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mercoledì 29 luglio 2015

EA-(ENKI) E LA REGIONE DELL' "EDEN"-(LA DIMORA DEI GIUSTI),NUOVO INSEDIAMENTO DOPO "ERIDU" -/- ALALU SEPOLTO SU LAHMU (MARTE)



-Con perizia Abgal guidava il carro.
Compì un circuito attorno a Kingu, la Luna, per acquistare velocità grazie ai poteri della sua rete.
Percorse mille leghe, diecimila leghe verso Lahmu, per fare rotta su Nibiru con il potere della sua rete.
Oltre Lahmu il Bracciale Martellato era come un vortice.
Con destrezza Abgal fece scintillare i cristalli di Ea, per individuare i percorsi aperti.
Su di lui vegliava con benevolenza l’occhio del Fato!
Oltre il Bracciale il carro riceveva i segnali irradiati da Nibiru: verso casa, verso casa era la direzione giusta.
Avanti, nell’oscurità, Nibiru brillava di un colore rossastro; era una visione da togliere il respiro!
Il carro era ora guidato dai segnali irradiati.
Tre volte orbitò attorno a Nibiru, per rallentare grazie alla forza della sua rete.
Avvicinandosi al pianeta, Abgal riuscì a scorgere la frattura nella sua atmosfera.
Si sentì stringere il cuore, pensava all’oro che stava trasportando.
Passando attraverso la densa atmosfera, il carro si surriscaldò, il calore era soffocante.
Con perizia Abgal dispiegò le ali del carro, arrestandone così la discesa.
Poco più in là vi era il luogo dei carri, una vista rassicurante.
Dolcemente Abgal fece discendere il carro in un luogo che i raggi avevano scelto per lui.
Aprì il portello; una grande folla era lì riunita!
Anu andò verso di lui, lo abbracciò, con calore gli diede il benvenuto.
Gli eroi si affrettarono a entrare nel carro, ne uscirono trasportando i recipienti colmi d’oro.
Li tenevano in alto, sollevati sulle loro teste.
Anu gridò parole di vittoria alla folla lì riunita: ecco la salvezza! Così diceva loro.
Abgal fu condotto al palazzo, ivi fu scortato per riposare e raccontare ogni cosa.
Loro, visione invero abbagliante, venne subito preso in consegna dai saggi.
Venne portato via per essere ridotto in polvere fine, da scagliare in alto nel cielo.
La creazione durò tutto uno Shar, un altro Shar proseguirono gli esperimenti.
Con dei razzi la polvere venne scagliata verso il cielo, con i raggi dei cristalli venne dispersa.
Laddove prima c’era la frattura, ora essa era sanata!
La gioia pervase il palazzo, ci si aspettava abbondanza nella regione.
Anu irradiava parole di elogio verso la Terra: l’oro ci dona la salvezza! Che continui l’estrazione dell’oro!
Quando Nibiru giunse nei pressi del Sole, la polvere d’oro fu disturbata dai suoi raggi.
La riparazione dell’atmosfera si attenuò, ampia la frattura si riaprì.
Anu ordinò allora ad Abgal di ritornare sulla Terra; a bordo del carro un numero ancora maggiore di eroi viaggiò.
Nelle sue viscere venne stipato un numero ancora maggiore di Ciò che Risucchia ed Espelle le Acque.
A Nungal venne ordinato di unirsi a loro nel viaggio, per essere il copilota di Abgal.
Grande fu la gioia quando Abgal ritornò a Eridu.
Molti furono i saluti e gli abbracci!
Con attenzione Ea esaminò le nuove attrezzature per l’estrazione dall’acqua.
Il sorriso era sul suo volto, ma il suo cuore era stretto in una morsa.
Nel corso di uno Shar, Nungal era già pronto a ripartire a bordo del carro.
Nelle sue viscere il carro trasportava solo pochi recipienti colmi di oro.
In cuor suo Ea già prediceva la delusione in agguato su Nibiru!
Con Alalu Ea ebbe uno scambio di opinioni; ciò che già sapevano discussero di nuovo:
Se la Terra, la testa di Tiamat, era stata troncata nella Battaglia Celeste, dov’era il collo, dove erano state tranciate le sue vene d’oro?
Dalle viscere della Terra dove sporgevano le sue vene d’oro?
A bordo della Camera Celeste Ea sorvolò montagne e vallate.
Con lo Scandaglio esaminò le terre, separate dagli oceani.
E l’indicazione continuava a essere sempre la stessa: laddove il terreno asciutto era stato separato da un altro terreno asciutto, emergevano le viscere della Terra.
Laddove la massa terrestre aveva la forma di un cuore, nella sua parte inferiore, le vene d’oro delle viscere della Terra abbondavano!
Ea chiamò la regione Abzu, Luogo Natale dell’Oro.
Allora Ea irradiò ad Anu parole di saggezza:
Di oro la Terra è invero colma; dalle sue vene non dalle sue acque l’oro si deve estrarre.
L’oro si deve estrarre dalle viscere della Terra, non dalle sue acque.
Da una regione oltre l’oceano, Abzu sarà il suo nome, si potrà ricavare oro in abbondanza!
Nel palazzo ci fu grande stupore, i saggi e i consiglieri ponderarono le parole di Ea.
Quell’oro si deve estrarre! Su questo il consenso fu unanime.
Su come ottenerlo dalle viscere della Terra, su ciò la discussione fu animata.
Nell’assemblea un principe prese la parola: era Enlil, il fratellastro di Ea.
Prima Alalu, poi Ea, suo figlio in virtù del matrimonio, avevano riposto tutte le speranze nelle acque.
Avevano fornito rassicurazioni sulla salvezza, garantita dall’oro estratto dalle acque.
Shar dopo Shar abbiamo atteso tutti noi la salvezza.
Ora ascoltiamo parole diverse, per intraprendere un compito oltremodo difficile, al di là di ogni immaginazione.
Vi è bisogno della prova delle vene d’oro, si deve assicurare un piano che garantisca il successo!
Queste parole rivolse Enlil all’assemblea; molti ascoltarono annuendo.
Che Enlil scenda sulla Terra! Così disse Anu. Che si procuri la prova, che presenti un piano.
Le sue parole saranno ascoltate, le sue parole saranno comando!
All’unanimità l’assemblea diede il consenso; la missione di Ea approvò.
Con Alalgar, suo capo luogotenente, Enlil partì alla volta della Terra; Alalgar era il suo pilota.
A ciascuno dei due uomini venne affidata una Camera Celeste.
Le parole di Anu, il re, parole di decisione vennero irradiate sulla Terra:
Enlil avrà il comando della missione, le sue parole saranno legge!
Quando Enlil giunse sulla Terra, con calore Ea abbracciò il fratellastro.
Ea accolse Enlil come un fratello accoglie il proprio fratello.
Enlil si inchinò ad Alalu, Alalu gli diede il benvenuto con parole poco calorose.
Gli eroi gridarono parole di caldo benvenuto a Enlil; grandi erano le loro aspettative dal loro comandante.
Prontamente Enlil ordinò di assemblare le camere celesti.
In una camera celeste si alzò in volo;
Alalgar, il suo capo luogotenente, era con lui come pilota.
Ea, a bordo di una camera celeste, pilotata da Abgal, mostrò loro la strada fino all’Abzu.
Compirono una ricognizione sulle terre asciutte, con attenzione perlustrarono gli oceani.
Scandagliarono le terre dal Mare Superiore fino al Mare Inferiore.
Presero nota di tutto ciò che era sopra e di tutto ciò che era sotto.
Esaminarono il suolo dell’Abzu. Vi era davvero Toro: era frammisto a terra e a rocce.
Non era raffinato come quello delle acque, in un miscuglio era nascosto.
Tornarono a Eridu; rifletterono su ciò che avevano trovato.
A Eridu devono essere affidati nuovi compiti, non può restare unica sulla Terra!
Così parlava Enlil; formulò un grande progetto, propose una grande missione: di portare più eroi, di creare più insediamenti.
Per estrarre Toro dalle viscere della Terra, per separare l’oro dal miscuglio.
Per trasportarlo a bordo di navi celesti e di carri, per assolvere compiti partendo dai Luoghi di Atterraggio.
Chi sarà responsabile degli insediamenti, chi assumerà il comando dell’Abzu?
Così Ea chiedeva ad Enlil.
Chi si assumerà il comando di una Eridu così ampliata, chi controllerà gli insediamenti?
Così parlava Alalu.
Chi assumerà il comando delle navi celesti e del Luogo di Atterraggio? Così chiedeva Anzu.
Che Anu discenda sulla Terra, che prenda lui la decisione! Così rispose Enlil.
Questo è ora il racconto di come Anu discese sulla Terra.
Di come la sorte fu tirata per Ea ed Enlil, di come a Ea venne conferito il titolo di Enki.
Di come Alalu lottò per la seconda volta contro Anu.
Anu viaggiò verso la Terra a bordo di un Carro Celeste; seguì la rotta dei pianeti.
Attorno a Lahmu Nungal, il pilota, compì un circuito; Anu lo osservò da vicino.
Attorno alla Luna, quella che un tempo era stata Kingu, orbitarono e l’ammirarono.
Si può forse trovare dell’oro anche lassù? Così in cuor suo Anu si domandava.
Il carro ammarò nelle acque accanto alle paludi.
Ea preparò barche di giunco per accoglierlo, affinché Anu arrivasse navigando.
Le camere celesti ronzavano nel cielo, offrendo un benvenuto regale.
Nella barca principale vi era Ea in persona, il primo a porgere omaggio al re, suo padre.
Al cospetto di Anu si inchinò, poi Anu lo abbracciò.
Figlio mio, mio primogenito! Con queste parole lo salutò.
Gli eroi, ordinatamente in fila, erano nella piazza di Eridu, per tributare gli onori regali al proprio sovrano.
Di fronte a loro si trovava Enlil, il loro comandante.
Si inchinò al cospetto di Anu, suo re. Anu lo strinse al petto.
Anche Alalu era lì con loro, non sapeva esattamente cosa fare.
Anu estese il saluto anche a lui.
Abbracciamoci come compagni! Così parlò ad Alalu.
Con esitazione Alalu fece un passo avanti, con Anu si abbracciarono!
Un pasto fu preparato per Anu; alla sera, Anu si ritirò in una capanna di canne per lui costruita da Ea.
Il giorno successivo, il settimo in base al conto iniziato da Ea, era di riposo.
Fu un giorno di congratulazioni e di celebrazioni, così come si conviene all’arrivo di un re.
Il giorno seguente Ea ed Enlil illustrarono ad Anu le loro scoperte.
Discussero con lui ciò che avevano fatto e ciò che ancora era da farsi.
Che io possa vedere le terre! Così disse loro Anu.
Tutti, a bordo delle camere celesti, si alzarono nei cieli, le terre, da un mare all’altro, osservarono.
Si recarono in volo fino all’Abzu, atterrarono sul suo suolo che nascondeva l’oro.
L’estrazione dell’oro sarà molto difficile! Così diceva Anu. E necessario estrarre l’oro.
Per quanto si trovi in profondità, Io dobbiamo estrarre!
Che Ea ed Enlil creino strumenti idonei allo scopo, che assegnino alcuni eroi a questo compito.
Che scoprano come separare l’oro dal terreno e dalle rocce, come portare oro puro a Nibiru!
Che sia costruito un Luogo dell’Atterraggio, che un numero maggiore di eroi venga assegnato ai compiti della Terra!
Così diceva Anu ai suoi due figli; in cuor suo pensava a stazioni di passaggio nei cieli.
Questi furono gli ordini di Anu;
Ea ed Enlil chinarono il capo in obbedienza.
Trascorsero sere e trascorsero giorni; a Eridu tutti fecero ritorno.
A Eridu tennero consiglio per assegnare compiti e mansioni.
Ea, che aveva fondato Eridu, fu il primo a parlare:
Eridu ho fondato; che vengano creati altri insediamenti nella regione.
Che la regione sia chiamata Eden, la Dimora dei Giusti. Che questo sia il suo nome.
Che io sia il comandante dell’Eden, che Enlil si occupi dell’estrazione dell’oro!
Nell’udir queste parole Enlil si infuriò; la divisione dei compiti è errata! Così disse ad Anu.
Sono il migliore nel comandare e nel far eseguire le mansioni, conoscenza delle navi celesti ho acquisito.
Ea, il mio fratellastro conosce bene la Terra e i suoi segreti.
Lui ha scoperto l’Abzu, che sia lui il Signore di Abzu!
Anu ascoltò con attenzione le parole piene di rabbia; i fratelli erano tornati a essere fratellastri. Il Primogenito e l’Erede Legittimo stavano combattendo, usando le armi come parole! Ea era il Primogenito, da Anu generato con una concubina. Enlil, in seguito, da Antu, sposa di Anu, era stato procreato. Antu era la sorellastra di Anu, perciò Enlil era l’Erede Legittimo. Il Figlio nato dopo scavalcava così il Primogenito nella successione. Anu temeva un conflitto che avrebbe messo a repentaglio l’estrazione dell’oro. Uno dei fratelli doveva fare ritorno a Nibiru, per il momento si doveva accantonare il problema della successione. Così meditava Anu in cuor suo.
Ad alta voce invece fece ai due una proposta che li colse di sorpresa: colui che dovrà fare ritorno sul trono di Nibiru, colui che comanderà l’Eden, colui che sarà il Signore di Abzu, che per noi tre, io con voi, sia la sorte a decidere! In silenzio restarono i fratelli, sorpresi nell’udir parole sì audaci. Tiriamo a sorte! Così disse Anu.
Che la decisione sia presa dal Fato! I tre, il padre e i due figli, si strinsero le mani. Tirarono a sorte, tirando a sorte si divisero i compiti: Anu avrebbe fatto ritorno a Nibiru, sul suo trono sarebbe rimasto. L’Eden fu destinato a Enlil, affinché fosse il Signore del Comando, così come indicava il suo nome. Altri insediamenti avrebbe fondato, delle navicelle spaziali e dei loro eroi sarebbe stato il responsabile. Per essere il capo di tutte le terre, fino a dove esse incontrano il limite delle acque!
I mari e gli oceani furono concessi a Ea come suo dominio. Sulle terre oltre il limite delle acque lui avrebbe comandato. Di Abzu sarebbe stato il Signore, per estrarre con ingegno l’oro. Enlil era disposto ad accettare la sorte, la mano del Fato accettò con un inchino. Gli occhi di Ea si riempirono di lacrime, non voleva separarsi da Eridu e dall’Eden. Che Eridu diventi per sempre dimora di Ea!
Così disse Anu ad Enlil. Che sia per sempre ricordato che fu lui ad ammarare per primo. Che Ea sia conosciuto come Signore della Terra; Enki, Signore della Terra, che questo sia d’ora in poi il suo titolo! Enlil accettò con un inchino le parole del padre; con queste parole si rivolse al fratello: Enki, Signore della Terra, d’ora in poi questo sarà il tuo nome; il mio sarà invece Signore del Comando. Anu, Enki ed Enlil annunciarono le decisioni agli eroi lì riuniti.
I compiti sono assegnati, il successo è imminente!
Così riferì loro Anu. Ora posso accomiatarmi da voi, a Nibiru posso fare ritorno con cuore sereno! Alalu fece un passo avanti verso Anu.
Una questione seria è stata dimenticata! Così urlò.
II dominio sulla Terra era stato assegnato a me; tale fu la promessa quando annunciai a Nibiru il ritrovamento dell’oro!
Né ho mai rinunciato ai miei diritti sul trono di Nibiru. Che Anu condivida tutto con i suoi figli, è un grave abominio! Con queste parole Alalu sfidò Anu e le sue decisioni. All’inizio Anu rimase senza parole, poi con collera così parlò: Che la controversia venga decisa da una seconda lotta, combattiamo qui, facciamolo ora! Con disdegno Alalu si tolse i vestiti; anche Anu si spogliò. In nudità i due uomini di stirpe regale iniziarono a combattersi, una lotta furente si scatenò.
Alalu piegò il ginocchio; Alalu cadde al suolo.
Anu sul petto di Alalu fece pressione con il piede, decretando in tal modo la vittoria.
La decisione fu presa con la lotta; io sono il re, Alalu non dovrà più fare ritorno a Nibiru!
Così disse Anu togliendo il piede dal petto di Alalu, ancora steso a terra.
Come un fulmine Alalu si sollevò da terra. Afferrò Anu alle gambe e lo fece cadere.
La sua bocca era spalancata, fulmineo azzannò il membro di Anu.
Il membro di Anu Alalu ingoiò!
Anu, straziato dal dolore, elevò un grido al cielo; così ferito, si accasciò al suolo.
Enki corse verso Anu che giaceva a terra;
Enlil teneva prigioniero Alalu che rideva trionfante.
Gli eroi condussero Anu alla sua capanna; parole di maledizione pronunciò contro Alalu.
Che giustizia sia fatta! Così urlava Enlil al suo luogotenente. Che Alalu sia ucciso con la tua arma che irradia!
No! No! Enki urlò con fermezza. La giustizia è già fatta dentro di lui, il veleno è già entrato nelle sue interiora!
Condussero Alalu a una capanna di canne, mani e piedi gli legarono come si conviene a un prigioniero.


Questo è ora il racconto del giudizio di Alalu; e di quanto avvenne dopo sulla Terra e su Lahmu.
Nella sua capanna di canne Anu era sofferente, Enki lo curò nella capanna di canne.
Nella sua capanna di canne era seduto Alalu, dalla bocca sputava schiuma.
Il fallo di Anu pesava come un macigno nelle sue interiora.
Del seme di Anu erano impregnate le sue interiora; il suo ventre si gonfiò come quello di una femmina in travaglio.
Il terzo giorno i dolori di Anu si placarono; il suo orgoglio era profondamente ferito.
Desidero fare ritorno a Nibiru! Così disse Anu ai suoi due figli. Prima però, che Alalu venga giudicato; che gli venga inflitta una sentenza commisurata al crimine commesso! Secondo le leggi di Nibiru sette giudici dovevano essere presenti, colui di rango più elevato avrebbe presieduto. Nella piazza di Eridu gli eroi si riunirono per assistere al processo di Alalu. Sette seggi erano stati preparati per i Sette che Giudicano; per Anu, che presiedeva, fu approntato il seggio più alto. Alla sua destra era assiso Enki; alla sua sinistra era assiso Enlil. Anzu e Nungal erano seduti alla destra di Enki;
Abgal e Alalgar erano seduti alla sinistra di Enlil. Alalu venne condotto al cospetto dei Sette che Giudicano; mani e piedi erano slegati. Enlil fu il primo a prendere la parola: in modo leale è stata condotta la lotta, Alalu aveva perso il trono di Anu. Cos’hai da dire, Alalu? Così Enki lo interrogò. In modo leale è stata condotta la lotta, ho perso il trono!
Così ripetè Alalu. Poiché era stato sconfitto, Alalu ha commesso un crimine abominevole, ha staccato con un morso e ha ingoiato il membro di Anu! Con queste parole Enlil formulò l’accusa.
Che sia punito con la morte! Così Enlil disse. Cos’hai da dire, Alalu?
Enki chiese a colui che era diventato suo padre in virtù del matrimonio. Cadde il silenzio; Alalu non rispose alla domanda. Noi tutti del crimine siamo stati testimoni! Così disse Alalgar.
La condanna deve essere commisurata al crimine commesso! Se desideri dire qualcosa, parla prima che venga emesso il giudizio!
Enki così disse ad Alalu. Alalu ruppe il silenzio, nel silenzio così parlò: Su Nibiru sono stato re, per diritto di successione ho regnato.
Anu era il mio coppiere.
Sollevò i principi, mi sfidò a una lotta.
Per nove circuiti io fui re su Nibiru, il potere sovrano apparteneva al mio seme.
Anu prese posto sul mio trono, per sfuggire alla morte compii un viaggio pericoloso fino alla Terra.
Io, Alalu, scoprii la salvezza per Nibiru sul pianeta straniero!
Mi fu promesso di fare ritorno a Nibiru per poter lealmente riconquistare il trono!
Giunse poi Ea sulla Terra; venne designato a regnare su Nibiru in virtù di un compromesso.
Giunse poi Enlil, rivendicando per sé la successione da Anu.
Poi giunse Anu, tirando a sorte ingannò Ea; proclamò Enki, Signore della Terra.
Della Terra e non di Nibiru sarebbe stato il padrone.
Poi il comando fu assegnato ad Enlil, Enki venne relegato nel lontano Abzu.
Il mio cuore era per questo molto addolorato, il mio petto scoppiava dalla vergogna e dalla rabbia.
Poi Anu posò il suo piede sul mio petto, calpestava così il mio cuore infranto!
Calò il silenzio, Anu prese la parola: ottenni il trono per seme regale e per legge, lo ottenni a seguito di lotta leale.
Con un morso hai staccato e ingoiato il mio fallo, per interrompere la mia discendenza!
Enlil parlò: l’accusato ha ammesso il crimine, che sia emessa la sentenza.
Che la punizione sia la morte!
Morte! Così disse Alalgar. Morte! Così disse Abgal. Morte! Così disse Nungal.
La morte colpirà comunque Alalu, ciò che ha ingoiato ed è nelle sue interiora gli porterà la morte! Così disse Enki.
Che Alalu resti in prigione sulla Terra, fino alla fine dei suoi giorni! Così disse Anzu.
Le loro parole Anu in cuor suo ponderava: il suo animo era combattuto tra collera e pietà.
Morirà in esilio, che questa sia la sua condanna! Così disse Anu.
Con grande stupore i giudici si guardarono.
Riflettevano su quanto Anu aveva appena detto.
L’esilio non dovrà essere né su Nibiru, né sulla Terra! Così disse Anu.
Lungo la rotta c’è il pianeta Lahmu, che di acque e di atmosfera è dotato.
Enki, come Ea, fece una pausa.
Avevo pensato a quel pianeta come a una stazione di passaggio.
La forza della sua rete è minore di quella della Terra, vantaggio da valutare con saggezza.
A bordo del Carro Celeste Alalu verrà portato.
Quando partirò dalla Terra, compirà il viaggio con me.
Compiremo circuiti attorno al pianeta Lahmu, doneremo ad Alalu una camera celeste.
Verrà fatto discendere sul pianeta Lahmu.
Da solo sarà in esilio su di un pianeta sconosciuto.
In solitudine conterà i suoi giorni fino all’ultimo!
Così pronunciò il giudizio Anu, le parole vennero ascoltate solennemente.
All’unanimità il giudizio su Alalu fu emesso, alla presenza degli eroi fu pronunciato.
Che Nungal sia il mio pilota fino a Nibiru, perché da lì possa pilotare i carri che trasporteranno altri eroi sulla Terra.
Che Anzu si unisca al viaggio, che sia incaricato della discesa su Lahmu!
Questo fu il comando di Anu.
Per il giorno seguente fu approntata la partenza; tutti coloro che partivano vennero condotti al carro a bordo di imbarcazioni.
Devi preparare un luogo di atterraggio sulla terraferma! Così disse Anu a Enlil.
Dovresti fare progetti per utilizzare Lahmu come Stazione di Passaggio!
Vi furono addii, permeati sia di gioia che di dolore.
Zoppicando Anu si imbarcò sul carro, con le mani legate Alalu entrò nel carro.
Poi il carro si innalzò verso i cieli e la visita reale giunse così al termine.
Compirono un circuito attorno alla Luna; Anu alla sua vista rimase incantato.
Viaggiarono verso Lahmu dal colore rossastro; due volte vi orbitarono intorno.
Scesero poi verso il pianeta sconosciuto, notarono squarci sulla sua superficie e montagne alte fino a toccare il cielo.
Osservarono il luogo dove una volta il carro di Ea era atterrato; si trovava accanto a un lago.
Rallentati dal potere della rete di Lahmu, all’interno del carro prepararono la camera celeste.
Anzu, il pilota, così inaspettatamente parlò ad Anu:
Discenderò sul suolo di Lahmu insieme ad Alalu.
Non desidero fare ritorno sul carro a bordo della camera celeste!
Resterò al fianco di Alalu sul pianeta sconosciuto; lo proteggerò fino alla sua morte.
Quando morirà per il veleno che è nelle sue interiora, lo seppellirò come si conviene a un re!
Per quanto mi riguarda, il mio nome diventerà così famoso:
Anzu, diranno, a dispetto delle circostanze, fu compagno di un re in esilio.
Ha visto cose mai vedute da altri, su di un pianeta inesplorato ha affrontato cose sconosciute!
Anzu, diranno fino alla fine dei tempi, è caduto da eroe!
C’erano lacrime negli occhi di Alalu, vi era stupore nel cuore di Anu.
Che il tuo desiderio venga esaudito, disse Anu ad Anzu. Qui, ora, ti faccio una promessa.
Ti giuro così con la mano alzata:
La prossima volta che un carro orbiterà intorno a Lahmu, la sua nave celeste discenderà fino a te.
Se ti troverà ancora vivo, sarai proclamato Signore di Lahmu.
Quando verrà creata una Stazione di Passaggio su Lahmu, ne sarai il comandante!
Anzu piegò il capo. Che così sia! Rispose ad Anu.
Alalu ed Anzu entrarono nella camera celeste.
Vennero consegnati loro gli Elmetti d’Aquila e i Vestiti da Pesce; cibo e strumenti vennero loro forniti.
La nave celeste lasciò così il carro orbitante, dal carro venne seguita la sua discesa.
Poi sparì alla vista e il carro proseguì il suo viaggio fino a Nibiru.
Per nove Shar Alalu era stato re su Nibiru, per otto Shar aveva comandato su Eridu.
Nel nono Shar il suo destino fu quello di morire in esilio su Lahmu.

Questo è ora il racconto del ritorno di Anu a Nibiru; e di come Alalu venne sepolto su Lahmu, di come Enlil sulla Terra costruì un Luogo dell’Atterraggio.
Su Nibiru un caldo benvenuto fu tributato ad Anu. Al consiglio e ai principi Anu raccontò quanto era accaduto. Non cercò da loro né pietà, né vendetta. Per poter discutere i compiti che li attendevano, diede loro informazioni. Illustrò un grande progetto a tutti coloro che erano lì riuniti: creare delle stazioni di passaggio tra Nibiru e la Terra, così da racchiudere tutta la famiglia del Sole in un solo regno! La prima sarebbe stata costruita su Lahmu, anche la Luna doveva essere inclusa nei progetti.
Costruire stazioni sugli altri pianeti o sulle loro schiere orbitanti.
Una carovana costante di carri da rifornire e proteggere.
Trasportare senza interruzioni l’oro dalla Terra a Nibiru, forse scoprire Toro anche su altri pianeti!
I principi, i consiglieri, i saggi presero in esame il progetto di Anu.
Tutti loro videro nel progetto una promessa di salvezza per Nibiru.
I saggi e i comandanti perfezionarono la conoscenza degli dèi celesti.
Ai carri e alle navi celesti venne aggiunto un nuovo tipo di navicella spaziale.
Eroi vennero selezionati per il compito; molto vi era da apprendere per assolvere a questo compito.
I progetti vennero irradiati a Enki e a Enlil, venne detto loro di accelerare i preparativi sulla Terra.
Sulla Terra vi furono molte discussioni su ciò che era successo e su ciò che doveva ancora essere fatto.
Enki nominò Alalgar Supervisore di Eridu, poi diresse i propri passi verso l’Abzu.
Stabilì dove estrarre Toro dalle viscere della Terra.
Calcolò quanti eroi fossero necessari per il compito, riflettè sulla scelta degli strumenti necessari:
Con ingegno Enki progettò uno Spaccaterra, domandò che fosse costruito su Nibiru.
Per poi usarlo per incidere la Terra, per raggiungere le sue viscere con dei tunnel.
Progettò anche Ciò Che Frantuma e Ciò Che Schiaccia, perché fossero costruiti su Nibiru per l’Abzu.
Chiese ai saggi di Nibiru di ponderare anche altre questioni.
Elencò le esigenze degli eroi nel campo della salute e del benessere.
I circuiti veloci della Terra disturbavano gli eroi.
I cicli veloci di giorno e di notte causavano loro vertigini.
L’atmosfera, pur se buona, era carente di alcune cose, in altre, invece, abbondava.
Gli eroi si lamentavano della scarsa varietà di cibo.
Enlil, il comandante, soffriva a causa del calore del Sole sulla Terra, bramava refrigerio e ombra.
Mentre Enki faceva preparativi nell’Abzu, a bordo della nave celeste Enlil esplorava le dimensioni dell’Eden.
Prese nota delle montagne e dei fiumi, misurò vallate e pianure.
Cercava un posto idoneo al Luogo dell’Atterraggio, un luogo per le navicelle spaziali.
Enlil, afflitto dal calore del Sole, cercava un luogo di refrigerio e ombra.
Fu attirato dalle montagne coperte di neve sul versante nord dell’Eden.
Gli alberi, più alti di quanto avesse mai visto prima, crescevano in una foresta di cedri.
Lì, su una valle montuosa, irradiò i raggi per appiattirne la superficie.
Dal fianco della montagna gli eroi cavarono grandi pietre e le tagliarono.
Le portarono e le sistemarono per sostenere la piattaforma per le navi spaziali.
Compiaciuto Enlil ammirò l’opera.
Era stato compiuto invero un lavoro immane, una struttura eterna era stata creata!
Il suo desiderio, però, era una dimora per sé, sulla cima della montagna.
Dagli alti alberi della foresta di cedro, vennero ricavate lunghe travi.
Decretò di usarle per la costruzione di una dimora a lui destinata: la Dimora della Vetta del Nord, così la chiamò.
Su Nibiru, venne preparato un nuovo Carro Celeste, pronto ad alzarsi nei cieli.
Trasportava nuovi razzi spaziali, navi spaziali e tutto quanto Enki aveva progettato.
Portava un gruppo di nuovi eroi da Nibiru; fra di loro erano state scelte anche alcune femmine.
Erano al comando di Ninmah, la Signora Sublime; nell’arte del soccorso e delle cure mediche erano addestrate.
Ninmah, la Signora Sublime, era una figlia di Anu; di Enki ed Enlil era sorellastra, non sorella.
Conosceva a fondo il soccorso e la medicina, nel curare i malanni eccelleva.
Prestò molta attenzione alle lamentele che provenivano dalla Terra, una cura preparò!
Nungal, il pilota, seguì la rotta dei carri che lo avevano preceduto, rotta registrata sulle Tavole dei Destini.
Sano e salvo il Carro Celeste raggiunse il dio Lahmu, compì un circuito del pianeta, lentamente discese sulla sua superficie.
Un gruppo di eroi seguì una luce fioca; Ninmah era con loro.
Nei pressi di un lago trovarono Anzu; dal suo elmetto si irradiavano i segnali.
Anzu giaceva immobile; prostrato, giaceva come morto.
Ninmah ne toccò il volto, al suo cuore rivolse la sua attenzione.
Dalla sua sacca estrasse l’Impulso; lo fece pulsare in direzione del cuore di Anzu.
Dalla sua sacca estrasse il Lampo, verso il suo corpo diresse le emissioni dei suoi cristalli che donano la vita.
Sessanta volte Ninmah diresse l’Impulso, sessanta volte diresse il Lampo.
La sessantesima volta Anzu aprì gli occhi, mosse le labbra.
Dolcemente sul suo volto Ninmah versò l’Acqua della Vita, con essa gli inumidì le labbra.
Dolcemente gli mise in bocca il Cibo della Vita.
Accadde allora il miracolo:
Anzu si risvegliò dal mondo dei morti!
Gli chiesero allora di Alalu; della sua morte Anzu riferì loro.
Li condusse a una grande roccia, che dalla pianura si levava verso il cielo.
Lì raccontò loro quanto era accaduto: subito dopo l’atterraggio Alalu aveva iniziato a urlare per il dolore insopportabile.
Sputava le interiora dalla bocca; in agonia scrutava oltre la parete!
Così iniziò loro a raccontare Anzu.
Li condusse a una grande roccia, che si stagliava contro il cielo come una montagna che si leva dalla pianura.
Nella grande roccia trovai una grotta, ivi il cadavere di Alalu vi nascosi.
Ne sbarrai l’ingresso con delle pietre; così narrava loro Anzu.
Lo seguirono fino alla roccia, rimossero le pietre, entrarono nella grotta.
All’interno trovarono i resti di Alalu.
Colui che un tempo aveva regnato su Nibiru, era ora ridotto a un mucchio di ossa!
Per la prima volta nei nostri annali, un re non è morto a Nibiru, su Nibiru non è stato sepolto!
Così disse Ninmah. Lasciamolo riposare in pace per l’eternità! Così disse.
Poi sbarrarono di nuovo l’ingresso della caverna con le pietre!
Sulla grande montagna rocciosa scolpirono con i raggi l’immagine di Alalu.
Lo ritrassero con un Elmetto d’Aquila, il volto scoperto.
Che l’effige di Alalu guardi per sempre verso Nibiru, dove regnò.
Verso la Terra il cui oro egli ha scoperto!
Così Ninmah, la Signora Sublime, dichiarò in nome di Anu, suo padre.
Per quanto riguarda te, Anzu, Anu il re, manterrà quanto ti ha promesso!
Venti eroi resteranno per sempre con te, per cominciare a costruire la Stazione di Passaggio.
Navicelle spaziali dalla Terra porteranno qui il metallo prezioso.
Da qui Carri Celesti trasporteranno poi l’oro fino a Nibiru.
Centinaia di eroi costruiranno la loro dimora su Lahmu.
Tu, Anzu, ne sarai il comandante!
Così si rivolse la Grande Signora ad Anzu, in nome di suo padre Anu. Ti devo la vita, Grande Signora! Così esclamò Anzu.
La mia gratitudine per Anu non avrà limiti! Il carro partì dal pianeta Lahmu; il suo viaggio proseguì verso la Terra.

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