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giovedì 14 maggio 2015

India: il Ponte di Rama e le antiche tracce di una civiltà evoluta!

Ci siamo spesso avventurati nei misteri dell’India antica. Studiando ed analizzando i suoi segreti abbiamo cercato di sollevare quel velo di Maya che sembra talvolta oscurare ed eclissare molte sue antiche testimonianze. Ogni tassello sembra aprire nuovi orizzonti, ogni scoperta lascia trasparire incredibili verità!Spesso tra gli scettici si tende a sminuire il valore e l’importanza delle antiche vestigia presenti nel continente indiano. E’ un dato di fatto che lungo le coste del Golfo di Cambay, nel Tamil Nadu o a Mahabalipuram esistano sott’acqua antichissimi insediamenti urbani, traccie di una civiltà dimenticata che dopo la fine dell’ultima glaciazione e l’aumento dei livelli costieri del mare si trovò a fuggire repentinamente dalle loro città sacre. Una prova? La mitica Dwarka, la città Krishna nonché tra i sette luoghi più sacri dell’India, è stata riscoperta recentemente sommersa dalle onde del mare. Spedizioni di archeologi subacquei hanno potuto recuperare antichissimi manufatti nel sito oggi sommerso nonché di tracciare la pianta di un insediamento urbano gigantesco oggi nascosto sotto 40 metri d’acqua e dai sedimenti del tempo.Ma spostiamoci nel sud dell’India, nel Tamil Nadu, per osservare il retaggio che queste terre ancora mostrano ai nostri occhi. Una testimonianza tra tutte sembra superare ogni aspettativa, proponendosi come un elemento incontrovertibile dell’antica presenza in questi territori di una civiltà estremamente evoluta ed in grado non solo di solcare i cieli con i suoi Vimana ma anche di compiere mirabili opere di ingegneria ambientale paragonabili, se non superiori, a quelle odierne.


Le vestigia sommerse di Dwarka recentemente scoperte
Ma spostiamoci nel sud dell’India, nel Tamil Nadu, per osservare il retaggio che queste terre ancora mostrano ai nostri occhi. Una testimonianza tra tutte sembra superare ogni aspettativa, proponendosi come un elemento incontrovertibile dell’antica presenza in questi territori di una civiltà estremamente evoluta ed in grado non solo di solcare i cieli con i suoi Vimana ma anche di compiere mirabili opere di ingegneria ambientale paragonabili, se non superiori, a quelle odierne. Una catena di “rocce” collega l’India con l’isola di Sri Lanka, questa è la versione comunemente accettata dai geologi ma per gli Indù questo esilissimo lembo di terra costuisce i resti del Ponte di Rama (Setubandh nella lingua locale) una struttura che, come narrato nell’antico poema epico Ramayana, fu costruita dal dio Hanuman e dal suo esercito di uomini-scimmia per permettere al dio Rama di raggiungere la moglie Sita, tenuta prigioniera nell’isola dal demone Ravana. Lo Stretto di Palk separa la costa dello Stato indiano del Tamil Nadu dall’isola di Sri Lanka connettendo la Baia del Bengala a nordest con il Golfo di Mannar, a sud. Nel suo estremo meridionale lo stretto è costellato da una catena di basse isole rocciose e trami di barriera corallina a formare un istmo comunemente chiamato Ponte di Rama o, da tempi del Raj britannico, Adam’s bridgePonte di Adamo. Il Ponte di Rama si estende tra Dhanushkodi, sull’isola indiana di Rameswaram, e Talaimannar, fino all’isola cingalese di Mannar. L’isola di Rameswaram è collegata alla terra ferma indiana dal Ponte di Pamban, il più lungo ponte ferroviario dell’India, ben 2,3 Km.
L’industrializzazione moderna vorrebbe sfruttare questo stretto braccio di mare per costruire nel prossimo futuro un ponte che colleghi l’India all’isola di Ceylon ma il progetto di un ponte sul canale è da anni fortemente avversato dagli ambientalisti ma soprattutto da gruppi religiosi che vedono nel Ponte di Rama l’antichissima traccia delle imprese del divino Rama, narrate nella celebre epica Ramayana. E’ stato grazie alle recenti foto satellitari fornite dalla Nasa che gli ambientalisti indiani si sono ulteriormente convinti della veridicità delle loro leggende. Queste foto rivelerebbero una curvatura e una disposizione delle rocce che possono solo spiegarsi con l’intervento umano. A tutto ciò si aggiunge il fatto che questo ponte fu realmente nell’antichità un passaggio transitabile a piedi fino al XVsecolo, quando un ciclone mutò le profondità marine sommergendo il buona parte del percorso. Come affermavamo, secondo il Ramayana il Ponte di Rama fu costruito su diretta richiesta del dio Rama per tramite dei suoi servitori, mezzi uomini e mezzi scimmia, capeggiati dal dio Hanuman. L’intero percorso venne sostenuto grazie a rocce sabbiose che successivamente gli dei avrebbero ancorato al fondo marino, dando origine all’attuale struttura. Nel corso degli anni sono stati effettuati diversi studi per cercare di comprendere l’età geologica del ‘Ponte’. In base a quanto evidenziato la struttura non sembra poter essersi formata prima di 3500 anni fa e i dati raccolti indicherebbero che l’origine della sua formazione potrebbe essere imputata all’effetto barriera causato dai coralli ovvero a causa dei sedimenti sabbiosi portati dalle correnti. Tale spiegazione non inficia certamente un possibile intervento artificiale. Su una struttura preesistente costituita da secche e barriere coralline nulla vieta che il riporto artificiale di pietre possa essere stato operato per rinsaldare e costruire un percorso transitabile e fruibile. La strana morfologia di questo lembo di terra oggi semi sommerso sembrerebbe proprio indicare ciò. Tenendo conto che la sottile fascia è costantemente battuta da correnti molto forti e da condizioni climatiche spesso difficili, è normale che il tempo e l’incuria possano aver portato ad un suo sfaldamento e alla perdita della sua antica transitabilità. Proprio un tifone la distrusse definitivamente nel XV secolo, cinque secoli fa, ma supponendo che sia vechia di migliaia di anni, se i suoi antichi costruttori persero la possibilità di mantenerla in buono stato (un po’ come con le moderne autostrade) è naturale che si sia assistito nei secoli ad un suo graduale sfaldamento e che la sua percorribilità sia mano  a mano andata diminuendo in rapporto all’assenza di interventi ricostruttivi.Per quanto ci si ostini a voler negare l’evidenza dei fatti, queste testimonianze ci mostrano le ultime vestigia di un’antichissima civiltà che abitò le terre indiane molte migliaia di anni fa. Quali conoscenze avanzate poterono permettergli di realizzare un’opera ingegneristica di tale portata? Chi furono questi sconosciuti? Come mai scomparvero e di loro ci sono rimaste solo minimali tracce? Un puzzle di tasselli sparsi sta lentamente riprendendo forma. Assieme ad altri ricercatori indiani ed americani stiamo riscoprendo una memoria storica ritenuta perduta. Vi aggiorneremo presto, non dubitate!!!
Articolo di Enrico Baccarini
Gli uomini-scimmia di Hanuman mentre costruiscono il Ponte di Rama, antica raffigurazione indiana






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