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giovedì 11 giugno 2015

Corridoi di Volo (Pre e Post Diluviano)

Quando a Enlil e ai suoi figli venne assegnato il compito di creare un porto spaziale sul pianeta Terra, nella pianura posta tra i due fiumi della Mesopotamia, fu elaborato un progetto-guida iniziale;esso
prevedeva la scelta di una sede per il porto spaziale la determinazione di una traiettoria di volo e la creazione di attrezzature per la guida e il controllo della missione. La base spaziale venne fondata nel punto più alto del Vicino Oriente - monte Ararat - e venne tracciato un meridiano in direzione
nord-sud che la attraversava. Fu quindi fissata una traiettoria di volo sopra il Golfo Persico, molto lontano dalle catene montuose laterali,precisamente con un comodo angolo di 45°. Sippar - la
"Città dell'Uccello" - doveva essere fondata nel punto di incontro delle due linee, sulle rive dell'Eufrate. Furono poi tracciati gli schemi di cinque insediamenti, tutti equidistanti l'uno dall'altro, lungo la diagonale dell'angolo di 45°, L'insediamento centrale - Nippur ("II Luogo del Crocevia") - doveva servire come centro di controllo della missione. Altri insediamenti formavano un corridoio la cui forma ricorda quella di una freccia; tutte le linee convergevano verso Sippar. In questo
«eterno piano di terra» tutte le città erano disposte in modo da formare una freccia, che segnava la traiettoria di at-terraggio verso il porto spaziale di Sippar.
 
 
Tutto ciò, comunque, venne spazzato via dal Diluvio, circa 13.000 anni fa. Nel periodo immediatamente successivo rimase in funzione solo la Piattaforma di atterraggio a Baalbek e finché
non potè essere costruito un secondo porto spaziale, tutti gli atterraggi e tutti i decolli delle navette spaziali dovettero essere effettuati da qui. Dobbiamo credere che,per raggiunere quel luogo,chiuso
tra due catene montuose, gli Anunnaki confidassero solo nella loro abilità di piloti, o siamo autorizzati a pensare che, non appena poterono, cercarono di tracciare una sorta di "corridoio di discesa" che, attraverso dei punti di riferimento,facilitasse l'atterraggio a Baalbek? Con l'aiuto di alcune fotografie della Nasa, che ritraggono la Terra vista dallo spazio, è possibile osservare il Vicino Oriente come doveva apparire agli Anunnaki dalle loro navette.
 
Baalbek era là, un piccolo punto a nord. Quali erano i luoghi più adatti per tracciare un corridoio di discesa di forma triangolare? Lì vicino, verso sud-est, sorgeva nel Sinai meridionale un gruppo di montagne, al cui centro si trovava la cima più alta (ora conosciuta come monte Santa Caterina): essa poteva servire come segnale naturale per tracciare la linea sud-orientale. Ma dove trovare qualcosa di simile a nord-ovest, che potesse costituire il punto di riferimento per tracciare la linea settentrionale del triangolo? Le cose dovettero andare più o meno cosi: sulla navetta spaziale,il Controllore - un "Misuratore Divino" - diede un'occhiata alla Terra sotto di lui, quindi tornò a studiare le carte.
Molto lontano, oltre Baalbek, si intravedevano le due cime dell'Ararat;allora tracciò una linea retta che dall'Ararat passava per Baalbek e arrivava direttamente nel cuore dell'Egitto. Prese il compasso. Tenendo Baalbek come centro, tracciò un arco che passava per la cima più alta della penisola del Sinai dove l'arco intersecava la linea Ararat-Baalbek, disegnò una croce racchiusa in un cerchio. Poi tracciò due linee di uguale lunghezza, che collegavano Baalbek rispettivamente alla montagna
nel Sinai e al luogo segnato con una croce.
«Questo», disse, «sarà il nostro corridoio di discesa, e ci porterà dritti a Baalbek.»
«Ma signore», disse uno dei suoi a bordo, «dove avete segnato quella croce non c'è niente, niente che possa servirci come segnale guida!» «Allora dovremo costruire una piramide in quel punto», rispose il comandante. E proseguirono il volo,per annunciare la loro decisione.
C'è stata veramente una conversazione simile a bordo di una navetta spaziale degli Anunnaki? Naturalmente non lo sapremo mai (a meno che un giorno non si trovi un documento sul quale
sia stata registrata); qui abbiamo solo reso con un dialogo immaginario dei fatti sbalorditivi ma incontestabili:

- l'eccezionale piattaforma a Baalbek è lì fin dall'antichità, ed è intatta nella sua misteriosa immensità;

- il monte Santa Caterina, la cima più alta della penisola del Sinai, è ancora lì, venerato fin dall'antichità e circondato (insieme al suo vicino a vette gemelle, il monte Mussa) da leggende di angeli e di dèi;

- la Grande Piramide di Giza, con le sue due compagne e la straordinaria Sfinge, si trova precisamente sulla linea che unisce Ararat e Baalbek;

- la distanza che separa Baalbek dal monte Santa Caterina e dalla Grande Piramide di Giza è esattamente identica.

Ma questa, aggiungiamo subito, non è che una sola parte dello stupefacente reticolato che - come vedremo - tracciarono gli Anunnaki in relazione al loro porto spaziale post-diluviano. Perciò,
indipendentemente dal fatto che sulla navetta spaziale si fosse svolto o meno il dialogo che abbiamo riportato, siamo certi che fu proprio così che si iniziò la costruzione delle piramidi in Egitto.
Tutto era pronto per costruire un vero e proprio porto spaziale,ma ci voleva un corridoio di discesa molto più lungo di quello utilizzato a Baalbek. I nuovi progetti si basarono sui vecchi criteri, quelli, cioè, se-guiti per stabilire dove costruire il porto spaziale anti-diluviano e il relativo corridoio di attcrraggio. A quel tempo gli Anunnaki scelsero anzitutto, come loro punto focale, le due vette del Monte Ararat, le più alte dell'Asia occidentale e quindi l'ele-mento naturale più visibile dal cielo.
I successivi punti di riferimento naturali maggiormente visibili erano il fiume Eufrate e il Golfo Persico. Tracciando un'im-maginaria linea nord-sud dall'Ararat, gli Anunnaki decisero di costruire il porto spaziale dove questa linea intersecava il fiume. Poi, diagonalmente ad esso in direzione del Golfo Persico e con un angolo preciso di 45°, tracciarono la rotta di attcrraggio e, ai due lati di essa, costruirono le loro prime colonie, in modo che queste delimitassero un vero e proprio "corridoio" di atterrag-gio. Nel punto centrale fu fondata Nippur come centro di con-trollo della missione; tutte le altre colonie erano equidistanti dalla stessaLe Attrezzature spaziali post- diluviane vennero
progettate sulla base degli stessi principi. Le vette gemelle del Monte Ararat servirono come punto focale; una linea a 45° esatti contrassegnava la rotta di attcrraggio e una serie di punti di riferimento naturali e artificiali delimitava un corridoio di attcrraggio a forma di freccia. La differenza, tuttavia, era che questa volta gli Anunnaki avevano a loro disposizione, già bell'e pronta, la piattaforma della Montagna dei Cedri (Baalbek) e perciò la inglobarono nella loro mappa di atterraggio
Il Monte Ararat era il punto di riferimento più settentriona-le di questa mappa: da qui partiva il corridoio di atterraggio. La linea meridionale di esso congiungeva le due cime dell'Ararat con la vetta più alta della penisola del Sinai, l'Harsag (Monte Santa Caterina) e con il suo gemello, il Monte Mosè, un po' più basso.
 
La linea settentrionale del corridoio di atterraggio si estendeva dall'Ararat, attraverso la piattaforma di atterraggio di Baalbek, fin dentro l'Egitto; qui, però, il terreno era troppo piatto e non offriva punti di riferimento naturali: fu per questo, ne siamo certi, che gli Anunnaki procedettero a costruire le vette gemelle delle due grandi piramidi di Giza. Ma dove doveva sorgere questo nuovo punto di riferimento ar-tificiale? Qui entra in gioco una linea immaginaria est-ovest, che gli Anunnaki, nella loro scienza spaziale, avevano arbitrariamente elaborato. Essi avevano suddiviso i cieli attorno alla Terra in tre fa-sce o "vie". La più settentrionale era la "via di Enlil", quella me-ridionale la "via di Enki" e quella centrale la "via di Anu"; le tre vie erano separate da linee che noi oggi chiamiamo 30° parallelo nord e 30° parallelo sud. Sembra che il 30°. parallelo nord avesse un significato partico-lare, "sacro". Su di esso, fin dall'antichità, sono state fondate del-le città, dall'Egitto al Tibet. Fu scelto come linea sulla quale (al punto di intersezione con la linea Ararat-Baalbek) dovevano es-sere costruite le grandi piramidi; ed era anche la linea che dove-va indicare, nella pianura centrale del Sinai, il luogo del porto spaziale (SP). Un'altra linea, la rotta di atterraggio, posta esatta-mente nel mezzo del corridoio di atterraggio conduceva al punto preciso del 30° parallelo in cui sorgeva il porto spaziale. Ecco, dunque, a nostro avviso, come si arrivò a tracciare la mappa di atterraggio, come fu contrassegnato il luogo del porto spaziale e come e perché nacquero le grandi piramidi di Giza.
Fonte (Z.Sitchin)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


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