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lunedì 9 aprile 2018

ATALU SHAMSHI: LE ECLISSI DI SOLE E LE EREDITA' DEGLI ASTRONOMI DELL'ANTICA MESOPOTAMIA

Né Nabucodonosor, né i suoi tre discendenti (uccisi o deposti poco dopo essere saliti al trono) vissero per vedere l’arrivo di Anu a Babilonia. In realtà, questo evento non si verificò mai, pur se Nibiru feceritorno. È un dato di fatto che le tavolette astronomiche di quel periodo riportano osservazioni concrete di Nibiru, ossia il “Pianeta di Marduk”. Alcune erano state considerate di cattivo auspicio, una fra tutte la tavoletta catalogata K.8688. 

Tavoletta VA 7851
Informava il re che se Venere si fosse vista “di fronte” (“sorgere di fronte”) a Nibiru, i raccolti sarebbero stati cattivi, ma se Venere fosse sorta “dietro” (ossia alle spalle di) Nibiru, «il raccolto del paese sarebbe stato abbondante». Per noi sono di grande interesse un gruppo di tavolette della “Tarda Babilonia” venute alla luce a Uruk; forniva noi dati in dodici colonne zodiacali mensili e combinavano i testi con le raffigurazioni pittoriche. 

In una di queste tavolette (VA 785l, foto sopra), il Pianeta di Marduk – raffigurato fra il simbolo dell’Ariete da un lato e i sette simboli della Terra dall’altro – mostra Marduk all’interno del pianeta. Un altro esempio è la tavoletta VAT 7847; cita un’osservazione fatta nella costellazione dell’Ariete: il «Giorno in cui venne aperta la porta del grande signore Marduk» – quando Nibiru era comparso alla vista; reca poi un’iscrizione: «Giorno del Signore Marduk» – quando il pianeta si spostava e si vedeva nell’Acquario.

Un’altra serie di tavolette, questa volta rotonde, sono ancora più importanti nel rivelare l’arrivo del pianeta “Marduk” dai cieli australi e il suo diventare “Nibiru” nella banda celeste centrale. Queste tavolette, infatti, si rifacevano ai principi astronomici sumeri e dividevano la sfera celeste nelle Tre Vie (la Via di Enlil per i cieli settentrionali, di Ea per quelli meridionali e di Anu, al centro). I dodici segmenti calendarici erano poi sovrapposti alle tre Vie, come mostrano i frammenti scoperti (figura a lato); i testi esplicativi erano riportati sul retro di queste tavolette circolari.

Nel 1900, nel corso di un congresso della Royal Asiatic Society a Londra, in Inghilterra, Theophilus G. Pinches provocò una certa sorpresa allorché annunciò di essere riuscito a mettere insieme un astrolabio completo (“Catturatore di stelle”).

Dimostrò che si trattava di un disco circolare diviso in tre sezioni concentriche, tagliato come una torta, in dodici segmenti, dando così trentasei porzioni. 

Ciascuna delle trentasei porzioni conteneva un nome con un piccolo cerchio al di sotto (che indicava che si trattava di un corpo celeste) e un numero. Anche ciascuna porzione portava il nome di un mese, così Pinches le aveva numerate da I a XII a cominciare da Nissan (figura a lato).

La presentazione causò un comprensibile scompiglio, perché lì, davanti a tutti, si trovava niente di meno che una mappa celeste babilonese, divisa nelle Tre Vie di Enlil, Anu ed Ea/Enki, che mostrava quali pianeti, stelle e costellazioni si potevano osservare in un determinato punto e in un determinato mese nel 
corso dell’anno. 

Non è ancora terminato il dibattito relativo all’identità dei corpi celesti (alla radice della quale si cela il concetto “nulla dietro Saturno”) e al significato dei numeri. Non è risolto ancora nemmeno il problema della datazione – in quale anno era stato compilato l’astrolabio e, se si trattava della copia di una tavoletta precedente, quale periodo ritraeva? 

Asrtrolabio B
Le opinioni relative alle date discordavano tra il XII secolo e il III secolo a.C.; la maggior parte, tuttavia, concordava sul fatto che l’astrolabio apparteneva all’era di Nabucodonosor o del suo successore Nabunaid.

L’astrolabio presentato da Pinches fu identificato nei dibattiti successivi come “P” ma, in seguito è stato rinominato “Astrolabio A”, perché nel frattempo ne è statori composto un altro noto come “Astrolabio B”. 

Pur se i due astrolabi a prima vista sembrano identici, sono diversi; per la nostra analisi, la differenza chiave è che in “B” il pianeta identificato come mul Neberu deity Marduk – “Pianeta Nibiru del dio Marduk” – è mostrato nella Via di Anu, la fascia centrale dell’eclittica (figura a lato), mentre in“A”, il pianeta identificato come mul Marduk – “il pianeta di Marduk”– è mostrato nella Via di Enlil, quindinei cieli settentrionali (figura sotto).


Il cambio di nome e di posizione è assolutamente corretto se i due astrolabi ritraggono un pianeta in movimento – “Marduk” come era chiamato dai Babilonesi – che, dopo essere diventato visibile in alto, nei cieli settentrionali (come in “A”), compiva una curva verso il basso per attraversare l’eclittica e diventare NIBIRU (“Attraversamento”) quando attraversava l’eclittica nella Via di Anu (come in“B”). 

Astrolabio A
La documentazione in due fasi, fatta dai due astrolabi è la prova di quanto abbiamo affermato sin qui. I testi (noti come KAV218, colonne B e C) che accompagnano le raffigurazioni circolari rimuovono ogni ombra di dubbio a proposito dell’identità di Marduk/Nibiru:

[Mese] Adar:
Pianeta Marduk nella Via
di Anu:
il kakkabu radiante che
sorge a sud
dopo che gli dèi della notte
hanno terminato il loro
compito
e divide i cieli.
Questo kakkabu è Nibiru =
dio Marduk

Mentre possiamo essere certi – per ragioni che spiegheremo tra breve – che le osservazioni riportate in tutte quelle tavolette “tardo babilonesi” non possono essere state fatte prima del 610 a.C., possiamo essere altrettanto sicuri che non sono successive al 555 a.C., perché quella era la data in cui Nabunaid divenne l’ultimo re di Babilonia; e la sua pretesa di legittimità si fondava sul fatto che il suo potere sovrano era confermato dal cielo perché il «pianeta Marduk, alto nei cieli, mi aveva chiamato per nome».

Facendo quell’affermazione sosteneva anche di aver visto «la grande Stella e la Luna» in una visione notturna. In base alle formule di Keplero relative alle orbite planetarie attorno al Sole, l’intero periodo in cui Marduk/Nibiru era visibile dalla Mesopotamia durava solo pochi anni; da qui la visione confermata da Nabunaid colloca il Ritorno del pianeta negli anni immediatamente precedenti al 555 a.C.

Quindi, quando ci fu il Ritorno? Per risolvere il puzzle abbiamo un altro elemento: le profezie che parlano dell’oscuramento del Sole (“Buio a Mezzogiorno”) nel Giorno del Signore – un’eclisse solare. Questa eclisse si verificò realmente nel 556 a.C.!
Le eclissi solari, pur se molto più rare delle eclissi lunari, non sono infrequenti. 
Si verificano quando la Luna, passando in una certa traiettoria fra la Terra e il Sole, oscura il Sole. Solo una piccola parte di eclissi solari sono totali. 

La dimensione, la durata e l’oscuramento variano da passaggio a passaggio, influenzate dalla tripla danza orbitale di Sole, Luna e Terra, e naturalmente dalla rivoluzione quotidiana della Terra e dalla variazione dell’inclinazione del suo asse. Per quanto rare siano le eclissi solari, gli astronomi della Mesopotamia ci hanno lasciato in eredità la conoscenza del fenomeno, che chiamavano atalu shamshi

Tavoletta VACh.Shamash/RM.2,38
I riferimenti testuali suggeriscono che non solo il fenomeno, ma anche il coinvolgimento della Luna erano parte del bagaglio dell’antica conoscenza. Nel 762 a.C. si verificò un’eclisse solare, la cui zona d’ombra oscurò l’Assiria. Ne seguì un’altra totale in Grecia nel 584 a.C., osservata da tutti i paesi del Mediterraneo.

Ma poi, nel 556 a.C., vi fu un’eclisse solare straordinaria, “in un periodo non previsto”. 

Se non era stata dovuta ai movimenti prevedibili della Luna, avrebbe forse potuto essere stata causata da un passaggio insolitamente prossimo di Nibiru?

Fra le tavolette astronomiche che appartengono a una serie chiamata “Quando Anu È il Pianeta del Signore”, vene è una (catalogata VACh.Shamash/RM.2,38 – che ha come oggetto un’eclisse solare, e che registrava in questo modo il fenomeno osservato (righe 19-20):


All’inizio il disco solare,
si oscurò
in un periodo non previsto,
e rimase nella radianza del
Grande Pianeta.
Il giorno 30 [del mese] fu
l’eclisse di Sole.

Cosa significa esattamente che il sole oscurato «rimase nella radianza del Grande Pianeta»? 

Mappa della NASA 
Pur se la tavoletta non fornisce una data per quella eclisse, ipotizziamo che la scelta delle parole sottolineate indichi che si verificò un’eclisse solare inaspettata e straordinaria causata in qualche modo dal ritorno di Nibiru, il grande “pianeta radiante”; ma i testi non spiegano se la causa diretta fu lo stesso pianeta o gli effetti della sua «radianza» (spinta gravitazionale o magnetica?) sulla Luna. 

Tuttavia, è un fatto astronomico storicamente assodato che il 19 maggio 556 a.C. si verificò una grande eclisse solare.

Come mostra questa mappa, preparata dal Goddard Space Flight Center della NASA (figura a lato), l’eclisse fu davvero imponente, visibile da vaste aree del mondo, e vale la pena di notare chela zona d’ombra copriva esattamente la regione di Haran!

Questo ultimo elemento è di estrema importanza per le nostre conclusioni – e venne considerato ancora più importante in quegli anni fatidici nell’antichità; infatti, subito dopo l’eclisse, nel 555 a.C., Nabunaid venne proclamato re di Babilonia – non in Babilonia, bensì ad Haran.

Fu l’ultimo re di Babilonia; dopo di lui, come aveva profetizzato Geremia, Babilonia seguì il fato dell’Assiria.

Fu nel 556 a.C. che il Sole si oscurò a mezzogiorno, come avevano annunciato i profeti. 

Fu allora che tornò Nibiru. 

Fu quello il vaticinato GIORNO DEL SIGNORE.

Tuttavia, in occasione del Ritorno del pianeta, non si fecero vedere né Anu, né nessun altro degli dèi tanto attesi. Anzi, accadde esattamente il contrario: gli dèi, gli dèi Anunnaki, decollarono e abbandonarono la Terra.


Z.SITCHIN


martedì 13 marzo 2018

L'EREDITA' DI SUMER AKKAD

La sorprendente catena di eventi successivi alla caduta dell’Assiria ebbe inizio con la fuga ad Haran di membri della famiglia reale assira. Cercandovi la protezione del dio Sin,  i rifugiati radunarono ciò che restava dell’esercito assiro e proclamarono un membro della famiglia reale – anch’egli rifugiato – “re di Assiria”; ma il dio che, da tempi immemorabili, proteggeva la città di Haran, non rispose. Nel 610 a.C. le truppe babilonesi catturarono Haran e posero fine, una volta e per tutte, alle velleità degli Assiri.

Era giunta al termine la disputa per il mantello della successione all’eredità di Sumer e Akkad; quel mantello ora lo indossava solo il re di Babilonia, con la benedizione divina. Ancora una volta Babilonia governava sulle terre che un tempo erano state Sumer e Akkad – al punto che in molti testi di quel periodo Nabupolassar si fregiò del titolo di “Re di Akkad”. Usò quell’autorità per estendere le osservazioni celesti alle città un tempo sumere di Nippur e Uruk; proprio da lì provengono alcuni dei testi chiave relativi all’osservazione attribuiti a un periodo immediatamente successivo.

Nabucodonosor
Fu proprio in quello stesso anno pregno di eventi – il 610 a.C.– un anno memorabile – che l’Egitto, rinvigorito, fece salire al trono un uomo forte e assertivo, chiamato Neco. Appena un anno dopo si verificò una delle mosse geopolitiche più misteriose a giudizio degli storici. Gli Egizi, che in genere si schieravano al fianco di Babilonia contro il dominio assiro, uscirono dal loro paese e, diretti verso nord, attaccarono territori e siti sacri che i Babilonesi consideravano di proprio appannaggio.

L’avanzata egizia, a nord, fino a Carchemish, li portò a pochissima distanza da Haran; consegnò anche nelle loro mani i due siti legati allo spazio, in Libano e in Giudea. I Babilonesi, colti di sorpresa, re agirono. Nabupolassar,  pur se invecchiato, affidò a suo figlio Nabucodonosor – che si era già distinto sui campi di battaglia – il compito di riprendere possesso di quei luoghi vitali. Nel giugno 605 a.C.a Carchemish, i Babilonesi schiacciarono l’esercito egizio, liberarono la «sacra foresta in Libano che desideravano Nabu e Marduk» e inseguirono gli Egizi in fuga fino alla penisola del Sinai.

Nabucodonosor fermò l’inseguimento solo dopo aver ricevuto da Babilonia notizia della morte del padre. Quello stesso anno si affrettò a rientrare in patria e venne proclamato re di Babilonia. Gli storici non riescono a trovare una spiegazione per l’improvviso attacco degli Egizi e per la ferocia della reazione dei Babilonesi. Per noi è evidente che il motivo scatenante di quegli avvenimenti era l’attesa del Ritorno. A dire il vero sembra che nell’anno 605 a.C. il Ritorno dovesse essere imminente, forse anche in leggero ritardo.

Infatti, fu in quello stesso anno che a Gerusalemme Abacuc iniziò a fare profezie in nome di Yahweh. Predicendo misteriosamente il futuro di Babilonia e di altre nazioni, il profeta chiese a Yahweh quando sarebbe giunto il Giorno del Signore: un giorno di giudizio per le nazioni, Babilonia inclusa, e Yahweh rispose dicendo:

Scrivi la visione e incidila 
bene
sulle tavolette
perché la si legga
speditamente.
È una visione che attesta un
termine,
parla di una scadenza e non
mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non
tarderà.

(Abacuc 2, 2-3)

(La “scadenza” come vedremo in seguito, sarebbe giunta esattamente cinquanta anni dopo.)

I quarantatré anni del regno di Nabucodonosor (605-562 a.C.) sono considerati il periodo di un impero “neo babilonese” dominante, un periodo segnato da azioni decisive e da mosse fulminee, perché non c’era tempo da perdere: il Ritorno era imminente!

Per preparare Babiloniaa questo atteso evento, fu dato il via senza indugio a opere di restauro e di costruzione, in particolare nel recinto sacro, dove era stato rinnovato e ricostruito l’Esagil di Marduk (ora chiamato semplicemente Bel/Ba’al, “il Signore”); il suo ziggurat a sette gradoni era stato preparato affinché fosse possibile scorgerlo dal cielo stellato (foto a lato) – proprio come a Uruk, allorché, nel 4000 a.C. circa, Anu era giunto in visita. 

La porta "Isthar" al Vorderasiatisches Museum di Berlino
Venne eretta una nuova via processionale che conduceva al recinto sacro attraverso una massiccia porta nuova; le mura erano decorate e coperte da cima in fondo di mattoncini vetrificati e colorati, la cui bellezza ci stupisce e affascina ancora oggi. 

Gli archeologi, infatti, hanno asportato dal sito la via processionale e la porta, ricostruendo entrambe al Vorderasiatisches Museum di Berlino. 

Babilonia, Città eterna di Marduk, era pronta ad accogliere il Ritorno. «Ho reso la città di Babilonia la più importante fra tutte le nazioni e ogni abitazione; il suo nome ho elevato affinché fosse il più acclamato fra tutte le città sacre» scrisse Nabucodonosor nelle sue iscrizioni. 


Mappa del Mondo 

A quanto pare ci si aspettava che il dio del disco alato arrivasse al Luogo dell’Atterraggio in Libano e che poi avrebbe celebrato il Ritorno facendo il proprio ingresso a Babilonia attraverso la nuova meravigliosa via processionale e la sua porta imponente (foto sopra) – una porta chiamata “Ishtar” (ossia IN.ANNA), che era stata la “amata da Anu” a Uruk – un altro indizio che riguardava l’identità di colui del quale si attendeva il Ritorno.

Ad accompagnare queste aspettative c’era il ruolo di Babilonia come nuovo Ombelico della Terra – che ereditava lo stato antidiluviano di Nippur come il DUR.AN.KI, il “Legame Cielo-Terra”. 

Che quella ora fosse la funzione di Babilonia lo comprendiamo dalla scelta del nome sumero dato alla piattaforma ove poggiavano le fondamenta dello ziggurat, E.TEMEN.AN.KI (“Tempio della Fondazione Cielo-Terra”), affermando il ruolo di Babilonia come nuovo “Ombelico del Mondo” – un ruolo chiaramente raffigurato sulla “Mappa del Mondo” babilonese (vedi foto). 

Questa era una terminologia che ricordava la descrizione di Gerusalemme, con la sua Pietra della Fondazione, che fungeva da legame fra Terra e Cielo! Ma se ciò era quanto aveva in mente Nabucodonosor, allora Babilonia doveva sostituire il sito legato allo spazio post diluviano: Gerusalemme. 

Dopo aver assunto il ruolo di Nippur come Centro di controllo della missione post diluviano, Gerusalemme si trovava al centro di altri siti legati allo spazio e disposti concentricamente (vedi figura a lato). 

Definendola “Ombelico della Terra” (38, 12) il profeta Ezechiele annunciava che il Signore le aveva attribuito proprio questo ruolo:


Così dice il Signore Dio:
Questa è Gerusalemme!
Ombelico della Terra
circondata di paesi
stranieri.

(Ezechiele 5, 5)

Determinato a usurpare quel ruolo per Babilonia, Nabucodonosor guidò le sue truppe fino alla città e nel 598 a.C. catturò Gerusalemme. Questa volta, come aveva preannunciato il profeta Geremia, Nabucodonosor fu il veicolo della collera di Dio: gli abitanti di Gerusalemme dovevano essere puniti perché avevano iniziato a offrire incenso agli dèi del cielo: «a Baal, al Sole, alla Luna, alle stelle e a tutta la milizia del cielo» (2 Re 23, 5) – un elenco che includeva esplicitamente Marduk come entità celeste.

Ezechiele
Riducendo alla fame gli abitanti di Gerusalemme con un assedio che durò ben tre anni, Nabucodonosor riuscì a sottomettere la città e a condurre il re giudeo Gioacchino prigioniero a Babilonia! Vennero deportati anche i nobili di Giudea e gli eruditi – fra di loro il profeta Ezechiele –
nonché migliaia dei suoi soldati e artigiani: avrebbero risieduto sulle rive del fiume Khabur, nei pressi di Haran, loro patria ancestrale.

Questa volta la città e il tempio vennero lasciati intatti, ma undici anni dopo, nel 587 a.C., i Babilonesi ritornarono armati di tutto punto. Agendo questa volta – secondo la Bibbia – per loro stessa volontà, i Babilonesi incendiarono il tempio costruito da Salomone. Nelle sue iscrizioni Nabucodonosr non offrì alcuna spiegazione se non quella solita – eseguire i desideri e compiacere «i miei dèi Nabu e Marduk»; ma, come vedremo ben presto, la ragione era molto più semplice: credeva infatti che Yahweh fosse andato via definitivamente.

La distruzione del tempio fu un’azione scioccante e malvagia, per la quale Babilonia e il suo re – che in precedenza i profeti avevano considerato “la verga della collera” di Yahweh – sarebbero stati severamente puniti: «La vendetta di Yahweh, nostro Dio, vendetta per il Suo Tempio» colpirà Babilonia che sarà distrutta da invasori provenienti da nord – eventi che si sarebbero verificati alcuni decenni dopo (Geremia 50,28). Geremia proclamò anche il fato degli dèi invocati da Nabucodonosor:

Proclamatelo fra i popoli e
fatelo sapere.
Non nascondetelo, dite:
Babilonia è presa,
Bel è coperto di confusione,
è infranto Marduch; sono
confusi i suoi idoli,
sono sgomenti i suoi feticci.

(Geremia 50,2)

La punizione divina nei confronti dello stesso Nabucodonosor fu commensurata al sacrilegio. Secondo la tradizione, il re impazzì per un insetto che, attraverso il naso, gli era entrato nel cervello e morì tra atroci sofferenze nel 562 a.C.





Z.SITCHIN