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martedì 16 giugno 2015

IL DOPO "DILUVIO UNIVERSALE" - "NINGISHZIDDA ( THOTH ),L'ORIGINE DELLE PIRAMIDI E DELLA SFINGE CREATA A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA"


-A Sippar gli Anunnaki si riunirono in attesa del Giorno del Diluvio.
Fu a quell’epoca, mentre cresceva la tensione dell’attesa, che il dio Enki, assopito nella sua dimora, ricevette in sogno una visione.
Nella visione gli comparve l’immagine di un uomo, lucente e scintillante, come i cieli.
E non appena l’uomo gli si avvicinò, riconobbe nelle sue fattezze Galzu, l’emissario dai capelli bianchi!
Nella mano destra teneva uno stilo da incisione.
Nella mano sinistra una tavoletta di lapislazzuli, liscia e ben levigata.
Non appena si avvicinò al letto di Enki, Galzu aprì bocca e così disse:
Le tue accuse nei confronti di Enlil erano infondate, perché lui ha detto solo la verità.
La decisione che passerà alla storia come Decisione di Enlil non è sua, bensì decretata dal Destino.
Ora prendi il Fato nelle tue mani, perché i Terrestri erediteranno la Terra.
Convoca tuo figlio Ziusudra, senza infrangere il giuramento, rivelagli dell’imminente calamità.
Digli di costruire una barca in grado di resistere alla valanga di acqua, deve costruire una barca che possa essere sommersa.
Ti mostro il modello su questa tavoletta.
Che si salvino lui e la sua famiglia, e che prenda anche con sé i semi di tutto ciò che è utile, che siano piante o che siano animali.
Questa è la volontà del Creatore di Tutte le Cose!
E Galzu, nella visione, sulla tavoletta con lo stilo tracciò un’immagine. E depose la tavoletta così incisa accanto al letto di Enki. Subito dopo l’immagine svanì, la visione si dissolse ed Enki si risvegliò con un brivido. Enki rimase per un pò nel suo letto, con meraviglia rifletteva sulla visione: quale era il significato, quale il presagio? Poi, non appena mise i piedi giù dal letto: Ecco! Guarda! C’è proprio la tavoletta. Quella che aveva visto nella visione si era materializzata accanto al suo letto! Con mani tremanti il dio Enki sollevò la tavoletta. Su di essa vi era tracciato il disegno di una barca dalla forma strana. Sui bordi della tavoletta vi erano segni di misurazioni, indicavano le dimensioni della barca! In preda allo sgomento e alla speranza il dio Enki, subito all’alba, inviò i suoi emissari: Trovatemi Galzu, gli devo parlare!
Così disse loro. Al tramonto fecero tutti ritorno, a Enki riferirono: nessuno era stato in grado di trovare Galzu. Galzu, dissero, aveva fatto ritorno a Nibiru molto tempo prima! Enki era molto sconcertato, cercava di comprendere il mistero e il suo presagio. Non era in grado di risolvere il mistero, però il messaggio gli era chiaro! Quella notte Enki si recò furtivamente alla capanna di canne dove riposava Ziusudra.
Per non infrangere il giuramento, il dio Enki non parlò a Ziusudra, bensì alla parete della capanna:
Svegliati! Svegliati!
Così esortava Enki rivolgendosi al muro di paglia, parlava protetto dal paravento di canne.
Quando Ziusudra dalle parole fu risvegliato, Enki, protetto dal paravento di canne gli disse:
Capanna di canne, capanna di canne! Presta attenzione alle mie parole, presta attenzione alle mie istruzioni!
Su tutte le abitazioni, su tutte le città infurierà una tempesta catastrofica.
Sarà la distruzione dell’Umanità e dei suoi figli.
Questa è la decisione finale, il verdetto dell’assemblea che Enlil ha riunito.
Questa è la decisione di Anu, di Enlil e di Ninmah.
Ora ascolta le mie parole, rispetta il messaggio che ti affido: abbandona la tua casa, costruisci una barca; rinuncia a ciò che possiedi e salva la tua vita!
La barca che devi costruire e le sue misure sono indicate su di una tavoletta.
Lascerò la tavoletta accanto alla parete della capanna di canne.
Assicurati che la barca sia coperta ovunque, il Sole dal suo interno non si deve scorgere.
I cavi devono essere molto forti, gli ingranaggi forti e stretti per respingere l’acqua.
Che la barca sia in grado di girarsi e rovesciarsi, così da sopravvivere alla valanga d’acqua!
In sette giorni la costruirai, vi farai entrare la tua famiglia e i tuoi parenti.
Nella barca stipa cibo e acqua da bere, porta con te anche gli animali domestici.
Poi, il giorno prescelto, ti sarà dato un segnale.
Quel giorno, un nocchiero, che conosce bene le acque, da me incaricato, verrà da te.
Quel giorno dovrai entrare nella barca, sigillare il portello. Un Diluvio travolgente, proveniente da sud, devasterà le terre e ogni forma di vita. Solleverà la tua barca dagli ormeggi, la barca si girerà e si rigirerà. Non temere il nocchiero ti condurrà in un porto sicuro. Grazie a te i semi dell’Uomo Civilizzato sopravviveranno! Quando la voce di Enki tacque, Ziusudra era in preda all’eccitazione, cadde prostrato sulle ginocchia: Mio Signore! Mio Signore! Così urlò. Ho udito la tua voce.
Che io possa scorgere il tuo volto! Non ho parlato a te, Ziusudra, bensì al muro di canne ho parlato! Così disse Enki. Per decisione di Enlil, sono legato da un giuramento, vincolato da quanto giurarono gli Anunnaki. Se dovessi mai vedere il mio volto, certamente come tutti i Terrestri periresti! Ora, capanna di canne, dài ascolto alle mie parole:
lo scopo della barca, deve rimanere un segreto fra te e gli Anunnaki! Quando la gente ti farà domande, così parlerai a loro:
il dio Enlil si è infuriato con il mio dio Enki. Mi sto recando alla dimora di Enki nell’Abzu, perché Enlil possa essere placato! Calò poi il silenzio.
Ziusudra uscì da dietro il paravento di canne: vide una tavoletta di lapislazzuli brillare alla luce della Luna e la raccolse. Vi era disegnata l’immagine di una barca, delle tacche ne indicavano le
misure. Ziusudra era il più saggio fra gli Uomini Civilizzati, comprese perciò quanto aveva udito. Al mattino parlò così alla gente della sua città. Il dio Enlil si è infuriato con il mio dio Enki. Per questo motivo il dio Enlil mi è ostile.
In questa città non posso più restare, né posso più mettere piede nell’Eden.
Navigherò fino all’Abzu, il regno del dio Enki. Partirò da qui per sempre, a bordo di una barca che devo costruire in fretta.
Così la collera del dio Enlil si placherà, gli stenti avranno fine.
Da quel momento il dio Enlil su di voi riverserà abbondanza!
La mattina non era ancora terminata quando la gente si raccolse intorno a Ziusudra.
Si incoraggiarono a vicenda per aiutarlo a costruire in fretta la barca.
Gli anziani trasportavano il legname, i più giovani portavano il bitume prelevato nelle paludi.
Mentre i falegnami inchiodavano insieme le tavole, in un calderone Ziusudra fuse il bitume.
Con esso rese la barca a tenuta stagna sia all’interno che all’esterno.
La barca venne completata il quinto giorno, era proprio uguale al disegno inciso sulla tavoletta.
Ansiosa di vederla partire, la gente della città portò alla barca cibo e acqua.
Si tolsero da bocca il cibo; avevano fretta di placare Enlil!
Vennero introdotti nella barca anche gli animali a quattro zampe, gli uccelli del cielo vi entrarono di loro spontanea volontà.
Nella barca si rinchiusero Ziusudra, la sua sposa e i suoi figli, vennero anche le loro mogli e i loro figli.
Chiunque desideri venire alla dimora del dio Enki, che salga a bordo!
Così parlò Ziusudra alla gente lì radunata.
Pregustando l’abbondanza promessa loro da Enlil, solo pochi degli artigiani risposero all’invito.
Il sesto giorno Ninagal, il Signore delle Grandi Acque, giunse alla barca.
Era un figlio di Enki, era stato scelto per essere il nocchiere.
Teneva fra le mani una scatola di legno di cedro, nella barca la tenne accanto a sé.
Contiene le essenze della vita e le uova della vita delle creature viventi, raccolte da Enki e da Ninmah.
Affinché siano protette dalla collera di Enlil, per far risorgere la vita se la Terra mai lo vorrà!
Così spiegò Ninagal a Ziusudra; tutte le bestie, a due a due, trovarono poi rifugio nella barca.
Ninagal e Ziusudra attesero così nella barca lo scoccare del settimo giorno.
Il Diluvio era atteso nel centoventesimo Shar. Nel decimo Shar della vita di Ziusudra il Diluvio era imminente. Nella stazione della Costellazione del Leone incombeva la valanga.

Questo è ora il racconto del Diluvio che infuriò sulla Terra e di come gli Anunnaki fuggirono via e di come Ziusudra sopravvisse all’interno della sua barca.
Per giorni interi prima del Giorno del Diluvio la Terra rombava, gemeva, come se soffrisse.
Per notti intere prima che la calamità si avventasse sulla Terra, Nibiru nei cieli era una stella risplendente.
Poi di giorno calò il buio, di notte la Luna sembrava essere stata ingoiata da un mostro.
La Terra iniziò a tremare, agitata da una forza di attrazione fino ad allora sconosciuta.
Nel chiarore dell’alba una nube scura sorse dall’orizzonte.
La luce della mattina si trasformò in oscurità, come se fosse velata dall’ombra della morte.
Poi esplose il suono del rombo di un tuono, i lampi accesero i cieli.
Partiamo! Partiamo! Utu dette il segnale agli Anunnaki.
Rannicchiati nelle barche celesti, gli Anunnaki furono sollevati verso il cielo.
Da Shurubak, distante diciotto leghe, Ninagal scorse il fulgore delle eruzioni.
Chiudi! Chiudi il portello! Ninagal urlò a Ziusudra.
Insieme tirarono giù la botola che chiudeva il portello.
La barca era a tenuta stagna, completamente sigillata; al suo interno non un raggio di Sole vi penetrava.
Quel giorno, quel giorno indimenticabile, con un tremendo boato il Diluvio ebbe inizio.
Nella Terra Bianca, nelle viscere della Terra, le fondamenta della Terra tremavano.
Poi con un rombo, pari a migliaia di tuoni, la coltre ghiacciata scivolò via dalle sue fondamenta.
Era spinta via dalla forza di attrazione invisibile della rete di Nibiru, nel mare del sud si andava a schiantare.
Una lastra di ghiaccio si frantumava contro un’altra.
La superficie della Terra Bianca si sgretolava come il guscio rotto di un uovo.
All’improvviso un’onda di marea si sollevò, il muro d’acqua raggiunse i cieli.
Una tempesta, con una violenza mai vista prima, iniziò a ululare dal cuore della Terra.
I suoi venti spingevano il muro d’acqua, l’onda di marea volgeva verso nord.
II muro di acqua correva verso nord, ormai già minacciava le terre dell’Abzu.
Da lì viaggiò poi verso le terre abitate, invase l’Eden.
Quando l’onda di marea, il muro di acqua, raggiunse Shurubak, l’onda di marea sollevò dagli ormeggi l’imbarcazione di Ziusudra.
La sballottò e, come un abisso d’acqua, la ingoiò.
Pur se completamente sommersa, la barca resistette, nemmeno una goccia di acqua penetrò al suo interno.
Fuori l’onda della tempesta colse di sorpresa la gente, come in un duello mortale la sconfisse.
Nessuno fu in grado di vedere il suo vicino, il terreno svanì, tutto venne ingoiato dalle acque.
Tutto ciò che un tempo era stato sul terreno fu spazzato via dalle acque impetuose.
Prima che il giorno finisse, il muro di acqua, acquistando velocità, ingoiò le montagne.
Nelle loro barche celesti gli Anunnaki orbitavano intorno alla Terra.
Affollando gli scompartimenti, si rannicchiarono contro le paratie esterne.
Si sforzavano di vedere cosa accadeva alla Terra, proprio lì sotto di loro.
Dalla barca celeste nella quale era, Ninmah gridò come una donna in travaglio:
Le mie creature riempiono le acque come libellule annegate in uno stagno.
Ogni forma di vita è stata spazzata via dall’ondata del mare in tempesta! Così piangeva e gemeva Ninmah.
Anche Inanna, che era con lei, piangeva e gemeva.
Tutto ciò che è sotto di noi, tutto quanto aveva vita si è tramutato in argilla!
Così piangevano Ninmah e Inanna; piangevano, lasciando libero sfogo al loro dolore.
Nell’altra barca celeste gli Anunnaki erano umiliati alla vista della furia irrefrenabile.
Con sgomento in quei giorni furono testimoni di una forza più grande della loro.
Avevano fame dei frutti della Terra, avevano sete dell’elisir fermentato.
I giorni andati, ahimè, si sono trasformati in argilla! Così si dicevano gli Anunnaki.
Dopo l’immensa ondata di marea, che spazzò la Terra, le chiuse dei cieli si aprirono e una pioggia torrenziale si abbatté sulla Terra.
Per sette giorni le acque che venivano dall’alto si mescolarono alle acque nella Grande Terra Inferiore.
Poi il muro di acqua, avendo raggiunto il suo limite, cessò l’attacco.
Ma per quaranta giorni e quaranta notti le piogge continuarono a cadere dai cieli.
Dai loro punti di osservazione gli Anunnaki guardarono in basso: laddove un tempo c’era terra asciutta, ora si stendeva un mare di acqua.
Laddove un tempo le montagne svettavano verso il cielo, ora le loro cime spuntavano come isole nel mare.
E tutto ciò che viveva sulla terraferma perì nella valanga delle acque.
Poi, come al Principio, le acque si riunirono nei loro bacini.
Rollarono avanti e indietro, giorno dopo giorno; il livello dell’acqua si abbassò.
Poi quaranta giorni dopo che il Diluvio aveva imperversato sulla Terra, anche le piogge si arrestarono.
Dopo quaranta giorni Ziusudra aprì il portello della barca, per capire dove si trovava.
Era un giorno luminoso, soffiava una brezza gentile.
Tutta sola, senza nessun altro segno di vita, la barca dondolava in un mare sconfinato.
L’umanità e ogni forma vitale erano scomparse dalla faccia della Terra.
Nessun altro oltre a noi è sopravvissuto, ma non vi è terraferma sulla quale posare il piede!
Questo disse Ziusudra ai suoi familiari, seduto in preda allo sconforto.
In quel momento Ninagal, nominato da Enki, diresse la barca verso le vette gemelle di Arrata.
Costruì una vela e condusse la barca verso il Monte della Salvezza.
Ziusudra era impaziente; fece uscire gli uccelli che erano a bordo.
Li mandò in ricognizione, per vedere se c’era terra asciutta, se c’era vegetazione.
Inviò una rondine, inviò un corvo; entrambi fecero ritorno alla barca.
Fece volare fuori una colomba, con un ramoscello nel becco alla barca tornò!
Così Ziusudra seppe che la terra asciutta era emersa dalle acque.
Dopo alcuni giorni la barca si arenò contro alcune rocce:
Il Diluvio è finito siamo giunti al Monte della Salvezza! Così Ninagal disse a Ziusudra.
Aprendo il portello a chiusura stagna, Ziusudra emerse dalla barca. Il cielo era sereno, il Sole splendeva, una brezza leggera soffiava.
In fretta esortò moglie e figli a uscire all’aperto.
Lodiamo il dio Enki, il dio Enki ringraziamo! Così disse loro Ziusudra.
Insieme ai suoi figli raccolse delle pietre, con loro eresse un altare.
Poi sull’altare accese un fuoco, fece un fuoco con incenso aromatico.
Scelse un agnello, uno senza macchia, per il sacrificio.
E sull’altare offrì in sacrificio l’agnello a Enki.
Fu allora che Enlil, dalla sua barca celeste inviò un messaggio a Enki:
Dalle barche celesti scendiamo sulla vetta a bordo dei Turbini di Vento del Monte Arrata.
Potremo così valutare la situazione, stabilire il da farsi!
Mentre gli altri, a bordo delle barche celesti, continuavano a orbitare intorno alla Terra, Enlil ed Enki nei Turbini di Vento discesero sulla vetta dell’Arrata.
I due fratelli si vennero incontro sorridendo, con gioia si abbracciarono.
Poi Enlil fu incuriosito dall’odore del fuoco e della carne arrosto. Cos’è questo? Così chiese urlando al fratello. Qualcuno è forse riuscito a sopravvivere al Diluvio? Andiamo a vedere! Gli rispose docilmente Enki.
Nei loro Turbini di Vento volarono verso l’altra vetta dell’Arrata.
Scorsero l’imbarcazione di Ziusudra, discesero nei pressi dell’altare da lui eretto. Quando Enlil scorse i superstiti, fra i quali anche Ninagal, la sua furia non ebbe limiti. Tutti i Terrestri dovevano perire! Così urlò con collera.
Infuriato così si rivolse a Enki: era pronto a uccidere il fratello con le sue stesse mani. Non è un semplice mortale, è mio figlio!
Urlò allora Enki additando Ziusudra. Per un momento Enlil esitò. Hai infranto il giuramento!
Così disse poi urlando a Enki. Ho parlato alla parete di canne, non a Ziusudra! Così gli rispose Enki.
Raccontò poi a Enlil della visione avuta in sogno. A quel punto, avvisati da Ninagal, Ninurta e Ninmah toccarono terra a bordo dei loro Turbini di Vento. Dopo aver udito il racconto degli eventi, Ninurta e Ninmah non mostrarono alcuna collera. La volontà del Creatore di Tutte le Cose deve dunque essere che l’Umanità sopravviva! Così disse Ninurta a suo padre. Ninmah toccò la sua collana di cristalli, dono di Anu, e su di essa giurò: Giuro che l’annientamento dell’Umanità non si ripeterà mai più! Con toni più dolci, Enlil prese per mano Ziusudra ed Emzara, sua sposa, così li benedisse: Crescete e moltiplicatevi, e del vostro seme riempite la Terra! Così ebbero fine i Tempi Antichi.
Questo è ora il racconto di come rinacque la vita sulla Terra, e di come una nuova fonte di oro e altri Terrestri vennero scoperti al di là degli oceani.
Fu dopo l’incontro sull’Arrata che le acque del Diluvio continuarono a ritirarsi.
E la Terra, gradualmente, dalle acque iniziò a riemergere.
Le regioni montuose erano per lo più intatte, ma le vallate erano sepolte sotto fango e melma.
A bordo delle navi celesti e dai Turbini di Vento gli Anunnaki compirono una ricognizione dei paesaggi sottostanti.
Tutto ciò che nei Tempi Antichi esisteva nell’Eden e nell’Abzu, era ora sepolto sotto il fango!
Eridu, Nibru–ki, Shurubak, Sippar erano scomparse, completamente cancellate.
Ma nelle Montagne del Cedro, nella luce del Sole, brillava ancora la grande piattaforma di pietra.
Il Luogo dell’Atterraggio, creato nei Tempi Antichi, era ancora in piedi!
Uno dopo l’altro i Turbini di Vento atterrarono sulla piattaforma.
La piattaforma era intatta; all’angolo della rampa di lancio gli enormi blocchi di pietra erano rimasti al loro posto.
Ripulendo dai detriti e dai rami d’albero, i primi fecero segno ai Carri Celesti di atterrare.
Uno dopo l’altro i Carri Celesti scesero, sulla piattaforma essi atterrarono.
Vennero allora inviate notizie a Marduk su Lahmu e a Nannar sulla Luna.
E anche loro fecero ritorno sulla Terra, discesero al Luogo dell’Atterraggio.
Poi gli Anunnaki e gli Igigi così riuniti vennero convocati in assemblea da Enlil.
Siamo sopravvissuti al Diluvio, ma la Terra è devastata! Così disse loro Enlil.
Dobbiamo valutare tutti i modi per ritornare a una vita normale, che sia sulla Terra o altrove!
Lahmu è stata devastata dal passaggio di Nibiru! Così riferì Marduk.
La sua atmosfera è stata risucchiata, le sue acque sono poi evaporate, si è trasformata in un luogo di tempeste di polvere!
La Luna, da sola, non è in grado di sostenere la vita, la sosta è possibile solo con le maschere di Aquila!
Questo raccontò Nannar agli altri, e poi continuò con parole di affetto.
Una volta lì, è difficile rammentare che era a capo dei nemici di Tiamat.
Una compagna della Terra, strettamente legata al destino della Terra!
Con affetto Enlil posò il braccio sulle spalle del proprio figlio. Ora è della sopravvivenza che dobbiamo preoccuparci!
Così Enlil dolcemente replicò a Nannar: ora il sostentamento deve essere la nostra principale preoccupazione!
Esaminiamo la Camera della Creazione che è ancora sigillata; forse vi ritroveremo i semi di Nibiru!
Così disse Enlil a Enki, ricordandogli dei cereali un tempo creati.
Sul fianco della piattaforma, ripulito dal fango, trovarono il pozzo dei Tempi Remoti.
Sollevarono la pietra che ne bloccava l’ingresso, entrarono nel santuario.
Le casse di diorite erano chiuse con sigilli, ne aprirono i sigilli con una chiave di rame.
Al loro interno, in recipienti di cristallo, erano riposti i semi dei cereali di Nibiru!
Una volta all’aperto, Enlil affidò i semi a Ninurta; così gli disse:
Và, terrazza il fianco della montagna, che i cereali di Nibiru ancora una volta diano il pane!
Nelle Montagne del Cedro e anche fra le altre montagne, con dighe Ninurta arginò le cascate d’acqua.
Una volta costruite le terrazze, insegnò al più anziano dei figli di Ziusudra a coltivare i campi.
A Ishkur, il figlio più giovane, Enlil assegnò un altro compito:
Laddove le acque si sono ritirate, và e trova gli ultimi alberi che danno i frutti!
A Ishkur venne assegnato il figlio più giovane di Ziusudra come coltivatore dei frutti.
Il primo frutto che essi trovarono, era l’uva portata da Ninmah.
Del suo succo, noto come l’elisir degli Anunnaki, Ziusudra bevve un sorso.
Da un sorso e da un altro ancora, Ziusudra venne poi sopraffatto, come un ubriaco si addormentò!
Allora Enki consegnò un dono agli Anunnaki e ai Terrestri.
Aprì lo scrigno, che Ninagal aveva portato, annunciò a tutti il suo sorprendente contenuto.
Le essenze della vita e le uova della vita possono essere combinate nel ventre degli animali a quattro zampe, salvati nella barca di Ziusudra.
Si moltiplicheranno pecore che daranno carne e lana, noi tutti avremo bestiame per latte e pellami.
Poi la Terra sarà ripopolata da altre creature viventi!
Enki affidò il compito della pastorizia a Dumuzi, in questo compito lo assisteva il figlio di mezzo di Ziusudra.
Poi, Enki rivolse la propria attenzione alla bruna massa terrestre, laddove un tempo era stato il suo regno e quello dei suoi figli!
Con Ninagal creò degli argini fra le montagne alla confluenza di acque vorticose.
Cascate impetuose convogliò in un lago, così che le acque, nel lago si raccogliessero.
Poi, insieme a Marduk, ispezionò le terre fra l’Abzu e il Grande Mare.
Laddove un tempo c’erano abitazioni, rifletté su come prosciugare le valli del fiume.
A metà del corso del fiume, dove le acque formavano una cascata, dalle acque fece sorgere un’isola.
Nelle sue viscere creò due grotte gemelle, sopra di esse con delle pietre creò delle chiuse.
Da lì scavò due canali nelle rocce, creò due canali per convogliarvi le acque.
Così era in grado di rallentare o di far accelerare il flusso delle acque che defluivano dagli altipiani.
Con dighe, chiuse e i due canali regolava così le acque.
Dall’Isola della Caverna, l’Isola di Abu, nella valle del fiume serpeggiante, fece emergere dalle acque.
Nella Terra dei Due Canali, Enki creò un’abitazione per Dumuzi e i pastori.
Con soddisfazione Enlil inviò notizia di tutto ciò a Nibiru; con parole preoccupate Nibiru rispose:
il passaggio ravvicinato, che ha causato tanta devastazione sulla Terra e su Lahmu, ha provocato molti danni anche su Nibiru, Lo scudo di polvere d’oro è stato lacerato, l’atmosfera si sta nuovamente rarefacendo.
Abbiamo bisogno in fretta di nuovi rifornimenti di oro!
Enki non perse tempo e si recò nell’Abzu, viaggiò con Gibil, suo figlio, per cercare l’oro.
Tutte le miniere d’oro erano scomparse, dalla valanga d’acqua erano state sepolte.
Da tempo, nell’Eden, anche Bad–Tibira non esisteva più, a Sippar non esisteva più un Luogo dei Carri!
Le centinaia di Anunnaki, che erano stati sfruttati nelle miniere di Bad–Tibira, avevano ormai abbandonato la Terra.
La moltitudine dei Terrestri, coloro che avevano lavorato come Lavoratori Primitivi, erano stati trasformati in argilla dal Diluvio.
Dalla Terra non possiamo estrarre più alcun oro! Enki ed Enlil questo messaggio irradiarono su Nibiru. Sulla Terra e su Nibiru regnava la disperazione.
Fu allora che Ninurta completò i suoi compiti nelle Montagne del Cedro.
Compì ancora un viaggio nelle regioni montuose al di là degli oceani.
Da quelle lande, sull’altro versante della Terra, irradiò parole che suscitarono stupore.
La valanga di acque ha inciso profonde ferite nei fianchi delle montagne.
Dai fianchi delle montagne enormi quantità di oro, pepite grandi e piccole, sono cadute nei fiumi a valle.
L’oro potrà essere recuperato senza nemmeno fare la fatica di estrarlo!
Enlil ed Enki si precipitarono alla lontana regione montuosa, con stupore osservarono quanto era stato scoperto: oro, oro puro, che non aveva bisogno né di essere raffinato, né di essere fuso, giaceva tutt’intorno a loro!
E un miracolo! Così disse Enki a Enlil. Ciò che Nibiru aveva chiesto, Nibiru stessa aveva rettificato!
La mano invisibile del Creatore di Tutte le Cose permette la vita su Nibiru! Così disse Enlil.
Chi raccoglierà ora le pepite, come le invieremo a Nibiru? Così si chiesero i capi.
Alla prima domanda Ninurta aveva già pronta la risposta:
Nelle alte regioni montuose di questo versante della Terra sono sopravvissuti alcuni Terrestri!
Sono i discendenti di Caino, loro sanno come manipolare i metalli.
I loro capi sono quattro fratelli e quattro sorelle, a bordo di zattere si sono salvati.
Ora la cima della loro montagna non è altro che un’isola al centro di un grande lago.
Mi ricordano come il protettore dei loro antenati, mi chiamano il Grande Protettore!
Alla notizia che altri Terrestri si erano salvati i capi si sentirono rincuorati.
Persino Enlil, che aveva progettato la fine di tutta l’Umanità, non era più in collera.
È la volontà del Creatore di Tutte le Cose! Così si dissero.
Che sia dunque costruito un nuovo Luogo per i Carri Celesti, per inviare da lì Toro a Nibiru!
Si misero alla ricerca di una nuova pianura il cui suolo si fosse inaridito e indurito.
Nelle vicinanze del Luogo dell’Atterraggio, in una penisola desolata, trovarono questa pianura.
Era piatta come un lago dalle acque calme, circondata da bianche montagne.

Questo è ora il racconto del nuovo Luogo dei Carri Celesti, e dei due monti gemelli creati artificialmente, e di come Marduk usurpò l’immagine del leone.
Nella penisola scelta dagli Anunnaki, le Vie celesti di Anu e di Enlil si rispecchiavano sulla Terra.
Che il nuovo Luogo dei Carri Celesti sia posizionato proprio su quel confine.
Che il cuore della pianura rifletta i cieli! Così suggerì Enlil a Enki.
Una volta che Enki fu d’accordo, Enlil, dai cieli, prese le misure.
Su di una tavoletta incise un grande progetto, perché tutti lo potessero vedere.
Che il Luogo dell’Atterraggio nelle Montagne del Cedro sia incluso nel progetto! Così disse.
Misurò la distanza fra il Luogo dell’Atterraggio e il Luogo dei Carri.
Al centro dei due luoghi progettò un nuovo Centro di Controllo Missione: lì scelse un monte adatto, il Monte Che Indica il Cammino, così lo chiamò.
Ordinò che vi venisse costruita una piattaforma di pietre, simile a quella del Luogo dell’Atterraggio, ma più piccola.
Al suo centro una grande roccia fu incisa all’interno e all’esterno, venne creata per ospitare un nuovo Legame Cielo–Terra.
Venne creata per sostituire il ruolo svolto da Nibru–ki, prima del Diluvio; sarebbe stata un nuovo Ombelico della Terra.
Il Sentiero di Atterraggio sarebbe stato ancorato alle cime gemelle dell’Arrata, al nord.
Per demarcare il Corridoio di Atterraggio Enlil richiese altre due vette Gemelle.
Per delimitare così il confine del Corridoio di Atterraggio, per consentire l’ascesa e la discesa.
Nella parte meridionale della desolata penisola, in un luogo montuoso, Enlil selezionò cime gemelle vicine, a esse ancorò il confine meridionale.
Non vi erano montagne laddove era necessaria la seconda coppia di cime gemelle.
Dal suolo sporgeva solo una terra pianeggiante, sopra alla valle ostruita dall’acqua.
Vi possiamo erigere sopra vette artificiali! Così disse Ningishzidda ai capi.
Disegnò per loro su una tavoletta, l’immagine di cime piatte ai lati svettanti verso i cieli.
Se si può fare, che così sia! Così approvò Enlil. Che fungano anche da faro!
Sulla terra piatta, sopra la valle del fiume, Ningishzidda costruì un modello in scala.
Lo usò per perfezionare gli angoli apicali e i quattro lati lisci.
Accanto vi mise una vetta più grande, ne orientò i lati in corrispondenza dei punti cardinali della Terra.
Gli Anunnaki, con i loro strumenti, tagliarono le pietre e le usarono per costruire.
Accanto, in un luogo ben preciso, Ningishzidda collocò la seconda vetta.
La progettò munita di gallerie e camere per i cristalli pulsanti.
Quando questa cima mirabile svettò contro il cielo, i capi vennero invitati a porvi la pietra apicale.
Di argentone, una lega creata da Gibil, la Pietra Apicale era fatta. Rifletteva la luce del Sole all’orizzonte, di notte era come una colonna di fuoco. Il potere di tutti i cristalli si concentrava in un raggio sui cieli. Quando le opere mirabili, progettate da Ningishzidda, furono completate e pronte. I capi degli Anunnaki entrarono nella Grande Vetta Gemella, e grande fu il loro stupore per quanto videro. Ekur, la Casa Che è Come una Montagna, così la chiamarono, era un faro per i cieli. Proclamava al mondo che gli Anunnaki erano sopravvissuti al Diluvio e che in eterno avrebbero regnato. Ora il Luogo dei Carri Celesti può ricevere l’oro che proviene da oltremare. Da lì i carri trasporteranno su Nibiru l’oro necessario alla sopravvivenza. Saliranno da lì, verso est, laddove il Sole sorge il giorno designato. Discenderanno da lì, verso sudovest, laddove il Sole tramonta il giorno designato! Poi Enlil attivò i cristalli di Nibiru con le sue stesse mani. Al loro interno luci misteriose iniziarono a tremolare, un ronzio magico ruppe il silenzio. Fuori, all’improvviso, la pietra apicale iniziò a brillare, era più lucente del Sole. La moltitudine di Anunnaki lì riuniti proruppe in un grido di gioia. Ninmah, commossa dall’evento, recitò e cantò un poema: La casa che è come una montagna, la casa con una cima appuntita, è attrezzata per Cielo–Terra, è opera degli Anunnaki. Casa luminosa e scura, casa del cielo e della Terra, per le barche celesti è stata assemblata, dagli Anunnaki è stata eretta. Casa il cui interno brilla di una luce rossastra, emette un raggio pulsante che raggiunge luoghi lontani e alti.
Nobile montagna delle montagne, costruita grande e sublime, sarai al di là della comprensione dei Terrestri. Casa di nobili strumenti, casa
sublime dell’eternità. Le pietre delle sue fondamenta lambiscono l’acqua, la sua grande circonferenza è fissata nell’argilla. Casa le cui parti sono abilmente intessute insieme. Luogo di riposo per i grandi dèi che orbitano nei cieli. Casa che è un punto di riferimento per le navicelle spaziali, casa impenetrabile. L’Ekur è benedetto dallo stesso Anu. Così Ninmah cantò e recitò alla celebrazione. Mentre gli Anunnaki celebravano la loro mirabile opera, Enki suggerì allora a Enlil: Quando in futuro ci si chiederà: quando e chi ha creato queste meraviglie? Che sia creato un monumento accanto alle cime gemelle, che annunci l’Era del Leone. Che il suo volto sia quello di Ningishzidda, l’artefice delle vette. Che guardi proprio verso il Luogo dei Carri Celesti! Che riveli alle generazioni future quando fu costruita, da chi e quale era la sua funzione! Così suggerì Enki a Enlil. Enlil approvò le sue parole e così disse a Enki: Utu deve essere di nuovo il comandante del Luogo dei Carri Celesti. Che il leone che guarda, sia rivolto precisamente a est, che sia a immagine di Ningishzidda! Mentre era in corso il lavoro di incidere e plasmare il leone dalla roccia, Marduk rammaricato queste parole disse a suo padre: Mi promettesti il dominio di tutta la Terra. Ora comando e gloria sono concessi ad altri, io rimango senza compito o regno. Le montagne artificiali si trovano in quello che un tempo era il mio dominio, il leone deve essere fatto a mia immagine! Ningishzidda si incollerì per le parole di Marduk, anche gli altri figli furono irritati.
Anche Ninurta e i suoi fratelli furono coinvolti dal clamore per rivendicare i domini.
Ciascuno chiedeva terre per sé e per i fedeli Terrestri!
Che la celebrazione non si trasformi in lite! Così la voce di Ninmah si levò sopra le altre.
La Terra è ancora in rovina, noi Anunnaki siamo in pochi, e fra i Terrestri solo pochi sono i superstiti!
Che Marduk non privi Ningishzidda dell’onore, ma diamo anche ascolto alle parole di Marduk!
Così parlò Ninmah, la pacificatrice, ai capi in lotta.
Perché continui a regnare la pace, dobbiamo spartirci le terre abitabili! Così Enlil disse a Enki.
Furono d’accordo di assegnare la penisola a Ninmah, la Pacificatrice, perché la penisola non diventasse una terra contesa.
La chiamarono Tilmun, Terra dei Missili; ai Terrestri era però vietata.
Le terre abitabili a est vennero concesse a Enlil e ai suoi figli.
Vi avrebbero abitato i discendenti dei due figli di Ziusudra, Shem e Yafet.
La bruna massa terrestre, che includeva anche l’Abzu, venne concessa a Enki e al suo clan.
Ham, il figlio di mezzo di Ziusudra, fu scelto affinché vi abitasse.
Per placare Marduk, Enki propose di nominarlo loro signore, il signore delle loro Terre.
Che il tuo desiderio sia esaudito! Così Enlil disse a Enki.
A Tilmun, nel sud montuoso, Ninurta costruì una dimora per Ninmah, sua madre.
Sorse accanto a una sorgente con alberi da dattero, in una verde vallata.
Ninurta coltivò la vetta a terrazze, per Ninmah piantò un giardino fragrante.
Quando tutto ciò fu terminato, un segnale venne dato a tutti gli avamposti sulla Terra.
Dalle regioni montuose, attraverso gli oceani, i Turbini di Vento portarono pepite d’oro.L’oro fu sollevato dal Luogo dei Carri Celesti e fu trasportato a Nibiru. In quel giorno memorabile Enki ed Enlil così si dissero, in pieno accordo: Onoriamo Ninmah, la pacificatrice, con un nuovo epiteto: Ninharsag, Signora delle Vette Montuose, che questo sia il suo nome! L’onore venne conferito a Ninmah per acclamazione: da allora in poi venne chiamata Ninharsag. Che sulla Terra sia lodata Ninharsag, la Pacificatrice! Così proclamarono all’unisono gli Anunnaki!

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