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martedì 21 marzo 2017

EZECHIELE: LA MISSIONE


La domanda sorge spontanea: qual era lo scopo di quei misteriosi visitatori? Tenteremo di dare una risposta servendoci dei dati disponibili e di quanto abbiamo esaminato finora. Cerchiamo di fare un po' di luce sul background degli incontri di Ezechiele con le navi spaziali, argomento che quindi indichiamo con l'espressione globale "missione".Eì nella natura di questo capitolo, l'abbandonare il 'campo di quanto è suffragato dalle prove per inoltrarci in quello delle possibilità potenziali derivanti dallo sviluppo di quanto è stato appurato finora.Occorre allargare gli orizzonti della ricerca e stabilire quel fronte più ampio lungo il quale apportare le necessarie correÌzioni ed individuare conferme e negazioni. Oggi l'umanità si trova in una situazione analoga a quella che consenti la progettazione e la costruzione delle astronavi di Ezechiele. Questa relativa somiglianza da una parte implica il rischio che le opinioni personali influenzino troppo il responso.Dall'altra, l'avere dimestichezza con problemi tecnologici analoghi, facilita una migliore comprensione del problema. Per evitare ogni condizionamento, stabiliamo innanzi. tutto quali sono le correlazioni che emergono dal nostro studio.Successivamente ci occuperemo degli spunti delle nostre attuali conoscenze tecniche. Avremo quindi un gruppo di spunti che scaturiscono dall'indagine condotta finora, ed un altro che nasce dalla loro messa a confronto con le cognizioni tecniche odierne. La considerazione globale dei due gruppi di spunti che chiamiamo indiretti, determina un tutto dal quale trarremo le debite conclusioni. Una delle caratteristiche più evidenti degli incontri, è il modo pacifico con cui si instaurano i contatti umani fra i protagonisti della vicenda. Non si riscontra il minimo segno di odio o di inimicizia. Anzi, nei primi due incontri, quindi ai primi approcci, notiamo quanto il comandante si prenda cura di Ezechiele. Nel corso del quarto incontro, si sottolinea addirittura il carattere didattico ed informativo dell'impresa. Lo si constata nelle parole dell'accompagnatore di Ezechiele: "Figlio d'uomo, mira coi tuoi occhi, ascolta bene colle tue orecchie e fai attenzione a tutto ciò che farò vedere. Tu sei stato condotto qui, perché io faccia vedere a te e poi tu comunichi quanto avrai visto alla casa d'Israele" ( 40.4 ). Manca qualsiasi virulenza, cosl com'è assente ogni tentativo di costrizione. Esiste tuttavia un forte incitamento ad assolvere il compito assegnato ad Ezechiele. Abbiamo ampiamente discusso dell'ordine relativo alla distruzione della città durante il terzo incontro. È certo che, sotto questo aspetto, l'episodio citato sta al di fuori dello svolgersi effettivo degli eventi. Possiamo caratterizzare il più immediato degli spunti diretti con la parola "prudenza". Abbiamo ripetutamente constatato un atteggiamento precedente esaminando i princìpi che informavano la struttura della nave spaziale, nella posizione e nell'uso delle eliche. Non solo le eliche consentivano un volo terrestre di durata illimitata, ma servivano per l'atterraggio,permettendo al comandante di scegliere il terreno più opportuno per concludere la manovra. Veniva inoltre eliminato ogni pericolo di incendio che; durante l'atterraggio, avrebbero potuto provocare arbusti e cespugli. Ancora una volta, le intenzioni di quei visitatori si rivelano pacifiche. Un atterraggio effettuato con i motori del razzo, poteva danneggiare la vegetazione, spaventare greggi, ferire e forse uccidere gli uomini vicini al luogo dell'atterraggio. Bastava poco, per mutare in inimicizia un comprensibile timore iniziale. Una reazione del genere doveva essere. evitata, poiché lo scopo della missione era di instaurare dei rapporti pacifici ed umani. L'uso delle eliche senz'altro contribul alla soluzione del problema. Questo generale atteggiamento di prudenza, lo ribadiscono due caratteristiche tecniche del veicolo spaziale. Le ruote, utili per la trasmissione di notizie come si è detto a suo tempo, e la  sganciabilità delle eliche che, in caso di emergenza, potevano essere abbandonate sul terreno, alleggerendo notevolmente l'astronave. Un indizio indiretto scaturisce dalla presenza a terra di alcuni membri dell'equipaggio (terzo incontro), da cui si deduce trattarsi di un'azione che va oltre il semplice incontro con Ezechiele. Nell'ambito della missione, egli perde il ruolo di protagonista principale in virtù del più ampio respiro. che pervade l'azione.Le prove convincenti di un'organizzazione accurata, le forniscono i rapporti tra il comandante ed i suoi uomini e la presenza di una guida proposta ad accompagnare Ezechiele nella visita al Tempio. Esiste in quanto sopra un'esplicita gerarchia tra comandante ed equipaggio, nonché tra comandante e guida, la cui differenza di rango è chiaramente visibile. Il manifestarsi di un rapporto gerarchico, è il connotato sicuro di un'organizzazione. Uno degli indizi più importanti, è la già citata economicità della missione. La nostra attuale esperienza, all'inizio dell'era spaziale, ci rammenta quanto ingenti e gravosi siano i finanziamenti richiesti in questo settore. Se non vogliamo scomodare la fantascienza, dobbiamo supporre che anche in altri tipi di civiltà, per quanto più avanzati del nostro, sia necessatio pianificare i finanziamenti delle imprese spaziali. La missione di cui ci occupiamo in questo studio, può quindi sintetizzarsi in una domanda: "Perché vogliamo andare laggiù, e una volta atterrati, che cosa faremo?" Cerchiamo di rispondere non dico in senso politico, ma in senso tecnico ed economico. Dalla risposta dipesero l'impegno finanziario, la progettazione, la ricerca e, infine, la missione. Prima di ritornare sull'argomento principale, ricordiamo un aspetto valido in ogni viaggio, non importa se la sua durata è di una settimana o se .è invece un volo spaziale. In rapporto ai costi globali, le spese di viaggio e di soggiorno sono quasi irrilevanti. Facciamo un esempio. Che un astronauta percorra sulla Luna una distanza di cinque oppure di cinquanta chilometri, praticamente non altera che di un ammontare insignificante il costo del viaggio Terra-Luna e viceversa. Quello che può quindi contribuire ad ampliare le nostre conoscenze scientifiche, comporta un aumento irrisorio o contenuto dei costi dell'impresa spaziale. Si parla di conoscenza, poiché sarebbe assurdo calcolare il prezzo delle pietre che gli astronauti hanno portato dalla Luna: esse hanno solamente un valore scientifico. È il sapere che conta e non, poniamo, il peso delle pietre. Quindi, per quanto possibile, in una missione conviene ampliare il numero delle attività potenziali. Dal punto di vista economico, la loro realizzazione diventa una necessità, senza parlare degli obblighi di carattere intellettuale ed ideale. Applichiamo ora questo modo di pensare agli incontri con Ezecbiele. Se ne trae una conclusione immediata: Ezechiele ·Don poteva costituire l'unico scopo di quella missione spaziale. Quando, alla fine del terzo incontro, il profeta descrive il decollo dell'astronave con cui era giunto fin là, si collocò nel nostro stesso ordine di idee. Là nave spaziale decollò senza di lui, in quanto aveva altri compiti da svolgere. Ezechiele venne infatti riportato a casa da un'altra nave spaziale, già apparsa in occasione di un'operazione critica e pericolosa, come abbiamo scritto in precedenza. Il comandante di quest'ultima astronave aveva quindi svolto il suo. lavoro altrove, indipendentemente da Ezechiele. OÌtre a quanto detto finora, leggiamo che il comandante parla ad Ezechiele, lo porta con sé in volo e gli mostra alcune costruzioni. Come sono combinabili questi particolari in un'immagine globale? Colleghiamo allora l'intento pacifico di quei visitatori con la conoscenza cli un'azione, motivata indipendentemente dagli incontri con Ezechiele. L'azione non è legata a lui in modo specifico, quindi quella missione occupa un contesto spaziotemporale ancora sconosciuto. Visto che, anche se riprenderemo l'argomento pm avanti, nulla sappiamo delle eventuali influenze di quella missione sulla storia dell'umanità, supponiamo di conseguenza che il suo scopo fosse informativo.Dagli scritti cli Ezechiele, deduciamo che quegli astronauti avevano una buona conoscenza della Terra e dei suoi abitanti.Sarebbe semplicistico, sulla scorta dei dati in nostro possesso, tentare di stabilire la durata del loro soggiorno sul nostro pianeta. È molto probabile che gli incontri con Ezechiele non avvennero né all'inizio, né alla fine della missione, bensì in qualche fase intermedia, durante l'avvicendarsi degli eventi.L'abolire i ristretti limiti spaziali e temporali delle visite, lascia indovinare l'esistenza di una missione più vasta, durante la quale i contatti con la Terra probabilmente si  ripeterono più volte. Quelli con Ezechiele diventano, quindi, degli episodi isolati. Non riusciamo a ricostruire lo scopo della missione basandoci sui dati disponibili, tuttavia l'odierna conoscenza scientifica ci aiuta a capirne qualcosa di più. È, ad esempio, accettabile che quei visitatori avessero un interesse di carattere generale verso il nostro pianeta, specie se teniamo conto che la Terra è abitabile ed abitata. Perciò, dopo un'iniziale ed indispensabile curiosità geografica, furono le forme di vita esistenti sulla Terra ad attirare la loro attenzione. Constatato durante la prima visita che il pianeta era abitato, l'indagine si rivolse agli abitanti: in altre parole, l'uomo entrò a far partedella missione spaziale. Se fra l'incontro iniziale e quelli con Ezechiele trascorsero pochi anni oppure mille anni, non lo possiamo stabilire. Dal punto di vista geografico, la zona scelta per incontrare Ezechiele salta, in un certo senso, subito agli occhi. La regione non è facilmente identificabile, quasi un collegamento tra le due masse continentali dell'Eurasia e dell'Africa, delimitata dal Mediterraneo, dal Mar Rosso e dal Golfo Persico.È un luogo ideale per l'atterraggio di un veicolo proveniente dallo spazio, così come si presta a trasmettere dalla Terra messaggi nel cosmo. Un'altra caratteristica positiva della regione abitata da Ezechiele, è la sua posizione pressoché centrale rispetto ad Europa, Asia ed Africa, tutte raggiungibili senza voli terrestri particolarmente lunghi. La distanza dal luogo degli incontri con Ezechiele e, poniamo, il Sud Africa o la costa cinese, è quasi uguale. Le stesse coste europee sono relativamente vicine. Sono quindi molti gli elementi a favore della scelta di quella lingua di terra che separa il Mediterraneo dal Golfo Persico. Sull'intera superficie del nostro pianeta, non c'è che un altro territorio che presenta caratteristiche simili, ed è quello che collega le due Americhe. Per dimostrare che quanto sopra è rilevante per la missione, esaminiamo in breve le possibilità tecniche del volo. L'orbita più semplice intorno alla Terra è quella polare. Consideriamo quest'ultima come un anello che passa a poca distanza dalla i superficie terrestre e che incrocia l'asse terrestre sopra i poli. Visto che la Terra continua a compiere i suoi movimenti, i passeggeri di una nave spaziale in orbita, vedono tutte le regioni del globo e, in conformità dei mezzi a disposizione, si documentano in proposito. Questo abilita l'astronave ad atterrare in qualsiasi punto della superficie terrestre. Quando un veicolo spaziale è in orbita polare, per metà di essa procede in direzione· Sud-Nord e per l'altra metà in direzione Nord-Sud. Anche la scia della nave spaziale che si avvicina alla Terra è orientata come sopra e, al riguardo, ricordiamo le parole di Ezechiele:
 
1.4. lo guardavo ed ecco un vento tempestoso avanzarsi dal settentrione, una grande nube che splendeva tutt'intorno, un fuoco da cui guizzavano bagliori, e nel centro come lo splendore dell'eletto in mezzo al fuoco.
 
Se l'orbita polare consente l'atterraggio in qualsiasi luogo della Terra, è però svantaggioso nel ritorno del veicolo spaziale alla nave-madre. L'esempio di un decollo ipotetico da una zona prossima all'equatore, chiarifica l'affermazione. Sappiamo che qualsìasi punto posto sull'equatore (naturalmente sulla superificìe terrestre), gira intorno all'asse terrestre alla velocità di 1670 km/h circa.  La velocità diminuisce all'aumentare della latitudine e cosntuisce comunque una parte considerevole della velocità necessaria alla nave spaziale per entrare in orbita. Se l'orbita corre sui poli, questa velocità iniziale non è sufficiente e si richiede una durata prolungata dell'accensione dei motori, il che comporta un maggior consumo di propellente. In quelle missioni il cui scopo · principale è l'atterraggio della nave spaziale, bisogna che la nave-madre giri in un'orbita la cui inclinazione rispetto all'equatore sia adeguata alla latitudine ·geografica del luogo di decollo della nave "spaziale. Rendere compatibili le condizioni citate con i compiti della missione è fuori discussione. Quale strada sia stata seguita, non ci è dato saperlo, così come ignoriamo la misura dei rilevamenti compiuti sugli abitanti del pianeta, sulle loro condizioni di vita e sulla loro dislocazione geografica, né esistono nel testo di Ezechiele accenni che ci mettano sulla buona strada. Abbiamo invece qualche indicazione sul minimo periodo di tempo necessario per compiere una missione. Fra il primo ed il terzo incontro intercorsero circa vent'anni. Supposto che Ezechiele, in tutti e quattro gli incontri, vedesse sempre la medesima nave spaziale ( tranne la nave in più comparsa al terzo incontro), il materiale occorrente alla missione doveva essere al minimo. Se così non fosse, allora Ezechiele avrebbe visto cinque navi spaziali. Passiamo ora agli utensili e all'equipaggiamento. Fra i primi, ricordiamo quelli dei sei uomini, la corda di lino, la canna di misura e la borsa di scriba portata alla cintola dall'uomo vestito di lino. Nell'equipaggiamento comprendiamo le tute del comandante e della guida di Ezechiele, nonché la tuta protettiva dell'uomo del terzo incontro. Fra i protagonisti degli incontri, oltre beninteso ad Ezechiele, troviamo il personale addetto alla missione: il comandante (ignoriamo se sia il medesimo nei quattro incontri), l'equipaggio dislocato a terra, l'uomo in tuta protettiva, lo sconosciuto che, al termine del terzo incontro, accompagnò Ezechiele · dopo il decollo della prima nave spaziale (forse il comandante della seconda nave spaziale), infine, la guida che durante il quarto incontro condusse Ezechiele nel tempio. Supposto che il comandante fosse sempre il medesimo in tutti e quattro gli incontri, allora abbiamo a che fare con dieci "uomini". Il fabbisogno è, in ogni incontro, spiegato con chiarezza e non è in alcun modo sproporzionato. L'elemento più avvincente dell'elenco, sono il comandante ed i suoi "uomini" su cui vale la pena di soffermarsi. I sette membri dell'equipaggio terrestre si trovavano in una determinata località, per assolvere ad un compito specifico. L'essenza della loro missione particolare, si delinea non appena li inseriamo nell'organizzazione globale. Abbiamo supposto che il fine principale della missione fosse informativo, quindi quei sette "uomini" costituivano un gruppo di osservatori, incaricato di raccogliere e poi di trasmettere i dati rilevati. I dati rilevati spaziavano dal campo meteorologico a quello religioso, tuttavia sarebbe semplicistico ipotizzare quanto essi effettivamente cercassero. Più oltre, esamineremo una diversa impostazione di questo problema. Un simile gruppo di osservatori, ce lo possiamo immaginare nei posti più diversi, salvo si supponga che Ezechiele li incontrasse per caso, durante la loro unica missione. Il comandante assolve a funzioni diverse da quelle dei membri dell'equipaggio. Mentre quest'ultimo adempiva ad un compito specifico, a terra, il comandante poteva spostarsi a piacimento  senza essere vincolato ad una determinata località. Il suo rango, come è evidente nello scritto di Ezechiele, è gerarchicamente superiore a quello dei componenti l'equipaggio terrestre, Quando si trova con Ezechiele, non raccoglie informazioni, bensì ha qualcosa da comunicare al profeta. Sta qui la differenza essenziale tra il comandante e l'equipaggio: una differenza di funzioni. Da questa differenza deriva persino un diverso abbigliamento: il comandante indossava una tuta adatta a proteggerlo dalle temperature elevate, mentre l'equipaggio terrestre era vestito come i comuni esseri umani. Forse, per il comandante, il clima della regione dove avvennero gli incontri con Ezechiele, era troppo caldo, mentre era sopportabile per gli altri protagonisti della missione. Dal momento che tutti provenivano dallo stesso clima, questa affermazione sembra contraddittoria. Riconsideriamo la figura del comandante. Egli si ripara dal calore, il che prova la sua provenienza da un clima con temperature minori di quella della regione di Ezechiele. Ma questo vale anche per l'equipaggio! Supponiamo che essi fossero abituati ad un clima simile a quello della Scandinavia settentrionale, della Siberia o dell'Alaska. Rapportiamo ora questo esempio alle nostre caratteristiche fisiche. Un abitante di quelle regioni fredde, può benissimo vivere nel deserto, tuttavia il suo organismo necessita di un certo periodo di adattamento, coadiuvato da un diverso modo di vivere, di nutrirsi e,eventualmente, da qualche farmaco. Una permanenza fugace in un clima molto differente, non dà all'organismo il tempo di adattarsi, il che, specie se si devono svolgere compiti gravosi, può essere molto dannoso. Una tuta comoda, che favorisca una leggera protezione termica, nei casi del genere è di grande aiuto. Seguendo il ragionamento, vediamo che il comandante sulla superficie terrestre ci rimane ben poco. Da questa constatazione, ricaviamo qualche indizio relativo alla struttura organizzativa dell'intera missione. Alcuni equipaggi terrestri, operano in qualità di osservatori (sulla Terra), raccogliendo informazioni che trasmettono alla  nave-madre in orbita attorno al pianeta. Dalla nave-madre, mediante le navi spaziali descritte da Ezechiele, degli "individui". ;: che occupano una posizione gerarchicamente più elevata ( da noi chiamati comandanti), mantengono i collegamenti ed assolvono a compiti di "breve durata. Come abbiamo appreso dalle vicissitudini di Ezechiele, uno dei compiti consisteva nel prendere contatto con degli uomini. Per quanto ne sappiamo finora, l'uomo non era tanto fonte .dì informazione, quanto beneficiario di notizie, come si nota all'inizio del quarto incontro. Già solo quel passo, induce a pensare che Ezechiele apprendesse molto più di quanto non sembri a prima vista. Abbiamo anche avanzato l'ipotesi, nel capitolo 7 del nostro libro, che le parti non tecniche del testo di Ezechiele vengano considerate come informazioni fornite dal comandante. Se l'ipotesi fosse davvero reale, allora avremmo a disposizione un copioso materiale relativo alle notizie trasmesse ad Ezechiele dal comandante dell'astronave. Alcuni indizi confermano questo modo di procedere. Riassumiamo i fini principali della missione. Oltre a rac- ,. ,,cogliere informazioni sul nostro pianeta, osservare l'uomo e contattarlo, esiste un compito precipuo dell'equipaggio terrestre, formulabile come segue coloro che si trovarono in quelle determinare località terrestri e che avrebbero potuto istruire o influenzare l'uomo, non lo fecero mentre senz'altro ne avrebro avuto l'occasione. Per quanto possibile, abbiamo indagato sui fini e sull'ergazione della missione, ma una domanda rimane priva di posta  perché Ezechiele fu contattato ripetutamente? Le risposte alternative sono due: la programmazione degli icontri oppure il caso. L'esistenza di un equipaggio che svolge  la sua missione sulla Terra, rende plausibile l'ipotesi degli incontri programmati. Sono parecchi i motivi che rendevano interessante la cornunirà dei deportati ebrei di Tel-Abib agli occhi degli osservatori. Già un sacerdote come Ezechiele costituiva una presenza significativa. La sua notevole intelligenza contribuiva a fare di lui una personalità spiccata e stimolante, il che spiegherebbe l'attenzione prestatagli dagli astronauti. Se si vuole sostenere la tesi dell'incontro casuale, nulla induce a pensare che, in quei pochi atterraggi, il comandante incontrasse proprio Ezechiele. Probabilmente gli atterraggi· furono molti, ma il problema degli astronauti era la fuga precipitosa cui si abbandonavano gli uomini comuni, quando vedevano la nave spaziale. L'uomo normale (in questo caso l'espressione è consentita) scappava via (cfr. Daniele, 10.7). In uno di quegli incontri il comandante si imbatté in una delle poche eccezioni: il "figlio d'uomo" non se la diede a gambe! Egli si gettò a terra in segno di sottomissione, visibilmente emozionato, però rimase. Il suo aspetto era quello di un uomo· intelligente, le sue risposte erano coerenti ed il comandante capi subito l'importanza di quell'incontro. Entrambe le soluzioni, incontri. programmati o incontri casuali, ci conducono in definitiva al medesimo risultato: il comandante trovò Ezechiele un "figlio d'uomo." che ben si addìceva ai fini della missione. Il comandante decide di portarselo dietro, in volo, e sa  che gli eventi straordinari a cui assisterà quell'uomo, potrebbero provocare in lui delle reazioni violente.L'unica è mettere immediatamente alla prova quel "figlio d'uomo" e, se reagisce positivamente, portarlo in volo sulla nave spaziale. La domanda può essere modificata. Invece di chiedersi "perché Ezechiele, l'uomo?", porsela in questa maniera "perché Ezechiele, l'ebreo?". La risposta la deriviamo dai fini stessi della rmssione: i visitatori avevano sicuramente una buona conoscenza delle culture e delle religioni terrestri. Essi erano consci dell'alto potenziale di fede insito nel credo giudaico. Avevano riconosciuto la superiorità di quest'ultima rispetto alle altre religioni contemporanee. Erano certamente informati dei problemi religiosi e politici che affiiggevano la comunità ebraica. Si potrebbe arguire che gli astronauti' volessero infondere negli ebrei in esilio sicurezza e conforto. In questo punto, la nostra spiegazione coincide con quella adizionale. Dall'ottica cli una società molto progredita, non è impensabile l'aver voluto sventare una minaccia che pendeva sugli ebrei del tempo. Teniamo sempre conto che la missione era pacifica ed informativa nessuno la continuò fino a trasformarla in un'invasione, come dimostra ampiamente la storia dell'umanità. Gli astronauti sapevano che il loro soggiorno aveva una durata limitata e da quest'ultima circostanza si capisce quanto il loro livello etico e politico fosse diverso dal nostro attuale. Per illustrare questo concetto, supponiamo che il comandante avesse la tipica mentalità del nostro XX secolo. Avremmo noi tanta fiducia nell'intelligenza degli altri, nella loro fertilità di idee, da rafforzare in essi solamente la fede nella loro religione e l'amore verso il popolo cui appartengono? Siamo molto più distanti da quei visitatori per questi motivi, che non per i pochi decenni di sviluppo tecnologico che ci separano dalle loro navi spaziali. Molte domande rimangono senza risposta: potremo un giorno approfondire la nostra conoscenza di queste visite sulla Terra o potremo almeno rintracciare le prove di visite precedenti o successive?

lunedì 13 marzo 2017

EZECHIELE : TESTO, AUTORE, SCRITTURE

 
Abbiamo parlato finora dei rapporti che intercorrono tra il libro di Ezechiele ed i presupposti tecnici che ne stanno alla base. D'ora in avanti, con le conoscenze che abbiamo acquisito, esamineremo il testo in senso globale, cioè come documento. Nel corso della ricerca, si sono manifestate nella struttura del testo alcune particolarità divisibili in tre gruppi: disordine nella posizione dei versi, imperfezioni, un immotivato cambiamento del tema trattato. Quest'ultimo è probabilmente conseguenza diretta dei primi due, ma ai fini della nostra indagine, non riveste soverchia importanza. A noi interessa sottolineare l'esistenza delle particolarità citate e delle problematiche che ne derivano. Inoltre, alcune incoerenze si spiegano alla luce dei risultati della nostra ricerca e della relativa chiarificazione dello svolgersi degli eventi. Neanche ad un lettore affrettato, sfugge il disordine di alcuni passi del libro di Ezechiele. Frasi, ripetizioni, versi, si succedono senza alcun rapporto organico con quanto li segue o li precede. Questo accade fin dal primo capitolo:
 
1.8. Di sotto le ali, ai quattro lati, si levavano mani d'uomo tutti e quattro avevano il medesimo aspetto e le ali di identiche dimensioni.
 
1.9. Le ali si univano l'una con l'altra, e in qualunque direzione si volgessero, non si voltavano indietro, ma ciascun, procedeva di fronte a sé.
 
1.10. Quanto alle loro sembianze, presentavano l'aspetto di uomo, ma tutti e quattro avevano pure una faccia di leone a destra, una faccia di bue a sinistra e una faccia d'aquila.
 
La seconda parte del verso 8 e l'intero verso 9, non , trovano qui al loro posto ed interrompono la continuità del discorso. D'altronde, anche il verso 9 è spezzettato:
 
1.9. ... e in qualunque direzione si volgessero, non si voltavano Indietro, ma ciascuno procedeva di fronte a sé.
 
La testimonianza viene ripetuta nei versi 1.12 e 1.17:
 
1.12. Ognuno si muoveva di fronte a sé: andavano dove Io spirito li dirigeva, e muovendosi non si voltavano lndletri
 
1.17. Cosl muovendosi potevano andare verso quattro direzionl, senza voltarsi nei loro movimenti.
 
Il testo è analogo nei versi 1.19 e seguenti, fino al veso 1.21.
Tuttavia la maggior confusione si manifesta al decimo capitolo. Non solo vi si confonde l'azione vera e propria con l'organizzazione strutturale del libro, ma le descrizioni tecniche risultana slegate, discontinue e ripetitive. Quanto il testo sia incoerente, lo visualizziamo nel grafico che segue, dove si fa un con franto fra il numero del verso ed il contenuto di quest'ultimo.Il grafico dimostra che la continuità dell'azione narrata nel decimo capitolo, è interrotta fin dal primo verso il quale, come abbiamo scritto in precedenza ( capitolo 1 ), apparterrebbe· al nono capitolo del testo biblico.
 
 
L'azione del decimo capitolo inizia perciò col verso 2, risulta dinuovo interrotta al verso 5, infine, dopo un breve accenno nei versi 6 e 7, · cede il posto ai particolari tecnici (versi da 8 a 17). Poco prima del termine del capitolo, l'azione viene ripresa nei versi 18 e 19. Il verso 20 contiene una· conferma e può eventualmente considerarsi come ancora appartenente all'azione, Il versi 21 e 22, decisamente posteriori, presentano anch'essi delle conferme che però non sono collocate in una posizione adeguata. Le descrizioni tecniche che spezzettano l'azione, concordano, talvolta parola per parola, con quelle del primo capitolo. Uniche eccezioni, sono i versi 12 e 14. Il primo tratta degli "occhi",  a proposito dei quali abbiamo già discusso parecchio e su cui quindi non ritorniamo. Il secondo si occupa delle "facce" che Ezechiele vede diverse da quelle indicate nel primo capitolo del libro. La cosa non sorprende: basta che Ezechiele fosse in una posizione differente rispetto alla nave spaziale! Altro esempio di imperfezione del testo, è quello della descnzrone della capsula del comandante nei versi 1.26, 1.27 e 1.28. Pur tenendo conto delle oggettive difficoltà di esprimersi appropriatamente, il quesito rimane· irrisolto. Del secondo incontro non ci resta che un frammento che inizia con il verso 3.22, ma che non viene portato a termine. Inoltre, lo stesso inizio è imperfetto in quanto, contrariamente agli altri incontri, manca la data. Un altro esempio è fornito dal terzo incontro. Nei versi 8.2 e 8.3, troviamo una sovrapposizione di frammenti il cui significato lo si comprende solo in base alla descrizione del primo incontro. L'ipotesi che, in questa occasione, Ezechiele osservò qualcosa di diverso rispetto agli incontri precedenti e seguenti, cade grazie al verso 43.3 dove egli confermò l'identità della nave spaziale del quarto incontro con quelle del primo e del terzo.
 
43.3. Questa visione era come l'altra che avevo veduta quando venni per la futura distruzione della città, e ciò che si vedeva era come la visione che ebbi sul fiume Kebar. lo caddi bocconi, con la faccia a terra.
 
In quest'ultimo verso, la città da distruggere riguarda il terzo incontro, mentre la visione al fiume Kebar il secondo. Un riferimento simile è contenuto all'inizio del verso 3.23 (secondo incontro). Quanto sopra conferma l'identità della nave spaziale, perciò, di sicuro i versi 8.2 e 8.3 sono dei frammenti di un testo più ampio. Del quarto incontro abbiamo indicato le due principali imperfezioni. Da un lato, l'incontro si interrompe bruscamente e, a differenza del primo e del terzo, non si parla del ritorno di Ezechiele alla sua comunità. Dall'altro, manca qualsiasi descrizione della città che Ezechiele vede dall'alto, mentre la nave spaziale si avvicina al tempio.Un altro esempio di cambiamento repentino del tema è ravvisabile durante il secondo incontro, ricordandoci che manca qualsiasi datazione. Anche se per altre ragioni, il drastico mutamento dei versi relativi al secondo incontro l'abbiamo discusso nel capitolo precedente. La grande differenza che esiste tra i versi 47.12 e 47.13, un vero e proprio "salto del pensiero", è forse la conseguenza dell'assenza del testo originale. Nell'ambito di questa breve indagine, vogliamo infine introdurre un argomento che non è stato ancora analizzato: si tratta della località menzionata all'inizio ed alla fine del primo incontro.
 
1 . 1 . ... lo ml trovavo fra I deportati presso Il fiume Kebar ...
Stranamente, alla fine del primo incontro, Ezechiele vola verso la comunità citata
 
3.15. Giunsi cosl a Tel-Ablb, presso i deportati che abitano lungo Il fiume Kebar
 
Prese alla lettera, queste affermazioni indicherebbero che il luogo iniziale e quello finale del primo incontro, sono nelle immediate vicinanze della stessa località. In altre parole, il comandante fece compiere ad Ezechiele un giro completo. Come vedremo nel capitolo 8 del nostro libro, questa ipotesi non · è così azzardata come sembra. L'altra spiegazione consiste nell'imputare all'autore del te. sto un'omissione grossolana, il che ci pare improbabile. Fra ( l'altro, anche nei riferimenti 4 e 6, esiste un commento apposito. Per fortuna, nel libro di Ezechiele problemi di questo genere si presentano raramente. Essi complicano l'interpretazione  del testo, ma non sono tali da ostacolare una migliore comprensione delle Scritture.Il vero significato del testo, è quindi solo collegabile alla figura dell'autore. Le incoerenze citate, di per sé notevoli, ci danno ancora più da pensare, tenuto conto che provengono da un individuo dotato di una forza morale e di uno spirito di osservazione straordinari. Esiste una contraddizione tra l'essere in grado di descrivete con precisione degli eventi fuori del comune, e. il non riuscire a disporre il racconto in maniera coerente. Fra le due situazioni c'è troppo contrasto, per non spingerci a ipotizzare una diversa identità tra osservatore ed autore. Nasce quindi il desiderio di un'analisi ulteriore. Prima di prendere in considerazione una simile eventualità e caso mai di accettarla, ci chiediamo se Ezechiele non fosse anche l'autore della versione pervenutaci dal suo libro. Abbiamo già rilevato che, all'epoca del quarto ed ultimo incontro, Ezechiele era sulla cinquantina. Egli avrebbe ancora avuto dieci anni a disposizione per narrare le sue vicissitudini. Le. incoerenze del libro, volendo, diventano la conseguenza di un calo del rendimento spirituale dovuto all'avanzare dell'età. Questa tesi è inaccettabile: basta ricordare l'assenza di contraddizioni ed il rigore della ricostruzione tecnica della nave spaziale. Non esiste, in tutto ciò, il minimo indizio di confusione mentale. Se interpretiamo alla lettera le parole di Ezechiele, la risposta non sembra difficile. Egli dice, infatti: "io parlai alla comu- nità dei deportati", perciò comunicò a voce le sue visioni e le relative vicende. · Uno o più interlocutori poterono benissimo trascrivere il suo racconto: egli stesso magari prese degli appunti. Alla morte di Ezechiele, forse al termine della deportazione, qualcuno unì il tutto in un libro. A questo autore sconosciuto della versione pervenutaci del libro di Ezechiele, siamo molto grati perché, senza il suo gravoso lavoro, non avremmo mai saputo nulla degli stupefacenti incontri del profeta con le navi spaziali. E'  comprensibile l'interesse dell'autore per la parte visionaria delle vicende di Ezechiele. I dettagli tecnici degli incontri con quelle strane ed immense cose volanti, non avevano per lui alcun significato reale e rientravano nell'insieme della visione. È notevole come la· fusione tra le varie componenti del racconto di Ezechiele sia contenuta al minimo. Per. questo, non solo le descrizioni tecniche ci sono pervenute in maniera grandiosa, ma abbiamo anche la testimonianza delle reazioni di Ezechiele durante lo svolgersi degli eventi. Pensiamo a come sarebbe stato facile, per quell'autore, cambiare i passi a lui incomprensibili, come ad esempio dove il comandante viene chiamato !'"uomo" (Adamo) ed "egli". Fu cosl ammirevolmente sincero ed obiettivo, da evitare qualsiasi impronta personale. Assolse il suo compito nel miglior modo possibile e ci tramandò un'opera veramente straordinaria. Questo zelo ci rende indulgenti dinanzi all'errata collocazione di molti frammenti, trovati magari sparsi o sovrabbondanti dall'autore. La sua naturale non-conoscenza delle caratteristiche dell'astronave, gli impedi di vedere i rapporti fra i vari passi e quindi non riuscl a sistemarli nell'ordine che oggi sappiamo essere quello logico. Questo spiega anche i repentini cambiamenti di argomento: è possibile che le informazioni, scritte ed orali, a disposizione dell'autore fossero incomplete e derivassero da fonti diverse. La morte ed altre calamità, produssero probabilmente delle lacune nel materiale disponibile.  L'autore seppe comunque mantenere l'impronta originaria, non inserl nulla di personale, lasciando parlare lo scritto cosi come gli era pervenuto. Dei pochi passi in cui si discostò da questo atteggiamento,abbiamo già accennato in precedenza. Nella maggioranza di questi casi, non mancano dei motivi ben precisi, come ad esempio nel verso 1.14, dove si descrive il rapido movimento della nave spaziale. L'autore, dopo aver menzionato i tuoni ed i lampi, venne indotto ad affermare che il movimento del veicolo era rapido come il lampo. Quando ci occupammo del verso 9.3, constatammo essere quella l'unica volta in cui il comandante fu denominato "il Signore" e non l'"uomo" come nelle altre occasioni. Vista l'eccezionalità della cosa, siamo propensi a ritenerla un'improprietà terminologica. Nel quadro dei rapporti tra descrizioni di carattere tecnico e visioni nel corso .del terzo incontro (capitoli biblici ottavo, nono ed undicesimo), occorre approfondire il discorso iniziato nel nostro capitolo 5. Appare una circostanza notevole nel verso 9.11: l'uomo "vestito di lino" fa il suo rapporto dopo aver eseguito l'ordine del comandante. L'ordine era di uccidere senza pietà, come si legge nei versi 9.4 e 9.5. Con nostra grande meraviglia, nei versi 1 1 . 1 e 11.2 sta scritto:
 
1 1 . 1 . ... ed ecco all"ingresso della porta venticinque uomini, tra I quali vidi Geremia, figlio di Azur e Felzla, figlio di Banaia, capi del popolo.
 
11.2.. Allora il Signore mi disse: figlio d'uomo, questi sono i capi, che meditano l'iniquità e danno perversi consigli in Gerusalemme.
 
A parte le considerazioni precedenti, incontriamo qui un gruppo di uomini inseribili fra i "cattivi". Non solo sono vivi, ma della loro presenza non si farà più parola. L'evidente contraddizione fra questa scena e quella precedente, supponiamo sia dovuta alla mancata comprensione, da parte dell'autore di altre affermazioni del comandante. È la stessa tensione che anima il terzo incontro, a suggerire un simile andamento delle cose. Non stiamo a ritornare sull'uso dell'espressione "in visioni divine" e sulla posizione del tempio. Le nostre considerazioni sull'autore del libro di Ezechiele poggiano, fino a questo momento, su elementi ricavati dall'indagine tecnica del testo. Fanno seguito alcuni commenti che trattano l'argomento dal punto di vista religioso o linguistico. Nel riferimento 4 leggiamo le seguenti osservazioni:
 
Pag. 604, lettera c - "Uno studio più accurato rivela ... la mano del redattore. Il testo è spesso In considerevole disordine ... SI notano, Inoltre, parecchie ripetizioni".
 
Pag. 604, lettera d - " ... (Bertholet) ... è del parere che il profeta ha solo lasciato passi e frammenti di profezie, estesi nel testo attuale dai suol discepoli spirituali".
Dopo un confronto con il testo antico, ecco le conclusioni:

 
Pag. 604, lettera e - "Possiamo ora attribuire, con maggiori probabilità, l'Intero libro ad un singolo traduttore".
 
Quindi, si esclude che Ezechiele sia l'autore del testo pervenutoci. Quanto si sostiene, nel riferimento 6, dapprima sembra un po' sorprendente:
Pag. 14 - "Non esistono dubbi sull'unitarietà del testo ... alcuni studiosi... avanzarono l'lpotesl che 'aggiunte considerevoli siano state apportate all'opera' ... Le giustificazioni di questa teoria sono artificiose ed awentate. La composizione metodica del testo, dall'inizio alla fine, evidenzia che quello è il lavoro di un solo individuo. Lo studioso conservatore Klrkpatrick, sostiene la tesi tradizionale: 'Il libro di Ezechiele porta l'impronta di un piano e di una elaborazione molto curati e, con ogni probabilità, cl perviene dal profeta stesso. Egli parla In prima persona'."Abbiamo sostenuto che Ezechiele si incontrò davvero con delle navi spaziali di cui descrisse le caratteristiche tecniche con precisione sorprendente, fornendoci inoltre molte notizie sugli incontri stessi. Finora, abbiamo tacitamente accettato che le parti non tecniche del libro si riferiscano a delle visioni. Nel testo biblico, l'astronave compare nell'introduzione e due volte al termine di un episodio. Nel corso della vicenda qualcuno designato da Ezechiele come "egli" o !'"uomo", gli spiega gli eventi e gli assegna dei compiti. Talvolta, Ezechiele. risponde e nascono quindi dei dialoghi, sempre comunque assa brevi. Subito dopo il commento continua:
"Mentre Ezechiele è l'autore dell'intero libro, la versioni finale da Includere nella Bibbia non fu scritta da lui. .. essa fu revisionata da autorità e pubblicata dagli uomini della Grande Sinagoga." Ancora una volta, si afferma che non siamo in possesso del testo originale di Ezechiele, ma di una sua rielaborazione. È chiaro che dal punto di vista religioso, le parti parlate sono quelle più importanti, l'essenza spirituale. Nel commentc religioso, il trono regale diventa qualcosa di accessorio, il mezze per trasmettere un messaggio, ma non l'aspetto sostanziale d quest'ultimo. Ne viene che il significato della nave è meno im portante del messaggio. In questo libro, il nostro interesse tecnico ci induce ac occuparci espressamente del veicolo, che dimostriamo essere realmente una nave spaziale. Sorge a questo punto un conflitto determinato dalla incom patibilità fra la visione e la presenza fisica dell'astronave. II conflitto è risolvibile in due modi. La prima soluzione consiste nel considerare sia I'astronave che la visione come eventi reali. Ezechiele vide l'astronave ebbe anche delle visioni. Le visioni sono però avvenute in tempi diversi dagli incontri con le navi spaziali. Non è importante che l'intervallo di tempo fra incontri e visioni sia di settimane o di anni. Persino il testo biblico asserisce che, fra il primo ed il terzo incontro, trascorsero circa 19 anni, durante i quali Ezechiele ebbe la maggior parte delle visioni. La non conoscenza dell'effettivo svolgersi degli avvenimenti, probabilmente provocò un miscuglio tra visioni e incontri reali. E' questo l'unico rapporto tra nave spaziale e visioni e non le · abbiamo difficoltà ad accettare l'esistenza di un intervallo di tempo che le divida. . La seconda soluzione è alquanto differente. Prendiamo di nuovo Ezechiele alla lettera. Cosl facendo, dobbiamo accettare la contemporaneità degli incontri con le relative azioni, il tutto come appartenente ai medesimi eventi. Visto che consideriamo navi spaziali e comandante come realtà tangibili, allora, nei dialoghi, una parte del parlato è scritta per conto del comandante, quindi non lo si può più  ritenere una visione. Questa nostra ipotesi, non intacca quanto abbiamo affermato a proposito dell'autore. Quest'ultima possibilità, trova nella letteratura più fondamenti di quanto si immagini. Innanzi tutto, il libro di Ezechiele è' stato oggetto di controversie per secoli. Il riferimento 6 (pag. XIII) inquadra nel migliore dei modi l'essenza del problema del libro:
"Se non tosse stato per lui, il libro di Ezechiele  sarebbe stato ritirato dalla circolazione, perché le sue parole sembrano contraddire gli insegnamenti del Torah." L'uomo che salvò il libro si dice fosse il rabbino Chananiah che visse nel primo secolo dopo Cristo e che studiò lungamente gli scritti di Ezechiele. Il libro doveva essere molto consistente perché egli consumò 300 barili di petrolio per l'illuminazione e la cucina. Il commento del rabbino, in cui "si risolvono tutte le contraddizioni", non ci è pervenuto, ma il libro fu salvo (rif. 6, pag. XIV). Nel medesimo riferimento si constata: 
 
"Tuttavia, nonostante gli sforzi compiuti dal rabbino per armonizzare il testo, le divergenze fra li libro di Ezechiele ed li codice mosaico resero Inutili tutti I tentativi di conciliazione." Ad esempio, alcune descrizioni delle visioni divergono completamente dalla legge mosaica. Più specificatamente, nel riferimento 6 sono contenute le seguenti notevoli osservazioni:
 
Pag. IX - "Ezechiele è unico fra i profeti ebrei, sia per la natura della sua visione, che per il suo modo di esprimersi. Egli è l'unico· ad essere chiamato 'figlio d'uomo', espressione che nel libro ricorre un centinalo di volte." Pag. X - "Lo stile e la dizione di Ezechiele, sono Inoltre diversi da quelli degli altri profeti."
Leggiamo ancora nella stessa pagina:
 
"L'illazione di alcuni critici, è che Ezechiele fosse incapace di distinguere tra elementi morali ed elementi rituali della religione, in quanto collegò un'alta moralità sociale con domande rituali ... Ezechiele è stato persino accusato di non interessarsi che agli aspetti esteriori della religione."
Ed ancora:
 
Pag. Xl - "il testo dei capitoli conclusivi, dove si tratta del Tempio del futuro, presenta difficoltà pressoché insormontabili. I tipi ed il numero di sacrifici là prescritti, differiscono da quelli menzionati nel Pentateuco. Ci sono inoltre molte innovazioni che, secondo la legge istituita, esulano dalla normale autorità del profeta."
Si legge similmente nel riferimento 4:
 
Pag. 603, paragrafo 478 d - "Egli ignora importanti istituzioni legali costituite in precedenza. per adottare quelle che più sono conformi al suol propositi. Egli Insiste sulla sincera conversazione con Yahweh, fatta con cuore e spirito rinnvati."
 
Pag. 603, paragrafo 479 a - "Questo spiega perché Il suo messianismo sia cosi distintamente nazionale e materiale e Il perché non cl si possa attendere un avverarsi compiuto delle sue profezie ... "
 
Pag. 604, paragrafo 479 a - "Torreu, 1930, considera l'Intero libro come uno pseudoeplgrafo, scritto 230 anni prima di Cristo, fantasticamente Impostato dall'autore al tempo di Manasses e trasformato In un lavoro post-esilio da un redattore.
 
Rifacciamoci al testo. Una caratteristica peculiare del terzo  incontro è la presenza dei sette uomini che il comandante chiama dopo l'atterraggio. Sei sono vestiti secondo l'uso del tempo e si ha la sensazione che siano in quel luogo già da un certo periodo. Quest'ultima circostanza lascia supporre che essi conoscano usi e costumi del posto, sia religiosi che rituali. Nel prossimo capitolo del  nostro libro, parlando della loro missione, supporremo senz'altro che essi abbiano preso confidenza con la situazione culturale e politica di quel contesto geografico . Questo non significa che capissero tutto quanto li circondava le disposizioni teoriche ricevute lasciavano un margine all'errore. Quanto sopra non sorprende, sorprende invece che i commentatori non si siano mai occupati dei passi citati, nei quali sono letteralmente contenuti tutti gli errori che un visitatore può commettere in una situazione simile: esagerare gli aspetti formali nazionali, non osservare le leggi vigenti, fornire dati errati sul rituale e sui sacrifici.Abbiamo infine un cambiamento nel modo di esprimersi di Ezechiele allorché questi riceve ordini dal comandante:
 
3.5. Perché tu sei inviato non ad un popolo di oscuro linguaggio e di barbara lingua, ma alla casa d'Israele.
 
3.6. Non a popoli diversi, di parlare difficile e di lingua straniera, di cui tu non potresti comprendere le parole: se ti avessi Inviato a loro, ti darebbero ascolto.
 
Questo passo è interessante per il tono personale che ne scaturisce. Il comandante tenta di rassicurare Ezechiele parlandogli, per così dire, "da uomo a uomo". Gli dice esplicitamente che non ha bisogno di rivolgersi a uno o più popoli di "oscuro linguaggio e di barbara lingua", di cui "tu non potresti comprendere le parole". Si ha la netta sensazione che colui che parla conosca personalmente questa difficoltà, sia cioè qualcuno che sa che cosa significhi studiare vocaboli, grammatica e modi di esprimersi di una lingua straniera. Il comandante dovette imparare l'ebraico? Nel prossimo capitolo esamineremo le ragioni che l'hanno spinto a conversare con Ezechiele; per ora, accontentiamoci di constatare che la seconda soluzione è ricca di spunti notevoli. Il suo effettivo valore esula dalla mia competenza, nonché dall'ambito di questa ricerca.