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lunedì 23 novembre 2015

GENESI: ADAMO UNO SCHIAVO FATTO SU MISURA / LA MADRE CHIAMATA "EVA" / SIMBOLO DEI SERPENTI INTRECCIATI

ADAMO: UNO SCHIAVO FATTO SU MISURA
II racconto biblico della creazione dell'uomo è naturalmente al centro del dibattito  a volte violento  tra creazionisti ed evoluzionisti, e del loro continuo confronto nelle aule scolastiche, o a volte persino nei tribunali. Come abbiamo già detto, entrambi i campi, farebbero bene a rileggersi la Bibbia (nell'originale ebraico); il conflitto svanirebbe, se gli evoluzionisti riconoscessero le basi scientifiche della Genesi, e i creazionisti capissero che cosa intende effettivamente il testo. A parte l'ingenua affermazione di alcuni, secondo cui nella creazione ì "giorni" del libro della Genesi sono letteralmente periodi di ventiquattro ore, e non ere o fasi, la sequenza della Bibbia è, come dovrebbero aver già chiarito nei capitoli precedenti, una descrizione dell'evoluzione in accordo alla scienza moderna. Il problema insormontabile compare quando i creazionisti insistono sull'idea che noi, come umanità, Homo sapiens sapiens, siamo stati creati da "Dio" istantaneamente e senza predecessori evolutivi. "E il Signore Iddio formò l'uomo dalla polvere della terra, e soffiò nelle sue narici il soffio della vita, e l'uomo divenne un'anima vivente." Questo è il racconto della creazione dell'uomo riportato nel verso 7, capitolo 2, del Libro della Genesi, secondo la versione inglese del re Giacomo; e questo è ciò che gli zelanti creazionisti credono fermamente. Se cercassero di capire il testo ebraico  che dopo tutto non è altro che l'originale  scoprirebbero, innanzitutto, che l'opera creativa è attribuita a certi Elohim un termine plurale che perlomeno dovrebbe essere tradotto come "dei", e non "Dio". Secondo, prenderebbero coscienza del fatto che i versi citati spiegano anche perché fu creato "l'Adamo":  "perché non 'era nessun Adamo che arasse la terra".  Si tratta di un suggerimento importante e decisivo su chi ha creato l'uomo e perché. Naturalmente esiste anche un altro problema, quello  di un'altra (e precedente) creazione dell'uomo, nella Genesi 1:26-27. Innanzitutto, secondo la versione del-re Giacomo, "Dio disse: facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianzà"; poi fu eseguito il suggerimento, "E Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianzà, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò".La narrazione biblica è ulteriormente complicata dalla storia del capitolo.2, secondo cui "l'Adamo" era solo finché Dio non lo fornì di una controparte femminile, creata dalla costala di Adamo. Mentre i creazionisti possono avere delle difficoltà nello stabilire quale delle due versioni sia quella decisiva, esiste il problema del pluralismo. Il suggerimento della creazione dell'uomo viene da un'entità plurale che si rivolge ad un uditorio plurale, dicendo: "Facciamo un Adamo a nostra immàgine e somiglianzà". Ma che sta succedendo, dovrebbe chiedersi chi crede nella Bibbia? Come ormai sanno sia gli orientalisti sia gli studiosi della Bibbia, ciò che stava accadendo era la riedizione e il riassunto da parte dei compilatori del Libro della Genesi, di testi molto più antichi e considerevolmente più dettagliati, scritti dai Sumeri. Quei testi, commentati e ampiamente citati nel  "dodicesimo pianeta" con tutte le loro fonti bibliografiche, attribuiscono la creazione dell'uomo agli Anunnaki. Accadde, come apprendiamo da testi voluminosi come "l'Atra Hasis", quando le truppe degli astronauti scesi sulla Terra per raccogliervi l'oro si ammutinarono. Il lavoro massacrante nelle miniere d'oro, nell'Africa sud dorientale, era diventato intollerabile. Enlil, il loro comandante generale, interpellò il governatore di Nibiru, suo padre Anu, durante un'Assemblea dei Grandi Anunnaki, e chiese una punizione esemplare per il suo equipaggio ribelle. Ma Anu fu più comprensivo. "Di che cosa li stai accusando?" chiese quando seppe delle lamentele degli ammutinati, "II loro lavoro era estremamente pesante, e grandi le loro sofferenze!" Non c'era nessun altro modo per raccogliere l'oro, si chiese ad alta vóce? Sì, disse l'altro suo figlio Ehki (fratellastro di Enlil e suo rivale), il brillante scienziato capo degli Ànunnaki. È possibile sollevare gli Anunnaki dall'intollerabile fardello mettendo qualcun altro a fare il loro difficile lavoro: "creiamo un operaio primitivo!" L'idea piacque all'assemblea degli Anunnaki. Più ne discutevano, più cresceva l'entusiasmo per l'idea di creare un "Adamu", un lavoratore primitivo, che si accollasse l'ingrato compito. Ma come sarebbe stato possibile, si chiedevano, creare un essere abbastanza intelligente da usare attrezzi ed eseguire ordini? In che modo si sarebbe potuto creare o "produrre" questo lavoratore primitivo? Era un'impresa possibile? Un testo sumero ha immortalato la risposta fornita da Enki all'assemblea degli Anunnaki increduli, che vedevano nella creazione di un Adamu la soluzione al loro insopportabile fardello:
La creatura di cui avete pronunciato il nome...  ESISTE! 
Non dovete fare altro, aggiunse, che  legarvi sopra l'immagine degli dei.

In queste parole si trova la chiave al mistero della creazione dell'uomo, la bacchetta magica che risolve il conflitto tra creazionismo ed evoluzionismo. Gli Anunnaki, gli Elohim dei versi biblici, non crearono l'uomo dal nulla. Quell'essere esisteva già sulla Terra, come prodotto dell'evoluzione: Bisognava solo renderlo più evoluto, elevandolo fino al livello di abilità e di intelligenza richiesto, e "legare su di lui l'immagine degli dei", l'immagine degli Elohim stessi. Per amore della semplicità chiameremo le "creature" già esistenti "uomo-scimmia" o "donna-scimmia". Il processo che aveva in mente Enki consisteva nel "legare" sulle creature esistenti una "immagine"  lo schema genetico interno degli Anunnaki; in altre parole, elevare uomo-scimmia l'esistente attraverso la manipolazione genetica e, saltando il fosso dell'evoluzione, creare "l'uomo", l'Homo sapiens. Il termine Adamu, che fu chiaramente usato come ispirazione per il nome biblico "Adamo", e l'uso del termine "immagine" nel testo sumero, ripetuto con precisione nel testo biblico, non sono le uniche tracce dell'origine sumero/mesopotamica della storia dell'uomo nella creazione della Genesi. L'uso biblico del pronome plurale e la descrizione di un gruppo di Elohim che raggiunge una decisione e la esegue con le azioni necessarie,perdono il loro carattere enigmatico quando esaminiamo le fonti mesopotamiche del racconto. In esse leggiamo che l'assemblea degli Anunnaki decise di procedere con il progetto, e su suggerimento di Enki assegnò il compito a Ninti, il primo ufficiale medico:Convocarono la dea e le chiesero, l'ostetrica degli dei, la saggia datrice di nascita (dicendo):
"Dai vita a una creatura, crea dei lavoratori! 
Crea un lavoratore primitivo, e che esso porti il nostro giogo! Fa' che porti il giogo assegnato da Enlil, che il lavoratore si accolli il fardello degli dei".
Non possiamo dire per certo se i compilatori della Genesi trassero la loro versione abbreviata dal testo dell'Atra Hasis, che abbiamo appena citato, oppure da testi sumeri molto anteriori. Comunque sia, qui abbiamo la ricostruzione degli eventi che portarono alla necessità di un lavoratore primitivo, l'assemblea degli dei e il suggerimento, seguito dalla decisione, di procedere alla creazione di un esemplare. Soltanto comprendendo le fonti della Bibbia possiamo capire il racconto biblico degli Elohim  i Nobili, gli "dei"  che dicono: "Facciamo un Adamo a nostra immagine e somiglianzà," per porre rimedio alla situazione in cui "non c'era un Adamo che arasse la terra". Nel dodicesimo pianeta è sottolineato il fatto che finché la Bibbia non comincia a raccontare la genealogia e la storia di Adamo, cioè di una persona specifica, il Libro della  Genesi si riferisce agli esseri appena creati come l'Adamo, cioè con un termine generico. Non una persona chiamata Adamo, ma solo letteralmente un "terrestre", perché è questo che significa la parola Adamo, derivata dalla stessa radice di Adamah, "la Terra". Ma il termine è anche il risultato di un gioco di parole, dal momento che dam significa "sangue" e riflette, come presto vedremo, il modo in cui l'Adamo fu "fabbricato". Il termine sumero che designa l'uomo è LU. Il significato della sua radice però non è "essere umano", ma piuttosto "operaio, servitore", e come composto di nomi animali significa "addomesticato". La lingua accadica in cui fu  scritto il testo dell'Atra Hasis (e dalla quale sono derivati tutti i linguaggi semitici) applicava all'essere appena creato il termine lulu, che significa, come in sumero, "uomo", ma comporta anche la nozione di mescolanza. Il termine lulu, in senso più profondo, indica quindi una "mescolanza". Riflette anche il modo in cui "l'Adamo"  "il terrestre" e anche "quello di sangue" venne creato. Numerosi testi in vario stato di conservazione o frammentazione sono stati ritrovati iscritti su tavolette mesopotamiche di argilla. Nei libri successivi a il dodicesimo pianeta sono stati esaminati i "miti" della creazione di altri popoli, del Vecchio e del Nuovo Mondo; tutti parlano di un processo di mescolanza di un elemento divino con uno terreno. Circa nella metà dei casi, l'elemento divino è descritto come "un'essenza" derivata dal sangue di un dio, e l'elemento terreno come "argilla" o "fango". Non ci possono essere dubbi sul fatto che tutti cerchino di raccontare la stessa storia, perché tutti parlano di una Prima Coppia. Non ci sono dubbi sulla sua origine sumera, perché in quei testi troviamo le descrizioni più elaborate e i più abbondanti dettagli sulla meravigliosa opera:
la mescolanza dei geni "divini" degli Anunnaki con i geni "terreni" dell'uomo-scimmia per fecondare l'ovulo di una donna-scimmia.
Era la fecondazione in vitro, in provetta, come raffigura un sigillo cilindrico . E, come ho detto fin da quando la scienza moderna e la medicina hanno ottenuto il successo nella fecondazione in vitro, Adamo fu il primo bambino concepito in provetta... Ci sono ragioni per credere che quando Enki propose lo sconcertante suggerimento di creare un lavoratore primitivo con la manipolazione genetica, avesse già stabilito che era possibile. Il suo suggerimento di chiamare Ninti all'opera non era un'idea nata sul momento. Preparando lo scenario per gli eventi successivi, il testo della Atra Hasis comincia con la storia dell'uomo sulla Terra e con la divisione dei compiti tra i dirigenti Anunnaki. Quando la rivalità tra i due fratellastri, Enlil e Enki, raggiunse livelli pericolosi, Anu li fece tirare a sorte, Come risultato, Enlil ricevette il comando dei vecchi insediamenti e delle operazioni nell'E.DIN (l'Eden biblico), e Enki fu mandato in Africa, a sovrintendere l'AB.ZU, il sito minerario. Grande scienziato quale era, Enki deve sicuramente aver passato parte delsuo tempo a studiare la flora e la fauna della zona, e anche i fossili che, circa 300.000 anni più tardi, sono stati scoperti dai Leakey e da altri
paleontologi nell'Africa sudorientale.
Come gli scienziati di oggi, Enki deve aver osservato il corso dell'evoluzione sulla Terra.  Arrivò alla conclusione, riferiscono i testi sumeri, che quello stesso "seme della vita" che Nibiru aveva portato con sé dalla sua precedente dimora celeste aveva dato origine alla vita su entrambi i pianeti; molto più anticamente su Nibiru, e più tardi sulla Terra, dopo che quest'ultima era stata inseminata dalla collisione. L'essere che sicuramente lo affascinava di più era l'uomo-scimmia un passo al di sopra degli altri primati, un ominide che già camminava eretto, e usava pietre taglienti come attrezzi un proto-uomo, ma non ancora pienamente evoluto in essere umano. Enki deve aver giocato con l'affascinante sfida di "recitare la parte di Dio", conducendo esperimenti di manipolazione genetica; Per farsi aiutare nei suoi esperimenti chiese a Ninti di venire in Africa con lui. La ragione ufficiale era plausibile. Si trattava del primo ufficiale medico; il suo nome era "Signora della Vita" (più tardi soprannominata"   Mammi, l'origine dell'espressione universale Mamma/Mother) .Certamente era necessaria un'assistenza medica, considerando le difficili condizioni in cui i minatori vivevano. Ma c'era dell'altro: fin dall'inizio, Enlil e Enki rivaleggiavano per ottenere i suoi favori sessuali, perché entrambi avevano bisogno di un erede maschio da una sorellastra, e Ninti era la persona adatta. Tutti e tre erano figli di Anu, governatore di Nibiru, ma non dalla stessa madre; e secondo le regole di successione degli Anunnaki (adottate più tardi dai Sumeri e riflesse nelle storie bibliche dei Patriarchi) non era necessariamente il primogenito, ma un figlio nato dalla sorellastra della stessa famiglia reale a diventare il legittimo erede. I testi dei Sumeri descrivono le ardenti relazioni sessuali tra Enki e Ninti (senza risultati positivi, perché nacquero soltanto femmine); c'era dunque qualcosa di più di un semplice interesse scientifico nel suggerimento da parte di Enki di chiamare Ninti e assegnare il compito a lei.Informati delle premesse, non dovremmo sorprenderci nell'apprendere dai testi della creazione che dapprima Ninti disse che non poteva farlo da sola; doveva poter disporre dei consigli e dell'aiuto di Enki, e secondariamente, doveva svolgere gli esperimenti nell'Abzu, dove si trovavano i materiali e le strutture adatte. In realtà, i due devono aver condotto esperimenti insieme nella zona molto prima che fosse presentato all'assemblea degli Anunnaki il suggerimento di "fare un Adamu a nostra immagine". Alcune raffigurazioni antiche mostrano "uomini-toro" accompagnati da uomini-scimmia nudi  o uomini-uccello . Le sfingi (tori o leoni con testa umana) che adornavano molti templi antichi possono essere stati qualcosa di più di fantasiose rappresentazioni; e quando Berossus, il sacerdote babilonese, compilò la cosmogonia sumera e le storie della creazione per i greci, descrisse un periodo pre-umano in cui "gli uomini apparvero con due ali", o "un corpo e due teste", o con "organi maschili e femminili insieme", o "alcuni con le zampe e le corna delle capre" o altre mescolanze di ominidi e animali. Il fatto che queste creature non fossero scherzi di natura, ma il risultato di esperimenti deliberati da Enki e Ninti, risulta ovvio dai testi dei Sumeri. I testi descrivono come i due arrivarono ad un essere che non aveva organi maschili né femminili, a un uomo che non poteva trattenere l'urina, una donna incapace di generare figli, e a creature con diversi altri difetti. Alla fine, con un tocco di malvagità nella sua dichiarazione, si racconta che Ninti abbia detto:
È buono o cattivo il corpo di un uomo? Come il cuore mi suggerisce, posso determinare il suo destino, buono o cattivo.
Dopo aver raggiunto questa fase, in cui la manipolazione genetica era sufficientemente sviluppata da determinare gli aspetti positivi o negativi del corpo da produrre, i due sentirono di essere ormai pronti per la sfida finale: mescolare i geni degli ominidi, dell'uomo-scimmia, non con quelli di altre creature terrestri ma con i geni degli Anunnaki stessi. Usando tutta la conoscenza che avevano raccolto, i due Elohim si misero a manipolare per accelerare il processo evolutivo. Senza dubbio l'uomo moderno alla fine si sarebbe evoluto sulla Terra in ogni caso, proprio come era accaduto su Nibiru, poiché entrambi venivano dallo stesso "seme della vita". Ma c'era ancora molta strada da fare, e molto tempo da aspettare prima che il livello a cui si trovavano gli ominidi 300.000 anni fa raggiungesse quello degli Anunnaki nello stesso periodo. Se nel corso di quattro miliardi di anni, il processo evolutivo di Nibiru avesse preceduto quello della Terra soltanto dell'uno per cento, su Nibiru l'evoluzione sarebbe stata più avanti di quaranta milioni di anni rispetto alla Terra. Gli Anunnaki quindi saltarono il baratro dell'evoluzione sul nostro pianeta di uno o due milioni di anni? Nessuno può dire per certo quanto tempo ci sarebbe voluto ancora all'Homo sapiens per evolversi naturalmente sulla Terra a partire dall'ominide primitivo, ma sicuramente quaranta milioni di anni sarebbero stati un periodo più che ragionevole. Chiamato a compiere l'opera di "progettare dei servitori per gli dei"  "a far accadere una grande opera di sapienza", secondo le parole dei testi antichi   Enki diede a Ninti le seguenti istruzioni:
 
Mescola a un nucleo l'argilla proveniente dalle Fondamenta dalla Terra,proprio sopra I'Abzu, e dagli la forma di un nucleo ,io fornirò un Anunnaki buono e giovane che metterà l'argilla nella giusta condizione.
 
Nel dodicesimo pianeta ho analizzato l'etimologia dei termini accadici e sumeri generalmente tradotti come "argilla" o "fango", dimostrando che provengono dal sumero TI.IT , letteralmente "ciò che contiene la vita"   e ho ipotizzato che oltre ai significati derivati di "argilla" e "fango", c'era anche quello di "uovo". L'elemento terreno nella procedura del "legamento" di un essere già esistente con "l'immagine degli dei" era quindi l'ovulo di una femmina di quell'essere, l'ùomo-scimmia. Tutti i testi che parlano dell'evento chiariscono che Ninti ricevette da Enki l'elemento terreno, l'ovulo di donna-scimmia, dall'Abzu, l'Africa sudorientale; In verità, la localizzazione specifica si deduce dalla citazione precedente: non esattamente nella stessa località delle miniere (un'area identificata come la Rhodesia del Sud, ora chiamata Zimbabwe) ma un luogo "al di sopra", cioè più a nord. Quest'area effettivamente corrisponde, come mostrano i reperti, al luogo dove è apparso l'Homo sapiens... Il compito di ottenere l'elemento "divino" era affidato a Ninti. Erano necessari due campioni estratti da uno degli Anunnaki, un giovane "dio" che fu accuratamente scelto a questo scopo. Enki chiese a Ninti di procurare il sangue e lo sperma del dio, ed estrarne le "essenze" immergendoli in un "bagno purificatore". Ciò, che bisognava ottenere dal sangue era definito TE.E.MA, che può essere tradotto anche "personalità", un termine che meglio esprime il senso della parola: ciò che rende una persona quello che è, differente da qualsiasi altra persona. Ma la traduzione "personalità" non esprime la precisione scientifica del termine, che nel sumero originale significava "ciò che alloggia quello che lega la memoria". Oggi lo chiamiamo "gene". L'altro elemento per cui il giovane Anunnaki fu scelto,"shiru", viene tradotto generalmente come "carne". Nel corso del tempo effettivamente il termine arrivò anche a indicare il significato di "carne" tra le sue varie connotazioni. Ma nei testi sumeri più antichi si riferiva al sesso o agli organi riproduttivi; la sua radice aveva il significato di base di "legare", "ciò che lega". L'estratto dallo shiru  derivando dall'organo maschile, significava "seme", lo sperma maschile. Questi due estratti divini dovevano essere ben miscelati da Ninti in un bagno purificatore, ed è certo che l'epiteto lulu ("il mescolato") affibbiato al lavoratore primitivo che ne risultò derivava da questo procedimento di mescolanza. In termini moderni lo chiameremmo un ibrido. Tutte queste procedure dovevano avvenire in condizioni di massima igiene. Un testo specifica persino come Ninti innanzitutto si lavò le mani prima di toccare l'"argilla". Il luogo dove si svolgeva la procedura era una struttura speciale chiamata in accadico Bit Shimti, che deriva dal sumero SHI.IM.TI e significa letteralmente "la casa dove viene instillato il soffio della vita" la fonte, senza dubbio, dell'affermazione biblica secondo cui, dopo aver modellato l'Adamo dall'argilla, Elohim "soffiò nelle sue narici il respiro della vita"; II termine biblico, tradotto talvolta come "anima" invece che "respiro della vita" è Nephesh. L'identico termine appare nel racconto accadico di ciò che avvenne nella "casa dove si instilla il respiro della vita" dopo le procedure di estrazione e purificazione:
 
II dio che" purifica il napishtu, Enki, parlò. Seduto davanti a lei (Ninti) la incoraggiava. Dopo che ella ebbe recitato il suo incantesimo, mise mano all'argilla.
 
La raffigurazióne su un sigillo cilindrico  mostra Enki seduto, che "incoraggia" Ninti (identificata dal suo simbolo, il cordone ombelicale), che ha dietro di sé le bottiglie usate come "provette". La mescolanza dell'"argilla" con tutti i componenti estratti e le "essenze" non era ancora l'ultima fase del, processo. L'ovulo della donna-scimmia, fecondato nei "bagni purificatori" con lo sperma e i geni del giovane "dio" Anunnaki, fu quindi depositato in uno "stampo" dove sarebbe stato completato il "legame". Poiché questa parte del procedimento viene descritta più avanti in relazione alla determinazione del sesso dell'essere così prodotto, possiamo supporre che fosse quello lo scopo della fase di "legatura".
Il periodo di tempo in cui l'ovulo fecondato così trattato rimane nello "stampo" non è riportato, ma è piuttosto chiaro che cosa si doveva farne. L'ovulo fecondato e "modellato" doveva essere reimpiantato in un utero femminile  ma non in quello della donna-scimmia da cui proveniva ,ma nel grembo di una "dea", una femmina Anunnaki! Solo così, risulta chiaro, si poteva raggiungere lo scopo. Enki e Ninti, gli sperimentatori, erano ormai sicuri, dopo tutti i loro tentativi più o meno brillanti di creare degli ibridi, che avrebbero ottenuto un perfetto lulu impiantando l'ovulo fecondato e trattato in una delle loro femmine, e che questa non avrebbe dato alla luce un mostro, e non avrebbe rischiato la vita? Evidentemente non potevano esserne del tutto sicuri; e come spesso accade con gli scienziati che si prestano come cavie per un pericoloso primo esperimento che richiede un volontario umano, Enki annunciò all'assemblea degli Anunnaki che la sua propria sposa, Ninti ("La Signora della Terra") si era offerta volontaria per l'esperimento. "Ninti, la mia sposa-dea," annunciò, "intraprenderà l'opera"; era lei che avrebbe determinato il destinò del nuovo essere:

Il destino del nuovo nato così decreterai;
Ninti avrebbe fissato su di esso l'immagine degli dei;
e sarà l'"uomo".

Le femmine Anunnaki scelte per fungere da dee della nascita se l'esperimento fosse riuscito, disse Enki, dovevano rimanere a osservare ciò che stava succedendo. Non si trattava,rivelano i testi, di un parto normale:                                                                     

Le dee della nascita erano riunite insieme.
Ninti sedeva, contando i mesi.
Il decisivo decimo mese si avvicinava,
il decimo mese arrivò:
il periodo per aprire il grembo era passato.

 
Sembra che il dramma della creazione dell'uomo fosse oscurato da una nascita ritardata; era necessario un intervento medico. Comprendendo ciò che andava fatto, Ninti "si coprì la testa" e, con uno strumento la cui descrizione appare danneggiata sulla tavoletta di argilla, "fece un'apertura". Fatto questo, "ciò che era nel grembo ne uscì". Afferrando il neonato, Ninti fu sopraffatta dalla gioia. Sollevandolo perché tutti lo vedessero  gridò trionfante:
 
io l' ho creato!
Le mie mani l'hanno fatto!
il primo Adamo era stato prodotto.

La felice nascita dell'Adamo  da solo, come afferma la prima versione della Bibbia  confermava la validità del procedimento e apriva la strada per continuare nello sforzo. Fu quindi preparata una quantità sufficiente di "argilla" per dare inizio alle gravidanze contemporanee in quattordici dee della nascita:
 
Ninti separò quattordici pezzi di argilla,   sette depositò a destra,sette depositò a sinistra; in mezzo pose lo stampo.  Ora le procedure erano stabilite geneticamente per ottenere sette maschi e sette femmine contemporaneamente.  Leggiamo in un'altra tavoletta che Enki e Ninti, I saggi sapienti, " avevano raccolto due volte sette dee della nascita. Sette partorirono maschi, sette partorirono femmine; le dee della nascita crearono il vento del soffio della vita.
 
Non c'è dunque alcun conflitto tra le diverse versioni della Bibbia sulla creazione dell'uomo. In un primo tempo, l'Adamo fu creato da solo, ma poi, nella fase successiva, gli Elohim crearono effettivamente i primi umani "maschio e femmina". Quante volte fu ripetuta questa "produzione in massa" di lavoratori primitivi, i testi della creazione non lo dicono. Leggiamo in altri passi che gli Anunnaki continuavano a chiederne altri, e che alla fine gli Anunnaki dell'Edin  in Mesopotamia  vennero ad Abzu in Africa, e portarono via con la forza un ingente numero di lavoratori primitivi per impiegarli nel lavoro manuale in Mesopotamia. Apprendiamo inoltre che, con l'andare del tempo, stanco di dover ricorrere alle dee della nascita. Enki si impegnò in una seconda manipolazione genetica per permettere agli ibridi di procreare da soli. Tenendo presente che gli antichi testi ci sono arrivati superando un abisso di tempo di diversi millenni, dobbiamo ammirare gli scribi dell'antichità che registravano, copiavano e traducevano i testi precedenti  e molto spesso senza neppure sapere veramente quale fosse il significato originale di tale o tal'altra espressione o termine tecnico  sempre rimanendo strettamente e tenacemente fedeli alle tradizioni che esigevano una versione estremamente meticolosa e precisa dei testi copiati. Fortunatamente, entrando nell'ultimo decennio del ventesimo secolo dell'era attuale, abbiamo dalla nostra parte i  vantaggi della scienza moderna. La "meccanica" della riproduzione cellulare e della riproduzione umana, la funzione e i codici genetici, la causa di molti difetti e malattie ereditarie  tutti questi e molti altri processi biològici sono ormai chiari, forse non completamente, ma abbastanza da permetterci di valutare l'antico racconto e le sue informazioni.  Con tutta la conoscenza moderna a nostra disposizione, qual è il verdetto su queste antiche informazioni? Si tratta di una fantasia impossibile, o piuttosto queste procedure, questi esperimenti, descritti con tanta attenzione alla terminologia, sono confermati dalla scienza moderna? La risposta è sì, è stato fatto esattamente come faremmo noi oggi, anzi è proprio il metodo che abbiamo seguito negli ultimi anni. Oggi sappiamo che per "produrre" qualcuno o qualcosa secondo l'"immagine" e la "somiglianzà" di un essere esistente (che sia una pianta, un topo o un essere umano) il nuovo essere deve avere i geni del suo creatore, altrimenti verrà fuori un essere completamente diverso. Fino a pochi decenni or sono, la scienza sapeva solo che esistono delle serie di cromosomi nascoste all'interno di ogni cellula vivente, che trasmettono le caratteristiche fisiche e mentali/emozionali ai discendenti. Ora invece sappiamo che i cromosomi sono semplicemente steli sui quali si trovano lunghi fili di DNA. Con soli quattro nucleotidi a sua disposizione, il DNA può creare sequenze in combinazioni illimitate, in lunghe file disseminate da segnali chimici che possono significare "avanti" o "alt" (oppure, sembra, arresto totale). Sono prodotti degli enzimi, che agiscono come catalizzatori chimici, causando l'inizio di processi chimici, spedendo gli RNA a fare il loro lavoro, creando proteine per costruire il corpo e i muscoli, producendo le miriadi di cellule differenziate di una creatura vivente, regolando il sistema immunitario, e naturalmente aiutando l'essere a procreare una discendenza a propria immagine e somiglianzà. La fondazione della genetica viene oggi attribuita a Gregor Johann Mendel, un monaco austriaco che, sperimentando con gli ibridi vegetali, descrisse i tratti  ereditari  del pisello comune in uno studio pubblicato nel 1866. Naturalmente una sorta di ingegneria genetica è stata praticata in orticoltura (la coltivazione di fiori, verdure e frutta) attraverso la procedura chiamata innesto, quando una parte della pianta le cui qualità si vogliono aggiungere a quella di un altra, viene innestata attraverso un'incisione alla pianta che riceve l'innesto. Gli innesti sono stati tentati negli anni recenti anche nel regno animale, ma con scarso successo, a causa della crisi di rigetto da parte del sistema immunitario del ricevente verso l'organo del donatore.  Il passo successivo, che per un certo periodo ha ricevuto molta pubblicità, è stata la procedura detta clonazione. Poiché ogni cellula  diciamo ad esempio una cellula umana  contiene tutti i dati genetici necessari per riprodurre quell'essere umano, ne consegue che possiede anche il potenziale per dare origine, in un ovulo femminile, a un essere identico al suo genitore. In teoria, la clonazione offre un metodo per produrre un numero infinito di Einstein oppure, ci salvi il cielo, di Hitler. Dal punto di vista sperimentale, la clonazione fu tentata con le piante, come metodo avanzato per sostituire l'innesto. In verità, il termine clonazione deriva dal greco klon, che significa "gemello". La procedura iniziò con il concetto dell'impianto di una singola cellula della pianta donatrice nella pianta ricevente. Poi la tecnica diventò più sofisticata, raggiungendo una fase in cui non era necessario che una pianta ricevesse l'innesto; era sufficiente immergere la cellula prescelta in una soluzione di sostanze nutritive finché cominciava a crescere, a dividersi, e infine a formare l'intera pianta. Negli anni 70 a questo procedimento era legata la speranza di creare un'intera foresta di alberi identici alla specie desiderata, prodotti in provetta e poi spediti con un pacco nella località prescelta, dove avrebbero dovuto essere piantati e crescere. Trasportare questa tecnica dalle piante agli animali risultò più difficile. Innanzitutto, la clonazione richiede una riproduzione asessuale. Negli animali che si riproducono fecondando un uovo con lo sperma, le cellule riproduttive (l'uovo o l'ovulo, e lo sperma) sono differenti da tutte le altre cellule nel senso che non contengono tutte le coppie di cromosomi (che portano i geni come su uno stelo) ma soltanto un gruppo ciascuna. Così, in un ovulo umano fecondato i quarantasei cromosomi che costituiscono le necessarie ventitré coppie sono forniti per metà dalla madre (attraverso l'ovulo) e per metà dal padre (attraverso lo sperma). Per ottenere la clonazione, i cromosomi dell'ovulo devono essere eliminati chirurgicamente e sostituiti con una serie completa di coppie, non dello sperma maschile ma di qualsiasi altra cellula umana. Se tutto va bene nell'ovulo, impiantato nell'utero, diventa prima un embrione, poi un feto e infine un bambino , quel bambino sarà identico alla persona che ha fornito la singola cellula da cui è cresciuto.C'erano altri problemi inerenti al procedimento, troppo tecnici per discuterne qui; ma vennero anch'essi lentamente superati con l'aiuto di esperimenti, migliorie nella strumentazione e progressi della genetica. Un elemento che facilitò gli esperimenti fu la scoperta affascinante che più giovane era la fonte del nucleo trapiantato, maggiori erano le possibilità di successo. Nel 1975 degli scienziati britannici riuscirono a clonare delle rane da cellule di girino; la procedura richiedeva l'asportazione del nucleo di un uovo di rana e la sua sostituzione con il nucleo di un girino. Fu un successo della microchirurgia, reso possibile dal fatto che le cellule in questione sono notevolmente più grosse di quelle umane. Nel 1980 e 1981 scienziati cinesi e americani dichiararono di aver clonato dei pesci secondo tecniche analoghe, e furono condotti esperimenti anche sulle mosche. Quando si decise di passare ai mammiferi, furono scelti i topi e i conigli, che hanno cicli riproduttivi brevi.Il problema con i mammiferi non era soltanto la complessità delle loro cellule e nuclei cellulari, ma anche la necessità di impiantare l'ovulo fecondato in un utero. Si ottenevano risultati migliori quando il nucleo dell'ovulo non veniva asportato chirurgicamente ma reso inattivo da radiazioni; i risultati erano ancora più brillanti quando il nucleo veniva "eliminato" chimicamente e si usavano sostanze chimiche per introdurre il nuovo nucleo. La procedura, sviluppata da esperimenti sugli ovuli di coniglio da J. Derek Bromhall della Università di Oxford, divenne famosa come "fusione chimica". Altri esperimenti relativi alla clonazione dei topi sembravano indicare che per facilitare la fecondazione dell'ovulo di un mammifero, all'inizio della moltiplicazione delle cellule, e soprattutto all'inizio del processo di differenziazione (nelle cellule specializzate che dovevano diventare le diverse parti del corpo) era necessario qualcosa di più di una semplice serie di cromosomi del donatore. Nei suoi esperimenti a Yale, Clement L. Markert  concluse che c'era, qualcosa nello sperma maschile che favoriva questi processi, qualcosa.che non erano semplicemente i cromosomi: "lo sperma sembra fornire anche altri stimoli che danno inizio allo sviluppo dell'ovulo". Per evitare che i cromosomi dello sperma maschile si fondessero con i cromosomi dell'ovulo femminile (il che avrebbe provocato una normale fecondazione piuttosto che una clonazione), bisognò eliminarne chirurgicamente una serie, poco prima della fusione, e "stimolare" la serie rimasta con mezzi fisici o chimici perché si duplicasse. Se a tale scopo erano stati scelti i cromosomi dello sperma, l'embrione poteva diventare sia maschio sia femmina, mentre se si sceglieva la serie dell'ovulo, l'embrione poteva essere soltanto femmina. Mentre Markert continuava i suoi esperimenti su questi metodi di trasferimento nucleare, altri due scienziati (Peter C. Hoppe e Karl Illmensee) annunciarono nel 1977 la nascita, nel Laboratorio Jackson a Bar Harbor, USA, di sette "topi nati da un solo genitore". Tale processo, fu definito più accuratamente partenogenesi, "nascita vergine" piuttosto che clonazione; dal momento in cui gli sperimentatori avevano fatto raddoppiare i cromosomi dell'ovulo di una femmina di topo, avevano tenuto l'ovulo con tutti i cromosomi in alcune soluzioni, e poi, dopo che le cellule si erano divise più volte, avevano introdotto l'ovulo auto-fecondato nell'utero di un topo femmina. È significativo il fatto che il topo che ricevette l'ovulo era una femmina diversa, non lo stesso soggetto dal quale era stato preso l'ovulo in origine. All'inizio del 1978 un certo subbuglio seguì la pubblicazione di un libro che spiegava cóme un eccentrico milionario americano, ossessionato dall'idea della morte, avesse cercato di ottenere l'immortalità facendosi donare. Il libro sosteneva che il nucleo di una cellula fornita dal milionario era stato inserito in un ovulo femminile, che era stato ospitato per tutta la gravidanza fino alla nascita, da una donna volontaria; il bambino, sano e perfetto sotto ogni punto di vista,aveva già quattordici mesi al momento della pubblicazione del libro. Benché scritto come una vera e propria relazione scientifica dei fatti, il libro fu accolto con incredulità. Lo scetticismo della comunità scientifica non derivava tanto dall'impossibilità dell'esperimento che secondo l'opinione generale avrebbe effettivamente potuto essere un giorno realizzato ma dall'idea che il successo fosse stato raggiunto da un gruppo di sconosciuti dei Caraibi, quando i migliori ricercatori erano arrivati soltanto, fino ad allora, alla nascita vergine di topi. C'erano anche dei dubbi sulla clonazione di un maschio adulto, quando tutti gli esperimenti avevano indicato che più vecchie erano le cellule del donatore, minori erano le possibilità di successo.Il ricordo degli orrori inflitti all'umanità dai nazisti ' tedeschi in nome di una "razza superiore" erano ancora freschi, e inoltre la possibilità di donare degli esseri umani scelti per uno scopo malvagio (il tema del popolare romanzo di Ira Levin, I mgazzivenutidalBmsile) erano ragioni sufficienti per frenare l'interesse verso questa promettente forma di manipolazione genetica. Un'alternativa etica, che sostituiva il "Può la scienza giocare a fare Dio?" con un concetto che si potrebbe definire "Può la scienza giocare a fare il marito?" fu il procedimento che portò ai "bambini in provetta". Ricerche condotte presso l'Università A & M del Texas nel 1976 mostrarono che era possibile estrarre un embrione da un mammifero (un babbuino, per esempio) entro cinque giorni dall'ovulazione e reimpiantarlo nell'utero di un'altra femmina di babbuino con un'operazione che aveva portato ad una gravidanza normale e alla nascita del piccolo. Altri ricercatóri trovarono il modo di estrarre gli ovuli di piccoli mammiferi e fecondarli in provetta. Entrambi i procedimenti, il trasferimento di embrione e la fecondazione in vitro, furono impiegati in un esperimento che costituì una pietra miliare nella storia della medicina; era il luglio del 1978 quando Louise Browrì nacque al Oldham and District General Hospital nel Nord Inghilter-. ra. La prima bambina in provetta fu concepita attraverso le tecniche impiegate dal dottor Patrick Steptoe e da Robert Edwards. Nove mesi prima i due clinici avevano usato un attrezzo munito di una luce all'estremità per estrarre un ovulo maturo dall'ovaia della signora Brown. Dopo averlo immesso in una provetta contenente sostanze nutrienti per la vita, l'ovulo estratto fu "mescolato"  secondo l'espressione usata dal dott. Edwards  con lo sperma del marito. Una volta che lo sperma riuscì a fecondare l'ovulo, quest'ultimo venne trasferito in una provetta contenente altre sostanze nutritive, dove cominciò a suddividersi. Dopo cinquanta ore aveva raggiunto la divisione in otto cellule; a questo punto l'ovulo venne reimpiantato nell'utero della signora Brown. Con molte cure e un trattamento speciale, l'embrione si sviluppò normalmente; un parto cesareo completò l'opera, e una coppia che fino ad allora non aveva potuto avere figli a causa di una malformazione delle tube di Falloppio della signora, ora aveva una figlia normale.
 
"Abbiamo una bambina ed è perfetta!" gridò il ginecologo che eseguì il parto cesareo, mentre teneva sollevata la bambina.
"Io ho creato, le mie mani l'hanno fatto!" aveva esclamato Ninti partorendo Adamo con un tàglio cesareo, un'era fa..."

 
A ricordarci la lunga sequenza di tentativi e di errori percorsa da Enki e Ninti, c'è il fatto che il "successo" della piccola Louise, per cui i mass media impazzirono , era venuto dopo dodici anni di tentativi ed errori, nel corso dei quali erano stati prodotti feti e persino bambini deformi. Senza dubbio i dottori e i ricercatori non si rendevano conto del fatto che, scoprendo che l'aggiunta del siero del sangue alla miscela di sostanze nutritive e sperma era  essenziale alla riuscita del procedimento, stavano seguendo le stesse identiche procedure impiegate da Enki e Ninti... Sebbene l'impresa desse nuove speranze alle dònne sterili (apriva anche la strada alle maternità "in affitto", al congelamento degli embrioni, alle banche del seme, e a nuovi impicci legali) si trattava soltanto di una lontana  cugina dell'impresa compiuta da Enki e Ninti. Eppure aveva dovuto impiegare le stesse tecniche di cui abbiamo letto nei testi antichi, infatti per esempio gli scienziati impegnati nel trasferimento del nucleo cellulare hanno scoperto che il donatore maschio deve essere giovane, come sottolineavano i testi dei Sumeri.
La "differenza più evidente tra i bambini in provetta e quello che viene descritto nei testi antichi è che il primo fenomeno è una simulazione del processo naturale della procreazione: lo sperma del maschio umano feconda un ovulo di femmina umana che poi si sviluppa in un utero. Nel caso della creazione dell'Adamo, fu mescolato il materiale genetico di due specie differenti (anche se non dissimili) per creare un nuovo essere, a metà strada tra i due "genitori". Negli ultimi anni la scienza moderna ha compiuto notevoli progressi nelle manipolazioni genetiche. Con l'aiuto di equipaggiamenti sempre più sofisticati, computer, e attrezzi sempre più minuti, gli scienziati sono riusciti a "leggere" il codice genetico degli organismi viventi, compreso quello dell'uomo. Non solo è diventato possibile leggere le "lettere" dell'"alfabeto" genetico, le A-G-C-T del DNA e le A-G-C-U dell'RNA, ma ora siamo anche in grado di riconoscere le "parole" di tre lettere del codice genetico (come AGG, AAT, GCC, GGG, e così via, in innumerevoli combinazioni) e anche i segmenti di fili del DNA che formano i geni, ognuno con il suo specifico  compito, per esempio: determinare il colore degli occhi, regolare la crescita o trasmettere una malattia ereditaria. Gli scienziati hanno anche scoperto che alcune "parole" del codice servono soltanto per indicare al procedimento di duplicazione dove cominciare e dove fermarsi. Gradualmente, gli scienziati hanno imparato a trascrivere il codice genetico su uno schermo di computer e a riconoscere nelle stampate  i segni di "avanti" e "alt". Il passo successivo era quello, estremamente noioso, di trovare la funzione di ogni segmento, o gene, quando il semplice batterio "E. coli" ne ha circa 4.000, e gli esseri umani molti più di 100.000.
 
Ora si sta progettando di disegnare delle "mappe" dello schema genetico completo degli esseri umani ("genoma"). L'enormità del compito, e la vastità della conoscènza già raggiunta, possono essere comprese considerando il fatto che se il DNA presente in tutte le cellule umane fosse estratto e messo in una scàtola, la scatola non dovrebbe essere più grossa di un cubetto di ghiaccio; ma se si dovesse stendere l'intreccio dei fili di DNA, il filo sarebbe lungo più di 75 milioni di chilometri... Nonostante tutte le complicazioni, è ormai possibile, con l'aiuto degli enzimi, tagliare i fili del DNA in punti stabiliti, eliminare una "frase" che forma un gene, e persino inserire nel DNA un gene estraneo; con queste tecniche si possono eliminare le caratteristiche indesiderate (come quella che causa una malattia) o aggiungere una caratteristica desiderata (come un gene per l'ormone della crescita). I progressi nella comprensione e nella manipolazione di questa chimica fondamentale della vita furono riconosciuti nel 1980 con l'assegnazione dei premio Nobel per la chimica a Walter Gilbert di Harvard e a Frederick Sanger dell'Università di Cambridge per lo sviluppo di metodi rapidi di lettura di grossi segmenti di DNA, e a Paul Berg della Stanford University per il suo lavoro pionieristico nella "divisione del gene". Un altro termine usato per questa procedura è "tecnologia di ricombinazione del DNA", perché dopo la divisione, il DNA viene riformato con l'introduzione di nuovi segmenti di DNA; Questa tecnologia ha reso possibile la terapia genetica, cioè la rimozione o la correzione nelle cellule umane di geni che causano malattie ereditarie e difetti. Ha reso possibile anche la biogenetica: la creazione, attraverso la manipolazione genetica, di batteri o topi da usare per-fabbricare una certa sostanza chimica (come l'insulina) necessaria in medicina. I successi della tecnologia di ricostruzione genetica sono possibili perché il DNA di tutti gli organismi viventi sulla Terra è formato nello stesso modo, così che un filo di DNA di un batterio "accetterà" (cioè si combinerà) con un segmento di DNA umano. In effetti, ricercatori americani e svizzeri hanno riferito nel luglio 1984 la scoperta di un segmento di DNA comune agli esseri umani, alle mosche, ai lombrichi, ai polli e alle rane; una ulteriore conferma della comune origine genetica di tutte le forme di vita sulla Terra. Gli ibridi come i muli, che nascono da un asino e da un cavallo, sono possibile perché i due genitori hanno cromosomi simili (anche se gli ibridi non sono in grado di procreare). Una pecora e una capra, pur non essendo parenti tanto lontani, non possono accoppiarsi naturalmente; ma per la loro somiglianzà genetica, sono stati condotti esperimenti per riunirli e formare (nel 1983) una "capecora" : una pecora con tanto di mantello lanoso, ma con le corna di una capra. Queste creature miste, "mosaici" genetici, sono chiamate "chimere", dal mostro della mitologia greca che aveva la parte anteriore di un leone, la parte mediana di una capra e la coda di un dragone . L'impresa fu compiuta con una "fusione cellulare", cioè la fusione di un embrione di pecora e di un embrione di capra durante la fase della loro prima divisione, separandoli ognuno in quattro cellule, poi incubando la mistura in una provetta con sostanze nutritive fino al momento di trasferire di nuovo l'embrione misto nell'utero, di una pecora che fungeva da madre surrogata.
 
Nella fusione cellulare, il risultato  è piuttosto imprevedibile; è completamente affidato al caso quali geni andranno a finire su quali cromosomi e dove, e quali tratti "immagini" e "somiglianze" verranno raccolti da quali cellule del donatore. È quasi unicamente riconosciuto che i mostri della mitologia greca, compreso il famoso Minotauro (metà uomo e metà toro) di Creta, fossero effettivamente ricordi delle storie trasmesse ai greci da Beroso, il sacerdote babilonese, e che le sue  fonti fossero proprio i testi sumeri sugli esperimenti più o meno riusciti di Enki e Ninti, che avevano prodotto ogni sorta di chimere.I progressi della genetica hanno fornito alla biotecnologia altre strade oltre quella imprevedibile delle chimere; è evidente che in questo modo, la scienza moderna ha seguito l'alternativa (benché più difficile) scelta da Enki e Ninti, togliendo e aggiungendo pezzi di fili genetici, con la tecnologia di ricostruzione, si possono rendere più specifici e precisi i tratti da eliminare, aggiungere o scambiare. Le pietre miliari di questo progresso nell'ingegneria genetica furono i trasferimenti di geni di batteri nei topi. Nel 1982 i geni della crescita di un ratto furono divisi e introdotti nel codice genetico dì un topolino (da équipe dirette da Ralph L. Brinster della University of Pennsylva-rìia e Richard D. Palmiter del Howard Hughes Medicai Institute), portando alla nascita di un "supertopo" due volte più grosso di un topo normale. Nel 1985 fu riportato su Nature (27 giugno) che degli sperimentatori in vari centri scientifici erano riusciti ad inserire geni della crescita umani in conigli, maiali e pecore; nel 1987 (New Sdentisi, 17 settembre) scienziati svedesi avevano creato allo stesso modo un super-salmone. Oggigiorno, i geni che trasmettono altre, caratteristiche sono stati usati in queste ricostruzioni "trans-genetiche" tra batteri, piante e mammiferi. Le tecniche sono state perfezionate fino alla produzione artificiale di composti che emulano perfettamente la funzione specifica di un precisò gene, soprattutto allo scopo di curare le malattie. Nei mammiferi, l'ovulo femminile fecondato e alterato deve essere poi impiantato nell'utero di una madre portatrice  la funzione che fu assegnata, secondo i racconti dei Sumeri, alle "dee della nascita". Ma prima di questa fase, bisognava trovare il modo di introdurre i tratti genetici desiderati del maschio donatore nell'ovulo della femmina. Il metodo più comune è la micro-iniezione, per cui l'ovulo di una femmina, già fecondato, viene estratto e iniettato, con i tratti genetici prescelti; dopo un breve periodo di incubazione in un'ampolla di vetro, l'ovulo viene reimpiantato in un utero (si è provato con topi, maiali e altri mammiferi). La procedura è difficile, ci sono molti ostacoli e il risultato ha solo una piccola percentuale di successo, però funziona. Un'altra tecnica è stata l'uso di virus, che naturalmente attaccano le cellule e si fondono con i nuclei genetici; i nuovi tratti genetici che devono essere trasferiti alla cellula vengono legati in modo complesso al virus, che agisce quindi come portatore. Qui il problema è che la scelta del punto in cui i cromosomi si dipartono, e a cui si deve attaccare il gene, è completamente incontrollabile e nella maggior parte dei casi sono risultate delle chimere.  Nel giugno 1989 una relazione apparsa sulla rivista Celi annunciava il successo raggiunto da una équipe di scienziati italiani, guidata da Corrado Spadafora dell'Istituto di Tecnologia Biomedica di Roma, nell'usare lo sperma come portatore del nuovo gene. I ricercatori riferirono di aver usato una procedura in cui lo sperma era stato introdotto per abbassare la naturale resistenza contro i geni estranei; immerso poi insoluzioni contenenti il nuovo materiale genetico, lo sperma aveva assorbito il materiale "genetico nel suo nucleo. Con questo sperma trattato furono fecondate delle femmine di topo; i piccoli nati contenevano nei loro cromosomi il nuovo gene (in questo caso un certo enzima batterico).  L'uso del mezzo più naturale  lo sperma  per trasportare il materiale genetico in un ovulo lasciò stupefatta l'intera comunità scientifica per la semplicità della trovata, e fu oggetto, di titoli in prima pagina persino sul New York Times. Uno studio successivo su Science dell'I 1 agosto 1989 riportò una serie di esperimenti, di cui alcuni ' coronati da successo, di altri scienziati che avevano imitato la tècnica italiana. Ma tutti gli scienziati specialisti nella tecnologia di ricostruzione furono d'accordo sul fatto che era stata davvero inventata una nuova tecnica, quella più semplice e più naturale. Alcuni hanno fatto notare che la capacità dello sperma di assorbire il DNA estraneo era stata già suggerita dai ricercatori nel 1971, dopo degli esperimenti con lo sperma  di coniglio. Nessuno si rendeva conto che questa tecnica era stata descritta molto prima, nei testi sumeri che raccontavano la creazione dell'Adamo da parte di Enki e Ninti, i quali avevano mescolato l'ovulo della donna-scimmia in una provetta con lo sperma di un giovane Anunnaki in una soluzione che conteneva siero di sangue. Nel 1987 il rettore di antropologia dell'Università di Firenze, in Italia, sollevò una tempesta di proteste da parte del clero e degli umanisti quando rivelò che gli esperimenti in corso potevano portare alla "creazione di una nuova razza di schiavi, di un antropoide con una  madre scimpanzè e un padre umano". Uno dei miei affezionati lettori mi mandò il ritaglio di giornale che parlava della storia con il commento: "Bene, Enki,eccoci daccapo" Sembrava riassumere nel modo migliore i successi della moderna microbiologia.

VESPE,SCIMMIE E PATRIARCHI BIBLICI
Molti avvenimenti della Terra, e specialmente le sue prime guerre, sono una conseguenza del Codice di Successione degli Anunnaki che privava il primogenito del diritto di successione se il re generava un altro figlio con una sorellastra. Le stesse regole di successione, adottate dai Sumeri, sono riflesse nelle storie dei patriarchi ebrei. La Bibbia racconta che Abramo (che veniva dalla capitale sumera, la città di Ur) chiese a sua moglie Sara (un nome che significava "principessa") di qualificarsi, durante l'incontro con re stranieri, come sua sorella piuttosto che come sua moglie. Benché non fosse proprio tutta verità, non era neppure una bugia, come spiegala Genesi 20:12: "In verità ella è mia sorella, la figlia di mio padre ma non la figlia di mia madre, e divenne mia moglie". Il successore di Abramo non fu il primogenito Ismaele, la cui madre era l'ancella Hagar, bensì Isacco, il figlio della sorellastra Sara, benché fosse nato molto tempo dopo. La rigida aderenza a queste regole di successione in tutte le corti reali dell'antichità, sia in Egitto nel Mondo Antico sia nell'impero Inca del Nuovo Mondo, suggerisce una "linea di sangue", una legge genetica che appare strana e contraria alla credenza per cui l'accoppiamento con i parenti stretti è ritenuto indesiderabile. Forse gli Anunnaki sapevano  qualcosa che la  scienza moderna deve ancora scoprire? Nel 1980 un gruppo di scienziati diretto da Hannah Wu all'Università di Washington scoprì che, potendo scegliere, le scimmie femmine preferivano accoppiarsi con i fratellastri. "L'aspetto più affascinante dell'esperimento," diceva il rapporto, "è che sebbene i fratellastri avessero lo stesso padre, erano nati da madri diverse. " La rivista Discover (dicembre 1988) riportò di studi secondo cui "le vespe maschio si accoppiano normalmente con le sorelle". Poiché una sola vespa maschio feconda molte femmine, l'accoppiamento preferenziale era quello con le sorellastre: stesso padre, madre diversa. Sembra che ci fosse dunque qualcosa di più del semplice capriccio, nel Codice di Successione degli Anunnaki.
 

LA MADRE CHIAMATA EVA
Risalendo dalle parole ebraiche della Bibbia attraverso la loro radice accadica fino all'origine sumera, è stato possibile comprendere il vero significato dei racconti biblici, in particolare quelli del Libro della Genesi. Il fatto che numerosissimi termini sumeri avessero più di un significato, derivato soprattutto, ma non sempre, da un ideogramma originale comune, costituisce un serio ostacolo nella comprensione della lingua, sumera, e richiede una lettura attenta al contesto. D'altra parte, la tendenza degli scrittori sumeri ad usare questa caratteristica per frequenti giochi di parole, rènde i loro testi una vera fonte di piacere per il lettore intelligente. Ad esempio, trattando il racconto biblico della "distruzione" di Sodoma e Gomorra in The Wflrs ofGods and Men (Guerre degli dei e degli uomini), ho sottolineato che quando si parla della moglie di Lòt trasformata in un "pilastro di sale" perché era rimasta indietro ad osservare quello che stava accadendo, in realtà si trattava di un "pilastro di vapore", secondo la terminologia originale sumera. Poiché in Sumer il sale si otteneva per evaporazione dalle paludi, il termine sumero originale MI.MUR venne a significare sia "sale" sia "vapore". La povera moglie di Lot fu vaporizzata, e non trasformata in sale, dall'esplosione nucleare che causò la distruzione delle città nella pianura. A proposito della storia biblica di Eva, fu il grande sumerologo Samuel N. Kramer a far notare per primo che il suo nome  in ebraico "colei che ha vita"  e la storia della sua origine dalla costola di Adamo erano derivate con ogni probabilità da un gioco di parole sumero sul termine TI, che significa sia "vita" sia "costola". Altri significati originali o doppi nella storia della creazione sono stati già accennati nei capitoli precedenti. Si può capire qualcosa di più su "Eva" e le sue origini paragonando la storia biblica ai testi dei Sumeri e analizzando la terminologia sumera. Come abbiamo visto, le manipolazioni genetiche erano state condotte da Enki e Ninti in una speciale struttura chiamata, nella versione accadica, Bit Shimti  "la casa dove si instilla il soffio della vita"; questo significato trasmette un'idea piuttosto accurata dello scopo di quella struttura specializzata, o laboratorio. Ma qui dobbiamo tenere in considerazione la tendenza dei Sumeri ai giochi di parole, che gettano nuova luce sull'origine della storia della costola di Adamo, sull'uso dell'argilla e il respiro della vita. Il termine accadico, come abbiamo già detto, era una traduzione del sumero SHI.IM.TI, una parola composta in cui ognuno degli elementi indicava un significato che, combinandosi ad essi, rafforzava ed espandeva gli altri due. SHI indicava ciò che la Bibbia chiama Nephesh, tradotto comunemente con "anima", ma che in realtà indica più specificamente il "respiro della vita". IM aveva differenti significati, a seconda del contesto. Significava "vento" ma poteva significare anche "lato". Nei testi astronomici definisce un satellite che sta a "lato" del suo pianeta; in geometria il lato di un quadrato o di un triangolo; e in anatomia significa "costola". Ancora oggi il termine equivalente ebraico Sela indica sia il lato di una forma geometrica, sia la costola di una persona. E, meraviglia delle meraviglie, IM aveva anche un quarto significato completamente estraneo: "argilla"... Come se i significati multipli di "vento", "lato", "costola", "argilla" di IM non fossero abbastanza, il termine TI aggiunge il tocco di divertimento linguistico dei Sumeri. Come abbiamo già detto, significava sia "vita" sia "costola",un secondo significato parallelo al silu accadìco da cui deriva l'ebraico Se/a. Raddoppiato, TI . TI significava "ventre"  ciò che contiene il feto; e pensate un po', in accadico titu acquisiva il significato di "argilla", da cui è rimasto l'ebraico Tit. In questo modo, il componente. TI del nome sumero del laboratorio, SHI.IM.TI implica il significato multiplo di "vita", "argilla", "ventre", "costola". In assenza della versione sumera originale da cui i compilatori della Genesi possono aver ottenuto i loro dati, non possiamo essere sicuri se avessero scelto l'interpretazione di "costola" perché era confermata sia da IM che da TI, oppure perché dava loro la possibilità di inserire un'affermazione sociale nei versi seguenti:

E Yahweh Elohim fece scendere un sonno profondo sull'Adamo, ed egli dormì. 
E prese una delle sue costole richiudendo la carne al suo posto. E Yahweh Elohim costruì con la costola . che aveva preso dall'Adamo una donna,
e la portò all'Adamo. E l'Adamo disse,
"Ora questa è ossa delle mie ossa, carne della mia carne."
Così l'essere fu chiamato Ish-sha ("donna")
perché fu tratto da Ish ("l'uomo").
E dunque l'uomo lascia suo padre e sua madre
e si unisce alla moglie
per diventare una sola carne.

 
Questo racconto della creazione della controparte femminile dell'uomo spiega come l'Adamo, che era già stato posto nell'E.DIN per arare la terra e curare i suoi giardini, era da solo. "E Yahweh Elohim disse, non è bene che Adamo sia solo; gli farò una compagna". Ovviamente si tratta del proseguo della versione in cui l'Adamo fu creato da solo, e non della versione per cui l'umanità fu creata immediatamente maschio e femmina. Per risolvere l'apparente confusione, bisogna tenere presente la sequenza della creazione dei terrestri. Dapprima fu perfezionato il maschio lulu ("misto"); poi gli ovuli fecondati di una donna-scimmia, lavati e mescolati con il siero del sangue e lo sperma di un giovane Anunnaki, furono divisi in serie e messi in uno "stampo", dove acquisirono caratteristiche maschili o femminili. Reimpiantati nell'utero delle dee della nascita, gli embrioni produssero sette maschi e sette femmine ogni volta. Ma questi "misti" erano ibridi, che non potevano procreare (come non possono procreare i muli). Per averne altri, bisognava ripetere continuamente il procedimento. Ad un certo punto fu chiaro che questo modo di ottenere  i servitori non era abbastanza valido; bisognava trovare il modo di produrre un numero maggiore di umani senza imporre gravidanze e parti alle femmine degli Anunnaki. Ecco perché era necessaria una seconda manipolazione genetica da parte di Enki e Ninti, per dare all'Adamo la capacità di procreare da solo, Per poter avere dei figli, Adamo doveva accoppiarsi con  una femmina completamente compatibile.  Come e perché venne ad esistere una tale femmina, è la storia della costola e del giardino dell'Eden. La storia della costola sembra quasi un brevissimo riassunto di un rapporto su una rivista medica. Descrive, senza incertezza di termini, una importante operazione chirurgica, del tipo che produce titoli a caratteri cubitali sui giornali del nostro tempo, quando un parente stretto (per esempio il padre o la sorella) dona un organo da trapiantare. La medicina moderna oggi ricorre sempre più spesso al trapianto di midollo osseo quando la malattia è un tumore, o riguarda il sistema immunitario.  Il donatore, nel caso della Bibbia, è Adamo. Viene sottoposto ad una anestesia generale, e messo a dormire. Si pratica un'incisione e si asporta una costola. Poi si tira insieme la carne per chiudere la ferita, e Adamo viene fatto riposare per riprendersi dall'intervento. L'azione continua altrove. Ora gli Elohim usano il pezzo di osso per costruire una donna; non per creare una donna, ma per "costruirne" una. La differenza dei termini è significativa; indica che la femmina in questione esisteva già, ma richiedeva alcune manipolazioni costruttive per diventare la compagna di Adamo. Tutto il necessario fu ricavato dalla costola, e la chiave di ciò che la costola poteva aver fornito sta negli altri significati di IM e TI: vita, ventre, argilla. Forse un estratto del midollo osseo di Adamo fu impiantato nella "argilla" di una femmina di "lavoratore primitivo" attraverso il suo ventre? Purtroppo, la Bibbia non descrive ciò che venne eseguito sulla femmina (chiamata Èva da Adamo), e i testi sumeri che sicuramente trattavano di questo argomento non sono stati ancora ritrovati. Che esistesse qualcosa del genere è confermato dal fatto che la migliore traduzione reperibile del testo dell'Atra Hasis in assiro antico (circa 850 a.C.) contiene i riferimenti ai versi biblici sull'uomo che lascia la casa del padre e diventa una cosa sola con la moglie mentre sono distesi nel letto insieme. La tavola che riporta il testo è comunque troppo rovinata per rivelare tutto ciò che l'originale sumero aveva da dire.  Quello che sappiamo oggi, grazie alla scienza moderna, è che la sessualità e la capacità di procreare stanno nei cromosomi umani; una cellula di qualsiasi persona ne contiene ventitré paia  nel caso di una donna, una coppia di cromosomi X,e  nel caso di un uomo un cromosoma X e un cromosoma Y . Le cellule riproduttive, però (l'ovulo femminile e lo sperma maschile) contengono ognuna soltanto una serie di cromosomi, e non delle coppie. L'accoppiamento dei cromosomi si ottiene quando l'ovulo viene fecondato dallo sperma, rembrione così possiede le ventitré paia di cromosomi, ma soltanto metà di èssi proviene dalla madre, mentre l'altra metà è portata dal padre. La madre, avendo due cromosomi X, fornisce sempre una X. Il padre, avendo sia X che Y, può fornire uno o l'altro; se viene X sarà una figlia femmina; se è una Y, il  figlio sarà maschio.
 
La chiave per la riproduzione sta dunque nella fusione delle due singole serie di cromosomi; se il loro numero e il loro codice genetico sono differenti, non si combineranno e gli esseri risultanti non potranno procreare. Dal momento che i lavoratori primitivi esistevano già sia maschi che femmine, la loro sterilità non era dovuta alla mancanza di cromosomi X o Y. La necessità di un osso  la Bibbia sottolinea che Èva era "ossa delle ossa" di Adamo  suggerisce che "c'era bisogno di superare qualche  ostacolo immunologico che respingeva nella femmina lo sperma del maschio. L'operazione eseguita dagli Elohim risolse il problema. Adamo ed Èva scoprirono la loro sessualità, avendo acquisito la "conoscenza"  un termine biblico che indicava il sesso per la procreazione ("e Adamo conobbe sua moglie Èva ed ella concepì e diede alla luce Caino"). Èva, come racconta la storia del giardino dell'Eden, fu quindi in grado di restare incinta di Adamo,ricevendo dalla divinità una benedizione combinata a una maledizione: "Partorirai con dolore". Così, dissero gli Elohim, "l'Adamo è diventato come uno di noi". Gli fu concessa la "conoscenza". L'Homo sapiens era in grado di procreare e moltiplicarsi da solo. Ma benché avesse ricevuto buona parte del codice genetico degli Anunnaki, che avevano fatto l'uomo a loro immagine e somiglianzà anche sotto l'aspetto della procreazione, uno dei codici genetici non gli fu trasmesso: la longevità degli Anunnaki. Del frutto dell'albero della vita, mangiando il quale l'uomo avrebbe potuto vivere a lungo come gli Anunnaki, l'uomo non doveva nemmeno assaggiarne. Questo punto è chiaramente spiegato nel racconto sumero sull'Aspa, l'uomo perfetto creato da Enki:

Una profonda conoscenza perfezionò per lui...
la saggezza gli concesse...
a lui aveva dato la conoscenza;
ma non gli era stata data la vita eterna.
Fin dalla prima pubblicazione de II dodicesimo pianeta non mi sono risparmiato sforzi per spiegare l'apparente "immortalità" degli "dei". Usando come esempio le mosche di casa mia, ho fatto l'ipotesi che se le mosche potessero parlare, babbo mosca direbbe al figlio: "Sai, quest'uomo è immortale; per tutta la mia vita non è mai invecchiato; mio padre mi disse che suo padre, e il padre di suo padre, e tutti gli antenati per quanto, possiamo ricordare, lo hanno visto così com'è adesso: eternamente vivente, immortale!" La mia "immortalità" (agli occhi delle mosche parlanti) è naturalmente il semplice risultato della differènza dei cicli vitali. L'uomo vìve molti decenni; le mosche contano la loro vita in giorni. Ma che cosa sono tutti questi termini? Un "giorno" è il tempo necessario al nostro pianeta per completare una rivoluzione attorno al proprio asse; un "anno" è il tempo che il pianeta impiega per completare un'orbita attorno al Sole. La lunghezza dei tempi che gli Anunnaki usavano per compiere le loro attività sulla Terra era misurata in sar,. ognuno dei quali equivaleva a 3.600 anni terrestri. Un sar, come ho suggerito, era un "anno" di Nibiru: il tempo necessario al pianeta per compiere un'orbita intera attorno al Sole. Così quando le" Liste dei Re Sumeri riportano, per esempio, che un capo degli Anunnaki amministrò una delle loro città per 36.000 anni, il testo originale dice dieci sar se una singola generazione per l'uomo è di venti anni, ci vogliono 180 generazioni di discendenti dell'uomo in un "anno" Anunnaki  il che li fa apparire "eternamente viventi", cioè "immortali". I testi antichi spiegano che questa longevità non fu trasmessa all'uomo insieme all'intelligenza, implicando una credenza o una conoscenza, nell'età antica, del fatto che le due caratteristiche, l'intelligenza e la longevità, potessero venire concesse o negate all'uomo da coloro che lo avevano creato geneticamente. Forse non dovremmo sorprenderci nello scoprire che la scienza moderna è d'accordo. "Le prove raccolte negli ultimi sessantanni suggeriscono che esiste una componente genetica nell'intelligenza", riportava la rivista Scientific American nell'edizione americana del marzo 1989. Oltre a citare esempi di individui geniali in vari campi che avevano trasrrfesso il loro talento ai figli e ai nipoti, l'articolo metteva in evidenza la relazione di un gruppo di ricercatori all'Università del Colorado e alla Boulder and Pennsylvania State University (David W. Fulker, John C. De Fries, e Robert Plomin) i quali avevano stabilito una "stretta relazione genetica" nelle abilità mentali, attribuibile all'eredità genetica. Scientific American intitolava un suo articolo: "Ulteriori dimostrazioni collegano i geni con l'intelligenza". Altri studi, riconoscendo che "i ricordi sono fatti di molecole", hanno suggerito che se i computer dovessero mai arrivare ad emulare l'intelligenza umana dovrebbero essere "computer molecolari". Un aggiornamento delle ipotesi in questa direzione venne formulato da Forrest Carter, dei Laboratori di Ricerche Navali di Washington, e da John Hopfield del Caltech e AT&T Bell Laboratories, e apparve nel 1989 (Science, voi. 241) insieme a uno schema di "computer biologico".Sono aumentate anche le prove dell'origine genetica dei cicli vitali negli organismi viventi. I vari stadi della vita degli insetti e la sua durata sono senza dubbio organizzati geneticamente, e così anche il fatto che tante creature  tranne i mammiferi  muoiano dopo la riproduzione. Le piovre, ad esémpio, come scoprì Jerome Wodinsky della Brandeis University, sono programmate geneticamente ad "autodistruggersi" dopo la riproduzione, per mezzo di sostanze chimiche situate nelle ghiandole ottiche. Questi studi furono compiuti nel corso di ricerche sull'invecchiamento degli animali,.e non sulla vita delle piovre in sé. Molti altri studi hanno dimostrato che certi animali hanno la capacità di riparare i geni danneggiati delle loro cellule, e così arrestare o far regredire il processo di invecchiamento. Ogni specie ha chiaramente una durata di vita  stabilità dai suoi geni: un solo giorno per la mosca di maggio, circa sei anni per una rana, un limite di quindici anni circa per un cane. Oggi;il limite per gli esseri umani è poco più in là dei cent'anni, ma nei tempi antichi la vita umana era molto più lunga. Secondo la Bibbia, Adamo visse 930 anni, suo figlio Set 912 anni e il figlio di suo figlio, Enosh, 905 anni. Bendaci sia ragione di credere che i trascrittori della Genesi abbiano ridotto di 60 volte la durata di vita molto più lunga riportata nei testi dei  Sumeri, la Bibbia riconosce di fatto che l'umanità era molto più longeva prima del diluvio universale. La durata della vita dei patriarchi cominciò ad accorciarsi con il passare dei millenni. Terah, il padre di Abramo, morì all'età di 205 anni. Abramo visse 175 anni, suo figlio Isacco morì a 180 anni. Il figlio di Isacco, Giacobbe, visse fino a 147 anni  ma il figlio di Giacobbe morì a 110 anni. Da una "parte si pensa che gli errori genetici, che si accumulano mentre il DNA continua a riprodursi nelle cellule, contribuiscano al processo di invecchiamento, dall'altra dimostrazioni scientifiche indicano l'esistenza di un "orologio" biologico in tutte le creature, una caratteristica genetica di base, congenita, che controlla la durata della vita in ogni specie. Che cosa sia il gene, o il gruppo di geni, che fa ticchettare questo orologio, e lo regola per "esprimersi" è ancora oggetto di intense ricerche. Numerosi studi hanno dimostrato che la risposta si trova nei geni; i virus, per esempio, possiedono spezzoni di DNA che possono letteralmente "renderli immortali". Enki doveva sapere tutte queste cose, così quando venne il momento di perfezionare l'Adamo di creare un vero Homo sapiens in grado di procreare diede ad Adamo l'intelligenza e la "conoscenza", ma non la piena longevità che possedevano i geni degli Anunnaki. Mentre l'umanità si allontana sempre più dai giorni della sua creazione come Lulu, un essere "misto" che portava in sé l'eredità genetica della Terra e del Cielo, la riduzione della durata media della sua vita può essere considerata il sintomo della progressiva perdita, generazione dopo generazione, di quelli che alcuni considerano gli elementi "divini" e della preponderanza crescente dell"'animale che è dentro di noi". L'esistenza nel nostro schema genetico di un DNA definito "assurdo" da alcuni  segmenti di DNA che sembrano aver perduto il loro scopo  è un evidente retaggio della "mescolanza" originale. Le due parti indipendenti (anche se collegate) del cervello, una più primitiva ed emozionale, e l'altra più nuova e razionale, sono un'altra dimostrazione dell'origine genetica mista dell'umanità. Le prove che confermano le antiche storie della creazione, pur essendo così massicce, non finiscono con la manipolazione genetica. C'è dell'altro, e tutto su Èva! L'antropologia moderna, con l'aiuto dei fossili ritrovati dai paleontologi e dei progressi in altri campi della scienza, ha fatto grandi passi nel rintracciare le origini dell'uomo. Finalmente la domanda "da dove veniamo?" ha ricevuto una risposta chiara: l'umanità è nata nell'Africa sud-orientale. La storia dell'uomo, così come la conosciamo oggi, non è iniziata con l'uomo: il "capitolo" che ci racconta del gruppo di mammiferi detti "primati" ci riporta indietro di circa 45 o 50 milioni di anni, quando apparve in Africa un antenato comune di scimmie, gorilla ed esseri umani. Venticinque o trenta milioni di anni più tardi  e questo  mostra quanto lentamente girino le ruote dell'evoluzione  dalla linea dei primati si ramificò un precursore delle Grandi Scimmie. Nel 1920 dei fossili di questa antica scimmia, il "proconsole" furono rinvenuti per caso su un'isola nel Lago Vittoria (vedi cartina ) e la scoperta attrasse infine nella zona la migliore coppia di paleontologi (marito e moglie), Louis S. B. e Mary Leakey. Oltre ai fossili del "proconsole" trovarono nella zona anche dei resti di Ramapiteco, la prima scimmia eretta o primate umano; erano vecchi di circa 14 milioni di anni, circa otto o dieci milioni di anni più tardi del "proconsole". Non si trattava semplicemente del ritrovamento di qualche fossile, le scoperte africane aprivano la porta al laboratorio segreto della natura, il nascondiglio dove Madre Natura continua a lavorare per la marcia del progresso che ha portato dai mammiferi ai primati e dai primati alle grandi scimmie, e poi agli ominidi. Il luogo era la stretta vallata che attraversa l'Etiopia, il Kenya e la Tanzania, una parte del sistema di crepacci che  iniziano nella valle di Giordania e presso il Mar Morto in Israele, e, comprendendo il Mar Rosso, arrivano fino all'Africa del Sud (vedi cartina ). Numerosi ritrovamento fossili sono stati localizzati nelle zone rese famose dai Leakey e da altri paleo-antropologi. I ritrovaménti più abbondanti sono localizzati nella Gola di Olduvai in Tanzania, nei pressi del Lago Rodolfo (ora Lago Turkana) in Kenya, e nella provincia di Afar in Etiopia, per nominare solo i luoghi più famosi. Le scoperte da parte di nazioni diverse sono state numerose, ma alcune  le principali, secondo i dibattiti degli studiosi sul significato delle scale temporali dei reperti  meritano di essere menzionate: il figlio dei Leakey, Richard (curatore del Museo Nazionale del Kenya), Donald C. Johanson (curatore del Museo di Cleveland di Storia Naturale al tempo di queste scoperte), Tim White e J. Desmond Clark (Università della California a Berkeléy), Alan Walker (John Hopkins University), Andrew Hill e David Pilbeam di Harvard, e Raymond Dart e Philip Tobias del Sud Africa.
 
Lasciando da parte i problemi causati dall'orgoglio delle scoperte, dalle differenti interpretazioni dei reperti e dalla tendenza a suddividere le specie e i generi in sottocategorie, possiamo affermare con sufficiente sicurezza che il ramo che porta agli umani si è separato da quello delle scimmie quadrumani circa quattordici milioni di anni fa, e che ci vollero altri nove milioni di anni circa prima che apparissero le prime scimmie con caratteri ominidi, chiamate Australopitechi, e tutte dove la natura aveva scelto il suo laboratorio per "costruire l'uomo". Nonostante che i fossili databili ai dieci milioni di anni intermedi siano quasi inesistenti, i paleoantropologi  sono stati molto abili nel ricostruire i reperti mancanti dei tre milioni di anni successivi. Talvolta solo con una mascella, un cranio fratturato, un osso pelvico, il resto di un dito o, con un po' di fortuna, persino parti dello scheletro, sono riusciti a ricostruire gli esseri rappresentati dai fossili; con l'aiuto di altri ritrovamenti, come ossa di animali o pietre sbozzate grossolanamente per servire da attrezzi, hanno determinato il livello evolutivo e le abitudini di quegli esseri; poi, datando gli strati geologici in cui si trovavano i fossili, sono riusciti a datare anche i fossili. Tra le pietre miliari di tali scoperte si annovera il ritrovamento di parti dello scheletro di una femmina soprannominata "Lucy" (forse con l'aspetto dell'ominide della fig.), ritenuto un Australopiteco progredito vissuto circa 3,5 milioni di anni fa; un fossile conosciuto con il numero di catalogo "Cranio 1470" di un maschio di forse 2 milioni di anni fa, e considerato dai suoi scopritori un "quasi-uomo" o Homo abilis ("uomo abile"), termine,le cui implicazioni sono discusse da molti; i resti dello scheletro di uh "uomo giovane e robusto", catalogato come WT. 15000, cioè un Homo erectus di circa 1,5 milioni di anni
 

fa, probabilmente il primo vero ominide. Quest'ultimo essere, che inaugurava l'Età della Pietra Antica, cominciò a usare le pietre come strumenti ed emigrò attraverso la penisola del Sinai, che serve da ponte terrestre tra Africa e Asia, verso l'Asia sudorientale da una parte e l'Europa . meridionale dall'altra. La via del genere umano si perde qui; il capitolo tra 1,5 milioni di anni fa e circa 300.000 anni fa è andato perduto, tranne forse che per qualche traccia dell'Homo erectus al margine delle sue migrazioni. Poi, circa 300.000 anni fa, senza alcuna prova di un cambiamento graduale, fece la sua apparizione l'Homo sapiens. Dapprima si credette che l'Homo sapiens Neanderthaliano   l'uomo di Neanderthal (così chiamato dal luogo dove fu scoperto per la prima volta in Germania) che divenne il più diffuso in Europa e in alcune parti dell'Asia circa 125.000 anni fa  fosse l'antenato del Cro-Magnon, l'Homo sapiens sapiens, che occupò quelle terre circa 35.000 anni fa. In seguito si ipotizzò che il Neanderthal, più "primitivo" e "bruto" si fosse evoluto da una ramificazione diversa dell'Homo sapiens, e che il Cro-magnon si fosse evoluto da qualche parte per conto proprio. Ora si sa che la seconda ipotesi è più corretta, ma non del tutto. Imparentati ma non discendenti l'uno dall'altro, i due rami dell'Homo sapiens vissero fianco a fianco fino a 90.000 o addirittura a 100.000 anni fa. Le prove sono state ritrovate in due caverne, una sul Monte Carmelo e l'altra nei pressi di Nazareth, in Israele; si trovano in una zona di caverne dove abitavano gli uomini preistorici. I primi ritrovamenti degli anni '30 erano stati considerati vecchi di circa 70.000 anni, e relativi soltanto al Neanderthal, il che si adattava alle teorie allora in voga. Negli anni '60 una squadra mista franco-israeliana eseguì nuovi scavi a Qafzeh, una località nei pressi di Nazareth, scoprendo che i resti non erano soltanto di Neanderthaliani, ma anche di tipi Cro-Magnon. Anzi, gli strati indicavano che i Cro-Magnon avevano usato la caverna prima dei Neanderthaliani —fatto che portava indietro l'apparizione dei Cro-Magnon dalla presunta  datazione dei 35.000 anni a ben più di 70.000 anni fa.Increduli, gli scienziati dell'Università Ebraica di Gerusalemme vollero verificare i resti di roditori trovati negli stessi strati, I loro esami diedero la stessa incredibile datazione: i Cro-Magnon, l'Homo sapiens sapiens, che non avrebbe dovuto comparire prima di 35.000 anni fa, aveva raggiunto il vicino Oriente stabilendosi nella zona del presente Israele più di 70.000 anni fa. Non solo, per un periodo di tempo abbastanza lungo aveva condiviso le stesse zone con i Neanderthaliani. Alla fine del 1987 i ritrovamenti di Qafzeh e Kebara e della caverna sul Monte Carmelo furono datati con metodi nuovi, compreso quello della termoluminescenza, una tecnica che fornisce risultati affidabili molto anteriori al limite di 40.000 - 50.000 anni della datazione al radiocarbonio. Secondo le relazioni del capo della squadra francese, Helene Vallades del Centro Nazionale di Ricerca di Gif-sur-Yvette, i risultati mostrarono senza alcun dubbio che sia i Neanderthal che i Cro-Magnon avevano abitato insieme in quella zona tra i 90.000 e i 100.000 anni fa (ora gli scienziati usano una datazione media di 92.000 anni). Le stesse scoperte furono confermate più tardi in un altra località della Galilea. Christopher Stringer del British Museum riconobbe che l'opinione convenzionale secondo cui i Neanderthal precedettero i Cro-Magnon era superata.  L'abilità dei genetisti di tracciare delle parentele attraverso la comparazione delle "frasi" del DNA era stata provata dai casi legali di attribuzione di paternità. Era inevitabile che le nuove tecniche si estendessero a rintracciare non soltanto le relazioni tra genitori e figli, ma anche intere discendenze di specie. Fu questa nuova scienza della genetica molecolare a permettere ad Allan C. Wilson e a Vincent M. Sarich (entrambi dell'Università della Califor-nia a Berkeley) di stabilire con grande accuratezza che gli ominidi si erano differenziati dalle scimmie circa 5 milioni, e non 15 milioni di anni fa, e che i "parenti più prossimi" degli ominidi erano gli scimpanzè e non i gorilla. Poiché il DNÀ di una persona continua a mescolarsi con i geni dei padri, di generazione in generazione, dopo qualche passaggio diventa difficile usare con profitto la tecnica della comparazione del DNA nel nucleo delle cellule (che viene metà dalla madre e metà dal padre). Si scoprì però che oltre al DNA nel nucleo delle cellule, esiste del DNA anche nella cellula materna fuori dal nucleo, in corpi detti "mitocondri" . Questo DNA non si mescola con il DNA del padre, viene trasmesso "immutato" da madre a figlia a nipote e così via attraverso le generazioni. La scoperta, opera di Douglas Wallace della Emory University negli anni 1980, lo portò a comparare questo "DNA" in circa 800 donne.' La sorprendente . conclusione, da lui stesso annunciata ad una conferenza scientifica nel luglio del 1986, fu che il DNA appariva così simile in tutti i soggetti da far pensare che le donne esaminate fossero tutte discendenti di una sola antenata femmina.Le ricerche furono riprese da Wesley Brown dell'Università del Michigan, che scoprì in che modo, determinando il rapporto di mutazione naturale del DNA, si poteva calcolare quanto tempo fosse trascorso dall'apparizione dell'antenata comune. Paragonando il DNA di ventuno donne di differenti origini geografiche e razziali, giunse alla conclusione che tutte dovevano la loro origine ad un'unica "Èva mitocondrica" che era vissuta in Africa tra i 300.000 e i 180.000 anni fa.  Queste affascinanti scoperte furono riprese da altri ricercatori, che si misero sulle tracce di "Èva". La figura principale tra loro è Rebecca Cann, dell'Università della California a Berkeley (più tardi trasferitasi all'Università delle"'Hawaii). Dopo aver raccolto la placenta di 147 donne di differenti razze e provenienze geografiche, che avevano partorito in ospedali di San Francisco, estrasse e comparò il loro DNA. La conclusione fu che tutte quelle donne avevano in comune un'unica antenata femminile che era vissuta tra i 300.000 e i 150.000 anni fa (a seconda che il rapporto di mutazióne fosse del 2 per cento o del 4 per cento ogni milione di anni). "Generalmente ipotizziamo 250.000 anni", dichiarò la Cann. Il limite superiore dei 300.000 anni, notarono i paleoantropologi, coincideva con le prove fossili del tempo in cui aveva fatto la sua apparizione l'Homo sapiens. "Che cosa è potuto accadere300:000 anni fa, per provocare un simile cambiamento?" si chiedevano la Cann e Alan Wilson, ma senza poter dare una risposta. Per proseguire negli esperimenti di quella che finì per essere chiamata,"l'ipotesi Èva", la Cann e i suoi colleghi, Wilson e Marie Stoneking, procedettero all'esame della placenta di circa 150 donne americane i cui antenati provenivano dall'Europa, dall'Africa, dal Medio Oriente e dall'Asia; fu analizzata anche la placenta di donne aborigene dell'Australia e della Nuova Guinea. I risultati indicarono che il DNA africano era il più antico, e che tutte quelle donne differenti, provenienti da varie zone geografiche e culturali, avevano un'unica antenata femmina, che era vissuta in Africa tra i 290.000 e i 140.000 anni fa. Un editoriale apparso su Science (II settembre 1987), esaminando tutti i dati, affermava che prove schiaccianti mostravano che "l'Africa era stata la culla dell'uomo moderno. La storia che sembra raccontarci la biologia molecolare dice che gli esseri umani di oggi si sono evoluti in Africa circa 200.000 anni fa". Queste sensazionali scoperte  da allora confermate con altri studi  apparvero sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. "La domanda, 'da dove veniamo' ha finalmente una risposta" annunciava il National Geògraphic (ottobre 1988): dall'Africa sudorientale. "La Madre di tutti noi" è stata ritrovata, titolava di San Francisco Chronicle-, "Fuori dall'Africa: la via dell'uomo al controllo del mondo", annunciava ì'Observer di Londra. In quello che dev'essere stato uno dei suoi numeri più venduti, il Newsweek ( 11 gennaio 1988) raffigurava un "Adamo" e una "Èva" con un serpente sull'immagine di copertina, titolandola "La ricerca di Adamo ed Èva". II titolo era quanto mai appropriato perché, come osservava Allan Wilson: "Ovviamente dove c'era una madre doveva esserci stato anche un padre". Tutte queste recentissime scoperte confermano in modo stupefacente la dichiarazione biblica sulla prima coppia di Homo sapiens: 


E Adamo chiamò sua moglie Eva ("colei che ha vita" "Èva" ) perché era la madre di tutti i viventi, I dati sumeri offrono diverse conclusioni. Innanzitutto, la creazione del Lulu fu una conseguenza dell'ammutinamento degli Anunnaki circa 300.000 anni fa. La data è stata confermata dalla scienza moderna come il limite più lontano della prima apparizione dell'Homo sapiens. Secondo, la produzione del Lulu era avvenuta "sopra l'Abzu", a nord della zona mineraria. La localizzazione dei primi resti umani in Tanzania, Kenya e Etiopia  a nord delle miniere d'oro dell'Africa del Sud  lo conferma. Terzo, l'apparizione definitiva del primo tipo di Homo sapiens, i Néanderthal — circa 230.000 anni fa  cade perfettamente nei 250.000 anni suggeriti dalle scoperte del DNA sulla datazione di "Èva", seguite più tardi dalla comparsa dell'Homo sapiens sapiens, "l'uomo moderno". Non c'è alcuna contraddizione tra questi ultimi dati e la datazione precedente dei 300.000 anni a cui risale la ribellione. Tenendo conto che si tratta di anni terrestri, mentre per gli Anunnaki 3.600 anni terrestri equivalevano a un solo anno dei loro, dovremmo ricordare innanzitutto che un periodo di tentativi più o meno falliti seguì la decisione di."creare l'Adamo", prima che si raggiungesse il "modello perfetto". Anche in seguito alla produzione del lavoratore primitivo,furono necessarie le gravidanze delle dee della nascita, sette maschi e sette femmine alla volta, poiché i nuovi ibridi non erano in grado di procreare. Chiaramente, il percorso a ritroso del DNA risale à quella "Èva" che poteva produrre dei figli, non a una Lulu femmina incapace di procreare. La concessione di questa facoltà all'essere umano, come abbiamo già mostrato, risultò da una seconda manipolazione genetica da parte' di Enki e Nintì che, nella Bibbia, si riflette nella storia di Adamo, Èva e il serpente nel giardino dell'Eden.  La seconda manipolazione genetica avvenne circa 250.000 anni fa, la stessa data suggerita da Rebecca Cann per "Èva", o 200.000 anni fa, come propone l'articolo di Science? Secondo il Libro della Genesi, Adamo ed Èva cominciarono ad avere figli soltanto dopo "la cacciata dall'Eden". Non sappiamo nulla di una eventuale discendenza di Abele, il loro secondo figliò che fu ucciso da suo fratello Caino; Leggiamo di fatto che Caino e i suoi discendenti ricevettero l'ordine di emigrare lontano. I discendenti della "linea maledetta di Caino" erano forse gli emigranti Neanderthaliani ? Si tratta di una possibilità affascinante che deve rimanere solo una teoria. Pare certo invece che la Bibbia riconosca la prima apparizione dell'Homo sapiens sapiens, gli esseri umani moderni. Ci dice che il terzo figlio di Adamo ed Èva, Set, aveva un figlio chiamato Enosh, da cui deriva la discendenza dell'umanità. Ora, Enoshin ebraico significa "umano, essere umano", come io e voi. Fu ai tempi di Enosh, afferma la Bibbia, che "gli uomini cominciarono a chiamare il nome di Yahweh". Fu allora, in altre parole, che cominciarono ad esistere l'uomo pienamente civilizzato e la religione. Con questo, abbiamo la conferma di tutti gli aspetti della storia antica.
 
SIMBOLO DEI SERPENTI INTRECCIATI
Nel racconto biblico di Adamo ed Èva nel giardino dell'Eden, l'antagonista del Signore Iddio che aveva fatto acquisire loro la "conoscenza" (la capacita di procreare) era il serpente, in ebraico Nahasfi. Il termine possiede altri due significati: "uno che conosce i segreti" e "uno che conosce il rame".Questi significati secondari, o giochi di parole, si trovano nell'appellativo sumero BUZUR riferito ad Ehki, col significato di "colui che risolve i segreti" e "quello delle miniere di metallo". Ho dunque suggerito in scritti precedenti che, nella versione originale sumera, il "serpente" fosse Enki. Il suo emblema erano infatti dei serpenti intrecciati, simbolo del centro del "suo" culto, Eridu , dei suoi domini africani in generale  e delle piramidi ; appariva anche  nelle illustrazioni sumere su sigilli cilindrici degli eventi descritti nella    Bibbia. Che cosa rappresentava l'emblema dei serpenti attorcigliati, simbolo della medicina e della guarigione ancora ai nostri giorni? Le scoperte della scienza moderna sulla struttura a doppia elica del DNA  offrono la risposta: i serpenti attorcigliati emulano la struttura del codice genetico, la conoscenza segreta che permise ad Enki di creare'l'Adamo e quindi di concedere ad Adamo ed Èva la facoltà di procreare. L'emblema di Enki come simbolo di guarigione fu  invocato da Mosè quando fece un nafiash nekosheth  un "serpente di rame" per combattere un'epidemia che aveva colpito gli Israeliti.

Dobbiamo forse vedere nell'inclusione del rame tra i tre significati del termine, e nella fabbricazione del serpente di rame da parte di Mosè, l'indicazione di un ruolo a noi sconosciuto del rame nella genetica e nella medicina? Recenti esperimenti, condotti nelle Università del Minnesota e di St. Louis, suggeriscono che è proprio così. Hanno dimostrato infatti che il radionucleide rame r62,è un "emettitore di positroni", prezioso per la circolazione del sangue, e che altri composti del rame possono trasportare sostanze farmaceutiche alle cellule viventi, comprese quelle cerebrali.

1 commento:

  1. tra le molte domande che vorrei fare,una in particolare e': il terzo figlio di Adamo ed Eva,Set,da chi ebbe un figlio,ed anche Caino,chi era sua moglie?donne-scimmie?

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