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giovedì 2 luglio 2015

IL RITORNO DI ANU SULLA TERRA - LE PRIME CITTA' ANUNNAKI - LA DIVISIONE DELLA LINGUA UNIVERSALE

-Ancora una volta Anu decise di scendere sulla Terra; con Antu, sua sposa, desiderava visitarla.
In attesa del suo arrivo, gli Anunnaki iniziarono a ricostruire le dimore nell’Eden.
Dalle regioni montuose, dove vivevano i discendenti di Shem, la gente dalla testa nera migrò alle Terre Antiche.Gli Anunnaki li lasciarono insediare sul suolo appena prosciugato, perché procurassero cibo per tutti.
Laddove prima del Diluvio sorgeva Eridu, prima città di Enki, sopra un immenso mucchio di fango e limo venne scelto il luogo per ricostruire una nuova Eridu.
Nel suo centro, su di una piattaforma rialzata, venne creata una dimora per Enki e Ninki.
Casa del Signore il Cui Ritorno è Trionfante fu chiamata.
Con oro e argento e con altri metalli preziosi, procurati dai figli di Enki, la dimora fu adornata.
Sopra, in un cerchio che puntava verso l’alto dei cieli, vennero segnate le dodici costellazioni con i loro segni.
Sotto, come nell’Abzu, scorrevano acque brulicanti di pesci.
In un santuario, in un luogo inaccessibile a chi non è invitato, Enki conservò le formule del ME.
Per Enlil e Ninlil, su fango e limo, venne edificata una nuova Nibru– ki.
Fra le abitazioni della sua gente e fra ovili e stalle, un luogo sacro fu protetto con mura.
Lì venne costruita una dimora per Enlil e per Ninlil, su sette piani venne eretta. Una scalinata, che saliva fino al cielo, conduceva alla piattaforma posta sulla sua cima. Enlil vi conservò le Tavole dei Destini, con le sue armi erano protette: l’Occhio Sollevato che scruta le terre, il Raggio Sollevato che scruta il cuore di tutte le terre. Nel cortile, in un luogo eretto apposta per lui, era custodito il veloce Uccello Divino di Enlil. Mentre si avvicinava il momento dell’arrivo di Anu e Antu, venne scelto un nuovo luogo per il loro soggiorno
nell’Eden, non doveva essere né quello di Enlil, né quello di Enki. Venne chiamato Unug–ki, il Luogo Ricco di Delizia.
Vi furono piantati alberi frondosi che danno ombra. Nel suo centro venne eretta una struttura bianca immacolata, la Casa di Anu. L’esterno si elevava in sette piani; il suo interno era come un appartamento di re. Quando il Carro Celeste di Anu giunse sulla Terra, le navi celesti degli Anunnaki si levarono in volo per incontrarlo. Per un sicuro atterraggio, al Luogo dei Carri, a Tilmun lo guidarono. Utu, il comandante del Luogo, ai suoi bisnonni dette il benvenuto sul Pianeta Terra. I tre figli di Anu, Enlil, Enki e Ninharsag li attendevano per salutarli. Si abbracciarono e si baciarono, risero e piansero.
Tanto lunga, tanto lunga era stata la separazione! Così continuavano a ripetersi.
Si osservavano per vedere quanto erano invecchiati: pur se i genitori avevano vissuto un numero maggiore di Shar, sembravano ben più giovani dei propri figli! I due figli erano vecchi e barbuti; Ninharsag, un tempo una vera bellezza, era ora curva e rugosa.
Gli occhi dei cinque erano colmi di lacrime; lacrime di gioia mescolate a lacrime di dolore.
Gli ospiti e i loro anfitrioni vennero condotti all’Eden a bordo di navi celesti.
Le navi celesti atterrarono in un luogo appositamente preparato nei pressi di Unug–ki.
Tutti gli Anunnaki, rimasti sulla Terra, erano sull’attenti, come guardie d’onore.
Evviva! Benvenuti! Evviva! Benvenuti! Così all’unisono urlarono ad Anu e Antu.
Poi, in processione, cantando e suonando musica, gli Anunnaki accompagnarono gli ospiti alla Casa di Anu.
Nella Casa di Anu, Anu si lavò e si riposò, poi venne profumato e vestito.
Antu fu scortata da donne Anunnaki fino alla Casa del Letto d’Oro.
Lì anch’ella si lavò e si riposò, poi venne profumata e vestita.
Nel cortile aperto, mentre la brezza serale muoveva le foglie degli alberi, Anu e Antu vennero fatti sedere sui troni, Enlil, Enki e Ninharsag erano al loro fianco.
I servitori, Terresti completamente nudi, servirono vino e olio buono.
In un angolo del cortile, altri Terrestri, sul fuoco, arrostivano un toro e un montone, doni di Enlil ed Enki.
In onore di Anu e Antu venne preparato un grande banchetto; perché avesse inizio, si attendeva un segnale nei cieli.
Su istruzioni di Enlil, Zumul, esperto di stelle e pianeti, salì i gradini della casa di Antu, per annunciare il levarsi dei pianeti al crepuscolo.
Sul primo gradino, nei cieli a oriente, comparve Kishar, sul secondo fu la volta di Lahamu.
Sul terzo fu annunciato Mummu, Anshar sorse sul quarto gradino.
Lahmu venne avvistato sul quinto gradino, la Luna venne annunciata sul sesto gradino.
Poi, a un segnale di Zumul, intonarono l’inno “Il Pianeta di Anu che Sorge nei Cieli”.
Infatti, dal gradino superiore, il settimo, si mostrò Nibiru, circondato da un alone rosso.
Gli Anunnaki battevano le mani e danzavano al suono della musica, al suono della musica danzavano e cantavano.
Cantavano in onore di Colui Che Diviene Sempre più Splendente, cantavano in onore del pianeta celeste del Signore Anu.
A un segnale venne acceso il primo falò; l’uno dopo l’altro tutti i falò vennero accesi.
Prima che la notte volgesse al termine, tutta la terra dell’Eden era illuminata dai falò!
Dopo un pasto a base di carne di toro e di montone, di pesce e di selvaggina, annaffiato da vino e birra, Anu e Antu vennero condotti per la notte ai loro appartamenti; Anu e Antu ringraziarono tutti gli Anunnaki.
Per diversi giorni e notti della Terra Anu e Antu dormirono; il sesto giorno Anu convocò i suoi due figli e sua figlia.
Ascoltò i loro racconti di quanto era accaduto sulla Terra, della pace e della guerra egli fu messo al corrente.
Anu ascoltò di come i Terrestri, che dovevano essere sterminati secondo il giuramento di Enlil, si erano di nuovo moltiplicati.
Enlil gli rivelò della scoperta dell’oro nella terra al di là degli oceani, e del luogo dei carri che vi avevano costruito.
Fu allora che Enki narrò a suo padre del sogno e della tavoletta che gli aveva affidato Galzu.
A questa rivelazione Anu si mostrò perplesso:
Non ho mai inviato sulla Terra un emissario segreto con quel nome! Così disse Anu ai tre capi.
Perplessi erano Enki ed Enlil, confusi si guardarono.
Per merito di Galzu, si sono salvati Ziusudra e i semi della vita! Così disse Enki.
Per merito di Galzu siamo rimasti sulla Terra! Così riferì Enlil a suo padre.
Il giorno che farete ritorno su Nibiru morirete! Così ci ammonì Galzu.
Anu non poteva credere a quanto gli veniva narrato; il cambiamento dei cicli aveva invero causato danni, ma con gli elisir erano stati curati!
Di chi era allora Galzu l’emissario, se non il tuo? Così esclamarono all’unisono Enki ed Enlil.
Chi voleva che i Terrestri si salvassero? Chi voleva che restassimo sulla Terra?
Ninharsag lentamente annuì col capo:
Galzu è apparso per volere del Creatore di Tutte le Cose!
La creazione dei Terrestri era dunque destinata? Così io ora mi domando!
Per un po’ i quattro restarono in silenzio: ciascuno ripensava in cuor suo agli eventi trascorsi.
Mentre noi decretavamo i fati, la mano del Destino ha diretto ogni passo! Così parlò Anu.
La volontà del Creatore di Tutte le Cose è palese: sulla Terra e per i Terrestri siamo solo degli emissari.
La Terra appartiene ai Terrestri, la nostra missione era di preservarli e di farli evolvere!
Se dunque tale è la nostra missione qui, agiamo allora di conseguenza! Così disse Enki.
I Grandi Anunnaki, che decretano i fati, si scambiarono consigli a proposito delle terre.
I Grandi Anunnaki decisero di creare regioni civilizzate, ove trasmettere le loro conoscenze all’Umanità.
Di creare Città dell’Uomo, di creare nei sacri recinti dimore per gli Anunnaki.
Di instaurare sulla Terra un diritto sovrano come su Nibiru, di affidare corona e scettro a un uomo prescelto.
Di portare attraverso di lui la parola degli Anunnaki alla gente, per introdurre il lavoro e perfezionare le abilità.
Di creare il sacerdozio nei recinti sacri, per servire e venerare gli Anunnaki come signori supremi.
Di insegnare la conoscenza segreta, per portare la civiltà agli esseri umani.
Gli Anunnaki decisero di creare quattro regioni, tre per l’Umanità e una sacra.
La prima regione, nell’antico Eden, affinché vi regnassero Enlil e i suoi discendenti.
La seconda regione, nella Terra dei Due Canali, affinché vi regnassero Enki e i suoi discendenti.
La terza regione, ben separata dalle altre due, in un territorio lontano affinché fosse concessa a Inanna.
La quarta regione, sacra e riservata ai soli Anunnaki, sarebbe stata la penisola del Luogo dei Carri.
Questo è ora il racconto del viaggio di Anu alle terre al di là degli oceani, e di come nella Prima Regione vennero nuovamente costruite città per gli Anunnaki. 
Avendo preso la decisione sulle quattro regioni e sulle civiltà del Genere Umano, Anu chiese notizia di Marduk, suo nipote. Devo rivederlo!
Così Anu disse ai capi. Io stesso sono stato causa dell’ira di Marduk, per aver invitato Dumuzi e Ningishzidda a visitare Nibiru! Così Anu rifletteva; desiderava riprendere in esame la punizione inflitta a Marduk. Quando ti recherai alle terre al di là degli oceani, a Marduk sarà concesso di venirti a incontrare! La Regione ove Marduk si trova è in quella parte della Terra!
Così riferì Enlil ad Anu. Prima che la coppia regale si recasse nelle terre lontane, Anu e Antu visitarono l’Eden e le sue terre. Visitarono Eridu e Nibru–ki, videro dove erano progettate le città della prima regione.
A Eridu Enlil si lamentò di Enki:
Enki tiene segrete le formule dei ME! Anu, assiso sul trono d’onore, parole di elogio rivolse a Enki: Mio figlio ha costruito per sé una magnifica dimora, si eleva maestosa su di una piattaforma. Enki trasmetterà grandi conoscenze a coloro che vivono nelle vicinanze della Casa e che lì servono: ma che ora la conoscenza, tenuta segreta nei ME, sia condivisa con altri Anunnaki! Imbarazzato era Enki; ad Anu promise di condividere con tutti le formule divine. Nei giorni seguenti, viaggiando a bordo di navicelle spaziali, Anu e Antu ispezionarono le
altre regioni. Poi, il diciassettesimo giorno, la coppia reale fece ritorno a Unug–ki, per avere un’altra notte di riposo. Al mattino, quando i giovani Anunnaki si presentarono al cospetto di Anu e Antu per ricevere la benedizione, Anu della pronipote Inanna si invaghì, la attirò a sé, la abbracciò e la baciò. Ascoltate tutti le mie parole! Così annunciò all’assemblea: Dopo che lo avremo lasciato, questo luogo andrà in dote a Inanna. Che la nave celeste, a bordo della quale abbiamo ispezionato la Terra, sia il mio regalo a Inanna! Piena di gioia, Inanna iniziò a cantare e a danzare, le sue lodi di Anu come inni, nei tempi a venire, furono cantate. Poi, accomiatandosi dagli Anunnaki, Anu e Antu partirono alla volta delle terre al di là degli oceani. Enlil ed Enki, Ninurta e Ishkur, insieme a loro alla terra dell’oro si recarono. Per impressionare il re Anu, con la grande abbondanza di oro, Ninurta costruì una dimora per Anu e Antu. I suoi blocchi di pietra, squadrati alla perfezione, all’interno erano rivestiti di oro puro.
Una zona recintata d oro, adornata con fiori incisi nelle pietre di corniola, attendeva la coppia reale!
La dimora fu costruita sulle rive del grande lago di montagna.
Ai visitatori fu mostrato come venivano raccolte le pepite d oro.
Qui c’è oro a sufficienza per molti Shar! Così esclamò Anu compiaciuto.
Ninurta mostrò ad Anu e ad Antu, in un luogo lì vicino, un tumulo artificiale.
Ninurta spiegò loro che era stato adibito a luogo per fondere e raffinare i metalli.
Mostrò loro come dalle pietre si estraeva un nuovo metallo: Anak, fatto dagli Anunnaki, lo aveva chiamato.
Mostrò loro come, combinandolo con abbondante rame, aveva creato un metallo resistente.
Sul grande lago, dalle cui rive proveniva il metallo, Anu e Antu navigarono.
Anu lo chiamò il Lago di Anak; da allora in poi questo fu il suo nome.
Poi, dalle terre dal nord, le terre dove vengono cacciate le bestie dalle grandi corna, Marduk giunse al cospetto di Enki, suo padre, e di Antu, suo nonno; Nabu, suo figlio, era con lui.
Quando Enki chiese di Sarpanit, Marduk, affranto, raccontò loro della sua morte.
Ora Nabu è rimasto con me da solo! Così disse Marduk al padre e al nonno.
Anu strinse Marduk forte al petto: sei già stato punito a sufficienza! Così gli disse.
Con la mano destra posata sul capo di Marduk, Anu lo benedisse e lo perdonò.
Dal luogo dell’oro, in cima alle montagne, tutti coloro che si erano riuniti scesero verso la pianura.
Lì, Ninurta un nuovo luogo per i carri aveva approntato, che si estendeva fino all’orizzonte.
Il Carro Celeste di Anu e Antu era lì pronto, traboccava di oro fino all’orlo.
Quando giunse il momento della partenza, Anu rivolse ai propri figli parole di addio, colme di saggezza:
Qualunque sia il Destino della Terra e dei Terrestri, non opponetevi!
Se l’Uomo e non gli Anunnaki è destinato a ereditare la Terra, diamo allora una mano al Destino.
Trasmettete la conoscenza agli uomini, svelate loro, ma solo in parte, i segreti dei cieli e della Terra.
Insegnate loro le leggi della giustizia e della rettitudine, poi andatevene!
Queste istruzioni furono paternamente impartite da Anu ai suoi figli.
Ancora una volta si strinsero, si abbracciarono e si baciarono; dal nuovo luogo dei carri Anu e Antu partirono alla volta di Nibiru.
Marduk fu il primo a rompere il silenzio carico di tristezza; di collera traboccavano le sue parole:
Che cosa è questo nuovo Luogo dei Carri Celesti? Dagli altri esigeva una spiegazione.
Cosa è accaduto a mia insaputa, dopo il mio esilio?
Poi Enki raccontò a Marduk della decisione delle quattro regioni.
La furia di Marduk non conobbe allora limiti:
Perché Inanna, causa stessa della morte di Dumuzi, deve avere una regione tutta sua?
Le decisioni sono state prese, non possono essere modificate! Così disse Enlil a Marduk.
A bordo di diverse navicelle spaziali fecero ritorno all’Eden e alle sue terre vicine.
Intuendo che il rancore di Marduk sarebbe stato fonte di problemi, Enlil dette istruzione a Ishkur di restare indietro, per fare la guardia all’oro.
Per commemorare la visita di Anu, venne introdotto un nuovo sistema di calcolo del tempo.
Sulla Terra, per annotare gli avvenimenti, non più gli Shar di Nibiru, bensì gli anni della Terra sarebbero stati contati.
Nell’Era del Toro, dedicata a Enlil, ebbe inizio il conto degli anni della Terra.
Quando i capi fecero ritorno all’Eden, il luogo della Prima Regione civilizzata, gli Anunnaki insegnarono ai Terrestri come fare mattoni dal fango, così da costruire città.
Ma laddove un tempo erano fiorite soltanto le città degli Anunnaki, ora sorsero anche città dove avrebbero vissuto insieme ai Terrestri.
Lì e nelle nuove città vennero riservati luoghi sacri ai Grandi Anunnaki.
Lì vennero erette maestose dimore, furono chiamate Templi dagli Esseri Umani.
Lì gli Anunnaki vennero serviti e venerati come Signori Supremi.
Venivano onorati in base al numero del loro rango, e così all’Umanità veniva reso noto il loro diritto di successione.
Anu, il celeste, aveva il numero di rango di Sessanta, a Enlil venne dato il numero di rango di Cinquanta.
Enlil assegnò lo stesso rango a Ninurta, suo figlio maggiore.
Seguiva nella successione Enki, che aveva il numero di rango di Quaranta.
A Nannar, figlio di Enlil e Ninlil, venne assegnato il numero di rango di Trenta.
Il numero di rango di Venti venne invece assegnato a Utu, suo figlio e successore.
Il numero di rango di Dieci venne assegnato ai figli degli altri capi degli Anunnaki.
Ranghi di Cinque furono condivisi fra le femmine Anunnaki e le spose.
Quando, dopo che Eridu, Nibru–ki e le loro dimore tempio furono completate, a Lagash venne eretto Girsu, il sacro luogo di Ninurta; lì venne custodito il suo Divino Uccello Nero.
Eninnu, Casa dei Cinquanta, così venne chiamata la dimora tempio di Ninurta e di Bau, sua sposa.
Proteggevano Eninnu il Cacciatore Supremo e il Fabbro Supremo, armi donate da Anu.
Laddove prima del Diluvio sorgeva Sippar, in cima al suolo fangoso, Utu edificò una nuova Sippar.
A Ebabbar, la Casa Splendente, venne innalzata una dimora per Utu e Aya, sua sposa.
Da lì Utu promulgò leggi di giustizia destinate all’Umanità.
Laddove, a causa del fango, non si potevano rintracciare le vecchie fondamenta, nuovi siti vennero scelti.
Adab, un sito non distante da Shurubak, venne scelto quale nuovo centro per Ninharsag.
Casa del Soccorso e della Conoscenza della Guarigione, così venne chiamata la dimora tempio al suo interno.
I ME della creazione dei Terrestri, Ninharsag custodiva nel luogo sacro.
Per Nannar venne edificata una città con strade diritte, canali e moli: Urim era il suo nome.
Casa del Seme del Trono, così venne chiamata la sua dimora tempio, rifletteva i raggi della Luna sulla Terra.
Ishkur fece ritorno alle regioni montuose del nord, la sua dimora venne chiamata Casa delle Sette Tempeste.
Inanna risiedeva a Unug–ki, viveva nella dimora concessale da Anu.
Marduk e Nabu abitavano a Eridu, nell’Eden non avevano una dimora propria.
Questo è ora il racconto della prima Città degli Uomini e della sovranità sulla Terra, e di come Marduk progettò di costruire una torre e di come Inanna rubò i ME.
Nella Prima Regione, nelle terre dell’Eden e nelle città con i sacri recinti.
Le divinità Anunnaki insegnarono ai Terrestri le arti e i lavori manuali.
Non trascorse molto tempo che i campi furono irrigati, che le barche navigarono lungo canali e fiumi.
Gli ovili e i granai traboccavano, la terra era ricca e prospera.
La Prima Regione venne chiamata Ki–Engi, Terra dei Supremi Osservatori.
Poi venne deciso di consentire che il popolo dalla testa nera possedesse una città tutta sua.
Kish, la Città dello Scettro, così venne chiamata; a Kish ebbe inizio la sovranità dell’Uomo.
Lì, nel suolo consacrato, Anu ed Enlil collocarono l’Oggetto Celeste Luminoso.
Lì Ninurta nominò il primo re, il suo titolo regale fu Uomo Potente.
Al fine di creare un centro per l’Umanità Civilizzata, Ninurta si recò a Eridu.
Voleva ottenere da Enki le tavolette del ME che contengono le formule divine della sovranità.
Adeguatamente abbigliato, con rispetto, Ninurta entrò a Eridu, chiese le tavolette del ME della sovranità.
Enki, il signore che custodisce tutte i ME, cinquanta ME concesse a Ninurta.
A Kish il popolo dalla testa nera imparò a fare di calcolo con i numeri.
La divina Nisaba insegnò loro a scrivere, la divina Ninkashi insegnò loro a fare la birra.
A Kish, sotto la guida di Ninurta, proliferavano le fornaci e le fucine dei fabbri.
Fu a Kish che, per la prima volta, vennero fabbricati vagoni con le ruote, da legare dietro agli animali.
Leggi di giustizia e di comportamento retto furono promulgate a Kish.
Fu a Kish che la gente compose inni di lode in onore di Ninurta.
Cantavano dei suoi atti eroici e delle sue vittorie, cantavano del suo Divino Uccello Nero che incuteva timore.
Cantavano di come, nelle terre lontane aveva domato i bisonti, di come aveva scoperto il metallo bianco da mescolare al rame.
Era il tempo glorioso di Ninurta, con la Costellazione del Sagittario fu onorato.
In tutto quel tempo Inanna, a Unug–ki, attendeva la sua signoria sulla Terza Regione.
In tutto quel tempo continuava a chiedere ai capi un dominio tutto suo.
La Terza Regione verrà dopo la Seconda! Così la rassicurarono i capi.
Avendo visto come Ninurta aveva viaggiato fino a Eridu, e di come aveva ottenuto il ME della sovranità, Inanna in cuor suo ordì un piano; da Enki tramò di ottenere i ME.
Mandò Ninshubur, sua ancella, a Eridu; la inviò per annunciare una sua visita.
Nell’udir ciò Enki, impartì rapidamente istruzioni a Isimud, suo maestro di casa:
La fanciulla, tutta sola, è in viaggio verso Eridu, la mia città.
Quando tutta sola arriverà, nelle mie stanze falla entrare.
Versa per lei acqua fresca per rinfrescarle il cuore, offrile dolci di orzo con il burro.
Prepara vino dolce, i bicchieri di birra siano riempiti fino all’orlo!
Quando Inanna, da sola, fece il suo ingresso nella dimora di Enki, Isimud eseguì gli ordini di Enki.
Poi, quando Enki salutò Inanna, fu sopraffatto dalla bellezza di lei:
Inanna era ricoperta di gioielli, l’abito sottile rivelava le fattezze del suo corpo.
Quando si chinava, Enki poteva ammirarne la vulva.
Bevvero vino dolce dalle coppe, fecero una gara nel bere birra!
Mostrami i ME. Così disse Inanna nel corso del gioco. Che io possa tenerli in mano!
Sette volte nel corso della gara Enki affidò a Inanna i ME.
Le formule divine per la posizione di signore e di re, di sacerdote e di scriba, Enki le dette da tenere i ME per l’amore e per la guerra.
Le dette i ME per la musica e per il canto, per la lavorazione del legno e dei metalli e delle pietre preziose.
Enki dette a Inanna novantaquattro ME, necessari per i regni civilizzati.
Tenendo ben stretti i premi, Inanna di soppiatto fuggì da Enki addormentato.
Si affrettò alla barca celeste, dette istruzioni al suo pilota di allontanarsi in volo.
Allorché Isimud risvegliò Enki dal suo sonno, Enki così gli ordinò: Cattura Inanna!
Quando Isimud comunicò a Enki che Inanna era già partita a bordo della sua barca celeste, Enki affidò a Isimud la sua nave celeste, gli ordinò di inseguire Inanna. Devi recuperare tutti i ME! Così gli disse.
Isimud intercettò la barca celeste di Inanna mentre si avvicinava a Unug–ki.
La obbligò a ritornare a Eridu per affrontare così la collera di Enki.
Ma quando Inanna giunse a Eridu, non aveva più con sé i ME: li aveva affidati a Ninshubur, la sua ancella;
Ninshubur li portò alla Casa di Anu a Unug–ki.
In nome del potere che mi è conferito, in nome di Anu, mio padre, ti ordino di restituirmi i ME!
Così disse infuriato Enki a Inanna, nella sua dimora la tenne prigioniera.
Quando Enlil lo venne a sapere, giunse a Eridu per affrontare il fratello.
Con diritto ho ottenuto i ME, lo stesso Enki li ha messi nelle mie mani!
Così disse Inanna a Enlil; Enki, mestamente, ammise la veridicità di quelle affermazioni.
Quando sarà completato il tempo di Kish, la sovranità passerà a Unug–ki! Così dichiarò Enlil.
Nell’udir ciò Marduk montò su tutte le furie; la sua collera non conobbe limiti.
Sono stato umiliato a sufficienza! Così Marduk urlò a Enki, suo padre.
Chiese perciò a Enlil che gli fosse subito assegnata una città sacra tutta sua nell’Eden.
Quando Enlil non dette ascolto alla sua richiesta, Marduk afferrò il fato nelle proprie mani.
In un luogo, tra quelli presi in considerazione per la visita di Anu, prima che venisse scelta Unug–ki, Nabu chiamò a raccolta gli Igigi e i loro figli dalle terre in cui si erano insediati.
Affinché lì costruissero per Marduk una città sacra, un luogo per le navicelle spaziali!
Quando i suoi seguaci si radunarono nel luogo prescelto, non trovarono pietre per la costruzione.
Marduk insegnò loro come fabbricare mattoni e cuocerli al fuoco, insegnò loro a usarli come pietre!
Con essi dovevano costruire una torre alta, una torre la cui cima doveva toccare i cieli.
Per impedire il progetto Enlil si affrettò al luogo prescelto, con la persuasione cercò di placare Marduk.
Enlil non riuscì a impedire il piano di Marduk e Nabu.
A Nibru–ki si riunirono Enlil, i suoi figli e i suoi nipoti; tutti loro rifletterono sul da farsi.
Marduk sta costruendo senza permesso una Porta degli Dei! La sta affidando ai Terrestri!
Così disse Enlil ai propri figli e nipoti.
Se permettiamo che ciò accada, qualunque cosa gli esseri umani vorranno fare non sarà più impossibile per loro!
Il piano malvagio deve essere fermato! Così disse Ninurta; tutti acconsentirono. Era notte fonda quando da Nibru–ki giunsero gli Anunnaki Enliliti. Dalle loro navicelle spaziali fecero piovere distruzione sulla torre in costruzione; fuoco e zolfo fecero piovere. Distrussero completamente la torre e tutto l’accampamento. Enlil decise poi di disperdere lontano il capo e i suoi seguaci. Da quel momento in poi Enlil decretò di confondere i loro consigli, di distruggere la loro unità: Fino a questo momento tutti i Terrestri hanno parlato una sola lingua, hanno conosciuto una sola lingua. D’ora in poi confonderò la loro lingua, così che non possano più comprendersi! Questo accadde nell’anno trecentodieci da quando aveva avuto inizio il conto degli anni della Terra. Enlil fece sì che in ogni regione e in ogni terra ciascuno parlasse una lingua diversa. Dopo di che venne data loro una forma diversa di scrittura, una che gli altri non avrebbero compreso. Ventitré re regnarono a Kish, per quattrocentotto anni fu la Città dello Scettro. Fu anche a Kish che Etana, re prediletto, fu condotto a fare un viaggio nei cieli. Che al tempo prestabilito la sovranità sia trasferita a Unug–ki!
Così decretò Enlil. Lì, da Kish, venne trasferito l’Oggetto Celeste Luminoso. Quando la decisione venne annunciata al popolo, canti di lode questi innalzò a Inanna: Signora dei ME, regina risplendente di fulgore, virtuosa, abbigliata di radiosità, prediletta dal cielo e dalla Terra. Consacrata dall’amore di Anu, benedetta da grande adorazione, sette volte ha ottenuto i ME, nelle sue mani ora li tiene. Appropriati alla tiara della sovranità, adatti al nobile sacerdozio, Signora dei grandi ME, lei ne è la custode!
Nell’anno quattrocentonove dopo che il conto degli anni della Terra era iniziato, la sovranità dalla Prima Regione venne trasferita a Unug– ki. Il suo primo re fu il sommo sacerdote della dimora–tempio di Eanna, era un figlio di Utu! Marduk si recò alla Terra dei Due Canali. Della Seconda Regione, una volta fondata, era convinto di diventare il signore.

 

Questo è ora il racconto di come furono create la Seconda e la Terza Regione, e di come Ningishzidda fu esiliato e Unug–ki minacciò Aratta. 
Quando Marduk, dopo una lunga assenza, fece ritorno alla Terra dei Due Canali, vi trovò insediato Ningishzidda; il Supremo Signore era Ningishzidda. Con l’aiuto dei discendenti degli Anunnaki, che avevano sposato le Terrestri, Ningishzidda sorvegliava le terre. Ciò che Marduk aveva un tempo progettato e creato, da Ningishzidda fu distrutto. Cosa è mai accaduto?
Così Marduk interrogò Ningishzidda. Marduk accusò Ningishzidda della distruzione della cose nascoste, della partenza di Horus verso un luogo deserto, un luogo senza acqua. Un luogo infinito dove non si conoscono i piaceri del sesso! I due fratelli si alterarono, iniziarono così a litigare aspramente. Ascoltami bene, questo posto mi appartiene!
Così disse Marduk a Ningishzidda. Sei stato il mio sostituto, da ora in poi potrai essere solo il mio vice.
Ma se sei propenso alla ribellione, dovrai andartene lontano in un’altra terra!
Per trecentocinquant’anni terrestri i fratelli litigarono nella Terra dei Due Canali.
Per trecentocinquant’anni sul quel territorio regnò il caos, fra i fratelli era conteso.
Poi Enki, loro padre, così disse a Ningishzidda: Per amor di pace, vai in altre terre!
Ningishzidda scelse di recarsi in una terra al di là degli oceani, vi si recò con un gruppo di seguaci.
A quei tempi il conto era di seicentocinquanta anni terrestri.
Ma nel nuovo dominio, dove Ningishzidda era chiamato il Serpente Alato, ebbe inizio un conto tutto suo.
Nella Terra dei Due Canali, venne creata la Seconda Regione, posta sotto la signoria di Marduk.
Negli annali della Prima Regione, Magan fu chiamata, la Terra del Fiume con le Cascate.
Ma dalla gente della Seconda Regione, le cui lingue erano state confuse, Hem–Ta, Terra Bruna, fu chiamata da allora in poi.
Nella nuova lingua gli Anunnaki vennero chiamati Neteru, Coloro Che sono i Guardiani.
Marduk era venerato come Ra, lo Splendente; Enki era adorato come Ptah, Colui Che ha Dato Forma alle Cose.
Ningishzidda venne ricordato come Tehuti, il Misuratore Divino.
Per cancellarne il ricordo, Ra sostituì la sua immagine sul Leone di Pietra con quella di suo figlio Osiride.
Ra fece contare la gente non su scala sessagesimale, bensì decimale. Anche gli anni li divise di dieci in dieci.
Sostituì l’osservazione della Luna con quella del Sole.
Mentre sotto la signoria di Tehuti vennero ricostruite la Vecchia Città del Nord e la Città del Sud, Marduk Ra unì le due terre, quella del Nord e quella del Sud, in un’unica Città della Corona.
Nominò re un discendente di Neteru e dei Terrestri: Mena era il suo nome.
Laddove le due terre si incontrano e il grande fiume si divide, Ra fondò la Città dello Scettro.
La rese tanto splendente da oscurare Kish, nella Prima Regione: Mena–Nefer, la Bellezza di Mena, questo fu il suo nome.
Per onorare i propri genitori Ra costruì una città sacra, in onore del re di Nibiru Annu la chiamò.
Lì, su di una piattaforma, eresse una dimora tempio per suo padre Enki–Ptah.
La sua testa, all’interno di un’alta torre, svettava verso il cielo come una guglia di roccia.
Ra nel suo tempio collocò la parte superiore della sua barca celeste, Ben–Ben la chiamò.
Con lei aveva viaggiato dal Pianeta dei Milioni di Anni.
Il giorno del Nuovo Anno, il re celebrava i riti in qualità di Sommo Sacerdote.
Quel giorno e quel giorno soltanto, entrava nella parte più interna della Stanza delle Stelle, davanti al Ben–Ben deponeva offerte.
Affinché la Seconda Regione ne traesse beneficio, Ptah affidò a Ra ogni sorta di ME.
Cosa so che tu non sai? Così chiese il padre al figlio.
Egli trasmise allora a Ra ogni sorta di conoscenza, tranne quella di resuscitare i morti.
Come il Grande dei Dodici Dèi Celesti, Ptah destinò a Ra il segno della costellazione dell’Ariete.
Ptah regolò per Ra e per il suo popolo il flusso di acqua di Hapi, il grande fiume della regione.
L’abbondanza ben presto proliferò nei terreni fertili, uomini e bestiame si moltiplicarono.
I capi furono incoraggiati dal successo della Seconda Regione; procedettero allora a creare le Terza Regione.
Decretarono di farne un dominio per Inanna, così come le era stato promesso.
Come si addice alla Signora della regione, le venne assegnata una costellazione celeste.
Prima, insieme a suo fratello Utu, condivideva la Stazione dei Gemelli.
Da quel momento, quale dono di Ninharsag, le venne assegnata la Costellazione della Vergine.
Nell’anno ottocentosessanta, secondo il conto degli anni della Terra, così Inanna venne onorata.
Molto lontana, nelle terre orientali, oltre le sette catene montuose, si trovava la Terza Regione.
Zamush, la Terra delle Sessanta Pietre preziose, era il nome del suo reame dell’altopiano.
Aratta, il Reame del Bosco, era ubicato nella valle del grande fiume serpeggiante.
Nella grande pianura la gente coltivava cereali e pascolava mandrie di bestiame con le corna.
Lì costruirono due città con mattoni di fango, le riempirono di granai.
Come aveva decretato Enlil, il dio Enki, Signore della Saggezza, per la Terza Regione una nuova lingua ideò, per lei un nuovo genere di scrittura creò.
Enki creò per Aratta, nella sua immensa saggezza, una lingua prima di allora sconosciuta.
Ma Enki non concesse i Me dei regni civilizzati alla Terza Regione.
Che Inanna condivida con la nuova regione ciò che ha ottenuto! Così dichiarò Enki.
Ad Aratta Inanna nominò un capo pastore, molto simile al suo amato Dumuzi.
Nella sua navicella spaziale Inanna viaggiò da Unug–ki ad Aratta, sorvolò montagne e vallate.
Aveva molto a cuore le pietre preziose di Zamush, con sé a Unug–ki portò dei lapislazzuli puri.
A quel tempo il re di Unug–ki era Enmerkar, era il secondo a regnare lì.
Fu lui a estendere i confini di Unug–ki, dalle sue imprese gloriose Inanna fu esaltata.
Fu lui che bramava la ricchezza di Aratta, che progettava di essere il Signore Supremo di Aratta.
Enmerkar inviò un emissario ad Aratta, per richiedere quale tributo le sue ricchezze.
Al di là di sette catene montuose, attraversando terre prima inaridite e poi inondate dal Diluvio, l’emissario giunse ad Aratta.
Al re di quella città ripetè, parola per parola, le richieste di Enmerkar.
Il re di Aratta non era in grado di comprendere il suo linguaggio; il suo suono era simile al raglio di un asino.
Il re di Aratta consegnò all’emissario uno scettro di legno, sul quale era inciso un messaggio.
Il messaggio del re chiedeva di condividere con Aratta il ME di Unug–ki.
Come dono regale a Unug–ki, a dorso di asino vennero caricati cereali; con l’emissario furono trasportati a Unug–ki.
Quando Enmerkar ricevette lo scettro con le iscrizioni, nessuno a Unug–ki ne comprese il messaggio.
Lo portò dalla luce all’ombra, lo portò dall’ombra alla luce.
Che tipo di legno è mai questo? Così chiese. Poi ordinò di piantarlo nel suo giardino.
Trascorsero cinque anni, trascorsero dieci anni, dallo scettro crebbe un albero, un albero frondoso che dava ombra.
Cosa devo fare? Così chiese frustrato Enmerkar a Utu, suo nonno.
Utu intercedette presso la celeste Nisaba, Signora degli scribi e della scrittura.
Nisaba insegnò a Emerkar a incidere il suo messaggio su di una tavoletta di argilla: era inciso nella lingua di Aratta.
Il messaggio fu consegnato dalle mani stesse di Banda, suo figlio: sottomissione o guerra! Così diceva.
Inanna non ha abbandonato Aratta, a Unug–ki Aratta non si sottometterà! Così disse il re di Aratta.
Se Unug–ki desidera la guerra, che un guerriero incontri un altro guerriero in combattimento!
Meglio ancora, scambiamoci doni preziosi in pace; che Unug–ki dia i suoi ME in cambio delle ricchezze di Aratta!
Sulla via del ritorno, portando il messaggio di pace, Banda ebbe un malore; il suo spirito lo abbandonò.
I suoi compagni gli sollevarono il capo, era privo del soffio di vita.
Sul Monte Hurum, lungo la strada che proveniva da Aratta, Banda incontrò la morte.
Unug–ki non ricevette le ricchezze di Aratta; Aratta non ottenne i ME di Unug–ki.
Nella Terza Regione, l’Umanità Civilizzata, non fiorì mai del tutto.

1 commento:

  1. i am a Tamil, but do Translation,< from Sumerian Cunei form to Tamil to English>,The Sumerian language tell"Enki"= Enkai-Tamil= < Kai =my hand-English> + Galzu= Kal zu,Ziu sudra = Siva + Sundr< Sivan/Shiva + sundr-Power-eng>.that mean-my hand like stone to siva^s lag becouse "Noe"(Tam) -paining(Eng),There was lot of Tamil words in Sumerian Cunei form,
    En Kai(Su /Tam)=My hand, En Appa(Su/Tam)= My Father, EN Amma(Su /Tam)= My Mather, En Anna(Su/Tam)= My Brother,

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