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domenica 17 maggio 2015

ZECHARIA SITCHIN: "UN INIZIO SENZA FINE"

Di tutta la documentazione che ho messo insieme per supportare le conclusioni a cui sono giunto, la prova numero uno è data dall'uomo stesso. Per molti versi, infatti, l'uomo moderno - Homo sapiens - è una specie di straniero sulla Terra. Da quando Charles Darwin sbalordì gli studiosi e i teologi del tempo con la sua teoria dell'evoluzione, per la vita sulla Terra è stato tracciato un percorso storico che, culminando nell'uomo, passa attraverso i primati, i mammiferi, i vertebrati e, ancora più indietro, attraverso forme di vita progressivamente inferiori, fino al punto in cui, miliardi di anni fa, si presume che sia cominciata la vita. Dopo essere risaliti a ritroso fino a questo punto, gli studiosi hanno cominciato a intravedere la possibilità di altre forme di vita in qualche altra parte del nostro sistema solare o addirittura al di fuori di esso, ed è qui che si sono fatti strada i primi dubbi circa la vita sulla Terra. Sembra infatti che qualcosa non quadri: se tutto è cominciato con una serie di reazioni chimiche spontanee, come mai la vita sulla Terra ha una sola e unica fonte, e non una serie di fonti dettate dal caso? E perché tutta la materia vivente contiene così poco degli elementi chimici che abbondano sulla Terra e così tanto di quelli che invece sono rari sul nostro pianeta?Non potrebbe essere che la vita sia stata importata sulla Terra da qualche altro luogo? La posizione dell'uomo nella catena evolutiva ha ulteriormente complicato il problema. Sulla base di reperti ossei ritrovati in luoghi diversi, gli studiosi credettero in un primo tempo che l'uomo avesse avuto origine in Asia circa 500.000 anni fa. Ma quando vennero rinvenuti fossili più antichi, risultò chiaro che il cammino dell'evoluzione aveva richiesto molto, molto più tempo. I primati antenati dell'uomo vengono ora datati approssimativamente a 25 milioni di anni fa. Da reperti ritrovati nell'Africa orientale riusciamo a collocare la transizione verso primati più simili all'uomo (ominidi) a circa 14 milioni di anni fa, mentre solo 11 milioni di anni più tardi sarebbe apparso il primo uomo-scimmia classificabile come Homo. Il primo essere con fattezze decisamente umane - "Australopithecus avanzato" - visse in quella stessa parte del mondo circa 2 milioni di anni fa, ma ci volle un altro milione di anni prima che comparisse l'Homo erectus. Infine, dopo altri 900.000 anni, apparve quello che si considera il primo Uomo primitivo: l'Uomo di Neanderthal, dal nome della località dove i suoi resti vennero rinvenuti per la prima volta. Sebbene siano passati più di 2 milioni di anni tra l'Australopithecus avanzato e l'Uomo di Neanderthal, gli arnesi che i due gruppi utilizzavano - pietre appuntite - erano piuttosto simili, e anche le loro fattezze, per quello che ne sappiamo, non erano poi tanto diverse (figura 1).
Poi, improvvisamente e inesplicabilmente, circa 35.000 anni fa un nuovo tipo di uomo - Homo sapiens ("Uomo pensante") -apparve come dal niente e cancellò l'Uomo di Neanderthal dalla faccia della Terra. Questi uomini moderni - chiamati uomini di Cro-Magnon - erano talmente simili a noi che, se vestiti e pettinati secondo la nostra moda, si confonderebbero tranquillamente tra la folla di qualunque città europea o americana. Poiché erano abilissimi nel costruire caverne, furono in origine chiamati "uomini delle caverne". In effetti, giravano sulla Terra senza problemi, proprio perché, dovunque andassero, sapevano costruirsi case e ripari fatti di pietre e di pelli di animali. Per milioni di anni, l'uomo aveva utilizzato come utensili nient'altro che pietre di varie fogge. Ora, l'Uomo di Cro-Magnon sapeva costruire arnesi diversi, a seconda
dell'uso a cui erano destinati, e armi fatte di legno e ossa. Non era più una "scimmia nuda", ma usava le pelli degli animali per coprirsi. Viveva in forme di società organizzate, una sorta di clan guidato da un patriarca. Le incisioni e le sculture trovate nelle caverne dimostrano un buon senso artistico e una certa profondità di sentimenti, nonché una qualche forma di "religione" apparentemente legata al culto di una Dea Madre, raffigurata talvolta come una Luna crescente. L'Uomo di Cro-Magnon seppelliva i morti e deve quindi aver avuto una concezione più o meno compiuta della vita, della morte e forse addirittura di un aldilà.Il mistero della comparsa dell'Uomo di Cro-Magnon si arricchì presto di altri tasselli. Via via, infatti, che venivano alla luce altri resti di questo uomo moderno (in località come Swanscombe, Steinheim e Montmaria), diveniva sempre più evidente che l'Uomo di Cro-Magnon discendeva da un più antico Homo sapiens che era vissuto nell'Asia occidentale e in Nord Africa circa 250.000 anni prima di lui.Ora, l'ipotesi che l'uomo moderno sia comparso 700.000 anni dopo l'Homo erectus e 200.000 anni prima dell'Uomo di Neanderthal non è assolutamente plausibile. Inoltre l'Homo
sapiens sembra discostarsi nettamente dal lento processo dell'evoluzione, tanto che molte delle nostre odierne caratteristiche, come la capacità di parlare, non hanno assolutamente nulla a che fare con quelle dei precedenti primati.
Il professor Theodosius Dobzhansky, che è un'autorità indiscussa in materia, era particolarmente stupito dal fatto che questo sviluppo fosse avvenuto proprio in un periodo in cui la Terra andava incontro ad un'era glaciale, una condizione, quindi, niente affatto propizia al progresso evolutivo. Partendo dal presupposto che l'Homo sapiens manca completamente di alcuni tratti che caratterizzavano i tipi precedentemente conosciuti, e ne presenta invece altri mai apparsi prima, egli concluse: «L'uomo moderno ha senza dubbio molti parenti e affini tra i fossili rinvenuti, ma non ha progenitori; quale sia l'origine dell'Homo sapiens resta davvero un mistero». Come è possibile, allora, che gli antenati dell'uomo moderno siano comparsi circa 300.000 anni fa, e non 2 o 3 milioni di anni più avanti, come avrebbe dovuto essere se fossero stati
rispettati i normali ritmi del processo evolutivo? Siamo stati forse importati sulla Terra da qualche altro luogo, oppure, come affermano l'Antico Testamento e altre fonti antiche, siamo stati creati dagli dèi? Oggi noi sappiamo dove è cominciata la civiltà e come si è sviluppata. Resta tuttavia una domanda senza risposta: Perchè? Perché è nata la civiltà? Anche la maggior parte degli studiosi, seppure a malincuore, ormai lo ammette: secondo i dati di cui disponiamo l'uomo non dovrebbe ancora aver raggiunto uno
stadio avanzato di civiltà. Non vi è alcuna ragione evidente per cui noi dobbiamo essere più civilizzati delle tribù primitive che vivono nella giungla amazzonica o nelle regioni più inaccessibili della Nuova Guinea. Se queste tribù vivono ancora come nell'età della pietra, ciò avviene, si obietta di solito, perché sono rimaste isolate. Ma isolate da che cosa? Se vivevano anche loro sulla Terra come
noi, perché non hanno acquisito le nostre stesse conoscenze
scientifiche e tecnologiche? Il vero problema, tuttavia, non è l'arretratezza di questi "selvaggi", ma semmai il contrario: il nostro stesso progresso. È universalmente riconosciuto, infatti, che se l'uomo avesse seguito il corso normale dell'evoluzione, noi dovremmo essere ancora dei "selvaggi". Ci sono voluti 2 milioni di anni perché l'uomo non si limitasse più a usare le pietre così come le trovava, ma capisse che poteva tagliarle e modellarle a seconda
dell'uso che doveva farne. Perché dunque non ci sono voluti altri 2 milioni di anni per imparare l'uso di altri materiali, e altri 10.000 anni per masticare matematica, ingegneria e astronomia? E invece eccoci qua, a meno di 50.000 anni di distanza dall'Uomo di Neanderthal, a mandare astronauti sulla Luna. Si affaccia dunque spontanea una domanda: noi e i nostri progenitori mediterranei abbiamo davvero acquisito da soli questo grado così avanzato di civiltà?Anche se l'Uomo di Cro-Magnon non costruiva grattacieli e non lavorava metalli, non vi è dubbio che la sua fu una civiltà apparsa in maniera repentina e rivoluzionaria. Il fatto che egli si muovesse senza difficoltà, che sapesse costruirsi dei ripari, che desiderasse coprirsi e vestirsi, che costruisse da sé degli oggetti: sono tutti elementi di una forma di civiltà che, sorta improvvisamente, rappresentò un vero e proprio punto di rottura rispetto a un processo che durava da milioni di anni e che fino a quel momento era avanzato a un ritmo estremamente lento. Se dunque resta un mistero la comparsa dell'Homo sapiens e dell'Uomo di Cro-Magnon, non vi sono più dubbi sul luogo in cui tale civiltà è sorta: il Medio Oriente. Gli altipiani e le catene montuose che si estendono a semicerchio dai Monti Zagros a est (presso l'attuale confine tra Iran e Iraq) attraverso le vette dell'Ararat e del Tauro a nord fino a comprendere, verso sud e ovest, le regioni collinari di Siria, Libano e Israele: è questa la regione dove sono state ritrovate caverne che mostrano tracce evidenti dell'esistenza di un uomo preistorico sì, ma moderno (figura 2).
Una di queste caverne, Shanidar, si trova nella parte nordorientale
di quest'area di civiltà. Ai giorni nostri le caverne di questa zona sono utilizzate dalle tribù curde come riparo per sé e per le greggi nei freddi mesi invernali. E lo stesso avvenne anche in una fredda notte di 44.000 anni fa, quando una famiglia di sette persone, tra cui un bambino, cercò riparo nella caverna di Shanidar. I loro resti - la caverna, con tutti i suoi abitanti, venne probabilmente schiacciata da una gigantesca frana - furono rinvenuti nel 1957 dal professor Ralph Solecki, che aveva compiuto una spedizione nella zona proprio per trovare tracce dell'eventuale passaggio di uomini primitivi  Ciò che trovò andava ben al di là delle sue aspettative. Sotto numerosi strati di macerie si trovarono chiare tracce di un'abitazione frequentata dall'uomo e risalente a un periodo compreso tra 100.000 e 13.000 anni fa. Ma ciò che questo reperto dimostrava non era meno strabiliante. La civiltà umana sembra infatti aver seguito un percorso non di progresso, ma di regresso. Considerando un determinato standard di partenza, le generazioni successive mostrarono un livello meno elevato di civiltà, fino ad arrivare,nel periodo compreso all'incirca tra 27.000 e 11.000 anni prima di Cristo, a scomparire quasi del tutto. Per ragioni che si
presumono soprattutto climatiche, l'uomo risulta quasi completamente scomparso da tutta la regione per 16.000 anni.Poi, intorno all'11000 a.C. "l'Uomo pensante" riapparve con nuovo vigore e con un livello culturale inesplicabilmente più alto. È come se un misterioso allenatore sportivo, vedendo la sua squadra in difficoltà, avesse deciso di togliere dal campo i giocatori esausti sostituendoli con altri elementi più freschi e meglio allenati.
Fin dagli albori della sua storia, e per milioni e milioni di anni, l'uomo non era stato che un figlio della natura, dalla quale dipendeva in tutto e per tutto. Egli si manteneva raccogliendo i frutti che nascevano spontanei, cacciando gli animali selvatici e catturando uccelli selvatici e pesci. Poi, ad un certo punto, proprio quando le tracce di insediamenti umani si fanno più rade, quando l'uomo cominciò ad abbandonare le sue antiche dimore e a dimenticare le importanti conquiste alle quali era giunto sul piano materiale e artistico, proprio allora, da un momento all'altro, apparentemente senza motivo e senza alcuna preparazione graduale alle spalle, l'uomo cominciò a coltivare la terra Il professor Solecki mi disse che furono ritrovati nove scheletri, dei quali solo quattro erano stati schiacciati dalla roccia.Riprendendo l'opera di eminenti autorità in materia, R.J.Braidwood e B. Howe (autori di Prehistoric Investigations in Iraqi Kurdistan, «Ricerche preistoriche nel Kurdistan iracheno») conclusero che gli studi genetici confermano i ritrovamenti archeologici e non lasciano dubbi sul luogo in cui sarebbero nate le prime forme di agricoltura: il Vicino Oriente, esattamente la stessa regione in cui in precedenza era apparso l'Homo sapiens con la sua prima, ancora grezza civiltà. È proprio da qui, dalle montagne e dagli altipiani medio-orientali,che l'agricoltura si diffuse in tutto il mondo.Con l'ausilio di sofisticati metodi di datazione (carbonio radioattivo, genetica vegetale) studiosi appartenenti a svariati ambiti scientifici concordano nell'affermare che il primo passo fu la coltivazione di grano e orzo, ottenuti probabilmente a partire da varietà selvatiche di cereali. Partendo dal presupposto che, in qualche modo, l'uomo abbia dovuto seguire un processo di apprendimento dell'arte di mettere a coltura e far crescere una pianta selvatica, gli studiosi non riescono tuttora a spiegarsi come sia possibile che, in poco tempo, il Medio Oriente abbia visto la nascita di moltissime altre piante e cereali indispensabili alla sopravvivenza e alla crescita del
genere umano: miglio, segale e farro tra i cereali edibili; poi lino, da cui si ricavavano fibre e olio per uso alimentare, e numerosi altri alberi e arbusti fruttiferi.Qui, nel Medio Oriente, ognuna di queste piante venne messa a coltura per millenni prima di arrivare in Europa. E come se il Medio Oriente fosse una sorta di laboratorio
genetico-botanico, guidato da una mano invisibile, in cui a brevi intervalli di tempo venissero messe a punto sempre nuove specie vegetali "addomesticate" e pronte per essere coltivate.La vite, per esempio, secondo gli studiosi cominciò a essere coltivata sulle montagne che circondavano la Mesopotamia settentrionale, oltre che in Siria e Palestina. E i conti tornano.L'Antico Testamento ci dice infatti che Noè "piantò una vigna"(e addirittura si ubriacò con il suo stesso vino) quando, dopo il ritiro delle acque del Diluvio, la sua arca si fermò sul monte Ararat. Anche la Bibbia, dunque, come gli studiosi moderni, colloca l'inizio della coltivazione della vite sui monti dellaMesopotamia settentrionale.Mele, pere, olive, fichi, mandorle, pistacchi, noci: tutti questi frutti nacquero nel Medio Oriente e da qui si diffusero in Europa e in tutto il mondo. Anzi, non si può non notare che l'Antico Testamento precedette di parecchi millenni i nostri studiosi identificando proprio questa regione come il primo "frutteto" del mondo: «E il Signore Dio piantò un frutteto nell'Eden, a oriente... E il Signore Dio fece crescere dalla terra ogni albero e ogni frutto piacevole a vedersi e buono da
mangiare». Le generazioni che vissero in epoca biblica sapevano bene dove si trovasse l'Eden: esso era "a oriente", cioè a oriente di
Israele, in una terra in cui scorrevano quattro grandi fiumi, tra i quali il Tigri e l'Eufrate. Non vi è alcun dubbio che il Libro della Genesi lo collocasse proprio sugli altipiani da cui nascevano questi fiumi, nel nord-est della Mesopotamia: la Bibbia e la scienza sono dunque in perfetto accordo.Di fatto, se leggiamo il testo originale ebraico della Genesi come un documento scientifico, non teologico, ci accorgiamo che anch'esso descrive accuratamente il processo di domesticazione delle piante.Dalla scienza sappiamo che il primo gradino fu il passaggio dalle piante erbacee selvatiche ai cereali selvatici, per poi fruttiferi. Ed è esattamente questo il processo di cui parla il primo capitolo del Libro della Genesi.
E il Signore disse:
«Che la Terra germini erba verdeggiante;
cereali che da seme producano seme;
alberi da frutto che portino
ciascuno il frutto della loro specie,
e che contengano il proprio seme in se stessi».
E così fu:
La Terra produsse erba verdeggiante;
cereali che da seme producono seme,
ciascuno della loro specie;
e alberi da frutto, che contengono
ciascuno il frutto della propria specie.
E la Genesi prosegue raccontandoci che l'Uomo, espulso dal giardino dell'Eden, dovette faticare molto per far crescere i prodotti della terra. «Con il sudore della fronte mangerai il pane», disse il Signore ad Adamo. E dopo di lui, «Abele era un pastore di pecore, mentre Caino coltivava la terra». L'Uomo, dice dunque la Bibbia, divenne pastore subito dopo essere divenuto agricoltore.Gli studiosi concordano con questa ricostruzione cronologica. Analizzando le varie teorie sull'addomesticamento degli animali, F.E. Zeuner (Domestication of Animals,«L'addomesticamento degli animali») afferma ripetutamente che l'uomo non avrebbe potuto «acquisire l'abitudine di tenere animali in cattività o di addomesticarli prima di aver imparato a vivere in unità sociali di una certa entità». Queste prime comunità stabili, senza le quali non sarebbe stato possibile addomesticare animali, rappresentano il passo successivo all'instaurarsi delle pratiche agricole.Il primo animale a essere addomesticato fu il cane, e non necessariamente come migliore amico dell'uomo, ma anzi probabilmente come fonte di cibo. Si pensa che ciò sia avvenuto intorno al 9500 a.C. I primi resti di scheletri di cane sono stati trovati in Iran, Iraq e Israele.Più o meno nello stesso periodo venne addomesticata anche la pecora; la caverna di Shanidar contiene resti di pecora databili intorno al 9000 a.C, i quali dimostrano che gran parte dei piccoli venivano uccisi ogni anno per ottenerne cibo e pellame. Poco dopo fu la volta della capra, che forniva anche latte, e poi, ad uno ad uno, vennero addomesticati anche il maiale, i bovini con le corna e quelli senza corna. Tutti, comunque, cominciarono a essere addomesticati nel Vicino Oriente. La svolta radicale che cambiò il corso della storia umana intorno all'11000 a.C. in Medio Oriente (e circa 2.000 anni dopo in Europa) ha convinto gli studiosi a collocare in quest'epoca la vera e propria fine dell'Antica età della pietra (ilPaleolitico) e l'inizio di una nuova era culturale, la Media età della pietra (Mesolitico).Il nome è corretto se consideriamo che il principale materiale grezzo utilizzato dall'uomo continuava a essere la pietra. Le dimore sulle montagne erano ancora costruite con la pietra; le comunità erano protette da mura di pietra; i primi arnesi agricoli, come la falce, erano fatti di pietra.
L'uomo onorava o proteggeva i suoi morti coprendone e adornandone le tombe con pietre, e utilizzava la pietra per formare rappresentazioni degli esseri supremi, o "dèi", di cui invocava l'intervento benigno. Una di queste statue, ritrovata nel nord di Israele e datata al IX millennio a.C, mostra incisa la testa di un "dio" protetta da un elmetto a strisce e da una sorta di "occhiali a visiera (figura 3)
Da un punto di vista più generale, però, sarebbe più opportuno chiamare l'età che inizia circa 11.000 anni fa non la Media età della pietra, ma l'età dell'addomesticamento. Nel giro di appena 3.600 anni - e cioè nulla, nel cammino dell'evoluzione - l'uomo divenne un agricoltore, e riuscì a rendere domestici piante e animali. L'età che seguì viene comunemente chiamata Nuova età della pietra (Neolitico), ma anche questo termine è del tutto inadeguato, perché il cambiamento principale che avvenne attorno al 7500 a.C. fu in realtà la comparsa delle prime forme di lavorazione dell'argilla.Per ragioni che la scienza non sa ancora spiegarsi - ma che si chiariranno via via che proseguiremo nel nostro racconto
degli eventi preistorici - la marcia dell'uomo verso la civiltà rimase confinata, per parecchi millenni dopo l'11000 a.C, tra le montagne del Medio Oriente. Solo in seguito l'uomo cominciò ad abbandonare le dimore sui monti e a scendere a valle, e questo passaggio concise con la scoperta dell'enorme versatilità dell'argilla, che poteva essere plasmata e modellata per ottenere
un'infinita varietà di oggetti e utensili. Nel VII millennio a.C. le civiltà medio-orientali pullulavano ormai di terraglie e oggetti d'argilla, come ornamenti per la persona, utensili e statuette, la cui fattura diventava sempre più accurata e raffinata, fino a dar luogo, intorno al 5000 a.C, ad una produzione estremamente varia, caratterizzata da un'ottima qualità e da un design decisamente elegante.Ancora una volta, però, questo progresso cominciò ad un
certo punto a rallentare, fino ad arrestarsi del tutto intorno al 4500 a.C. come risulta da evidenti prove archeologiche. Gli oggetti di argilla lavorata persero ogni splendore e divennero sempre più semplici, mentre tornavano a prevalere gli utensili in pietra, retaggio dell'età della pietra. Nelle dimore che sono state rinvenute le tracce di oggetti d'argilla si fanno sempre più scarse. Alcuni siti che dovevano aver rappresentato veri e propri centri di produzione artigianale di terraglie e oggetti d'argilla scomparvero. «Vi fu un generale impoverimento della cultura», afferma James Melaart (Earliest Civilizations of the Near East, «Le prime civiltà del Medio Oriente») e alcuni ritrovamenti archeologici portano chiaramente il marchio della "nuova fase oppressa dalla povertà". L'uomo e la sua cultura, dunque, erano decisamente in declino. Poi, da un momento all'altro, senza alcun precedente o motivo apparente, il Vicino Oriente assistette alla fioritura della più grande civiltà che si potesse immaginare, una civiltà nella quale anche la nostra affonda saldamente le sue radici.Una mano misteriosa sottrasse ancora una volta l'uomo al suo declino, sollevandolo a un livello ancora più alto di cultura,conoscenza e civiltà.

2 commenti:

  1. è stato l'Annunaki ENKI con sua sorella che era una dottoressa in Genetica a creare il LULU il primo lavoratore modificato geneticamente. hanno preso l'ominide già esistente e lo hanno modificato. l'ho anno fatto per sostituire gli Anunnachi nel lavoro nelle miniere... praticamente ci hanno creato per essere i loro schiavi.

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  2. perfetto hai preso in pieno il tutto

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