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domenica 16 agosto 2015

L'EPOPEA DI GILGAMESH (TAVOLA 6)

La dea Ishtar si innamora di Gilgamesh (1-21)

Egli lavò la sua sporcizia, fece brillare le sue armi,
ributtò i suoi capelli sulla schiena;
gettò via i suoi sporchi vestiti e ne indossò di puliti,
egli si rivestì dei paludamenti regali e li legò alla cintura.
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Gilgamesh si pose sul capo la sua corona.
Allora Ishtar, la principessa, volse gli occhi sulla bellezza
di Gilgamesh: "Orsù Gilgamesh, sii il mio amante!
Donami come regalo la tua virilità!
Sii il mio sposo ed io sarò la tua sposa.
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Ti farò preparare un carro di lapislazzuli e dai finimenti d'oro,
con ruote d'oro e corna di diamanti.
Tu vi farai alloggiare i demoni Umu come fossero grandi muli!
Entra nella nostra casa attraverso la fragranza del cedro. Quando tu entrerai nella nostra casa,
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la soglia splendidamente dorata bacerà i tuoi piedi!
Re, nobili, principi si inchineranno davanti a te.
Le genti della montagna ed il Paese ti saranno tributari;
le tue pecore figlieranno trigemini, le tue capre gemelli,
i tuoi puledri a pieno carico supereranno il mulo.
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I tuoi cavalli al carro correranno veloci,
i tuoi buoi sotto il giogo saranno insuperabili".
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Il rifiuto oltraggioso di Gilgamesh (22-79)

Gilgamesh aprì la sua bocca e disse,
così parlò alla principessa Ishtar: "Che cosa ti potrei dare in cambio dopo averti posseduta?
Anche se io ti dessi olio per il corpo e vestiti,
anche se ti dessi cibo e bevande,
anche se ti procurassi cibo adatto agli dei,
anche se ti procurassi bevande adatte ai re,
anche se [ ]
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anche se ammassassi [ ]
[ ] un vestito, cosa mi succederebbe dopo averti posseduta?
Tu saresti come un forno che non fa sciogliere il ghiaccio,
una porta sgangherata che non trattiene i venti e la pioggia;
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un palazzo che schiaccia i propri guerrieri,
un elefante che strappa la sua bardatura,
pece che brucia l'uomo che la porta,
un otre che inzuppa l'uomo che lo porta,
calcare che fa crollare il muro di pietra,
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un ariete che distrugge le postazioni nemiche,
una scarpa che morde il piede del suo portatore. A quale dei tuoi amanti sei rimasta per sempre fedele?
Quale dei tuoi superbi fidanzati è salito al cielo?
Vieni! Ti ricorderò uno per uno i tuoi amanti,
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quelli che tu hai ardentemente posseduto! Dumuzi, l'amore della tua giovinezza:
a lui hai decretato il pianto anno dopo anno.
Tu hai amato il variopinto uccello Alallu:
l'hai colpito e gli hai rotto le ali;
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egli si nasconde nei boschi gridando: "La mia ala!". Tu hai amato il leone dalla forza perfetta:
per lui hai scavato fosse, sette e sette volte;
tu hai amato il cavallo che esalta la battaglia,
lo hai condannato alla briglia, al pungolo e alla frusta,
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a correre per sette ore doppie lo hai condannato,
a bere acqua putrida lo hai condannato,
di piangere sua madre Silili, gli hai assegnato come destino. Poi hai amato il pastore, il guardiano,
che costantemente per te sollevava (focacce cotte nella) brace;
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ogni giorno egli per te sacrificava caprette,
ciò nonostante lo hai percosso e lo hai cambiato in lupo:
gli stessi suoi aiutanti ora lo cacciano via
e i suoi cani gli mordono i polpacci. Tu hai amato anche Ishullanu, il giardiniere di tuo padre,
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che costantemente ti portava cesti pieni di datteri,
ogni giorno egli faceva splendere la tua tavola:
tu hai alzato gli occhi verso di lui, ti sei avvicinata a lui,
(dicendo): "Oh mio Ishullanu fammi godere della tua virilità,
stendi la tua mano, portala alla mia vulva!".
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Ishullanu così ti rispose: "Ma che cosa vuoi da me?
non ha forse cucinato mia madre? Non ho forse mangiato?
Ciò che io mangerò dovrebbe essere il cibo puzzolente e putrido?
dovrebbe essere il giunco il mantello contro il freddo?"
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Tu hai ascoltato quanto egli ti diceva,
lo hai bastonato e lo hai mutato in una talpa,
e lo hai lasciato vivere in mezzo alle difficoltà.
L'asta non sale più, il secchio non scende più! E per quanto mi concerne, si! Tu mi amerai, ma poi
mi riserverai lo stesso trattamento".
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L'ira furibonda della dea (80-114)

Quando Ishtar udì queste parole,
Ishtar divenne furiosa e salì al cielo.
Ishtar salì su e al cospetto di suo padre An cominciò a piangere,
le sue lacrime scorrevano al cospetto di sua madre Antu: "Padre mio, Gilgamesh mi ha umiliata più e più volte!
80
Gilgamesh ha pronunziato ingiurie contro di me,
ingiurie e offese contro di me!". An aprì la sua bocca e disse,
così parlò alla principessa Ishtar:
"Che! Non sei stata forse proprio tu a provocare il re Gilgamesh,
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sicché Gilgamesh ha rivolto ingiurie contro di te,
ingiurie e offese contro di te!". Ishtar aprì la sua bocca e disse,
così parlò a suo padre An:
"Padre mio, dammi per favore il Toro Celeste;
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voglio uccidere Gilgamesh nella sua casa.
Se tu non mi darai il Toro Celeste,
allora io divellerò le porte degli Inferi,
volgerò [ ] agli Inferi,
farò risuscitare i morti in modo che essi mangino i vivi;
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allora i morti saranno più numerosi dei vivi!". An aprì la sua bocca e disse,
così parlò alla principessa Ishtar:
"Se io ti darò il Toro Celeste che tu mi hai richiesto,
vi saranno sette anni di carestia nel paese di Uruk.
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Tu dovrai raccogliere paglia per gli uomini,
io farò crescere erba per il bestiame! Ishtar aprì la sua bocca e disse,
così parlò a suo padre An:
"Padre mio, io ho raccolto paglia per gli uomini,
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ho procurato erba per il bestiame.
Affinché nei sette anni di carestia siano saziati,
io ho raccolto paglia per gli uomini,
ho fatto crescere erba per il bestiame
[ ] del Toro Celeste per lui".
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Il Toro Celeste (115-152) [Commento]

An ascoltò le parole di Ishtar sua figlia,
ed affidò alle sue mani le redini del Toro Celeste,
Ishtar lo prese in mano e lo guidò sulla terra.
Quando il Toro Celeste arrivò nel paese di Uruk,
cominciò a calpestare l'erba e il canneto;
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esso si recò al fiume Eufrate: sette volte
esso si immerse nel fiume: al primo sbuffo del Toro Celeste una fossa si aprì,
e cento giovani uomini di Uruk caddero in essa.
Al suo secondo sbuffo un'altra fossa si aprì,
e duecento altri giovani di Uruk caddero in essa.
120
Al suo terzo sbuffo una fossa si aprì,
ed Enkidu cadde in essa. Ma Enkidu ne uscì fuori. Enkidu affrontò il Toro Celeste e lo afferrò per le corna.
Il Toro Celeste gli sputò in faccia la sua bava,
con la sua spessa coda gli spruzzò i suoi escrementi.
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Enkidu aprì la sua bocca e disse,
così parlò a Gilgamesh: "Amico mio, noi siamo stati troppo arroganti
uccidendo Khubaba!
Come possiamo riparare la nostra colpa?
Amico mio, io ho visto il Toro Celeste
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e la mia forza è stata eguagliata!
Io voglio abbatterlo
io [ ]
io voglio afferrare il Toro Celeste per la coda,
voglio riempire la terra con il suo sangue,
135
in [ ]
tra i tendini della nuca e le corna
immergi la tua spada!". Enkidu affrontò il Toro Celeste,
e lo prese per la sua spessa coda;
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Enkidu lo tenne fermo con le sue due mani,
e Gilgamesh come un eroico macellaio
colpì il Toro Celeste con mano ferma e sicura;
egli immerse la tua spada tra le corna e i tendini della nuca. Quando essi ebbero abbattuto il Toro Celeste, essi estrassero
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il suo cuore,
e lo deposero davanti a Shamash. Essi indietreggiarono pieni di timore, inginocchiandosi
davanti a Shamash;
quindi i due amici si sedettero.

Trionfo di Gilgamesh e disperazione di Ishtar (153-182)

Ishtar salì sulle mura di Uruk, l'ovile.
Essa si piegò su se stessa ed esplose in maledizioni:
"Gilgamesh, proprio colui che mi ha umiliata, ha ucciso
il Toro Celeste!". Enkidu udì queste parole di Ishtar,
ed allora strappò una spalla del Toro Celeste e gliela
gettò in faccia, dicendo:
"Se io ti potessi raggiungere,
farei lo stesso anche a te,
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e appenderei i tuoi intestini alle tue braccia!". Ishtar raccolse attorno a se le cortigiane,
le prostitute e le ierodule.
Essa intonò un canto funebre per la spalla del Toro Celeste.
Gilgamesh dal canto suo raccolse gli artigiani, tutti gli armaioli,
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e gli artigiani ammirarono lo spessore delle corna del Toro;
di trenta mine di lapislazzuli esse erano fatte,
di due dita era il loro spessore,
esse avevano una capienza di sette gur di olio.
Egli le donò per ungersi al suo dio Lugalbanda.
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Egli prese quindi, e le appese al letto del capo-famiglia.
Nell'Eufrate quindi essi si lavarono le mani,
e tenendosi per mano, vennero
cavalcando per la strada di Uruk.
Il popolo di Uruk raccolto li guardava ammirato.
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Gilgamesh allora alle ancelle del suo palazzo
rivolse la parola: "Chi è il più splendido tra i giovani uomini?
Chi è il più possente tra i maschi?".
"Gilgamesh è il più splendido tra i giovani uomini!
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Gilgamesh è il più possente tra i maschi!".
Colei contro la quale la spalla del Toro Celeste,
nella nostra rabbia abbiamo gettato,
Ishtar non troverà per la strada nessuno che abbia
un cuore benevolo per lei. Gilgamesh fece quindi una festa nel suo palazzo.
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Turbamento di Enkidu (183-189)

Essi giacciono, i giovani uomini giacciono nel letto
per la notte,
anche Enkidu giace e ha un sogno.
Enkidu svegliatosi racconta il sogno,
lo riferisce al suo amico: "Amico mio, perché i grandi dei erano a consulto?".
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