Cerca nel blog

giovedì 18 giugno 2015

IL DIO NANNA/SIN CHIAMATO "DIVINA FALCE DI LUNA"


Collegandoci con il capitolo precedente dove si parla della gelosia del Dio Enki su suo fratello Enlil sulla legittimità al trono ci si rende conto di come in quel periodo gli Anunnaki erano in discordanza fra di loro,adesso entra in scena il Dio Nanna primo genito di Enlil e della sua sposa ufficiale Ninlil.Noi conosciamo Nanna (forma abbreviata di NAN.NAR,"splendente") soprattutto con il suo nome accadico o semitico di Sin. Come primogenito di Enlil, egli aveva la sovranità sulla più nota città-stato di Sumer, Ur ("La città"). Qui sorgeva in suo onore un tempio chiamato E.GISH.NU.GAL ("casa del seme del trono"), dal quale Nanna e sua moglie NIN.GAL ("Grande signora") governavano la vita della città e del suo popolo con grande benevolenza, ricambiati dall'affetto della gente, chechiamava il dio con il soprannome di "Padre Nanna" o con altri nomignoli affettuosi.Il popolo attribuiva direttamente a Nanna la prosperità di Ur. Shulgi, che per grazia del dio regnava a Ur alla fine del II millennio a.C, descrisse la "casa" di Nanna come "una grande stalla piena di abbondanza", un "luogo ricco di offerte di pane", dove pecore e buoi si moltiplicavano e venivano macellati e dove cembali e tamburi suonavano una dolce musica. Amministrata dal dio-protettore Nanna, Ur divenne il granaio di Sumer, in grado di fornire cereali e bestiame a tutti gli altri templi. Un Lamento per la distruzione di Ur ci informa indirettamente di ciò che era Ur prima della sua fine:

Nei granai di Nanna non c'era più grano.
I pasti serali degli dèi furono soppressi;
nelle grandi sale, vino e miele finirono...
Nel grande forno del suo tempio,
non si preparano più buoi e pecore;
ogni rumore è ormai cessato
nel grande Luogo delle Catene di Nanna:
quel luogo dove si gridava di servire i buoi
è ora immerso in un silenzio opprimente...
Il mortaio e il pestello se ne stanno là, inerti...
Le barche delle offerte sono ormai vuote...
Non portano più offerte di pane a Enlil a Nippur.
Il fiume di Ur è vuoto, nessuna chiatta vi si muove...
Le sue rive non conoscono più il passo di un uomo;
non vi è ormai altro che erba alta.

Un'altra lamentazione, poi, particolarmente insolita perché scritta non dal popolo di Ur, ma dallo stesso dio Nanna e dalla sua sposa Ningal, parla di «ovili lasciati ormai alla furia del vento», di scuderie abbandonate, dei pastori e mandriani che se ne sono andati. I testi sumeri affermano che Nanna e Ningal lasciarono la città prima della sua caduta definitiva. Fu una partenza precipitosa, descritta in maniera davvero commovente.

Nanna, che tanto amava la sua città,
se ne andò dalla città.
Sin, che tanto amava Ur,
non stette più nella sua Casa.
Ningal...
in fuga dalla sua città attraverso un territorio nemico,
indossò una veste in fretta e furia
e se ne andò dalla sua Casa.

Nelle lamentazioni la caduta di Ur e l'esilio dei suoi dèi appaiono il risultato di un atto volontariamente deciso da Anu ed Enlil. Fu a loro che Nanna si appellò perché revocassero la punizione.

Che Anu, il re degli dèi,
gridi: «Ora basta»;
Che Enlil, il re di queste terre,
decreti un fato favorevole!

Rivolgendosi direttamente a Enlil, Sin «presentò il suo cuore sofferente a suo padre e si inchinò davanti a Enlil, il padre che lo aveva generato», implorandolo:

O padre che mi hai generato,
Fino a quando guarderai con ostilità
alla mia espiazione?
Fino a quando?...
Sul cuore oppresso che tu hai fatto
ondeggiare come una fiamma,
ti prego, getta un occhio amichevole.

Le lamentazioni non rivelano la causa dell'ira di Anu ed Enlil. Se tuttavia supponiamo che Nanna fosse Zu, la punizione a cui era stato sottoposto avrebbe potuto giustificare il suo tentativo di usurpazione. Ma era egli davvero Zu? Certamente poteva esserlo, dal momento che Zu disponeva di una qualche forma di macchina volante, 1'"uccello" nel quale era fuggito e da cui aveva combattuto Ninurta. Nei salmi sumerici si parla della sua "Barca del Cielo".

Padre Nanna, Signore di Ur...
la cui gloria sta nella sacra Barca del Cielo...
Signore, figlio primogenito di Enlil.
Quando nella Barca del Cielo tu ascendi
sei pieno di gloria.
Enlil ha adornato la tua mano
con uno scettro eterno
quando tu sali sopra Ur, nella Sacra Barca.

Vi è poi un'altra prova. L'altro nome di Nanna, Sin, derivava da SU.EN, un altro modo di pronunciare ZU.EN. Comunque disposte (zu.EN o EN.zu), queste due sillabe avevano sempre lo stesso significato: zu.EN, quindi, ovvero Nanna, altri non era che EN.ZU ("Il signore Zu"). Dobbiamo perciò concludere che fu proprio lui a rubare gli attributi di Enlil. Ed è per questo che, nonostante l'esortazione di Ea, il signore Zu (Sin) fu punito non con la morte ma con l'esilio. Sia i testi sumerici sia le testimonianze archeologiche indicano che Sin e la sua sposa fuggirono ad Haran, la città hurrita protetta da vari fiumi e montagne. Ed è bene ricordare che quando Abramo e i suoi lasciarono Ur sotto la guida di Terah, padre di Abramo, si diressero anch'essi verso Haran, dove rimasero per molti anni in attesa di raggiungere la Terra Promessa. Ur rimase sempre una città dedicata a Nanna/Sin, e tuttavia il dio deve aver fissato per lungo tempo la sua dimora ad Haran: questa, infatti, fu fatta somigliare in tutto e per tutto a Ur, con i suoi templi, i suoi edifici e le sue strade. André Parrot (Abraham et son temps, «Abramo e il suo tempo»), parlando delle analogie tra le due città, afferma che «tutto induce a credere che il culto di Harran non fosse che una copia esatta di quello di Ur». Quando, durante una campagna di scavi durata più di un cinquantennio, venne alla luce il tempio di Sin ad Haran - distrutto e ricostruito varie volte nel corso dei millenni - furono trovate anche due stele che recavano inciso un racconto molto particolare. Si tratta di una testimonianza dettata da Adadguppi, somma sacerdotessa di Sin, che afferma di aver pregato e preparato il ritorno di Sin, poiché, in un'imprecisata epoca precedente,Sin, il re di tutti gli dèi, si adirò con la sua città e con il suo tempio, e salì al Cielo.Che Sin, disgustato o disperato, avesse a un certo punto "fatto i bagagli" e fosse "salito al Cielo" è attestato anche da altre iscrizioni, dalle quali sappiamo che il re assiro Assurbanipal sequestrò ad alcuni nemici un sacro "sigillo cilindrico di preziosissimo diaspro" e "lo fece abbellire con un'immagine di Sin". Fece inoltre inscrivere sulla sacra pietra "un elogio di Sin, e lo appese al collo della statua del dio". Tale sigillo di pietra raffigurante Sin doveva essere una reliquia di tempi molto più antichi, poiché di esso si dice che «è quello il cui volto era stato danneggiato in quei tragici giorni in cui si compì la distruzione portata dal nemico». La somma sacerdotessa, che era nata durante il regno di Assurbanipal, doveva essere anch'essa di sangue reale. Nelle sue preghiere a Sin, ella proponeva una sorta di "patto": la restaurazione dei poteri del dio sui suoi avversari in cambio di un aiuto perché suo figlio Nabunaid potesse diventare re di Sumer e Akkad. Le fonti storiche ci confermano che nell'anno 555 a.C. Nabunaid, che comandava l'esercito babilonese, salì al trono per acclamazione dei suoi colleghi ufficiali, e che in questo era stato aiutato direttamente da Sin. Le iscrizioni di Nabunaid ci informano che «nel primo giorno della sua apparizione». Sin, usando "l'arma di Anu", riuscì a «toccare con un fascio di luce» i cieli e a schiacciare i nemici sulla Terra sottostante. Una volta vittorioso, Nabunaid mantenne la promessa che sua madre aveva fatto a Sin: ricostruì il tempio del dio chiamandolo E.HUL.HUL ("casa di grande gioia") e dichiarò Sin divinità suprema. Fu allora che Sin potè riunire nelle sue mani i poteri di Anu, di Enlil e di Ea, prendendo dunque su di sé tutti i "poteri celesti". Dopo aver dunque sconfitto l'usurpatore Marduk e trasferito su di sé addirittura i poteri del padre di Marduk, Ea, Sin assunse il titolo di "Divina Falce di Luna" e da allora venne chiamato Dio-Luna.Ma come mai Sin, che, come abbiamo visto, se ne era tornato in Cielo disgustato, aveva poi compiuto tutte queste imprese giù, sulla Terra? Nabunaid, confermando che in effetti Sin aveva «dimenticato la sua ira... e aveva deciso di tornare al tempio Ehulhul», gridava al miracolo. Un miracolo «che non avveniva in questa terra fin da tempi antichissimi» si era compiuto: una divinità «era scesa dal Cielo».

È questo il grande miracolo di Sin,
che non avveniva in questa terra
fin da tempi antichissimi;
che il popolo di quaggiù
non aveva mai visto, né scritto
su tavole d'argilla, affinché se ne preservasse la memoria;
che Sin,
Signore di tutti gli dèi e le dee
dalla sua residenza celeste
è disceso dal Cielo.

Purtroppo nessuna fonte ci precisa né dove né come Sin sia tornato sulla Terra. E se ci fosse un collegamento con l'episodio biblico in cui Giacobbe, venendo da Canaan per cercarsi una sposa "nel paese antico", vide nelle campagne fuori Haran «una scala alta dalla terra fino al cielo, e angeli del Signore salivano e scendevano su di essa»? Insieme ai poteri e al tempio di Nanna/Sin, Nabunaid restaurò anche i templi e il culto dei due figli gemelli di Sin, IN.ANNA ("signora di Anu") e UTU ("colui che brilla"). Essi erano figli di Sin e della sua sposa ufficiale Ningal e perciò erano, per diritto di nascita, membri della dinastia divina. Inanna era la primogenita, ma poiché il suo fratello gemello era un maschio, era lui il legittimo erede al trono. A differenza di Esaù e Giacobbe, i quali, trovandosi nella stessa situazione, furono sempre animati da un'accesa rivalità, i due figli di Sin andavano molto d'accordo: dividevano ogni esperienza e avventura della vita, si aiutavano reciprocamente, e quando Inanna dovette scegliere un marito tra due dèi, chiese anzitutto consiglio a suo fratello.

Nessun commento:

Posta un commento