Cerca nel blog

mercoledì 20 maggio 2015

IL PIANETA DEGLI DEI : "SUMER-LA CIVILTA' SORTA DAL NULLA" - (3a e Ultima Parte)

Una delle prime conquiste materiali dei Sumeri fu lo sviluppo di una vera e propria industria tessile e d'abbigliamento. Si usa di solito far cominciare la nostra Rivoluzione Industriale con l'introduzione della macchina a vapore in Inghilterra intorno al 1760. Da quel momento quasi tutte le nazioni hanno cercato di sviluppare un'industria tessile come primo passo verso una progressiva industrializzazione. Ebbene, ciò è accaduto non soltanto a partire dal XVIII secolo, ma fin dalla prima fioritura di una civiltà umana. Prima, naturalmente l'uomo aveva dovuto sviluppare l'agricoltura, che gli forniva il lino, e l'allevamento del bestiame, che gli assicurava la lana per poter lavorare ai telai. Grace M.Crowfoot (Textiles, Basketry and Mats in Antiquity, «Tessitura, intreccio e ordito nell'antichità») espresse, a nome di tutti gli studiosi, la convinzione che le attività tessili fossero comparse per la prima volta in Mesopotamia attorno al 3800 a.C. Sumer, inoltre, era rinomata nell'antichità non solo per la
sua attività di trama e ordito, ma anche per i suoi abiti. Il Libro di Giosuè (7, 21) afferma che durante la tempesta di Gerico una certa persona non potè resistere alla tentazione di prendere "una bella giacca di Shin'ar", che aveva trovato in città, anche a costo della morte. Tanto preziosi erano dunque i capi di abbigliamento di Shinar (Sumer) che la gente, pur di averli, era disposta anche a rischiare la vita. Al tempo dei Sumeri vi era già una ricca terminologia per indicare sia gli abiti sia coloro che li confezionavano. L'indumento base era chiamato TUG e rappresentava senza dubbio l'antenato, nello stile come nel nome, della toga romana. Il nome completo era TUG.TU.SHE, che significa, nella lingua sumerica, "indumento che si porta avvolto attorno al corpo" (figura 16). Le antiche raffigurazioni dimostrano una grande varietà e ricchezza in fatto di abbigliamento, ma anche una certa eleganza, buon gusto e capacità di coordinare abiti, acconciature, cappelli e gioielli (figure 17 e 18).
Un'altra grande conquista dei Sumeri fu l'agricoltura. In una terra dove le piogge erano scarse e solo stagionali essi riuscirono a utilizzare i fiumi per formare un ampio sistema di irrigazione che assicurasse acqua ai campi tutto l'anno. La Mesopotamia - la terra tra i due fiumi - fu nell'antichità un'inesauribile riserva di frutti. L'albicocco, chiamato in spagnolo damasco ("albero di Damasco"), si chiamava in latino armeniaca, chiaramente derivato dall'accadico armanu. La ciliegia - kerasos in greco, Kirsche in tedesco - deriva a sua volta dall'accadico karshu. Tutto lascia pensare che questi e altri frutti e ortaggi giunsero in Europa dalla Mesopotamia, così  come molti semi e spezie, dallo zafferano (accadico azupiranu) al cornino (kamanu), dal croco (kurkanu, divenuto in greco krokos) alla mirra (murru). L'elenco è lungo, e in molti casi furono poi i Greci a fornire il ponte fisico ed etimologico attraverso il quale questi prodotti della terra arrivarono in Europa. Cipolle, lenticchie, fagiolini, cetrioli, cavolfiori e lattuga comparivano molto spesso sulle tavole dei Sumeri. E se pensiamo che la loro cucina fosse semplice e monocorde sbagliamo di grosso! I testi scritti e le raffigurazioni pittoriche attestano invece che essi sapevano trasformare il grano coltivato in farina, con la quale ottenevano poi una gran varietà di pani più o meno lievitati, dolci, focacce e biscotti. Con l'orzo fermentato si produceva la birra, e sono stati addirittura trovati dei veri e propri "manuali tecnici" per la produzione di birra. Dall'uva e dalla palma da dattero si otteneva il vino, mentre da pecore, capre e mucche si ricavava
il latte, utilizzato come bevanda, ingrediente da cucina, o trasformato in yogurt, burro, panna e formaggio. Anche il pesce figurava spesso nella dieta, come pure la carne di montone e quella di maiale, considerata una vera squisitezza. Quanto a oche e anatre, sembra che esse fossero riservate per le tavole degli dèi.Se leggiamo i testi dell'antica Mesopotamia, infatti, non vi è alcun dubbio che l'alta cucina si fosse sviluppata all'interno dei templi e comunque sempre come servizio agli dèi. Un testo prescriveva per esempio di offrire agli dèi «pagnotte di pane d'orzo... pagnotte di grano integrale; una pasta di miele e panna; datteri, pasticcini... birra di prima qualità, vino, latte... linfa di cedro, panna». Carne arrostita veniva offerta con libagioni di «birra, vino e latte». Un pezzo particolare di carne di toro veniva preparato sulla base di una ricetta ben precisa, che prevedeva «farina sottile... impastata con acqua, birra e vino», e condita con grassi animali, «ingredienti aromatici ottenuti dal cuore delle piante», noci, malto e spezie. Le istruzioni per «il sacrificio quotidiano agli dèi della città di Uruk» comprendevano l'offerta di cinque bevande diverse con i pasti e specificavano per filo e per segno tutto ciò che dovevano fare «i mugnai in cucina» e «il cuoco che lavorava
all'impasto». La nostra ammirazione per l'arte culinaria sumerica non può che crescere, poi, quando ci imbattiamo in poesie che esaltano il gusto del mangiar bene. Ecco, per esempio, una ricetta ultramillenaria del "coq au vin" scritta migliaia e migliaia di anni fa:
Nel buon vino da bere,
nell'acqua profumata,
nell'olio genuino,
quest'uccello ho cucinato,
e poi l'ho mangiato.
Un'economia così florida, una società così ricca di conquiste materiali non avrebbe mai potuto svilupparsi senza un efficiente sistema di trasporti. I Sumeri utilizzavano i loro due grandi fiumi e la rete di canali artificiali per trasportare via  acqua ogni genere di merce, oltre, naturalmente, a persone e animali. Alcune delle rappresentazioni più antiche mostravano oggetti chiaramente identificabili con rudimentali barche, le prime conosciute in tutto il mondo. Molti testi ci parlano di lunghi viaggi per mare che i Sumeri
compivano con vari tipi di navi per raggiungere terre lontane alla ricerca di metalli, pietre e legni rari e altri materiali che a Sumer non si trovavano. In un dizionario accadico della lingua sumerica figurava una intera sezione completamente dedicata alle imbarcazioni: se ne contavano 105 tipi diversi per stazza, destinazione e scopo (da carico, da passeggeri o per il trasporto esclusivo di una determinata merce). Altri 69 termini designavano poi le diverse operazioni di costruzione ed equipaggiamento di ogni imbarcazione. Una tale abbondanza di terminologia tecnica si spiega solo se supponiamo che i Sumeri vantassero una lunga e consolidata tradizione marinara. Per quanto riguarda il trasporto via terra, si deve ai Sumeri l'invenzione della ruota, che veniva utilizzata per vari mezzi di trasporto, dal carro alla carriola, e che consentì ai Sumeri di essere i primi a sfruttare la forza del bue o del cavallo come strumento di locomozione (figura 19).
Nel 1956 il professor Samuel N. Kramer, uno dei maggiori sumerologi dei nostri tempi, compì una sorta di recensione di tutti i testi scritti trovati nella zona di Sumer. Già il sommario del suo libro, From the Tablets of Sumer, («Dalle tavolette di Sumer») è particolarmente interessante, poiché ognuno dei 25 capitoli è dedicato a una delle imprese in cui i Sumeri erano stati i "primi": le prime scuole, il primo "parlamento" bicamerale, il primo studioso di storia, la prima farmacopea, il primo "almanacco del contadino", la prima forma di
cosmogonia e cosmologia, il primo "Giobbe", i primi proverbi e modi di dire, i primi dibattiti letterari, il primo "Noè", il primo catalogo di biblioteca; e poi la prima Età Eroica dell'uomo, i suoi primi codici giuridici e riforme sociali, le prime forme di medicina, agricoltura e, per la prima volta, anche la ricerca di pace e armonia nel mondo. Non si tratta di esagerazioni letterarie. Le prime scuole comparvero a Sumer in seguito all'invenzione e alla diffusione della scrittura. Vi sono prove archeologiche (veri e propri edifici scolastici e tavolette di esercizi) che attestano l'esistenza di un sistema di istruzione fin dall'inizio del III millennio a.C. Sumer era davvero piena di scribi: dai meno esperti ai più esperti, gli scribi svolgevano il loro servizio alla corte reale, nei templi, e alcuni alla fine diventavano una sorta di alti impiegati statali. Quelli che insegnavano nelle scuole ci hanno lasciato saggi della loro attività, segnando quali obiettivi si prefiggevano, quali metodi didattici utilizzavano e addirittura quali erano le loro precedenti esperienze (un vero e proprio"curriculum", diremmo oggi) A scuola si insegnava non soltanto la lingua e la scrittura, ma anche le scienze: botanica, zoologia, geografia, matematica e teologia. Le opere letterarie del passato venivano studiate e copiate, e naturalmente ne venivano anche composte di nuove. Dirigeva la scuola un ummia ("professore esperto"), coadiuvato in genere da un insegnante di disegno, uno di lingua sumerica e uno specificamente adibito a usare la frusta. Sembra infatti che la disciplina fosse molto rigida: un alunno raccontò su una tavoletta di essere stato frustato per aver marinato la scuola, per non essersi lavato bene, per aver perso tempo e chiacchierato in classe, per essersi comportato male e persino perché aveva utilizzato una grafia non chiara. Un poema epico che narrava la storia di Erech tratta in un passo della rivalità tra Erech e la città-Stato di Kish. Il testo riferisce che furono inviati degli ambasciatori da Kish a Erech per offrire un accordo pacifico che mettesse fine alla disputa; ma il re di Erech, che a quel tempo era Gilgamesh, preferì combattere piuttosto che scendere a patti. Ciò che è interessante notare è che egli mise ai voti la questione davanti all'Assemblea degli Anziani, il "Senato" locale:
Il signore Gilgamesh,
davanti agli anziani di questa città sottopone la questione,
e chiede la decisione:
«Non facciamoci sottomettere dalla casa di Kish,
affidiamo la cosa alle armi».
L'Assemblea degli Anziani, però, era ovviamente favorevole all'accordo diplomatico. Non contento, Gilgamesh sottopose la faccenda ai più giovani, l'Assemblea dei Combattenti, che votarono invece per la guerra. L'elemento più importante di tutto questo racconto, per noi, è la constatazione che il re sumero dovette sottoporre l'alternativa tra pace e guerra al primo parlamento bicamerale della storia, circa 5.000 anni fa. L'appellativo di "primo storico" Kramer lo attribuisce a Entemena, re di Lagash, che narrò su cilindri d'argilla la guerra con il suo vicino Umma. La novità del suo racconto sta nel fatto che mentre i testi precedenti erano per lo più opere letterarie o epiche basate su eventi storici, le iscrizioni di Entemena erano prosa pura, scritte con l'unico scopo di registrare l'avvenimento. Poiché le iscrizioni assire e babilonesi vennero decifrate molto prima di quelle sumeriche, per lungo tempo si credette che a compilare la prima raccolta di leggi fosse stato il re babilonese Hammurabi, intorno al 1900 a.C. Ma quando poi venne scoperta la civiltà dei Sumeri, divenne più che evidente che erano stati loro gli artefici del primo sistema organico di leggi improntate al concetto di ordine sociale e di amministrazione della giustizia. Ben prima di Hammurabi, un re sumero della città-Stato di Eshnunna (a nord-est di Babilonia) codificò delle leggi che fissavano prezzi massimi per i generi alimentari e per il noleggio di carri e barche, affinché anche i poveri potessero permetterseli. Altre leggi trattavano dei reati contro la persona o la proprietà, regolavano le questioni familiari o i rapporti tra servo e padrone. Prima ancora, a promulgare un codice era stato Lipit-Ishtar, re di Isin. Le 38 leggi che ancora possiamo leggere su una stele di pietra parzialmente conservata, che conteneva una copia dell'originale, trattano di diritti di proprietà, schiavi e servitori, matrimoni ed eredità, affitto di barche, noleggio di buoi e inadempienze tributarie. Come avrebbe fatto in seguito anche Hammurabi, Lipit-Ishtar spiegò nel prologo al suo codice di aver agito su indicazione dei "Grandi Dèi", che gli avevano ordinato di «portare ordine e prosperità ai Sumeri e agli Accadi». Eppure nemmeno Lipit-Ishtar era stato il primo a codificare leggi. Sono stati trovati, infatti, dei frammenti di tavolette d'argilla che contengono copie di leggi codificate da Urnammu,re di Ur intorno al 2350 a.C. - più di 500 anni prima di Hammurabi. Le leggi, promulgate per autorità del dio Nannar, miravano a porre un freno ai continui furti di buoi, pecore e asini tra cittadini, affinché «l'orfano non cada preda del ricco, la vedova non cada preda del potente, l'uomo che possiede una sola moneta non cada preda di chi ne possiede 60». Urnammu fissò inoltre per decreto «giusti e immutabili pesi e misure». Ma il sistema legale sumerico, e in generale il concetto di giustizia in un certo senso "imposta", risale in realtà ancora più indietro nel tempo. Intorno al 2600 a.C. le cose a Sumer dovevano aver preso una piega tale che l'ensi Urukagina ritenne necessario mettere mano a delle riforme: gli studiosi hanno trovato una sua lunga iscrizione e la considerano una preziosa testimonianza della prima riforma sociale nella storia dell'uomo fondata su un senso di libertà, eguaglianza e giustizia - una sorta di "rivoluzione francese" imposta da un re 4.400 anni prima di quel fatidico 14 luglio 1789. Il decreto di riforma di Urukagina è quanto mai interessante perché, prima di passare all'enunciazione dei nuovi precetti, si sofferma a elencare i mali che affliggevano la società del suo tempo. E quali erano questi mali? Anzitutto l'uso improprio del potere da parte di chi aveva la responsabilità del bene pubblico e tendeva piuttosto a ricercare vantaggi per sé; poi l'abuso della propria carica ("abuso d'atti d'ufficio", diremmo oggi); e infine l'imposizione di prezzi eccessivamente alti da parte di gruppi che detenevano il monopolio di una determinata merce. Tutte queste ingiustizie, e molte altre ancora, furono proibite dal decreto di riforma. Un pubblico ufficiale non potè più fissare a suo piacimento il prezzo "di un buon asino o di una casa"; i potenti non ebbero più la possibilità di soggiogare il cittadino comune; i diritti dei più deboli - ciechi, poveri, vedove, orfani - vennero ripristinati; a una donna divorziata -quasi 5.000 anni fa - fu garantita la protezione della legge. Ma allora, viene spontaneo domandarsi, se Urukagina ritenne indispensabile una tale riforma complessiva del sistema giuridico, e se, come egli stesso disse, il dio Ningirsu lo aveva chiamato a «restaurare le leggi del tempo passato», da quanto tempo esisteva la civiltà sumerica? Quanto erano antiche le "leggi del tempo passato" chiamate in causa? Le leggi sumeriche venivano approvate da una sorta di corte che agiva sulla base di procedimenti che conosciamo bene, perché sono stati meticolosamente registrati e conservati. Si trattava, per così dire, di una giuria, composta di solito da tre o quattro giudici, uno dei quali era un "giudice reale" di professione, mentre gli altri erano scelti da una rosa di 36 uomini. Mentre il sistema babilonese era pieno di leggi e regolamenti, i Sumeri facevano affidamento soprattutto sulla figura del giudice-re, poiché pensavano che uno dei compiti primari che gli dèi avevano affidato ai re era proprio quello di assicurare la giustizia sulla Terra. E qui possiamo fare più di un parallelismo con il concetto di giustizia e di moralità proprio dell'Antico Testamento. Prima ancora che dai re, gli Ebrei erano stati infatti governati da giudici; i re venivano giudicati non in base alle loro conquiste o ricchezze, ma da quanto sapevano "praticare la giustizia". Nella religione ebraica, il Capodanno è un periodo di dieci giorni durante i quali si soppesano e si valutano le azioni compiute dagli uomini per determinare il loro destino nell'anno che sta per cominciare. Probabilmente è più di una coincidenza che i Sumeri credessero in una divinità, Nanshe, la quale ogni anno giudicava l'umanità proprio in questo modo; dopo tutto, il primo patriarca ebreo, Abramo, proveniva dalla città sumera di Ur, la città di Ur-Nammu e del suo codice. L'interesse dei Sumeri per la giustizia - o per l'assenza di essa - trova espressione anche in quello che Kramer chiama "il primo Giobbe". Unendo frammenti di diverse tavolette d'argilla conservate al Museo di Antichità di Istanbul, Kramer riuscì a mettere insieme buona parte di un poema sumerico che, come il libro biblico di Giobbe, trattava del lamento di un uomo giusto che, invece di sentire su di sé la benedizione degli dèi, dovette subire ogni sorta di angherie e di sofferenza. «La mia parola di onestà si è tramutata in bugia», gridava egli in preda
alla disperazione. Nella seconda parte del poema, l'anonimo sofferente prega il suo dio in un modo molto simile ad alcuni versi dei Salmi ebraici:
Dio mio, che sei mio padre,
che mi hai dato la vita - solleva il mio viso...
Per quanto tempo mi trascurerai,
mi lascerai solo e derelitto...
mi lascerai senza guida?
Segue poi un lieto fine. «Le parole di giustizia, le parole pure che egli aveva pronunciato, il suo dio le accettò;... il suo dio ritirò la mano dai propositi maligni». E ancora, circa 2.000 anni prima del Libro dell'Ecclesiaste, alcuni proverbi sumeri ne anticipavano molti concetti e battute.
Se siamo destinati a morire - allora spendiamo;
se invece vivremo a lungo - meglio risparmiare.
Quando un pover'uomo muore,
non cercare di richiamarlo in vita.
Chi possiede molto argento forse è felice;
Chi possiede molto orzo forse è felice;
Ma chi non possiede nulla, lui sì che dorme sonni tranquilli!
Per l'uomo che cerca il piacere, c'è il matrimonio;
Per l'uomo che ci riflette sopra, c'è il divorzio.
Non è il cuore che porta all'inimicizia;
è la lingua che porta all'inimicizia.
In una città senza cani da guardia
è la volpe a sorvegliare.
Alle conquiste materiali e spirituali della civiltà sumerica si accompagnò un grandioso sviluppo delle varie forme artistiche. Un'equipe di studiosi dell'Università della California, tra cui i professori Richard L. Crocker, Anne D. Kilmer e Robert R. Brown, fece molto scalpore quando, nel marzo 1974, annunciò di aver decifrato la più antica canzone del mondo. In effetti essi erano riusciti a leggere, e addirittura a suonare, le note musicali incise con scrittura cuneiforme su una tavoletta del 1800 a.C. circa trovata a Ugarit, sulla costa del Mediterraneo (oggi in Siria). «Abbiamo sempre saputo», hanno spiegato gli studiosi, «che l'antica civiltà assiro-babilonese conosceva la musica, ma ciò che fino a oggi non sapevamo è che la loro musica si basava sulla scala eptatonica-diatonica propria anche della nostra musica occidentale contemporanea, come di quella greca del I millennio a.C.» Finora si pensava che la nostra musica derivasse da quella greca; ora si è accertato, invece, che è in Mesopotamia che essa è nata, come del resto tanta parte della nostra civiltà occidentale. E questo, se ci pensiamo bene, non è affatto sorprendente, poiché già lo studioso greco Filone aveva affermato che i popoli della Mesopotamia erano noti per la loro ricerca «dell'armonia universale e dell'unisono attraverso i toni musicali». Non vi è dubbio, allora, che anche nella musica e nelle canzoni i Sumeri siano stati i "primi". Anzi, il professor Crocker riuscì a suonare l'antico motivetto solo dopo aver costruito una lira simile a quelle trovate tra le rovine di Ur. Testi del II millennio a.C. indicano l'esistenza di "numeri chiave" musicali e di un'organica teoria musicale, e la stessa professoressa Kilmer aveva scritto in precedenza (The Strings of Musical Instruments: Their Names, Numbers and Significance, «Le corde degli strumenti musicali: nomi, numeri e significati») che molti inni sumerici avevano «quelle che sembravano essere annotazioni musicali a margine». «I Sumeri e i loro successori avevano una vita musicale completa», concludeva. E infatti gli archeologi hanno trovato una grande varietà di strumenti musicali, come pure di cantanti e danzatori, raffigurati su cilindri e tavolette d'argilla (figura 20).
Come molti altri aspetti della civiltà sumerica, anche la musica e le canzoni nacquero nei templi, in onore degli dèi, per poi uscirne e diventare anzi una forma d'arte prevalentemente laica. Con uno dei giochi di parole che i Sumeri tanto amavano, un detto popolare commentava le tariffe dei cantanti: «Un cantante che non abbia una voce dolce è davvero un cantante "povero!"». Sono state ritrovate molte canzoni d'amore sumeriche, composte senza dubbio per essere accompagnate dalla musica. Particolarmente toccante, però, è una ninnananna che una madre aveva scritto per cantarla al figlioletto malato:
Vieni, sonno, vieni dal mio bambino.
Fallo addormentare presto;
fa' acquietare i suoi occhi senza pace...
Lo so, tu soffri, figlio mio;
e io soffro con te, sono ammutolita dal dolore,
e guardo in alto le stelle.
La luna nuova illumina il tuo volto;
l'ombra spargerà le tue lacrime.
Dormi, dormi tranquillo...
Possano le dee della crescita essere dalla tua parte;
che tu possa avere un custode efficace nel cielo;
e raggiungere un regno di giorni felici...
Possa una moglie essere il tuo sostegno
e un figlio la tua eredità futura.
Ciò che sorprende di questa musica, di queste canzoni, non è soltanto la conclusione che è a Sumer che dobbiamo ricercare le radici della struttura e dell'armonia delle nostre composizioni musicali. Non meno significativo è il fatto che queste canzoni non ci appaiono per nulla lontane, estranee, ma anzi mostrano una totale consonanza con la nostra sfera di emozioni e sentimenti. Se ci soffermiamo a riflettere sulla grande civiltà sumerica, scopriamo che in realtà la nostra morale, il nostro senso della giustizia, le nostre leggi, l'architettura, le arti, la tecnologia e perfino le istituzioni: tutto il nostro mondo affonda le proprie radici a Sumer. Potremmo dire che in fondo, nel cuore, siamo tutti un po' Sumeri. Dopo gli scavi di Lagash, gli archeologi rivolsero la loro attenzione a Nippur, antico centro religioso di Sumer e Akkad. Qui vennero rinvenuti 30.000 testi, molti dei quali non sono stati ancora interpretati. A Shuruppak vennero alla luce degli edifici scolastici databili al III millennio a.C. Di Ur, invece, abbiamo magnifici vasi, gioielli, armi, carri, elmetti d'oro, argento, rame e bronzo, i resti di una fabbrica di tessuti, frammenti di testi giudiziari e un imponente ziggurat le cui rovine dominano ancora oggi il paesaggio. A Eshnunna e Adab gli archeologi trovarono templi e pregevoli statue di epoca precedente a Sargon. Umma restituì iscrizioni che citavano imperi precedenti, mentre a Kish vennero alla luce edifici
monumentali e uno ziggurat databile almeno al 3000 a.C. Uruk (Erech) riportò indietro gli archeologi al IV millennio a.C. Qui essi trovarono le prime forme di ceramica colorata seccata nei forni e tracce dell'uso di un tornio da vasaio, oltre che una delle prime pavimentazioni fatte con blocchi di pietra calcarea. Sempre a Uruk fu trovato il primo ziggurat - un grosso tumulo costruito artificialmente - sulla cima del quale si ergevano un tempio bianco e uno rosso. Qui vennero alla luce le prime iscrizioni su pietra e i primi sigilli cilindrici. Proprio su questi ultimi Jack Finegan (Light from the Ancient Past, «Luce dal passato antico») dichiarò: «Sorprende la perfezione di questi sigilli fin dalla loro prima comparsa nel periodo di Uruk». Altri siti archeologici di questo stesso periodo recano tracce dell'incipiente Età dei Metalli. Nel 1919 H.R. Hall si imbatté in antiche rovine presso un villaggio oggi chiamato El-Ubaid. Il sito diede il nome a quella che gli studiosi considerano oggi la prima fase della grande civiltà sumerica. Nelle città di questo periodo - che spaziavano dalla Mesopotamia settentrionale alle collinette di Zagros a sud – si rinvennero i primi mattoni d'argilla, muri intonacati, decorazioni a mosaico, cimiteri con tombe allineate le une alle altre, oggetti di ceramica dipinti e decorati con figure geometriche, specchi di rame, collane di pietra di turchese importata, ombretto per le palpebre, asce di guerra con
l'impugnatura di rame, abiti, case e, soprattutto, monumentali templi. Ancora più a sud, gli archeologi trovarono Eridu la prima città sumerica, secondo gli antichi testi. Via via che gli scavi procedevano, venne alla luce un tempio dedicato a Enki, il dio sumerico della conoscenza, che sembrava essere stato costruito e ricostruito molte volte. I diversi strati riportarono gli studiosi sempre più indietro, agli albori della civiltà sumerica: 2500, 2800, 3000, 3500 a.C. Poi, finalmente, si arrivò alle fondamenta del primo tempio dedicato a Enki; sotto di esso, non vi era che terra vergine,
nulla era stato costruito. E siamo intorno al 3800 a.C: è qui che cominciò la civiltà.
La sua enorme importanza, tuttavia, non sta solo nel fatto che essa fu la prima nel senso cronologico del termine; il fatto davvero sorprendente è la sua immensa portata: fu una civiltà completa e articolata, per certi versi addirittura più avanzata
delle altre culture antiche che la seguirono. Ed è senza dubbio da questa civiltà che ha preso le mosse la nostra.
Che cosa era successo, dunque, nel lungo intervallo di tempo trascorso da quando, circa due milioni di anni prima, l'uomo aveva imparato a usare la pietra adattandola alle proprie esigenze fino al 3800 a.C, quando a Sumer comparve improvvisamente questa civiltà? Tanto più che davvero gli studiosi non hanno a tutt'oggi la minima idea di chi effettivamente fossero questi Sumeri, da dove provenissero e in che modo e perché fosse comparsa, in maniera tanto inaspettata e imprevedibile, la loro civiltà. Per definirla sono stati usati vari aggettivi: «sorprendente» (H. Frankfort, Tell Uqair), «straordinaria» (Pierre Amiet, Elam); «una fiamma che divampò improvvisamente» (A. Parrot, Sumer). Leo Oppenheim (Ancient Mesopotamia, «L'antica Mesopotamia») pose l'accento sul "periodo stranamente breve" nel corso del quale era sorta questa civiltà. Joseph Campbell (The Masks of God, «Le maschere di Dio») riassunse così l'intera questione: «Con impressionante rapidità... appare in quel piccolo giardino fangoso di Sumer... il nocciolo culturale dal quale si sono poi sviluppate tutte le più alte civiltà del mondo».

Nessun commento:

Posta un commento