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giovedì 21 maggio 2015

IL REPERTO SUMERO-ASSIRO WAK8535

Ritengo opportuno con questo articolo provare a gettare luce su un reperto archeologico molto controverso, l’ oggetto catalogato WAK8535. Si tratta di un oggetto stranissimo, analizzato da Zecharia Sitchin in profondità, anche se personalmente ritengo che abbia tralasciato nella sua analisi uno ‘spicchio’ fondamentale. Tale oggetto è diviso in 8 ‘spicchi’ ognuno dei quali contenente dei segni cuneiformi, delle sillabe, e delle linee molto particolari come possiamo vedere qui sotto:
 
Nei suoi libri Sitchin offre solo un disegno fatto a mano e non una foto. Ciò ha spesso messo in dubbio il fatto che tale reperto esistesse realmente o che fosse esattamente come riportato nei libri dell autore, una obiezione che viene mossa spesso a riguardo dei disegni di sigilli presenti nei suoi libri. Sono andato a prendere una foto della incisione originale, da un sito di riproduzioni di tavole e sigilli mesopotamici.
 
L’ oggetto, che contiene una serie di linee e tracciati stellari, altri glifi, e segni cuneiformi, venne trovato a Ninive ed è fatto risalire al VII secolo a.C. però i segni cuneiformi letti in assiro non hanno nessun senso. Lo spicchio che Sitchin commenta nel suo libro presenta una ‘rotta’ che congiunge un triangolo ripieno di segmenti orizzontali con un altro triangolo (vicino al centro della tavoletta) contenente dei pallini e dei simboli cuneiformi
 
Di fianco alla linea che congiunge i due triangoli si trova il nome di Enlil e si riconosce il glifo di MUL (pianeta / corpo celeste) alla fine di una frase che Sitchin traduce con ‘Enlil viaggia verso i pianeti’:
I segni cuneiformi di fatto confermano il nome Enlil e il termine ‘pianeti / oggetti celesti’; poco sopra questa serie di caratteri cuneiformi ne compaiono altri due, e al di la della linea di congiunzione dei due triangoli stanno altri due glifi. Il primo di queste due serie è lo stesso, è sempre MUL. Sitchin afferma che i glifi significano: MUL (KAKKAB) APIN e MUL (KAKKAB) DILGAN. Purtroppo il glifo corrispondente a DILGAN non è ben leggibile, ma quello per APIN lo è:
 

A proposito di questo termine segnalo che critici come Ian Lawton o Gerald Foster fanno notare che Sitchin traduce con ‘Dove è svolto il giusto cammino’, mentre in ogni versione dei lessici APIN è l’ aratro. Questo è senz’ altro vero, infatti questo è uno dei pochi errori di Sitchin, ma non è un errore di traduzione, bensì di ‘licenza’. L’ errore è lo stesso che commette con il termine RAKIA quando afferma che significa letteralmente ‘bracciale martellato’. Abbiamo visto che non è una traduzione letterale bensì una ‘estensione’ perché Rakia significa ‘qualcosa di espanso / piatto e battuto / martellato’. Bene nel caso di APIN Sitchin fa lo stesso raggionamento / errore. Lui afferma che si traduca ‘where the right course is set’ ma in effetti sta facendo una estensione. Infatti la A di APIN è una particella locativa che generalmente viene posta alla fine del termine, ma in alcuni casi, se il termine inizia con A, viene messa di fronte al termine facendone cadere la A iniziale. Tale particella significa ‘dove – nel luogo in cui’, e il termine APIN è l’ aratro. Ma cosa è un aratro? Un attrezzo per fare solchi e filari, che corrono dritti in un campo. L’ aratro serve per tracciare filari dritti, il ‘giusto percorso’ per la semina. Ecco il signficato di ‘dove’ e ‘il gusto percorso’. E’ una licenza molto fastidiosa, e i critici fanno bene a segnalare l’ errore di Sitchin, ma che non pecca in riscontro nel significato.L’ altro termine, DILGAN, viene tradotto da Sitchin come ‘La prima stazione’ identificando Giove. Il termine, dal sumero DIL.GAN ha in effetti questo significato (DIL = Uno + GAN2 = campo, fermata, porzione di terra). 
Sitchin analizza superficialmente alcuni altri spicchi osservando che contengono scritte che possono essere fatte risalire a una funzione di indicazione di mansioni per il viaggio verso la terra e per il viaggio nel cielo dalla terra, come lo stivare derrate alimentari, raccogliere acqua, o disposizioni di volo quali ‘rallentare, salire, aggirare le montagne’ etc.
Questa analisi di Sitchin é stata criticata ancora una volta da Ian Lawton, il quale manifesta la sua perplessità su questi termini e si chiede se sia verosimile descrivere delle rotte di volo con termini così elementari. Inoltre aggiunge che difficilmente in una serie di indicazioni simili potrebbero trovarsi mischiate istruzioni di volo e compiti da assolvere a terra come per esempio lo stivare grano. Possiamo lasciare a Lawton la sua perplessità ma non possiamo non affermare che Lawton evidentemente non conosce come vengono o dovrebbero essere condotte le analisi linguistiche di reperti del passato. Non si può infatti analizzare un testo antico senza calarsi nel modo in cui quel popolo usava la propria lingua. I termini presenti, in cuneiforme misto accadico e sumero, sono effettivamente ‘elementari’ per noi, ma dobbiamo calarci nella mentalità dell’ epoca. Con questi termini per noi elementari, il cuneiforme esprimeva intere idee. Il cuneiforme veniva poi completato da una trascrizione sillabica (traslitterazione) che aggiunge particelle, tempi verbali etc, in modo da ottenere una frase più completa e sensata. Inoltre non dovremmo aspettarci che una tavola simile sia scritta in modo ‘tecnico’ per noi, ma comprendere che essa era una sorta di ‘riassunto’ documentale di una o più rotte di viaggio. Viaggio che ovviamente gli Anunnaki (nel caso dello spicchio preso in esame, Enlil) sapevano già bene come compiere. Quindi la tavoletta non era un ‘manuale’ da cui qualcuno dovesse imparare ma solo un documento che descriveva a grandi linee i percorsi e le operazioni.
Altresì non dobbiamo sottovalutare l’ aspetto linguistico della tavoletta. Quando noi leggiamo nella tavola i glifi AN (alto/cielo) KUR (montagna) GIRIM (scivolare / planare) ILI (sollevarsi) non dobbiamo reputarli indicazioni elementari guardando il singolo significato, ma dobbiamo ragionare come un sumero che scriveva SOLO con quei glifi, ed era abituato a ragionare e leggere in base a quei glifi. Per esempio il fatto che in successione si trovi tre volte il glifo KUR rappresenta per un lettore sumero non tre volte il termine ‘montagna’ ma il significato ‘gruppo di montagne’. In successione AN + KUR + KUR + KUR + GIRIM + ILI prenderebbe per esempio il significato di ‘dal cielo il gruppo di montagne planare e innalzarsi’, interpretabile come ‘nella discesa dall’ alto planare e innalzarsi sulle montagne’.
Mi sto spingendo in una mia personale interpretazione, ovviamente, e non voglio che questa sia presa come buona; mi serve solo per far capire come non abbia senso pretendere di trovare, in un documento redatto in caratteri cuneformi, per loro natura astratti e ‘incompleti’, indicazioni dettagliate secondo il nostro paradigma linguistico. La unica altra analisi, a parte quella di Sitchin, fatta su questo reperto, viene da uno studio che sostiene che essa sia una mappa stellare, o un astrolabio, che riproduce il cielo mesopotamico del 3300 a.C.
Gli studiosi sono concordi sul fatto che si tratti di un manufatto di epoca sumera o comunque legato all’ epoca sumera dal suo contenuto. Non è però dato sapere come questa tavola vada letta. Si suppone che essendo circolare e presenti spicchi che puntano verso il centro, essa sia una rappresentazione della volta celeste con punto di osservazione nel centro. Se una persona, insomma, posta nell’ ideale centro nel 3300 a.C., avesse alzato lo sguardo a 180°, avrebbe visto esattamente la situazione immortalata in questa tavola.
Dovremmo quindi riconoscere in questa tavola degli oggetti stellari a noi noti, e infatti il sito Ancient Impressions, che tratta riproduzioni di questa tavola e ne offre una descrizione accurata, ci riporta che:
 
The tablet depicts a circle divided by radial lines into eight equal sectors. The lines radiating from the center define eight stellar sectors of 45 degrees each. Star figures are found in six of these sectors. "God names" are used to signify Orion and the Milky Way, in addition to known Sumerian star/constellation names.
[…]
The constellations depicted in each sector are drawn as dots representing stars, connected by lines. Constellation figures are identifiable in the six undamaged sectors. The stars and constellations shown are identified as:
 
(1) Libra
(2) not identified
(3) Sirius (Arrow)
(4) Pegasus & Andromeda (Field & Plough)
(5) not identified
(6) Pleiades
(7) Gemini
(8) Hydra, Corvus & Virgo.
 
Thus the circular star map divides the night sky into eight sectors and illustrates the most prominent constellations and their direction of movement.
 
E’ interessante notare che non si fa menzone della riconoscibilissima Orione, e della costellazione presente nello spicchio trattato da Sitchin. Infatti il termine APIN nelle costellazioni babilonesi era l’ Aratro, il ‘Grande Carro o Orsa Maggiore’. La lista qui sopra invece identifica l’ Aratro come parte del sistema Pegaso – Andromeda.
Se la tesi della mappa celeste è vera, nelle notti del 3300 a.C. avremmo dovuto vedere una situazione simile con, per esempio, Orione quasi a 180° rispetto all’ Orsa Maggiore, o a Pegaso e Andromeda, come rappresentato nella tavola. Ebbene con il programma di simulazione Stellarium sono andato a verificare la situazione celeste nel 3300 a.C., precisamente al 6 Marzo, così come appariva a Baghdad, in Iraq (Sumer).
Dalla simulazione risulta che Orione di notte non è visibile poiché sotto il piano dell’ orizzonte, dal quale ‘sorge’ ad Est intorno alle 8.30 del mattino, la posizione dell’ Orsa Maggiore invece a questo orario è Nord circa 30° rispetto all’ orizzonte mentre la posizione del sistema Andromeda-Pegaso è ancora più distante, si trova infatti a Sud ben più alta sull’ orizzonte. Durante il giorno poi Orione tramonta ad Ovest alle 18.30 circa, quando Andromeda-Pegaso non sono più visibilli e l’ Orsa Maggiore è ancora alta nel cielo a Nord-Ovest. Dalle 19.30 Orione non è più visibile, mentre L’ Orsa Maggiore è ancora alta e vi rimane per tutta la notte fino a circa le 5 del mattino quando sorge il sole.
Questa simulazione ci mostra che MAI da Sumer si poteva vedere Orione in posizione opposta al sistema Pegaso-Andromeda o all’ Orsa Maggiore, tantomeno di notte quando Orione non è visibile. Ritengo quindi errata l’ interpretazione che è stata data di questa tavola, almeno fino a che non sarà possibile conoscere i metodi utilizzati da chi sostiene tale interpretazione. Da parte mia, mi sento affermare che linguisticamente la traduzione fatta da Sitchin é verosimile, e che la tesi sostenuta nel sito Ancient Impression circa il significato di questo reperto sia fallace.
Di seguito le immagini della simulazione:
Figura 1: Orione sorge ad Est alle 8.30 del mattino
Figura 2: Orsa Maggiore (Apin secondo Sitchin) alta sull orizonte lontana da Orione
Figura 3: Pegaso-Andromeda (Apin secondo Ancient Impressions)
 a Sud molto alta sull Orizzonte
Figura 4: Orione tramonta ad Ovest alle 18.30, mentre Andromeda-Pegaso
 non é più visibile e l’ Orsa Maggiore é ancora alta.


Ancora su WAK8535 - Analisi del cuneiforme

Preparando del materiale richiestomi dall' amico David Lombardi sul reperto assiro, di cui ho già abbondantemente scritto nel mio libro Il fenomeno Nibiru vol.2 e negli articoli su questo blog "Il sumero e l' accadico di Sitchin: APIN e DILGAN" e "WAK8535: meteorite o mappa stellare?", mi sono accorto di un errore formale commesso nell' articolo originario (non presente sul mio profilo ufficiale Academia, ma presente sul mio profilo Scribd) che funse come base per la preparazione della relativa sezione nel libro. E' giunto dunque il momento di correggere quell' errore, devo dire purtroppo in grande ritardo.
Nel mio libro riportavo che il segno DILGAN era poco leggibile, ma quello di APIN era invece ben chiaro, e lo riportavo in forma comparata con i miei font Sumerian3D, come visibile nella foto qui sotto: 
 
 
Ebbene l' errore consta nel fatto che il segno cuneiforme che io riportai (a sinistra, tratto dalla tavoletta) non é APIN ma é di fatto DILGAN. Qui di seguito mostro per completezza tutte le immagini del caso:
 
Immagine 1: disegno con dettaglio del WAK8535:
 
Immagine 2: traslitterazione delle due righe in esame come offerta da Sitchin
 
Ora per riconoscere i segni bisogna chiarire che il nome DIL.GAN, come ho già segnalato nel mio articolo "Il sumero e l' accadico di Sitchin: APIN e DILGAN" nasce dall' unione di DIL + GAN2, o, come riportato nel Lexicon di John Prince, da DILI + GANA (GAN2). Il tutto é mostrato qui di seguito:
 
Immagine 3: i segni APIN, DILI, GANA (GAN2) nell' elenco di segni / dizionario di John Prince
 
Per rendere il tutto più evidente, ho composto l' immagine seguente:
 
Immagine 4: identificazione della corrispondenza dei segni
 
Questo articolo funge dunque sia da completamento della trattazione sul sumero e l' accadico di Sitchin, sia come correzione del contenuto del 2° volume di Il fenomeno Nibiru
(A.Demontis)


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