erano copie di tavole precedenti, scritte nell' "antica lingua".
Già profondamente colpiti dalla grandezza e dal grado di civiltà di Assiria e Babilonia, gli archeologi rimasero davvero sbalorditi di leggere nelle iscrizioni di quei popoli allusioni ad "antiche città". Come oggi sappiamo, vi furono le città e i centri urbani di Sumer, quella Sumer del titolo di "re di Sumer e Akkad".
Era questa la terra in cui la Civiltà iniziò, quasi 6000 anni fa, improvvisamente ed inspiegabilmente.
In tutti questi scritti emergono sempre gli stessi avvenimenti: in giorni lontani, i din.gir (i puri delle navicelle a razzo) erano arrivati sulla Terra provenienti da un altro pianeta. 432.000 anni prima del Diluvio, i dingir arrivarono sulla Terra e scelsero come dimora la Mesopotamia del sud, che chiamarono Ki.en.gir, terra del signore dei razzi. Giunsero qui per una ragione precisa: sul loro pianeta vi era un bisogno assoluto di un metallo, l'oro, perché serviva per assolvere un'esigenza vitale, in quanto ha delle proprietà molto particolari. 
Ridotto in piccolissime particelle, queste venivano immesse in sospensione nell'atmosfera di Nibiru, la proteggevano dalla dispersione critica e sanavano lo squarcio di cui soffriva. 
Il figlio del sovrano del loro pianeta fu scelto per l'arduo compito: estrarre l'oro e trasportarlo in grande quantità sul loro pianeta. Il più brillante scienziato e ingegnere, E.a (colui la cui casa è l'acqua), soprannominato Nu.dim.mud (colui che fabbrica le cose), il cui piano era estrarre l'oro dalle tranquille acque del Golfo Persico e dalle paludi del sud della Mesopotamia. Come sappiamo, sempre dai testi antichi, le cose non andarono come previsto e furono inviati sulla Terra altri astronauti a gruppi di 50 per volta per fare da manovalanza: i cosiddetti A.nun.na.ki (coloro che dal cielo discesero sulla terra). L'approvvigionamento dal Golfo Persico era scarso e fu individuato un luogo dove l'oro era in grande abbondanza, l'Ab.zu (la fonte primordiale), una regione del continente africano. Ancora una volta le cose non andarono come previsto, occorreva una forza lavoro sempre maggiore, oltre a sofisticate attrezzature, e ci furono rivolte degli stessi Anunnaki verso i capi della missione dovute all'enorme fatica. Un susseguirsi di eventi sulla Terra e di decisioni prese su Nibiru che porteranno alla creazione di lavoratori primitivi in grado di liberare gli "dei" dal fardello del loro lavoro. Abbastanza primitivi per essere controllati con facilità, abbastanza evoluti da comprendere ordini e doveri ed utilizzare gli strumenti degli dei nel faticoso lavoro nelle miniere.
Attraverso un processo travagliato e non esente da errori e imprevisti, modificando geneticamente una specie presente sulla Terra, si giunse alla creazione del lavoratore che  finalmente "liberò dal giogo della fatica" gli dei, l'Homo Sapiens.

Fonte: "Guerre atomiche al tempo degli dei" di Z. Sitchin

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