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domenica 13 settembre 2015

L'EPICA DELLA CREAZIONE (parte 2/2)


Ricollegandoci con il post precedente riguardante "L'EPICA DELLA CREAZIONE",possiamo dire che se guardiamo al racconto così come esso appare, e proviamo a considerarlo una semplice enunciazione di eventi cosmologici così come i Nefilim li avevano spiegati ai Sumeri, troveremo nell'Epica della Creazione una spiegazione perfetta di avvenimenti che si erano probabilmente verificati nel nostro sistema solare. La scena in cui si svolge la rappresentazione celeste di Enuma Elish è l'universo primordiale. Gli attori celesti sono coloro che creano e anche coloro che vengono creati.

Atto I:
Quando nell'alto il Cielo non aveva ancora un nome,
e in basso, la Terra non era stata chiamata;
nulla, eccetto il primordiale APSU, il loro Genitore,
MUMMU e TIAMAT - colei che li partorì tutti;
le loro acque erano mescolate insieme.
Non esistevano ancora canneti, né paludi.
Nessuno degli dèi era stato ancora creato.
Nessuno aveva un nome, i loro destini erano incerti;
fu allora che in mezzo a loro presero forma gli dèi.

In sole nove righe, con pochi segni tracciati su una tavoletta d'argilla, l'antico poeta-cronista riesce a farci sedere in prima fila, per assistere al più maestoso degli spettacoli che siano mai stati rappresentati: quello della creazione del nostro sistema solare. Nella distesa dello spazio, gli "dèi" - ovvero i pianeti - non sono ancora apparsi, non hanno un nome, né un "destino" - un'orbita - fisso. Esistono solo tre corpi: "il primordiale AP.SU " ("uno che esiste fin dal principio"); MUM.MU ("uno che è nato") e TIAMAT ("vergine della vita"). Le "acque" di Apsu e Tiamat erano mescolate, e il testo chiarisce che non si intendono le acque in cui crescono le canne, ma piuttosto le acque primordiali, gli elementi fondamentali dell'universo, dispensatori di vita. Apsu, dunque, è il Sole, "quello che esiste fin dall'inizio". Vicino a lui sta Mummu, e dal racconto si comprende chiaramente che Mummu era l'aiutante più fidato, il messaggero di Apsu: una descrizione che corrisponde perfettamente a Mercurio, il piccolo pianeta che corre rapidamente attorno al suo gigantesco padrone. Ed era proprio questo il concetto che anche gli antichi Greci e i Romani avevano del dio-pianeta Mercurio: il veloce messaggero degli dèi.Più in là stava Tiamat, cioè il "mostro" che Marduk avrebbe in seguito mandato in frantumi, il "pianeta mancante". In epoca primordiale, però, essa fu la prima Vergine Madre della prima Divina Trinità. Lo spazio tra lei e Anu non era vuoto, ma occupato dagli elementi primordiali di Apsu e Tiamat. Queste "acque" si mescolarono e una coppia di dèi celesti - pianeti - si formò nello spazio tra Apsu e Tiamat.

Le loro acque si mescolarono...
E dèi si formarono in mezzo a loro:
nacquero il dio LAHMU e il dio LAHAMU;
per nome furono chiamati.

Dal punto di vista etimologico, i nomi di questi due pianeti derivano dalla radice LHM ("fare guerra"). Gli antichi ci hanno tramandato la tradizione secondo cui Marte era il dio della guerra e Venere dea dell'amore e della guerra. E infatti LAHMU e LAHAMU sono nomi rispettivamente maschile e femminile. In tal modo l'identità dei due dèi epici e dei pianeti Marte e Venere è dimostrata sia etimologicamente sia mitologicamente. Ma essa può anche essere affermata sotto il profilo astronomico: come "pianeta mancante", infatti, Tiamat era localizzato al di là di Marte, e in effetti Marte e Venere si trovano proprio nello spazio tra il Sole (Apsu) e "Tiamat". Le figure 102 e 103 possono illustrare meglio il concetto.

Il processo di formazione del sistema solare continuava. Lahmu e Lahamu - Marte e Venere - erano nati, ma ancora Prima che essi fossero cresciuti in età e in statura fino alla grandezza stabilita, il dio ANSHAR e il dio KISHAR furono formati e li superarono [per grandezza]. Col prolungarsi dei giorni e il moltiplicarsi degli anni, il dio ANU divenne loro figlio - rivale dei suoi antenati. Poi il primogenito di Anshar, Anu, pari a sé e a sua immagine generò NUDIMMUD. Con grande chiarezza e precisione si è dunque svolto davanti ai nostri occhi il primo atto dell'Epica della Creazione. Ci è stato detto anzitutto che Marte e Venere dovevano
crescere solo fino a una determinata dimensione; ma prima ancora che la loro formazione fosse completa, comparve un'altra coppia di pianeti. Erano pianeti maestosi, come dimostrano i loro nomi: AN.SHAR ("principe, primo dei cieli") e KI.SHAR ("primo delle terreferme"). Essi raggiunsero le dimensioni della prima coppia e poi le superarono. Da tutti questi indizi, oltre che dai nomi e dalla localizzazione di questa seconda coppia di pianeti, possiamo identificare senza difficoltà Saturno e Giove (figura 104).
Il tempo passò ("si moltiplicarono gli anni") e nacque una terza coppia di pianeti. Dapprima si formò ANU, più piccolo di Anshar e Kishar ("il loro figlio"), ma più grande dei primi pianeti ("rivale dei suoi antenati" per dimensioni). Poi Anu generò a sua volta un pianeta gemello, "pari a sé e a sua immagine"; il nome babilonese di questo pianeta era NUDIMMUD, un epiteto di Ea/Enki. Ancora una volta, la descrizione delle dimensioni e dell'ubicazione di questa nuova coppia di pianeti corrisponde perfettamente alla terza coppia conosciuta di pianeti del nostro sistema solare, Urano e Nettuno. C'era poi un altro pianeta da considerare tra questi più esterni, e cioè quello che chiamiamo Plutone. L'Epica della Creazione parla di Anu come del primogenito di Anshar, sottintendendo quindi che esisteva un altro "dio planetario" figlio di Anshar/Saturno. Di questa divinità il racconto tratta però in seguito, quando si dice che Anshar mandò il suo emissario GAGA in varie missioni presso altri pianeti. Per funzioni e dimensioni, Gagà sembra simile all'emissario di Apsu, Mummu, e ciò riporta alla mente le diverse analogie tra Mercurio e Plutone. Gaga era dunque Plutone; ma nella mappa celeste dei Sumeri Plutone non si trovava al di là di Nettuno, bensì vicino a Saturno, del quale era "emissario", o satellite (figura 105).
Al termine del primo atto dell'Epica della Creazione, dunque, vi era un sistema solare formato dal Sole e da nove pianeti:

Sole-Apsu, "uno che esisteva fin dal principio".
Mercurio-Mummu, consigliere e messaggero di Apsu.
Venere-Lahamu, "signora delle battaglie".
Marte-Lahmu, "dio della guerra".
[Terra?] -Tiamat, "vergine che dà la vita".
Giove-Kishar, "primo delle terreferme".
Saturno-Anshar, "primo dei cieli".
Plutone-Gaga, consigliere e messaggero di Anshar
Urano-Anu, "quello dei cieli".
Nettuno-Nudimmud (Ea), "abile creatore".

Dov'erano la Terra e la Luna? Dovevano ancora essere create, quali prodotti della futura collisione cosmica. Terminata la grande rappresentazione della nascita dei pianeti, gli autori della Creazione alzano il sipario sull'Atto II, quello che mette in scena i tumulti celesti. La nuova famiglia di pianeti era tutt'altro che tranquilla: ognuno gravitava verso l'altro e tutti convergevano verso Tiamat, disturbando e mettendo in pericolo i corpi primordiali.

I divini fratelli si coalizzarono;
disturbavano Tiamat andando avanti e indietro.
Turbavano il "ventre" di Tiamat
coi loro strani movimenti nelle dimore del cielo.
Apsu non riusciva a frenare il loro clamore;
Tiamat era ammutolita dal loro comportamento.
Essi compivano atti detestabili
e si comportavano in maniera odiosa.

Siamo qui in presenza di evidenti riferimenti a orbite irregolari. I nuovi pianeti "andavano avanti e indietro"; si avvicinavano troppo l'un l'altro ("si coalizzarono"); interferivano con l'orbita di Tiamat e si accostavano troppo al suo "ventre"; i loro modi erano "odiosi". Sebbene la più danneggiata fosse Tiamat, anche Apsu trovava i comportamenti di questi pianeti "detestabili". Annunciò allora l'intenzione di «distruggere, spezzare il loro modo di comportarsi» e per questo si consultò con Mummu conferendo con lui in gran segreto. Ma «qualunque cosa essi complottassero tra loro», fu udito dagli dèi, e quando questi capirono che Apsu voleva distruggerli, restarono senza parole. L'unico a non perdere la testa fu Ea, il quale mise a punto un piano per «versare il sonno sopra Apsu». Una volta che il piano ebbe ottenuto l'approvazione degli altri dèi, Ea «tracciò una mappa fedele dell'universo» e «gettò un incantesimo divino sulle acque primordiali» del sistema solare. Quale fu questo "incantesimo", questa forza che Ea (il pianeta Nettuno, che era allora il più esterno di tutti) avrebbe esercitato mentre ruotava attorno al Sole e girava intorno a tutti gli altri pianeti? È possibile che la sua orbita attorno al Sole abbia influito sul magnetismo del Sole stesso e quindi sulle sue emissioni radioattive? Oppure fu Nettuno stesso a emettere, fin dalla sua creazione, forti radiazioni di energia? Qualunque sia stato l'influsso del pianeta, il racconto epico lo paragona all'atto di "versare il sonno" - con un effetto, quindi calmante - su Anu (il Sole). Persino «Mummu, il consigliere, non riusciva più a muoversi». Come nel racconto biblico di Sansone e Dalila, il protagonista, sopraffatto dal sonno, venne facilmente derubato dei suoi poteri. Ea si mosse in fretta per derubare Apsu del suo ruolo creativo. Spegnendo, a quanto sembra, le immense emissioni di materia primordiale dal Sole, Ea/Nettuno «sottrasse la tiara di Apsu, il suo manto di luce», e Apsu fu "sconfitto". Mummu non potè più girargli intorno, venne «legato e lasciato indietro», un pianeta senza più vita a fianco del suo padrone. Privando il Sole del suo potere creativo - fermando, cioè, il processo di emissione di energia e materia necessario per formare altri pianeti - gli dèi portarono al sistema solare una pace temporanea. A sottolineare ulteriormente la vittoria, venne modificato il significato e l'ubicazione dell'Apsu: l'epiteto, da quel momento, venne riferito alla "dimora di Ea". Qualunque altro pianeta, da allora, poteva venire soltanto dal nuovo Apsu, dal "Profondo", dalle lontane distese dello spazio che il pianeta più esterno aveva di fronte. Quanto durò questa pace celeste, prima che qualcosa venisse di nuovo a turbarla? Il racconto non lo dice, ma continua, senza alcuna pausa, e subito alza il sipario sull'atto III.

Nella Camera dei Fati, nel luogo dei Destini,
un dio fu generato, il più capace e saggio degli dèi;
nel cuore del Profondo fu creato Marduk.

Ecco, dunque, che entra in scena un nuovo "dio" - un nuovo pianeta - che si era formato nel Profondo, nello spazio lontano, e qui aveva ricevuto il suo moto orbitale - il "destino" di un pianeta. Ad attrarlo nel sistema solare fu il pianeta più esterno: «Colui che lo generò fu Ea» (Nettuno). Il nuovo pianeta era davvero spettacolare: Attraente era la sua figura, scintillante il levarsi dei suoi occhi; maestoso era il suo passo, imponente come nei tempi antichi... Egli era il più alto tra gli dèi, superiore in tutto... Superbo tra gli dèi, superava tutti per statura; le sue membra erano enormi, egli era eccezionalmente alto. Formatosi nello spazio più esterno, Marduk era ancora un pianeta giovane, che sputava fuoco ed emetteva radiazioni. «Quando apriva le sue labbra, ne usciva tutto un fuoco». Via via che Marduk si avvicinava agli altri pianeti, questi «riversavano su di lui i loro terribili lampi» ed egli risplendeva, «vestito dell'alone di dieci dèi». Il fatto che egli si avvicinasse, dunque, stimolava negli altri membri del sistema solare emissioni elettriche e di altro tipo. Ma ciò che più conferma la nostra interpretazione dell'Epica della Creazione è l'accenno ai dieci corpi celesti: evidentemente il Sole e altri nove pianeti. A questo punto il racconto ci porta a seguire il velocissimo cammino di Marduk. Dapprima egli passa vicino al pianeta che lo ha "generato", cioè che lo ha spinto nel sistema solare, il pianeta Ea/Nettuno. Via via che Marduk si accosta a Nettuno, la spinta gravitazionale di quest'ultimo sul nuovo venuto cresce di intensità, fino a curvarne la rotta. Marduk doveva essere a uno stadio ancora molto plasmabile a quel tempo. Quando passò vicino a Ea/Nettuno, l'attrazione gravitazionale fece sì che un lato di Marduk si gonfiasse, come se avesse "una seconda testa", ma nessun frammento si distaccò. Una volta giunto nei pressi di Anu/Urano, però, frammenti di materia cominciarono a staccarsi dal corpo centrale del pianeta, dando origine così a quattro satelliti di Marduk. «Anu generò e diede forma ai quattro lati e affidò il loro potere al capo della schiera». Chiamati "venti", i quattro furono gettati in un'orbita veloce attorno a Marduk, «turbinando come un vortice di vento». Il fatto che Marduk si fosse avvicinato prima a Nettuno, poi a Urano indica che esso stava entrando nel sistema solare non nella direzione orbitale del sistema stesso (antioraria), ma dalla direzione opposta, muovendosi cioè in senso orario. Nel suo percorso, il pianeta venne presto afferrato dall'immensa forza gravitazionale e magnetica del gigante Anshar/Saturno, e poi da Kishar/Giove. La sua traiettoria fu spinta ancora più all'interno, verso il centro del sistema solare, verso Tiamat (figura 106).
L'appressarsi di Marduk cominciò ben presto a disturbare Tiamat e i pianeti interni (Marte, Venere, Mercurio). «Egli produsse correnti, disturbò Tiamat; gli dèi non avevano pace, trascinati come in una tempesta». Le righe dell'antico testo, a questo punto, sono alquanto danneggiate, ma riusciamo ancora a leggere che il pianeta che si avvicinava «diluiva le loro viscere... pizzicava gli occhi». Tiamat stessa «vagava qua e là senza pace»: la sua orbita, evidentemente, era disturbata. L'attrazione gravitazionale prodotta da questo grande pianeta in avvicinamento cominciò ben presto a far staccare delle parti di Tiamat. Dal suo corpo si staccarono undici "mostri", una "ringhiante, rabbiosa" folla di satelliti che cominciò a "marciare a fianco di Tiamat". Preparandosi a fronteggiare l'incombente Marduk, Tiamat "li incoronò di aloni", dando loro l'aspetto di "dèi" (pianeti).Particolarmente importante per l'epica e per la cosmogonia mesopotamica era il principale satellite di Tiamat, che si chiamava KINGU, «il primogenito fra gli dèi che formavano la sua assemblea».

Essa esaltò Kingu,
in mezzo a loro lo rese grande...
L'alto comando della battaglia
affidò alle sue mani.

Soggetto a spinte gravitazionali contrastanti, questo grande satellite di Tiamat prese a spostarsi verso Marduk, assumendo una propria traiettoria orbitale. A questo punto i pianeti esterni cominciarono ad agitarsi e a protestare perché a Kingu, l'ultimo arrivato, era stata data una Tavola dei Destini (cioè un'orbita propria). «Chi aveva dato a Tiamat il diritto di generare nuovi pianeti?» domandò Ea, e sottopose il problema ad Anshar, il gigantesco Saturno.

Tutto ciò che Tiamat aveva tramato, egli lo ripeté [ad
Anshar]:
«...ella ha istituito un'assemblea ed è furiosa di rabbia...
ha aggiunto armi senza pari, ha generato mostri-dèi...
ben undici ne ha partoriti;
tra gli dèi che formavano la sua assemblea,
ha elevato Kingu, il suo primogenito, e lo ha reso capo...
gli ha dato la Tavola dei Destini, gliel'ha fissata sul petto».

Anshar chiese dunque a Ea il permesso di andare a uccidere Kingu. Non sappiamo quale fosse stata la risposta perché la tavoletta è lacunosa in questo punto, ma sembra che in ogni caso Anshar non ne fosse troppo soddisfatto, poiché subito dopo si rivolse ad Anu (Urano) per chiedergli di «andare ad affrontare Tiamat». Anu, però, non ne fu capace e se ne tornò indietro. Nell'agitazione celeste, dunque, uno dopo l'altro gli dèi si fanno da parte: nessuno ha il coraggio di affrontare la furiosa Tiamat? Marduk, che ha già superato Nettuno e Urano, si sta ora avvicinando ad Anshar (Saturno) e ai suoi anelli esterni. Ad Anshar viene quindi un'idea: «Colui che è potente sarà il nostro vendicatore; colui che è abile in battaglia: Marduk, l'Eroe!». Giunto nei pressi degli anelli di Saturno («baciò le labbra di Anshar»), Marduk risponde:

«Se davvero, come vostro vendicatore,
dovrò sconfiggere Tiamat, salvare la vostra vita,
convocate un'assemblea per proclamare il mio Destino
supremo!».

Egli poneva dunque un'audace, ma semplice condizione: che Marduk stesso e il suo "destino" (la sua orbita attorno al Sole) fossero dichiarati supremi tra tutti gli dèi celesti. Fu allora che Gaga, il satellite di Anshar/Saturno - e il futuro Plutone - fu liberato dalla sua orbita:

Anshar aprì la sua bocca
e parlò a Gaga, il suo consigliere...
«Va', Gaga,
presentati davanti agli dèi,
e ciò che io ti dirò ripetilo a loro».

Passando vicino agli altri pianeti, Gaga li esortò a prendere una decisione su Marduk. La decisione, naturalmente, fu quella prevista: gli dèi erano fin troppo contenti che qualcuno si prendesse la briga di combattere al posto loro. «Marduk è re!» gridarono, e lo invitarono a non perdere altro tempo: «Va' e tronca una volta per tutte la vita di Tiamat!». A questo punto si alza il sipario sull'Atto IV, la battaglia celeste. Gli dèi avevano decretato il "destino" di Marduk: le loro forze gravitazionali combinate avevano determinato la traiettoria orbitale di Marduk in modo che questa poteva andare in una sola direzione: verso una "battaglia", una collisione con Tiamat. Come si addice a un guerriero, Marduk si armò di tutto punto. Riempì il suo corpo di una "fiamma ardente"; «costruì un arco... vi attaccò una freccia... sistemò davanti a lui il fulmine», quindi «fece una rete che doveva servire per avvolgervi Tiamat». Dietro questi nomi comuni e questi preparativi bellici non potevano esservi che dei fenomeni celesti: le scariche elettriche mentre i due pianeti si avvicinavano, l'attrazione gravitazionale (una "rete") di uno sull'altro. Ma le armi principali di Marduk erano i suoi satelliti, i quattro "venti" che Urano gli aveva dato quando gli era passato vicino: erano i Venti del Nord, del Sud, dell'Est e dell'Ovest. Passando poi vicino ai pianeti giganti, Saturno e Giove, e influenzato dalla loro fortissima spinta gravitazionale, Marduk "generò" altri tre satelliti: Vento del Male, Turbine di Vento e Vento Senza Pari. Usando i suoi satelliti come un "carro di tempesta", egli «lanciò all'attacco i venti che aveva generato, tutti e sette». Gli
avversari erano pronti alla battaglia. Il Signore andò in avanti, seguendo la sua strada; verso; la rabbiosa Tiamat si rivolse... Il Signore si avvicinò sempre più a Tiamat -per scrutare il piano di Kingu, il suo compagno.Ma più i due pianeti si avvicinavano, più l'orbita di Marduk diveniva irregolare: Mentre la guardava, il suo corso si sconvolgeva, non riusciva a mantenere la direzione, compiva gesti confusi. Anche i satelliti di Marduk cominciarono a deviare il loro corso: Quando gli dèi suoi aiutanti, quelli che marciavano al suo fianco, videro il valoroso Kingu, la loro vista si offuscò. Sembrava quasi che i due avversari fossero destinati a non combattere, visto che non riuscivano a incontrarsi. Ma il dado era tratto, e lo scontro doveva esserci. «Tiamat emise un ruggito»... «il Signore scatenò la tempesta, la sua arma potente». Più Marduk si avvicinava, più cresceva la furia di Tiamat; «le radici delle sue gambe si scossero» ed essa cominciò a gettare "incantesimi" contro Marduk - lo stesso genere di onde celesti che Ea aveva usato in precedenza contro Apsu e Mammu. Marduk, però, continuava ad avanzare verso di lei.

Tiamat e Marduk, il più saggio tra gli dèi,
avanzavano l'uno contro l'altro;
si preparavano a un duello,
si avvicinavano alla battaglia.

Il racconto passa ora a descrivere la battaglia celeste, in seguito alla quale furono creati Cielo e Terra.

Il Signore distese la sua rete per avvilupparla;
il Vento del Male, che gli stava dietro, le scatenò contro.
Quando Tiamat aprì la bocca per divorarlo -
egli le spinse contro il Vento del Male,
in modo che non potesse più chiudere le labbra.
I feroci Venti di tempesta quindi caricarono il suo ventre;
il suo corpo si gonfiò, la bocca si spalancò.
Egli scagliò una freccia che le dilaniò il ventre;
penetrò nelle sue viscere e le si conficcò nel grembo.
Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.

Ecco, dunque (figura 107), una teoria davvero originale per spiegare gli enigmi celesti ai quali ci troviamo di fronte. Un siste-ma solare instabile, formato dal Sole e da nove pianeti, fu invaso da un pianeta grande, simile a una cometa, proveniente dallo spazio aperto. Esso incontrò dapprima Nettuno; quando passò vicino a Urano, il gigantesco Saturno e Giove, la sua traiettoria venne fortemente deviata verso il centro del sistema solare ed esso generò sette satelliti. Era dunque avviato su una rotta di collisione con Tiamat, il prossimo pianeta che avrebbe incontrato.A. I venti di Marduk entrano in collisione con Tiamat e con la sua "schiera (comandata da Kingu)
I due pianeti, tuttavia, non si scontrarono, un fatto di enorme importanza dal punto di vista astronomico: furono i satelliti di Marduk a colpire Tiamat, non Marduk stesso. Essi «gonfiarono il corpo di Tiamat e aprirono in esso uno squarcio enorme»; poi Marduk scagliò una "freccia", un "fulmine divino", un'immensa scarica di elettricità che uscì come una scintilla dal corpo carico di energia di Marduk, il pianeta che era "pieno di splendore". Aprendosi la strada nelle viscere di Tiamat, la «freccia spense il soffio vitale» di Tiamat - ovvero neutralizzò le forze e i campi elettromagnetici di Tiamat e in tal modo li "spense". Il primo incontro (o, meglio, scontro) tra Marduk e Tiamat  aveva dunque lasciato il corpo di lei profondamente squarciato e senza vita; ma la sua sorte finale sarebbe stata determinata da altri futuri scontri fra i due. Kingu, capo dei satelliti di Tiamat, sarebbe stato in seguito affrontato anch'egli separatamente. Quello che invece fu deciso subito fu il destino degli altri dieci satelliti più piccoli di Tiamat.

Una volta uccisa Tiamat, la guida,
la sua banda fu dispersa, distrutta la sua schiera.
Gli dèi, i suoi aiutanti che marciavano al suo fianco,
tremanti di paura,
batterono in ritirata per salvarsi
e mantenersi in vita.

Siamo in grado di identificare questa schiera "dispersa... distrutta" che tremava e "batteva in ritirata" - invertiva, cioè, la propria direzione? Il fenomeno ha senza dubbio a che fare con un altro dei
grandi enigmi del nostro sistema solare: quello delle comete. Si tratta di piccoli globi di materia, considerati spesso "membri ribelli" del sistema solare, poiché non sembrano rispettare alcuna delle regole seguite dagli altri corpi celesti. Le orbite dei pianeti attorno al Sole sono (con la sola eccezione di Plutone) pressoché circolari; quelle delle comete sono invece allungate, anche molto, in certi casi, tanto che alcune spariscono dalla nostra vista per centinaia di migliaia di anni. I pianeti (sempre con l'eccezione di Plutone) ruotano attorno al Sole più o meno sullo stesso piano; le comete ruotano invece su piani diversi. Ma soprattutto, mentre tutti gli altri pianeti conosciuti si muovono attorno al Sole in senso antiorario, molte comete seguono la direzione contraria. Gli astronomi non sanno spiegare quale forza, quale evento abbia creato le comete e le abbia gettate nella loro strana orbita.Noi, però, una risposta ce l'abbiamo: Marduk. Procedendo in senso orario, su un proprio piano orbitale, egli disperse, distrusse la schiera di Tiamat trasformandola in comete più piccole, che vennero influenzate dalla sua spinta gravitazionale, la cosiddetta "rete":

Gettati nella rete, essi si ritrovarono prigionieri...
Tutta la banda di demoni che prima marciavano al suo fianco egli la gettò in ceppi, legò loro le mani...
Così strettamente avvinti, essi non potevano scappare.

Terminata la battaglia, Marduk sottrasse a Kingu la Tavola dei Destini (l'orbita indipendente di Kingu) e se la attaccò al petto: in tal modo la sua traiettoria si trasformò in un'orbita solare permanente. Da quel momento, Marduk fu dunque costretto a tornare costantemente sulla scena della battaglia celeste. Dopo aver "sconfitto" Tiamat, Marduk proseguì la sua strada nei cieli, nello spazio aperto, attorno al Sole e poi di nuovo vicino ai pianeti più esterni: Ea/Nettuno, «il cui desiderio aveva esaudito», Anshar/Saturno, «di cui aveva sanzionato il trionfo». Poi la sua nuova traiettoria orbitale lo riportò nei luoghi del suo trionfo, «per rafforzare la stretta sugli dèi sconfitti», Tiamat e Kingu. A questo punto si alza il sipario sull'Atto V, ed è qui - e solo qui, anche se nessuno finora se ne era accorto - che il racconto biblico della Genesi si aggancia alla mesopotamica Epica della Creazione; perché è solo a questo punto che comincia davvero la storia della creazione di Cielo e Terra. Completando la sua prima orbita attorno al Sole, Marduk «tornò quindi da Tiamat, "che già aveva sottomesso"».

Il Signore si fermò a vedere il suo corpo senza vita.
Ingegnosamente concepì un piano per dividere il mostro.
Quindi la aprì in due parti, come si fa con un mitilo.

Questa volta, dunque, è lo stesso Marduk a colpire il pianeta sconfitto, dividendo in due Tiamat e recidendole il "cranio", cioè la parte superiore. Poi un altro dei satelliti di Marduk, quello chiamato Vento del Nord, andò a scontrarsi contro la metà separata e la violenza del colpo portò questa parte - destinata a diventare la Terra - in un'orbita dove nessun pianeta era mai stato prima:

Il Signore calpestò la parte posteriore di Tiamat;
con la sua arma le tagliò di netto il cranio;
recise i canali del suo sangue;
e spinse il Vento del Nord a portare la parte ormai staccata
verso luoghi che nessuno ancora conosceva.

Si era dunque compiuta la creazione della Terra! La parte inferiore del corpo di Tiamat ebbe un altro destino: durante il secondo giro orbitale, fu Marduk stesso a colpirla e a ridurla in pezzi (figura 108):

L'altra metà di lei egli innalzò come un paravento nei cieli:
schiacciatala, piegò la sua coda fino a formare la Grande
Fascia, simile a un bracciale posto a guardia dei cieli.

B. Tiamat è stata divisa in due: la metà dispersa ha formato i Cieli (la Fascia degli asteroidi); l'altra metà, la Terra, è spinta su una nuova orbita dal satellite di Marduk "Vento del Nord". Il principale satellite di Tiamat, Kingu, diventa la Luna, satellite della Terra; gli altri satelliti di Tiamat si trasformano in comete.
I pezzi di questa seconda metà vennero dunque schiacciati per formare una sorta di "bracciale" nei cieli, con una funzione separatoria ("paravento") tra i pianeti più interni e quelli più esterni. Essi si disposero a formare la Grande Fascia: era stata dunque creata la fascia degli asteroidi. Gli studiosi di astronomia e di fisica riconoscono l'esistenza di grandi differenze tra i pianeti interni, o "terrestri" (Mercurio, Venere, Terra con la sua Luna, Marte) e quelli più esterni (Giove e gli altri ancora più lontani), due gruppi separati dalla fascia degli asteroidi. Ecco che ora, nell'epica sumerica, ritroviamo antiche tracce di questo fenomeno. Ci viene inoltre offerta, per la prima volta, una coerente spiegazione cosmogonico-scientifica degli eventi celesti che portarono alla scomparsa del "pianeta mancante" e alla conseguente creazione della fascia degli asteroidi (più le comete) e della Terra. Dopo che Tiamat era stata divisa in due parti da alcuni satelliti di Marduk e dalle sue scariche elettriche, un altro satellite scagliò la sua parte superiore in una nuova orbita: era stata così creata la Terra. Poi Marduk, nella sua seconda orbita, ridusse in pezzi la parte inferiore del corpo di Tiamat e distribuì i frammenti in una grande fascia celeste. L'Epica della Creazione, dunque, così come l'abbiamo interpretata, fornisce una risposta a tutte le domande che ci siamo posti fin qui. Non solo: essa spiega anche come mai sulla Terra i continenti siano tutti concentrati da una parte, mentre l'altra parte è occupata da un'immensa cavità (l'Oceano Pacifico). Numerosi erano infatti, nel racconto, i riferimenti alle "acque" di Tiamat, che era addirittura chiamata il Mostro d'Acqua: è naturale, quindi, che la Terra, come parte di Tiamat, sia tanto ricca d'acqua. Alcuni studiosi moderni, anzi, la definiscono "Pianeta Oceano", poiché è l'unico pianeta conosciuto del sistema solare a possedere una tale quantità di acqua, con tutto ciò che questo significa per lo sviluppo della vita. Se oggi tali teorie cosmologiche possono sembrare nuove, ai tempi dell'Antico Testamento erano invece date per scontate. Il profeta Isaia ricordava "i giorni primordiali", quando la potenza del Signore «colpì e divise in due il Superbo, fece roteare il mostro d'acqua, prosciugò le acque di Tehom-Raba». Chiamando il Signore Yahweh "mio re primordiale", il salmista riassunse in pochi versi la cosmogonia dell'Epica della Creazione. «Con la tua potenza, hai disperso le acque; il capo dei mostri acquatici distruggesti». Giobbe ricordò come il Signore celeste aveva colpito anche "gli aiutanti del Superbo"; e con impressionante precisione astronomica esaltò il Signore che:

Il baldacchino schiacciato estese nel luogo di Tehom,
la Terra sospese nel vuoto...
I suoi poteri arrestarono le acque,
la sua energia aprì in due il Superbo;
il suo Vento distribuì il Bracciale schiacciato;
la sua mano spense il drago guizzante.

Gli esegeti biblici oggi riconoscono che l'ebraico Tehom ("profondità dell'acqua") deriva da Tiamat; che Tehom-Raba significa "grande Tiamat", e che l'interpretazione biblica degli eventi primordiali si basa sull'epica cosmologica sumerica. Dovrebbe anche essere chiaro, ormai, che il primo e il più importante dei parallelismi tra la Bibbia e l'epica sumerica è rappresentato dai primi versi del Libro della Genesi, dove si dice che il Vento del Signore spirava sulle acque di Tehom, che il fulmine del Signore (Marduk nella versione babilonese) illuminò l'oscurità dello spazio mentre colpiva e spaccava Tiamat, creando la Terra e il Rakia (letteralmente, "il bracciale martellato"). Questa fascia celeste (finora tradotta con "firmamento") è chiamata "il Cielo". Il Libro della Genesi (1, 8) dichiara esplicitamente che è proprio questo "bracciale martellato" che il Signore aveva chiamato "cielo" (shamaim). Anche il testo accadico chiama questa zona celeste "il bracciale martellato" (rakkis) e racconta come Marduk abbia teso e allungato la parte inferiore del corpo di Tiamat fino a unirne le due estremità a formare un cerchio. Le fonti sumeriche non lasciano dubbi che questo "cielo" specifico, distinto dal concetto generale di "cielo spaziale", non era altro che la fascia degli asteroidi. La nostra Terra e la fascia degli asteroidi costituiscono dunque il "Cielo e Terra" tanto dei testi mesopotamici quanto della Bibbia, creati quando Tiamat fu smembrata dal Signore celeste. Dopo che il Vento del Nord ebbe spinto la Terra nella sua nuova posizione celeste, il nostro pianeta ricevette un'orbita propria attorno al Sole (dando origine alle nostre stagioni) e un proprio movimento di rotazione assiale (che originò il succedersi perpetuo del giorno e della notte). Secondo i testi mesopotamici uno dei compiti di Marduk dopo la creazione della Terra fu appunto quello di «assegnare [alla Terra] i giorni del Sole e stabilire i confini del giorno e della notte». Identico è il concetto che ritroviamo nella Bibbia:

E Dio disse:
«Che vi sia Luce nel Cielo schiacciato,
per dividere il Giorno dalla Notte;
e che siano segni celesti
per le Stagioni e per i Giorni e per gli Anni».

Gli studiosi moderni ritengono che, al momento della sua differenziazione come pianeta autonomo, la Terra fosse una specie di palla ardente piena di vulcani in eruzione, che riempivano i cieli di vapore e nubi. Quando la temperatura cominciò a scendere, i vapori si trasformarono in acqua e la superficie terrestre si suddivise in oceani e terraferma. La quinta tavoletta di Enuma Elish, benché notevolmente danneggiata, dà esattamente le stesse informazioni scientifiche. Descrivendo la lava eruttante come lo "sputo" di Tiamat, l'Epica della Creazione colloca giustamente tale fenomeno prima della formazione dell'atmosfera, degli oceani terrestri,dei continenti. Quando «le acque delle nubi si furono radunate», cominciarono a formarsi gli oceani e furono poste "le fondamenta" della Terra - cioè i continenti. Con il "farsi del freddo" - il raffreddamento - comparvero pioggia e nebbia. Continuava, nel frattempo, "lo sputo" e la lava «si disponeva a strati», formando così la topografia della Terra. Ancora una volta, il racconto biblico corrisponde perfettamente:

E Dio disse:
«Che le acque sotto i cieli si raccolgano insieme,
in un unico luogo, e che appaia la terraferma».
E così fu.

Con i suoi oceani e continenti e con un'atmosfera, la Terra era ora pronta per la formazione di montagne, fiumi, sorgenti, vallate. Attribuendo tutta la Creazione al Signore Marduk, Enuma Elish così continuava il racconto:

Dopo aver messo nella giusta posizione la testa di Tiamat [la
Terra]
egli vi innalzò le montagne.
Aprì le sorgenti per farvi nascere i fiumi.
Dagli occhi di Tiamat fece nascere il Tigri e l'Eufrate.
Dai suoi capezzoli formò alte montagne,
perforò le sorgenti per costruire pozzi,
affinché si potesse portar via l'acqua.

In perfetto accordo con le scoperte moderne, sia il Libro della Genesi sia l'Enuma Elish e altri testi mesopotamici collocano nell'acqua l'inizio della vita sulla Terra; seguirono poi «le creature viventi che sciamano» e «gli uccelli che volano». Solo dopo apparvero sulla Terra le altre «creature viventi ciascuna secondo la sua specie: il bestiame e gli esseri che strisciano e le belve», finché, alla fine, apparve l'Uomo - l'atto finale della Creazione. Come parte del nuovo ordine celeste sulla Terra, Marduk «fece apparire la divina Luna... le affidò il compito di segnare la notte, di definire i giorni ogni mese». Chi era questa divinità celeste? Il testo la chiama SHESH.KI ("dio celeste che protegge la Terra"), un nome che non è mai comparso prima. Eppure eccolo lì, «entro la celeste pressione [campo gravitazionale] di lei». E chi indica questo "lei": Tiamat o la Terra? Il ruolo e i riferimenti a Tiamat e alla Terra sembrano essere interscambiabili: la Terra è Tiamat reincarnata. La Luna è chiamata "protettore" della Terra, lo stesso titolo con cui Tiamat chiamava Kingu, il suo principale satellite. L'Epica della Creazione esclude intenzionalmente Kingu dalla "schiera" di Tiamat, quella che fu dispersa e gettata in moto inverso attorno al Sole, come un insieme di comete. Il destino di Kingu fu deciso solo quando Marduk, completata la prima orbita, tornò sulla scena della battaglia:

E Kingu, che era diventato il capo tra loro,
lo fece rimpicciolire;
Come il dio DUG.GA. E lo trattò.
Gli tolse la Tavola del Destino
che a torto stava nelle sue mani.

Marduk, dunque, non distrusse Kingu; si limitò a punirlo togliendogli la sua orbita indipendente, che Tiamat gli aveva concesso quando era cresciuto in dimensioni. Ridotto a una taglia più piccola, Kingu restava un "dio" - un membro planetario del nostro sistema solare, ma senza un'orbita propria non poteva che tornare a essere un satellite. Ciò che avvenne, secondo noi, è che quando la parte superiore di Tiamat fu lanciata in una nuova orbita, dando origine al nuovo pianeta Terra, si trascinò dietro Kingu: la nostra Luna, quindi, non sarebbe altro che Kingu, l'antico satellite di Tiamat. Trasformato in un duggae celeste, Kingu era stato privato dei suoi elementi "vitali" - atmosfera, acque, materia radioattiva; si rimpicciolì e divenne "una massa di argilla senza vita". Tutto ciò sembra proprio corrispondere alla storia della nostra Luna, come è stata ricostruita sulla base delle recenti scoperte: il destino di un satellite che cominciò la sua vita come KIN.GU ("grande emissario") e finì come DUG.GA.E ("ciotola di piombo"). L.W. King (The Seven Tablets of Creation, «Le sette tavole della creazione») riferì l'esistenza di tre frammenti di una tavola astronomico-mitologica che conteneva un'altra versione della battaglia con Tiamat. «Kingu, lo sposo di lei,» - si affermava nella tavoletta - «con un'arma non di guerra egli separò... e gli tolse le Tavole del Destino prendendole nella sua mano». Un ulteriore tentativo, compiuto nel 1923 da B. Landesberger (in Archiv fur Keilschriftforschung), di tradurre e interpretare tutto il testo, dimostrò che i nomi Kingu/Ensu/Luna erano assolutamente interscambiabili. Questi testi non solo confermano la nostra conclusione che il principale satellite di Tiamat divenne la nostra Luna, ma spiegano anche le scoperte della NASA circa la violenta collisione che si sarebbe prodotta «quando corpi celesti delle dimensioni di grandi città andarono a cozzare contro la Luna». Sia le relazioni della NASA sia il testo scoperto da L.W. King descrivono la Luna come «il pianeta che fu devastato». Sono stati rinvenuti dei sigilli cilindrici che raffigurano la battaglia celeste, con Marduk che combatte contro una feroce divinità femminile. In una di queste raffigurazioni Marduk scaglia fulmini contro Tiamat, mentre Kingu, chiaramente identificato con la Luna, cerca di proteggere Tiamat, la sua creatrice (figura 109). Vi è anche un indizio di carattere etimologico che depone a favore di un'identificazione tra la Luna e Kingu: il nome del dio SIN, in epoca posteriore associato alla Luna, deriva infatti da SU.EN ("signore della terra devastata"). Dopo aver sistemato Tiamat e Kingu, Marduk di nuovo «attraversò i cieli e contemplò la regione». Questa volta puntò l'attenzione sulla "dimora di Nudimmud" (Nettuno) e sulla necessità di fissare un "destino" finale per Gaga, l'ex satellite di Anshar/Saturno che era stato mandato come "emissario" agli altri pianeti. Il racconto ci dice poi che uno degli atti finali di Marduk nei cieli fu quello di assegnare questo dio celeste "a un luogo nascosto", un'orbita finora sconosciuta rivolta verso "il profondo" (lo spazio aperto) e di affidargli il compito di "consigliere degli Abissi d'acqua". In linea con la sua nuova posizione, il pianeta ricevette il nuovo nome di US.MI ("uno che mostra la via"), e divenne il pianeta più esterno, il nostro Plutone.
L'Epica della Creazione afferma anche che Marduk a un certo punto avrebbe gridato: «Modificherò abilmente le vie degli dèi celesti... in due gruppi li dividerò». E in effetti così fece. Eliminò dai cieli la prima compagna del Sole nell'opera di creazione, Tiamat. Diede origine alla Terra, immettendola in una nuova orbita più vicina al Sole. Formò una sorta di "bracciale" nei cieli, cioè la fascia di asteroidi che separava il gruppo dei pianeti interni da quelli più esterni. Trasformò in comete la maggior parte dei satelliti di Tiamat; il principale tra questi satelliti, Kingu, lo mise in orbita attorno alla Terra trasformandolo nella nostra Luna. E infine spinse un satellite di Saturno, Gaga, a diventare il pianeta Plutone, attribuendogli alcune delle caratteristiche orbitali che appartenevano a Marduk stesso (per esempio un diverso piano orbitale). Che dire, a questo punto? Sembra proprio che tutti i grandi enigmi del nostro sistema solare - le cavità oceaniche sulla Terra, la devastazione sulla Luna, le orbite inverse delle comete, i misteriosi fenomeni di Plutone - abbiano trovato una risposta in questo racconto mesopotamico sulla creazione, così come siamo andati interpretandolo. Dopo aver così "costruito le stazioni" per i pianeti, Marduk tenne per sé la "Stazione Nibiru" e "attraversò i cieli e contemplò" il nuovo sistema solare. Esso era ora composto da dodici corpi celesti, ciascuno dei quali corrispondeva a uno dei dodici Grandi Dèi (figura 110).

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